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Cellule staminali: modi per capire le fasi di sviluppo durante la gravidanza

gravidanza e staminali

LA JOLLA, CA (US), ottobre 2019 — Esiste una prima volta, un primo evento nella vita quando uno spermatozoo fertilizza una cellula uovo e le cellule iniziano a dividersi.

Il modo in cui le prime 100 cellule si organizzano (stadio chiamato blastocisti) ha delle profonde implicazioni sulla gravidanza, su come si formeranno gli organi o su come potrebbero ammalarsi in futuro. Finora i ricercatori non avevano però un buon modello per studiare come si organizzava una blastocisti.

Per la prima volta, i ricercatori del Salk Institute e del University of Texas Southwestern Medical Center hanno creato una blastocisti di topo o blastoide in vitro a partire da una singola cellula senza il bisogno di produrre un embrione. Come hanno descritto nell’articolo pubblicato su Cell, queste colture blastoidi possono essere impiantate in utero, e possono aiutare l’avanzamento della ricerca per capire la gravidanza, l’infertilità e i problemi di salute legati alla riproduzione.

“Questi studi ci aiuteranno a capire meglio l’inizio della vita: come una singola cellule sia in grado di dare vita a milioni di cellule e come queste siano in grado di assemblarsi nello spazio e nel tempo per dare vita a un organismo completamente sviluppato. Questo studio ricordo non passa dalla formazione di un embrione” suggerisce Juan Carlos Izpisua Belmonte, Ph.D., professore al Salk’s Gene Expression Laboratory.

Le blastocisti naturali, che derivano da un embrione una volta impiantato in utero, sono difficili da studiare. Il problema nei modelli animali come il topo, è che queste strutture di riproducono in numeri piccoli e gli scienziati non sono in grado di studiare gli effetti della malnutrizione o dell’esposizione a tossine o a mutazioni genetiche nello sviluppo a un livello sufficiente.

“Siamo ottimisti sul fatto che questo lavoro ci permetterà di studiare i difetti dello sviluppo” sostiene Jun Wu, Ph.D., della UT Southwestern, che ha collaborato allo studio.

Il team della Salk e UT Southwestern ha sviluppato i blastoidi partendo da cellule embrionali e cellule adulte. Le cellule adulte sono state riportate a una condizione embrionale come cellule pluri-indotte.

Per incoraggiare le cellule pluripotenti a formare dei blastoidi, i ricercatori hanno aggiunto le cellule in piccolo gruppi in condizioni speciali di coltura, questo per simulare le fasi di sviluppo prima che una cellula uovo divento una blastocisti.

Nel tempo, le cellule prodotte hanno iniziato a formare una sfera con uno strato interno e uno esterno. Le cellule interne accumulavano proteine che le hanno rese distinte da quelle esterne. Le cellule esterne hanno iniziato a attivare una proteina chiamata YAP, che entra nel nucleo cellulare e attiva l’espressione di altre proteine che costruiscono la placenta.

“La formazione dei blastoidi mima il processo di sviluppo naturale” conferma Ronghui Li, co-autore e post-doc al Izpisua Belmonte lab.

Fonte: Cell, 2019

I blastoidi contengono i tre tipi di cellule primordiali da cui si forma un intero organismo, con la stessa dimensione di una blastocisti a conferma della firma genetica che è alla base dello sviluppo cellulare.

“Questo tipo di modello sarà veramente fondamentale per studiare le fasi di sviluppo nei mammiferi dice Cuiqing Zhong, altro autore e ricercatore presso il Izpisua Belmonte lab.

I piani per il futuro sono di capire cosa accade con modifiche genetiche sui tre tipi di cellule primordiali. Il blastoide potrebbe diventare anche un nuovo modello per studiare i farmaci e le possibilità terapeutiche future.

I blastoidi non sono in grado di svilupparsi in embrione al momento, le cellule crescono in modo disorganizzato.

“Con le ottimizzazioni, la tecnologia potrebbe portarci a formare un blastoide funzionale fino a formare veri e propri organi che possono poi essere cresciuti indipendentemente come organoidi, fonte di valore inestimabile per i trapianti “conclude il dott. Belmonte.

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Badalà/Lombardo (Cliente Sorgente)

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Staminali del cordone ombelicale: tutte le informazioni in diretta

La prof.ssa Irene Martini, direttore scientifico di Sorgente illustrerà in diretta alle famiglie tutte le potenzialità delle cellule staminali da sangue e tessuto cordonale, incluse le applicazioni terapeutiche in corso per curare il coronavirus

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Le cellule staminali del cordone ombelicale: una garanzia per la vita

Cellule staminali

Quando parliamo di cellule staminali intendiamo una popolazione eterogenea di cellule accumunate dall’essere indifferenziate e dotate della capacità di autorinnovarsi. In questa popolazione di cellule staminali identifichiamo:

Cellula staminale embrionale
La cellula staminale embrionale è capace, virtualmente, di differenziarsi verso qualsiasi organo o tessuto. Tuttavia, la cellula staminale embrionale è fonte di problematiche etico-morali, in quanto il suo ottenimento è vincolato alla manipolazione e distruzione di un embrione. Al contrario nessun problema etico nasce dall’utilizzo sia della cellula staminale adulta sia della cellula staminale cordonale.

La cellula staminale adulta
La cellula staminale adulta, cosi come la cellula staminale del cordone ombelicale, comprende staminali in grado di originare tutte le cellule della linee ematopoietica (dette cellule staminali ematopoietiche) ma anche cellule staminali (dette cellule staminali mesenchimali) che possono differenziare in cellule cartilaginee, ossee ed adipose. Tuttavia le procedure per il prelievo delle cellule staminali adulte sono invasive, basti pensare alla procedura per l’estrazione del midollo ossseo, mentre il cordone ombelicale è una ricca fonte facilmente ed immediatamente accessibile di cellule staminali.

Le cellule staminali del cordone ombelicale
Le grandi capacità proliferative e differenziative, congiuntamente alla loro immaturità immunologica, rendono le cellule staminali del cordone ombelicale uno strumento ideale in applicazioni di medicina rigenerativa. In aggiunta, recenti evidenze scientifiche dimostrano che è possibile crioconservare per lunghi periodi di tempo, anche 24 anni, le cellule staminali del cordone ombelicale senza che queste, dopo essere state scongelate, risultino essere alterate sia nel loro stato morfologico che in quello funzionale.  Diabete, leucemie acute e croniche, linfomi sono alcune delle patologie per le quali vi è un “uso corrente” di cellule staminali cordonali. Maggiori informazioni sulle cellule staminali del cordone ombelicali (clicca qui)

Banca delle cellule staminali del cordone ombelicale
L’applicazione terapeutica delle cellule staminali del cordone ombelicale giustifica il crescente interesse nella loro crioconservazione ed è di conseguenza fondamentale, nell’ottica di una conservazione a lungo temine, scegliere la miglior banca per la conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale. Partendo dal presupposto che conservare le cellule staminali cordonali è un importante tappa preventiva per la tutela dello stato di salute di vostro figlio e dei suoi fratellini e che la raccolta delle cellule cordonali può essere eseguita solo ed esclusivamente una volta, ne deriva che la scelta della banca delle cellule staminali in cui crioconservare le cellule cordonali venga fatta nella piena consapevolezza della qualità del servizio offerto dalla struttura assicurandosi, ad esempio, che tutte le procedure operative si svolgano nel rispetto di standard operativi e qualitativi come il sistema AABB e JACIE. La nostra banca per la conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale, possiede queste ed altre importanti certificazioni, garantendovi quella tranquillità che solo un sevizio di alto livello vi può offrire. Oltre alle certificazioni, altri criteri, come ad esempio numero di campioni conservati o numero di trapianti effettuati, ci permettono di comprendere la qualità offerta da una banca per la conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale.
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Conservazione cellule staminali del cordone ombelicale
La conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale avviene seguendo un ben definito iter operativo. Subito dopo il parto, il sangue cordonale, contenente le cellule staminali del cordone ombelicale, viene raccolto entro la nostra apposita unità (clicca qui per visonare il kit Sorgente per la conservazione delle cellule staminali). Da quando questa giunge presso la nostra banca delle cellule staminali, si avvia il processo di conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale.
Tale processo può essere schematizzato nelle seguenti 5 fasi:

Clicca qui per maggiori informazioni sulla crio-conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale presso la banca di Sorgente

La conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale in Italia
La conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale in Italia è regolamentata dal Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali che con il decreto "Disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale per uso autologo-dedicato" stabilisce che la conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale in Italia è autorizzata per uso allogenico “in strutture pubbliche a ciò dedicate”. Il decreto precisa inoltre che la conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale in Italia è altresì consentita “per uso dedicato al neonato stesso o a consanguineo con patologia in atto al momento della raccolta, per la quale risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato l'utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale, previa presentazione di motivata documentazione clinico sanitaria". Inoltre, la legislazione Italiana consente la conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale all’estero prelevate in strutture Italiane sia pubbliche che private. L’esportazione è vincolata al rilascio di un nulla osta da parte di Regioni o Province autonome territorialmente competenti. Sorgente ti mette a disposizione tutor e consulenti che ti aiuteranno nell’iter burocratico. (Costi/Adesione-Procedura )