# Conservazione cellule staminali: banca del cordone ombelicale | Sorgente > A WordPress-powered website. Language: it URL: https://www.sorgente.com/ All pages on this site are available as clean Markdown by adding the header `Accept: text/markdown` to any HTTP request. 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Grazie alla scoperta, - [Conservazione della placenta: le applicazioni future per la medicina rigenerativa](https://www.sorgente.com/conservazione-placenta-applicazioni-medicina-rigenerativa/) (2026-07-03): Consideriamo la placenta un organo temporaneo, fondamentale in gravidanza ma da buttare passati i nove mesi di gestazione. Eppure, negli ultimi anni si parla sempre più di conservazione della placenta, oltre che del sangue e dei tessuti del cordone ombelicale. - [I trattamenti con staminali sconfiggeranno le rughe?](https://www.sorgente.com/terapie-staminali-rughe/) (2026-06-12): La medicina sta rivoluzionando tanti aspetti della nostra salute, alcuni più rilevanti di altri: se da una parte sta trasformando malattie letali in disturbi cronici, dall’altra ci sta aiutando a rimanere più belli più a lungo. 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Alcuni ricercatori - [Cellule staminali contro artrosi del ginocchio: funzionano?](https://www.sorgente.com/artrosi-al-ginocchio-e-cellule-staminali/) (2026-05-14): Per anni, l’artrosi al ginocchio è stato un percorso a senso unico verso: movimenti progressivamente più difficili, dolore al primo accenno di umidità e, infine, il tavolo operatorio. Per fortuna, le cose stanno cambiando. Capita sempre più spesso che la - [Qual è lo stato dell’arte della neuroriparazione](https://www.sorgente.com/neuroriparazione-terapia-cellulare/) (2026-05-07): Studi clinici su ictus e lesioni del midollo: a che punto siamo? 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Vediamo insieme quali sono - [Il sangue cordonale aiuta i malati di Alzheimer a dormire meglio](https://www.sorgente.com/sangue-cordonale-alzheimer-dormire/) (2026-01-08): Quando cala la notte Alzheimer: il cordone ombelicale dona riposo e sollievo a chi ne soffre Uno studio del 2025 mostra gli effetti benefici delle staminali cordonali non solo sulla funzione cognitiva, ma anche contro i disturbi del sonno che - [Cellule staminali mesenchimali: cosa sono e a cosa servono nel 2026](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-mesenchimali-cosa-sono/) (2026-01-01): Le cellule staminali mesenchimali (MSC) rappresentano uno degli elementi più promettenti nella medicina moderna: le loro potenzialità terapeutiche spaziano dal trattamento di gravi patologie degenerative fino alla rigenerazione di tessuti compromessi da lesioni. Negli ultimi decenni, la ricerca scientifica sta - [Cosa sono i trial clinici e come partecipare](https://www.sorgente.com/cosa-sono-trial-clinici-come-partecipare/) (2025-12-26): Se dovessimo dare retta a certi titoloni sui giornali, a quest’ora dovremmo avere una cura pressappoco per tutto. Ogni volta che viene pubblicato uno studio a tema “terapie innovative”, le testate generaliste impazziscono e ogni volta i lettori si fanno - [Cellule staminali contro il Parkinson: come sta andando](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-contro-parkinson/) (2025-12-12): Grazie agli studi sulle cellule staminali, la ricerca contro il Parkinson fa sempre più passi in avanti. Ogni anno che passa, abbiamo trattamenti sempre più efficaci, in grado di restituire un pizzico di normalità a chi soffre della malattia. Ciononostante, - [Bimbo indiano sconfigge la talassemia grazie a “Save the Sibling](https://www.sorgente.com/bimbo-indiano-talassemia-save-sibling/) (2025-12-02): Eroe per natura Il piccolo Akshoy è guarito dalla beta talassemia maggiore grazie all’iniziativa “Save the Sibling” L’iniziativa aiuta i genitori di bimbi malati a concepire un “savior sibling”, ovvero un fratellino che sia sano e geneticamente compatibile per il - [Cosa sono i cerotti di cellule staminali? Funzionano?](https://www.sorgente.com/cerotti-cellule-staminali-funzionano/) (2025-11-28): I cerotti di cellule staminali sono una presenza comune in film e racconti di fantascienza. Ogni volta che l’eroico protagonista si fa male, il medico di turno tira fuori un cerotto o una garza che rigenera qualsiasi ferita. Inutile specificare - [Cureremo l’Alzheimer con le staminali?](https://www.sorgente.com/cura-alzheimer-staminali/) (2025-11-13): L’Alzheimer è una malattia terrificante, forse una delle più raccapriccianti tra quelle che conosciamo. Al contrario di gran parte della patologie, infatti, colpisce ciò che rende una persona ciò che è: i suoi ricordi. Anno dopo anno, il malato di - [Vale la pena conservare i denti da latte per le cellule staminali?](https://www.sorgente.com/conservare-denti-da-latte-cellule-staminali/) (2025-11-07): Mettere via il primo dentino da latte caduto è una cosa comune, tra i genitori. C’è chi lo conserva in una scatolina ad hoc, chi lo tiene tra i ricordi della primissima infanzia del proprio bimbo. 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È inoltre una delle prime cause di - [Giramenti di testa in gravidanza: cause e rimedi](https://www.sorgente.com/giramenti-testa-gravidanza-cause/): Insieme al mal di testa, i giramenti di testa sono tra i sintomi di gravidanza più comuni, specie nelle prime settimane. Niente di cui preoccuparsi, quindi? In gran parte dei casi, i giramenti di testa sono fastidiosi ma benigni. Le - [Le macchie in gravidanza sono normali?](https://www.sorgente.com/macchie-gravidanza-normali/): Un buon numero di donne in gravidanza sviluppa delle strane macchie su tutto il corpo, persino sul viso. A volte sono macchioline appena visibili, concentrate sulla pancia; altre volte sono puntini simili a lentiggini; altre volte ancora sono macchie marroni - [Cos’è la spina bifida?](https://www.sorgente.com/cosa-e-spina-bifida/): La spina bifida è la malformazione congenita più nota tra gli aspiranti genitori e, probabilmente, anche quella più evitabile. 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Tutto sommato, è normale che ci siano tanti dubbi - [Consigli per conciliare gravidanza e palestra](https://www.sorgente.com/consigli-per-conciliare-gravidanza-e-palestra/): Fare esercizio fisico in gravidanza è non solo sicuro, ma addirittura consigliato: salvo gravidanza a rischio, il movimento aiuta sia la mamma sia il bambino e previene molte delle possibili complicazioni. Fino a che punto è possibile conciliare gravidanza e - [Perché abbiamo dolori al basso ventre a inizio gravidanza](https://www.sorgente.com/ho-dolori-al-basso-ventre-e-sono-delle-prime-settimane-di-gravidanza-che-fare/): Durante le prime settimane di gravidanza, i dolori al basso ventre sono piuttosto comuni. Il più delle volte, sono causati dall’impianto dell’ovulo fecondato; ecco perché vengono detti anche “dolori da impianto”. Molto più raramente, l’aspirante mamma ha tutte le ragioni - [Come calcolare le settimane di gravidanza](https://www.sorgente.com/calcolare-settimane-gravidanza/): Quando una donna incinta prende appuntamento per la prima visita, una delle primissime cose che si fa è calcolare le settimane di gravidanza. Non ci sono cose più importanti da fare, ti starai chiedendo? Non molte, a dire il vero. - [Quanto durano le perdite post parto e cosa fare](https://www.sorgente.com/quanto-durano-perdite-post-parto/): Dopo il parto è normale che ci siano delle perdite di sangue simili alle mestruazioni. Il loro nome scientifico è “lochiazioni” e sono un fenomeno del tutto normale, di cui non devi preoccuparti. Vediamo meglio che cosa sono. Cosa sono - [Quali dolcificanti usare in gravidanza?](https://www.sorgente.com/quali-dolcificanti-gravidanza/): Come visto in passato, è normale avere voglia di dolci in gravidanza, voglia che però non sempre possiamo assecondare: assumere troppi zuccheri e grassi fa sempre male, ma è particolarmente dannoso in gravidanza. Sostituire lo zucchero con i dolcificanti in - [Gravidanza e Stitichezza: i Rimedi](https://www.sorgente.com/gravidanza-e-stitichezza-i-rimedi/): La stitichezza in gravidanza interessa l’11-38% delle donne incinte, eppure se ne parla poco. La regolarità intestinale è infatti un argomento considerato imbarazzante, benché influenzi la nostra vita in tanti modi. La stipsi prolungata aumenta il rischio di infezioni urinarie - [Quali sono i migliori oli da massaggio per la gravidanza](https://www.sorgente.com/migliori-oli-massaggio-gravidanza/): Massaggiare il pancione è un ottimo modo per rilassarsi e per idratare la pelle stressata, così da ridurre la comparsa di smagliature. Come per tante altre cose, però, devi stare molto attenta a quale olio da massaggio usi in gravidanza: - [Come far addormentare un neonato?](https://www.sorgente.com/come-far-addormentare-neonato/): Appena nato, un neonato dorme dalle 16 alle 20 ore al giorno. Eppure, molti genitori giurerebbero che il loro bambino dorma a malapena un paio di ore. Tra pappe, pannolini da cambiare, pianti disperati quanto immotivati (almeno agli occhi di - [Ho mangiato salmone affumicato in gravidanza: è grave?](https://www.sorgente.com/ho-mangiato-salmone-affumicato-in-gravidanza/): È meglio non mangiare salmone affumicato in gravidanza, trattandosi comunque di pesce crudo. Farlo espone al rischio di listeriosi, un’infezione pericolosa soprattutto per il feto. Cosa fare se lo si è già mangiato, però? Esistono modi per mangiarlo in modo - [Toccare il pancione: perché ci piace e fa bene](https://www.sorgente.com/toccare-pancione-gravidanza/): In gravidanza, toccare il pancione è un gesto istintivo, che gran parte delle future mamme fa senza prestarci grande attenzione. Non solo: spesso anche amici e parenti sono calamitati dal pancione, finendo per diventare un pochetto molesti. In questo articolo - [Ci può essere una gravidanza senza sintomi?](https://www.sorgente.com/ci-puo-essere-una-gravidanza-senza-sintomi/): Quando pensiamo alla gravidanza, ci vengono subito in mente nausee mattutine e pancioni. Eppure, capita che una gravidanza sia senza sintomi. In qualche caso, mancano perfino le avvisaglie più comuni, come l’assenza di ciclo. In questo articolo vedremo perché capita - [Qual è il momento migliore per fare il secondo figlio?](https://www.sorgente.com/quando-fare-secondo-figlio/): Nell’immaginario comune, cercare un secondo figlio è più “facile” che cercare il primo: in fondo avete già dimostrato di poterne avere uno e sapete pressapoco cosa vi aspetta. La realtà è diversa, e non solo perché ogni bambino è una - [Quando e a che altezza si sentono i movimenti del feto?](https://www.sorgente.com/dove-altezza-movimenti-feto/): Una delle cose più emozionanti della gravidanza è sentire il piccolo muoversi dentro la pancia. Sì, ma dove esattamente? In questo articolo vedremo a che altezza si sentono i movimenti del feto e in che periodo. Quando si iniziano a - [Sono incinta: perché ho prurito in tutto il corpo?](https://www.sorgente.com/perche-prurito-gravidanza/): Le donne incinte sperimentano davvero tanti sintomi strani, molti dei quali sembrano più gravi di ciò che sono. A volte, il prurito è uno di questi: un disagio causato dalla gravidanza, fastidioso ma innocente. Altre volte, è sintomo di qualcosa --- # Full Content --- title: "Pianificare la gravidanza: come rimanere incinta e quando" url: "https://www.sorgente.com/pianificare-gravidanza-come-rimanere-incinta-quando/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Quando cerchi di pianificare una gravidanza, calcolare i giorni fertili è solo una delle tante caselle da spuntare. Fare sesso nei giorni “giusti” è sicuramente importante, ma non sempre basta; anzi, il più delle volte è una condizione necessaria ma" last_modified: "2026-09-07T14:00:58+00:00" --- # Pianificare la gravidanza: come rimanere incinta e quando Quando cerchi di pianificare una gravidanza, [calcolare i giorni fertili](https://www.sorgente.com/come-si-fa-il-calcolo-dei-giorni-fertili/) è solo una delle tante caselle da spuntare. Fare sesso nei giorni “giusti” è sicuramente importante, ma non sempre basta; anzi, il più delle volte è una condizione necessaria ma assolutamente non sufficiente per rimanere incinta. Come vedremo, concepire e portare a termine una gravidanza può richiedere tempo e diversi cicli di tentativi, specie quando si è più avanti negli anni. Il concepimento dipende infatti da un **insieme di fattori**: l’ovulazione, certo, ma anche la qualità e la vitalità degli spermatozoi, lo stato di salute generale di entrambi i partner, l’età e la regolarità dei rapporti. In questo articolo affronteremo la ricerca di un figlio come un **percorso di coppia**, che interessa entrambe le metà della coppia e che va oltre la semplice conta dei giorni. ## Quando e quanto fare sesso per rimanere incinta Vale la pena iniziare dal punto forse più problematico, sul fronte psicologico: il sesso. Per alcune coppie che cercano un figlio da tanto tempo, fare sesso nei giorni e nei modi “giusti” finisce per diventare più un **dovere** che un piacere. Come prevedibile, questo può avere conseguenze negative sia sulla **salute psicologica** sia, paradossalmente, sulle **probabilità di concepire**. Fare sesso nei giorni a ridosso dell’ovulazione è sicuramente importante. Sul lungo periodo, però, i risultati migliori si ottengono facendo sesso non protetto ogni 2-3 giorni, lungo tutto il mese. In questo modo è più facile coprire i momenti migliori senza troppi pensieri e, soprattutto, senza trasformare il sesso in un “compitino”. Riassumendo, la strategia migliore è fare sesso non protetto **2-3 volte alla settimana**, **tutto** il mese e in particolare nelle due settimane centrali. Se il sesso inizia a sembrare un dovere, consigliamo di contattare un sessuologo per affrontare la questione senza drammi e in modo sano. ## Quanto tempo ci vuole per rimanere incinta? Come accennato sopra, difficilmente una coppia riesce a concepire al primo tentativo, anche in assenza di problemi di fertilità noti. Anche facendo tutto “per bene”, infatti, la probabilità di concepimento in un singolo ciclo non è mai del 100%. Sia per la donna sia per l’uomo, il **picco** di fertilità si raggiunge **tra i 20 e i 25 anni**. Nelle coppie di questa età, a **ogni ciclo** c’è circa il **30%** di probabilità di concepire; siamo comunque ben lontani dal 100%, quindi. Man mano che l’età avanza, le probabilità per singolo mese si riducono. - 20–24 anni: 25–30%. - 25–29 anni: 20–25%. - 30–34 anni: 15–20%. - 35–37 anni: 10–15%. - 38–40 anni: 5–10%. - 41–42 anni: 3–7%. - 43–44 anni: 1–5%. - 45+ anni: <1–2%. A partire da questi numeri, possiamo calcolare qual è più o meno la probabilità di concepire entro l’anno. In media, l’**80%** delle coppie sotto i **34** **anni** riesce a concepire **entro** **1** **anno**, a patto di avere rapporti regolare e non protetti. Il tempo necessario aumenta con il passare degli anni. Avvicinandosi ai **40 anni**, potrebbero servire **fino a 2 anni** per concepire naturalmente, presupposto che non ci siano problemi di fertilità. Andando avanti, il tempo diventa un fattore cruciale. Alle coppie **sopra i 35 anni**, i medici consigliano di richiedere una **valutazione** dopo **6 mesi** di tentativi non riusciti. Può sembrare poco, visto quanto detto sopra, ma serve a risparmiare tempo prezioso qualora dovesse essere necessario un intervento esterno per concepire. ## Come migliorare la fertilità femminile Inutile negarlo: l’età ha un ruolo importante nella fertilità femminile, come visto anche sopra, ma non è tutto. Le donne hanno sempre fatto figli in “tarda” età, specie in periodi storici nei quali pillole anticoncezionali e preservativi non esistevano. Questo perché la fertilità è data da tanti fattori, alcuni dei quali controllabili e altri no. Dando quindi per scontato che sì, l’età migliore per concepire sarebbe tra i 20 e i 30 anni, esiste un modo per massimizzare le proprie chance anche dopo questo lasso di tempo? Entro certi limiti, sì. - **Non fumare**. La [correlazione tra fumo e infertilità femminile](https://bmjopen.bmj.com/content/12/3/e057132) è estremamente marcata, il che non dovrebbe stupire: le sostanze contenute nelle sigarette ostacolano la fertilità femminile in tutte le sue fasi, dalla maturazione dei follicoli allo sviluppo fetale. - **Tenere sotto controllo il peso**, evitando sia restrizioni caloriche estreme sia aumenti importanti. La massa grassa influenza direttamente il profilo ormonale e, quando è troppa o troppo poca, altera l’ovulazione e a volte la blocca del tutto. - **Prevenire e curare eventuali** **IST**. Molte infezioni sessualmente trasmissibili, infatti, possono risalire dalla cervice verso utero, tube di Falloppio e pelvi, provocando malattia infiammatoria pelvica (PID). L’infiammazione può guarire da sola, lasciando però aderenze cicatrici che complicano la fecondazione. - **Fare esercizio fisico** **moderato**. Muoversi aiuta a tenere sotto controllo il peso e agisce sul metabolismo, con conseguenze positive anche sulla fertilità. In più, è importante iniziare ad [assumere acido folico](https://www.sorgente.com/a-cosa-serve-lacido-folico-negli-adulti/) almeno tre mesi prima del concepimento: non aumenta la fertilità, ma garantisce il corretto sviluppo fetale. ## Come migliorare la fertilità maschile Quando si pianifica una gravidanza, l’attenzione si concentra spesso sul ciclo e sull’ovulazione della donna. In realtà, la fertilità è una questione di coppia: anche la qualità del seme, lo stato di salute e le abitudini del partner maschile possono influenzare le possibilità di concepimento. Per valutare la fertilità maschile, lo strumento più usato è lo **spermiogramma**. Con questo esame si analizzano gli spermatozoi seguendo questi parametri: - **numero** e **concentrazione**; - **motilità**, ovvero la capacità di muoversi in modo efficace; - **vitalità**, che influenza quanto possono sopravvivere all’interno dell’organismo femminile; - **morfologia**, ovvero forma e struttura. Tutti questi parametri possono essere influenzati sia dalla **genetica** sia dallo **stile di vita**, entro certi limiti. I succitati consigli per migliorare la fertilità femminile si applicano anche alla fertilità maschile. In più, gli uomini dovrebbero tenere a mente queste cose, se vogliono migliorare la propria fertilità. - **Evitare** il **calore testicolare** eccessivo e ripetuto. I testicoli lavorano a una temperatura di 35°C circa, leggermente inferiore a quella del resto del corpo. Il calore eccessivo può alterare la produzione spermatica; niente bagni bollenti ripetuti, quindi. Contrariamente a ciò che si pensa, però, i [jeans non influenzano la fertilità](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42293842/) in modo rilevante. - **Verificare** la presenza di **varicocele**, una dilatazione delle vene scrotali che può aumentare temperatura, stress ossidativo e danno alla spermatogenesi. Una volta individuata, basta un intervento poco invasivo per correggerlo. ## Cosa fare dopo un rapporto? Quando si cerca una gravidanza, ci sono molte dicerie sulle cose da **fare** **per [aumentare le probabilità di](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10309285/)** [**rimanere incinta**](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10309285/): restare sdraiata, sollevare le gambe, evitare di alzarti subito… In realtà sono in gran parte dicerie, appunto. Dopo l’eiaculazione, gli spermatozoi si spostano in **pochi secondi** dalla vagina al canale cervicale: **non serve alzare le gambe** per “aiutarli”. Quello che scivola fuori dopo il rapporto è in gran parte **fluido veicolante**, ovvero il fluido ricco di acqua e nutrienti che protegge gli spermatozoi nel percorso dal pene alla vagina. Per le stesse ragioni, non serve aspettare per fare un bidè: ti puoi tranquillamente **lavare subito** dopo il sesso. L’importante è **non eseguire lavande vaginali** che, oltre che turbare la flora batterica vaginale, potrebbero lavare via parte degli spermatozoi. Piuttosto, stai attenta a cosa usi durante il sesso. I sex toy sono assolutamente promossi anche per il sesso con finalità riproduttivo: aiutano a combattere la noia che potrebbe subentrare con il tempo. È però fondamentale: - **lavare** tutti i **sex toy** con sapone antibatterico, per evitare infezioni; - **evitare** i **material****i** di **dubbia provenienza** o i giocattoli “**fai da te**”, sempre per ridurre il rischio di infezioni; - scegliere il **lubrificante** con attenzione, controllando che **non contenga spermicidi**; - se si usano preservativi per proteggere dildo e vibratori, controllare che siano anch’essi privi di spermicidi. ## La cosa più importante Ci auguriamo che questi semplici consigli ti siano utili per concepire. Una volta che avrai tra le mani un test positivo (speriamo presto!), ci sarà un’altra cosa da fare: informarti riguardo la [procedura di conservazione del cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/adesione/procedura/). Da ormai vent’anni, **Sorgente** aiuta le famiglie a mettere da parte le preziosissime **cellule staminali** del **sangue cordonale**. Contattaci per saperne di più e per prenotare una chiamata senza impegno. --- --- title: "Cellule staminali per la cura della fibrosi polmonare: la nuova frontiera della medicina respiratoria" url: "https://www.sorgente.com/cellule-staminali-cura-fibrosi-polmonare/" lang: "it" type: "post" description: "Quando si parla dei “piccoli piaceri della vita”, pensiamo a cose come mangiare un buon gelato o dare un abbraccio a una persona che amiamo. Difficilmente “respirare” rientra nella lista. Insomma, “respirare” non è un piacere: è una banalissima funzione" last_modified: "2026-08-31T15:19:40+00:00" categories: [Cellule Staminali] custom_fields: rmp_vote_count: 1 rmp_rating_val_sum: 5 rmp_avg_rating: 5 --- # Cellule staminali per la cura della fibrosi polmonare: la nuova frontiera della medicina respiratoria Quando si parla dei “piccoli piaceri della vita”, pensiamo a cose come mangiare un buon gelato o dare un abbraccio a una persona che amiamo. Difficilmente “respirare” rientra nella lista. Insomma, “respirare” non è un piacere: è una banalissima funzione biologica, così banale da essere automatica. Eppure, gli oltre **20.000 italiani** che convivono con la **fibrosi polmonare idiopatica** (IPF) potrebbero non essere d’accordo. Per chi convive con una fibrosi polmonare – idiopatica e non – qualsiasi passeggiata è una maratona, qualsiasi chiacchierata un’orazione di ore e ore. Il minimo sforzo provoca affanno e stanchezza. Ogni boccata d’aria è una lotta contro il proprio stesso corpo. La ricerca sta studiando come usare le cellule staminali all’interno della medicina respiratoria, per combattere la fibrosi polmonare. Come vedremo, il problema è tutt’altro che banale. ## Che cos’è la fibrosi polmonare I polmoni sono composti da una miriade di minuscole sacche, gli alveoli, avvolti da una fitta rete di capillari. Quando inspiriamo, l’aria ricca di ossigeno passa dagli alveoli ai capillari; quando espiriamo, l’anidride carbonica passa dai capillari agli alveoli. Per regolare questo scambio, tra gli alveoli e i capillari c’è un tessuto sottilissimo detto interstizio. La fibrosi polmonare colpisce l’interstizio. Nelle persone che soffrono della patologia, si verifica un progressivo processo di **cicatrizzazione dell’interstizio**. Come chiunque ha una cicatrice sa bene, il tessuto cicatriziale è molto meno elastico e molto più spesso del tessuto sano. Nei polmoni, questo è un grosso problema. Il tessuto connettivo fibroso di cui sono formate le cicatrici **inspessisce** e **irrigidisce** gli interstizi polmonari, complicando lo scambio d’aria tra alveoli e capillari. Ecco perché chi soffre di fibrosi polmonare fa così fatica a respirare, specie durante uno sforzo fisico. ### Le cause Dal punto di vista biologico, la fibrosi è un tentativo di riparazione andato male. Il più delle volte, viene innescata da **danni reali** a carico del tessuto polmonare: esposizione a sostanze nocive, radioterapia o chemioterapia, malattie autoimmuni, fumo di sigaretta… A volte, però, la causa è poco chiara. Nella fibrosi polmonare idiopatica o IDF, è **impossibile** identificare una causa precisa della malattia. Ciò rende ancora più difficile fermare la progressione della malattia, se non addirittura farla regredire. ## Quali sono le terapie attuali Ora come ora, non abbiamo una vera e propria cura per la fibrosi polmonare. Piuttosto, i medici ricorrono a **percorsi personalizzati** che cambiano in base alla causa della fibrosi (se conosciuta), alla velocità con cui evolve, all’estensione del danno polmonare. L’obiettivo è **rallentare** la progressione della malattia, controllarne i sintomi e preservare il più possibile la funzione respiratoria. La terapia più diffusa prevede la somministrazione dei farmaci antifibrotici **pirfenidone e nintedanib**: il primo riduce l’infiammazione tipica della malattia; il secondo blocca le proteine che inducono la cicatrizzazione. I farmaci aiutano a rallentare la malattia, ma non ripristina le funzioni già perse. Oltre alla terapia farmacologica, si ricorre anche alla **riabilitazione respiratoria**: attività fisica moderata e strategie per gestire il respiro, per migliorare la tolleranza allo sforzo. Quando i livelli di ossigeno nel sangue scendono eccessivamente, si può ricorrere all’**ossigenoterapia**. Per il momento, l’unico trattamento risolutivo è il **trapianto di polmone**. Per entrare in lista, il paziente dev’essere già in condizioni estremamente gravi (più del 50% di rischio di morte polmonare entro 2 anni). Anche una volta in lista, ci si scontra con la perenne carenza di organi. ## Perché le cellule staminali Le cellule staminali sono protagoniste indiscusse in molti rami della [medicina rigenerativa](https://www.sorgente.com/medicina-rigenerativa-realta-o-fantascienza/), compreso quello della medicina respiratoria. I ricercatori stanno studiando come usarle non solo per rallentare la fibrosi polmonare, ma anche per farla **regredire** e restituire almeno parte delle loro funzioni ai polmoni. I primi risultati sembrano positivi. È emblematico un [piccolo studio randomizzato](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31613055/), che ha analizzato gli effetti dell’infusione di cellule mesenchimali allogeniche in 20 pazienti. I partecipanti hanno ricevuto infusioni endovenose di staminali, mentre il gruppo di controllo ha ricevuto il placebo. Quanti hanno ricevuto le staminali hanno mostrato notevoli miglioramenti nella resistenza e nella forza. A **12 mes****i** dall’infusione, la [capacità vitale forzata](https://it.wikipedia.org/wiki/Capacit%C3%A0_vitale_forzata) era aumentata del **7,8%** nel gruppo trattato, mentre era diminuita del 5,9% nel gruppo di controllo. Come in tanti altri casi, l’obiettivo di questi studi non è usare le staminali per creare “pezzi di ricambio”. Piuttosto, i ricercatori mirano ad usarle per ridurre l’infiammazione, controllare la fibrosi e attivare i meccanismi di riparazione del tessuto polmonare. Entriamo nel dettaglio. ### Ridurre l’infiammazione persistente Infiammazione e riparazione tissutale sono processi che vanno a braccetto. Quando l’organismo subisce un danno, il sistema immunitario attiva i segnali per eliminare le cellule compromesse e avviare la guarigione. A volte, però, il danno continua a ripetersi o il sistema immunitario si attiva senza un reale motivo; in questi casi, si parla di infiammazione cronica. Come già visto parlando di [malattie autoimmuni](https://www.sorgente.com/malattie-autoimmuni/), il rapporto tra infiammazione e danni fisici va in due direzioni: da una parte, traumi e lesioni **stimolano l’infiammazione**; dall’altra, un’infiammazione persistente **causa nuove lesioni** nei tessuti sani. Nel caso della fibrosi polmonare, ciò si traduce in un ambiente che favorisce la progressione della malattia. Una delle proprietà più interessanti delle cellule staminali mesenchimali consiste proprio nel modulare la risposta immunitaria e l’infiammazione, il che aiuterebbe a [proteggere le cellule epiteliali alveolari ancora sane](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25986930/). ### Contrastare i segnali profibrotici Nella fibrosi polmonare, fibroblasti e miofibroblasti hanno un ruolo centrale. In condizioni fisiologiche, i fibroblasti contribuiscono al mantenimento dell’impalcatura dei tessuti; dopo una lesione, possono attivarsi e trasformarsi in **miofibroblasti**, cellule specializzate nella produzione di **matrice extracellulare**. Quando questa risposta non si arresta correttamente, si verifica la fibrosi. Tra le tante proprietà delle **cellule staminali mesenchimali**, c’è anche quella di **interferire** con i **segnali profibrotici** che sostengono tutto questo processo. Nei modelli animali di fibrosi polmonare, l’infusione di cellule mesenchimali ha ridotto la produzione di matrice extracellulare e la deposizione di collagene. Una [revisione sistematica](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8380478/) ha inoltre rilevato una riduzione dell’attività dei miofibroblasti in gran parte degli studi analizzati. ### Stimolare la rigenerazione naturale Anche senza sostituire direttamente il tessuto morto, le cellule staminali posso [stimolare la rigenerazione naturale del tessuto polmonare](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9367455/). Il merito è degli **esosomi**, vescicole extracellulari prodotte dalle staminali mesenchimali, contenenti **fattori di crescita** che possono agire sul tessuto danneggiato e spingerlo a ripararsi da solo. Oltre che agire sul tessuto polmonare in sé, gli esosomi possono stimolare anche la produzione di nuovi **vasi sanguigni** e di nuove **cellule epiteliali**. In questo modo, aiutano la vascolarizzazione del tessuto danneggiato, proteggono le cellule sane ancora presenti e ne stimolano la riproduzione. ## Oltre la sola infusione di staminali La ricerca di una cura per la fibrosi polmonare va oltre la “semplice” infusione di staminali. Una delle tecniche più promettenti, ad esempio, consiste nell’infusione dei **soli esosomi**; questo aiuterebbe a ottenere gli effetti positivi delle staminali senza i limiti. Un secondo filone riguarda la combinazione tra **terapie cellulari** e **farmaci antifibrotici**. Gli antifibrotici disponibili mirano soprattutto a rallentare la progressione della malattia; integrandoli con gli esosomi, si potrebbe agire al contempo sull’infiammazione e stimolare la riparazione dell’epitelio alveolare. Insomma, il settore è in pieno fermento: un’analisi pubblicata nel 2026 ha individuato **62 studi clinici** sulle terapie cellulari per la fibrosi polmonare registrati fino alla fine del 2024. Le cellule staminali stanno **ampliando** l’orizzonte della medicina respiratoria puntando ad agire sulle cause della fibrosi, non solo sui sintomi. Vedremo cosa ci riserva il futuro. --- --- title: "Estate con il pancione: come gestire il caldo in gravidanza" url: "https://www.sorgente.com/gestire-caldo-in-gravidanza/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Gestire il caldo estivo è diventato sempre più difficile, ma in modo particolare per le donne in gravidanza. Pancione, gambe pesanti e difficoltà a dormire non fanno che moltiplicare i disagi che viviamo un po’ tutti, con un’ulteriore aggravante: il" last_modified: "2026-08-24T14:12:34+00:00" --- # Estate con il pancione: come gestire il caldo in gravidanza Gestire il **caldo estivo** è diventato sempre più difficile, ma in modo particolare per le donne in **gravidanza**. Pancione, gambe pesanti e difficoltà a dormire non fanno che moltiplicare i **disagi** che viviamo un po’ tutti, con un’ulteriore aggravante: il dubbio. Si possono fare docce fredde? Il caldo fa male al bambino? Cosa fare se la colonnina di mercurio inizia a salire? In questo articolo, vogliamo rispondere almeno a questi dubbi. Gestire caldo e gravidanza richiede qualche attenzione in più del solito. Detto questo, passare l’estate incinta non significa dover rinunciare a uscire, muoversi o godersi le vacanze. La cosa davvero importante è ascoltare il proprio corpo e organizzare la propria routine, per ridurre al minimo i disagi. Ecco come. ## Perché in gravidanza si sente più caldo? Partiamo con una pessima notizia: se sei incinta e hai l’impressione di soffrire il caldo più del solito, hai perfettamente ragione. In gravidanza **si sente più caldo**, a prescindere dalla temperatura esterna. In qualche caso, si sente caldo perfino in inverno, come se si avessero le scaldane da menopausa. La colpa è come sempre degli ormoni e dei cambiamenti subiti dall’organismo. - Aumento del 50% del **volume di** **sangue** in circolo in tutto il corpo, per sostenere il piccolo organismo ospite. - Incremento del **sangue** che raggiunge la **pelle**, facendola diventare calda e sudata. Il sudore non è in sé causa di caldo, anzi, ma può provocare disagio. - Aumento del **metabolismo basale**, per cui l’organismo produce più energia e più calore. - Aumento del **peso corporeo**, che contribuisce a rendere i movimenti più faticosi e a generare ulteriore calore. Tutti questi fattori si acuiscono man mano che i mesi di gestazione passano, contribuendo al senso di caldo insopportabile tipico delle gravidanze estive. Insomma, sentire più caldo del solito è del tutto **normale** per una donna incinta, specie se è all’ottavo o al nono mese. ## Come combattere il caldo in gravidanza? Sapere che sentire più caldo del solito è normale è una magra consolazione, quando bisogna gestire temperature ben oltre i 30°C con un pancione al seguito. Soprattutto, non dice niente su come e dove trovare un minimo di sollievo. La buona notizia è che molti trucchi per combattere il caldo intenso sono validi anche in gravidanza: **bere spesso**, consumare **pasti piccoli e leggeri**, ridurre il consumo di zuccheri e di cibi salati. Ovvietà forse, ma che conviene comunque ribadire. Per quanto riguarda i rimedi specifici per il caldo in gravidanza, invece? Non abbiamo segreti per abbassare magicamente la temperatura attorno a te, ma possiamo aiutare a combattere i disagi tipici della gestazione. - **Muoviti** spesso (nei limiti del possibile). Le [gambe pesanti](https://www.sorgente.com/gambe-gonfie-in-gravidanza-quando-preoccuparsi/) sono uno dei disagi più tipici della gravidanza, sempre; in estate, il caldo non fa che peggiorarlo. Fare qualche passo attorno alla scrivania, muovere piedi e caviglie, aiuta a **riattivare** la **circolazione** e contrasta il problema. - **Raffredda** zone strategiche del corpo con acqua fredda, come **polsi** o **collo**: essendo aree molto vascolarizzate, la sensazione di fresco si allargherà a tutto il resto del corpo. - Porta un **cambio di biancheria** con te, se prevedi di stare fuori tutto il giorno al caldo. In gravidanza si suda di più e questo significa vestiti umidicci, compresa la biancheria intima. Lavare via il sudore con delle salviette umide e cambiarsi a metà giornata aiuta a combattere non solo il disagio, ma anche le **irritazioni** da sudore. Non è sempre possibile, ma può essere di grande aiuto. - Fai una **doccia fresca** ma non gelata. Sotto i 20°C, infatti, l’acqua provoca una reazione di shock e l’improvviso restringimento dei vasi sanguigni. Dopo un primo momento di sollievo, la vasocostrizione rende il caldo ancora più intenso. Piuttosto, è molto meglio iniziare con una doccia tiepida di **32°C** circa e scendere gradualmente fino a **27°C** circa, rimanendo sotto l’acqua corrente per un paio di minuti al massimo. - Porta con te un **ombrellino da sole**, realizzato in tessuto leggero e di colore chiaro: aiuta a mantenere un minimo di ombra, riducendo il caldo derivato dall’esposizione diretta al sole. Tutti questi trucchi non fanno sparire magicamente i disagi del caldo, ma offrono un po’ di sollievo e riducono il rischio di pericolosi colpi di calore. ### Reagire all’eccesso di caldo Capita a tutti di strafare un poco. Se inizi a sentirti debole e accaldata, la prima cosa da fare è sederti all’**ombra**, possibilmente in un posto climatizzato. Non sdraiarti: potresti abbassare la pressione, probabilmente già troppo bassa. Bevi qualche sorso d’**acqua** o, meglio ancora, della **spremuta di arancia**: sudare tanto provoca la perdita di vitamine e sali minerali, che la spremuta aiuta a recuperare. Ottime anche le **bevande sportive**, mentre sono da evitare le bevande gasate, che contengono solo zuccheri e aromi. Se possibile, cerca di abbassare la temperatura corporea raffreddando le succitate zone strategiche con un **panno bagnato**, sventolandole con un ventaglio per favorire l’evaporazione dell’acqua. Se tutto va bene, il senso di debolezza dovrebbe passare nel giro di una **mezzora**. ## Quando il caldo diventa preoccupante Fin qui abbiamo parlato di disagi tutto sommato innocui, che richiedono più pazienza che un intervento medico. Purtroppo, non sempre bastano acqua e ombra per gestire le conseguenze del caldo. Una [metanalisi del 2024](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11835737/) ha individuato una correlazione tra **caldo intenso** e **complicanze** per sia per la mamma sia per il bambino. L’esposizione a temperature elevate potrebbe aumentare il rischio di parto pretermine, [preeclampsia](https://www.sorgente.com/preeclampsia-gestosi-gravidanza-nemico-subdolo/), diabete gestazionale e perfino di malformazioni congenite. Com’è possibile? Secondo i ricercatori, alla base di tutte queste conseguenze negative potrebbero esserci i **problemi cardiocircolatori** acuiti dal caldo e dalla disidratazione: peggio funziona la circolazione materna, meno ossigeno e nutrienti arrivano al feto. Non facciamoci prendere dal panico, però. I problemi in questione non nascono dal semplice “avere caldo”, ma dall’aumento **fuori controllo** della temperatura corporea materna che si avvicina pericolosamente al colpo di calore. Bisogna preoccuparsi nei seguenti casi: - svenimento e vertigini **intense;** - **palpitazioni** e battito accelerato; - **difficoltà** a respirare; - **febbre** accompagnata da nausea; - urine scarse e **scure**; - gonfiore localizzato in **una sola** parte del corpo. Tutti questi sintomi sono tipici del colpo di calore e vanno affrontati subito con l’aiuto di un medico, senza aspettare di arrivare a casa o a lavoro. ## Il kit “anti-caldo” ideale Il segreto per evitare le conseguenze più gravi del caldo in gravidanza è farsi trovare preparata in qualsiasi momento, dall’inizio della primavera all’autunno. In particolare, ti consigliamo di portare sempre con te un piccolo kit “anti-caldo”, con tutto il necessario per evitare i colpi di calore. - Acqua arricchita con **sali minerali**. - Qualcosa per **coprire la testa**, che sia un cappello o un ombrellino da sole. - Ventaglio e **spray** d’acqua per rinfrescarti. - Un cambio, se sudi molto. - I **contatti** del proprio medico e del partner, per le emergenze. Ti sembra eccessivo? Non lo è: noi di **Sorgente** crediamo nell’importanza della **prevenzione**, specie quando c’è in ballo qualcosa di importante come la salute. In fondo, prepararti ad affrontare qualsiasi evenienza è il nostro lavoro. --- --- title: "Rigenerare la vista: le cellule staminali per le patologie del nervo ottico e della retina" url: "https://www.sorgente.com/rigenerare-vista-cellule-staminali-nervo-ottico-retina/" lang: "it" type: "post" description: "Nel campo della medicina rigenerativa, restituire la vista a chi l’ha persa è uno degli obiettivi principali. Medici di tutto il mondo stanno studiando come usare le cellule staminali per curare patologie dell’occhio, che colpiscano il nervo ottico o la" last_modified: "2026-08-12T16:17:52+00:00" categories: [Cellule Staminali] --- # Rigenerare la vista: le cellule staminali per le patologie del nervo ottico e della retina Nel campo della [medicina rigenerativa](https://www.sorgente.com/medicina-rigenerativa-realta-o-fantascienza/), restituire la vista a chi l’ha persa è uno degli obiettivi principali. Medici di tutto il mondo stanno studiando come usare le** cellule staminali** per curare patologie dell’occhio, che colpiscano il nervo ottico o la retina o altre parti dell’organo. Come sempre, siamo ancora lontani dall’obiettivo fantascientifico di coltivare un occhio nuovo di zecca in laboratorio. Eppure, la ricerca sta facendo passi da gigante che ci fanno ben sperare. Ecco quindi quali sono le grandi sfide per **rigenerare** la **vista**, come le stiamo affrontando e a che punto siamo. ## Come funziona la via visiva? Prima di entrare nel vivo della questione cellule staminali, conviene fare un breve excursus su come funziona la nostra vista. Tutto inizia dalla **retina**, il tessuto che riveste la parte interna dell’occhio, che trasforma la **luce** in **segnali elettrici**. Affinché questi diventino immagine, però, devono prima raggiungere il cervello. Il **nervo ottico** serve proprio a questo: la struttura nervosa collega occhio e cervello, fungendo da strada per i segnali elettrici dell’occhio. Questa è una spiegazione estremamente semplificata: ciascuno degli elementi citati è composto da altri elementi, piccoli ma fondamentali; abbiamo i fotorecettori, le cellule gangliari, gli assoni… Basta che uno solo di questi si danneggi, per **interrompere** il percorso che va dalla retina al cervello. E, quando il percorso dalla retina al cervello si interrompe, il sistema nervoso non è più in grado di trasformare la luce in immagini, la vista comincia a funzionare sempre peggio e a volte **sparisce** del tutto. ## Le principali malattie della retina Purtroppo, ci sono tanti fattori che possono danneggiare la retina in modo permanente, sia ambientali sia genetici. - Degenerazione maculare legata all’**età**. La macula è l’area centrale della retina, addetta alla visione dei dettagli. Nel corso del tempo, capita che si accumulino prodotti di **scarto** che ostacolano lo scambio di nutrienti e ossigeno, oltre che provocare un’**infiammazione** costante. - Problemi **circolatori** causati dallo stile di vita o da altre patologie, come per la retinopatia **diabetica**. I tessuti della retina sono attraversati da una fitta rete di vasi sanguigni, che apportano tutto l’**ossigeno** e l’energia necessari per alimentarli. Quando il sangue smette di circolare in maniera adeguata, i tessuti iniziano a funzionare sempre peggio e a morire. - **Distrofie** retiniche, un gruppo di malattie che alterano la capacità della retina di convertire la luce di segnali elettrici danneggiandone le componenti. - **Lesioni** e **distacco** della retina, ovvero la retina viene lacerata o si stacca dalla sua sede a causa di contusioni o di ferite perforanti. Anche l’esposizione a fonti luminose troppo intense può danneggiare l’organo. Tutte queste problematiche sono accomunate dalla comparsa nel campo visivo di lampi luminosi ricorrenti, di ombre, di macchie, di aree appannate. ## Le principali malattie del nervo ottico Il nervo ottico è meno esposto della retina, ma è comunque soggetto a un ampio ventaglio di patologie che possono danneggiarlo in modo permanente. - **Glaucoma**, malattia cronica causata dall’aumento di** pressione** all’interno dell’occhio. Con il passare del tempo, la pressione schiaccia il nervo e lo danneggia, causando la perdita progressiva della vista. - **Infiammazioni **causate da altre malattie, come la sclerosi multipla o il lupus. In gran parte dei casi, l’infiammazione del nervo ottico si riduce nell’arco di 3 giorni. - **Atrofia**, ovvero la morte progressiva delle** fibre** che compongono il nervo ottico, gli assoni. Ci possono essere diverse cause, compreso il succitato glaucoma. - **Compressione** del nervo ottico. Può essere causata da tumori, malformazioni congenite, aneurismi. In molti di questi casi si verifica un calo della vista, i colori diventano meno vividi, compaiono zone scure o distorte. ## Si può rigenerare la vista con le cellule staminali? Come puoi vedere, ci sono diversi fattori che possono contribuire alla perdita della vista. Quando si parla di medicina rigenerativa oftalmologica, quindi, bisogna distinguere tra i diversi tessuti dell’occhio. Se parliamo di retina, abbiamo programmi di trapianto cellulare già in sperimentazione umana. Per il nervo ottico e il glaucoma, invece, la rigenerazione funzionale è ancora lontana: bisognerebbe non solo **sostituire **le cellule perse, ma permettere loro di **sopravvivere**, **integrarsi **nel tessuto, creare connessioni corrette e trasmettere segnali visivi fino al cervello. Tutto questo senza considerare che, in alcuni casi, non abbiamo nemmeno ben chiaro quale sia la causa profonda della degenerazione. ### Cellule staminali per la retina Abbiamo detto che la ricerca sulla rigenerazione della retina è piuttosto avanti. Questo vale specialmente per il recupero dell’**epitelio pigmentato retinico**, lo strato cellulare che sostiene i fotorecettori. Per il momento, il trattamento consiste nel prelevare una piccola quantità di cellule dell’epitelio sano e spostarle dove serve; non sempre è possibile. Per ovviare al problema, si sta studiando come coltivare** cellule sane** in vitro, a partire da **staminali** embrionali o del cordone ombelicale. [Secondo gli studi](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12149799/), i risultati sono promettenti. Diverso il discorso per la rigenerazione dei **fotorecettori** stessi. In teoria, è possibile impiantare cellule progenitrici retiniche o fotorecettori generati in laboratorio, per ripristinare almeno parte della risposta agli stimoli luminosi. Nella pratica, la cosa più difficile è dare in modo che le cellule si integrino permanentemente nell’architettura retinica. Lo stesso vale per la sostituzione delle **cellule gangliari** retiniche: la sfida maggiore non è crearle in vitro dalle cellule staminali, ma fare in modo che si integrino in un sistema complesso come l’occhio. Al momento, l’applicazione più realistica delle cellule staminali consiste nella** protezione** dei tessuti ancora sani. Le[ cellule mesenchimali](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-mesenchimali-cosa-sono/) hanno proprietà **immunomodulatorie** e** pro-angiogeniche**, ovvero aiutano a ridurre l’infiammazione e ad aumentare l’afflusso di sangue. In questo modo, creano un microambiente favorevole alla** sopravvivenza **delle cellule retiniche residue, rallentando l’avanzamento del danno. ### Cellule staminali per il nervo ottico Negli adulti, la rigenerazione spontanea degli assoni del nervo ottico è molto** limitata**, il che rende **difficile** recuperare le funzioni perse. Usare le cellule staminali per rigenerarli da zero non è una soluzione viabile, non per il momento, quindi i ricercatori stanno cercando strade alternative. L’approccio più realistico è quello combinato, ovvero lavorare per: - **proteggere **e supportare le fibre ottiche ancora in salute; - **stimolare **la rigenerazione spontanea degli assoni; - tenere l’infiammazione cronica** sotto controllo**. Su questo fronte, la ricerca sta dando ottimi risultati. Un team dell’**Ospedale San Raffaele** ha trattato due pazienti afferri da [neuromielite ottica con cellule staminali ematopoietiche](https://www.unisr.it/en/news/2026/6/neuromyelitis-optica): in entrambi i casi, si è ottenuta una **remissione** prolungata della malattia. Ciononostante, i **danni pregressi **al nervo ottico sono rimasti** immutati**. ## Il mito degli integratori che rigenerano la vista In chiusura, vale la pena accennare a tutti quegli integratori che si dice “rigenerino” la vista, come luteina e zeaxantina. I due carotenoidi si concentrano nella macula e, si pensa, potrebbero rallentare la degenerazione maculare legata all’età. I risultati migliori si sono ottenuti usando la formulazione **AREDS2**: 10 mg di luteina, 2 mg di zeaxantina, vitamine C/E, zinco e rame. Nei soggetti affetti da **degenerazione maculare intermedia**, AREDS2 pare aver [rallentato la progressione della malattia](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5227975/), ma non ha in alcun modo stimolato la rigenerazione dei tessuti. Inoltre, non pare aver avuto effetti rilevanti per la prevenzione. La verità è che **non esistono integratori miracolosi**, che aiutino a recuperare le funzioni perdute. Piuttosto, esiste uno** stile di vita** che contrasta l’insorgenza di taluni malattie: mangiare tanta frutta e verdura, non fumare, restare in movimento, tagliare grassi e zuccheri. È questa la vera ricetta per ridurre i danni alla vista, nel limite del possibile. Uno stile di vita sano è associato a un numero** minore** di problemi cardiocircolatori e metabolici che, nel tempo, potrebbero avere conseguenze anche su retina e nervo ottico. Ovviamente, mangiare bene e muoversi **non cancella** le eventuali **cause genetiche **di certe malattie. In questi casi, la cosa migliore è avere una piccola scorta di **[cellule staminali cordonali](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/conservazione-delle-cellule-staminali/)**da parte: giovani e versatili, vengono usate per trattare oltre 80 malattie e sono al centro di numerosi studi. Al momento non possiamo ricostruire un occhio malato ma queste cellule potrebbero un giorno essere **cruciali **nella medicina rigenerativa oftalmologica: vale la pena conservarle nell’unico momento in cui è possibile, ovvero al momento del** parto**. --- --- title: "La sudorazione nei neonati: quando è normale e come proteggerli" url: "https://www.sorgente.com/sudorazione-neonati-rimedi/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "In estate, trovare il proprio neonato sudato è un fenomeno fin troppo comune. I nostri piccoli soffrono il caldo proprio come noi, se non addirittura di più, dato che il loro sistema di termoregolazione è ancora in fase di sviluppo." last_modified: "2026-08-10T15:31:12+00:00" --- # La sudorazione nei neonati: quando è normale e come proteggerli In estate, trovare il proprio neonato** sudato** è un fenomeno fin troppo comune. I nostri piccoli soffrono il caldo proprio come noi, se non addirittura di più, dato che il loro sistema di **termoregolazione** è ancora in fase di sviluppo. Non è questo il problema, però. Ciò che impensierisce molti neo-genitori è la comparsa di** rossori **e di **bollicine**, soprattutto in zone delicate come le pieghe del collo o il viso. Inoltre, in tanti si chiedono _quanto_ sudore sia normale in un neonato: è normale che un bimbo così piccolo bagni la tutina durante il sonno, o diventi tutto rosso mentre mangia? Vediamolo insieme. ## Quando un neonato ha caldo? Il più delle volte, un neonato suda semplicemente perché **ha caldo**. Se la nuca e il petto sono caldi, leggermente umidi di sudore, è probabile che la temperatura sia troppo alta per il suo corpicino. Magari la cameretta è poco arieggiata o, nell’ansia di coprirlo per bene, l’hai sommerso sotto strati e strati di vestiti. Non è niente di troppo preoccupante, di per sé: basta **scoprirlo** pian piano, per riportarlo alla giusta temperatura senza sbalzi eccessivi. L’importante è cogliere i segnali il prima possibile e, soprattutto, imparare a prevenire il problema. Per assicurarti che il piccolo non abbia né caldo né freddo, l’ideale sarebbe mantenere la temperatura di casa sui **20°C**, nei limiti del possibile. ### Come evitare che un neonato sudi troppo in estate Come sappiamo, le estati degli ultimi anni sono sempre più calde: come mantenere un neonato al fresco ed evitare che sudi troppo? In parte, bisogna solo arrendersi: è normale che un neonato sudi in estate, anche più di un adulto; il suo organismo sta ancora imparando a termoregolarsi, il che può causare abbondanti bagni di sudore. L’obiettivo non è _evitare_ che il neonato sudi, ma _interpretare_ il sudore come un indicatore dello stato del bimbo e agire di conseguenza, **riducendolo** il più possibile. Per mantenere un neonato relativamente al fresco anche in estate, è importante: - usare solo tessuti **naturali traspiranti** ed evitare i tessuti sintetici, che trattengono calore e sudore; - **ridurre** copertine e vestitini al minimo; - mantenere la stanza o la carrozzina in **ombra**; - **arieggiare** con ventilatori o aria condizionata, senza però puntare i getti direttamente sul bimbo; - se si è a passeggio, **evitare** di coprire completamente carrozzina o passeggino, per far **circolare** l’aria al suo interno. Inutile specificare che l’ideale sarebbe uscire solo durante le **ore più fresche** della giornata, meglio ancora se dopo il calare del sole. Inoltre, meglio **non far bere acqua **sotto i 6 mesi di età: in teoria, il latte dovrebbe fornire tutti i liquidi necessari al neonato. Piuttosto, la** mamma **che allatta dovrebbe stare attenta a** bere tanta acqua**, affinché il latte mantenga la densità giusta. ### Perché suda di notte all’improvviso? Vedere un neonato sudato in estate è abbastanza normale. Che dire quando il piccolo inizia a sudare di notte, all’improvviso? Di nuovo, è probabile che il neonato sia semplicemente **troppo coperto** o troppo vicino a una fonte di calore. Anche i lenzuolini in microfibra possono peggiorare il problema. Mettiamo che la temperatura sia perfetta, però: cos’è successo? Molto probabilmente, è “colpa” delle poppate: il **contatto **con il corpo dell’adulto e lo **sforzo** della suzione aumentano il calore percepito, facendo sudare il bimbo. Se è un fenomeno isolato, il bimbo è vigile e mangia senza problemi, non c’è nulla da temere. ## Quali sono i punti in cui il neonato suda da più Come visto sopra, i punti migliori per capire se un neonato ha caldo sono **nuca e petto**; sono gli stessi che si toccano per [capire se un neonato ha freddo](https://www.sorgente.com/capire-neonato-ha-freddo/). I neonati non sudano in tutto il corpo allo stesso modo, infatti. È raro che un neonato abbia **mani e piedi** sudati: dato che sono le estremità del corpo e dato che rimangono quasi sempre scoperte, sono anche le zone che** si raffreddano** prima. Al contrario, è comune trovare testa e nuca sudate, essendo le zone del corpo che rimangono più a contatto con materassini, coperte, vestiti, cappellini… I neonati sudano molto anche i corrispondenza di **torso e collo**. Un po’ perché sono le aree più coperte dai vestiti, un po’ perché sono i punti dove si concentrano i rotolini tipici di questo periodo. Pur essendo adorabili, le **pieghe cutanee **dei neonati trattengono calore e umidità, diventando tra i punti più sudati nel corpo di un neonato. Questo provoca più di un problema. ## Cos’è la dermatite da sudore e come riconoscerla I succitati rotolini sono il punto preferito dalla **dermatite da sudore**, chiamata anche **miliaria** o **sudamina**. Trattasi di un’irritazione cutanea che può comparire quando il clima è umido o quando il piccolo suda molto, specie nelle zone che si bagnano di più. Nelle zone colpite dalla dermatite, la pelle è **rossa** e **screpolata**, coperta da piccole **protuberanze rosse** e, talvolta, da **vescicole**** trasparenti **simili a goccioline. Il neonato può confermarlo solo piangendo, ma è un fenomeno estremamente fastidioso. La dermatite da sudore si verifica a causa dell’**occlusione** dei **dotti sudoripari**, cioè i canali che portano il sudore alla superficie della pelle. Quando il sudore non riesce a evaporare, resta intrappolato negli strati superficiali cutanei e provoca quanto visto sopra. Le eventuali irritazioni da **s****fregamento**, come quelle che si concentrano tra le pieghe cutanee, non fanno che peggiorare il problema. Nei neonati, questa dermatite si concentra nelle pieghe del collo, sulla schiena, sul torace, sull’inguine e, talvolta, sul viso. **Attenzione, ****però: **non tutte le eruzioni cutanee sono miliaria. Se il neonato ha **febbre** e ci sono lesioni con **pus** o** croste**, non è dermatite da sudore. ## Cosa fare contro la dermatite da sudore Per prevenire e trattare la dermatite da sudore, è fondamentale mantenere la pelle più possibile asciutta: **cambiare** i vestitini sudati; **asciugare **con delicatezza le aree bagnate, specie tra le pieghe; evitare di esagerare con creme e talco. Quest’ultimo punto può apparire controintuitivo. Se la pelle è integra, un po’ di** borotalco** può aiutare ad assorbire l’umidità e a ridurre lo sfregamento. Se però la pelle è già un po’ infiammata o se si esagera, non fa altro che** occludere** ancora di più i pori e accelerare la progressione della dermatite. Discorso simile per pomate e creme idratanti. Le **creme grasse,** come la vasellina, sono assolutamente** da evitare**: otturano i pori e peggiorano il problema. Molto meglio farsi consigliare una lozione leggera dal pediatra o una **crema lipidica eudermica**, ovvero contenente grassi affini a quelli della pelle. ## Quando chiamare il pediatra Non è detto che un singolo episodio di **sudorazione ****eccessiva nel ****neonato** sia un problema, ma bisogna stare attenti che si accompagna a cambiamenti nel comportamento o nella respirazione. Bisogna chiamare il pediatra se: - il piccolo è molto **f****reddo **al tatto; - ha la febbre dai** 38°C** in su (sotto i 3 mesi di età); - appare** poco reattivo**; - **respira** più **velocemente** del solito; - **riduce** molto le** poppate**; - fa molta **meno pipì** del solito. In questi casi, la **sudorazione eccessiva** è un tassello di un quadro più complesso, di cui parlare **immediatamente** con il pediatra. --- --- title: "Dalle UC-MSC nuove speranze contro la POI" url: "https://www.sorgente.com/uc-msc-contro-poi/" lang: "it" type: "post" description: "Portare indietro l’orologio Le staminali del cordone come terapia contro l’insufficienza ovarica precoce Lo studio proteomico rivela che il plasma cordonale Il trapianto di cellule staminali da cordone ombelicale potrebbe incrementare la fertilità nelle donne con insufficienza ovarica precoce, consentendo" last_modified: "2026-09-03T10:07:35+00:00" categories: [2026, Rassegna Stampa] tags: [cellule staminali, sorgente] custom_fields: rmp_vote_count: 23 rmp_rating_val_sum: 95 rmp_avg_rating: 4.1 --- # Dalle UC-MSC nuove speranze contro la POI ## Portare indietro l’orologio ** Le staminali del cordone come terapia contro l’insufficienza ovarica precoce** > _Lo studio proteomico rivela che il plasma cordonale Il trapianto di cellule staminali da cordone ombelicale potrebbe incrementare la fertilità nelle donne con insufficienza ovarica precoce, consentendo loro di avere figli anche dopo che la sveglia biologica ha (precocemente) suonato._ Inizia lentamente, in modo quasi impercettibile: il ciclo che arriva in **ritardo**, senza apparente motivo; il sesso che comincia ad essere **doloroso**, nonostante le attenzioni del partner; le** vampate **di caldo improvvise, specie di notte. Non avessi** meno di 40 anni**, diresti che sono i tipici sintomi della** menopausa**. È impossibile, però: non sei più una ragazzina, ma la menopausa è un pensiero ancora lontano. Eppure… La diagnosi arriva come una mazzata: POI, ovvero** insufficienza ovarica precoce**. Le tue ovaie hanno deciso di chiudere baracca e burattini ben prima del tempo previsto e, nonostante tu sia ancora relativamente giovane, stai entrando di fatto in menopausa. Se desideravi un figlio, il tempo è ufficialmente scaduto. Ad oggi, la POI colpisce circa l’**1%** delle donne in età fertile e solo il **4-8%** riesce ad avere una gravidanza spontanea. Le cose potrebbero cambiare, però. Lo studio “[_Transplantation of UC-MSCs in ovary improves ovarian function and intermediate outcomes in IVF/ICSI cycles of POI patients: a clinical cohort study_](https://link.springer.com/article/10.1186/s13287-025-04680-0)” analizza gli effetti delle cellule staminali cordonali sulla fertilità delle donne affetta da POI. I primi risultati promettono bene. Il lavoro ha coinvolto** 71** donne tra il 2019 e il 2023. Le partecipanti avevano meno di 40 anni e avevano già tentato almeno un ciclo di IVF, senza risultati. Di queste, 28 hanno proseguito con i classici trattamenti di fecondazione assistita, per fare da gruppo di controllo. Le altre, invece, hanno ricevuto un’iniezione di **cellule staminali mesenchimali** isolate dal **cordone ombelicale**; le iniezioni sono state fatte direttamente** nelle ovaie**, per ridurne la dispersione. Confrontando i risultati dei cicli di IVF di entrambi i gruppi, si notano delle differenze. Le donne che hanno ricevuto le cellule staminali hanno prodotto più ovociti, dopo la stimolazione ormonale. Anche il numero di cicli che hanno prodotto almeno un embrione è aumentato: 11,6% prima del trapianto; **55,8% **dopo il trapianto. Anche nel gruppo di controllo c’è stato un aumento della percentuale di cicli crioconservati, da 7,14% a 39,28%, ma minore rispetto all’altro gruppo. Siamo sinceri: non ci troviamo (ancora) di fronte alla terapia definitiva per la POI. Lo studio ha coinvolto **poche donne** e ha analizzato solo il **numero di embrioni** prodotti, senza dirci quanti di questi sono sfociati in una gravidanza arrivata a termine. Ciononostante, i dati coinvolti sono **interessanti** e offrono una **nuova speranza **per tutte coloro la cui sveglia è suonata troppo presto. --- --- title: "Neurogenesi adulta: come stimolare il cervello a produrre nuovi neuroni" url: "https://www.sorgente.com/neurogenesi-adulta-stimolare-nuovi-neuroni/" lang: "it" type: "post" description: "Per decenni, abbiamo creduto che il cervello adulto fosse immutabile, dotato di un numero fisso di neuroni che potevano solo diminuire. Con il tempo, abbiamo imparato che non è così: il nostro cervello può non solo riorganizzare connessioni sinaptiche esistenti," last_modified: "2026-08-03T13:42:08+00:00" categories: [Cellule Staminali] --- # Neurogenesi adulta: come stimolare il cervello a produrre nuovi neuroni Per decenni, abbiamo creduto che il cervello adulto fosse immutabile, dotato di un numero fisso di neuroni che potevano solo diminuire. Con il tempo, abbiamo imparato che non è così: il nostro cervello può non solo **riorganizzare** connessioni sinaptiche esistenti, ma anche sostenere la neurogenesi adulta, ovvero la **formazione** di nuovi neuroni in età adulta. La neurogenesi adulta è più limitata rispetto a quella infantile, ma rimane un fenomeno importante. Esiste un modo per stimolarlo? Possiamo aiutare il nostro cervello a produrre nuovi neuroni, nonostante l’età che avanza? ## Che cos’è la neurogenesi adulta? Nella neurogenesi, il cervello genera **nuovi neuroni** a partire dalle cellule staminali. Un tempo si credeva che questo accadesse soltanto durante l’età dello sviluppo. Oggi, invece, sappiamo che non è così. Le cellule staminali neurali continuano a produrre neuroni lungo **tutta **la nostra vita, anche se a un ritmo di gran lunga **minore** rispetto all’infanzia. Molti di questi neuroni vanno incontro a **morte** cellulare programmata, ma una parte di questi si stabilisce nei circuiti cerebrali. Attenzione a non fare confusione, però: la neurogenesi è una cosa diversa dalla neuroplasticità. Nel primo caso, il cervello produce neuroni nuovi; nella **neuroplasticità**, invece, il cervello **modifica** le connessioni tra i neuroni esistenti. Questo secondo fenomeno è conosciuto da molto più tempo rispetto alla neurogenesi, dato che l’abbiamo documentato in numerosi casi di danni cerebrali. ## Dove avviene la neurogenesi nel cervello adulto? Una delle grandi limitazioni della neurogenesi adulta riguarda la sua estensione. Al contrario della neurogenesi infantile, quella adulta si concentra in nicchie specifiche situate soprattutto nell’**ippocampo**. L’ippocampo è la struttura chiave per la** memoria**, l’**apprendimento**, l’**orientamento** spaziale e la regolazione delle **emozioni**. All’interno dell’ippocampo, l’area più vivace sul fronte della neurogenesi è il giro dentato, una regione specializzata nella formazione di nuove immagini mentali ed essenziale per l’apprendimento. Oltre all’ippocampo, un’altra possibile area neurogenica è la zona situata lungo i ventricoli cerebrali. Nei roditori, l’area contribuisce alla produzione dei neuroni che migrano verso il bulbo olfattivo. È probabile che sia così anche per gli esseri umani, seppure in modo più limitato. ## Perché ci servono neuroni nuovi Come intuibile dal ruolo dell’ippocampo, si sospetta che ci sia un forte legame tra neurogenesi adulta e **memoria**. Osservando i modelli animali, abbiamo visto che i nuovi neuroni contribuiscono a: - **apprendere** nuove informazioni; - **distinguere** tra esperienze simili; - **adattarsi** alle situazioni nuove. Inoltre, si sospetta che giochino un ruolo importante anche nella regolazione dell’**umore**. Come accennato, però, molte di queste supposizioni arrivano dall’osservazione di modelli animali, decisamente più semplici da tenere sotto controllo vita natural durante. Purtroppo, le informazioni riguardanti l’essere umano sono più incerte. ## Come stimolare la neurogenesi adulta? Benché ci siano ben poche certezze quando si parla di cervello, secondo gli scienziati potrebbe essere possibile** stimolare** la neurogenesi negli esseri umani** adulti**. L’idea è creare un **ambiente cerebrale plastico**, nel quale i neuroni facciano meno fatica a crescere e a trovare la propria rete neurale. Al momento, è difficile distinguere tra fattori che supportano “solo” la salute del cervello e fattori che aumentano la neurogenesi. Ad ogni modo, tutto ciò che segue è sicuramente** benefico** per il sistema nervoso. ### Fare attività fisica regolare Fare movimento fa bene, tant’è che l’OMS consiglia di fare almeno [150 minuti di attività fisica moderata a settimana](https://www.epicentro.iss.it/attivita_fisica/linee-guida-oms-2020); appena **due ore e mezza** su sette giorni. Per raggiungere l’obiettivo basta fare qualche passeggiata spedita con il cane, andare in stazione a piedi invece che in auto, camminare attorno all’isolato a passo veloce per digerire la cena. Oltre che aiutare a vivere più in salute e più a lungo, l’attività aerobica è associata a cambiamenti positivi nella struttura e nella funzione dell’ippocampo. Le ragioni possono essere diverse: - **circolazione** sanguigna migliore, che significa un maggiore afflusso di ossigeno e nutrienti al cervello; - **aumento** di fattori neurotrofici che supportano la sopravvivenza e la plasticità neuronale; - **riduzione** dei processi infiammatori, una delle cause principali dell’[invecchiamento cellulare](https://www.sorgente.com/longevita-passa-dalle-staminali/#perch-le-staminali-invecchiano). Nei modelli animali, abbiamo notato che tutto questo porta a un aumento diretto della neurogenesi. Negli esseri umani, l’esercizio è associato alla plasticità dell’ippocampo ed è probabile che porti anche alla creazione di nuovi neuroni. ### Dormire bene Il sonno è fondamentale per la memoria, il recupero cerebrale e anche la regolazione metabolica. Quando dormiamo, infatti, **eliminiamo** le sostanze di** scarto** accumulate durante il giorno, consolidiamo i ricordi e riorganizziamo i ricordi. Cosa succede se dormiamo male, però? Dormire poco e in modo frammentato aumenta il rischio di disfunzioni cognitive, alterazioni ormonali e infiammazione generalizzata cronica. La ridotta “pulizia notturna”, infatti, favorisce l’accumulo di proteine dannose per il cervello, associate a un maggior rischio di [Alzheimer](https://www.sorgente.com/cura-alzheimer-staminali/) e di altre demenze nel lungo periodo. Ecco perché il sonno gioca un ruolo essenziale nella creazione di nuovi neuroni: dormire bene significa creare un **ambiente cerebrale sano**, “pulito”, adatto insomma alla neurogenesi. ### Ridurre lo stress Sentirsi stressati è normale, di tanto in tanto: capita a tutti e ha un impatto pressoché nullo sul nostro organismo. Il problema insorge quando lo stress diventa una condizione cronica. In situazioni di “pericolo”, reale o percepito, l’organismo risponde rilasciando un ormone che aiuti il corpo a reagire in modo adeguato: il **cortisolo**. Purtroppo, l’esposizione **prolungata **ad alti livelli di cortisolo è associata a cambiamenti **strutturali** nell’ippocampo, nonché a un [aumento dei processi infiammatori](https://www.sorgente.com/malattie-autoimmuni/). Come già visto, l’infiammazione è uno dei fattori che interferisce maggiormente con la neurogenesi. Di conseguenza, per mantenere il cervello giovane è essenziale** contrastare** lo stress con meditazione, tecniche di respirazione e anche supporto psicologico e psichiatrico, se serve. ### Imparare sempre cose nuove Con l’età, gli impegni, la stanchezza, è facile lasciarsi andare all’abitudine. Se si vuole mantenere il cervello giovane, però, è importante sforzarsi di **imparare** cose sempre nuove. Vivere in un ambiente ricco di **stimoli**, novità e **sfide** cognitive favorisce la creazione di nuove reti neurali, la plasticità sinaptica e, probabilmente, anche la neurogenesi adulta. Le attività migliori sono quelle che combinano attenzione, novità e progressione: imparare una nuova lingua, suonare uno strumento, esplorare posti nuovi, coltivare un hobby manuale. L’importante è che la nuova attività sia** appena fuori **dalla propria zona di comfort, per stimolare l’apprendimento senza risultare frustrante. ### Mangiare sano Non esistono cibi miracolosi capaci di generare nuovi neuroni. Nutrienti come gli **omega-3 **e i **polifenoli** fanno bene al cervello, è vero, ma da soli non bastano a innescare la neurogenesi. Piuttosto, esiste un **modello alimentare **che favorisce la salute – cerebrale e non – e che comprende anche questi cibi. Un’alimentazione equilibrata dovrebbe includere verdure e frutta, legumi, cereali integrali, pesce, grassi insaturi e proteine. Allo stesso tempo, è importante limitare il consumo di alcol e alimenti ultraprocessati, caratterizzati spesso da un’eccessiva densità calorica. ## Stimolare la neurogenesi adulta con le cellule staminali? Ci sono situazioni in cui mangiare bene e fare movimento **non basta** a stimolare la nascita di nuovi neuroni. Nel caso di malattie come l’**Alzheimer**, ad esempio, la morte dei neuroni è un processo inevitabile. Anche i danni da** ictus **e da [**paralisi cerebrale**](https://www.sorgente.com/paralisi-cerebrale-infantile-cause-trattamenti/) sono irreversibili. Quanto meno per ora. Come nel resto del corpo, anche nel cervello tutto inizia dalle cellule staminali e dalle loro nicchie. Scienziati di tutto il mondo stanno quindi cercando un modo per** introdurre** staminali sane in cervelli malati o, in alternativa, per **stimolare** le poche superstiti. Un approccio diffuso consiste nel **trapiantare** cellule staminali che non si limitino a produrre nuovi neuroni. Il vero obiettivo consiste nel **ridurre** l’infiammazione cronica tipica di certe condizioni, così da: - **stimolare** la formazione di** nuovi circuiti** neurali, collegando aree cerebrali rimaste isolate a causa dei danni; - contribuire alla **sopravvivenza** delle **nicchie** di staminali endogene, facilitando così la neurogenesi. In tal senso, si stanno ottenendo risultati interessanti dal trapianto di **staminali del cordone ombelicale**. Le staminali prelevate dalla [gelatina di Wharton](https://www.sorgente.com/usare-staminali-tessuto-cordonale-gelatina-wharton/), infatti, rilasciano fattori neurotrofici e angiogenici che **riducono** la morte neuronale, **aumentano** neurogenesi e [riducono i danni cerebrali](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3622826/). Per il momento, i test su pazienti umani sono limitati: ci vorrà **tempo** per spingere il cervello umano non solo a **produrre **neuroni nuovi, ma anche a** integrarli **permanentemente nei circuiti esistenti. Ciononostante, le cellule staminali del cordone paiono essere la strada più **promettente**. Per questa ragione, è importante conservarle nell’**unico** momento in cui è possibile farlo, in vista di qualsiasi evenienza futura. --- --- title: "Fecondazione assistita omologa ed eterologa: come funzionano?" url: "https://www.sorgente.com/fecondazione-assistita-omologa-eterologa-come-funzionano/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "In Italia, la prima persona concepita con la procreazione medicalmente assistita nacque nel 1983; la notizia fece scalpore, specie sul piano bioetico. Dalla nascita della piccola Alessandra ad oggi, sono cambiate molte cose in come vediamo non solo la “classica”" last_modified: "2026-08-07T14:25:06+00:00" --- # Fecondazione assistita omologa ed eterologa: come funzionano? In Italia, la prima persona concepita con la procreazione medicalmente assistita nacque nel 1983; la notizia fece scalpore, specie sul piano bioetico. Dalla nascita della piccola Alessandra ad oggi, sono cambiate molte cose in come vediamo non solo la “classica” fecondazione assistita omologa, ma anche quella eterologa. Se un tempo era raro trovare bambini concepiti “in provetta”, oggi è sempre più comune. Nel **2005**, i neonati nati grazie alle tecniche di PMA erano circa** 7 ogni 1.000**; tra il 2021 e il **2023**, siamo passati a **48 ogni 1.000** e il trend è in crescita. Di questi 48 bimbi, pressappoco **7 **nascono grazie alla** fecondazione eterologa**. Vediamo insieme come funziona in concreto la fecondazione assistita, cos’è la fecondazione eterologa e come si differenzia da quella omologa. ## Cos’è la PMA? L’acronimo PMA sta per **Procreazione Medicalmente Assistita**, un termine **cappello **che comprende tutti i trattamenti volti ad aiutare le persone ad avere una gravidanza. Si tratta di un mondo complesso, con tecniche più o meno invasive a seconda delle cause dell’infertilità. Spesso si usa PMA come sinonimo di fecondazione assistita ma, tecnicamente, è un errore. La **fecondazione assistita** è solo **una **delle tecniche che si possono usare e, più specificatamente, è una tecnica di livello II. Nelle tecniche di **livello I**, l’incontro tra ovocita e spermatozoo avviene nel** corpo materno**. I medici selezionano il liquido seminale migliore, dopodiché lo inseriscono direttamente nella cavità uterina della donna durante l’ovulazione. Nelle tecniche di **livello II**, invece, l’incontro tra ovocita e spermatozoo avviene **in vitro**. Approfondiamo la cosa. ### Come funziona la fecondazione in vitro Nella fecondazione in vitro, sia omologa sia eterologa, ci sono più fasi. - Controllo della** salute riproduttiva **della coppia: valutazione della riserva ovarica, motilità degli spermatozoi, presenza di eventuali patologie, età. - **Stimolazione ovarica controllata**, un trattamento farmacologico volto a far crescere più follicoli contemporaneamente, così da ottenere diversi ovociti in un singolo ciclo. - **Maturazione indotta**: quando i follicoli raggiungono le dimensioni giuste, i medici somministrano un farmaco trigger per indurre la loro maturazione finale. - **P****relievo **degli **ovociti** circa 32-38 ore dopo la maturazione indotta, prima che avvenga l’ovulazione spontanea. - **Selezione** degli **spermatozoi** con motilità e qualità maggiori a partire dal campione di liquido seminale. - Fecondazione dell’ovocita in vitro. Nella FIVET, la **fecondazione in vitro** vera e propria, i medici si limitano a mettere spermatozoi e ovociti a contatto in una piastra. Nella ICSI, la **Iniezione Intracitoplasmatica** dello Spermatozoo, l’embriologo sceglie un singolo spermatozoo e lo inietta direttamente dentro l’ovocita. - **C****oltura **degli **embrioni** in incubatori che imitano l’ambiente dell’utero, mentre si controlla che si sviluppino correttamente. - **Trasferimento in utero **dell’embrione più sano e forte (o dei due embrioni più sani e forti, a seconda dei casi) mediante un catetere che viene inserito attraverso la vagina. - Uso di farmaci a **sostegno della fase luteale**, come il progesterone. Servono a facilitare l’impianto dell’embrione. - **[Test di gravidanza](https://www.sorgente.com/i-test-di-gravidanza-domestici-come-vanno-fatti/)**, per verificare se l’impianto ha avuto successo. Come puoi vedere, il processo è lungo e anche piuttosto faticoso. Dato che il tasso di **successo **del singolo ciclo oscilla tra il **30%** e il **50%**, a seconda dell’età della coppia, è probabile che il tutto vada ripetuto più di una volta. ## Qual è la differenza tra fecondazione omologa ed eterologa Il processo visto sopra è identico a prescindere che si scelga la fecondazione omologa o la fecondazione eterologa. Ciò che cambia è la provenienza dei gameti che verranno usati. Nella **fecondazione omologa**, si usano esclusivamente ovociti e spermatozoi provenienti dai due **partner** della coppia. Nella **fecondazione eterologa**, invece, uno o entrambi i gameti provengono da **donatori esterni**. La scelta tra una o l’altra dipende dal tipo di infertilità. La **fecondazione omologa **viene proposta in presenza di **infertilità lieve o moderata**: quando ci sono disturbi dell’ovulazione, alterazioni del liquido seminale non gravi, riserva ovarica scarsa; insomma, quando ci sono situazioni che complicano il concepimento spontaneo. La **fecondazione eterologa **si usa quando è **impossibile **usare i **gameti della coppia **per ottenere una gravidanza. La si usa nei casi di azoospermia non ostruttiva, ovvero quando i testicoli non producono spermatozoi. La si usa anche quando non è possibile recuperare ovociti utilizzabili, magari a causa di malattie autoimmuni che colpiscono l’ovaio. ### Pro e contro della fecondazione omologa La fecondazione omologa è probabilmente quella **meno complessa**, sul piano** legale e bioetico**: il bambino nasce dai gameti della coppia, il che semplifica la narrazione familiare del concepimento. Inoltre, lo status genitoriale giuridico è più lineare. I problemi sono altri. I** limiti principali** riguardano la **biologia**: più si riduce la** qualità dei gameti**, più si riducono le probabilità di successo della fecondazione omologa. Questo può portare la coppia a fare più tentativi, il che può diventare pesante emotivamente ed economicamente. ### Pro e contro della fecondazione eterologa Per la fecondazione eterologa, il discorso è opposto: è decisamente vantaggiosa sul piano biologico, ma complicata su quello legale e bioetico. Partiamo dai vantaggi. L’eterologa è sicuramente il modo più semplice per aggirare i limiti biologici di uno del partner. I **gameti** usati provengono esclusivamente da **persone giovani**, in **buona salute**, con parametri riproduttivi eccellenti. Di conseguenza, i tassi di successo tendono ad essere maggiori. Purtroppo, introdurre un terzo soggetto complica l’**aspetto psicologico** dell’avere un figlio. Alcune persone vivono con fatica l’idea che un figlio non abbia il loro patrimonio genetico; se non affrontata adeguatamente, la cosa può causare conflitti anche gravi andando avanti con gli anni. Sul fronte legale, la fecondazione eterologa segue **regole stringenti**: vi possono accedere solo coppie **eterosessuali**, in **età riproduttiva**, nelle quali ci sia un caso documentato di** infertilità assoluta**. I donatori mettono a disposizione i propri gameti a titolo gratuito, per **massimo 10 nascite** e in modo del tutto** anonimo**. ## Si può “adottare” un embrione? Sia nel caso dell’omologa sia nel caso dell’eterologa, la fecondazione in vitro porta a produrre **più embrioni** del necessario. In alcuni casi, la coppia può decidere di usarli per avere un secondo o un terzo figlio. Il più delle volte, però, questi embrioni rimangono **crioconservati **a tempo indefinito. **In altri paesi**, si può scegliere di **donare **questi embrioni soprannumerari. Una coppia, infertile oppure no, può decidere di farsi impiantare uno di questi invece di crearne altri da zero**. In Italia**, **non è ancora possibile**. Lo si può fare rivolgendosi a centri esteri, ma questo comporta diverse complicazioni per la registrazione del neonato in Italia. ## Conservare il cordone in caso di fecondazione eterologa Abbiamo visto più situazioni che potrebbero impedire o complicare la conservazione del cordone ombelicale: parto pretermine, gravidanza gemellare, complicanze durante il parto… La fecondazione eterologa non è tra queste. Presa di per sé, la fecondazione eterologa **non influenza minimamente** la possibilità di raccogliere e **conservare **il **sangue del cordone ombelicale**. Il bambino beneficerà della raccolta delle cellule staminali cordonali esattamente come chiunque altro. Anzi, potrebbe essere ancora più importante. Quando si ricorre alla fecondazione eterologa, c’è metà della famiglia con cui il bambino non ha alcun legame genetico. In caso di tumori del sangue o di altre [malattie che si curano con le staminali](https://www.sorgente.com/quali-sono-le-malattie-curabili-con-le-cellule-staminali-cordonali/), questo potrebbe complicare la ricerca di un donatore. Conservando il sangue del cordone ombelicale, gli si garantisce una piccola **riserva **di cellule con il **suo patrimonio biologico**. Per saperne di più e per valutare la conservazione del cordone ombelicale, **[contatta Sorgente](https://www.sorgente.com/adesione/richiedi-il-kit/)**: risponderemo a tutti i tuoi dubbi, senza impegno e in modo gratuito. --- --- title: "Creme e integratori alle cellule staminali: tra promesse e scienza" url: "https://www.sorgente.com/creme-integratori-cellule-staminali/" lang: "it" type: "post" description: "Dal linguaggio esclusivo della medicina, l’espressione “cellule staminali” è riuscita a infiltrarsi anche nel linguaggio della cosmetica anti-age e degli integratori. Navigando online, è ormai normale trovare creme alle cellule staminali, sieri rigeneranti, integratori “stem cell boosting”. Cosa c’è dietro" last_modified: "2026-07-31T11:19:00+00:00" categories: [Cellule Staminali] --- # Creme e integratori alle cellule staminali: tra promesse e scienza Dal linguaggio esclusivo della medicina, l’espressione “cellule staminali” è riuscita a infiltrarsi anche nel linguaggio della **cosmetica anti-age** e degli **integratori**. Navigando online, è ormai normale trovare **creme **alle cellule staminali, sieri rigeneranti, integratori “_stem cell boosting__”_. Cosa c’è dietro tutto questo, però? Siamo sicuri che sia tutto vero? I prodotti di questo tipo sono tutt’altro che timidi nelle loro promesse: **riattivare** i processi di rinnovamento cellulare, **contrastare** l’invecchiamento e **restituire** vitalità alle pelli mature. Eppure, le cose non sono facili come ci piacerebbe pensare. Nonostante i passi in avanti fatti negli ultimi anni, siamo ancora ben **lontani **dal poter riparare tutti i tessuti usando le cellule staminali; tanto meno sotto forma di creme. In questo articolo vedremo cosa si nasconde dietro i prodotti a base di “cellule staminali”, cosa contengono veramente e, soprattutto, come (e se) funzionano. ## Cosa contengono realmente i cosmetici “alle cellule staminali” La prima domanda da farsi è quante cellule staminali ci sono in questi cosmetici. Di solito, la risposta è “molto poche”, non necessariamente vive e nemmeno necessariamente umane. ### Derivati di cellule vegetali Una cellula staminale** viva** può autorinnovarsi e, in condizioni appropriate, differenziarsi in cellule specializzate. Per restare vitale, però, bisogna conservarla a una **temperatura** controllata e fornirle tutti i **nutrienti** di cui ha bisogno per sopravvivere e lavorare. Condizioni che, nemmeno a dirlo, il **vasetto** di crema trovato sullo scaffale della boutique** non rispetta**. Per ovviare al problema, le creme a base di “cellule staminali” contengono quasi sempre dei **derivati** da colture cellulari, piuttosto che le staminali stesse. Tra i più comuni vi sono gli estratti di cellule **vegetali**, come quelli di mela o uva; leggendo l’INCI le si trova come “_Malus Domestica Fruit Cell Culture Extract”_. Niente cellule o derivati di cellule umane, quindi. I derivati in questione sono ricchi di **polifenoli** e altri **metaboliti** che, secondo alcuni studi in vitro, potrebbero avere proprietà antiossidanti e protettive. Siamo però ben lontani dall’idea di rigenerare la pelle umana. ### Conditioned media Trattasi di liquidi in cui sono state coltivate cellule umane o animali. Durante la coltura, le cellule rilasciano** proteine**, **citochine**, **fattori di crescita**, **metaboliti** e **vescicole **extracellulari: l’insieme di queste sostanze viene chiamato **secretoma** e può essere benefico per la pelle umana. Secondo uno studio del 2020, un mezzo condizionato da cellule stromali adipose può ridurre alcuni segni di danno da UVB in cheratinociti e fibroblasti coltivati. È un risultato interessante, ma ottenuto su cellule letteralmente** immerse **nel preparato. ### Peptidi biomimetici I peptidi biomimetici sono catene sintetiche di **aminoacidi **che imitano determinati **segnali **biologici. Volendo, li si si può far **interagire** con enzimi o recettori coinvolti nella matrice extracellulare, migliorandone la struttura e l’aspetto. Detto questo, non sono cellule staminali. ### Esosomi Gli [esosomi](https://www.sorgente.com/gli-esosomi-negli-studi-clinici-una-fotografia/) sono **vescicole** rilasciate dalle cellule staminali contenenti messaggi critici per la rigenerazione cellulare. I ricercatori stanno studiando in più modi come usarli nell’ambito della **medicina rigenerativa**, quindi poco stupisce che stiano entrando anche nella cosmesi. Che sia chiaro: abbiamo diversi studi che confermano l’**efficacia** degli esosomi umani nel trattamento di cicatrici, macchie da sole e perfino rughe. Non guariscono del tutto pelle, ma ne migliorano l’aspetto e riducono i danni. Di solito, però, vengono** iniettati** direttamente nella pelle mediante minuscoli aghi, non spalmati sulla superficie. Tra l’altro, spesso gli esosomi usati nelle creme non sono umani. ## Le “staminali” nelle creme possono penetrare la pelle? Alcuni degli ingredienti visti sopra sono promettenti, in primis gli esosomi. Questo ci porta però a una seconda domanda: quanto sono efficaci, quando usati sotto forma di crema? La pelle **non è una spugna** e non dev’esserlo: il suo compito è proprio_ evitare_ che sostanze esterne penetrino nell’organismo indiscriminatamente e, allo stesso tempo, trattenere più umidità possibile. Possiamo elaborare cosmetici e farmaci concepiti per attraversare l’epidermide fino agli strati inferiori, ma devono avere determinate caratteristiche. - **Ba****sso peso molecolare**, ovvero essere costituite da molecole abbastanza piccole da entrare nei follicoli. - **Lipofilia**, ovvero solubilità nei grassi, per penetrare negli acidi grassi e nella ceramide di cui la pelle è ricca. - Ripartizione **olio/acqua** intermedia, per poter penetrare anche negli strati profondi della pelle, solitamente ricchi di acqua. - **Al****ta concentrazione** rispetto alla superficie da trattare. Il peso molecolare è uno degli aspetti più critici: molte di queste creme usano vescicole formate da lipidi, i liposomi, per veicolare le “cellule staminali”. Purtroppo, è difficile che questi arrivino integri dove conta per produrre tessuto nuovo: di solito, i [liposomi ](https://www.sciencedaily.com/releases/2016/03/160307113316.htm)[**si rompono** negli strati superficiali della pelle](https://www.sciencedaily.com/releases/2016/03/160307113316.htm), il che li rende **inutili **per le finalità pubblicizzate. ## Gli integratori “stem cell boosting” funzionano? Le creme alle cellule staminali sono molto meno utili di quanto vorrebbero farci credere, quindi. Che dire degli integratori, invece? Online troviamo abbondanza di integratori che promettono di **mobilitare** le cellule staminali già presenti nel nostro organismo, aiutandoci a** ringiovanire** dall’interno. Funzionano? Ci sono piccoli studi che sembrano provare l’efficacia di alcuni **cianobatteri d’acqua dolce**, ma sono tutt’altro che conclusivi. Anzi. In uno [studio del 2015](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26131436/), un team di ricerca testò un integratore a base di questi cianobatteri su 49 persone; al contrario di altri team, però, confrontò i risultati con quelli di un gruppo di controllo. **Non** furono rilevate **differenze** tra integratore e **placebo**. Se spostiamo l’attenzione su altre sostanze, la situazione non migliora. Alcuni integratori “alle cellule staminali” contengono **molecole** che contrastano lo **stress ossidativo** e l’**infiammazione**, quanto meno in condizioni ideali. Altri sono ricchi di **aminoacidi**, fondamentali per il metabolismo di tutte le cellule, comprese le staminali. In nessuno dei due casi, abbiamo prove che questi integratori agiscano positivamente sulle cellule staminali. **Non basta** la presenza di sostanze positive per rinnovare le cellule staminali: la [medicina rigenerativa](https://www.sorgente.com/medicina-rigenerativa-realta-o-fantascienza/) è molto più complicata di così. In primo luogo, non abbiamo la sicurezza che queste molecole vadano ad agire specificatamente sulle staminali. In secondo luogo, mobilitare le staminali non basta per ringiovanirci dall’interno. Per rinnovare i tessuti e funzionare al meglio, le cellule staminali hanno bisogno di **nicchie** dove attecchire, moltiplicarsi e differenziarsi. Senza queste nicchie, finiscono per essere **riassorbite** dall’organismo senza apportare veri benefici. I ricercatori stanno studiando come stimolare l’organismo a formare nuove nicchie staminali dove serve, ma sono procedure **complesse** nelle quali gli integratori trovano ben poco spazio. ## Rinnovamento senza creme né integratori Per il momento, gli strumenti migliori per rinnovarci dall’interno rimangono quelli classici: **alimentazione**, **movimento**, **tranquillità**. Uno stile di vita sano ci aiuta a creare le condizioni di vita ideali per le nostre staminali, aiutandole a moltiplicarsi e a differenziarsi quando serve. Non è detto che noi non si riesca ad ottenere creme alle cellule staminali, ma è qualcosa che **attualmente non abbiamo**. Quelle attualmente in commercio sono spesso ottime creme anti-age, che aiutano a migliorare l’aspetto della pelle nell’immediato, ma che hanno ben poco a che fare con le cellule staminali. Lungi da noi negare l’utilità delle cellule staminali nella cosmetica, però. Al contrario, ricercatori di tutto il mondo stanno cercando nuovi modi per usarle contro rughe, cicatrici, [calvizie](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-per-capelli/). Semplicemente, è molto difficile che trattamenti del genere prendano la forma di una crema da spalmare prima di andare a dormire. Per il momento quanto meno. In futuro, si vedrà. --- --- title: "Come trattare la verdura cruda in gravidanza" url: "https://www.sorgente.com/come-trattare-verdura-cruda-in-gravidanza/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "In gravidanza, il consumo regolare di frutta e verdura diventa ancora più importante del solito: è il modo migliore per assumere vitamine, antiossidanti e fibre in abbondanza. C’è però un problema: frutta e verdure crude possono veicolare parassiti e batteri," last_modified: "2026-07-15T16:02:03+00:00" --- # Come trattare la verdura cruda in gravidanza In gravidanza, il [consumo regolare di frutta e verdura](https://www.sorgente.com/lalimentazione-in-gravidanza-elenco-dei-cibi-ammessi/) diventa ancora più importante del solito: è il modo migliore per assumere** vitamine**, **antiossidanti** e** fibre **in abbondanza. C’è però un problema: frutta e verdure crude possono veicolare **parassiti e batteri**, come la famosa toxoplasmosi. Niente verdura cruda, quindi? Non è detto. Vediamo insieme come lavare e trattare la verdura cruda in gravidanza, per consumarla in** sicurezza** senza sacrificarne le tante proprietà. ## Si possono mangiare le verdure crude in gravidanza? Prima di tutto, una donna incinta può mangiare verdure crude? Dal punto di vista nutrizionale non solo è possibile, ma addirittura **consigliato**: le verdure contengono molte vitamine termolabili, che possono ridursi con la cottura; mangiarle crude è il modo migliore per assorbire tutti i micronutrienti al loro interno. Ciò non toglie che ci sia qualche rischio. Il problema non è la verdura cruda in sé, quanto la possibile **contaminazione** esterna. Il terreno nasconde infatti microrganismi dannosi per l’essere umano, che possono **trasferirsi **sulla superficie di ortaggi e frutti. Una volta lì, il modo migliore per eliminarli è ucciderli mediante la **cottura**. In alternativa basta lavare ciò che stiamo per mangiare, ma non in gravidanza. In gravidanza, ci sono due fattori da considerare: - il **sistema immunitario** è più **debole**, quindi ci si ammala più facilmente; - **microrganismi **tutto sommato innocui per gli adulti possono provocare [infezioni **dannose** per un embrione o un feto](https://www.sorgente.com/patologie-della-gravidanza-quando-e-necessario-il-ricovero/#malattie-infettive-in-gravidanza). Ecco perché la verdura cotta è sicuramente la scelta più sicura dal punto di vista microbiologico. Detto questo, non bisogna per forza rinunciare alle verdure crude in gravidanza, ma è fondamentale trattarle in modo **rigoroso**. ## Serve davvero lavare le verdure con il bicarbonato? Il modo più diffuso per “disinfettare” frutta e verdura, specie in gravidanza, è lavarle con il bicarbonato. Dato che il bicarbonato è naturale, lo si percepisce come un metodo sicuro sia per la mamma sia per il bambino. Purtroppo **non funziona** nel modo in cui molti credono. Il bicarbonato di sodio aiuta a rimuovere lo **sporco superficiale**: residui di terra, residui chimici, cere usate per lucidare la buccia. Grazie alla sua **azione abrasiva e alcalina**, è un ottimo alleato nella fase preliminare del lavaggio. Ciononostante, il bicarbonato **non è un disinfettante** e non va usato come tale. Lavare frutta e verdura crude con il bicarbonato non elimina né batteri, né virus, né parassiti invisibili come il Toxoplasma Gondii. Usato da solo, quindi, non garantisce alcuna sicurezza microbiologica. Se l’obiettivo è ridurre il rischio di contaminazioni, è meglio usare prodotti disinfettanti specifici per alimenti. ## L’Amuchina è utile contro toxoplasmosi e contaminazioni? L’Amuchina è un disinfettante a base di **cloro** usato anche per gli alimenti. A differenza del bicarbonato, questo e i suoi omologhi hanno una reale **azione disinfettante** e possono inattivare molti **batteri e virus**. Per quanto riguarda la toxoplasmosi, il discorso è più sfumato. La [toxoplasmosi](https://www.sorgente.com/perche-toxoplasmosi-in-gravidanza-pericolosa-come-evitarla) è provocata da un **protozoo parassita** che riesce a sopravvivere anni nel terriccio o nell’animale ospite. I disinfettanti a base di cloro possono indebolirlo, ma [non riescono a ucciderne le oocisti](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6381540/): lasciare frutta e verdura a mollo nell’Amuchina **non basta** a renderle sicure. Anzi, esagerare potrebbe causare qualche sgradevole effetto collaterale. I disinfettanti a base di cloro attivo sono progettati per la disinfezione degli alimenti, ma è fondamentale **seguirne le indicazioni**. Si potrebbe essere tentati di aggiungerne un po’ di più all’acqua, o di lasciare le verdure a bagno per più tempo di quanto prescritto: questo non solo non li rende più efficaci, ma aumenta il rischio di lasciare **residui **indesiderati sulla verdura. Se si vuole usare l’Amuchina, è importante seguire le istruzioni sull’etichetta e **sciacquare** frutta e verdura molto bene. Solo così facendo è sicura anche in gravidanza. ## Come lavare la verdura in gravidanza A questo punto, sorge spontanea una domanda: se non bastano né il bicarbonato né i disinfettanti a rendere la verdura cruda sicura, cosa si può fare? Il segreto sta nel **combinare** tutti gli elementi visti sopra. - Lavaggio in **acqua e bicarbonato **per eliminare lo sporco più grossolano. - Lasciare le verdure a bagno nell’**Amuchina **per uccidere batteri e virus. - **Strofinare** frutta e verdura sotto l’**acqua corrente**, per eliminare meccanicamente eventuali oocisti annidate sulla superficie. L’intero procedimento è laborioso, ma combina tutti i punti di forza delle diverse tecniche di lavaggio e rende la verdura cruda infinitamente più sicura. Tutto questo è inutile, però, se il resto della cucina è sporco: mani, utensili e superfici devono essere puliti, per evitare che veicolino nuovi microrganismi dannosi sulla verdura. Il fenomeno si chiama **contaminazione crociata** e per evitarlo bastano un buon** sapone antibatterico**, **acqua molto calda** e **olio di gomito**. ### Consigli per lavare l’insalata L’insalata è tra gli alimenti che richiedono maggiore attenzione in gravidanza: spesso le foglie sono a contatto diretto con il terreno, raccogliendo batteri e parassiti. Per lavare l’insalata a fondo bisogna: - **separare** le foglie ed eliminare lo sporco visibile; - immergerle in abbondante **acqua ****e bicarbonato**, muovendole delicatamente per favorire il distacco delle impurità; - ammollarle in **acqua e**** disinfettante** alimentare; - sciacquarle accuratamente sotto l’**acqua corrente**. Le** insalate ****confezionate** “pronte all’uso” sono più pulite di quelle in cespi, ma vanno comunque ammollate con il disinfettante e sciacquate sotto l’acqua corrente. L’ambiente chiuso del sacchetto favorisce infatti la **proliferazione batterica**. ## E la frutta? Quanto detto sopra vale anche per la frutta, specie per quella che cresce molto vicina al terreno. Nel caso di f**rutti porosi e irregolari**, come le fragole, bisogna prestare particolarmente attenzione. La frutta di questo tipo va immersa in abbondante **acqua e bicarbonato**, **muovendola** delicatamente per facilitare il distacco delle impurità. Segue l’ammollo in **acqua e disinfettante**, per eliminare tutti i batteri. Infine, bisogna sciacquarla a lungo sotto il **getto diretto** dell’**acqua corrente**, dato che non la si può strofinare con particolare forza. Infine, asciuga la frutta con **carta da cucina pulita** e consumale** subito**: conservarle già lavate stimola la proliferazione batterica. ### Bisogna lavare anche la frutta con la buccia? Considerando il tempo necessario per mangiare qualche fragola o qualche ciliegia in gravidanza, la soluzione migliore parrebbe essere mangiare solo frutta con la buccia. In realtà, bisogna prestare attenzione anche in questo caso. La **superficie esterna** della frutta potrebbe essere entrata in contatto con terra, batteri e parassiti, incluso il Toxoplasma Gondii. Mentre la si sbuccia o la si taglia, questi **microrganismi** potrebbero **trasferirsi** sulle mani o sul coltello, per poi passare sulla parte interna del frutto. Ecco perché è importante lavare anche la frutta con la buccia, anche se con qualche passaggio in meno. In gravidanza, si consiglia di **strofinare** la buccia della frutta **sotto ****l’****acqua corrente**, per eliminare meccanicamente sporco e parassiti. Una volta fatto, basta lavarsi le mani e sbucciare il frutto. Questa piccola accortezza è importante soprattutto con la frutta da tagliare a coltello, come anguria e melone. In casi del genere, infatti, il coltello può trasferire quasi immediatamente lo sporco superficiale nella polpa. ### Succhi, centrifugati e spremute I centrifugati di frutta e verdura cruda sono consentiti anche in gravidanza, a patto che gli ingredienti siano stati **lavati **accuratamente e che l’estrattore sia **pulito**. L’estrazione del succo non elimina eventuali contaminanti, infatti. Inoltre, è sempre bene consumare i centrifugati **appena fatti**, prima che sviluppino una forte carica batterica. In alternativa, puoi bere centrifugati e succhi **confezionati**, che hanno subito quindi il processo di **pastorizzazione**. Questo elimina parte dei nutrienti, ma rende le bevande sicure da consumare anche in gravidanza e senza troppi pensieri. ## Ma una volta… Quando si parla di misure di sicurezza in gravidanza, l’obiezione classica è: “una volta non si faceva, eppure stavano bene lo stesso”. Non è così. La toxoplasmosi, le infezioni in gravidanza, l’alcol, il fumo mietevano piccole vittime anche in passato. In molti casi, la gravidanza sfociava in un **aborto spontaneo **nelle primissime settimane di gestazione. In altri, i bambini nascevano con **danni congeniti** più o meno visibili, di cui non si conosceva la causa. **Oggi sappiamo **quant’è importante lavare frutta e verdura cruda in gravidanza: perché non mettere in pratica queste conoscenze? Allo stesso modo, sappiamo quanto può diventare **prezioso **un singolo **cordone ombelicale**. Dagli anni ‘80 ad oggi, le [staminali del cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/a-cosa-servono/) hanno salvato centinaia di vite: **perché buttarle** via, adesso che ne comprendiamo il potenziale? --- --- title: "Rigenerazione oculare possibile col plasma cordonale?" url: "https://www.sorgente.com/rigenerazione-oculare-plasma-cordonale/" lang: "it" type: "post" description: "Con occhi nuovi Team italiano esplora le applicazioni del plasma da sangue cordonale ricco di piastrine in oftalmologia Lo studio proteomico rivela che il plasma cordonale ricco di piastrine contiene oltre 200 proteine e fattori trofici benefici. Grazie alla scoperta," last_modified: "2026-07-08T07:35:35+00:00" categories: [2026, Rassegna Stampa] tags: [cellule staminali, sorgente] custom_fields: rmp_vote_count: 23 rmp_rating_val_sum: 95 rmp_avg_rating: 4.1 --- # Rigenerazione oculare possibile col plasma cordonale? ## Con occhi nuovi **Team italiano esplora le applicazioni del plasma da sangue cordonale ricco di piastrine in oftalmologia** > _Lo studio proteomico rivela che il plasma cordonale ricco di piastrine contiene oltre 200 proteine e fattori trofici benefici. Grazie alla scoperta, oltre 800mila italiani potrebbero frenare la maculatia secca e mantenere la visione centrale._ Inizia tutto con un volto** offuscato**, una scritta **poco chiara**, la strada sempre troppo **poco illuminata**. “È solo l’età”, ti dici. Poi compare un puntino nero al centro del campo visivo, sempre presente e sempre più grande di giorno in giorno. Prima che te ne renda conto, il puntino è una **macchia **e la macchia si sta mangiando pezzi sempre più grossi del campo visivo. Adesso i volti sono tutti uguali, le parole sui libri sono un unico ammasso confuso e ti è impossibile anche solo pensare di guidare. Su chiama **maculopatia secca** ed è una malattia** progressiva** dell’occhio che colpisce la macula, la zona centrale della retina responsabile della visione distinta e dei dettagli. È causata dall’accumulo di scorie cellulari nei tessuti retinici, che finiscono per assottigliarsi fino a morire del tutto. Non esiste una cura. Almeno per ora. Conosciamo bene le grandi potenzialità delle staminali prelevate dal sangue cordonale: vengono usate per trattare oltre 80 malattie, molte delle quali mortali, e la lista continua a crescere. Cosa dire del resto del sangue, però? Uno [studio del 2025 di Savastano e colleghi](https://link.springer.com/article/10.1186/s12014-024-09524-2) si concentra su un’altra componente di questo prezioso sangue, ovvero il **plasma ricco di piastrine** (CB-PRP). Tutto inizia da una domanda: siamo sicuri che le staminali siano l’unica parte preziosa del sangue cordonale? In fondo il **plasma ****da sangue periferico** è da sempre usato in medicina, anche nel trattamento di **malattie degli occhi**. Perché non studiare le proprietà uniche del plasma da sangue cordonale, allora? Il team di ricerca è partito dal sangue cordonale di 15 donatori e ha preparato due pool distinti di **CB-PRP**. A partire da questi, ha identificato le **proteine condivise** tra i due pool; dopodiché, ha usato la piattaforma Reactome per mapparne le **vie biologiche**. I risultati sono stati estremamente interessanti. I ricercatori hanno rilevato **215** proteine condivise e **109** via biologiche statisticamente significative. Tra le proteine trovate, c’è una variante di VEGF-A particolarmente rilevante per **angiogenesi** e **sopravvivenza **cellulare retinica. Inoltre, pare che il CB-PRP contenga abbondanza di proteine utili per regolare la **risposta immunitaria**. La scoperta potrebbe avere implicazioni incredibili per il trattamento della maculopatia secca, essendo questa una malattia dove l’infiammazione gioca un ruolo importante. Sulla base dei dati, infatti, CB-PRP potrebbe fornire un cocktail biologico capace di** modulare** le risposte immunitarie e **stimolare** la rigenerazione della retina. Il prossimo passo sarà studiare gli effetti di **iniezioni intravitreali **del plasma da cordone ombelicale, per verificare se le proteine rilevate apportano un effettivo **beneficio **contro la degenerazione della macula. Siamo ancora all’inizio, ma il primo passo è sempre il più difficile da fare. Fonte: link.springer.com --- --- title: "Conservazione della placenta: le applicazioni future per la medicina rigenerativa" url: "https://www.sorgente.com/conservazione-placenta-applicazioni-medicina-rigenerativa/" lang: "it" type: "post" description: "Consideriamo la placenta un organo temporaneo, fondamentale in gravidanza ma da buttare passati i nove mesi di gestazione. Eppure, negli ultimi anni si parla sempre più di conservazione della placenta, oltre che del sangue e dei tessuti del cordone ombelicale." last_modified: "2026-07-02T14:00:15+00:00" categories: [Cellule Staminali] custom_fields: rmp_vote_count: 1 rmp_rating_val_sum: 5 rmp_avg_rating: 5 --- # Conservazione della placenta: le applicazioni future per la medicina rigenerativa Consideriamo la placenta un organo temporaneo, fondamentale in gravidanza ma da buttare passati i nove mesi di gestazione. Eppure, negli ultimi anni si parla sempre più di **conservazione della placenta**, oltre che del sangue e dei tessuti del cordone ombelicale. In questo articolo scoprirai non solo quali sono le attuali applicazioni della placenta già disponibili, ma quali scenari futuri potrebbero rivoluzionare il mondo della medicina. ## La struttura della placenta La placenta è tutt’altro che una semplice “sacca” che contiene il bambino: è un **organo** complesso, che si sviluppa insieme al feto e lo protegge dall’inizio alla fine della gestazione. Al suo interno troviamo diversi tipi di tessuti, ciascuno dei quali con una funzione specifica durante la gravidanza. A fine gestazione, la placenta è costituita principalmente da questi elementi: - **Villi coriali**, strutture ramificate ricche di vasi sanguigni. Il loro compito principale è fungere da sito di scambio tra sangue materno e fetale. Oltre a questo, contribuiscono all’ancoraggio della placenta e alla produzione di ormoni. - **Spazio intervilloso**, cavità tra i villi coriali piena di sangue materno, dove avviene lo scambio vero e proprio di nutrienti e ossigeno. La cavità è delimitata esternamente dalla decidua basale e dal piatto basale, che regolano il flusso di sangue materno ed evitano che si mischi con quello fetale. - **Decidua basale**, il tessuto materno su cui si impianta la placenta e che assicura l’ancoraggio all’utero. - **Piatto basale**, la porzione della placenta che si ancora all’utero. - **Membrana fetale**, costituita da amnios (membrana fetale interna) e corion laeve (membrana fetale esterna). Protegge il feto, contribuisce al mantenimento del liquido amniotico, fornisce supporto strutturale. Questa è una spiegazione molto semplificata, che dà però un’idea della complessità di questo organo. In linea generale, i tessuti placentari sono ricchi di **collagene** e di** molecole bioattive** che favoriscono la rigenerazione e la riparazione cellulare. Inoltre contengono diverse tipologie di **cellule staminali**, proprio come nel cordone ombelicale. E, proprio come accade per le staminali cordonali, le cellule staminali della placenta combinano una buona capacità di **differenziazione** con un **basso rischio** di rigetto immunitario. ## Come funziona la conservazione della placenta La conservazione della placenta assomiglia per molti versi alla conservazione del cordone ombelicale: è del tutto non invasiva, sicura sia per la mamma sia per il bambino, ma può avvenire esclusivamente dopo il parto. Dopo il parto, [naturale o cesareo](https://www.sorgente.com/taglio-cesareo-come-funziona/) che sia, l’organismo espelle la placenta. Nel caso della conservazione, il personale sanitario la raccoglie e la inserisce in un **contenitore sterile**, pronto per il trasporto verso laboratori specializzati. Bisogna agire **subito**, per garantire la qualità e la vitalità delle cellule staminali contenute nei tessuti placentari. Una volta arrivata in laboratorio, la placenta viene **analizzata**, per verificare che sia adatta alla conservazione. Ci sono pochi fattori che possono renderla** non idonea **alla conservazione, ma vanno comunque considerati: - infezioni materne come epatiti virali o HIV; - contaminazioni batteriche durante la raccolta o il trasporto; - quantità insufficiente di tessuto; - bassa vitalità cellulare; - tempo eccessivo tra il parto e la lavorazione del campione. Salvo questi casi, la placenta viene** trattata e preparata** per la conservazione a lungo termine. Generalmente, questa avviene in azoto liquido a circa** -196 °C**, così da mantenere intatte le proprietà biologiche delle cellule staminali e degli altri tessuti. ### Qual è la normativa in Italia In Italia, la conservazione della placenta segue regole simili a quella della conservazione del cordone ombelicale. Le normative distinguono tra uso autologo e donazione a uso pubblico. Le banche pubbliche, gestite dal Servizio Sanitario Nazionale, consentono la donazione gratuita del materiale biologico per scopi terapeutici e di ricerca. Per la conservazione privata, invece, bisogna rivolgersi a [biobanche](https://www.sorgente.com/cose-una-biobanca/) autorizzate all’estero. ## Applicazioni presenti e future Uno degli impieghi più consolidati della placenta è il trattamento delle malattie ematologiche, proprio come nel caso del sangue cordonale. Il [trapianto di cellule staminali ematopoietiche](https://www.sorgente.com/differenze-tra-trapianto-autologo-e-allogenico/), infatti, è ormai una terapia consolidata contro leucemie, linfomi e alcune anemie gravi. I ricercatori stanno studiando molte altre possibili applicazioni, però. Come accennato sopra, le membrane placentari sono ricche di collagene, fattori di crescita, proteine bioattive e molecole con proprietà antinfiammatorie e antimicrobiche. Ciò le rende particolarmente adatte all’uso nell’ambito della **rigenerazione** dei tessuti. Uno dei filoni di studio più promettenti riguarda l’uso delle [membrane placentari su lesioni difficili](https://link.springer.com/article/10.1186/s13047-022-00575-y), come ulcere diabetiche, piaghe da decubito e ustioni. Applicate direttamente sulla lesione, le membrane placentari creano un ambiente favorevole alla **guarigione**: **riducono** l’infiammazione, **proteggono** da infezioni e **stimolano** la proliferazione cellulare. Questo si traduce spesso in tempi di cicatrizzazione più **rapidi **e in una migliore qualità del tessuto rigenerato. I ricercatori stanno studiando come impiegare l’amnios anche nella ricostruzione di **superfici oculari** danneggiate. Il principio è lo stesso visto sopra: sfruttare le proprietà rigenerative della placenta, in combinazione con la bassa immunogenicità. ## Limiti e criticità della conservazione della placenta Nonostante il crescente interesse e i risultati promettenti, la conservazione della placenta presenta ancora diverse criticità. Uno dei principali limiti riguarda la **mancanza di standardizzazione** nei protocolli di isolamento, coltura e utilizzo delle cellule staminali placentari. Le differenze nei metodi di raccolta e lavorazione possono influenzare significativamente la qualità e le caratteristiche delle cellule ottenute, rendendo difficile confrontare i risultati tra diversi studi. Un altro aspetto critico è legato alla **variabilità biologica**. Le cellule staminali derivate dalla placenta possono presentare caratteristiche diverse a seconda di fattori come l’età materna, le condizioni della gravidanza o il momento della raccolta. Questa eterogeneità può incidere sull’efficacia e sulla riproducibilità delle terapie. Inoltre, molte applicazioni sono ancora in fase** sperimentale** e basate su studi preclinici o su trial clinici di piccole dimensioni. Ciò significa che, per numerose patologie, non esistono ancora prove sufficienti per confermare sicurezza ed efficacia nel lungo periodo. In particolare, restano da chiarire alcuni aspetti legati alla capacità di integrazione delle cellule nei tessuti e alla durata degli effetti terapeutici. ## Una promessa in divenire La placenta si rivelerà una risorsa di grande valore per la medicina del futuro, non c’è dubbio. I numerosi studi in corso mostrano un **potenziale concreto**, che va però ancora esplorato e consolidato. Discorso diverso per la conservazione del cordone ombelicale. Il **sangue cordonale** è usato per trattare e curare **oltre 80 patologie**, molte delle quali potenzialmente mortali. La sua conservazione è semplice e immediata: bastano un kit per la conservazione e un ago per prelevare il sangue subito dopo il clampaggio. In caso di necessità, è subito disponibile. Ora come ora, la scelta più saggia per i futuri genitori è informarsi riguardo la [conservazione del cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/servizi/conservazione-del-tessuto-cordonale/). In futuro, potrebbe rivelarsi una buona idea affiancarvi la conservazione della placenta. Fino ad allora, rivolgiti a Sorgente per scoprire tutte le possibili applicazioni delle cellule staminali cordonali, gratis e senza impegno. --- --- title: "Conservazione familiare o donazione pubblica del sangue cordonale copy ok" url: "https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/conservazione-delle-cellule-staminali-famigliare-vs-donazione-pubblica-copy/" lang: "it" type: "page" description: "Pagina informativa medicale e decisionale di Sorgente dedicata al confronto tra conservazione familiare e donazione pubblica del sangue cordonale, con focus su finalità, disponibilità del campione, costi, criteri di idoneità, compatibilità familiare, limiti terapeutici, dati della donazione pubblica e importanza di informarsi durante la gravidanza." last_modified: "2026-09-03T12:56:22+00:00" --- # Conservazione familiare o donazione pubblica del sangue cordonale copy ok # Conservazione familiare o donazione pubblica del sangue cordonale Pagina informativa di Sorgente dedicata al confronto tra donazione pubblica e conservazione familiare del sangue cordonale. ## Argomenti principali - Sangue cordonale - Donazione pubblica - Conservazione familiare - Conservazione privata - Cellule staminali ematopoietiche - Tessuto cordonale - Finalità solidaristica - Finalità familiare - Disponibilità del campione - Criteri di idoneità - Costi - Raccolta al parto - Compatibilità HLA - Compatibilità tra fratelli - Utilizzo autologo - Utilizzo familiare - Banche pubbliche - Banche private autorizzate - Centro Nazionale Sangue - Trapianto di cellule staminali ematopoietiche - Trial clinici - Informazione durante la gravidanza ## Messaggio principale Durante la gravidanza, i futuri genitori possono informarsi sulle principali opzioni relative al sangue del cordone ombelicale: donazione pubblica e conservazione familiare. Non esiste una scelta universalmente migliore. Donazione pubblica e conservazione familiare rispondono a finalità diverse. La donazione pubblica ha finalità solidaristica: il campione, se raccolto, validato e conservato, può essere messo a disposizione di pazienti compatibili. La conservazione familiare mantiene il campione riservato alla famiglia per un eventuale futuro utilizzo, solo quando esistano indicazioni cliniche appropriate, compatibilità, qualità del campione e protocolli disponibili. ## Donazione pubblica La donazione pubblica del sangue cordonale è gratuita per la famiglia e ha finalità solidaristica. Il campione, se idoneo, entra nel sistema pubblico e può essere utilizzato da pazienti compatibili. La donazione non è disponibile in tutti gli ospedali. Non tutti i campioni raccolti possono essere conservati, perché le banche pubbliche applicano requisiti qualitativi, quantitativi, biologici, organizzativi e tecnici. Una volta donato e validato, il campione non resta nella disponibilità della famiglia. ## Conservazione familiare La conservazione familiare è un servizio privato a pagamento. Il campione resta riservato alla famiglia e può essere valutato per il bambino o per familiari compatibili, se esistono indicazioni cliniche appropriate. La conservazione preserva il campione biologico, ma non garantisce un futuro utilizzo terapeutico. L’eventuale impiego dipende da indicazione clinica, compatibilità, qualità del campione, protocolli disponibili, normativa applicabile e valutazione specialistica. ## Cosa valutare prima della nascita Prima del parto è utile confrontare le due opzioni considerando disponibilità del servizio, finalità della scelta, costi, accessibilità, criteri di idoneità, eventuale utilizzo futuro e limiti reali della conservazione. La decisione dovrebbe nascere da informazioni corrette, dal confronto con professionisti qualificati e dalle esigenze della singola famiglia. ## Compatibilità familiare La compatibilità è un tema centrale, ma non deve essere semplificato. Il campione di sangue cordonale è geneticamente proprio del bambino da cui è stato raccolto. Un eventuale utilizzo autologo dipende dalla patologia e dall’indicazione clinica: non sempre è appropriato. Per i familiari, la compatibilità dipende soprattutto dalla corrispondenza HLA. Tra fratelli esiste una probabilità di compatibilità completa, ma non una certezza. Per questo è corretto parlare di possibile compatibilità familiare, non di compatibilità garantita. ## Dati della donazione pubblica Ogni anno molte famiglie scelgono la donazione pubblica del sangue cordonale. Solo una parte dei campioni raccolti soddisfa tutti i requisiti necessari per essere effettivamente bancata. Le principali cause della mancata conservazione possono includere volume insufficiente, numero di cellule inferiore agli standard richiesti, criteri di sicurezza biologica e requisiti organizzativi o tecnici delle banche pubbliche. Per dati aggiornati è utile consultare le fonti istituzionali, come il Centro Nazionale Sangue. ## Applicazioni cliniche e ricerca Le cellule staminali del sangue cordonale sono impiegate da molti anni nel trattamento di specifiche patologie ematologiche e immunologiche. Parallelamente, la ricerca sta valutando possibili ulteriori impieghi attraverso studi controllati. È necessario distinguere applicazioni cliniche consolidate, trial clinici e possibilità future. L’eventuale utilizzo clinico dipende sempre da indicazione medica, caratteristiche del paziente, qualità del campione e sviluppo delle evidenze scientifiche. ## FAQ ### Qual è la differenza tra donazione pubblica e conservazione familiare? La donazione pubblica mette il campione, se idoneo, a disposizione di pazienti compatibili. La conservazione familiare mantiene il campione riservato alla famiglia per un eventuale utilizzo futuro, se clinicamente indicato e compatibile. ### La donazione pubblica ha un costo? Generalmente no. È gratuita per la famiglia, ma dipende dalla disponibilità del servizio nella struttura del parto e dai criteri di raccolta e idoneità. ### La conservazione familiare è a pagamento? Sì. È un servizio privato che prevede costi per kit, raccolta, trasporto, processamento e conservazione. ### Se dono il cordone, posso usarlo in futuro per mio figlio? No. Il campione donato non resta riservato alla famiglia. Se validato, viene messo a disposizione dei pazienti compatibili attraverso il sistema pubblico. ### Se conservo il cordone, l’utilizzo futuro è garantito? No. La conservazione preserva il campione, ma non garantisce un utilizzo terapeutico. L’eventuale impiego dipende da indicazione clinica, compatibilità, qualità del campione e protocolli disponibili. ### La conservazione familiare è sempre preferibile alla donazione pubblica? No. Sono due scelte diverse. La donazione ha finalità solidaristica; la conservazione familiare preserva il campione per un possibile utilizzo familiare. La scelta dipende da valori, informazioni, disponibilità dei servizi e contesto familiare. ### La compatibilità con i fratelli è garantita? No. Tra fratelli esiste una probabilità di compatibilità completa, ma non una certezza. La compatibilità deve essere valutata secondo criteri biologici e clinici. --- --- title: "Il microchimerismo fetale e la salute dopo la gravidanza" url: "https://www.sorgente.com/microchimerismo-fetale-salute-dopo-gravidanza/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Il legame tra una donna incinta e il feto che la abita è profondo, ricco di sfaccettature le cui conseguenze non capiamo appieno. Tra queste, c’è anche il fenomeno del microchimerismo fetale. Durante la gravidanza, il sangue materno è abitato" last_modified: "2026-06-18T09:15:13+00:00" custom_fields: rmp_vote_count: 1 rmp_rating_val_sum: 5 rmp_avg_rating: 5 --- # Il microchimerismo fetale e la salute dopo la gravidanza Il legame tra una donna incinta e il feto che la abita è profondo, ricco di sfaccettature le cui conseguenze non capiamo appieno. Tra queste, c’è anche il fenomeno del **microchimerismo fetale**. Durante la gravidanza, il **sangue materno** è abitato da piccole popolazioni di **cellule fetali**. Perché accade e quali sono le conseguenze per la salute di madre e figlio? ## Che cos’è il microchimerismo fetale Il generale, il termine “chimerismo” indica la presenza, in un individuo, di cellule con il **DNA di un’altra persona**. Ad esempio, è ciò che accade quando si ricevono le [cellule staminali di un donatore](https://www.sorgente.com/differenze-tra-trapianto-autologo-e-allogenico/): le cellule nuove sostituiscono il midollo malato, quindi le cellule ematopoietiche acquisiscono tutte il DNA del donatore; al contrario, le cellule degli altri tessuti mantengono il DNA originale. In gravidanza si verifica un fenomeno del genere, ma molto più in piccolo: le** cellule del feto**, con il loro patrimonio genetico unico, **attraversano la placenta** e raggiungono il flusso sanguigno materno. Pur essendo una netta minoranza – da cui la definizione “micro”chimerismo – queste cellule sono abbastanza facili da individuare, tant’è che vengono usate anche per eseguire **screening del DNA fetale** nelle primissime settimane di gestazione. Di solito le cellule fetali si estraggono dal sangue della madre, ma si possono trovare in molti altri tessuti. Secondo gli studi, tracce di DNA fetale si possono trovare nel midollo osseo della madre, nel suo fegato, nei polmoni, nei reni, nella tiroide, nel cuore. A detta di alcuni ricercatori, potrebbero penetrare perfino nel cervello. ## Come avviene lo scambio di cellule tra madre e figlio La [placenta](https://www.sorgente.com/10-cose-che-non-sapevate-della-placenta/) non è e non può essere una scatola ermetica. Piuttosto, è un **organo dinamico** che consente un intenso scambio di cellule e molecole tra madre e feto. Nel corso dei nove mesi di gestazione, il feto riceve sia l’ossigeno sia i nutrienti necessari per lo sviluppo. Oltre a questi, lo raggiungono anche linfociti T e B, cellule NK e monociti, ovvero le cellule materne che costituiranno il suo sistema immunitario nei primi mesi di vita. Il percorso può avvenire anche al contrario, però. Piccole quantità di **leucociti fetali**, **cellule progenitrici** e** cellule del trofoblasto** possono **attraversare la barriera placentare** e raggiungere i vasi sanguigni materni. Il fenomeno aumenta progressivamente nel secondo e nel terzo trimestre, quanto meno nelle gravidanze fisiologiche. Dopo il parto, il sistema immunitario della donna elimina la maggior parte delle cellule del bambino, ma non tutte: una piccola parte sfugge al riconoscimento e si insedia in **nicchie tissutali**, dove riesce a sopravvivere e anche a riprodursi. ## Quanto dura il microchimerismo? Sarebbe riduttivo considerare il microchimerismo fetale un residuo neutro della gravidanza, destinato a passare nel giro di qualche tempo. Le cellule del bambino **non spariscono dopo il parto**, come visto. Studi di biologia riproduttiva hanno esaminato il sangue di alcune volontarie, trovandovi [cellule fetali maschili a 27 anni dalla gravidanza](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8762399/). In questo lasso di tempo, le cellule estranee e il sistema immunitario della donna interagiscono per anni in maniera complessa, ancora non del tutto chiara. Uno [studio dell’Università di Cambridge del 2023](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10565412/) analizza l’effettiva estensione del microchimerismo fetale, con esiti a dir poco straordinari. Come detto, le cellule fetali possono **accumularsi** nel corpo della madre e questo avviene lungo tutte le gravidanze. Ciò consentirebbe di creare una sorta di **microchioma familiare**, che si espande e cambia fratello dopo fratello. Microchioma che, forse, si potrebbe trasmettere. Così come il feto lascia una traccia permanente nel corpo della donna, infatti, avviene anche il contrario: cellule materne rimangono nel corpo del bambino. Cellule che potrebbero portare traccia delle cellule microchimeriche fetali del primogenito, se non addirittura di quelle ereditate dalle generazioni precedenti. Tutto questo solleva molti dubbi sull’effettiva portata del fenomeno del microchimerismo fetale. Poco stupisce, quindi, che siano state individuate delle ripercussioni sulla salute materna. ## Microchimerismo e salute materna La succitata rete di scambi cellulari mette in discussione la classica [distinzione immunologica tra “sé” e “non-sé](https://www.sorgente.com/malattie-autoimmuni/#cos-una-malattia-autoimmune-definizione-e-meccanismo). La presenza di cellule con uno o più DNA estranei, infatti, potrebbe influenzare la **risposta immunitaria **della madre nelle gravidanze successive e non solo. Le cellule residue fetali potrebbero svolgere funzioni utili per la salute della madre, specialmente in chiave di riparazione tissutale. I ricercatori hanno documentato la presenza di [cellule fetali in siti di lesione o infiammazione materna](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7543167/), molto più che in tessuti sani. Ciò significa che il microchimerismo fetale potrebbe avere un ruolo nel stimolare la produzione di **vasi sanguigni** nuovi, di** collagene** e di altre componenti necessarie per la **guarigione** della ferita; ma c’è di più. Secondo alcune ipotesi evolutive, il microchimerismo fetale stimolerebbero funzioni fisiologiche materne benefiche per la prole: - produzione di** latte** più ricco e abbondante; - aumento dell’apporto di **calore **al neonato influenzando la tiroide e, così facendo, la temperatura corporea materna; - risposte neurologiche alla presenza del neonato, per rafforzare il **legame** madre-figlio. Se fosse così, il microchimerismo potrebbe essere una sorta di cordone ombelicale che va oltre l’utero, consentendo a madre e figlio di **condividere interessi biologici** anche dopo il parto. Questo solleva un’altra domanda, però: siamo sicuri che questo faccia sempre bene alla donna? ## Rischi e possibili effetti negativi [Un lavoro del 2024](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39206089/) ha evidenziato la presenza di cellule di origine fetale in tessuti cardiaci materni danneggiati, dove possono sopravvivere e differenziarsi. Le conseguenze non sono ancora del tutto chiare: secondo alcuni, le cellule fetali potrebbero contribuire alla **rigenerazione** del miocardio, in caso di infezione; secondo altri, invece, le cellule in questione avrebbero un** impatto negativo** sui tessuti cardiaci. Questo vuol dire che il microchimerismo fa male? Accanto agli aspetti potenzialmente protettivi, la ricerca ha messo in luce anche possibili legami tra microchimerismo fetale e alcune patologie materne, come **malattie ****autoimmuni** e **tumor****i**. Per il momento si parla di semplici correlazioni: non abbiamo prove che il microchimerismo sia la _causa _di effetti positivi o negativi sulla salute materna. La cosa è comunque degna di attenzione. Uno dei filoni più studiati è il legame con le malattie autoimmuni, come sclerodermia, tiroidite autoimmune, artrite reumatoide e lupus eritematoso sistemico. In teoria, la presenza di cellule fetali geneticamente diverse nei tessuti potrebbe **innescare** risposte immunitarie. Risposte negative o positive, però? In alcuni contesti, il microchimerismo potrebbe favorire la **rottura** della tolleranza e la comparsa di autoimmunità. D’altra parte, in altri contesti le stesse cellule potrebbero avere un effetto **regolatorio** o **protettiv****o**. Per il momento, abbiamo tante domande e decisamente poche risposte. Alcuni studi hanno indagato il [microchimerismo fetale nei tumori](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35700729/) mammari, tiroidei e in altri tumori solidi, trovando cellule fetali nel microambiente tumorale. Anche qui, i risultati sono ambivalenti: in certi casi, le cellule fetali sembrano concentrarsi in aree di infiammazione e necrosi, dove potrebbero partecipare ai processi di** riparazione**; in altri lavori, si è ipotizzato che possano contribuire alla** progressione** del tumore. ## Poche certezze, ma solide A più di trent’anni dalla scoperta del **microchimerismo fetale**, il suo ruolo resta un** campo aperto**, con dati spesso **contraddittori**. In alcuni contesti, il microchimerismo potrebbe proteggere i tessuti materni, mentre in altri facilitarne l’alterazione. C’è qualcosa che porta sicuramente **più benefici** che complicanze, però: le **cellule staminali del cordone ombelicale**. Poche e preziosissime, possono [trattare oltre 80 malattie](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/a-cosa-servono/) e sono ancora al centro di innumerevoli ricerche. Ecco perché è importante conservarle nell’unico momento in cui è possibile farlo, ovvero subito dopo il parto. --- --- title: "I trattamenti con staminali sconfiggeranno le rughe?" url: "https://www.sorgente.com/terapie-staminali-rughe/" lang: "it" type: "post" description: "La medicina sta rivoluzionando tanti aspetti della nostra salute, alcuni più rilevanti di altri: se da una parte sta trasformando malattie letali in disturbi cronici, dall’altra ci sta aiutando a rimanere più belli più a lungo. I trattamenti con staminali" last_modified: "2026-06-12T09:06:14+00:00" categories: [Cellule Staminali] --- # I trattamenti con staminali sconfiggeranno le rughe? La medicina sta rivoluzionando tanti aspetti della nostra salute, alcuni più rilevanti di altri: se da una parte sta trasformando [malattie letali in disturbi cronici](https://www.sorgente.com/malattie-croniche-staminali/), dall’altra ci sta aiutando a rimanere più **belli più a lungo**. I trattamenti con staminali contro le rughe rientrano in questa seconda categoria. Fino ad oggi, l’unico trattamento contro le rughe è stato quello correttivo: riempirle, tendere la pelle, bloccare i movimenti muscolari che le provocano. Negli ultimi anni, però, gli scienziati hanno iniziato a cercare un modo per** riattivare** i meccanismi naturali di** riparazione **della pelle. Ecco perché le terapie a base di cellule staminali sono diventate così importanti. Nel concreto, possiamo davvero sperare in trattamenti che sostituiscano botox e filler tradizionali? Le iniezioni e i trattamenti a base di staminali **già esistenti** hanno un’**efficacia scientifica**, supportata dai dati, o sono solo promesse e marketing? ## Perché le cellule staminali possono cambiare la nostra pelle L’esaurimento delle cellule staminali adulte è una delle [ragioni per cui invecchiamo](https://www.sorgente.com/longevita-passa-dalle-staminali/#il-ruolo-delle-staminali-nellinvecchiamento): man mano che gli anni passano, la scorta di staminali che dovrebbero sostituire le cellule morte o difettose si assottiglia. Questo vale sia per i nostri organi interni sia per l’organo esterno per eccellenza, ovvero la pelle. I ricercatori stanno cercando un modo per **rimpolpare **le nostre scorte di staminali, così da** rallentare** l’inevitabile **degenerazione **dei tessuti. Le staminali nuove potrebbero differenziarsi in pelle giovane e sana, ma questo è solo la punta dell’iceberg. Le potenzialità delle staminali in ambito estetico vanno oltre la semplice rigenerazione. Il vero obiettivo dei ricercatori è sfruttare fattori di crescita, citochine e molecole bioattive prodotte da esse per: - produrre **collagene ed elastina** stimolando i fibroblasti dermici; - **rallentare** la **degenerazione **cutanea modulando l’infiammazione locale, una delle cause principali dell’esaurimento delle staminali endogene; - **favorire **le **riparazioni** dei danni da stress ossidativo stimolando le staminali endogene. Messi tutti insieme, questi effetti renderebbero l’**ambiente cutaneo** più simile a quello di una pelle **giovane**: quantità maggiori di collagene per riparare i microdanni quotidiani; meno stress ossidativo; matrice extracellulare più sana e robusta. ## Tipi di trattamenti contro le rughe a base di staminali Abbiamo parlato di trattamenti a base di cellule staminali in linea generale, quasi ci fosse un approccio standard. In realtà, la ricerca è ancora in corso e sta prendendo in esame diverse tipologie di trattamento. ### Iniezione di cellule staminali adipose autologhe È la forma più vicina alla terapia cellulare in senso stretto. In genere prevede questi passaggi: - **prelievo** di una piccola quantità di **grasso** da addome, fianchi o cosce, in anestesia locale; - processazione del tessuto adiposo, per ottenere un campione ricco di **tessuto connettivo** e **cellule staminali **detto “Frazione Stromale Vascolare”; - **iniezione **del campione nelle zone da trattare. Così facendo, le staminali dovrebbero riprodursi e rilasciare una varietà di fattori per le settimane a venire. ### Lipofilling rigenerativo Nel lipofilling, si estrae il grasso dall’addome, lo si emulsiona per renderlo più fluido (il cosiddetto “**nano-fat**”) e lo si inietta in un’altra zona del corpo per rimpolparla. In questa variante, si arricchisce il nano-fat con **cellule staminali **per riempire le rughe e stimolare i tessuti. ### Iniezioni di esosomi derivati da staminali Molte proprietà delle staminali sono riconducibili ai loro esosomi, vescicole extracellulari contenenti molecole bioattive secrete dalle cellule. Una linea di ricerca consiste quindi nell’usare solo gli esosomi, piuttosto che le cellule intere. Nel caso dei trattamenti contro le rughe, si generano dei **microcanali** nelle zone critiche per iniettare gli** esosomi **negli strati più profondi della pelle. In questo modo, gli agenti bioattivi possono esercitare un’azione più intensa su fibroblasti e matrice extracellulare. Rispetto all’uso di cellule intere, l’approccio cell-free dovrebbe essere più semplice da standardizzare, almeno in teoria. ## I benefici _reali_ delle staminali contro le rughe A dare retta a certe cliniche, dovremmo stupirci che esistano ancora persone con le rughe. Chi offre i trattamenti con le staminali promette infatti pelle liscia e compatta, con rughe riempite dall’interno e la luminosità dei vent’anni. Non è proprio così. In base ai dati attualmente disponibili, i risultati sono: - miglioramento **graduale**, man mano che aumenta la sintesi di collagene ed elastina; - meno rughe** sottili **e meno macchioline causate dal sole; - **texture** più uniforme e compatta. In generale, questi trattamenti migliorano l’aspetto della pelle e le conferiscono un aspetto sano. Eseguiti con regolarità aiutano effettivamente a sembrare **più giovani**, specie in combinazione con crema solare e idratazione quotidiana. Nonostante gli sforzi della scienza, però, non esistono trattamenti a base di staminali che _cancellino_ le rughe. ## I limiti dei trattamenti dermatologici con staminali Né le iniezioni di staminali né quelle di esosomi né quelle di grasso arricchito possono cancellare **solchi profondi** e **macchie** di grosse dimensioni. Una volta che si sono formati, c’è molto poco che si possa fare. Inoltre, i trattamenti di questo tipo presentano delle criticità anche gravi. - Studi con **campioni ridotti **e follow-up **inferiore** ai due anni. Ciò significa pochi numeri e pochi dati sulla durata esatta dei benefici ottenuti dai trattamenti. - **Niente protocolli **universalmente standardizzati: dosi, modalità di preparazione del tessuto adiposo, concentrazioni cellulari e schemi di trattamento variano tra le diverse realtà che propongono il servizio. - Forte **variabilità** interindividuale, legata all’età, allo stato di salute generale, alle abitudini. A parità di trattamento, non è detto che due persone ottengano lo stesso risultato. Realisticamente, siamo di fronte a trattamenti molto promettenti sia contro le **rughe** sia contro danni causati da **ustioni** o da** traumi**. Purtroppo, manca uno standard condiviso che fornisca garanzie solide di efficacia; nei casi peggiori, l’iniezione può provocare** irritazioni** e** infezioni locali**, se eseguita da operatori poco preparati. Per chi valuta di sottoporsi a una terapia staminale antirughe, è fondamentale fare una scelta informata, che vada oltre il marketing e il prezzo. Il trattamento deve avvenire in ambienti sterili ed è importante informarsi riguardo il **monitoraggio post-trattamento**. ## Verso una medicina estetica sempre più rigenerativa I limiti degli attuali trattamenti anti-rughe sono innegabili, ma si stanno assottigliando. Più il tempo passa, maggiore è la loro efficacia e sicurezza. Difficilmente riusciremo a cancellare le rughe usando solo le staminali, ma probabilmente riusciremo a** ridurle **sempre di più, specie sfruttandone le proprietà in combinazione con altri trattamenti. Questo è l’ennesimo esempio delle enormi **potenzialità** delle cellule staminali, in ambito estetico e non solo. Potenzialità che è vergognoso buttare via, come succede con i **cordoni ombelicali**. Ogni giorno, migliaia di queste inestimabili fonti di staminali vanno perse. Staminali ben più potenti e versatili di quelle adulte, buttate tra i rifiuti speciali come se non valessero niente. Se vuoi saperne di più sulla conservazione del cordone ombelicale, [contatta Sorgente](https://www.sorgente.com/contatti/): è gratuito e senza impegno. --- --- title: "Epigenetica: come lo stile di vita in gravidanza decide il suo futuro" url: "https://www.sorgente.com/epigenetica-stile-di-vita-in-gravidanza/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Durante la gravidanza, si gettano le basi per tutte le fasi successive della vita: non solo si formano organi e tessuti, ma si definiscono anche i meccanismi di regolazione biologica che li controlleranno. La genetica gioca un ruolo fondamentale in" last_modified: "2026-08-07T14:27:25+00:00" --- # Epigenetica: come lo stile di vita in gravidanza decide il suo futuro Durante la gravidanza, si gettano le basi per tutte le fasi successive della vita: non solo si formano **organi e tessuti**, ma si definiscono anche i meccanismi di **regolazione biologica** che li controlleranno. La genetica gioca un ruolo fondamentale in tutto questo; eppure, durante i nove mesi interviene qualcosa di altrettanto importante ma molto più trascurato, ovvero l’epigenetica. Alimentazione, esposizione ambientale e condizioni fisiologiche materne non modificano il DNA fetale. In compenso, ne possono modulare l’**espressione**, decidendo almeno in parte la salute futura del bambino. La scoperta e lo studio dei meccanismi epigenetici ha portato a una domanda fondamentale, che sarà il fulcro di questo articolo: fino a che punto le scelte materne possono influenzare il funzionamento del DNA del bambino? ## L’inverno della fame Siano nel 1944, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale. I Paesi Bassi sono occupati dai tedeschi e l’esercito alleato sta avanzando da meridione. Per aiutare gli Alleati, i ferrovieri olandesi iniziano a distruggere più linee ferroviarie possibile. La risposta tedesca è terribile: la Germania impone un embargo alimentare sui Paesi Bassi, costringendoli a fare affidamento solo sulle proprie scorte di cibo. Ancora oggi, gli Olandesi chiamano l’inverno** ‘44/‘45**_Hongerwinter_, “l’**inverno della fame**”: ciascun adulto aveva a disposizione circa 580 calorie al giorno, troppo poche per resistere al gelo che stava congelando i canali e ghiacciando la terra. Si calcola che morirono oltre 18.000 persone di denutrizione. Cosa c’entra questo con l’epigenetica? C’entra perché, durante quel drammatico inverno, la fame colpì anche decine e decine di donne incinte e i loro bimbi non ancora nati. Gli studi epidemiologici successivi mostrarono un picco di **ipertensione**, **diabete** e** disturbi psicopatologici **tra coloro esposti alla carestia in epoca fetale. Il tragico inverno olandese dimostrò come le condizioni nutrizionali materne possono lasciare tracce epigenetiche durature nei figli, influenzandone la salute anche in età adulta. ## Cos’è l’epigenetica e perché è importante in gravidanza Mettiamo da parte la storia: cos’è l’epigenetica, di fatto? È l’insieme di meccanismi che **regolano** l’attività dei geni **senza modificare **la sequenza del DNA. Contrariamente a ciò che molti credono, non tutti i geni “servono”, anzi: una larga fetta del nostro DNA è composto da geni che rimangono **inattivi** per parte o tutta la vita, ovvero che non codificano per alcuna proteina. L’epigenetica è ciò che decide quali geni devono essere attivati o silenziati in un determinato momento. La principale differenza tra epigenetica e genetica è proprio questa: la genetica studia le informazioni contenute nel DNA; l’epigenetica studia come queste informazioni vengono utilizzate. La struttura del DNA è immutabile, mentre la sua espressione cambia in base ad **ambiente **e **stile di vita**. Il processo assume un’importanza particolare durante la gravidanza. In questo periodo, i meccanismi epigenetici contribuiscono a programmare l’attività dei geni del feto, rendendo lo stile di vita materno un fattore determinante per lo sviluppo e la salute futura del bambino. Ecco perché i bambini nati subito dopo l’inverno ‘44/‘45 ne portarono i segni per tutta la vita, pur non avendolo vissuto direttamente. ## La metilazione del DNA spiegata semplice La metilazione del DNA è uno dei meccanismi che consente di “spegnere” o “accendere” i nostri geni. Consiste nell’aggiunta di piccole molecole (i **gruppi metile**) in specifiche regioni del DNA. Il contenuto genetico rimane lo stesso, ma le molecole decidono quali geni **leggere** e quali** ignorare**; i geni metilati sono “spenti”, mentre quelli non metilati sono “accesi” e funzionano normalmente. La metilazione del DNA avviene durante tutta la vita, ma è particolarmente intensa durante la gravidanza. In questi momenti, l’organismo stabilisce quali geni saranno attivi nei diversi tessuti fetali. Una metilazione eccessiva o insufficiente può** modificare** l’equilibrio dell’espressione genica, con effetti **a cascata** su tutto lo sviluppo futuro del piccolo organismo. Sul lungo periodo, la metilazione del DNA può determinare problemi metabolici in età adulta, intaccare il funzionamento del sistema immunitario e aumentare il rischio di malattie cardiache. Il processo è strettamente collegato allo stile di vita materno, come dimostrato dal caso della carestia olandese. Nutrienti come l’acido folico e le vitamine del gruppo B forniscono i gruppi metile necessari per lo sviluppo fetale. Al contrario, fattori come stress, esposizione a sostanze tossiche o una cattiva alimentazione impediscono una regolazione epigenetica normale e sana. ### Quali sono i principali fattori epigenetici Nel corso degli anni, abbiamo scoperto diversi elementi esterni che influenzano il modo in cui i geni vengono espressi, senza per questo alterare la sequenza del DNA. - **Alimentazione**. I nutrienti introdotti con la dieta partecipano direttamente ai processi biochimici che regolano l’espressione genica. Vitamine del gruppo B, acido folico, colina e altri micronutrienti svolgono un ruolo chiave nel fornire i “mattoni” necessari alla metilazione. - **Stress**. Lo stress agisce sull’attività dei geni attraverso la produzione di ormoni come il cortisolo. In condizioni di stress prolungato, infatti, i segnali ormonali possono modificare l’attività dei geni coinvolti nella risposta immunitaria e nel metabolismo. - **Ambiente**. L’esposizione a inquinanti atmosferici, metalli pesanti, pesticidi o interferenti endocrini può [alterare i meccanismi di regolazione genica legati a fertilità e metabolismo](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4071959/). Messi tutti insieme, questi fattori epigenetici possono aumentare o ridurre il rischio di sviluppare disturbi metabolici, cardiovascolari e altre patologie croniche. ## L’impatto della cattiva alimentazione in gravidanza Abbiamo parlato tante volte di [cosa mangiare in gravidanza](https://www.sorgente.com/esempio-di-dieta-in-gravidanza-per-non-ingrassare/) per restare in salute, non ingrassare troppo e fornire al piccolo tutti i nutrienti necessari: frutta e verdura in abbondanza; cereali integrali; proteine magre; pochi grassi e pochi zuccheri. Queste poche regole sono l’ABC della dieta epigenetica in gravidanza. Cosa succede se non le si segue, però? In che modo alcol, grassi e zuccheri in eccesso impattano sulle modifiche epigenetiche che avvengono in gravidanza? ### Alcol Il consumo di alcol è particolarmente impattante nelle **primissime settimane **dopo il concepimento. In questa fase, le cellule embrionali stanno stabilendo i pattern di metilazione di base che diranno, tessuto per tessuto, quali geni dovranno essere più attivi o più silenziati. Secondo gli studi, l’etanolo e i suoi metaboliti possono: - **disturbare** le vie metaboliche che producono i gruppi metile, riducendone il numero; - **modificare l’attività** degli enzimi che aggiungono gruppi metile al DNA, causando ipometilazione o ipermetilazione in geni specifici; - influenzare l’**espressione** di **microRNA**, che insieme alla metilazione contribuiscono al controllo dell’espressione genica. Il risultato è che alcuni geni importanti per sviluppo cerebrale, crescita, risposta allo stress e metabolismo risultano metilati in modo anomalo, quindi più o meno attivi rispetto al normale. Secondo uno [studio del 2024](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39239947/), basta un’esposizione **moderata e breve **all’inizio della gestazione per indurre cambiamenti di metilazione nel cervello e nel fegato della prole. In particolare, i cambiamenti maggiori interessano i geni associati a **morfologia** del volto, funzioni** cognitive**, disturbi dello **spettro autistico** e** schizofrenia**. ### Grassi e zuccheri Sul fronte dei macronutrienti, i ricercatori hanno trovato un forte collegamento tra diete ricche di zuccheri e grassi in gravidanza e modifiche epigenetiche su geni che regolano** metabolismo** e **composizione corporea **nei figli. Secondo diversi [studi dell’Università di Southampton](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7618621/), l’eccesso di carboidrati è associato a cambiamenti di metilazione del gene _RXRA_, coinvolto nella regolazione della **massa grassa** e dell’indice di **massa corporea** del bambino. Risultati simili emergono da studi del King’s College London e dell’Università di Bristol. I ricercatori britannici si sono concentrati sugli effetti di una dieta materna ricca di zuccheri, grassi e cibi ultra-processati. L’eccesso di questi nutrienti in gravidanza è associato a una maggiore metilazione del gene _IGF2 _nei figli. Il gene in questione è coinvolto nello sviluppo di aree cerebrali legate al controllo del comportamento, ragione per cui la sua ipermetilazione potrebbe causare sintomi più marcati di **ADHD** e disturbi del comportamento. ### Carenza di micronutrienti Non solo gli eccessi, ma anche le carenze possono impattare negativamente sull’espressione di geni determinanti per lo sviluppo. I più rilevanti paiono essere [folati e altre vitamine del gruppo B](https://www.sorgente.com/a-cosa-serve-lacido-folico-negli-adulti/), vitamina D, ferro, iodio, acidi grassi omega-3 e vitamina C. Questi squilibri nutrizionali sono correlati a **basso peso** alla nascita, difetti dello sviluppo neurologico, predisposizione futura a** obesità**, diabete, malattie cardiovascolari e **disturbi neurocognitivi**. ## Un’opportunità, non una condanna L’epigenetica mostra come il tuo stile di vita può influenzare il futuro biologico del tuo bambino, ma non devi interpretarla in modo deterministico. Le modificazioni epigenetiche sono dinamiche e, in molti casi, **reversibili** nel corso della vita. Questo significa che la gravidanza rappresenta una finestra importante di **prevenzione**, ma non è l’unico momento in cui è possibile intervenire. In questa prospettiva, la prevenzione epigenetica non è un insieme di regole rigide, ma un’**opportunità** per favorire la salute fin dalle prime fasi dello sviluppo, attraverso scelte informate e sostenibili nel tempo. --- --- title: "Staminali cordonali per prevenire la cecità nei prematuri" url: "https://www.sorgente.com/staminali-cordonali-prevenire-cecit-prematuri/" lang: "it" type: "post" description: "Vedere il mondo grazie al cordone ombelicale Buone notizie da un trial italiano: il sangue cordonale può ridurre l’incidenza della retinopatia della prematurità Studio randomizzato ha messo a confronto trasfusioni di sangue cordonale e trasfusioni di sangue da donatori adulti" last_modified: "2026-06-10T12:30:14+00:00" categories: [2026, Rassegna Stampa] tags: [cellule staminali, sorgente] custom_fields: rmp_vote_count: 20 rmp_rating_val_sum: 81 rmp_avg_rating: 4.1 --- # Staminali cordonali per prevenire la cecità nei prematuri ## Vedere il mondo grazie al cordone ombelicale ** Buone notizie da un trial italiano: il sangue cordonale può ridurre l’incidenza della retinopatia della prematurità** > _Studio randomizzato ha messo a confronto trasfusioni di sangue cordonale e trasfusioni di sangue da donatori adulti nei neonati estremamente prematuri. Il risultato: minore incidenza di cecità causata dalla retinopatia della prematurità._ I neonati che nascono **tra la 24****a**** e la 2****7****a**settimana di gestazione sono esserini fatti di vetro, pronti a **rompersi** al primo contatto troppo brusco con il mondo. L’inizio della loro vita è un percorso in salita che, purtroppo, si interrompe in circa il 30% dei casi. Chi riesce ad arrivare in cima, porta comunque addosso i segni di quella prima scalata. Tra le patologie che colpiscono maggiormente i neonati gravemente prematuri, c’è la **retinopatia della prematurità** o **ROP**. In gran parte dei casi, questi bimbi vengono esposti ad alte concentrazioni di** ossigeno** in terapia intensiva. Pur salvando la loro piccola vita, il trattamento può **alterare** la crescita dei **vasi retinici **ancora immaturi. A volte, ciò causa prima un arresto e poi una crescita disordinata di nuovi vasi, fragili e anomali. Le forme più lievi di ROP regrediscono spontaneamente nel tempo. Le forme severe, invece, possono portare a **distacco di retina** e perdita permanente della vista. Un team di ricerca italiano sta studiando come evitare tutto questo usando il sangue cordonale. I bimbi prematuri hanno un enorme bisogno di trasfusioni di sangue. Di solito si usa il sangue adulto; se si usasse il sangue cordonale non idoneo al trapianto di staminali, invece? Lo [studio BORN](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39113069/) si basa su questa idea. Sembra un particolare trascurabile: il sangue è sangue, no? Eppure, l’**emoglobina fetale** (HbF) è **diversa** dall’emoglobina adulta (HbA): lega l’ossigeno più facilmente e lo rilascia in maniera diversa nei tessuti, per facilitarne lo scambio con la madre. Somministrare sangue adulto significa “diluire” la HbF presente nei neonati prematuri. Secondo i ricercatori, questo potrebbe aumentare il rischio di complicanze: senza emoglobina _ad _hoc, l’organismo immaturo farebbe** fatica** a gestire l’**abbondanza di ossigeno** dell’incubatrice. Il **sangue cordonale** è ricco di HbF. I ricercatori l’hanno dato ai bambini al posto del sangue adulto, per **mantenere **i livelli di emoglobina fetale alti e **proteggere** i vasi sanguigni ancora immaturi. I primi risultati sono incoraggianti. Rispetto a quelli che hanno ricevuto sangue adulto, i neonati che hanno ricevuto **esclusivamente** sangue cordonale hanno mostrato un tasso significativamente** più basso **di retinopatia della prematurità grave. Non sono state rilevate complicanze specifiche legate alla trasfusione, come squilibri elettrolitici, disturbi metabolici o reazioni acute. Se i risultati dovessero essere confermati, BORN **rivoluzionerà **le pratiche trasfusionali nelle terapie intensive neonatali. Usare sangue cordonale potrebbe diventare una strategia di prevenzione standard, da affiancare alle misure già esistenti. Affinché accada, però, è fondamentale che **neanche un cordone ombelicale** vada più perso. Fonte: link.springer.com --- --- title: "La longevità passa dalle staminali?" url: "https://www.sorgente.com/longevita-passa-dalle-staminali/" lang: "it" type: "post" description: "Invecchiare è inevitabile: c’è chi lo fa più velocemente, c’è chi lo fa più lentamente, ma presto o tardi tutti diventiamo vecchi. Eppure, l’essere umano combatte da sempre per aumentare la propria longevità e, chissà, vincere la morte. Alcuni ricercatori" last_modified: "2026-06-04T12:55:48+00:00" categories: [Cellule Staminali] --- # La longevità passa dalle staminali? Invecchiare è inevitabile: c’è chi lo fa più velocemente, c’è chi lo fa più lentamente, ma presto o tardi tutti diventiamo vecchi. Eppure, l’essere umano combatte da sempre per aumentare la propria **longevità **e, chissà, vincere la morte. Alcuni ricercatori stanno usando gli studi sulle **staminali** all’interno di questa lotta. Molti degli studi che vedremo cercano di individuare i** meccanismi biologici** che causano le patologie tipiche della terza età, se non addirittura l’invecchiamento stesso. L’obiettivo non è semplicemente “aggiungere anni alla vita”, ma piuttosto allungare il tempo vissuto in **piena salute**, autonomia e vitalità cellulare. Qual è il ruolo delle cellule staminali in questa rivoluzione? Le staminali hanno il compito di rinnovare e sostituire i tessuti danneggiati. Comprendere come funzionano potrebbe aiutarci a integrare queste preziose riserve cellulari e, di conseguenza, decodificare il segreto di una giovinezza duratura. ## Il ruolo delle staminali nell’invecchiamento L’invecchiamento è un processo lento e continuo, costituito da** numerosi **processi degenerativi molecolari che portano alla **progressiva** perdita di funzioni dei nostri tessuti. I ricercatori hanno raccolto questi meccanismi biochimici in una mappa denominata [_Hallmarks of Aging_](https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0092867422013770), ovvero “marcatori dell’invecchiamento”. La mappa è ricca di punti, ma in questa sede vogliamo concentrarci sull’**esaurimento delle cellule staminali**. Come già visto altrove, le persone adulte conservano una piccola riserva di cellule staminali. Pur essendo meno versatili delle staminali embrionali, queste** staminali adulte** servono a sostituire i tessuti danneggiati. Nel corso del tempo, però, molte di queste staminali iniziano a** morire **e a **perdere efficacia**. Di conseguenza, non riescono più a riparare tutti i tessuti, i danni si accumulano e gli organi perdono funzionalità. ## Perché le staminali invecchiano? La chiave della longevità sta anche nel capire _perché _le staminali adulte si esauriscono nel tempo. I ricercatori hanno individuato una causa principale: l’**infiammazione cronica di basso grado**. Nel corso degli anni, l’organismo accumula** rifiuti **di tutti i tipi: cellule morte, proteine ossidate, nutrienti in eccesso… I rifiuti in questione provocano una **risposta** del sistema immunitario, una sorta di incendio sotterraneo che non si spegne mai. Ciò **altera** il microambiente protettivo delle cellule staminali, che finiscono quindi per logorarsi e funzionare peggio. Questa infiammazione perenne ha molte cause, alcune delle quali legate allo stile di vita. - **Grasso in eccesso**. Il grasso viscerale, ovvero quello che avvolge gli organi, rilascia **citochine pro-infiammatorie** che stimolano l’invecchiamento precoce delle staminali adulte e, di conseguenza, dell’intero organismo. - **Senescenza cellulare**. Invece di replicarsi o di avviarsi verso la morte cellulare programmata, alcune cellule smettono semplicemente di funzionare. Sospese nei tessuti, **né vive né morte**, **avvelenano **l’ambiente circostante con molecole infiammatorie ed enzimi degradativi. - **Alterazioni del microbiota**. Quando la flora batterica intestinale si indebolisce, facilita il passaggio di **tossine **nel sangue che stimolano l’infiammazione cronica. - **Disfunzioni dei mitocondri**. Il DNA dei mitocondri è molto simile al DNA batterico. Quando gli organelli rilasciano il proprio materiale genetico, quindi, possono scatenare una risposta nel sistema immunitario. - **Disfunzioni del sistema immunitario**, che possono causare risposte autoimmuni. - **Disfunzioni nel meccanismo dell’autofagia**. L’organismo non riesce a smaltire le componenti cellulari danneggiate, che quindi si accumulano. Non tutti questi meccanismi ci sono del tutto chiari, almeno per il momento. Sappiamo che sono spesso** interconnessi**. Sappiamo che mangiare bene e mantenersi in movimento può rallentarsi. Eppure, non sappiamo ancora come evitarne del tutto l’insorgere. ## Le staminali mesenchimali contro l’infiammazione cronica Per il momento, non siamo in grado di eliminare del tutto l’infiammazione cronica di basso grado. In compenso, stiamo iniziando a comprenderne i meccanismi e a studiare come **ridurla** in laboratorio. Le **cellule staminali mesenchimali **sono più che semplici produttori di “mattoncini” per tessuti. Oltre che rimpiazzare le cellule morte o danneggiate, producono vescicole che risvegliano le capacità innate di guarigione dell’organismo: gli **esosomi**, minuscole capsule contenenti frammenti di RNA, proteine funzionali e lipidi strutturali. Questi esosomi viaggiano nello spazio intercellulare, pronti a penetrare nelle cellule circostanti. Una volta dentro, **spengono** i segnali infiammatori, **riattivano** i mitocondri e** stimolano** i processi biologici di auto-riparazione. In teoria, iniettare cellule staminali mesenchimali nell’organismo dovrebbe ridurne l’infiammazione e spingere il tessuto a rigenerarsi da solo. Infatti, stiamo studiando come sfruttarle non solo contro l’invecchiamento in generale, ma anche contro l’avanzare di [malattie autoimmuni](https://www.sorgente.com/malattie-autoimmuni/) e malattie neurodegenerative come il [Parkinson](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-contro-parkinson/). Nonostante la teoria sia solida, si scontra contro una pratica molto più complessa. La strada è indubbiamente quella giusta, ma stiamo ancora studiando come percorrerla nel modo più sicuro ed efficace possibile. ## Ringiovanire i mitocondri per ringiovanire le staminali Sfruttare gli esosomi per ridurre l’infiammazione è indubbiamente un modo per rallentare l’invecchiamento e aumentare la longevità, ma non è l’unico. Abbiamo accennato sopra all’importanza dei mitocondri, le piccole centrali energetiche che alimentano nel nostra cellule. Per mantenere intatte le sue proprietà, una cellula staminale ha bisogno di energia costante. Quando i **mitocondri** accumulano danni e** invecchiano**, iniziano a produrre una quota eccessiva di radicali liberi. I **ROS **in eccesso causano stress ossidativo, che** danneggia** il DNA della staminale e la spinge prematuramente alla **senescenza**. Un organismo sano affronta il problema con l’**autofagia**: i mitocondri difettosi vengono smantellati e riassorbiti, per evitare che danneggino le staminali. Le componenti dei mitocondri vecchi verranno usate per produrne di nuovi, che continueranno ad alimentare le cellule. Quando si invecchia, il processo di smantellamento e riciclo dei mitocondri si fa sempre **meno efficiente**. I mitocondri danneggiati** si accumulano**, producono grosse quantità di radicali liberi, forniscono **meno energia** e stimolano l’infiammazione. Per rendere le staminali più longeve, uno studio suggerisce di agire proprio sul meccanismo di [autofagia dei mitocondri](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5964648/). Nello specifico, i ricercatori stanno studiando gli effetti degli **induttori diretti della mitofagia**, ottenendo ottimi risultati sui modelli animali. ## Come proteggere le staminali nel quotidiano La medicina sta facendo grossi passi in avanti, ma siamo ancora lontani dall’avere farmaci ringiovanenti a base di staminali. In compenso, stiamo imparando come prenderci cura sempre meglio delle staminali che abbiamo già, per vivere più a lungo e più in salute. ### Nutrizione Mangiare frutta e verdura, ridurre le proteine animali, eliminare l’alcol e smettere di fumare è il modo più semplice per potenziare le cellule staminali endogene. **Fumo e alcol** stimolano infatti l’**infiammazione cronica**, così come il grasso in eccesso. Al contrario, le **fibre** mantengono il [microbiota in salute](https://www.sorgente.com/microbiota-cordonale-importanza/) e aiutano a **ridurre le infiammazioni**. C’è molto di più in ballo, però. Da qualche anno a questa parte, si parla del ruolo della **restrizione calorica** nell’autofagia. Mangiare alimenti con bassissima densità calorica e mimare il digiuno, infatti, potrebbe spingere l’organismo ad **eliminare **i rifiuti cellulari accumulati, comprese le **cellule senescenti** e i **mitocondri difettosi**. Questo ci aiuterebbe a ridurre l’infiammazione sistemica e, di conseguenza, rimetterebbe in forze le staminali. Abbiamo diversi studi a sostegno dell’efficacia del digiuno controllato, ma bisogna prestare molta attenzione: prima di sperimentare con il digiuno, bisogna sempre parlarne con il proprio** medico** e con un **nutrizionista**. ### Attività fisica regolare L’esercizio fisico stimola il rilascio di **fattori di crescita** che risvegliano le cellule staminali silenti, comprese quelle all’interno del cervello. Così facendo, promuove la produzione di neuroni nuovi, la riparazione muscolare e l’ossigenazione dei tessuti. Inoltre, i **microtraumi** a livello muscolare sono un modo sicuro per stimolare la succitata **autofagia**. Sul lungo periodo, l’esercizio fisico migliora l’ambiente nel quale le cellule staminali vivono, aiutandole a funzionare meglio. Questo è uno dei tanti modi in cui muoversi ci aiuta a diventare più longevi. ### Sonno Un sonno profondo e ristoratore favorisce la secrezione di **melatonina** e dell**’ormone della crescita**, essenziali per i processi di **riparazione** notturna e per la** protezione** delle nicchie staminali. Dormire poco non solo ci fa vivere peggio, quindi, ma ci fa vivere anche meno. ## In vista del futuro… Non abbiamo ancora creato un farmaco di lunga vita a base di staminali, ma chi può dire come sarà il futuro? Le staminali del cordone vengono già usate nel [trattamento di **oltre 80 malattie**](https://www.sorgente.com/quali-sono-le-malattie-curabili-con-le-cellule-staminali-cordonali/), molte delle quali pediatriche e potenzialmente mortali: conservarle significa mettere da parte una piccola assicurazione per il futuro. Chissà che un giorno quelle staminali non diventino la chiave per una vita **lunga**, **sana**, con molti meno acciacchi. --- --- title: "Come massimizzare il benessere materno e fetale" url: "https://www.sorgente.com/massimizzare-benessere-materno-e-fetale/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Dall’inizio della gestazione fino alla fine, il benessere di madre e figlio sono strettamente legati. Affinché il piccolo cresca sano e forte, serve che anche l’organismo materno sia sano e forte: cibo nutriente, niente alcol e niente fumo, una moderata" last_modified: "2026-08-07T14:27:31+00:00" --- # Come massimizzare il benessere materno e fetale Dall’inizio della gestazione fino alla fine, il benessere di madre e figlio sono strettamente legati. Affinché il piccolo cresca sano e forte, serve che anche l’organismo materno sia sano e forte: cibo nutriente, niente alcol e niente fumo, una moderata attività fisica. C’è molto più di questo, però. Il **benessere materno **dovrebbe essere sia **fisico** sia **mentale**, per garantire uno sviluppo armonioso del piccolo. Lo stato emotivo della madre, infatti, è parte integrante del contesto di [sviluppo del feto](https://www.sorgente.com/fisiologia-crescita-fetale-salute-neonato/). Vediamo quali sono i modi migliori per prendersi cura del proprio benessere in gravidanza, per vivere questo momento nel modo migliore e costruire le basi per il futuro equilibrio emotivo del bambino. ## Gravidanza e benessere mentale Siamo abituati a vedere e a trattare corpo e mente come due cose separate. Nell’immaginario comune, l’intellettuale è sempre piccolo e malaticcio, mentre l’atleta è un tontolone privo di intelligenza emotiva. Niente di più falso. Non abbiamo ancora ben chiaro come funziona la nostra psiche, ma una cosa è certa: mente e corpo sono strettamente** legati**, in gravidanza e in tutte le altre fasi della vita. Quelli che noi chiamiamo “emozioni” e “umore” sono segnali biochimici con conseguenze estremamente fisiche sul nostro organismo. Il che ci porta alla questione del **benessere psicofisico** in gravidanza. La gravidanza provoca un enorme sconvolgimento ormonale. L’obiettivo è [adattare il corpo della madre all’embrione](https://www.sorgente.com/i-segreti-della-gestazione-umana-cosa-succede-nel-corpo-di-una-donna/), ma le conseguenze vanno oltre il semplice rilassamento muscolare o la ritenzione idrica: ormoni come il progesterone e gli estrogeni agiscono direttamente sul **sistema nervoso centrale**. Durante i nove mesi di gravidanza, la donna è molto più soggetta del solito a sbalzi d’umore, stanchezza, irritabilità. La colpa va cercata sicuramente nell’eccezionalità del momento, ma anche in questi sbalzi ormonali. In che modo tutto ciò influenza lo sviluppo fetale? ### Umore ed emozioni materne influenzano il feto? Chiamano il cortisolo l’ “ormone dello stress”: in condizioni di pericolo, il corpo produce grandi quantità di cortisolo per: - aumentare il glucosio in circolo, così da avere energia pronta all’uso; - aumentare la pressione sanguigna e scappare più velocemente; - rimanere vigile. In natura il cortisolo è una grande risorsa e, probabilmente, ha determinato la sopravvivenza di molti nostri avi. Purtroppo, l’organismo umano non ha ancora compreso la differenza tra “tigre in agguato pronta a sbranarti” e “generica paura per il futuro”: percepisce entrambe le cose come “pericolo” e risponde producendo cortisolo. Se il cortisolo è fondamentale per affrontare una tigre e (forse) sopravvivere, può risultare addirittura** dannoso** contro la generica paura per il futuro e, in generale, contro tutto ciò che non si può risolvere** scappando o lottando**. Abbiamo detto che le donne incinte sono molto più soggette a umore ed emozioni negativi, anche a causa dei cambiamenti ormonali. Questo è un problema. In presenza di stress intenso e prolungato, infatti, i livelli di cortisolo rimangono **cronicamente alti**. Se avviene in gravidanza, ciò significa: - livelli troppo alti di** glucosio** nel sangue, quindi rischio maggiore di diabete gestazionale; - **pressione **sempre alta, che aumenta il rischio di preeclampsia; - disturbi del **sonno**, che alimentano a propria volta l’ansia e debilitano l’organismo materno. Ecco come l’ansia e lo stress materni influenzano negativamente il benessere fetale, se prolungati. Cosa dire di neurotrasmettitori “positivi” come la serotonina, invece, l’ “ormone del buonumore”? Al contrario del cortisolo, pare che la [serotonina materna aiuti lo sviluppo embrionale](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC1713169/) e, di conseguenza, ne migliori la salute futura. Insomma, una mamma felice e serena avrà probabilità maggiori di avere un bambino sano, felice e sereno. ## Come l’alimentazione influenza il benessere psicofisico Terapie psicologiche e psichiatriche giocano un ruolo essenziale, quando stress e ansia diventano disturbi gravi cronici. In questa sede, però, ci concentreremo su come cambiare il proprio **stile di vita** per prevenire e mitigare le forme più lievi. Abbiamo parlato più volte di come l’alimentazione materna influenza il feto, ma ci siamo sempre concentrati sui dettagli nutrizionali: l’importanza di fornire abbastanza [acido folico](https://www.sorgente.com/cosa-e-spina-bifida/) all’embrione in formazione, [come tenere sotto controllo il peso](https://www.sorgente.com/esempio-di-dieta-in-gravidanza-per-non-ingrassare/), perché evitare certi alimenti. Eppure, l’alimentazione è importante anche per il **benessere psicologico** in gravidanza. Il cibo che mettiamo nel piatto contribuisce a modulare **ormoni** e **neurotrasmettitori**; di conseguenza, influenza umore, energia e qualità del sonno. ### Triptofano L’esempio più lampante viene dalla succitata serotonina: il neurotrasmettitore contribuisce a **stabilizzare** l’umore, l’appetito e il ritmo **sonno–veglia**, rendendo meno bruschi gli sbalzi emotivi tipici della gestazione. Una parte importante della serotonina viene prodotta nell’**intestino** a partire dal **triptofano**, un amminoacido presente in semi oleosi, frutta secca, cereali integrali, legumi. ### Omega-3 Fondamentali anche gli acidi grassi omega-3, in particolare il DHA e l’EPA. Questi servono a mantenere l’integrità delle membrane dei **neuroni **e aiutano le **cellule nervose** a comunicare tra loro. In gravidanza contribuiscono sia allo sviluppo cerebrale del feto, sia al mantenimento dell’equilibrio cognitivo ed emotivo della madre. Un adeguato apporto di omega-3, infatti, è associato a una riduzione del rischio di “brain fog”, quella sensazione di nebbia mentale comune in gravidanza e nel post-partum. È inoltre correlato a un minor rischio di depressione perinatale. ### Micronutrienti Ci rendiamo conto dell’importanza dei micronutrienti solo quando mancano. **M****agnesio** e **vitamine del gruppo B **ne sono l’esempio più lampante: senza di loro, siamo più soggetti a irritabilità, stanchezza cronica, sonno disturbato. Il magnesio partecipa alla trasmissione degli **impulsi nervosi** e alla regolazione del ritmo **sonno-veglia**. Quando i livelli sono adeguati, si dorme meglio e anche i muscoli sono meno contratti. Al contrario, una carenza può favorire crampi, nervosismo e percezione amplificata degli stress esterni. Le vitamine del gruppo B, invece, sono fondamentali per la** sintesi **di **serotonina**, **dopamina **e **GABA**. Quando l’apporto è insufficiente, possono comparire stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione, tendenza alla malinconia e maggiore sensibilità allo stress. ## L’asse intestino-cervello in gravidanza Abbiamo detto che gran parte della serotonina viene prodotta nell’intestino, il che non ci dovrebbe stupire: all’interno della parete intestinale, vive una fitta rete di neuroni detta “sistema nervoso enterico”. Qualcuno lo definisce il nostro secondo cervello e per ottime ragioni. Sistema nervoso enterico e sistema nervoso centrale dialogano in continuazione usando nervi, neurotrasmettitori, ormoni, segnali chimici prodotti dai batteri intestinali e dalle cellule immunitarie. Questa comunicazione è **bidirezionale**: il cervello invia segnali all’intestino e viceversa. Un po’ tutti sanno che lo stress può influenzare digestione e motilità intestinale: quando si è agitati, capita spesso di non digerire, soffrire di stitichezza o avere attacchi di diarrea. Allo stesso tempo, però, lo stato del tuo** intestino **e dei suoi “abitanti”** influisce **su umore, livelli di energia e capacità di gestire l’ansia. In gravidanza, mentre gli ormoni cambiano rapidamente e il corpo si adatta, questo asse intestino–cervello diventa un alleato fondamentale per mantenere equilibrio e serenità. La qualità del [**microbiota**](https://www.sorgente.com/microbiota-cordonale-importanza/) e la presenza di fibre e nutrienti adeguati influenzano la sintesi della serotonina dal triptofano. Un intestino in salute favorisce una produzione più regolare di serotonina. Alcuni batteri intestinali, inoltre, sono in grado di produrre o modulare sostanze simili al **GABA**, un neurotrasmettitore che riduce l’iperattivazione e la sensazione di allarme interno. Per tutte queste ragioni, un intestino in salute aiuta a rimanere più calma, più lucida, con una maggiore capacità di affrontare le preoccupazioni senza esserne travolta. E il beneficio non riguarda solo la mamma: un ambiente materno più stabile, con livelli di stress meglio regolati, favorisce anche lo sviluppo fetale e il suo benessere. ## I “mood food” della gestazione In gravidanza, il cibo può diventare un alleato concreto per tenere più stabili umore ed energia. Alcuni alimenti, in particolare, sostengono il cervello e il sistema nervoso nel gestire ansia, irritabilità e cali di concentrazione: sono i cosiddetti “mood food”, i **cibi del buonumore** che aiutano a produrre i neurotrasmettitori legati alla serenità. ### Carboidrati complessi I carboidrati non sono nemici, soprattutto se scegli quelli “giusti”. Cereali** integrali **come avena, farro, quinoa e riso integrale rilasciano i propri zuccheri in modo **graduale**. In questo modo si riducono i picchi glicemici seguiti da crolli improvvisi, che causano stanchezza improvvisa, irritabilità, nervosismo e voglia compulsiva di dolci. Un piatto che contiene una fonte di carboidrati complessi , una quota di proteine e un po’ di grassi buoni aiuta a mantenere stabile l’energia per diverse ore. Questo si traduce in una mente più lucida, meno “up and down” emotivi e migliore [controllo della fame in gravidanza](https://www.sorgente.com/come-gestire-la-fame-in-gravidanza/). ### Semi oleosi I semi oleosi sono tra i cibi più ricchi in assoluto di** triptofano**, il precursore della serotonina. Inoltre, sono ricchi di grassi buoni come l’**omega-3**, anch’essi utili per modulare la serotonina e per proteggere il sistema nervoso centrale. ### Frutta secca La frutta secca è un’altra fonte inestimabile di **triptofano** e **omega-3**, ma non bisogna esagerare: è molto calorica è basta pochissimo per esagerare. La cosa migliore è fare merenda con 30 grammi di mandorle o, in alternativa, usarle come spezza-fame durante la giornata. ### Formaggi e latticini Perché amiamo il formaggio? Perché è letteralmente una grande fonte di felicità, essendo ricchissimo di **triptofano**! All’interno di una dieta varia ed equilibrata, [un pezzetto di parmigiano aiuta a dormire meglio](https://www.valorinormali.com/altro/parmigiano-reggiano-perche-un-cubetto-prima-di-dormire-aiuta-il-recupero/) e supporta il benessere psicofisico in gravidanza. Ottimi anche **yogurt** e **kefir**, che aiutano la flora intestinale e sono una fonte naturale di calcio. Entrambi i latticini danno il loro meglio** in combinazione** con semi oleosi o frutta secca, i cui grassi buoni stimolano l’assorbimento del triptofano. ### Pesce azzurro Il pesce azzurro è un’ottima fonte di grassi **omega-3**, specie alici e sgombro. I pesci di piccola taglia accumulano meno mercurio rispetto a quelli di taglia grande, infatti, e sono molto più sicuri per la salute. ## Una mente serena per un parto consapevole Una gravidanza vissuta coltivando, passo dopo passo, il proprio equilibrio emotivo non serve solo a sentirsi meglio durante i nove mesi: serve a dare un futuro migliore al proprio bambino. Nel nostro piccolo, anche noi di Sorgente possiamo aiutarti ad affrontare l’ansia di gravidanza e parto. [Conservare le staminali del cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/conservazione-delle-cellule-staminali-famigliare-vs-donazione-pubblica/) dà la sicurezza significa essere preparati a tutto, anche ai casi peggiori. Contattaci per saperne di più e per ricevere un consulto gratuito, senza impegno. --- --- title: "Cellule staminali contro artrosi del ginocchio: funzionano?" url: "https://www.sorgente.com/artrosi-al-ginocchio-e-cellule-staminali/" lang: "it" type: "post" description: "Per anni, l’artrosi al ginocchio è stato un percorso a senso unico verso: movimenti progressivamente più difficili, dolore al primo accenno di umidità e, infine, il tavolo operatorio. Per fortuna, le cose stanno cambiando. Capita sempre più spesso che la" last_modified: "2026-05-14T14:29:35+00:00" categories: [Cellule Staminali] custom_fields: rmp_vote_count: 1 rmp_rating_val_sum: 5 rmp_avg_rating: 5 --- # Cellule staminali contro artrosi del ginocchio: funzionano? Per anni, l’**artrosi al ginocchio** è stato un percorso a senso unico verso: **movimenti** progressivamente più difficili,** dolore **al primo accenno di umidità e, infine, il tavolo operatorio. Per fortuna, le cose stanno cambiando. Capita sempre più spesso che la [medicina rigenerativa](https://www.sorgente.com/medicina-rigenerativa-realta-o-fantascienza/) esca dai laboratori per entrare nella pratica clinica, offrendo soluzioni un tempo fantascientifiche. Questo vale anche per il trattamento dell’artrosi del ginocchio, benché noi si sia ancora lontani dal poter rigenerare un’articolazione per intero. In questo articolo esploreremo se e come le cellule staminali funzionano davvero per trattare l’artrosi, se questa terapia rappresenta vera alternativa all’intervento chirurgico e come prevenire (o almeno allontanare) l’artrosi del ginocchio. ## Cos’è l’artrosi del ginocchio In un ginocchio sano, le estremità delle ossa sono coperte da un “cuscinetto” di cartilagine liscio e resistente, che consente alle superfici ossee di scorrere senza attrito. Nell’[artrosi del ginocchio](https://www.humanitas.it/malattie/artrosi-del-ginocchio/), questa cartilagine** si assottiglia** e **si consuma**: le ossa iniziano a **sfregare** tra loro, si formano piccole **escrescenze** di tessuto osseo e l’osso subito sotto la cartilagine articolare si ispessisce. In più, l’usura e i continui microtraumi causano un’**infiammazione** cronica, che provoca ulteriori danni ai tessuti. Purtroppo, l’artrosi è una [malattia ](https://www.sorgente.com/malattie-croniche-staminali/)[**cronica**](https://www.sorgente.com/malattie-croniche-staminali/) e molto dolorosa. L’attrito osso-osso provoca dolore, gonfiore, rigidità e difficoltà a piegare o estendere il ginocchio. Nei casi avanzati, possono comparire **deformità** articolari e instabilità, che rendono difficili perfino attività quotidiane come camminare, salire le scale o alzarsi da una sedia. La patologia tende a **peggiorare **nel tempo ed è considerata irreversibile: una volta consumata, la cartilagine non si rigenera spontaneamente. Ciò che si può fare è intervenire con terapie mirate per ridurre il dolore, migliorare la funzione e rallentare l’evoluzione della malattia. ## Perché l’artrosi al ginocchio colpisce anche i giovani? L’artrosi del ginocchio è tipica dell’invecchiamento: con gli anni, la cartilagine perde elasticità e capacità di rigenerarsi. Eppure, la patologia può interessare anche soggetti giovani per una molteplicità di fattori: sovrappeso, traumi e infortuni, familiarità con la patologia. In questi casi si parla spesso di **artrosi “secondaria”**: non è l’età il problema principale, ma una combinazione di fattori che fanno invecchiare il ginocchio prima del tempo. ### Sovrappeso e lavori pesanti [Il sovrappeso e l’obesità](https://www.sydney.edu.au/news-opinion/news/2025/05/08/obesity-a-leading-cause-of-knee-osteoarthritis.html) aumentano in modo significativo il carico sulle ginocchia: ogni chilo in più moltiplica le forze che passano attraverso l’articolazione, accelerando così l’usura della cartilagine. Questo vale anche per i lavori pesanti, che comportano il sollevamento di grossi carichi e il sovraccarico del ginocchio. ### Traumi e infortuni sportivi Lesioni di legamenti e menischi aumentano il rischio di artrosi precoce, dato che alterano la **biomeccanica** del ginocchio e la** distribuzione **dei carichi sulla cartilagine. Dopo un trauma importante, infatti, il ginocchio lavora per anni in condizioni di “**micro-instabilità**” o con meno superficie di appoggio. Sul lungo periodo, questo accelera la degenerazione della cartilagine e provoca il manifestarsi dell’artrosi già a 30–40 anni. ### Difetti di allineamento delle ginocchia Avere ginocchia che puntano **verso l’esterno** (in varismo) o **verso l’interno **(in valgismo) può accelerare la degenerazione della cartilagine. A causa di queste piccole anomalie, il peso di concentra sempre sugli stessi punti dell’articolazione, creando un **sovraccarico** cronico che sfocia in una usura più rapida. ### Familiarità e malattie reumatiche A parità di stile di vita, chi ha parenti stretti con artrosi rischia maggiormente di svilupparla prima. Lo stesso vale per coloro che soffrono di **malattie infiammatorie** articolari, come le artriti, che possono danneggiare le articolazioni già in giovane età. ## I trattamenti tradizionali contro l’artrosi del ginocchio Le terapie tradizionali per l’artrosi del ginocchio si basano su un approccio **per gradi**. Si parte sempre da misure **conservative**, per gestire i sintomi e rallentare la progressione della malattia. Queste sono le più usate in caso di pazienti giovani, con una buona capacità di rigenerazione dei tessuti e un basso grado di artrosi. Man mano che l’artrosi aumenta di grado, diventano sempre più dolorosa e invalidante, si inizia a ricorrere a trattamenti più invasivi. ### Stile di vita La prima cosa che si consiglia di fare è cambiare stile di vita: - [dimagrire per ridurre il carico articolare](https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/obr.13230); - fare attività fisica **aerobic**a a **basso impatto**, come nuoto o camminata; - **rinforzare** muscoli che supportano le articolazioni del ginocchio, specie il quadricipite; - usare **tutori** del ginocchio e plantari che correggono la postura. ### Farmaci sintomatici Come farmaci visto nell’articolo dedicato ai [trattamenti contro l’artrosi](https://www.sorgente.com/cure-innovative-artrosi/), gli antinfiammatori non steroidei funzionano molto bene nelle **fasi acute **della malattia. Purtroppo, l’uso massiccio può causare gravi effetti collaterali a livello gastrointestinale. Nelle fasi più avanzate, potrebbero servire infiltrazioni intra-articolari di **corticosteroidi** o **acido ialuronico**. Entrambe le soluzioni aiutano a lubrificare l’articolazione, ma funzionano per massimo **12 mesi **e comportano diversi effetti collaterali. ### Interventi conservativi chirurgici Prima di ricorrere alla protesi, i medici cercano di intervenire con piccoli interventi conservativi, specie se il paziente ha meno di 60 anni: - eliminazione delle **escrescenze** di tessuto osseo; - rimozione del** tessuto danneggiato **che contribuisce a bloccare l’articolazione; - riparazione delle **microfratture**; - **trapianto **di cartilagine per stimolare la rigenerazione; - **riallineamento **del ginocchio, per distribuire meglio il carico. L’obiettivo non è eliminare del tutto le lesioni, cosa al momento impossibile, ma bloccare la progressione dell’artrosi e migliorare la funzionalità del ginocchio. ### Sostituzione del ginocchio con una protesi Quando l’artrosi peggiora, però, l’unica soluzione rimane la sostituzione, parziale o totale, dell’articolazione con una protesi. L’intervento risolve la patologia, ma non è sempre la soluzione migliore. Nei soggetti più giovani o molto attivi, può comportare un netto peggioramento della qualità della vita. - La protesi **riduce** la mobilità del ginocchio e rende **impossibile** proseguire con attività sportive ad alto impatto, come la corsa. - La durata media di una protesi è **20 anni**, dopodiché potrebbe essere necessario intervenire nuovamente. - L’intervento è impegnativo e possono servire oltre** 3 mesi **per tonare a una vita attiva. Ecco perché si ricorre all’intervento solo in caso di dolore invalidante e limitazione funzionale. ## Come funzionano le infiltrazioni di staminali Negli ultimi anni, ha fatto il suo ingresso sulla scena un nuovo trattamento per l’artrosi, usato soprattutto sulle ginocchia: le infiltrazioni di cellule staminali. Si tratta di un piccolo intervento, estremamente poco invasivo e adatto ai casi meno gravi. Si usano le staminali prelevate dai **tessuti del paziente stesso**, quindi non c’è alcun rischio di rigetto. Il tutto – estrazione delle staminali dal tessuto adiposo, lavorazione e infiltrazione – dura **30-60 minuti **e il paziente può tornare a casa in giornata, spesso già sulle proprie gambe. Molte persone lamentano un po’ di fastidio nei giorni successivi, ma nulla di invalidante: bastano un po’ di riposo e antidolorifici per ridurre il dolore. Ovviamente, nell’immediato bisogna evitare sforzi intensi per le ginocchia, come sollevare carichi pesanti o correre. In questo modo, le staminali avranno tutto il tempo per attecchire e riprodursi. Purtroppo, il trattamento non è ancora permanente: gli effetti delle infiltrazioni durano massimo **2 anni**. ### Perché le staminali sono comunque un passo avanti Nonostante l’effetto temporaneo, le staminali hanno comunque un impatto maggiore rispetto alle infiltrazioni di acido ialuronico o di cortisone. Non solo fungono da **lubrificante **per le articolazioni, ma** riducono** l’infiammazione e**accelerano** la guarigione locale. Ripetute nel tempo, le infiltrazioni aiutano a rallentare la degenerazione del ginocchio, preservare lo spessore cartilagineo ed evitare il ricorso alle protesi. ## Lo studio Humanitas: staminali vs protesi. Ci sono diversi studi su come sfruttare le proprietà delle staminali contro l’artrosi del ginocchio. Tra questi, ce n’è uno di **Humanitas**. Ne parliamo con professoressa [Elizaveta Kon](https://www.humanitas.it/medici/elizaveta-kon/), Responsabile dell’Unità di Ortopedia Traslazionale e del Centro di Ricostruzione Funzionale e Biologica del Ginocchio in Humanitas e docente di Humanitas University. Lo studio clinico prende in esame sia pazienti **anziani **che, per diversi motivi, non possono sostenere un intervento chirurgico, sia pazienti **giovani **tra i 40 e i 60 anni, interessati da artrosi post-traumatica causata da incidenti sportivi. Nella terapia messa al vaglio, i ricercatori usano **concentrati** tessutali ricchi di cellule staminali **stromali**. Queste cellule sono presenti in particolar modo nel midollo osseo e nel grasso e sono all’origine dello stroma, ossia la trama connettivale dei muscoli, delle ossa e della cartilagine. Le cellule staminali hanno un effetto **omeostatico** sull’articolazione affetta da artrosi, ne migliorano la funzionalità ed eliminano il dolore provocato dalla patologia. La tecnica adottata in questo studio è mininvasiva: ricovero in **day hospital **e infiltrazione di una soluzione ricca di questa tipologia di cellule, tramite una semplice **puntura al ginocchio** affetto dall’artrosi. L’obiettivo dello studio Humanitas, ancora in corso, è usare le cellule staminali adipose per rimandare o addirittura evitare l’impianto di protesi in persone affette da artrosi del ginocchio di alto grado. L’arruolamento dei pazienti nello studio viene effettuato **previa valutazione clinica** da parte dei medici dell’équipe del [Centro di Ricostruzione Funzionale e Biologica del Ginocchio](https://www.humanitas.it/unita-operative/centro-per-la-ricostruzione-funzionale-e-biologica-del-ginocchio/): Prof. M. Marcacci, Prof. E. Kon, Dr. F. Iacono, dr. T. Bonanzinga, dr. B. Di Matteo, Dr. G. Raspugli. ## Come prevenire l’artrosi del ginocchio Per prevenire l’artrosi precoce del ginocchio nei giovani, soprattutto sportivi o attivi, la chiave è **ridurre il sovraccarico cronico **sulla cartilagine e correggere i fattori di rischio modificabili. Un approccio proattivo basato su stile di vita e allenamento mirato può ritardare l’insorgenza dell’artrosi, mantenendo mobilità e funzione naturale. - **Controllo del peso corporeo**. Ogni chilo di sovrappeso aumenta di 4-6 volte il carico sul ginocchio durante camminata o corsa: dimagrire anche solo il 5-10% del peso riduce drasticamente il rischio di usura cartilaginea. - **Allenamento muscolare strategico**. Rinforzare quadricipite, femorali e glutei stabilizza il ginocchio e distribuisce meglio i carichi. - **Scelta degli sport**. Privilegiare sport a basso impatto e alternarli a corsa/trekking aiuta ad evitare sovraccarico continuo sullo stesso ginocchio. - **Recupero post-trauma**. Dopo distorsioni o lesioni meniscali/legamentose, serve yna riabilitazione completa per prevenire l’instabilità cronica, che accelera l’artrosi. - **Postura**. Correggere la postura con plantari o tutori riduce il sovraccarico compartimentale. Seguendo queste strategie, è possibile mantenere le proprie ginocchia in salute, in attesa che le cellule staminali ci aiutino a costruirne di nuove. --- --- title: "Perché il microbiota cordonale è così importante" url: "https://www.sorgente.com/microbiota-cordonale-importanza/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Siamo abituati a vedere i microrganismi come nemici della nostra salute, da combattere a suon di disinfettanti e antibiotici. Niente di più falso: negli ultimi anni abbiamo non solo appreso l’importanza del microbiota intestinale per la salute degli adulti, ma" last_modified: "2026-05-12T15:50:06+00:00" --- # Perché il microbiota cordonale è così importante Siamo abituati a vedere i microrganismi come nemici della nostra salute, da combattere a suon di disinfettanti e antibiotici. Niente di più falso: negli ultimi anni abbiamo non solo appreso l’importanza del microbiota intestinale per la salute degli adulti, ma anche quella del microbiota cordonale per i più piccoli. Scopriamo insieme cos’è esattamente il **microbiota cordonale**, da dove arriva e perché è uno dei tanti fattori che deciderà del futuro del tuo piccolo. ## Cos’è il microbiota nel cordone? In primo luogo, vale la pena chiarire la differenza tra microbiota e microbioma. Il **microbiota** è l’insieme di **microrganismi **che colonizzano un certo ambiente. Il **microbioma** è l’insieme del **patrimonio genetico** di questi microrganismi. I due termini indicano due cose strettamente legate tra loro, quindi, ma non identiche. Per decenni abbiamo visto l’utero come un ambiente quasi sterile, nel quale il feto potesse svilupparsi al sicuro da qualsiasi influenza esterna. Secondo gli studi, la realtà è decisamente diversa. Nonostante il piccolo non sia ancora venuto al mondo, il** sangue** del suo **cordone ombelicale** contiene una **comunità batterica** viva e dinamica: il microbiota cordonale, appunto. Com’è possibile tutto questo? Grazie alla madre, ovviamente. La piccola comunità batterica del feto ha origine dal microbiota materno, che arriva al feto sia durante la gravidanza sia durante il parto sia durante l’eventuale allattamento. Non per nulla, [studi su campioni di cordone](https://www.mdpi.com/1422-0067/22/4/1778) confermano somiglianze tassonomiche con il microbiota materno. ### Composizione Proprio come negli adulti, la composizione del microbiota cambia anche in feti e bambini. In linea di massima, la comunità è dominata da batteri presenti nell’intestino. - **Bifidobatteri**, che sfiorano il **6****0%** del totale in alcuni bimbi; notevole, considerando che ammontano a circa il 10% del microbiota totale, in un adulto. Trattasi di probiotici presenti prevalentemente nel colon, essenziali per digerire** fibre e zuccheri**. Una delle loro funzioni più interessanti (e inaspettate), però, è l’**immunomodulazione**: riducono le infiammazioni e favoriscono la maturazione della barriera intestinale neonatale. - **Lattobacilli**, circa il **20%** del microbiota fetale e neonatale. Negli adulti, è presente soprattutto nell’intestino e nella vagina, dove rappresenta fino al 97% della flora vaginale. Aiutato a digerire il **lattosio **e a **modulare le citochine**, tenendo così a bada le infiammazione. Tra l’altro, proteggono l’organismo contro un gran numero di agenti patogeni. - **Batteroidi**, tra il **15-20%** del totale; negli adulti, rappresentano una grossa fetta del microbiota gastrointestinale. Come i lattobacilli, tengono i batteri nocivi alla larga, aiutando così il sistema immunitario. Inoltre, contribuiscono al **metabolismo** di **carboidrati** e **fibre**. Oltre ai succitati batteri, il microbiota è composto anche da acidi grassi e anti-infiammatori. ## Come avviene la trasmissione del microbiota Essendo isolato dal mondo esterno, il feto ha un solo modo per formarsi un microbiota tutto suo: prenderlo dalla madre. Il microbiota cordonale si origina infatti dal **microbiota intestinale**,** vaginale** e **placentare materno**. I batteri che andranno a formare il microbiota fetale si trasferiscono soprattutto via emato-placentare: - alcuni batteri del microbiota materno attraversano la barriera intestinale ed entrano in circolo, fenomeno detto **translocazione batterica intestinale** e tipico della gravidanza; - i batteri attraversano la [barriera placentare](https://www.sorgente.com/10-cose-che-non-sapevate-della-placenta/), raggiungendo il feto; - il frammento di microbiota materno colonizza l’organismo del feto. Parte dei batteri possono raggiungere il piccolo anche attraverso lo scambio di sangue tra madre e figlio, nonché durante il travaglio. Il trasferimento emato-placentare pare comunque essere quello principale e anche il più precoce, dato che ha inizio fin dalle primissime settimane di gestazione. ## L’influenza di un microbiota sano sul neonato Il frammento del microbiota materno è il seme dal quale nascerà il microbiota neonatale, che si svilupperà nel tempo influenzando la salute del bambino a 360°. Come già accennato, un microbiota sano fa molto più che “digerire”: è un tassello essenziale anche per l’**educazione immunitaria **del giovane organismo. I batteri stimolano infatti l’**equilibrio **tra i diversi tipi di **linfociti**, affinché imparino a riconoscere i nemici esterni. In questo modo il piccolo ottiene uno scudo immunitario ottimale, correndo meno rischi di incappare in [risposte autoimmuni](https://www.sorgente.com/malattie-autoimmuni/). L’importanza di un microbiota sano salta all’occhio nei casi di** disbiosi precoce**, ovvero quando il neonato presenta una flora batterica compromessa. Tra questi bambini, i medici hanno rilevato un [aumento dei casi di eczema nei primi 2 anni di vita](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4380323/); inoltre, potrebbe esserci una correlazione tra microbiota debole e rischio di diabete, più avanti nella vita. Come se tutto questo non bastasse, i ricercatori stanno trovando sempre più collegamenti tra [microbiota e neurosviluppo](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37375546/). I batteri intestinali producono sostanze come GABA e serotonina, che stimolano la produzione di **neuroni**. Tra l’altro, le **citochine anti-infiammatorie** e la** serotonina** prodotta dall’intestino aiutano a mantenere l’umore stabile. ## Come migliorare il microbiota cordonale Data l’importanza del microbiota per la salute futura del bambino, cosa può fare una futura mamma per migliorarlo? Come in molti altri casi, il primo passo è prendersi cura di sé e della propria salute, dato che il seme del microbiota cordonale viene dal microbiota intestinale della madre. Migliore è il seme di partenza, migliore sarà il frutto. ### Alimenti fermentati Il primo passo è introdurre alimenti fermentati nella propria dieta: lo **yogurt**, meglio se bianco, è un ottimo punto di partenza; consigliati anche** kefir** e **skyr**, ricchi di fermenti lattici che non si trovano nel nostro yogurt. Con un po’ di attenzione e seguendo i consigli del medico, si possono introdurre nella dieta anche **crauti** e **kimchi**. Entrambe le preparazioni sfruttano i lieviti selvatici del cavolo per fermentare, diventando così una gustose fonte di probiotici. ### Frutta, verdura e altri cibi ricchi di fibre Le fibre sono un pasto ricchissimo per le colonie batteriche dell’intestino: **bifidobatteri e lattobacilli** le scompongono fino ad ottenere **acidi ****grassi ****a catena corta**. Gli acidi in questione servono per alimentare la barriera intestinale, inibire la formazione di batteri nocivi, stimolare la formazione di altri batteri benefici e ridurre le infezioni. ### Attività fisica moderata L’[attività fisica moderata](https://www.sorgente.com/attivita-fisica-in-gravidanza-una-piccola-guida/) è una presenza costante, quando si parla di gravidanza: migliora l’umore, aiuta a tenere sotto controllo il peso, contrasta la stitichezza. In più, è un vero toccasana per il microbiota materno e, di conseguenza, per quello cordonale. Fare esercizio aerobico per **30 minuti al giorno**, aumenta la varietà e la quantità dei batteri produttori di acidi grassi a catena corta. Basta una passeggiata con il cane, per ottenere i primi effetti positivi. ### Pochi antibiotici In gravidanza, l’uso di farmaci va moderato e questo vale soprattutto per gli antibiotici. Oltre che uccidere i batteri nocivi, infatti, gli antibiotici **danneggiano** la **flora intestinale**. Durante la gestazione, questo significa indebolire anche il microbiota cordonale. Con questo non vogliamo fare terrorismo contro gli antibiotici. Piuttosto, ti stiamo fornendo un’ulteriore ragione per non eccedere con farmaci del genere, che andrebbero preso** solo** quando **strettamente** necessari. E questo non solo in gravidanza. ### Parto naturale e allattamento Se possibile, il parto naturale sarebbe da preferire al parto cesareo: il [taglio cesareo](https://www.sorgente.com/taglio-cesareo-come-funziona/) ha salvato moltissime vite, ma ha anche molti contro; tra le altre cose, impedisce al bambino di raccogliere la ricca **flora batterica **materna presente nel **canale vaginale**. Stesso discorso per l’allattamento al seno che, là dove possibile, è estremamente benefico per il piccolo. Restando in tema, il** colostro** stimola le difese immunitarie e arricchisce il **microbiota neonatale**. ## Un cordone prezioso nel tempo Durante la gestazione, il cordone porta il suo prezioso carico di ossigeno, nutrienti e batteri benefici. Dopo, invece? Spesso va buttato, insieme al suo carico di preziose cellule staminali. Se vuoi evitare questo spreco, [richiedi la guida gratuita](https://www.sorgente.com/contatti/) o parla con gli esperti di **Sorgente** per un consulto senza impegno. --- --- title: "Qual è lo stato dell’arte della neuroriparazione" url: "https://www.sorgente.com/neuroriparazione-terapia-cellulare/" lang: "it" type: "post" description: "Studi clinici su ictus e lesioni del midollo: a che punto siamo? Le cellule staminali aprono nuove frontiere per la riparazione di danni al cervello e al midollo spinale Yiping Fan e colleghi hanno eseguito una revisione completa degli studi" last_modified: "2026-05-07T14:58:33+00:00" categories: [2026, Rassegna Stampa] tags: [sorgente, cellule staminali] custom_fields: rmp_vote_count: 18 rmp_rating_val_sum: 74 rmp_avg_rating: 4.1 --- # Qual è lo stato dell’arte della neuroriparazione ## Studi clinici su ictus e lesioni del midollo: a che punto siamo? **Le cellule staminali aprono nuove frontiere per la riparazione di danni al cervello e al midollo spinale** > _Yiping Fan e colleghi hanno eseguito una revisione completa degli studi clinici su ictus e lesioni del midollo. L’analisi offre di un quadro completo dei risultati ottenuti con le terapie cellulari, dall’inizio fino ad ottobre 2022._ Se guardiamo allo stato attuale della medicina, la gestione delle lesioni a carico del cervello e del midollo spinale rimane tra le sfide più difficili da affrontare. Benché colpiscano milioni di persone, non abbiamo ancora una vera e propria risposta. Eppure, pare che qualcosa si stia muovedo. Yiping Fan e colleghi hanno analizzato **72 **studi clinici incentrati sulla terapia cellulare, di cui **40** sul trattamento delle lesioni da **ictus** e **32** su quelle del **midollo spinale fino**. L’analisi parte dai primissimi studi e arriva fino a quelli pubblicati ad ottobre 2022. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista [_Stem Cell Translational_](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12873748/), offrendo una risposta inedita alla domanda: “a che punto siamo?” Al momento, la terapia cellulare si basa su tre meccanismi d’azione: - **Sostituzione ****c****ellulare ****d****iretta**. Si usano le cellule staminali per sostituire le cellule danneggiate, che siano neuroni o cellule della glia. L’obiettivo è ripristinare le connessioni neurali andate perse. - **S****upporto alla rigenerazione**. Le cellule staminali mesenchimali secernono fattori di crescita che stimolano la rigenerazione naturale del sistema nervoso, supportando sia i neuroni sopravvissuti sia le cellule progenitrici neurali del paziente. - **Immunomodulazione**. L’infiammazione è uno dei grandi nemici del sistema nervoso, dopo un ictus o una qualsiasi lesione. Le cellule trapiantate aiutano a rimodulare la risposta del sistema immunitario, impedendogli di peggiorare il danno preesistente. Queste sono le basi che accomunano pressappoco tutti gli studi in corso, quando si parla di terapia cellulare. A partire da queste, i diversi team di ricerca stanno cercando nuovi modi per ottimizzare le **fonti cellular****i** e, soprattutto, per perfezionare i metodi di **produzione e somministrazione** delle cellule da trapiantare. Dalla meta-analisi di Yiping Fan, emerge un quadro variegato. I risultati clinici sul trattamento delle** lesioni del midollo spinale** sono i più incoraggianti, al momento. Molti di questi studi hanno sfruttato le proprietà delle cellule mesenchimali del **cordone ombelicale**, ottenendo miglioramenti funzionali significativi. I partecipanti a questi studi hanno visto **miglioramenti** nella sensazione tattile, nel controllo motorio degli arti inferiori, nella funzione vescicale e intestinali. I miglioramenti sono stati misurati usando punteggi neurologici specifici per le lesioni del midollo spinale. Se ci spostiamo sugli studi riguardanti le terapia cellulare per l’**ictus**, i risultati sono un po’ più limitati. Dei 40 esaminati, solo 5 hanno usato **cellule neurali** nel trattamento. In compenso, un piccolo studio partito nel 2007 sta ottenendo ottimi risultati usando le **cellule ematopoietiche**. Durante il trial MASTERS (NCT01436487), i pazienti hanno ricevuto cellule progenitrici multipotenti per via endovenosa. L’approccio si è confermato **sicuro** e i segnali incoraggianti. I risultati mostrati dalla meta-analisi sono solo il punto di partenza: la ricerca non si ferma. Grazie a trial clinici sempre più mirati, le terapie cellulari stanno trasformando il paradigma della cura. Oggi l’obiettivo è chiaro: passare dal semplice trattamento dei sintomi al recupero effettivo delle funzioni, restituendo dignità e benessere a chi affronta le sfide di una lesione neurologica. --- --- title: "Oslo: nuova remissione dell’HIV grazie alle staminali" url: "https://www.sorgente.com/oslo-remissione-hiv-staminali/" lang: "it" type: "post" description: "Un trapianto di vita In Norvegia, un paziente è guarito dall’HIV dopo un trapianto allogenico di staminali. È il 10° al mondo Un 63enne norvegese, noto come il “paziente di Oslo”, è una delle pochissime persone al mondo ad aver" last_modified: "2026-05-06T15:11:13+00:00" categories: [2026, Rassegna Stampa] tags: [cellule staminali, sorgente] custom_fields: rmp_vote_count: 19 rmp_rating_val_sum: 76 rmp_avg_rating: 4 --- # Oslo: nuova remissione dell’HIV grazie alle staminali ## Un trapianto di vita ** In Norvegia, un paziente è guarito dall’HIV dopo un trapianto allogenico di staminali. È il 10° al mondo** > _Un 63enne norvegese, noto come il “paziente di Oslo”, è una delle pochissime persone al mondo ad aver raggiunto una remissione prolungata dall’HIV. La conferma arriva 4 anni dopo aver ricevuto un trapianto di cellule staminali dal fratello._ È il 2006, quando un uomo norvegese riceve una di quelle diagnosi che cambia la vita: virus dell’immunodeficienza umana, più comunemente conosciuto come **HIV**. Vive nella Norvegia dei primi anni 2000: l’HIV non è più sinonimo di AIDS e non è più la condanna a morte che era negli anni ‘80. I **farmaci anti****retro****virali** tengono a bada il virus, impedendogli di svilupparsi. L’uomo prosegue con la sua vita, tra **controlli periodici**, farmaci e gli inevitabili **effetti collaterali** di una terapia farmacologica. La sua è una vita _quasi_ del tutto normale; sicuramente più normale di quanto sarebbe stato possibile solo vent’anni prima. Nel **2018**, arriva per la seconda volta una di quelle diagnosi che cambia la vita: **sindrome mielodisplastica**, una grave forma di tumore del sangue. Non è un caso né semplice sfortuna, sia chiaro: il virus dell’immunodeficienza umana aumenta il rischio di sviluppare tumori; le terapie antiretrovirali ne riducono l’incidenza e la mortalità, ma hanno pur sempre dei limiti. In meno di quindici anni, quest’uomo ha visto la sua normalità spazzata via per ben due volte. Per fortuna, può contare sul supporto della famiglia. In breve tempo, le terapie sembrano funzionare, ma la gioia dura poco: meno di due anni dopo, nel mezzo della pandemia del **2020**, il **cancro ritorna**. In casi del genere, l’unica soluzione è il **trapianto di staminali**. L’ideale sarebbe avere a disposizione un campione di sangue cordonale proprio o di un familiare, per ridurre il rischio di rigetti, ma non è questo il caso. I medici decidono di virare sul **midollo osseo del fratello**, fortunatamente compatibile con il nostro protagonista. Dopo tanti anni di fatica, la fortuna sembra baciare l’uomo norvegese. Le staminali del fratello attecchiscono, spazzando via le ultime tracce di tumore e regalandogli un sistema immunitario nuovo di zecca. C’è di più, però: il fratello è portatore della mutazione genetica **CCR5Δ32**. Questo è un vero e proprio jackpot, per una persona affetta da HIV. Per entrare nelle cellule del sistema immunitario, la maggior parte dei ceppi di **HIV** utilizza una “porta d’ingresso” chiamata **recettore CCR5**. Nelle persone con la mutazione CCR5Δ32, questo recettore è **troncato** e non raggiunge la superficie della cellula. Senza questa porta, il virus non può entrare e le cellule sono quindi **immuni** dall’infezione di HIV. Dopo il trapianto, le cellule del fratello hanno sostituito completamente quelle del paziente, rendendolo di fatto immune al virus. **Guarendolo**, insomma. Per **due anni**, la situazione rimane incerta: medici e ricercatori aspettano sempre, prima di cantare vittoria. L’uomo prosegue con la **terapia antiretrovirale** e raddoppia i controlli, per verificare la presenza di tracce del virus. Eppure, più va avanti più queste tracce si assottigliano, fino a sparire del tutto. Nel **2022**, oltre quindici anni dopo la diagnosi, l’uomo **sospende** per la prima volta la **terapia antiretrovirale**, sempre dietro stretto controllo medico. Nel **2026**, possiamo finalmente dirlo: **il virus è sparito**, non c’è più replicazione virale. Il paziente di Oslo è **guarito dall’HIV**. Finalmente, può tornare ad avere una vita _normale_. Senza _quasi_. Fonte: nature.com --- --- title: "Malattie croniche e staminali: la lotta per una vita migliore" url: "https://www.sorgente.com/malattie-croniche-staminali/" lang: "it" type: "post" description: "Tra gli anni ‘90 e oggi, l’aspettativa di vita in Italia è aumentata di circa 8 anni e il merito è della medicina. Malattie un tempo mortali sono diventate fastidiose compagne di vita, ancora incurabili ma quanto meno trattabili. Nel" last_modified: "2026-05-05T10:38:16+00:00" categories: [Cellule Staminali] --- # Malattie croniche e staminali: la lotta per una vita migliore Tra gli anni ‘90 e oggi, l’[aspettativa di vita in Italia](https://www.istat.it/produzione-editoriale/salute/) è aumentata di circa **8 anni **e il merito è della medicina. Malattie un tempo mortali sono diventate fastidiose compagne di vita, ancora incurabili ma quanto meno trattabili. Nel nostro Paese, le ecatombi causate dall’AIDS si sono ridotte drasticamente; nell’88% dei casi di tumore alla mammella, la paziente sopravvive per oltre 5 anni dalla diagnosi; il 90% di persone affette da anemia falciforme arriva all’età adulta. Sono tutti risultati eccezionali, che hanno però un grosso “contro”: sempre più persone devono convivere con **malattie croniche**. Parliamo di patologie che accompagnano il paziente per anni o **decenni**, influenzando ogni aspetto della quotidianità, dalla gestione del lavoro alle dinamiche familiari e al benessere psicologico. Controllare i sintomi, mitigare le infiammazioni o compensare le funzioni perse sono tutti grandi passi in avanti, ma non sempre bastano. Dobbiamo andare oltre la gestione conservativa e cercare trattamenti che mirino a riparare il danno, oltre che a “metterci una pezza”. Trattamenti che, spesso, hanno al centro le cellule staminali. ## **Cos’è una malattia cronica** Una patologia acuta ha sempre un inizio chiaro e un decorso limitato nel tempo, che può portare alla guarigione o alla morte. Secondo la _National Commission on Chronic Illness_, invece, le malattie croniche sono “caratterizzate da un** lento e progressivo declino** delle normali funzioni fisiologiche”. Il malato cronico **non muore né guarisce**: convive con la sua malattia per decine di anni. Questo spiega perché le malattie croniche sono in aumento. Molte delle **malattie croniche di oggi** sono le** malattie mortali di ieri**: pazienti che un tempo sarebbero morti nel giro di pochi anni, oggi ricevono trattamenti che rallentano la progressione della malattia, ne riducono i sintomi e consentono loro di mantenere un buon grado di autonomia. In Italia, l’aumento delle patologie croniche riflette l’invecchiamento della popolazione. Più si invecchia, più è probabile incorrere in malattie cardiovascolari o respiratorie croniche, che necessitano di cure a lungo termine. Eppure, l’invecchiamento della popolazione è solo la punta dell’iceberg. ### **Le cause delle malattie croniche** Il termine “cronico” definisce la durata della malattia, più che la sua natura. Abbiamo tumori che diventano cronici, malattie genetiche, infezioni. Ciononostante, possiamo individuare tre fenomeni alla base di gran parte delle patologie che, in un modo o nell’altro, si cronicizzano: - **infiammazione **di basso grado costante, come quella causata dall’eccesso di tessuto adiposo; - **stress ossidativo**, ovvero l’eccesso di radicali liberi che danneggiano le cellule a fronte di una carenza di antiossidanti; - **senescenza cellulare**, cellule malate o morte che rimangono metabolicamente attive e secernono molecole infiammatorie. I processi in questione sono quasi sempre interconnessi: la senescenza cellulare provoca o peggiora l’infiammazione, l’infiammazione cronica causa lo stress ossidativo, lo stress ossidativa danneggia il DNA delle cellule e porta alla senescenza cellulare. Tutto questo contribuisce al **deterioramento funzionale** dell’organismo e, in combinazione con eventuali **predisposizioni genetiche** o **infezioni**, aumenta il rischio di sviluppare malattie croniche. ### Le malattie croniche più diffuse in Italia Secondo i dati di [EpiCentro sulle malattie croniche](https://www.epicentro.iss.it/passi/dati/croniche), in Italia sono diffuse prevalentemente le malattie croniche cardiovascolari, metaboliche e tumorali. Entriamo nel dettaglio. - **Malattie respiratorie croniche**. Colpiscono quasi il 6% della popolazione e comprendono patologie come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) o l’asma. Sono accomunate da danni permanenti alle **vie aeree **causati non solo da una certa predisposizione genetica, ma anche da fattori quali inquinamento ed esposizione al fumo di sigaretta. - **Malattie cardiovascolari**. Colpiscono poco più del 5% della popolazione. Comprendono condizioni croniche che colpiscono il cuore e i vasi sanguigni, spesso esito di anni di stress ossidativo e alterazioni metaboliche. L’**ipertensione**, pur non essendo una patologia cardiaca di per sé, è un grosso fattore di rischio. - **Diabete** e altre patologie metaboliche. Solo il diabete mellito colpisce circa il 4,8% della popolazione italiana. Accanto a questo, ci sono l’ipertiroidismo, l’ipotiroidismo e molte altre condizioni o patologie. Ciò che hanno in comune è l’**alterazione** di **una o più vie metaboliche** (disfunzione dell’insulina, eccessiva funzionalità della tiroide, carenza di ormoni tiroidei, ecc.), alterazione che alla lunga può danneggiare tutto l’organismo. - **Tumori** che si sono cronicizzati, tenuti quindi sotto controllo grazie a cicli periodici di chemioterapia o radioterapia. Interessano poco più del 4% della popolazione. - **Malattie infiammatorie intestinali**, come il morbo di Crohn o la colite ulcerosa. In questi casi, il sistema immunitario iperattivo induce un danno cronico a carico delle mucose intestinali. - **Demenze**, comuni specialmente tra le persone più anziani. Si caratterizzano per la perdita progressiva delle funzioni cognitive, che può durare anni se non decenni. Pare evidente quanto sia variegato il panorama delle malattie croniche: ciascuna categoria ha cause **ambientali e genetiche** specifiche, un’aspettativa di vita variabile, trattamenti più o meno efficaci. Ciò che hanno in comune è la durata, appunto, che costringe migliaia di persone a vivere in un eterno** limbo** tra salute e malattia. ## Le cellule staminali come speranza contro le malattie croniche Benché ancora agli inizi, la [medicina rigenerativa](https://www.sorgente.com/medicina-rigenerativa-realta-o-fantascienza/) è già oggi un elemento di rottura rispetto al modello terapeutico tradizionale. Oggi l’obiettivo è sfruttare le proprietà delle staminali non solo per **contenere** i sintomi delle patologie croniche, ma anche per **ripararne** almeno in parte i danni e modificare il decorso biologico della malattia. Come visto già altrove, le cellule mesenchimali (in particolare quelle del [cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/perche-il-cordone-ombelicale/)) possono agire in più modi: - **modula****zione del**** sistema immunitario**, utile specie contro [malattie croniche autoimmuni](https://www.sorgente.com/malattie-autoimmuni/) come la sclerosi multipla o l’artrite reumatoide; - **n****europrotezione**. Le staminali secernono fattori di crescita e molecole protettive utili sia per i neuroni sia le cellule circostanti, poiché li aiutano a sopravvivere allo stress ossidativo; - **a****ngiogenesi**, la stimolazione di nuovi vasi sanguigni migliorando l’ossigenazione dei tessuti danneggiati; - **rigenerazione**, dato che possono differenziarsi in tipi cellulari specifici, utili per sostituire quelli persi o danneggiati. L’effetto combinato di questi meccanismi si potrebbe tradurre non solo in sintomi meno marcati, ma anche in un **miglioramento **concreto della salute dell’organismo. Ecco perché scienziati di tutto il mondo stanno portando avanti studi clinici a riguardo, alcuni con risultati estremamente interessanti. Al momento, i risultati migliori si hanno nella** riduzione **dei** dolori cronici **tipici di condizioni come l’[artrosi](https://www.sorgente.com/cure-innovative-artrosi/). Purtroppo rimangono risultati solo temporanei (la durata massima si aggira sui **3 anni**), ma si stanno facendo grossi passi in avanti e una cosa è chiara: le staminali hanno tutti i presupposti per **rallentare** la progressione di molte malattie croniche e per stimolare il **recupero **di almeno parte delle funzioni. ### Integrare terapie avanzate e stile di vita Se c’è un risultato che emerge forte e chiaro dalle ricerche in corso, quello è l’importanza dello stile di vita nel trattamento delle malattie croniche. Anche le terapie più avanzate possono poco, se manca un approccio** sistemico** alla cura della salute. Come intuibile dai paragrafi precedenti, molte malattie croniche sono figlie anche di uno **stile di vita poco sano**. Obesità, sedentarietà, fumo sono tutti fattori che peggiorano la salute generale dell’organismo, offrendo quindi il fianco ad eventuali predisposizioni genetiche. Affinché funzionino al meglio, le nuove terapie hanno bisogno di un **microambiente** il più possibile **sano**. Anche per questa ragione, una buona dieta e un’attività fisica regolare sono sia una misura preventiva sia un vero e proprio [presidio terapeutico per le malattie croniche](https://www.evidence.it/articolodettaglio/209/it/503/efficacia-dellesercizio-fisico-nei-pazienti-con-patologie-cro/articolo). Con qualche accorgimento, fare movimento riduce il rischio di progressione della disabilità **dal 25% al 50%**, migliorando drasticamente l’autosufficienza e riducendo la dipendenza da farmaci. --- --- title: "Perché è importante avere i muscoli in gravidanza" url: "https://www.sorgente.com/importanza-muscoli-gravidanza/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "In gravidanza, i dolori muscolari e le tensioni sono la norma: schiena e bacino sostengono circa 6 kg di utero, placenta e feto; i muscoli si rilassano e sono meno tonici a causa del progesterone; gran parte dei sali minerali" last_modified: "2026-04-24T10:29:14+00:00" --- # Perché è importante avere i muscoli in gravidanza In gravidanza, i **dolori muscolari **e le **tensioni** sono la norma: schiena e bacino sostengono circa 6 kg di utero, placenta e feto; i muscoli si rilassano e sono meno tonici a causa del progesterone; gran parte dei sali minerali finiscono al bambino, invece che alla mamma… L’unica cosa da fare è sdraiarsi e aspettare che passi tutto. Oppure no. Nonostante il nostro povero corpo faccia intendere il contrario, in gravidanza è importantissimo mantenere (o riprendere) un buon livello di** forza e controllo muscolare**. Avere muscoli allenati aiuta a migliorare la stabilità, a gestire i cambiamenti posturali e, in generale, ad affrontare sforzi quotidiani grandi e piccoli. In questo articolo vedremo **cosa succede ai muscoli** in gravidanza, **quali segnali** possono indicare che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe e, soprattutto, **come prendersene cura**. ## Cosa succede ai muscoli in gravidanza Nell’immaginario comune, i muscoli sono sinonimo di forza e di potenza fisica. Pur essendo in parte vero, i muscoli hanno un ruolo molto più profondo: danno** stabilità**, **equilibrio** e **coordinazione**. Quando si indeboliscono o cambiano, quindi, aumenta il rischio di incappare in tensioni e dolori. La gravidanza è un cambiamento radicale per il corpo di una donna e per i suoi muscoli, un cambiamento che agisce su più livelli: - **ormoni **che rimodellano i tessuti; - spostamento del **baricentro**; - aumento progressivo del **carico meccanico** su bacino e colonna. Tutto questo mette a dura prova la muscolatura, specie quella di tronco e bacino. Man mano che i mesi passano, diventa sempre più difficile mantenere la stabilità del tronco, controllare i movimenti e rimanere in equilibrio. Da qui (parte) dei dolori muscolari tipici dei nove mesi. Entriamo nel dettaglio per ciascun trimestre. ## Primo trimestre Nel primo trimestre, i livelli ormonali impazziscono per rendere l’organismo accogliente per il feto. La **relaxina** ammorbidisce **legamenti** e tessuti connettivi; di conseguenza, i muscoli devono lavorare di più per stabilizzare le articolazioni. Nel mentre, il **progesterone **rilassa la** muscolatura liscia** e stimola la vasodilatazione. Pur essendo quasi invisibile dall’esterno, l’utero ha già iniziato a crescere e il baricentro si è spostato impercettibilmente in avanti. I muscoli della **zona lombare** e della **catena posteriore** si contraggono per compensare questo squilibrio; **contrazioni** minuscole, in apparenza, che però contribuiscono ad affaticare i muscoli della schiena. ## Secondo trimestre Nel secondo trimestre, assistiamo a un’esplosione sia del pancione sia dei dolori muscolari. L’organismo subisce un enorme adattamento **meccanico** e **strutturale** che, se non gestito a dovere, provoca tensioni e contratture soprattutto nella zona lombare. In questa fase, il cambiamento più evidente tocca i muscoli **retti dell’addome**. Per fare spazio all’utero che risale verso l’ombelico, le fibre muscolari e il loro tessuto connettivo** si allungano** e **si assottigliano**. In casi estremi, questo fenomeno sfocia nella diastasi addominale, ovvero la separazione permanente dei muscoli addominali. L’allungamento e la separazione dei muscoli addominali riduce il supporto del pancione, che intanto continua a crescere. Dato che gli addominali sono i principali antagonisti dei **muscoli dorsali**, la schiena è costretta a sostenere il carico del pancione da sola, **senza il contrappeso anteriore**. Ciò finisce per affaticare i dorsali, provocando tensioni e dolore. ## Terzo trimestre L’apice dei fastidi muscolari si raggiunge nel terzo trimestre, con la massima distensione addominale. Il volume dell’utero **sposta** gli organi interni e porta i muscoli della parete addominale alla loro massima estensione. In questa fase, la capacità contrattile degli addominali è ridotta al minimo; sono un mero “sostegno elastico” per mantenere utero e organi interni al loro posto. La **stabilità** del tronco dipende quasi interamente dalla **colonna vertebrale**. Per bilanciare il peso del pancione, la gestante accentua drasticamente la **lordosi lombare**, ovvero la curva naturale della parte bassa della schiena. I muscoli della schiena rimangono quasi costantemente **contratti **per mantenere il corpo in equilibrio. Anche i muscoli delle gambe lavorano di più per sostenere l’aumento di peso e i cambiamenti nella camminata, che diventa più larga per aumentare la base di appoggio e la stabilità. Il cambiamento più critico avviene però nel **pavimento pelvico**, che deve sostenere il peso combinato di feto, placenta e liquido amniotico. Grazie alla relaxina le fibre muscolari pelviche diventano più elastiche, per facilitare l’ormai imminente passaggio del bambino; al contempo, aumenta il rischio di** stiramenti **e **dolori articolari**. In tutto questo, il **diaframma** è spinto così **in alto **da rendere difficile respirare. Entrano quindi in gioco i muscoli accessori del **collo** e del** torace**, per aiutare a sollevare la gabbia toracica. Ciò li mette sotto sforzo, aumentando il rischio di dolori anche nella parte superiore del torso. ## I benefici del rafforzamento muscolare In gravidanza non ci si allena per mettere su massa o per aumentare le proprie performance sportive. In questa fase della vita, la priorità è aiutare il corpo a gestire tutti i cambiamenti visti sopra e, nei limiti del possibile, ridurre i disagi. Il rafforzamento muscolare non elimina tutti i dolori, ma aiuta a **ridurli**. Molti dolori muscolari tipici della gravidanza, infatti, nascono da **sovraccarichi**: il bacino si muove in modo meno controllato, il tronco è poco stabile e tutti gli sforzi ricadono sulla zona lombare. Rafforzare determinate fasce muscolari aiuta a migliorare la** stabilità** e a** ridurre il carico** sulle aree più vulnerabili. In particolare, l’obiettivo è migliorare: - **Postura**. In gravidanza, il baricentro si sposta e la colonna cerca di adattarsi. Allenare il **core profondo** (diaframma, pavimento pelvico, multifido e trasverso dell’addome) e la **catena posteriore** (glutei, cosce, anca) aiuta a trovare una postura più stabile, meno stressante per la schiena. - **Tono** del **pavimento pelvico**. Il pavimento pelvico sostiene tutti gli organi della cavità addominale inferiore, tra cui utero e canale vaginale. Un pavimento pelvico tonico aiuta a sostenere parte del **carico** che dovrebbe ricadere sugli **addominali**, riducendo il rischio di diastasi e di dolori. - **Controllo** del **pavimento pelvico**. Oltre che migliorare il tono del pavimento pelvico, è importante imparare a controllarlo. Essendo il sostegno principale dei nostri **genitali interni**, controllare il pavimento pelvico rende il** parto** più rapido e meno traumatico. ## Quale programma di allenamento scegliere Come visto nell’articolo dedicato all’[attività fisica in gravidanza,](https://www.sorgente.com/attivita-fisica-in-gravidanza-una-piccola-guida/) l’allenamento deve seguire delle regole: - mantenere l’**intensità moderata**; - privilegiare la **qualità** del movimento piuttosto che la quantità; - **ascoltare **il corpo e **fermarsi** in caso di dolore o fastidio. Detto questo, non esiste un programma di allenamento muscolare adatto a tutte le donne incinte: molto dipende dalla** tolleranza** alla fatica fisica della singola persona. In linea generale, però, l’ideale sarebbe allenarsi** 2-3 **volte a settimana focalizzandosi sui muscoli più rilevanti per la gestazione: - **diaframma**, per facilitare la respirazione man mano che il pancione cresce; - **pavimento pelvico**, per sostenere meglio l’utero, migliorare il controllo della vescica e facilitare le spinte durante il parto; - **multifido**, muscolo profondo del dorso che stabilizza le vertebre. Allenarlo aiuta a sostenere il peso del pancione; - **glutei e cosce**, per migliorare l’equilibrio e ridurre la lordosi lombare; - **anca**, per migliorane la mobilità e sostenere meglio il peso del corpo. Gli addominali, per quanto importanti, vanno evitati: allenarli mentre sono allungati e separati aumenta il rischio di diastasi addominale. ## Prodotti per ridurre dolori muscolari e crampi L’esercizio fisico aiuta moltissimo a prevenire i dolori muscolari, ma potrebbe non bastare: la colonna vertebrale e i muscoli paravertebrali sono comunque sottoposti a uno stress costante; oltre che allenarli, bisogna **scaricare** parte del peso che sono costretti a sopportare. Per farlo, esistono strumenti ad hoc. - **Cuscini da gravidanza**, di cui abbiamo parlato nell’articolo su [come dormire in gravidanza](https://www.sorgente.com/come-dormire-in-gravidanza-la-guida/). - **Cuscini ergonomici da ufficio**, per le donne che stanno a lungo sedute. Sono cuscini a ciambella pensati per eliminare la pressione sul pavimento pelvico; in combinazione con cuscini a cuneo per la zona lombare, riducono drasticamente le tensioni e i dolori. - **Guaine **e **fasce di sostegno **specifiche per la gravidanza. Aiutano a sollevare il pancione e a sostenere il peso dell’utero, dando sollievo a bacino e zona lombare. - **Scarpe** con un **tacco **di **2-3 cm**, per distribuire il peso corporeo senza sbilanciare ulteriormente la postura. Messe tutte insieme, queste piccole cose aiutano a migliorare la propria salute muscolare in gravidanza, rendendo l’esperienza più piacevole e decisamente meno dolorosa. --- --- title: "Come l’istocompatibilità delle staminali può aiutare tutta la famiglia" url: "https://www.sorgente.com/istocompatibilita-staminali-aiutare-famiglia/" lang: "it" type: "post" description: "I trapianti sono qualcosa di straordinario: usare le cellule o gli organi di una persona per salvarne altre. Purtroppo, il nostro organismo non è programmato per accettare questo dono, il che ci porta al discorso dell'istocompatibilità nei trapianti di staminali" last_modified: "2026-04-20T10:18:05+00:00" categories: [Cellule Staminali] --- # Come l’istocompatibilità delle staminali può aiutare tutta la famiglia I trapianti sono qualcosa di straordinario: usare le cellule o gli organi di una persona per salvarne altre. Purtroppo, il nostro organismo non è programmato per accettare questo dono, il che ci porta al discorso dell’istocompatibilità nei trapianti di staminali e non solo. Il sistema immunitario è progettato per distinguere tra “**self**” (elementi interni all’organismo) e “**non-self**” (corpi estranei, come batteri o virus). La capacità delle cellule di farsi riconoscere come “self” è proprio l’istocompatibilità. Cosa succede quando introduci delle cellule estranee nell’organismo, però? Possono comunque farsi riconoscere e accettare dal nuovo ospite? ## Cos’è il complesso maggiore di istocompatibilità Come accennato sopra, il **complesso maggiore di istocompatibilità** è ciò che rende due tessuti compatibili tra loro. Nell’essere umano è noto come **HLA (Human Leukocyte Antigen)** ed è determinato da un gruppo di proteine presenti sulla superficie di tutte le cellule dell’organismo. Quando i linfociti T riconoscono le proteine in questione, etichettano le cellule come elementi “self”. Quando si imbattono in elementi esterni potenzialmente dannosi e privi di queste proteine, invece, li etichettano come “non-self” e li attaccano. Il pattern delle proteine HLA cambia di individuo in individuo, anche se può essere più o meno simile tra persone con un corredo genetico simile. ### Perché è importante Perché l’istocompatibilità è così importante nei trapianti? Potresti averlo già intuito: se il complesso maggiore di **istocompatibilità** del donatore è troppo **diverso** da quello del ricevente, il **trapianto** è destinato a **fallire**. Quando si cerca di iniettare cellule non compatibili nell’organismo, il sistema immunitario risponde alle cellule estranee e le rigetta. In compenso, tanto più gli **antigeni HLA** di donatore e ricevente sono **simili**, minore è il rischio che il sistema immunitario veda le cellule donate come un “nemico” da attaccare. Un’alta compatibilità si traduce anche in un **miglior successo a lungo termine**: nei trapianti tra gemelli, ad esempio, si osservano tassi di attecchimento più alti proprio perché il profilo HLA è molto vicino, quasi come se il corpo ricevesse un pezzo di sé stesso. Purtroppo, il complesso maggiore di istocompatibilità è estremamente variabile tra individui: ci sono migliaia di combinazioni possibili, il che rende la ricerca di un donatore una sfida. ## Come si analizza l’istocompatibilità? Prima di procedere con un trapianto, non solo di staminali, si usa una combinazione di test molecolari e test immunologici per valutare l’istocompatibilità tra donatore e ricevente. - **Tipizzazione HLA molecolare**: si identificano gli antigeni presenti sulle cellule del donatore e del ricevente, confrontandole. Basta un campione di sangue. - Ricerca di **anticorpi anti-HLA** nel sangue del ricevente, che potrebbero “mirare” ad alcuni antigeni del donatore e vanificare il trapianto. - **Crossmatch**, test di conferma nel quale si mettono a contatto le cellule del ricevente con i linfociti del donatore. Se si verifica una reazione, il test è positivo e il trapianto è considerato ad alto rischio. In alcuni casi, la tipizzazione HLA molecolare si può eseguire **in anticipo** per tagliare i tempi. Ad esempio, noi di Sorgente eseguiamo la [tipizzazione HLA](https://www.sorgente.com/servizi/tipizzazione-hla/) su tutti i campioni di sangue cordonale destinati alla conservazione, pronta da analizzare in caso di bisogno. ## L’impatto della tipizzazione HLA sulla salute familiare Determinare gli antigeni HLA presenti sulle staminali del cordone ombelicale ha un impatto sulla salute di tutta la famiglia, non solo su quella del proprietario del cordone. Dato che le combinazioni degli antigeni sono innumerevoli, cercare un donatore compatibile è come cercare un ago in un pagliaio. Purtroppo, certe malattie non rispettano i tempi della medicina: le settimane – i mesi! – necessari per trovare un donatore possono rivelarsi troppi per il paziente. Quando si decide di conservare il cordone ombelicale di un bimbo, Sorgente analizza gli indici di compatibilità del campione. In questo modo, è possibile sapere fin da subito se il campione è utilizzabile per altri membri della famiglia o per altri pazienti. In caso di emergenza, questo può fare la differenza tra la vita e la morte. ### Perché il secondo figlio può essere un donatore prezioso Quanto visto sopra si rivela è particolarmente importante per i fratelli nati dalla stessa coppia. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, infatti, i donatori potenzialmente migliori non sono i genitori di un bambino, ma proprio i suoi fratelli. Al momento del concepimento, i **genitori** trasmettono il 50% dei loro geni tramite i cromosomi sessuali. All’interno di questo pacchetto di informazioni, troviamo anche l’insieme di varianti genetiche (l’aplotipo) che determinano gli antigeni HLA: un **aplotipo dal lato materno** e un **apolotipo dal lato paterno**. Di conseguenza, il **bambino** condividerà solo il **50% degli antigen**i con ciascun genitore. Con i **fratelli**, le cose sono diverse. A seconda di come si combinano i geni, due fratelli pieni hanno: - **25%** di probabilità di avere un’**istocompatibilità perfetta**, avendo ereditato esattamente lo stesso pacchetto di varianti genetiche da ciascun genitore; - **50%** di probabilità di avere un’**istocompatibilità parziale**. Tra genitore e figlio, l’istocompatibilità perfetta è impossibile invece, proprio perché il figlio riceve un aplotipo da un genitore e un aplotipo dall’altro genitore. Ciò significa che i fratelli sono potenzialmente i donatori migliori per un figlio malato. ## L’istocompatibilità nelle staminali cordonali In tutti i casi di trapianto, l’ideale sarebbe trovare un donatore con istocompatibilità perfetta; non sempre è possibile ed è qui che entra in gioco il grande valore delle staminali cordonali. Le **staminali cordonali** sono cellule giovani, ancora poco educate dal sistema immunitario. La loro **immaturità** è la fonte di alcuni [limiti delle staminali del cordone](https://www.sorgente.com/limiti-sangue-cordonale/), ma anche dei loro tanti punti di forza. Queste cellule sono infatti **meno aggressive** verso il ricevente, anche quando l’istocompatibilità è solo parziale. Diversi studi mostrano un [rischio ridotto di GvHD acuta dopo un trapianto di staminali cordonali](https://www.astctjournal.org/article/S1083-8791(19)30671-8/fulltext), anche quando non c’è istocompatibilità completa. Ciò può rivelarsi determinante nel trattamento di malattie genetiche come la talassemia, per le quali il trapianto autologo è purtroppo impossibile, o per aiutare familiari e amici in difficoltà. ## Come funziona la ricerca di un donatore Cosa succede **se nessuno** della famiglia ha **conservato il cordone ombelicale**, però? In quel caso, bisogna cercare un **donatore di midollo**. Si parte sempre testando l’istocompatibilità del paziente e dei familiari più stretti. L’obiettivo è trovare un donatore che abbia 10/10 loci HLA in comune con il paziente, per ridurre il rischio di rigetto. Se in famiglia non c’è un donatore idoneo, si passa alla ricerca fuori dal nucleo familiare. In Italia, la ricerca dei donatori passa attraverso l’[IBMDR](https://ibmdr.galliera.it/), il **Registro Italiano dei Donatori di Midollo Osseo**, che coordina la ricerca anche con banche di sangue cordonale e registri esteri. Il sistema cerca prima tra i donatori iscritti in Italia e, se serve, estende la ricerca ai **registri internazionali**. Quando – e se – emerge un possibile match, il potenziale donatore viene richiamato per **controlli di conferma**. La selezione non dipende solo dall’istocompatibilità, infatti, ma anche da fattori come età, stato di salute, tempi di disponibilità e criteri di sicurezza per donatore e ricevente. Se il donatore viene confermato, si prelevano le staminali dal sangue periferico o direttamente dal midollo osseo. Purtroppo trovare un donatore perfettamente compatibile **non è semplice**, specie per i pazienti **non caucasici** che sono rappresentati molto poco nei registri nazionali e internazionali. Ciò rende la conservazione del sangue cordonale ancora più importante, se si vuole garantire una sicurezza in più alle persone amate. --- --- title: "Servizio fotografico in gravidanza: come vestirsi e prepararsi" url: "https://www.sorgente.com/servizio-fotografico-gravidanza-come-vestirsi-prepararsi/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "I nove mesi di attesa sono stressanti ma anche bellissimi, specie se la gravidanza è stata desiderata con forza. Tante future mamme vogliono immortalare questa fase della vita con un servizio fotografico, nonostante i sentimenti ambivalenti verso il proprio corpo" last_modified: "2026-04-15T14:00:05+00:00" --- # Servizio fotografico in gravidanza: come vestirsi e prepararsi I nove mesi di attesa sono stressanti ma anche bellissimi, specie se la gravidanza è stata desiderata con forza. Tante future mamme vogliono immortalare questa fase della vita con un servizio fotografico, nonostante i **sentimenti ambivalenti** verso il proprio corpo in cambiamento. Da una parte, molte donne incinte vivono con disagio i chili in più, le gambe gonfie, la sensazione di essere state trascinate in un corpo non più loro. Dall’altra, però, amano sentire quell’esserino muoversi dentro di loro, crescere ogni giorno di più e prepararsi a diventare parte della loro vita. Un **shooting professionale** serve a **dare forma** a questa ambivalenza, tirando fuori tutta la **bellezza** di una gestazione. Come prepararsi e come vestirsi allo scopo? ## La fase della gravidanza migliore per un servizio fotografico Quasi tutte le mamme hanno foto che le rappresentano durante i nove mesi, fatte da persone care o dal partner. La qualità delle foto è giocoforza altalenante, dato che dipende dalle capacità del fotografo improvvisato e anche dall’occasione nelle quali vengono fatte. Un servizio fotografico dà qualche sicurezza in più. Nello specifico, parliamo di shooting fotografici professionali: il servizio si svolge in uno studio o comunque in un ambiente controllato, con luci e apparecchiature professionali. La qualità delle foto è quindi molto più alta di qualsiasi foto fatta dal partner o dagli amici. Il **momento ideale **per realizzare un servizio fotografico di gravidanza si colloca, in genere, **tra la 28ª e la 34ª settimana**, ovvero a cavallo tra il settimo e l’ottavo mese. In questa fase il pancione ha raggiunto una forma piena e armoniosa, ma la futura mamma conserva ancora una buona libertà di movimento e ha abbastanza energia per affrontare lo shooting con serenità. Nulla impedisce di muoversi anche prima o dopo, ma non è detto che i risultati siano altrettanto buoni; fino al sesto mese, la pancia è meno evidente; oltre la 35ª settimana, possono sopraggiungere stanchezza, gonfiore o difficoltà a rimanere in posa. Ricorda però che ogni gravidanza è diversa: il momento giusto è quello in cui ci si sente **più a proprio agio** e in equilibrio con il proprio corpo. A prescindere dal periodo scelto, l’importante è pianificare il servizio con qualche settimana di anticipo, così da poter scegliere location, outfit e orari di luce ideali senza fretta. ## Comfort prima di tutto: praticità al servizio della bellezza La regola d’oro per un servizio fotografico è stare a proprio agio: è quasi impossibile che una foto riesca bene, se la futura mamma si sente costretta o in imbarazzo. Ecco perché la parola d’ordine dev’essere “**comodità**”. Il primo passo consiste nella scelta dei tessuti. **Cotone**, **lino**, **viscosa** e **chiffon** permettono di muoversi liberamente e sono sia leggeri sia traspiranti. Inoltre, tessuti di questo tipo hanno il pregio di accompagnare le forme senza costringerle, mettendo **in risalto** le rotondità del pancione. Benché la pancia debba essere la protagonista, meglio [evitare capi troppo attillati](https://www.sorgente.com/come-vestirsi-in-gravidanza-rimanendo-comoda-e-stilosa/), come jeans aderenti o cinture. Ricorda che uno shooting dura circa **1-2 ore** (anche 3 ore, in alcuni casi!): in questo lasso di tempo, la futura mamma avrà sicuramente bisogno di sedersi, fare pipì, riposare un attimo; tutte cose che diventano più complicate da fare, quando si indossano abiti aderenti. Attenzione anche ai reggiseni. Si potrebbe avere la tentazione di scegliere modelli sexy e d’impatto, specie se lo shooting punta sulla sensualità. Niente di male in questo, ma è comunque meglio puntare su modelli di reggiseno **senza ferretto **e **facili da allacciare**, che rimangano comodi anche nei cambi di posa. Infine, bisogna sempre considerare temperatura e vento, in caso di **shooting all’aperto**. Se il tempo è incerto, un **cardigan** o un **kimono leggero** possono salvare la situazione senza sacrificare la bellezza della foto. ## I colori e i pattern migliori per le fotografie di gravidanza Il colore ha un grande potere evocativo e può trasformare completamente l’atmosfera di un servizio. A seconda del tema dello shooting, quindi, cambieranno anche i colori da indossare. A prescindere dall’atmosfera che si vuole creare, però, la scelta dei colori ha altri obiettivi: - creare **contrasto con lo sfondo** scelto: la futura mamma dev’essere ovviamente al centro di tutto e risaltare contro lo sfondo, che sia al coperto o all’esterno; - mettere **in risalto il pancione**, che dev’essere ben evidente in qualunque posa e ambientazione; - combinarsi bene con la **carnagione** e i colori della mamma. Una scelta sbagliata di colori potrebbe rendere la pelle smorta e valorizzare poco la bellezza della protagonista delle foto. In gran parte dei casi, tutto questo si traduce nella scelta di una **palette limitata**, che non sia troppo chiassosa e distraente. I **colori pastello **sono i migliori per riflettere la luce e mettere in risalto le forme. Colori troppo scuri e saturi, infatti, potrebbero “nascondere” le linee del pancione e renderlo meno evidente. Discorso simile per i pattern, che vanno scelti con grande attenzione. Se si vuole puntare sui pattern, meglio **evitare i contrasti forti**, come il bianco su nero: si rischia di distrarre l’occhio dalla figura nel suo insieme. Meglio contrasti lievi e pattern di medie dimensioni, che aggiungano movimento alla foto senza monopolizzare lo sguardo e spostare l’attenzione dal pancione. ## Tipologie di outfit per il servizio fotografico Messe in chiaro le “regole” generali, vale la pena entrare nel dettaglio con le tipologie di outifit tipiche per un servizio fotografico incentrato sulla maternità. Non esiste un “giusto” e “sbagliato”: ciò che conta è che l’outfit esprima la propria **personalità **e i propri** sentimenti **verso la gravidanza, proprio come se fosse parte di una storia. - **Stile quotidiano**, per fotografie ambientate **a casa **o in **spazi reali **della propria vita. L’obiettivo è rielaborare il proprio abbigliamento quotidiano in una chiave glamour, aiutandosi con le luci giuste e il trucco. Insomma, una versione leggermente rifinita della vita di tutti i giorni. - Abbigliamento **boho o shabby chic**, fatto di abiti lunghi e fluidi, colori neutri, pizzi e fiori nei capelli. L’idea è creare uno stile che sia **elegante e fintamente trasandato**, un po’ come se fossi appena uscita dal letto o fossi stata sorpresa durante una passeggiata all’aperto. - **Intimo** o **nudo integrale**, per celebrare la femminilità e la bellezza del corpo in gravidanza. - **Costumi divertenti**, per chi cerca un po’ di leggerezza. In questi casi, l’unico limite è la fantasia: pancioni che diventano zucche di Halloween o pianeti interi; mamme che si travestono da panda o da distributore di caramelle… - **Stile fashion**, per chi cerca un risultato più **artistico o glamour**, con abiti strutturati e pose degne di una rivista di moda. Un book fotografico può includere una sola di queste idee o più di una, a seconda del tempo (e del budget) a disposizione. In presenza del partner, di altri figli o di un animale di famiglia, lo stile va esteso all’**intero gruppo **con piccole variazioni sullo stesso tono, per mantenere la coesione visiva. ## Prepararsi al meglio: cosa portare il giorno del servizio La chiave per rendere il servizio fotografico più piacevole è una buona preparazione. Per andare sul sicuro, consigliamo di portare **due o tre outfit differenti**, completi di accessori e scarpe coordinate. Lo stesso vale per la **biancheria intima**: conviene sempre portare due o tre completi di colori diversi, per affrontare qualsiasi situazione; andranno bene i tipici **bianco, nero e carne**. Molti fotografi collaborano con truccatori professionisti, quindi non è detto che tu debba raggiungere il posto già truccata. In ogni caso, è sempre bene portare con sé la propria **borsa dei trucchi **e una spazzola, per eventuali ritocchi. Infine, ricorda sempre **bottiglia d’acqua** e [**piccoli snack**](https://www.sorgente.com/come-gestire-la-fame-in-gravidanza/) per mantenere alte le energie durante il servizio fotografico. --- --- title: "Quali sono i limiti del sangue cordonale e come li stiamo superando" url: "https://www.sorgente.com/limiti-sangue-cordonale/" lang: "it" type: "post" description: "Abbiamo speso migliaia di parole per descrivere i benefici e i punti di forza del cordone ombelicale; adesso vale la pena spenderne qualcuna anche per parlare degli inevitabili limiti. Come sappiamo, le cellule staminali del cordone ombelicale sono giovani, quindi" last_modified: "2026-04-03T09:31:47+00:00" categories: [Cellule Staminali] --- # Quali sono i limiti del sangue cordonale e come li stiamo superando Abbiamo speso migliaia di parole per descrivere i benefici e i punti di forza del cordone ombelicale; adesso vale la pena spenderne qualcuna anche per parlare degli inevitabili limiti. Come sappiamo, le cellule staminali del cordone ombelicale sono giovani, quindi non hanno subito né danni ambientali né l’invecchiamento cellulare. Inoltre, possiedono una straordinaria tolleranza immunologica, il che consente di usarle per trapianti dove la compatibilità tra donatore e ricevente non è perfetta. Nonostante tutti questi punti di forza, le** staminali cordonali** hanno anche dei **limiti biologici intrinsechi**. Questo non significa che non valga la pena conservarle, anzi: la ricerca sta trasformando questi limiti in opportunità. Non ci limitiamo più a conservare le cellule: stiamo imparando a potenziarle, manipolarle e moltiplicarle. Ecco come. ## Limite 1: volume del campione Perché si usa il sangue cordonale soprattutto sui bambini? In parte, è a causa delle patologie trattate: il trapianto di staminali è usato principalmente contro i tumori del sangue, che colpiscono in prevalenza i bambini. C’è di più, però: il sangue cordonale è _poco_. Per anni, il principale ostacolo all’uso del sangue cordonale negli adulti è stata la quantità. Una **singola unità** di cordone contiene** tra 70 e 200 ml**, a seconda delle dimensioni del cordone; parliamo di pressappoco 0,5-1 miliardo di cellule mononucleate, numeri incredibili solo in apparenza. Per garantire il successo di un trapianto, servono circa [0,25 miliardi di cellule per chilo](https://parentsguidecordblood.org/en/faqs/how-much-cord-blood-is-needed-for-a-transplant). Una sacca standard può essere perfetta per un bambino piccolo, ma risulterà insufficiente per un adulto o anche solo per un bambino un po’ più grande. Niente da fare, quindi? ### Soluzione 1: trapianto doppio La soluzione tradizionale è il **trapianto doppio**, ovvero usare due unità di sangue cordonale per raggiungere la dose critica. La tecnica è in sé efficace, ma ha un grosso problema: richiede due donatori diversi per curare un singolo paziente. Visto quant’è difficile trovare anche solo un donatore compatibile, il trapianto doppio è quasi sempre impossibile. ### Soluzione 2: espansione ex vivo La vera rivoluzione è l’**espansione ex vivo**, ovvero la coltivazione delle cellule staminali in laboratorio. Gli scienziati usano molecole specifiche per farle moltiplicare in modo controllato, senza far perdere loro le proprietà tipiche delle staminali. Al momento, i risultati migliori si sono ottenuti usando **StemRegenin 1 (SR-1)**, che consente di moltiplicare il numero di cellule fino a **330 volte**. ## Limite 2: difetti genetici Il [trapianto autologo di sangue cordonale](https://www.sorgente.com/differenze-tra-trapianto-autologo-e-allogenico/) è forse la terapia migliore, in caso di tumori del sangue infantili. Al contrario, è inefficace contro le** malattie genetiche** preesistenti: servirebbe solo a infondere altre cellule malate nel paziente. Eppure, ci sono soluzioni anche per questo problema. ### Soluzione 1: trapianto allogenico La soluzione più banale è usare il sangue cordonale di un **donatore sano**, meglio se un fratello o un parente. I **fratelli biologici **hanno infatti il **25%** di probabilità di essere **perfettamente** compatibili e il **50%** di essere **parzialmente **compatibili, riducendo di molto il rischio di malattia da trapianto. In Italia, il **Servizio Sanitario Nazionale** consente la **conservazione** del sangue cordonale solo in due casi: se un membro della famiglia è affetto da una patologia curabile con il trapianto di staminali; se vi è un rischio documentato di** malattie genetiche ereditarie**. Anche realtà private come Sorgente offrono un servizio simile: se in famiglia c’è un bambino malato e un altro in arrivo, **Sorgente** offre **gratuitamente **raccolta e conservazione del campione del piccolo in arrivo. Visita la pagina “[Opzione Terapia](https://www.sorgente.com/servizi/opzione-terapia-e-altri-servizi/)” per saperne di più. ### Soluzione 2: editing genetico La scienza sta lavorando per rendere utile anche il sangue autologo “difettoso” usando l’editing genetico. Grazie alla tecnologia **CRISPR**, in futuro le cellule staminali malate potrebbero essere **corrette in laboratorio**, così da eliminare il difetto genetico e reinfonderle. La procedura è ancora in uno stato embrionale, ma i primi risultati sembrano buoni. In futuro, potrebbe rendere superflua la ricerca di un donatore sano per il trattamento di malattie genetiche come la talassemia. ## Limite 3: attecchimento lento Le staminali del cordone ombelicale hanno un tempo di attecchimento più lungo, rispetto al midollo osseo o alle staminali da sangue periferico. In media, con il **cordone ombelicale** servono circa **27 **giorni affinché i globuli bianchi tornino ad un livello accettabile; con il **midollo**, ne servono **14**. Tra i [rischi maggiori di un trapianto di staminali](https://www.sorgente.com/complicanze-trapianto-staminali/), c’è proprio la** finestra di vulnerabilità immunologica** che si crea dopo l’infusione: il vecchio sistema immunitario è stato completamente eliminato, mentre quello nuovo si deve ancora formare. Maggiore è il tempo di attecchimento necessario per le staminali, più tempo impiegano a creare nuovi globuli bianchi, maggiore è il rischio che il paziente incappi in un’infezione potenzialmente letale. Perché succede? Le staminali del cordone ombelicali sono giovani, quindi presentano una **ridotta espressione** dei **recettori **necessari per trovare la loro nicchia biologica. ### Soluzione 1: potenziare l’homing Dato che le staminali cordonali sono troppo giovani per orientarsi da sole, i ricercatori hanno pensato di insegnare loro a farlo _prima_ del trapianto. La tecnica si chiama “**priming**” e la si usa in diversi ambiti, anche al di fuori del trapianto di staminali. L’idea è trattare le staminali cordonali con **fattori** che consentano loro di** sviluppare i recettori** necessari per l’**homing**. I ricercatori stanno studiando diverse tecniche per farlo, ma le principali ricadono sotto due macro-categorie: - **fucosilazione**, un trattamento enzimatico che aggiunge zuccheri complessi sulla superficie delle staminali, aiutandole ad aaderire alle pareti dei vasi sanguigni del midollo; - pre-trattamento con **prostaglandine**, per aumentare la mobilità e la resistenza allo stress delle staminali. ### Soluzione 2: trapianto haplo-cord Le cellule staminali mesenchimali hanno una proprietà preziosa, in casi del genere: migliorano l’homing delle altre cellule, comprese le cellule staminali. Per questa ragione, una strategia consiste nel combinare le **staminali ematopoietiche cordonali** con le **staminali mesenchimali** di un **donatore aploidentico**, ovvero compatibile solo per il 50%. Le mesenchimali co-infuse preparano il **microambiente **del midollo osseo e secernono citochine che richiamano le cellule del cordone. Inoltre, le cellule del donatore offrono un minimo di **protezione** immunitaria nei primissimi giorni dopo il trapianto. ## Limite 4: raccolta Le staminali del cordone hanno un solo limite davvero impossibile da superare: si possono raccogliere **esclusivamente** al momento del **parto**. Tanto basta a renderle un bene prezioso e raro, cui possiamo accedere una sola volta nella vita. Eppure, la gran parte dei cordoni ombelicali finisce nella spazzatura, insieme al loro prezioso carico di sangue. Purtroppo, la **donazione pubblica** ha dei limiti importanti, quanto meno in Italia. In primo luogo, non tutte le strutture sono attrezzate per raccogliere il sangue cordonale; oltre il **25%** delle strutture italiane **non offre questo servizio**. In secondo luogo, gran parte delle famiglie non sa di questa possibilità e quindi non la richiede. Infine, i parametri per la selezione dei cordoni sono fin troppo rigidi. Secondo l’ultimo [report del Centro Nazionale Sangue](https://www.centronazionalesangue.it/wp-content/uploads/2025/08/Banche-sco-Report-2024-1.pdf), nel 2024 sono state **raccolte** solo 8.189 unità di sangue su circa 371.000 bambini nati. Il numero sarebbe già di per sé ridicolo, dato che parliamo di poco più del **2% delle nascite**. In più, dei cordoni raccolti solo 330 sono stati effettivamente **conservati** nelle biobanche nazionali: meno dello **0,1%** dei cordoni che si sarebbero potuti ottenere nel 2024. Questo capita perché, secondo la normativa italiana, il sangue cordonale deve contenere _minimo _**150*10e7 cellule nucleari**. Un criterio che sarebbe ragionevole, non esistessero i succitati metodi per espandere il volume del singolo campione in modo sicuro. Ora come ora, la **conservazione privata** è l’unico modo per avere la _certezza_ che un cordone ombelicale non vada sprecato. --- --- title: "Protetto: LP-Sorgente – Alex Belli" url: "https://www.sorgente.com/alexb/" lang: "it" type: "page" last_modified: "2026-06-01T11:38:20+00:00" --- # Protetto: LP-Sorgente – Alex Belli # Sorgente – Compila il form I dati personali raccolti sono trattati da Sorgente Srl, in qualità di titolare del trattamento, nel rispetto della normativa comunitaria (Regolamento europeo per la protezione dei dati personali n. 679/2016, GDPR) e nazionale (D. Lgs 30 giugno 2003 n. 196). I dati saranno raccolti per le seguenti principali finalità : (i) consentire alla nostra Società la promozione dei nostri servizi, (ii) attività connesse all'erogazione del servizio, (iii) invio di materiale informativo. I dati verranno memorizzati su supporti informatici e/o cartacei nel rispetto delle misure minime di sicurezza come previsto dalla normativa vigente. I dati non verranno comunicati a terzi, tranne quando ciò risulti previsto dalla legge. In qualunque momento potrà conoscere i dati che La riguardano, sapere come sono stati acquisiti, verificare se sono esatti, completi, aggiornati e ben custoditi, e far valere i Suoi diritti al riguardo. Per prendere visione dell'informativa completa visitare: [http://bit.ly/privacy_Sorgente](http://bit.ly/privacy_Sorgente) Invia --- --- title: "EBMT 2026: Nuovi progressi nel sangue cordonale e nella conservazione delle cellule staminali " url: "https://www.sorgente.com/ebmt-2026-nuovi-progressi-nel-sangue-cordonale-e-nella-conservazione-delle-cellule-staminali/" lang: "it" type: "post" description: "Il EBMT Annual Meeting 2026, svoltosi a Madrid dal 22 al 25 marzo 2026, ha messo in luce i rapidi progressi nella conservazione del sangue cordonale e nelle terapie con cellule staminali. Le nuove tecnologie stanno ampliando le possibilità di trattamento, rendendo il sangue cordonale" last_modified: "2026-04-01T06:24:28+00:00" categories: [2026, Rassegna Stampa] tags: [staminali, cordone ombelicale, placenta, ebmt] --- # EBMT 2026: Nuovi progressi nel sangue cordonale e nella conservazione delle cellule staminali  Il [EBMT Annual Meeting 2026](https://www.ebmt.org/annual-meeting/about), svoltosi a Madrid dal 22 al 25 marzo 2026, ha messo in luce i rapidi progressi nella **conservazione del sangue cordonale** e nelle **terapie con cellule staminali**. Le nuove tecnologie stanno ampliando le possibilità di trattamento, rendendo il sangue cordonale una risorsa sempre più versatile anche per pazienti adulti.  **Principali novità dal congresso EBMT 2026**  I dati presentati hanno evidenziato sviluppi cruciali nella **biobanca di cellule staminali**:  - Tecnologie di espansione delle cellule staminali che aumentano significativamente il numero di cellule disponibili da un singolo campione di sangue cordonale   - Recupero più rapido del sistema ematologico dopo il trapianto, riducendo i rischi post-operatori   - Maggiore disponibilità di donatori compatibili, permettendo a più pazienti di accedere a fonti di cellule staminali adatte   - Esiti clinici promettenti, con riduzione di complicanze come la malattia del trapianto contro l’ospite cronica   Questi sviluppi confermano che il sangue cordonale sta evolvendo come **fonte accessibile e innovativa di cellule staminali**.  **Dall’infanzia al potenziale per tutta la vita**  Tradizionalmente, i trapianti di sangue cordonale venivano utilizzati principalmente in ambito pediatrico, a causa del numero limitato di cellule staminali in un singolo campione.  Le nuove tecnologie di espansione permettono di aumentare il numero di cellule staminali al di fuori del corpo prima del trapianto. Questo apre nuove possibilità terapeutiche anche per **pazienti adulti**, ampliando le prospettive di utilizzo del sangue cordonale.  **Ruolo crescente nelle terapie moderne**  Il sangue cordonale non è più solo un’opzione di nicchia: oggi rappresenta un elemento chiave delle moderne **terapie cellulari**. Le applicazioni in studio includono:  - Malattie ematologiche   - Patologie immunitarie   - Medicina rigenerativa   Anche se molte applicazioni sono ancora in fase di sperimentazione clinica, le prospettive di sviluppo sono molto promettenti.  **Perché è importante conservare il sangue cordonale**  Per i futuri genitori, la **conservazione del sangue cordonale** rappresenta una scelta strategica:  non solo per la salute del bambino nei primi anni di vita, ma come risorsa biologica a lungo termine con potenziale applicazione in diverse fasi della vita e potencialmente estendibili a tutti membri della famiglia.  Con la ricerca in continua evoluzione, le possibilità terapeutiche offerte dal sangue cordonale continueranno ad ampliarsi.  **Guardando al futuro della terapia con cellule staminali**  Le innovazioni presentate all’EBMT 2026 confermano come il **sangue cordonale e la conservazione delle cellule staminali** stiano trasformando la medicina moderna. Grazie alle nuove tecnologie e all’esperienza clinica crescente, il sangue cordonale potrà offrire sempre più opzioni terapeutiche a pazienti di tutto il mondo.  **Scopri di più sulla conservazione delle cellule staminali**  Se vuoi approfondire il tema della **[conservazione del sangue cordonale](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/conservazione-delle-cellule-staminali/)** e delle **cellule staminali**, il nostro team di esperti è a disposizione con informazioni chiare, scientificamente fondate e aggiornate.  👉 [Scopri di più](https://www.sorgente.com/contatti/) --- --- title: "#TeamMax: virale su TikTok per trovare un donatore di midollo" url: "https://www.sorgente.com/virale-tiktok-donatore-di-midollo/" lang: "it" type: "post" description: "Da TikTok con amore Padre diventa virale su TikTok per cercare un donatore di midollo compatibile per il figlio quindicenne Per amore del figlio Max, Juan Uribe si è improvvisato influencer su TikTok. I suoi appelli video stanno spingendo decine" last_modified: "2026-04-20T08:40:44+00:00" categories: [Rassegna Stampa] tags: [cellule staminali, sorgente] custom_fields: rmp_vote_count: 18 rmp_rating_val_sum: 74 rmp_avg_rating: 4.1 --- # #TeamMax: virale su TikTok per trovare un donatore di midollo ## Da TikTok con amore **Padre diventa virale su TikTok per cercare un donatore di midollo compatibile per il figlio quindicenne** > _Per amore del figlio Max, Juan Uribe si è improvvisato influencer su TikTok. I suoi appelli video stanno spingendo decine di migliaia di persone a registrarsi come potenziali donatori di midollo_ Max è da sempre bimbo **fragile**: da quando ha sei anni, la sua vita è un patchwork di assenze da scuola. Se un compagnetto di classe starnutisce, puoi stare certo che si ammalerà anche lui. Influenza che gira? Tempo un paio di giorni e Max è a casa con la febbre. È fastidioso, certo, ma non è niente di troppo preoccupante. Fino al 2024, quanto meno. A dicembre** 2024**, l’ennesima malattia e l’ennesima assenza da scuola. I medici procedono con degli esami del sangue e notano qualcosa di strano: il sangue di Max è davvero molto povero di cellule; non solo di globuli bianchi, ma anche di globuli rossi e di piastrine. I medici decidono di approfondire la cosa con una biopsia del midollo osseo; l’esito è **citopenia clonale**. La citopenia clonale è una sorta di conto alla rovescia genetico: chi ne soffre non solo ha livelli cellulari bassi, ma convive con rischi altissimi di sviluppare una** leucemia mieloide acuta**. Ad oggi, l’unica cura disponibile e un** trapianto di cellule staminali**, per sostituire il midollo osseo “difettoso”. Nel caso di Max, la strada che porta dalla citopenia alla leucemia sembra particolarmente breve. Nel 2025, una seconda biopsia del midollo osseo indica **tre nuove alterazioni cellulari** che, se lasciate a se stesse, porteranno all’insufficienza midollare e al tumore. A inizio 2026, i valori ematici di Max calano ancora. Secondo i medici, il quindicenne ha a disposizione** pochi mesi **per effettuare un trapianto. Se non si trova un donatore compatibile entro inizio 2026, il **rischio di morte **aumenterà drasticamente. Juan, il padre del ragazzo, si sente impotente: i medici gli dicono che non può fare altro che aspettare, mentre loro cercano tra i registri dei donatori di midollo osseo. Una ricerca che si preannuncia fin da subito quasi impossibile, dato che Max è **per metà colombiano**; le persone con background nero e ispanico sono estremamente sottorappresentate nei registri. **Nessuno **dei parenti di Max è del tutto **compatibile** con il ragazzo e nessuno ha conservato il cordone ombelicale, che richiederebbe una compatibilità minore. Niente da fare, quindi? **Juan Uribe **è un uomo abituato ad agire: si rifiuta di restare con le mani in mano ad aspettare, mentre suo figlio muore pian piano. Il registro dei donatori è povero di donatori neri e ispanici? Bene, lui farà di tutto per ampliarlo! Per gran parte di noi, TikTok è una semplice perdita di tempo. Per Juan, diventa una grande risorsa: smette di scrollare, si mette davanti alla camera del cellulare e **registra** il suo primo appello. Posta il tutto e aspetta. I social sono un mondo strano, fatto di futilità e di emozioni forti. Le parole di questo padre disperato, in cerca di un’ancora di salvezza per il figlio adolescente, fanno breccia nel cuore dei tanti che passano da un video breve all’altro. Sempre più persone guardano gli appelli di Juan,** rispondono**, **condividono**. Sempre più persone seguono il link nella sua bio, che rimanda a una piccola pagina web nella quale spiega come entrare nel **“Team Max”, **ovvero come diventare un donatore. A fine marzo 2026, **oltre 100.000 persone** hanno richiesto il kit gratuito di DKMS per entrare nel **registro dei donatori**. Il numero è in continuo aumento, grazie alla neonata viralità dei video di Juan. Questa storia non ha ancora un lieto fine, dato che nessuna delle succitate 100.000 persone è risultata compatibile. Il tempo sta scadendo e non sappiamo se Max troverà il suo salvatore. Siamo certi di una cosa, però: grazie agli appelli di suo padre, i registri dei donatori di midollo si stanno ampliando in tutto il mondo. Se anche Juan non riuscisse a salvare il suo bimbo, avrà la certezza di aver salvato tanti altri figli. Fonte: [swabformax.com](https://swabformax.com/) --- --- title: "Fisiologia della crescita fetale: lo studio del feto e la salute futura del neonato" url: "https://www.sorgente.com/fisiologia-crescita-fetale-salute-neonato/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Conoscere la fisiologia della crescita fetale serve a monitorare lo sviluppo del feto, nonché a identificare i fattori che potrebbero mettere a rischio la salute futura del neonato. Un peso troppo alto o troppo basso rispetto alla media, la presenza" last_modified: "2026-03-26T17:03:41+00:00" custom_fields: rmp_vote_count: 1 rmp_rating_val_sum: 4 rmp_avg_rating: 4 --- # Fisiologia della crescita fetale: lo studio del feto e la salute futura del neonato Conoscere la **fisiologia della crescita fetale **serve a **monitorare lo sviluppo del feto**, nonché a identificare i fattori che potrebbero mettere a rischio la salute futura del neonato. Un peso troppo alto o troppo basso rispetto alla media, la presenza di un’anomalia nell’ecografia, un battito cardiaco eccessivamente irregolare… tutti questi elementi potrebbero essere altrettanti campanelli d’allarme per il ginecologo e per i genitori. Vediamo insieme come si sviluppa un feto e come monitorare il suo stato di salute. ## Gli stadi dello sviluppo anatomico e fisiologico del feto In una **gravidanza fisiologica**, lo sviluppo fetale avviene nell’arco di **40 settimane o 9 mesi**. In alcuni casi può però durare poco di più (fino a 42 settimane) o poco di meno (non meno di 37 settimane). Un [parto dalla 37a  settimana](https://www.salute.gov.it/portale/donna/dettaglioContenutiDonna.jsp?id=4478&area=Salute+donna&menu=nascita) in poi è considerato _a termine_. **Prima della 37a settimana**, il parto è invece considerato _pretermine_: lo sviluppo fetale non è completo e questo potrebbe provocare complicazioni. Le 40 settimane vengono divise in diverse fasi, per facilitare il monitoraggio del feto. Confrontando i dati raccolti mese per mese con le medie ottenute analizzando migliaia di gestazioni, è possibile dire se la gravidanza sta procedendo in modo regolare oppure no. ### Zigote ![Ovulo fecondato che si divide](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2022/06/Ovulo-fecondato-1024x614.webp) Sebbene le settimane di gravidanza si inizino a contare dal giorno dell’ultima mestruazione, la fecondazione avviene quasi sempre circa **14 giorni dopo**, durante l’ovulazione. Intorno alla **metà del mese**, le ovaie rilasciano un **ovulo maturo** che si immette nelle tube di Falloppio. In caso di rapporto sessuale non protetto, gli **spermatozoi** migrano dalla cervice alle estremità delle tube, dove possono imbattersi nell’ovulo; se uno spermatozoo riesce a penetrare la membrana cellulare dell’ovulo, avviene la fecondazione. Nell’istante della fecondazione, i corredi genetici dei genitori si combinano: i **23 cromosomi materni **si uniscono ai **23 cromosomi paterni**, determinando il sesso del nascituro e tutte le sue caratteristiche ereditarie. Questo nuovo ovulo fecondato dallo spermatozoo è lo zigote. Nel corso di **3-5 giorni**, lo zigote si sposta **dalle tube all’utero**. Nel mentre, le sue cellule continuano a dividersi finché lo zigote non assume una forma sferica, detta **blastocisti**. A **6 giorni** circa dalla fecondazione, la blastocisti raggiunge l’**utero** e vi si impianta. ### Blastocisti Per fissarsi stabilmente alle **pareti uterine** all’interno dell’utero, la blastocisti impiega circa 3-4 giorni. Di solito, il processo si completa entro **9-10 giorni **dalla fecondazione. Durante l’impianto, è normale avvertire dei** dolori **al bassoventre e notare delle piccole perdite ematiche, che si potrebbero scambiare per mestruazioni. All’interno del blastocisti si possono individuare due gruppi di cellule: - **cellule esterne (trofoblasto)**, che si svilupperanno nella **placenta**; - **cellule interne (embrioblasto)**, che daranno origine all’**embrione**. Durante lo stadio di blastocisti, le cellule destinate alla placenta iniziano a creare un ambiente protettivo per il futuro embrione costituito da: - **corion**, le membrane che avvolgono la blastocisti; - **sacco amniotico**. Lo sviluppo del sacco amniotico si completa intorno al **10° giorno** dalla fecondazione. A questo punto, il sacco si riempie di liquido che ingloba l’insieme di cellule. Da questo momento, la blastocisti si definisce **embrione**. ### Embrione ![Embrione](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2022/06/Embrione-1024x614.webp) Le **prime 13 settimane **sono tra le più delicate della gestazione, dato che gettano le basi per lo sviluppo dell’intero organismo. Ecco perché molte **malformazioni congenite **hanno origine proprio nella fase embrionale, a causa di infezioni o di carenze nutrizionali. Entro la 3ª settimana di gestazione, inizia a formarsi il **tubo neurale**, la struttura da cui si svilupperanno il cervello e il midollo spinale. In una gravidanza fisiologica, il tubo neurale si chiude entro la 6a settimana lungo tutta la sua lunghezza, per proteggere il sistema nervoso centrale. Se ciò non avviene, si presentano una serie di malformazioni dette [difetti del tubo neurale](https://www.sorgente.com/cose-il-tubo-neurale-e-perche-e-importante/). Dal 16° giorno, parallelamente allo sviluppo del sistema nervoso, inizia a svilupparsi l’**apparato cardiocircolatorio**. Intorno al 21° giorno, il piccolo cuore comincia a pompare i primi globuli rossi. Una volta che le strutture fondamentali sono formate e il battito cardiaco è stabile, l’embrione diventa ufficialmente **feto**. ### Feto (secondo trimestre) ![Feto nel secondo trimestre](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2022/06/Feto-secondo-trimestre-1024x611.webp) Quando le strutture fondamentali sono formate e il **cuore inizia a battere,** l’embrione diventa **feto**. Questo avviene intorno alla **13a settimana **o al 3° mese di gestazione. Durante il secondo trimestre, che va **dalla 14a alla 27a settimana**, le strutture fondamentali si perfezionano e il feto inizia a interagire attivamente con l’ambiente uterino. In questi mesi si formano i primi **nuclei ossei** e le **fasce muscolari **si consolidano. Il sistema nervoso entra in funzione, tant’è che il feto comincia a **muoversi**; i primi calcetti avvengono verso la 16ª settimana, ma sono troppo deboli per essere avvertiti. Generalmente, la madre inizia a percepirli intorno alla 20ª settimana, quando il feto acquista forza e volume. Dalla **17a settimana**, il feto inizia a percepire l’ambiente intorno a sé. L’**udito** è il primo senso a svilupparsi pienamente; il feto può percepire il battito cardiaco materno, la digestione, qualcosa dei rumori esterni. Nel secondo trimestre si completa anche la differenziazione tra gli** organi genitali**, rendendo possibile definire il sesso del bambino durante i controlli ecografici. ### Feto (terzo trimestre) Nel terzo trimestre, che va dalla 28a settimana alla fine della gestazione, si completa la crescita fetale. Non solo il bambino diventa più grande, ma rifinisce le funzioni biologiche complesse necessarie per sopravvivere fuori dall’utero. Uno dei traguardi più critici è lo **sviluppo dei polmoni**. Durante le ultime settimane, i polmoni producono il **surfattante**, una sostanza tensioattiva che impedisce agli alveoli di collassare durante l’espirazione, fondamentale per respirare in autonomia. In questa fase, il sistema nervoso completa la sua maturazione: il feto inizia a presentare** cicli di sonno e veglia** più definiti, che la madre può misurare con una certa precisione. Inoltre, **risponde agli stimoli esterni**, come carezze o rumori forti. Lungo tutta questa fase, il bambino inizia ad accumularsi uno strato di **grasso sottocutaneo**, che servirà sia come riserva energetica sia per la **termoregolazione** post-natale. Un feto troppo “magro” potrebbe avere difficoltà a gestire lo sbalzo termico tra utero e mondo esterno. Lo sviluppo si completa ufficialmente alla 40ª settimana, anche se il bambino è considerato** a termine** già dalla 37ª settimana. Da questo momento, il neonato è generalmente in grado di sopravvivere al parto **senza l’ausilio di macchinari**, benché i polmoni siano un po’ più piccoli del livello ottimale. Se la gravidanza si protrae oltre le 40 settimane, si intensifica il monitoraggio per assicurarsi che la placenta continui a fornire il supporto necessario. ## Le ecografie per controllare la crescita fetale Le **ecografie consigliate** lungo la gestazione sono **tre**, una per trimestre; capita spesso, però, che la futura mamma ne esegua di più, in concomitanza con la visita ginecologica di routine. Le ecografie sono lo strumento principale per monitorare la fisiologia della crescita fetale. Consentono infatti di individuare eventuali malformazioni del feto, anche se possono poco per l’individuazione e la diagnosi di anomalie genetiche. Inoltre, permettono di **misurare lunghezza e peso del feto**, così da individuare eventuali ritardi nello sviluppo. ### Ecografia di datazione La **prima ecografia** in assoluto, quella che conferma la gravidanza e aiuta a definire l’età gestazionale. Di solito, la prima ecografia si esegue [tra la 7ª e la 11ª settimana di gestazione](https://www.sorgente.com/prima-ecografia-in-gravidanza), per riuscire a vedere l’embrione dentro la camera gestazionale. A volte, l’ecografia di datazione e la translucenza nucale coincidono. ### Translucenza nucale La translucenza nucale si esegue **tra la 11a e la 14a settimana** di gestazione. Serve per misurare la quantità di **liquido** accumulato **tra la cute e i tessuti paravertebrali**. Un accumulo eccessivo rispetto alla media può infatti essere sintomo di anomalie nello sviluppo, come displasie scheletriche o cardiopatie. ### Ecografia morfologica L’ecografia morfologica si esegue **tra la 19a e la 21a settimana **di gestazione, quando la **formazione del tubo neurale **dovrebbe essersi completata. Entro la 6a settimana, il tubo neurale dovrebbe chiudersi lungo tutta la sua lunghezza, così da proteggere cervello e midollo spinale. Se ciò non avviene, l’ecografia morfologica mostra zone in cui manca la barriera ossea. Nei casi più gravi, la mancata chiusura del tubo neurale provoca fuoriuscite di liquido spinale che formano **cisti** lungo la colonna vertebrale. Altre volte, il liquido si accumula nel tessuto cerebrale e provoca **anomalie** nella **forma della testa**. ### Ecografia di accrescimento fetale ![Dottoressa esamina ecografia fetale](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2022/06/Ecografia-accrescimento-1024x614.webp) Tra la 30a e la 34a settimana, si verifica che il ritmo di crescita del bambino sia costante e adeguato all’età gestazionale. Durante la cosiddetta ecografia di accrescimento, il ginecologo **misura il feto** concentrandosi su alcuni indicatori standard. - **BPD (Diametro Biparietale)**, la distanza tra le due ossa parietali del cranio. - **CC (Circonferenza Cefalica)**, il perimetro della testa. - **AC (Circonferenza Addominale)**, le dimensioni dell’addome. - **FL (Lunghezza del Femore)**, la misura dell’osso più lungo del corpo. Per stabilire se la gravidanza sta procedendo regolarmente, il medico confronta i dati raccolti con i **valori medi **per i feti di quell’età gestazionale. Un bambino in salute dovrebbe trovare pressappoco al **50° percentile**, ovvero dove si colloca la maggior parte dei feti in salute. Più ci si allontana da questo valore, più è probabile che ci siano dei problemi nello sviluppo fetale. ## Quando preoccuparsi per un ritardo nello sviluppo Un percentile leggermente troppo alto o troppo basso non è di per sé preoccupante: proprio come gli adulti, anche i bambini possono essere un pochino più grandi o un pochino più piccoli della media. A dover preoccupare, piuttosto, è il **rallentamento **o l’**arresto** dello sviluppo nel tempo. Quando il peso stimato è **inferiore al 10° percentile **o quando il feto **smette d’un tratto** di crescere, allora c’è qualcosa che non va. Un** calo **significativo dei **movimenti fetali** può essere un ulteriore campanello d’allarme. La gravità del fenomeno dipende anche dalla fase gestazionale. Come visto sopra, le **prime 32 settimane **sono quelle più delicate, durante le quali si concentrano tutte le componenti più importanti dello sviluppo fetale: in questa fase, un ritardo nella crescita può avere** conseguenze permanenti**. Con il procedere della gravidanza i rischi si riducono, ma bisogna comunque restare vigili. Dopo la 32ª settimana, un ritardo nello sviluppo può essere causato da **carenza di ossigeno**, **carenza di nutrienti**, **malattie infettive **materne trasmesse al bambino. Sta al ginecologo decidere se e quando programmare il parto, per bilanciare i rischi della permanenza nell’utero con quelli del parto pretermine. ## Quando preoccuparsi per la macrosomia fetale Anche** dimensioni sopra ****la media** possono essere un campanello d’allarme: la macrosomia fetale è infatti sia causa sia sintomo di complicazioni. Di solito, l’allarme scatta quando il feto **supera il 90° percentile **e il peso stimato alla nascita supera i **4 kg**. La causa più comune di macrosomia è il **diabete gestazionale**: l’eccesso di zuccheri nel sangue materno passa la placenta, stimolando la produzione di insulina nel feto e spingendolo a crescere più della media. Sul lungo periodo, questo aumenta il rischio di **problemi metabolici **durante infanzia ed età adulta. A volte, invece, la colpa è semplicemente della **genetica**: i genitori sono molto alti e il feto è costituzionalmente grande ma sano. Bisogna stare attenti anche in casi del genere, però: le dimensioni eccessive possono rendere il **parto** ancora più** traumatico**, sia per la mamma sia per il bambino. Per questa ragione, il ginecologo potrebbe optare per un taglio cesareo programmato. ## Gli altri esami per monitorare il feto Oltre alle ecografie, esistono una serie di altri test per **monitorare la crescita del feto** ed individuare eventuali **malformazioni**. ### Monitoraggio dei movimenti fetali I **primi movimenti fetali** si verificano intorno alla **16a settimana**, ma la madre sente i primi calcetti solo verso la 20a settimana. Monitorare i movimenti del feto è un modo per verificarne lo stato di salute, anche se non è detto che un feto che si muove poco abbia dei problemi. Piuttosto, è un dato da mettere in concomitanza con altri dati raccolti durante le ecografie, come il battito cardiaco e le dimensioni del feto. Un **feto sano** dovrebbe muoversi circa **10 volte ogni 12 ore**. Se non lo si sente muoversi per diverse ore, la cosa migliore è toccare la pancia o mangiare qualcosa di dolce per stimolare il bambino. Qualora non dia risposta, è bene consultare il ginecologo: eseguirà il cosiddetto “**non stress test**” (NST), un esame non invasivo per verificare lo stato di salute del feto. ### Ecocardiografia fetale ![ecocardiografia fetale](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2025/01/sharon-mccutcheon-iaHsr12PVQg-unsplash-copia.jpg) L’**ecocardiografia fetale** si esegue a partire dalla **18a settimana**, subito dopo l’ecografia. Durante l’esame, il ginecologo monitora il battito cardiaco del feto e controlla lo sviluppo del cuore. Un esame semplice, che consente però di individuare oltre il **90% **delle **malformazioni cardiache congenite**. Qualora ci fossero **fattori di rischio** molto elevati, è possibile effettuare l’ecocardiografia anche dalla **13a settimana**. Ciononostante, lo si sconsiglia: in questa fase, lo sviluppo cardiaco è ancora troppo prematuro per riuscire a individuare un difetto congenito o un ritardo nella crescita. ### Flussimetria Oltre alla biometria, il medico può valutare il benessere fetale tramite la **flussimetria Doppler**. Questo esame analizza il passaggio del sangue nei vasi ombelicali per assicurarsi che la placenta stia nutrendo correttamente il feto. ### Screening e diagnosi prenatale Uno dei modi migliori e più precoci per verificare lo stato di salute del feto è lo screening prenatale. Esistono diversi tipi di screening e diagnosi prenatali, più o meno invasivi. Tra questi, il più precoce e affidabile è il test del DNA fetale. Il [test del DNA fetale](https://www.sorgente.com/screening-neonatale/) è un test di screening, non di diagnosi. Ciononostante, ha un’**affidabilità** del **99%** ed è eseguibile dalla **10a settimana **di gestazione in poi. Nel più sfortunato dei casi, ciò consente ai genitori di prepararsi a dovere, magari concordando una possibile terapia con i medici. In casi del genere, la **conservazione del cordone ombelicale** può dare accesso a terapie di ultima generazione. La [storia di Ilya](https://www.sorgente.com/2019/12/22/storia-di-ilya-trapianto-di-staminali-cordonali-per-malformazione-congenita-al-cuore/) è soltanto una delle tante: chissà quante vi si aggiungeranno in futuro. --- --- title: "Quali sono le cure più innovative contro l’artrosi nel 2026" url: "https://www.sorgente.com/cure-innovative-artrosi/" lang: "it" type: "post" description: "Fino a pochi anni, un paziente con l’artrosi poteva fare affidamento solo sulla gestione del dolore o, al più, sulla sostituzione prostetica. Benché noi non si abbia ancora una cura definitiva per l’artrosi, oggi le cose stanno cambiando. In questo" last_modified: "2026-03-23T10:50:33+00:00" categories: [Cellule Staminali] custom_fields: rmp_vote_count: 16 rmp_rating_val_sum: 69 rmp_avg_rating: 4.3 --- # Quali sono le cure più innovative contro l’artrosi nel 2026 Fino a pochi anni, un paziente con l’artrosi poteva fare affidamento solo sulla gestione del dolore o, al più, sulla sostituzione prostetica. Benché noi non si abbia ancora una cura definitiva per l’artrosi, oggi le cose stanno cambiando. In questo articolo vedremo** cos’è** esattamente l’artrosi e perché le cure tradizionali risultano, purtroppo, spesso insufficienti. Vedremo anche come si sta evolvendo la **medicina rigenerativa** in tal senso, riscrivendo il futuro del benessere articolare. ## Cos’è l’artrosi e perché ci colpisce L’artrosi (o osteoartrosi) è la patologia articolare più diffusa in Italia e nel mondo. Potremmo definirla una malattia da “**usura**”: con il passare del tempo, la **cartilagine** che riveste le articolazioni si deteriora e lascia le **ossa scoperte**, specie quelle di zone delicate come mani e ginocchia. A differenza delle artriti infiammatorie, l’artrosi è in gran parte degenerativa: peggiora con il passare del tempo, man mano che la** frizione biomeccanica** tra le ossa erode i tessuti. C’è di più, però: accanto all’usura meccanica, dobbiamo considerare anche le** infiammazioni costanti** che coinvolgono l’intera articolazione. Pur non essendo centrali come nelle artriti, le infiammazioni hanno un ruolo importante anche nell’artrosi. Non solo causano dolore e rendono i movimenti più difficili, ma accelerano il deterioramento già in corso. ### I fattori di rischio L’**invecchiamento **è la causa principale dell’artrosi: come qualsiasi altra cosa al mondo, anche la cartilagine si usura con il tempo. Più la usiamo, più si deteriora e si assottiglia. Eppure, non possiamo dare la colpa _solo_ al passare del tempo. L’uso che facciamo delle nostre articolazioni ha sicuramente un ruolo nello sviluppo della malattia: tutto ciò che le mette **sotto sforzo** ne accelera il deterioramento. - **Obesità**. Il tessuto adiposo in eccesso **aumenta il carico** sulle articolazioni, quindi la cartilagine si consuma più in fretta. Inoltre, il grasso rilascia **sostanze infiammatorie** chiamate adipochine, che contribuiscono a loro volta alla degradazione della cartilagine. - **Lavori di fatica** che prevedono l’alzare e spostare oggetti pesanti, aumentando il carico sulle articolazioni. - **Traumi e microtraumi** ripetuti. Fratture e microfratture accelerano il deterioramento della cartilagine. Questo è comune soprattutto tra le persone molto attive e da chi pratica sport di contatto come il rugby. Questi sono i fattori sui quali abbiamo più controllo. Oltre a questi, vanno considerati anche la **predisposizione genetica** e il genere. Alcuni individui hanno infatti una cartilagine intrinsecamente più debole o una conformazione ossea che predispone all’usura precoce. Inoltre, la **menopausa** accelera l’andamento della malattia, dato che viene a mancare l’azione protettiva degli estrogeni sulle articolazioni. ## Perché le terapie convenzionali non bastano Le terapie contro l’artrosi più diffuse hanno un importante limite: sono solo **sintomatiche**. Il loro obiettivo è ridurre il dolore e, paradossalmente, possono peggiorare la situazione. I **FANS** (farmaci antinfiammatori non steroidei) aiutano a superare le fasi acute della malattia, ma vanno usati con molta attenzione. In primo luogo, l’uso intensivo espone ad **effetti collaterali** come ulcere gastriche, problemi renali e complicanze cardiovascolari. Inoltre, possono spingere a **sovraccaricare **le articolazioni, danneggiandole ulteriormente. Discorso simile va fatto per il** cortisone**, ottimo per **ridurre l’infiammazione** ma pessimo per proteggere la cartilagine. Non solo i suoi effetti collaterali possono essere molto fastidiosi, ma alcuni studi ne mostrano l’**effetto citotossimo** sulle cellule della cartilagine. Per il momento, il trattamento sintomatico più sicuro pare essere l’acido ialuronico. Le** infiltrazioni di acido ialuronico** non fanno nulla per rigenerare la cartilagine, ma ne **rallentano **la degenerazione e **lubrificano** le articolazioni. Gli effetti collaterali sono minimi e i risultati sono buoni, ma il trattamento va ripetuto 2 volte all’anno. ## La rivoluzione delle cellule staminali Ora come ora non abbiamo vere e proprie _cure_ contro l’artrosi: non possiamo bloccare del tutto la malattia, né tantomeno farla regredire; non ancora. Ad oggi, gran parte delle speranze di una cura risiedono nella [medicina rigenerativa](https://www.sorgente.com/medicina-rigenerativa-realta-o-fantascienza/). L’obiettivo è **ripristinare** la struttura e la funzione dei **tessuti** usando le **cellule staminali**, anziché limitarsi a gestirne il declino. Come visto nell’articolo dedicato, i ricercatori si stanno concentrando su tre [proprietà delle cellule mesenchimali](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-mesenchimali-cosa-sono/#cosa-sono-le-cellule-staminali-mesenchimali): - **differenziarsi** in condrociti, le cellule che costituiscono gran parte della cartilagine; - **spegnere l’infiammazione**, riducendo così il dolore; - **richiamare** le altre **cellule **staminali nei tessuti danneggiati, così da stimolarne ulteriormente la rigenerazione. Gli studi sull’[uso delle staminali contro l’artrosi](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11445595/) parlano chiaro: per il momento, le iniezioni di staminali **stabilizzano** le condizioni delle articolazioni per un anno circa – 3 anni nei casi più fortunati – e funzionando particolarmente bene contro la malattia nelle sue **prime fasi**. Le staminali aiutano infatti a **rigenerare **parte della cartilagine e a** proteggere** i tessuti sani, così da prolungarne la vita. Purtroppo, non siamo ancora in grado di rigenerare aree estese di cartilagine, quindi le staminali possono fare poco contro l’artrosi grave. Inutile specificare che possono molto poco anche contro le cause profonde della degenerazione, come l’invecchiamento o l’obesità. Pure con tutti i loro limiti, però, rimangono la nostra migliore prospettiva per curare l’artrosi. ## Il plasma ricco di piastrine Tra le terapie biologiche più studiate e applicate negli ultimi anni, un posto di rilievo spetta al **PRP** (Plasma Ricco di Piastrine). Sebbene non sia una novità assoluta, ultimamente si è evoluto abbastanza da diventare un pezzo importante nella lotta alle forme di artrosi **lieve e moderata**. Uno dei grandi pregi del PRP è il suo essere una procedura “autologa”, ovvero che sfrutta il **sangue del paziente stesso **eliminando alla radice il rischio di rigetto. Il principio alla base consiste infatti nell’intensificare la naturale capacità di guarigione del nostro corpo. Si inizia prelevando circa** 20-60 ml di ****sangue venoso**. Il campione viene inserito in una centrifuga che separa i globuli rossi dal plasma, per ottenere una **conce****ntra****zione di piastrine** da 3 a 8 volte superiore alla norma. Le piastrine servono più che alla semplice coagulazione. Una volta iniettati nell’articolazione: - **spengono** l’infiammazione; - **f****avoriscono **la **proliferazione **dei condrociti e dei fibroblasti; - promuovono la formazione di **micro-vasi sanguigni **che portano nutrienti a tessuti che solitamente ne ricevono pochi. In base alla meta-analisi del 2023 “_[Efficacy and safety of platelet-rich plasma injections for the treatment of osteoarthritis](https://doi.org/10.3389/fmed.2023.1204144)”_, il PRP è **superiore al placebo e all’acido ialuronico** nel ridurre il dolore e migliorare la funzione articolare. Gli effetti collaterali colpiscono solo il 10-20% dei pazienti e si risolvono spontaneamente. Tuttavia, il trattamento ha i suoi limiti. Il PRP non consente di ricostruire i tessuti di cartilagine ormai scomparsi. Inoltre, l’**efficacia varia** molto in base alla concentrazione piastrinica ottenuta e allo stato di salute generale del paziente. Ecco perché viene considerata una terapia da combinare con l’acido ialuronico o, nei casi più gravi, con le cellule staminali mesenchimali. ## Idrogel biomimetici L’acido ialuronico funge da “olio” per lubrificare l’ingranaggio delle articolazioni; gli [**idrogel biomimetici**](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11634198/) fanno un passetto in più, dato che **imita****no** la **struttura biologica** della cartilagine. Fungono quindi sia da lubrificante sia da impalcatura per le cellule che, si spera, rigenereranno la cartilagine. Uno dei grandi problemi della medicina rigenerativa è “convincere” le cellule staminali non solo a riprodursi **come **vogliamo noi, ma anche a rimanere** dove **ci servono. Gli idrogel biomimetici sono sostanze gelatinose cui si aggiungono molecole attive, farmaci e, a volte, cellule staminali. In questo modo riescono ad ottenere diversi risultati: - **imitare la resistenza meccanica **del tessuto sano; - **introdurre cellule staminali **mesenchimali proprio nei tessuti danneggiati; - stimolare la produzione di collagene per **proteggere la cartilagine sana**. La ricerca è ancora in corso ed è molto più complessa di quanto l’abbiamo presentata, ma si stanno ottenendo ottimi risultati. Gli idrogel biomimetici sono infatti **poco**** invasiv****i** e più **duraturi** rispetto ad altri biomateriali, che vengono smaltiti dall’organismo fin troppo in fretta. ## Le staminali e il futuro dell’artrosi Non abbiamo ancora una vera e propria cura per l’artrosi, ma il futuro si fa più roseo ogni giorno che passa. La ricerca sta facendo passi da gigante in merito, soprattutto grazie all’uso delle cellule staminali. Il passaggio dalla semplice gestione del dolore alla rigenerazione del tessuto si avvicina sempre di più. --- --- title: "Cosa succede se il feto è in posizione podalica" url: "https://www.sorgente.com/feto-posizione-podalica-cosa-succede/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Il 4% circa dei bambini decide di entrare nel mondo a gamba tesa, letteralmente. Capita infatti che il feto entri nel canale del parto con le natiche o con i piedi, invece che con la testa. In questi casi si" last_modified: "2026-03-17T16:53:17+00:00" custom_fields: rmp_vote_count: 1 rmp_rating_val_sum: 5 rmp_avg_rating: 5 --- # Cosa succede se il feto è in posizione podalica Il **4%** circa dei bambini decide di entrare nel mondo a gamba tesa, letteralmente. Capita infatti che il feto entri nel canale del parto con le** natiche** o con i **piedi**, invece che con la testa. In questi casi si parla di **posizione podalica**, dal greco _podos_ (“piede”). Un tempo, un parto con presentazione podalica poteva rivelarsi mortale sia per la madre sia per il bambino. Oggi non è più così, per fortuna: avere il bimbo in posizione podalica comporta ancora dei rischi, è vero, ma abbiamo mezzi e competenze per affrontarli al meglio. Vediamo come. ## Come si evolve la posizione fetale In realtà, la posizione podalica non è sempre un problema; anzi, in alcune fasi della gravidanza è la norma. Lungo la gestazione, infatti, la **posizione fetale evolve** e cambia: si passa dal movimento libero nelle prime fasi a una posizione più statica nelle ultime, quando lo spazio uterino inizia ad essere sempre meno. ### Primo trimestre Nelle prime settimane, c’è **spazio** in abbondanza all’interno dell’utero e il feto ha modo di cambiare posizione **più volte**. Nel primo trimestre, quindi, la posizione è del tutto casuale e non incide in nessun modo sulla gravidanza. ### Secondo trimestre Nelle **prime settimane** del secondo trimestre, la posizione del feto continua ad essere **casuale**: essendo ancora molto piccolo, lo spazio all’interno dell’utero è tanto e gli consente di girarsi a piacere. Durante la seconda ecografia, può capitare che il piccolo ci dia le spalle e impedisca di vedere se è maschio o femmina. Le cose cambiano verso la fine del secondo trimestre, quando il feto diventa un po’ più grande e sceglie una posizione principale. Secondo il report “[_The evolution of fetal presentation during pregnancy: a retrospective, descriptive cross-sectional study_](https://doi.org/10.1111/aogs.12626)”, la presentazione cefalica è già la prevalente **dalla 18a settimana**. In queste ultime settimane del secondo trimestre, però, troviamo anche un **30%** circa di bambini in posizione **podalica**: la cosa è del tutto normale. La percentuale di presentazioni podaliche crolla tra la **27a** e la **28a** settimana, man mano che i feti iniziano a girarsi. ### Terzo trimestre All’inizio del terzo trimestre, i bambini in posizione podalica sono ormai pochi. Quasi l’**80%** dei feti si presenta in** posizione cefalica** già nelle prime settimane del terzo trimestre, percentuale che aumenta man mano che si avvicina il momento del parto. C’è ancora qualche eccezione, però. Fino alla **31****a** settimana, è abbastanza normale trovare il bambino in **posizione podalica**: il **15-20%** dei piccoli si presenta ancora così, infatti; tra la 32a e la **35****a** settimana, possiamo trovare ancora un **8%** circa di “ritardatari” con la testa in alto. Alla fine del terzo trimestre, quasi tutti i bambini finisco per assumere la posizione cefalica classica spontaneamente. Solo il **4%** arriva alla** 39****a** settimana in posizione **podalica**. ## Tipi di posizione podalica Fino a questo punto abbiamo parlato solo di posizione cefalica e posizione podalica; in realtà, esistono diversi tipi di posizione. - **Podalica franca**, la più comune. Il feto presenta il **sederino** al canale del parto e ha i **piedi vicino al viso**, con il corpo piegato a portafoglio. - **Podalica completa**. Il feto è** seduto** con le ginocchia piegate, presentando** sederino e piedi** insieme. - **Podalica incompleta** (piedi). Il feto ha una o entrambe le **gambe tese **verso il basso e presenta i **piedi **al canale del parto. - **Podalica incompleta** (mista). Il feto ha un piede piegato e si presenta con **natiche e piede**. Il modo più sicuro per individuarle è sicuramente l’**ecografia**, ma non è l’unico. La** palpazione addominale **consente di riconoscere la posizione del feto anche senza ecografia. In più, [i movimenti cambiano a seconda della posizione del bambino](https://www.sorgente.com/dove-altezza-movimenti-feto/#come-cambiano-i-movimenti-a-seconda-della-posizione-del-feto), consentendo alla mamma di capire se c’è qualcosa che non va. ## I rischi della posizione podalica per mamma e bimbo C’è un motivo se gran parte dei bambini si presenta** di testa **al canale del parto: è il modo **più facile** per nascere. Nei neonati, la testa è la parte del corpo più grande e pesante, quindi la più adatta a **farsi spazio** attraverso la cervice e dentro il canale dell’utero. Inoltre, le ossa del cranio non sono ancora del tutto saldate e possono **sovrapporsi **quel tanto che basta per **favorire** il passaggio. Natiche e piedi dilatano il collo dell’utero in modo molto meno efficace della testa, il che complica il passaggio del bambino. A questo si sommano una serie di altri problemi, più o meno gravi a seconda del tipo di posizione podalica. - **Prolasso ****del ****cordone ombelicale**. Il cordone ombelicale scivola nel canale vaginale prima del bambino e rimane** schiacciato**, riducendo o bloccando il flusso di ossigeno. Questo fenomeno può aumentare fino a 10 volte il rischio di **asfissia **e di [paralisi cerebrale infantile](https://www.sorgente.com/paralisi-cerebrale-infantile-cause-trattamenti/). - **Testa intrappolata**. Se il corpo esce per primo, è molto più probabile che la cervice non sia abbastanza dilatata o che le pareti vaginali si stringano attorno alla testa del bambino, aumentando il rischio di **ipossia cerebrale**. - **Lussazioni e fratture** durante il parto, a causa delle posizioni innaturali assunte durante il parto. Queste sono le complicanze per il bimbo, ma il parto podalico è un grosso rischio anche per la madre. Come detto, si nasce di testa per facilitare la dilatazione della cervice e il passaggio attraverso il canale vaginale. Durante il parto podalico, tutto questo manca: spesso la dilatazione è di gran lunga minore, il che aumenta il rischio di** lesioni interne ed esterne**. In passato, queste lesioni finivano per causare **emorragie** e **infezioni **anche gravi, che potevano rivelarsi fatali per la madre. Oggi si preferisce evitare il parto naturale e procedere con il [parto cesareo](https://www.sorgente.com/taglio-cesareo-come-funziona/) che, pur comportando la sua dose di rischi, è molto più sicuro sia per la madre sia per il bambino. ## Tecniche per girare il feto Il parto cesareo è una soluzione d’emergenza che ha salvato migliaia di persone, ma non è detto che serva. Se possibile, la soluzione migliore è **far girare il feto** in posizione cefalica prima che si arrivi al termine, per evitare l’intervento chirurgico e procedere con il parto naturale. A questo scopo, si usa la **Versione Cefalica Esterna**. La Versione Cefalica Esterna è l’unica manovra scientificamente riconosciuta per girare il feto. Si tratta di una manovra** esterna **che si esegue alla **37****a**** settimana**. Il medico o l’ostetrico manovra l’addome per ruotare il feto dall’esterno, facendolo passare dalla posizione podalica a quella corretta. Il tasso di successo è del **50-60%** e le complicanze sono estremamente rare, se la manovra viene eseguita da personale esperto. Per sicurezza, però, si preferisce eseguirla in un **ambiente controllato**, con **monitoraggio cardiotocografico** e pronti a procedere con il** cesareo d’emergenza**. Qualora il bambino dovesse rimanere in posizione podalica, si procede con il parto cesareo. In aggiunta alle manovre esterne esistono delle** tecniche posturali** che, in teoria, dovrebbero indurre il bambino a girarsi spontaneamente. La loro** efficacia non è supportata** da studi controllati, ma non paiono avere controindicazioni. ## Si può conservare il cordone ombelicale? La presentazione podalica non rende automaticamente impossibile la conservazione del cordone ombelicale, ma dipende dalle cause e dalla situazione specifica. Molti bambini arrivano podalici al parto in quanto prematuri: non essendo ancora a termine, non hanno fatto in tempo a girarsi. In casi del genere, il problema non è tanto la presentazione podalica, quanto il** parto pretermine**: per conservare il cordone ombelicale, il parto deve avvenire [dalla 35a settimana in poi](https://www.sorgente.com/falsi-miti-conservazione-staminali-quale-settimana/#in-caso-di-parto-prematuro-non-si-pu-conservare-il-cordone), infatti. Altri ostacoli potrebbero essere legati alle complicanze tipiche del parto podalico, come il **prolasso del cordone** o la** sofferenza fetale**. In casi del genere, il clima in sala parto potrebbe essere un po’ troppo concitato per consentire la raccolta del sangue cordonale. Quelle presentate sopra sono situazioni estreme, però. Se i medici decidono per il **parto cesareo **o se il bambino si gira grazie alla Versione Cefalica Esterna, non c’è **nulla che impedisca la conservazione del cordone ombelicale**. L’importante è portare il [kit di Sorgente](https://www.sorgente.com/adesione/richiedi-il-kit/) in sala parto e procedere come da istruzioni. --- --- title: "L’anemia mediterranea è curabile, ad oggi?" url: "https://www.sorgente.com/anemia-mediterranea-curabile/" lang: "it" type: "post" description: "Fino a non troppi anni fa, l’anemia mediterranea (o talassemia) era una condanna a morte. Oggi, nonostante le tante difficoltà, chi ne soffre può avere una vita tutto sommato normale. In alcuni casi, può addirittura guarire del tutto, sebbene il" last_modified: "2026-03-05T15:57:42+00:00" categories: [Cellule Staminali] custom_fields: rmp_vote_count: 1 rmp_rating_val_sum: 5 rmp_avg_rating: 5 --- # L’anemia mediterranea è curabile, ad oggi? Fino a non troppi anni fa, l’anemia mediterranea (o talassemia) era una condanna a morte. Oggi, nonostante le tante difficoltà, chi ne soffre può avere una vita tutto sommato normale. In alcuni casi, può addirittura guarire del tutto, sebbene il trattamento sia tutt’altro che semplice. In questo articolo vedremo **cos’è** esattamente l’anemia mediterranea, come si tratta e **come si cura** grazie alle cellule staminali. ## Cos’è l’anemia mediterranea L’**anemia mediterranea**, nota anche come **beta-talassemia** o morbo di Cooley, è una malattia genetica **ereditaria** del sangue causata da mutazioni nel **gene HBB** sul cromosoma 11. HBB codifica infatti le catene beta, una delle componenti fondamentali dell’emoglobina insieme alle catene alfa. Nei malati di talassemia, le catene beta funzionanti sono troppo poche rispetto alle catene alfa, se non del tutto assenti. Il fenomeno non solo **ostacola** la produzione di **emoglobina**, fondamentale per il trasporto dell’ossigeno, ma provoca la **morte precoce **dei **globuli ross**i. Sul lungo periodo, la carenza di globuli rossi provoca un deficit cronico di ossigeno, danni ai tessuti e morte. La malattia ha un’alta prevalenza nei paesi del bacino mediterraneo, da cui il nome. Si calcola che solo in Sardegna ci sia una [frequenza di portatori sani dell’11%](https://www.aoucagliari.it/home/page/it/talassemia_7mila_pazienti_in_italia_1500_in_sardegna) circa. ### Differenza tra portatore sano e malato Quell’11% di portatori sani in Sardegna si riferisce a persone che, pur avendo il gene mutato, non manifestano sintomi della malattia. I portatori sani, infatti, hanno **una sola copia** mutata del gene HBB; al contrario, le persone malate hanno entrambe le copie mutate. Avendo una copia normale del gene, i portatori sani producono quantità sufficienti di emoglobina. Molti di loro soffrono di **anemia lieve**, ma conducono una vita normale e non manifestano sintomi della malattia. Purtroppo, possono **trasmettere **la copia alterata del gene ai figli. Nelle persone malate, manca la copia di backup del gene. Dato che entrambe le copie sono danneggiate, l’organismo non riesce a produrre abbastanza emoglobina e questo provoca **anemia emolitica cronica severa** fin dai primi mesi di vita. ## Le varianti: talassemia major, intermedia e minor L’anemia mediterranea si manifesta in tre forme principali, distinte per gravità clinica e impatto sulla vita quotidiana. - **Talassemia minor**: forma eterozigote della malattia, ovvero caratterizzata dalla presenza di una sola copia alterata del gene. È la forma tipica dei **portatori sani** ed è quasi sempre **asintomatica**. L’impatto sulla vita quotidiana è minimo; spesso la si rileva casualmente negli esami del sangue. - **Talassemia intermedia**: altra forma eterozigote della malattia, ma più grave. In questo caso, almeno uno dei due alleli codifica per le catene beta, ma non abbastanza. Purtroppo, l’organismo produce comunque troppa poca emoglobina per il fabbisogno quotidiano. Chi soffre di talassemia intermedia ha quindi bisogno di trasfusioni **occasionali e**d è più soggetto a calcoli biliari. Ciononostante, può condurre una vita attiva e quasi del tutto normale. - **Talassemia major o anemia di Cooley**: forma omozigote grave, provocata da due copie di HBB incapaci di codificare per la beta-globina. Si manifesta entro** 6-24 mesi di vita**. Chi ne soffre ha bisogno di trasfusioni di sangue continue per vivere. ## Sintomi e campanelli d’allarme La caratteristica principale della talassemia è l’[ipossia cronica](https://www.humanitas.it/sintomi/ipossia/), causata da globuli rossi troppo piccoli o troppo scarsi per ossigenare i tessuti. Paradossalmente, però, tutti gli organi coinvolti nella **produzione** e nello **smaltimento **di **globuli rossi **sono **sotto stress**. Nel tentativo di compensarne la carenza, infatti, l’organismo aumenta la produzione di globuli rossi. Questi fenomeni si traducono nei seguenti sintomi. - **Pelle e mucose pallide** per la carenza di emoglobina, che normalmente conferisce il caratteristico colore rosso al sangue. - **Stanchezza estrema e letargia** per l’ipossia cronica, ovvero la carenza di ossigeno nei tessuti. - **Fegato e milza ingrossati** per lo sforzo di rimuovere i tanti globuli rossi danneggiati. - **Calcoli biliari**. Lo smaltimento continuo di globuli rossi provoca un aumento della sostanza di scarto bilirubina; sul lungo periodo, questa sedimenta e provoca i calcoli. - **Deformità ossee** come zigomi prominenti, frontale bombato, mascella sporgente e denti malformati. La causa sta nell’eccesso di lavoro del midollo, che quindi si gonfia e deforma le ossa dei pazienti più giovani. - **Ritardo della crescita **per la carenza di ossigeno nei tessuti. - **Insufficienza cardiaca**: cuore dilatato per l’anemia e l’iperdinamismo circolatorio. Molti di questi sintomi sono comuni soprattutto nelle forme più gravi di anemia mediterranea. Nelle **forme lievi**, i sintomi più comuni sono il **pallore,** la **stanchezza** e una predisposizione maggiore ai **calcoli biliari**. ## Le cure tradizionali e i loro limiti Contrariamente al passato, oggi si può convivere con l’anemia mediterranea, anche con le forme più gravi della malattia. Non è una convivenza facile, però. Attualmente, il trattamento consiste in **trasfusioni di sangue ogni 2-4 settimane** e in una **terapia ferrochelante** (farmaci che mantengono costanti i livelli di ferro nel sangue, nonostante le trasfusioni continue). L’iter riduce i sintomi e previene gran parte dei danni causati dall’anemia, ma non è una cura e ha i suoi limiti. Nonostante la terapia ferrochelante, il **sovraccarico ferritico **colpisce fino al 50% dei pazienti. Pressappoco il 30% sviluppa **anticorpi **contro i globuli trasfusi, il che complica o rende impossibili future trasfusioni. Per tutte queste ragioni, si continua a cercare una cura definitiva a questa malattia. Qualcosa è stato trovato, ma i limiti sono ancora tanti. ## Trapianto di midollo osseo: speranza e rischi Ad oggi l’anemia mediterranea ha una sola cura vera e propria: il **trapianto allogenico** di **cellule staminali ematopoietiche sane**. Il trattamento prevede l’eliminazione completa del midollo malato, sostituito con il midollo ricostruito dalle cellule staminali. Per quanto efficace, però, l’approccio ha i suoi rischi. Come visto nell’articolo dedicato alle [complicanze più comuni dopo un trapianto di staminali](https://www.sorgente.com/complicanze-trapianto-staminali/), i pazienti sono soggetti a malattia del trapianto contro l’ospite e a infezioni. Inoltre, ha successo soprattutto nei pazienti più giovani. Nei bambini **sotto i 14 anni**, il trapianto dà fino al **95%** di probabilità di guarigione, se il donatore è un **fratello**; se il donatore non è un familiare, le probabilità sono dell’80% circa. Qualora una coppia avesse un figlio malato, quindi, potrebbe valutare la possibilità di [conservare le staminali cordonali](https://www.sorgente.com/conservazione-delle-cellule-staminali-famigliare-vs-donazione-pubblica/) di un fratello sano. ## La terapia genetica ex vivo Visti i limiti del trapianto, i ricercatori stanno lavorando a un altro approccio: la correzione genetica ex vivo. L’obiettivo è **riparare** il difetto genetico direttamente nelle **staminali** del paziente, consentendogli di produrre globuli rossi sani senza bisogno né di trapianti allogenici né di trasfusioni. Nella terapia genica, i medici prelevano un campione di staminali malate dal paziente. Dopo averle esposte a un particolare condizionamento, usano l’**eding genetico** per introdurvi una copia normale di HBB. Dopodiché, fanno riprodurre le staminali modificate e le usano per eseguire un [trapianto autologo](https://www.sorgente.com/differenze-tra-trapianto-autologo-e-allogenico/). Il processo è sicuramente più laborioso del trapianto allogenico, ma non costringe a cercare un donatore compatibile ed è efficace nel **90%** dei casi. ## Quanto si vive con la talassemia Oggi le persone affette da talassemia major possono vivere **oltre 60 anni**, se seguono tutte le terapie. La loro non è una vita sempre facile, ma possono comunque diventare adulti e anche farsi una **famiglia**, se lo desiderano. Purtroppo molti di loro convivono con l’**ansia**, dovendo dipendere da trasfusioni continue, ma siamo comunque lontani dalla morte certa che li avrebbe aspettati anche solo negli anni ‘50. C’è ancora molta strada da fare, è vero. Ecco perché la ricerca non si ferma mai. --- --- title: "Come vestirsi in gravidanza rimanendo comoda e stilosa" url: "https://www.sorgente.com/come-vestirsi-in-gravidanza-rimanendo-comoda-e-stilosa/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Quando si sta cercando un bambino, c’è un problema a cui si pensa poco: come vestirsi in gravidanza. Il corpo di una donna incinta cambia infatti di mese in mese, se non addirittura di settimana in settimana. I pantaloni non" last_modified: "2026-08-24T14:00:29+00:00" --- # Come vestirsi in gravidanza rimanendo comoda e stilosa Quando si sta cercando un bambino, c’è un problema a cui si pensa poco: come vestirsi in gravidanza. Il corpo di una donna incinta cambia infatti di mese in mese, se non addirittura di settimana in settimana. I pantaloni non si allacciano più, i seni straripano dalle coppe del reggiseno, le maglie si tendono sul pancione, le scarpe stringono… Un disastro, insomma. Non disperare: **vestirsi bene in gravidanza** è possibile, talvolta perfino** senza abiti premaman**. In che modo? ## Linee guida per l’abbigliamento in gravidanza In gravidanza, la crescita della **pancia** è solo uno dei cambiamenti, il più evidente: il** seno** aumenta circa di una misura e mezzo; la ritenzione idrica, tipico [sintomo della gravidanza](https://www.sorgente.com/2021/10/21/quali-sono-i-sintomi-della-gravidanza-nelle-prime-settimane/), provoca **gambe gonfie** e **aumento di peso**. Tutti questi cambiamenti vanno assecondati ma, allo stesso tempo, è importante non cambiare troppo il proprio stile. Il periodo della gravidanza è delicato sia fisicamente sia psicologicamente. Una futura mamma fa quasi **fatica a riconoscersi** in quel corpo tanto diverso: perché rinunciare perfino all’abbigliamento che piace? Al più, lo si può **adattare **in base alle nuove esigenze. ### Vestirti in sicurezza ![Donna in gravidanza con abito elegante](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2026/02/Donna-elegante-in-gravidanza-1024x614.webp) Quando ci si veste in gravidanza, bisogna conciliare buon gusto e praticità. Ci sono quindi delle piccole regole da rispettare. - Evitare **pantaloni** che stringano le gambe: riducono la circolazione negli arti inferiori, già difficoltosa a causa del progesterone. - Non indossare **panciere contenitive** per stringere fianchi e pancia. Queste riducono la circolazione sanguigna e rendono più difficile urinare, aumentando il rischio di infezioni alla vescica. Sì invece alle guaine che aiutano a sostenere il pancione, da indossare per poche ore alla volta e solo quando bisogna stare per tanto tempo in piedi. - Evitare **reggiseni** che stringano il seno: il sangue dev’essere libero di irrorare le mammelle. - Usare **intimo **traspirante e ipoallergenico, così da ridurre il rischio di infezioni alle vie urinarie. - Privilegiare i** tessuti traspiranti**, che facciano respirare la pelle e riducano la sudorazione. ### Devo usare le calze a compressione graduata? Durante i nove mesi, ci sono diversi fattori che rallentano il ritorno venoso e causano [gonfiore alle gambe](https://www.sorgente.com/gambe-gonfie-in-gravidanza-quando-preoccuparsi/), dai cambiamenti ormonali al peso del pancione che comprime i vasi sanguigni del bacino. Le calze a compressione graduata esercitano una pressione **maggiore alla caviglia**, che **si riduce** man mano che si sale verso la coscia. La pressione decrescente aiuta il sangue a **salire **verso il cuore, riducendo l’accumulo di liquidi nelle caviglie e riducendo il gonfiore. Anche per questa ragione, sono molto usate da chi lavora per** tante ore in piedi** o è predisposta alle** vene varicose**. Salvo casi particolari, le calze di questo tipo tornano utili anche in gravidanza, soprattutto **dal ****secondo trimestre in poi**, quando i disturbi circolatori si fanno più evidenti. Attenzione, però: le calze a compressione graduata non sono adatte a tutti e possono avere diverse classi di compressione. Nel dubbio, sempre meglio **consulta****re**** il ginecologo**, prima di acquistarle. Una volta ricevuto l’okay da parte del medico, ti consigliamo di puntare su **modelli specifici **per la gravidanza, pensati per non stringere sull’addome. Non scegliere la tua “solita” taglia a scatola chiusa: **misura** la circonferenza caviglia-polpaccio-coscia al mattino e basati su queste misurazioni per l’acquisto. Ricorda inoltre di indossarle per massimo **12 ore** al giorno, togliendole al primo accenno di fastidio o dolore. ### I tessuti migliori per l’abbigliamento premaman In definitiva, l’abbigliamento di una donna incinta dev’essere traspirante e non troppo stretto, specie in punti delicati quali pancia e seno. Servono quindi **tessuti che siano **traspiranti, morbidi, elastici ed ipoallergenici. I tessuti migliori dotati di queste caratteristiche sono: - Cotone, fibra **traspirante **e che assorbe il sudore ed evita che formi uno sgradevole velo sulla pelle. Purtroppo tende a** trattenere l’umidità**, motivo per cui le magliette in cotone vanno cambiate spesso, quanto meno in estate. - Lino, dotato dei pregi del cotone senza i difetti: è **traspirant****e**, assorbe il sudore e** asciuga** velocemente. Ha solo un difetto: **si stropiccia **facilmente; - Bambù, **morbidissim****o**, **traspirant****e** e** asciuga** in fretta. In più, i tessuti in fibra di bambù sono elastici: a seconda della lavorazione, possono** allungarsi del 20%** anche senza l’aggiunta di spandex; - Lana, versatile e adatta sia all’inverno sia alle mezze stagioni, in base a come viene lavorata. La ragione per cui tiene così caldo sta infatti nel suo **potere isolante**, grazie al quale mantiene costante la temperatura corporea. Inoltre è una fibra **traspirante**, che non trattiene l’umidità sulla pelle; - Tessuti tecnici, tessuti sintetici pensati per essere **traspiranti** e per **far asciugare il sudore** in fretta. Li si usa soprattutto per **fare sport **e per l’abbigliamento casual. ## L’abbigliamento premaman trimestre per trimestre Una volta comprese le linee generali da rispettare, non resta che vedere in concreto **come vestir****t****i in gravidanza**. L’abbigliamento consigliato cambia in base al **periodo di gestazione **e, di conseguenza, ai cambiamenti che avvengono nel corpo della futura mamma. ### Primo trimestre (1-3) Nei **primi mesi** di gravidanza, è facile vestirsi anche** senza abiti premaman**: soprattutto nel primo mese, i cambiamenti sono troppo sottili perché vengano notati all’esterno. Al più, può darsi che alcuni pantaloni e alcuni reggiseni comincino a stare un po’ stretti. In questa fase della gestazione, vanno eliminati gli abiti troppo stretti. I jeans “super skinny” sono da abolire, dato che riducono la circolazione negli arti inferiori; i** jeans “skinny”** possono andare bene nei** primi due mesi**, o comunque finché ci si entra. Largo invece ai **modelli con linee morbide** e ai **leggings**. Per quanto riguarda vestitini e top, il più delle volte si possono continuare a usare gli abiti di sempre. Potrebbe esserci qualche problema con le **camice**, che potrebbero stare **strette sul petto**; in quel caso, basta comprarne un paio di una taglia più grande. ### Secondo trimestre (3-6) La vera sfida comincia nel secondo trimestre, quando parte degli abiti nell’armadio non entrano più. Come detto sopra, il pancione è solo parte del problema: una donna normopeso [può prendere fino a 9 kg in gravidanza](https://www.sorgente.com/2021/10/21/come-calcolare-il-peso-ideale-in-gravidanza/), di cui **3 **possono essere** ritenzione idrica**. Ciò comporta un ingrossamento di tutto il corpo, non solo della pancia. Se ci si vuole vestire senza abiti premaman, i l**eggings **rimangono un’ottima soluzione. Meglio evitare quelli in pelle sintetica, però, che potrebbero stringere troppo le gambe e che sono poco traspiranti. I jeans aderenti rimangono off-limits, ma le apposite **prolunghe** consentono di riciclare i **jeans** con linee morbide. Approfondiremo la cosa più avanti nell’articolo. Soprattutto all’inizio del secondo trimestre, quando la pancia è ancora piccola, si possono continuare a usare i** top **e le** magliette larghe **che si hanno nell’armadio. ### Terzo trimestre (6-9) Nell’ultimo trimestre, vestirsi senza usare abiti premaman diventa davvero difficile: le prolunghe per i pantaloni potrebbero non bastare e le maglie sono troppo piccole per accogliere la pancia. Soprattutto, è sempre più difficile allacciare bottoni e cerniere. In questa fase, gli** abiti interi **sono la soluzione più comoda e semplice. Vanno bene sia abiti premaman sia abiti tradizionali dalle linee morbide e** lunghi**: il volume del pancione fa infatti alzare l’orlo anteriore, riducendo la lunghezza complessiva del vestito. Negli ultimi mesi di gravidanza bisogna cambiare anche reggiseni, dato che quelli vecchi sono ormai troppo piccoli. Purtroppo, le prolunghe non bastano: servono modelli con coppe più grandi. I **reggiseni da allattamento** sono la soluzione migliore, dato che sono utilizzabili anche dopo il parto. ## Come vestirsi in gravidanza tutto l’anno ![Donna incinta con maglione oversized invernale e jeans](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2022/05/Donna-incinta-inverno-1024x614.webp) Le future mamme di oggi sono fortunate: la **moda premaman** offre soluzioni adatte a tutti gli stili e a tutte le stagioni. Ciononostante, c’è una regola che vale durante tutto l’anno: quando possibile, è meglio vestirsi a strati. Il cosiddetto “**abbigliamento a cipolla**” consente infatti di sfruttare **vestiti basic tutto l’anno** e in tutte le occasioni, facendo risparmiare sull’acquisto di abiti che è difficile riutilizzare. ### Abbigliamento premaman primavera/estate Una buona scorta di **top elasticizzati **bianchi e neri sta alla base dell’abbigliamento in gravidanza, sia in primavera/estate sia in autunno/inverno. Quando fa caldo, sono un’ottima base da indossare **sotto camicie e cardigan non allacciati**, che quindi puoi sfruttare nonostante il pancione. Nel corso dell’articolo abbiamo citato più volte i** leggings**, in quanto sono elastici e facili da indossare anche a fine gravidanza. Ne esistono **modelli leggeri** adatti anche all’estate, sia tradizionali sia premaman; i primi vanno indossati sotto il pancione, mentre i secondi sono dotati di una banda elastica che arriva quasi sotto il seno. Infine, i** vestitini** sono un must per l’armadio di una donna incinta. I migliori sono quelli in stile impero, o comunque con una **vita molto alta **e che non stringe la pancia. Per praticità, meglio puntare su abiti con **cerniera laterale** o **che non bisogna allacciare**. In questo secondo caso, una **cintura** alla moda basta per evitare l’effetto sacco. ### Abbigliamento premaman autunno/inverno Vestirsi in gravidanza in inverno e in autunno può essere particolarmente difficile, dato che bisogna tenere conto di giacche e cappotti. I top e i vestitini visti sopra possono fungere da base per un abbigliamento a cipolla, magari accompagnati a cardigan e camicie pesanti. Quanto ai **leggings**, i modelli **felpati** consentono di sfruttare **maglioni e felpe oversize**. Dato il freddo, conviene però comprare almeno un paio di **jeans premaman** o usare delle prolunghe per riadattare quelli che si hanno già. Se si è nell’ultimo trimestre, i vestiti sono un’ottima soluzione anche per l’autunno/inverno. Se fa ancora abbastanza caldo, potrebbero andare bene **vestiti leggeri** indossati con** collant e giacche**. In inverno, invece, meglio puntare su **abiti lavorati a maglia **e realizzati in tessuti pesanti. In particolare, gli **abiti a kimono **sono facili da regolare e utilizzabili anche dopo il parto. In alternativa ai vestiti interi, consigliamo **gonne a vita alta **e con molto volume. Le gonne** a pieghe** o **a ruota** sono versatili e, soprattutto, le si può usare lungo tutta la gestazione; stringendo un po’ la vita, le si può usare anche dopo il parto. ### Cappotti premaman oppure no? Quando si parla di abbigliamento invernale in gravidanza, il cappotto è il vero problema. Se si è nei primi mesi di gestazione, può andare bene un cappotto dalle linee morbide; negli ultimi, si rischia di rimanere con la pancia scoperta. In commercio si possono trovare **cappotti premaman** utilizzabili lungo il secondo e il terzo trimestre, nonché dopo il parto. Sono infatti dotati di una speciale **tasca frontale** da allacciare alla cerniera, da usare per tenere il** bimbo al caldo** mentre si fa [babywearing](https://www.uppa.it/nascere/neonato/babywearing-esigenza-del-bambino/). Questa soluzione è concepita in particolare per chi dovrebbe partorire a inizio o metà inverno. Una soluzione alternativa al cappotto premaman è la** mantella**: ne esistono** con e senza maniche**, per l’autunno e per l’inverno. Le linee abbondanti consentono di sfruttare la mantella** anche dopo il parto**, a patto che le misure di braccia e spalle rimangano pressapoco uguali. ## Quali pantaloni usare I pantaloni sono un punto dolente dell’abbigliamento in gravidanza. Servono infatti pantaloni comodi sulle gambe, da usare tutti i giorni e che si adattino all’aumento del pancione senza esercitare pressione. Il **pantalone da gravidanza **perfetto dovrebbe avere queste caratteristiche, in particolare: - **fascia elastica in vita**, che sostiene dolcemente l’addome; - materiali **traspiranti** ed** elasticizzati**; - tagli **ergonomici**, per seguire le forme naturali del corpo; - **vita regolabile**, per usarli nei diversi trimestri. La soluzione più semplice è usare **jeans premaman**, pensati appositamente per adattarsi al pancione grazie alle fasce regolabili. Ne esistono di diversi tipi, adatti sia al tempo libero sia alle occasioni formali o all’ufficio. I **leggings premaman** sono un’alternativa nettamente più economica rispetto ai jeans premaman, ideale per stare in casa o da abbinare un top oversize. Anche in questo caso, puoi trovarne di tanti tipi diversi, da quelli leggeri per l’estate fino a quelli felpati per l’inverno. ### Come allargare i jeans in gravidanza Mettiamo che tu non voglia spendere soldi per jeans premaman che, passati i fatidici nove mesi, non userai mai più. In questo caso, potresti allargare i tuoi vecchi jeans per adattarli alla gravidanza. Se non ti va di ricucire i jeans, puoi usare degli **adattatori da gravidanza**. Trattasi di piccole **fasce elastiche** dotate di un bottone e di un’asola: per allargare la cintura dei jeans, ti basta allacciare la fascia scelta ai jeans. Per le fasi più avanzate della gravidanza, esistono adattatori abbastanza alti da coprire la zip aperta dei jeans. Se invece ti piace cucire e hai pantaloni da riciclare, hai principalmente quattro opzioni. Tagliare le tasche frontali e sostituirle con due fasce elastiche. Tagliare o scucire i jeans sui fianchi per 10-15 cm e cucirvi due bande elastiche. Eliminare un semicerchio sulla parte frontale dei jeans e sostituire il tutto con una fascia elastica. Eliminare il cinturino e sostituirlo con una fascia elastica dell’altezza desiderata. Quale che sia il tuo metodo preferito, **evita i jeans stretti in gravidanza**. Oltre che risultare scomodi, possono essere dannosi per la salute: non solo aumentano il rischio di candida e **infezioni vaginali**, ma comprimono le gambe e** riducono la circolazione**, già rallentata dai cambiamenti ormonali. Nei casi più gravi, potrebbero causare la formazione di** trombi **negli arti inferiori. Se ti piacciono i jeans aderenti, scegli modelli morbidi e che non comprimano la gambe. Piuttosto che i jeans, molto meglio usare dei leggings simil-jeans. ## Scarpe comode in gravidanza Le gambe gonfie da gravidanza si accompagnano quasi sempre a piedi altrettanto gonfi. Specie nell’ultimo trimestre, una donna incinta rischia di arrivare a fine giornata con i **piedi doloranti** e, nei casi peggiori, quasi incapace di camminare. Per arginare il problema, servono **scarpe comode **adatte alla **gravidanza** e che abbiano queste caratteristiche. - **Tacco basso** (ma non troppo). I tacchi alti sono scomodi e riducono l’equilibrio, reso già precario dal peso del pancione. D’altra parte, le scarpe completamente senza tacco sovraccaricano polpacci, ginocchia e schiena. Scegli sempre scarpe alte uno o due centimetri. - **Pianta larga**, che garantisca una buona base d’appoggio. - **Suola antiscivolo**, per ridurre al minimo il rischio di pericolose cadute. - **Suola ammortizzata**, per ridurre l’impatto della calla camminata su ginocchia e schiena. - **Tessuto morbido**, che si adatti al piede e non lo stringa quando si gonfia. - **Senza stringhe**, specie nell’ultimo trimestre: il pancione rende quasi impossibile abbassarsi per allacciare le scarpe. Se però si vogliono sfruttare le sneaker nella scarpiera, ecco un piccolo trucco: basta **sostituire i lacci con degli elastici**, affinché le scarpe rimangano chiuse ma si allarghino abbastanza per far passare il piede. Indipendentemente dallo stile, qualsiasi scarpa con queste caratteristiche è adatta ai piedi gonfi da gravidanza. ### Scarpe per l’estate In estate, è più facile trovare scarpe per una donna incinta: va benissimo un qualsiasi paio di **sandali con la suola morbida**, possibilmente dotati di **cinturino elastico** per infilarli senza allacciarli. Le **ballerine** possono andare bene in gravidanza, a patto che abbiano la** suola** un poco **rialzata**. ### Scarpe per l’inverno In inverno servono scarpe che si adattino ai piedi gonfi di fine giornata, quindi morbide. Le **sneakers in stoffa **possono andare bene in autunno, ma sono troppo leggere per l’inverno. Quando fa freddo, meglio orientarsi su **sneakers felpate**; ottimi anche gli** stivaletti **con la pianta larga e bassi, facili da indossare e adatti anche all’abbigliamento elegante. ## L’abbigliamento sportivo premaman ![Donna incinta fa pilates](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2022/05/Donna-incinta-pilates-1024x614.webp) Salvo casi particolari, i ginecologi consigliano sempre un po’ di [esercizio fisico in gravidanza](https://www.sorgente.com/attivita-fisica-in-gravidanza-una-piccola-guida/). Per queste occasioni, l’abbigliamento migliore comprende: - **l****eggings premaman** ad alta elasticità, realizzati in tessuti traspiranti e con un leggero effetto contenitivo per sostenere il pancione; - **reggisen****o**** sportiv****o** morbido e dotato di fasce estensibili, per usarlo lungo tutta la gestazione. Rispetto al reggiseno sportivo classico, quello** premaman **deve sostenere il seno senza stringere e dev’essere facile da slacciare; - **fascia di supporto**, per mantenere alto il pancione ed evitare che si muova troppo durante gli esercizi; - **scarpe **con** suola ammortizzata e antiscivolo**, per ridurre al minimo l’impatto dell’esercizio su ginocchia e spina dorsale. Se le tue scarpe da ginnastica non sono sufficientemente ammortizzate, puoi acquistare delle suolette da inserire al loro interno. ## Vestirsi eleganti in gravidanza: si può? A questo punto, non resta che una domanda: abbiamo visto come stare comoda in gravidanza, ma la suddetta comodità può convivere con l’eleganza? Ebbene sì, anche se serve un po’ di impegno in più. Nel terzo trimestre, la soluzione più semplice per vestirsi eleganti è scegliere un abito premaman da cerimonia. Il taglio **stile impero** è il più comune: stretto appena sotto il seno e morbido lungo i fianchi, elegante su tutti i tipi di corpo. Per le donne _petite_, consigliamo anche il **taglio ad A** o a trapezio, perfetto per contesti formali o lavorativi. Se non ami i vestiti premaman e vuoi valorizzare il pancione, piuttosto che nasconderlo, scegli un **tubino in maglia elasticizzata** che fascia la pancia. A seconda del tessuto, va bene sia col caldo sia col freddo ed è facilissimo da abbinare: basta un blazer lasciato aperto per rendere il look immediatamente più interessante. Dato che l’abbigliamento deve essere per forza di cose semplice e confortevole, in gravidanza bisogna puntare sugli** accessori**. Collane, orecchini e bracciali trasformano anche l’outfit più elementare, senza però sacrificare la comodità. Occhio alla borsa, però: le borse a tracolla ingombranti potrebbero appesantire la figura; meglio una **pochette**** a mano.** Infine, lascia i tacchi a spillo nell’armadio: in gravidanza, molto meglio optare per un tacco di 3-4 centimetri elegante ma comodo. Al limite, vanno bene anche delle ballerine leggermente rialzate. --- --- title: "Cordone ombelicale salvavita viaggia dalla Spagna a Liverpool" url: "https://www.sorgente.com/cordone-ombelicale-salvavita-spagna-liverpool/" lang: "it" type: "post" description: "Il lungo sprint Cordone ombelicale viaggia dalla Spagna del ‘10 al Regno Unito del ‘22 per salvare adolescente malata Colpita da una rara leucemia, Lyra Cassell non risponde alle cure tradizionali. Nel 2022, la svolta: i medici trovano delle cellule" last_modified: "2026-03-10T14:22:58+00:00" categories: [Rassegna Stampa] tags: [cellule staminali, sorgente] custom_fields: rmp_vote_count: 18 rmp_rating_val_sum: 74 rmp_avg_rating: 4.1 --- # Cordone ombelicale salvavita viaggia dalla Spagna a Liverpool # Il lungo sprint **Cordone ombelicale viaggia dalla Spagna del ‘10 al Regno Unito del ‘22 per salvare adolescente malata** > _Colpita da una rara leucemia, Lyra Cassell non risponde alle cure tradizionali. Nel 2022, la svolta: i medici trovano delle cellule staminali compatibili. In Spagna. Vecchie di 12 anni e provenienti dal cordone ombelicale di un bimbo sconosciuto._ Lyra ha 16 anni quando nota un **nodulo** nella zona dell’inguine. Non fa male e non dà fastidio – all’inizio non ci aveva nemmeno fatto caso! – però non dovrebbe essere lì. Ne parla con la madre e lei la accompagna dal medico di famiglia che le rassicura: è una semplice ernietta, niente di cui preoccuparsi troppo. Tutto bene quel che finisce bene, quindi. Non fosse che, qualche giorno dopo, Lyra trova un **secondo nodulo**. Questa volta è sul collo: difficile che sia un’ernia. Altro viaggio dal medico, altra visita e altra risposta abbastanza rassicurante. No, non è niente di grave, figuriamoci. Lyra sta mangiando troppi zuccheri ed è in una condizione di **prediabete** che, se non arginata con l’alimentazione, potrebbe sfociare in diabete vero e proprio. Non è una buona notizia, ma nemmeno qualcosa di cui preoccuparsi eccessivamente. Strano, però: Lyra ha un’**ottima alimentazione** e va regolarmente a **correre**. Va detto che lei non ha una laurea in medicina, al contrario del suo dottore: ne saprà sicuramente più di lei. Se lui dice che è prediabete, sarà prediabete. Un paio di settimane ed ecco comparire un **terzo nodulo**, anche questo sul collo. Questa volta, Lyra e la madre bypassano il medico di famiglia e prendono appuntamento direttamente al **Liverpool Royal Hospital**. Il dottore che la visita non vede né una piccola ernia né dei noduli da prediabete: vede qualcosa che non dovrebbe esserci su una sedicenne sana e attiva. Qualcosa da controllare con una **biopsia**, immediatamente, senza perdere altro tempo con teorie assurde. Se ne stiamo parlando qui, puoi immaginare quali siano stati i risultati della biopsia: cancro. **Leucemia linfoblastica a cellule T precoci**, per essere precisi, una rara forma di tumore del sangue. Bisogna iniziare subito con cicli intensivi di chemioterapia ed evitare che si espanda, prima che formi metastasi in altri organi e diventi impossibile da fermare. La **chemioterapia** blocca l’avanzata del tumore, ma non lo fa regredire. È solo questione di tempo, prima che il tumore riprenda a crescere: Lyra non si può accontentare di uno **stallo**. Se vuole sopravvivere, ha bisogno di un **trapianto di cellule staminali**. Il professor Robert Wynn del Royal Manchester Children’s Hospital consiglia il **sangue cordonale**, potenzialmente meno problematico del midollo osseo. Secondo i registi, dovrebbe esserci un campione compatibile in **Spagna**, proveniente dal cordone ombelicale e dalla placenta di un bimbo nato **12 anni prima**. Lyra è un po’ scettica: possibile che le staminali del cordone siano ancora vive e attive, dopo tanti anni sotto ghiaccio? Non che le rimanga molta scelta, se non fidarsi del medico e accettare. Il 7 aprile 2022, i medici infondono una piccola fiala di sangue nel corpo di Lyra. Bastano pochi minuti e poi non resta che aspettare. Il percorso post-trapianto è **infernale**, molto peggio del trapianto in sé. Peggio perfino della chemioterapia. Lyra deve rimanere **isolata**, in attesa che il suo sistema immunitario ricominci a funzionare: niente corsette all’aria aperta, niente usciti con gli amici, niente serate al cinema mangiando popcorn in mezzo a sconosciuti. Solo lei, una stanza asettica e un team di operatori sanitari. Vorrebbe approfittare della soluzione per dedicarsi a se stessa, ma Lyra è **senza forze**, ridotta a un guscio vuoto troppo debole per uscire dal letto. Il suo stomaco è perennemente sottosopra, per cui devono nutrirla con un **sondino gastrico**. A volte si chiede se la battaglia non sia persa. Forse sta morendo e non hanno il coraggio di dirglielo. Eppure no, Lyra non sta morendo: pian piano, le staminali **attecchiscono**, il sistema immunitario si riforma e lo stomaco si assesta. Il cancro **sparisce**. Può ricominciare a **camminare**, anche se i muscoli sono deboli a causa della lunga immobilità. I suoi compagni di scuola sono tutti andati avanti senza aspettarla, ma lei non può correre per raggiungerli. Non ancora, quanto meno. I **primi passi **a scuola sono** incerti**, stanchi. I suoi amici cercano di supportarla, là dove possono, ma non possono camminare al suo posto: quella è una strada che deve percorrere **da sola**, pian piano. A poco a poco, i passi di Lyra si fanno **più fermi**. Ricomincia a mangiare **con gusto**. La stanchezza cronica si affievolisce, fino a sparire. Prima che se ne renda conto, sta di nuovo **correndo** all’aria aperta e verso il suo futuro, lasciandosi i mesi di solitudine alle spalle. Oggi Lyra ha 20 anni ed è una giovane donna, **sana e in gamba**. Frequenta l’università per diventare **terapista occupazionale** ed ha percorso una **mezza maratona**, lasciandosi definitivamente quella stanza d’ospedale alle spalle. --- --- title: "Le malattie autoimmuni, le guerre civili dell’organismo" url: "https://www.sorgente.com/malattie-autoimmuni/" lang: "it" type: "post" description: "Le malattie autoimmuni sono un paradosso: il sistema immunitario, l’insieme di quelle stesse cellule nate per difenderci, si trasforma in aggressore attaccando organi sani. Sul lungo periodo, i continui attacchi danneggiano i tessuti e provocano un ampio ventaglio di sintomi," last_modified: "2026-02-19T14:10:57+00:00" categories: [Cellule Staminali] custom_fields: rmp_vote_count: 1 rmp_rating_val_sum: 5 rmp_avg_rating: 5 --- # Le malattie autoimmuni, le guerre civili dell’organismo Le malattie autoimmuni sono un paradosso: il** sistema immunitario**, l’insieme di quelle stesse cellule nate per difenderci, si trasforma in **aggressore **attaccando **organi sani**. Sul lungo periodo, i continui attacchi danneggiano i tessuti e provocano un ampio ventaglio di sintomi, più o meno gravi in base alla natura dell’aggressione. Solo in Italia, milioni di persone convivono con una delle oltre 80 patologie che riguardano il sistema immunitario; in circa l’**80%** dei casi, si tratta di **donne in età fertile**. Comprendere come e perché tutto questo accade è il primo passo per imparare a convivere con il nemico invisibile che, in qualche modo, riesce a trasformare un organismo sano in una sanguinosa guerra civile. ## Cos’è una malattia autoimmune: definizione e meccanismo Una **malattia autoimmune** si manifesta quando il sistema immunitario, progettato per riconoscere e distruggere le minacce esterne, identifica tessuti e organi sani come nemici. Invece di proteggere, attacca. In condizioni normali, i linfociti T e B distinguono tra “self” (ciò che appartiene all’organismo) e “non-self” (ciò che è estraneo). Il meccanismo viene detto “[tolleranza immunologica](https://it.wikipedia.org/wiki/Tolleranza_immunologica)”; serve proprio ad evitare che i linfociti attacchino proteine appartenenti all’organismo. Nelle patologie autoimmuni, la tolleranza immunologica si inceppa: il “self” diventa “non-self” e quindi un nemico da eliminare. Questo genera **infiammazione cronica**, con linfociti T e B che producono** autoanticorpi **che attaccano **proteine “self”**. I danni cambiano a seconda del bersaglio e della violenza della risposta immunitaria: in alcune malattie l’attacco è **sistemico**, come nel lupus eritematoso; in altre è** localizzato**, come nel diabete di tipo 1, dove il sistema immunitario distrugge le cellule pancreatiche responsabili della produzione di insulina. ### Impatto sulla qualità della vita I danni provocati dalle malattie autoimmuni influenzano profondamente la **qualità della vita**. **Fatica** costante,** dolore **diffuso, **sensibilità** al clima, **disturbi cognitivi e** alterazioni dell’**umore** sono solo alcuni dei sintomi che possono accompagnare chi convive con queste patologie. L’impatto psicologico è altrettanto importante: molte di queste condizioni sono invisibili, il che crea incomprensioni, isolamento e frustrazione. La **diagnosi** può richiedere **anni**, lasciando chi ne soffre in un limbo di incertezza medica ed emotiva. ## Cause e fattori scatenanti Non esiste un’unica causa: le malattie autoimmuni sono il risultato dell’**interazione tra genetica e ambiente**. Alcune persone nascono con una predisposizione genetica che rende il loro sistema immunitario più “reattivo”. Tuttavia, questa predisposizione di per sé non basta a innescare la malattia: servono fattori esterni. Tra i principali **fattori scatenanti** troviamo i seguenti. ### Infezioni virali e batteriche Infezioni come Epstein-Barr (legato a sclerosi multipla e lupus), Porphyromonas gingivalis (artrite reumatoide) o Campylobacter jejuni (sindrome Guillain-Barré) mimano le strutture delle nostre cellule. Nelle persone predisposte geneticamente, la **somiglianza** tra gli **agenti patogeni** e le **nostre cellule** può provocare autoimmunità. ### Ormoni e stress cronico Le malattie autoimmuni colpiscono [prevalentemente donne in età fertile](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6501433/), probabilmente a causa delle fluttuazioni ormonali legate a gravidanza e contraccettivi. Durante la gestazione, gli ormoni devono mantenere l’equilibrio tra difesa del feto, tolleranza immunologica e autoimmunità; l’obiettivo è proteggere l’organismo materno senza espellere il “corpo estraneo”. Questo fenomeno può avere effetti inaspettati, però. Poiché quasi tutte le **cellule immunitarie** possiedono **recettori per gli estrogeni**, alti livelli dell’ormone potrebbero provocare una **reazione linfocitaria **eccessiva contro l’organismo stesso. Discorso simile per altri ormoni prevalentemente femminili, come progesterone e prolattina. A questo si aggiunge l’impatto dello** stress cronico.** Il cortisolo è detto anche l’ormone dello stress. In condizioni fisiologiche, dovrebbe ridurre la risposta infiammatoria. Quando però i livelli rimangono cronicamente alti, l’organismo sviluppa una **resistenza al cortisolo** e diventa più vulnerabile alle citochine pro-infiammatorie. ### Dieta Una dieta squilibrata, ricca di **grassi **e di **zuccheri semplici **ma povera di vitamine, promuove i **meccanismi infiammatori** e aumenta quindi il rischio di incorrere in malattie autoimmuni. Il caso più emblematico è il diabete di Tipo 1, causato da una una combinazione di predisposizione genetica e dieta sbagliata. La dieta influenza anche la salute del [microbiota intestinale](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10967803/), ovvero l’insieme di microrganismi che vivono nell’**intestino umano**. Si calcola che questo contenga circa il **70%** del** sistema immunitario**: un’ottima ragione per mantenerlo vitale e in salute. Una dieta povera di fibre riduce la popolazione di batteri benefici come il Bifidobacterium e il Lactobacillus. Ciò provoca una serie di reazioni a catena che rendono l’intestino più permeabile agli antigeni esterni e, di conseguenza, anche più vulnerabile alle malattie autoimmuni. ### Fumo e inquinamento C’è una correlazione tra malattie autoimmuni, fumo e inquinamento. Agire sull’inquinamento non è facile per il singolo individuo ma, in compenso, si può eliminare il fattore di rischio del fumo di sigaretta. Ogni volta che si fuma, si introducono nuove **tossine** nei polmoni. Queste entrano poi nel **flusso sanguigno** e inducono un’**infiammazione sistemica cronica**. Nelle persone predisposte, tanto basta per causare la formazione di autoanticorpi e alterare l’equilibrio tra linfociti regolatori ed effettori. Secondo uno [studio del 2014](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4060378/), il rischio di artrite reumatoide aumenterebbe in modo proporzione al numero giornaliero di sigarette. Meno si fuma, quindi, minore è il rischio. Il collegamento tra inquinamento e malattie autoimmuni segue un meccanismo simile: le polveri sottili respirate entrano nel flusso sanguigno, inducono una risposta infiammatoria e aumentano il rischio che si formino autoanticorpi. ## Sintomi comuni e diagnosi Le malattie autoimmuni hanno sintomi spesso **aspecifici **e **sistemic**i, rendendo la diagnosi iniziale molti più difficile: colpiscono più organi contemporaneamente, si presentano in modo fluttuante e peggiorano in concomitanza con stress o infezioni. In gran parte del casi troviamo: - **stanchezza cronica profonda** che non migliora con il riposo, tipica di lupus e artrite reumatoide; - **dolori articolari e muscolari diffusi**, con rigidità mattutina e gonfiore sinoviale; - **febbricola ricorrente**, segno di un’infiammazione subclinica; - **malessere generalizzato**, come se si soffrisse sempre in influenza. Sintomi frequenti ma meno comuni sono: - **eruzioni cutanee** dopo l’esposizione solare; - **caduta di capelli a chiazze**; - **diarrea intermittente**, causata dall’aumento della permeabilità intestinale; - **dolori addominali** causati da spasmi della muscolatura liscia. La diagnosi combina **analisi del sangue** per la ricerca di autoanticorpi, **test strumentali** come ecografie e valutazioni cliniche da parte di reumatologi, immunologi ed endocrinologi. ## Trattamenti attuali e stile di vita Molte malattie autoimmuni sono **croniche e recidivanti**, perché non esiste ancora un modo non invasivo e definitivo per “resettare” il sistema immunitario. Inoltre, i sintomi tendono a fluttuare: periodi di remissione possono alternarsi a riacutizzazioni improvvise, rendendo complessa la gestione quotidiana. Nonostante l’assenza di una cura definitiva, i progressi nella ricerca hanno permesso di sviluppare **strategie terapeutiche** per a contenere l’infiammazione, ridurre il dolore e prevenire i danni tissutali. ### Farmaci per ridurre infiammazione e dolore Le principali categorie di farmaci includono: - **corticosteroidi**, usati per ridurre rapidamente l’infiammazione; - **immunosoppressori**, che rallentano l’attività del sistema immunitario; - **immunoterapie mirate**, che colpiscono specifici meccanismi molecolari responsabili della risposta autoimmune; - **antinfiammatori non steroidei**, per alleviare dolore e rigidità articolare. Queste terapie devono essere calibrate con attenzione, poiché un sistema immunitario troppo “silenzioso” può esporre a infezioni e altre complicazioni. ### Gestione dello stile di vita Lo **stile di vita** influisce fortemente sull’evoluzione della malattia. Una corretta **gestione dello stress** tramite meditazione, respirazione o psicoterapia aiuta a stabilizzare il sistema immunitario. Anche l’alimentazione gioca un ruolo cruciale. Per gestire l’evoluzione e i sintomi della malattia, i medici consigliano di: - **ridurre zuccheri **semplici e cibi ultraprocessati; - assumere **fibre**, frutta e verdura di stagione; - integrare **omega-3;** - curare il microbiota intestinale con **probiotici naturali** (yogurt, kefir, kimchi). Anche una** regolare attività fisica** contribuisce a ridurre infiammazione e stress ossidativo, migliorando inoltre la qualità del sonno e dell’umore. ## Cellule staminali e reset immunitario Un’area di ricerca particolarmente promettente è l’uso delle **cellule staminali ematopoietiche** per “resettare” il sistema immunitario. Attraverso un [trapianto autologo](https://www.sorgente.com/differenze-tra-trapianto-autologo-e-allogenico/) (cioè prelevando e reinfondendo le proprie cellule staminali), è possibile **ricreare un sistema immunitario “nuovo”**, libero dagli errori di autoattacco. Questo approccio, utilizzato con cautela in malattie gravi come la sclerosi multipla o la sclerodermia, consente di **fermare o rallentare ****notevolmente la progressione** della malattia in alcuni pazienti. Tuttavia, è un intervento **invasivo** e utilizzabile solo in casi estremi, quando i trattamenti tradizionali non hanno dato alcun risultato. L’uso di **staminali del cordone ombelicale** riduce in parte i rischi legati al trapianto, trattandosi di staminali giovani e versatili. Per valutarne la conservazione, [contatta Sorgente](https://www.sorgente.com/contatti/) e chiedi informazioni senza impegno. --- --- title: "La prima ecografia in gravidanza: come funziona?" url: "https://www.sorgente.com/prima-ecografia-in-gravidanza/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "La prima ecografia è il momento in cui la gravidanza diventa più di una linea sul test, ma qualcosa di reale destinato a cambiarti la vita. Al di là della componente emotiva, c’è però una necessità clinica fondamentale. Il vero" last_modified: "2026-02-06T11:08:40+00:00" --- # La prima ecografia in gravidanza: come funziona? La prima ecografia è il momento in cui la gravidanza diventa più di una [linea sul test](https://www.sorgente.com/i-test-di-gravidanza-domestici-come-vanno-fatti/), ma qualcosa di reale destinato a cambiarti la vita. Al di là della componente emotiva, c’è però una necessità clinica fondamentale. Il vero compito della **prima ecografia** è assicurarsi della **salute di madre ed embrione**: escludere condizioni potenzialmente pericolose; verificare la vitalità dell’embrione; datare con precisione la gravidanza; identificare eventuali anomalie. Entriamo nel dettaglio. ## Quando prenotare l’esame? La prima ecografia si esegue solitamente tra la **7ª e la 11ª settimana di gestazione**, ma il periodo migliore è tra la **9ª-10ª settimana**. Siamo ancora nelle prime fasi della gestazione, ma l’embrione è già ben visibile e misurabile; se tutto va bene, si può anche verificare la presenza del battito cardiaco. Cosa succede se la donna si muove troppo presto, ad esempio eseguendo l’[ecografia alla 5ª settimana](https://www.sorgente.com/alla-quinta-settimana-non-si-vede-niente-nellecografia-e-normale/)? Come specificato nell’articolo dedicato, la 5a settimana potrebbe essere un po’ troppo presto: in tanti casi si vede solo la camera gestazionale, senza l’embrione, e questo può generare dubbi inutili. Anche il battito cardiaco potrebbe non essere ancora individuabile. La prima ecografia è importante anche come **ecografia di datazione**. Durante l’esame, il ginecologo misura l’embrione, in particolare la lunghezza dalla corona della testa al coccige. In questo modo può stabilire con precisione l’[epoca gestazionale esatta](https://www.sorgente.com/calcolare-settimane-gravidanza/), rivendendo la stima fatta sulla base dell’ultima mestruazione. ## Ecografia transvaginale vs addominale In gravidanza, le ecografie si possono eseguire in due modi. - **Transvaginale**, la scelta standard per la prima ecografia e per il primo trimestre. Si inserisce la sonda ecografica direttamente in vagina, così da avvicinarsi di più all’utero e ottenere immagini migliori. Date le dimensioni dell’embrione nelle prime settimane – tra gli 8 mm e i 48 mm, a seconda dell’età gestazionale – la **risoluzione maggiore** è un grosso aiuto nel rilevamento di potenziali anomalie. - **Transaddominale**, che prevede l’applicazione della sonda direttamente sulla pelle dell’addome mediante gel conduttivo. È la tecnica che molte persone associano all’idea un’ecografia, ma la si usa soprattutto nei **trimestri successivi**, quando il feto è più grande e facile da visualizzare. Un esame completo del primo trimestre può combinare entrambe le metodiche: si inizia con l’ecografia transvaginale per una visione dettagliata, poi si passa alla transaddominale per valutare il contesto più ampio. ## Cosa si vede durante la prima ecografia I primi elementi che il ginecologo controlla sono la camera gestazionale e il **sacco vitellino**. La camera gestazionale è la sacca che circonda l’embrione; il sacco vitellino è una piccola struttura circolare che fornisce nutrimento all’embrione negli stadi precoci. Diventano distinguibili solo verso la fine della 5ª settimana. L’**embrione** stesso si inizia a vedere solo verso la** 6ª-7ª settimana**, simile a un chicco di riso con alcuni punti scuri all’interno. In queste settimane, si inizia a identificare anche il **battito cardiaco**, un punto che lampeggia ritmicamente sulla schermata ecografica. Se si esegue l’ecografia verso la 9ª-10ª settimana, l’embrione dovrebbe avere una forma più riconoscibile: la testa più grande rispetto al corpo e i primi abbozzi di arti. Una cosa importante che si verifica già nella prima ecografia è se la gravidanza è **singola o gemellare**. Identificando il numero di sacche gestazionali e di embrioni, il ginecologo può determinare se ci sarà un bambino o due. Se gemellare, l’ecografia valuta anche il **tipo di placentazione**: una sola placenta per entrambi o una placenta ciascuno. ## Cosa controlla il ginecologo Nel corso della visita, il ginecologo lavora sistematicamente attraverso una lista di controlli clinici. - **Esclusione di gravidanza extrauterina**. L’ecografia verifica che la camera gestazionale si trovi effettivamente all’interno dell’utero, nello spessore dell’endometrio, e non in altre locazioni. In una [gravidanza extrauterina](https://www.sorgente.com/quali-sono-i-primi-sintomi-di-una-gravidanza-extrauterina/), infatti, l’embrione si annida fuori dall’utero. - **Vitalità del feto** attraverso la rilevazione del battito cardiaco. Se l’esame viene eseguito oltre la 9ª settimana, il ginecologo osserva anche i primi movimenti dell’embrione. - **Misurazione del CRL (Crown-Rump Length)**, già menzionata in precedenza, è uno degli aspetti più importanti dell’ecografia del primo trimestre e permette di datare la gravidanza con un margine di errore di soli ± 3-5 giorni. Il margine d’errore aumenta andando avanti con la gestazione. - **Valutazione generale dell’utero e delle ovaie**. Il medico cerca eventuali anomalie strutturali dell’utero, fibromi (tumori benigni nel muscolo uterino) o cisti ovariche. In questa fase misura la [lunghezza del collo dell’utero](https://www.sorgente.com/collo-utero-accorciato-gravidanza/), dato importante per prevenire eventuali aborti spontanei. ### Quale dev’essere la frequenza cardiaca fetale Il feto ha una frequenza cardiaca maggiore rispetto a una persona adulta, che raggiunge il suo picco proprio tra la 9ª e la 10ª settimana di gestazione. Durante la prima ecografia, i valori medi del battito fetale dovrebbero essere **120-160 bpm****.** Se la frequenza cardiaca **supera i 160 bpm**, è possibile che il feto sia **tachicardico**. Non è necessariamente grave, ma bisogna tenerlo monitorato. Se invece la frequenza scende **sotto i 120 bpm**, si parla di **bradicardia**. Se persiste, è possibile che il feto stia ricevendo **poco ossigeno** ed è fondamentale individuarne le cause. ## Consigli pratici per prepararsi Quando ci si prepara per la prima ecografia, è consigliabile portare con sé i documenti d’identità, la tessera sanitaria e, se disponibili, i risultati delle **ultime analisi del sangue**. È utile segnare anche la data precisa dell’ultima mestruazione, per facilitare il calcolo dell’età gestazionale. A seconda della metodica usata per l’ecografia, la vescica dev’essere piena o vuota. Per l’**ecografia transaddominale** bisogna avere la **vescica piena**, per la visione degli organi pelvici più chiara. I ginecologi consigliano di bere un litro d’acqua 40-60 minuti prima della visita e di fare pipì solo dopo l’ecografia Per l’**ecografia transvaginale** è preferibile avere la **vescica vuota**, invece: la sonda si trova già in prossimità dell’utero e la vescica piena sarebbe solo di disturbo. Se lo si desidera, si può portare il partner o una persona cara con sé in sala, ma non è assolutamente obbligatorio. ## Subito dopo la prima ecografia Una volta fatta la prima ecografia, ci sono altri esami da fare nell’immediato. Se non si sono fatti gli [esami del sangue del primo trimestre](https://www.sorgente.com/gli-esami-da-fare-in-gravidanza/), infatti, questo è il momento giusto per recuperare e anche per valutare test di screening più specifici. A partire** dalla 10****a****-11****a ****settimana** è possibile effettuare il [test di screening del DNA fetale](https://www.osservatoriomalattierare.it/news/pma-e-diagnosi-preimpianto-malattie-rare-e-salute-riproduttiva/21120-test-del-dna-fetale-o-nipt-che-cos-e-a-cosa-serve-e-come-si-sceglie), per misurare il **rischio di anomalie cromosomiche **e valutare la necessità di procedere con amniocentesi o villocentesi. Per il test basta un campione di sangue materno: gli operatori estraggono le cellule fetali presenti in esso e ne analizzano il DNA. Non è per nulla invasivo ed è affidabile quasi al 100%. Sempre in questa fase, verso la **11ª-14ª settimana**, si esegue la [**translucenza nucale**](https://www.sorgente.com/fisiologia-crescita-fetale-salute-neonato/#gli-esami-per-monitorare-la-crescita) per misurare il liquido accumulato dietro il collo del feto. In questa occasione si esegue anche il** bi-test**, ovvero un test del sangue materno che misura due marcatori (PAPP-A e hCG) per valutare il rischio di anomalie cromosomiche. Per la seconda ecografia, invece, bisogna aspettare la **19ª-21ª settimana**. ## L’inizio di un viaggio La prima ecografia è l’inizio di un viaggio che durerà molto più di nove mesi. Quando il primo puntino compare sullo schermo dell’ecografo, molte persone sarebbero disposte a tutto per garantirgli un futuro felice e **sano**. In quanto esseri umani, ci sono tante cose che non possiamo controllare: malattie, incidenti, imprevisti… In compenso, possiamo prepararci ed è qui che entra in gioco Sorgente. **Sorgente** è una biobanca con sede in Svizzera che offre un servizio di [conservazione del cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/perche-il-cordone-ombelicale/). Grazie al kit spedito direttamente a casa, consente di mettere via questa straordinaria risorsa per decenni. Forse non servirà mai. O forse si rivelerà essenziale per affrontare una delle oltre **80 patologie** che è possibile trattare con le staminali cordonali. Quanto di più simile a una garanzia di salute si possa chiedere alla vita. --- --- title: "La strana biologia delle cellule staminali tumorali" url: "https://www.sorgente.com/biologia-cellule-staminali-tumorali/" lang: "it" type: "post" description: "Immagina un paziente che ha combattuto il cancro per anni. I medici dichiarano la remissione: scansioni pulite; marcatori tumorali normali. Cinque anni dopo, dieci anni dopo, talvolta persino vent’anni dopo, il cancro ritorna. Cosa è successo? Sono intervenute le cellule" last_modified: "2026-02-06T10:48:10+00:00" categories: [Cellule Staminali] --- # La strana biologia delle cellule staminali tumorali Immagina un paziente che ha combattuto il cancro per anni. I medici dichiarano la remissione: scansioni pulite; marcatori tumorali normali. Cinque anni dopo, dieci anni dopo, talvolta persino vent’anni dopo, il cancro ritorna. Cosa è successo? Sono intervenute le **cellule staminali tumorali**. In questo articolo vedremo la strana e anche inquietante biologia del lato oscuro delle cellule staminali, la causa di molti tumori ma forse anche la chiave per sconfiggerli. In particolare, vedremo come differiscono dalle **cellule staminali ****sane** e perché non vanno confuse. ## Cellule staminali tumorali: cosa sono? Siamo abituati a vedere il tumore come un ammasso confuso di cellule, un blob senza controllo che continua a crescere finché non viene eliminato o non elimina il suo ospite. La biologia di un tumore è molto più complicata di così, però. In primo luogo, non esiste un solo tumore: ci sono **tanti tipi di neoplasie**, maligne e benigne, a cellule grandi e a cellule piccole, rapide e lente. Allo stesso modo, le cellule che compongono il singolo tumore non sono tutte uguali. Gran parte della massa della neoplasia è composta da **cellule tumorali ordinarie**, ovvero cellule che si riproducono in maniera incontrollata ma per un periodo limitato di tempo. Proprio come le cellule sane, anche queste hanno capacità limitate: possono produrre solo cloni di se stesse e per un numero **limitato** di volte. Alla lunga, si deteriorano e muoiono. E poi ci sono le **cellule staminali tumorali** (_Cancer Stem Cells _o CSC). Le **CSC **sono a tutti gli effetti cellule staminali. Proprio come le [staminali dei capelli](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-per-capelli/) o di qualsiasi altra parte del corpo, il loro compito è **sostituire** le **cellule ordinarie danneggiate **con cellule nuove. Si riproducono lentamente, ma non importa: grazie alla loro capacità di autorinnovamento illimitata o quasi, sono estremamente difficili da eliminare. Le cellule staminali tumorali sono solo [una parte della massa tumorale](https://pubs.rsc.org/en/content/articlepdf/2015/ib/c4ib00191e), più o meno grande a seconda del tipo di neoplasia. Eppure, ne bastano poche per rendere la guerra contro il cancro molto più complessa. ## Le caratteristiche letali delle CSC Potremmo definire le staminali tumorali un po’ come delle “api regine”: mentre le operaie fanno il lavoro sporco, loro guidano l’alveare e **si riproducono**. Sono quelle che lavorano di meno, in apparenza, ma senza di loro non esisterebbe l’alveare. Le caratteristiche delle cellule staminali tumorali sono simili, per molti versi. ### Autorinnovamento Le **cellule ordinarie** hanno una sorta di conto alla rovescia interno, il cosiddetto “[Limite di Hayflick](https://it.wikipedia.org/wiki/Limite_di_Hayflick)”: **70 divisioni cellulari al massimo**, dopodiché muoiono. È così che il nostro corpo si difende dal cancro: impedendo alla cellule di proliferare troppo, per uccidere eventuali micro-tumori sul nascere. Le **CSC** hackerano questo sistema naturale di difesa. Al contrario delle cellule ordinarie, possono **riprodursi quasi all’infinito** come le cellule staminali sane, talvolta anche dopo chemioterapia o radioterapia. ### Pluripotenza Qual è una delle caratteristiche chiave delle cellule staminali? Riuscire a produrre non solo altre cellule staminali, ma anche cellule ordinarie appartenenti ad altre linee cellulari. Questo vale anche per le staminali tumorali. Come gli altri tipi di staminali, anche le CSC possono** differenziarsi** in cellule diverse. In questo modo, riescono ad **alimentare il tumore **e a farlo crescere per un tempo potenzialmente illimitato. Soprattutto, riescono a farlo espandere. A causa di questa proprietà, si sospetta che le cellule staminali tumorali siano alla base di molte **metastasi**. Semplificando: una staminale tumorale entra nel flusso sanguigno, si ferma in un’area sana, inizia a differenziarsi e la “colonizza” con nuove cellule tumorali. Questo nuovo nodo di cellule tumorali diventa una metastasi. Non è detto che sia sempre così e ci sono ancora molti [studi in corso sulle CSC](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC2798700/), ma sembra plausibile. ### Quiescenza Le CSC assomigliano alle spore di alcune malattie fungine delle piante: possono rimanere nel terreno per anni, dormienti, finché non si presentano le condizioni per risvegliarsi. Allo stesso modo, queste staminali possono** nascondersi** in un angolo dell’organismo per anni, invisibili sia agli strumenti diagnostici sia al sistema immunitario. La quiescenza è forse la proprietà più pericolosa delle cellule staminali tumorali. Essendo **metabolicamente poco attive**, sono anche **più difficili da colpire** con le terapie convenzionali. Ciò consente loro di **sopravvivere **e di ricominciare a riprodursi alla prima occasione. ## Perché le cellule staminali tumorali sono così difficili da uccidere? Per sconfiggere definitivamente un tumore, bisogna uccidere tutte le cellule malate ed è qui che sorge il problema: basta una manciata di staminali tumorali per far ricominciare tutto da capo. Purtroppo, le terapie convenzionali sembrano essere meno efficaci contro di esse. Perché? ### Sovraespressione dei trasportatori ABC Gli studi sono ancora in corso, ma è stata rilevata una [sovraespressione dei trasportatori ABC all’interno delle CSC](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5713331/). In condizioni fisiologiche, queste proteine hanno il compito di trasportare molecole dentro e fuori la membrana cellulare: vitamine, lipidi, ecc. Quando c’è una neoplasia in corso, potrebbero aiutare le staminali tumorali ad **espellere i farmaci chemioterapici**. ### Sistemi di riparazione del DNA Il nostro corpo ha una vasta gamma di sistemi di protezione contro i tumori. Tra questi ci sono dei geni il cui compito è produrre** proteine** che aiutano a **riparare il DNA**. In condizioni normali, ciò riduce il rischio di anomalie cellulari che, altrimenti, potrebbero degenerare in tumori. Non sempre va così. Diversi studi hanno rilevato alti livelli di queste proteine all’interno delle staminali tumorali, per cui i [meccanismi di riparazione del DNA delle CSC](https://www.researchgate.net/figure/CSC-show-preferential-activation-of-DNA-damage-and-repair-associated-proteins-Western_fig2_283512821) sono estremamente efficienti. In poche parole, chemioterapia e radioterapia fanno molta più fatica ad eliminarle, dato che al minimo danno interviene una proteina a ripararlo. ### Nicchia protettiva I succitati trasportatori ABC potrebbero avere un’ulteriore proprietà: rilasciare **molecole bioattive** che supportano il **metabolismo del tumore**. E potrebbero non essere i soli. Le staminali tumorali usano le loro proprietà immunomodulatorie per** sopprimere** gli attacchi del **sistema immunitario**, piegandolo ai propri bisogni. In più, si nascondono in una piccola fortezza biologica fatta di **fibroblasti **e **cellule endoteliali** che le proteggono. ### Plasticità fenotipica Le cellule staminali tumorali rispondono rapidamente agli stimoli immunitari, **modificando** la propria** superficie **per sottrarsi al riconoscimento . ## Come le staminali sane potrebbero aiutarci contro le CSC Ci sono tanti studi in corso riguardanti come combattere le staminali tumorali. Tra questi, alcuni prevedono proprio l’uso di cellule staminali sane, in particolare di [cellule staminali mesenchimali](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-mesenchimali-cosa-sono/#cosa-sono-le-cellule-staminali-mesenchimali). L’idea consiste nel trovare un modo per sfruttarne le tante proprietà a nostro vantaggio, contro le staminali malate. ### Homing Le staminali mesenchimali tendono a **migrare verso i tessuti danneggiati**, proprietà della “homing”. Gli scienziati stanno cercando un modo per applicare questa proprietà alla [medicina rigenerativa](https://www.sorgente.com/medicina-rigenerativa-realta-o-fantascienza/), ma potrebbe tornare utile anche contro i tumori. Iniettate nell’organismo, le mesenchimali dovrebbero essere in grado di raggiungere le staminali tumorali, richiamate dalle infiammazioni provocate dalla massa. Ciò le rende una sorta di GPS biologico da usare per: - **trasportare virus** che uccidono il cancro fino alle CSC; - **produrre proteine tossiche per il tumore**, che lo avvelenino una volta raggiunto. ### Proprietà immunomodulatorie Così come le CSC usano le loro proprietà immunomodulatorie per crearsi una nicchia favorevole, le cellule mesenchimali potrebbero usare le proprie per smontarla. Le **citochine immunosoppressive** prodotte dalle staminali sane, infatti, riducono le infiammazioni e stimolano una **risposta anti-tumorale**. In uno [studio del 2024](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11584032/), si accarezza la possibilità di ingegnerizzare le cellule mesenchimali per esprimere citochina immunostimolatoria potente. In questo modo, riuscirebbe a stimolare ancora di più la produzione di **macrofagi M1 anti-cancro **e di **linfociti T CD8+ citotossici**. I primi risultati sono promettenti. ### Produzione di esosomi Le cellule staminali mesenchimali rilasciano [esosomi](https://www.sorgente.com/gli-esosomi-negli-studi-clinici-una-fotografia/), vescicole che trasportano proteine ed RNA oltre la barriera cellulare. Gli esosomi riescono a fare cose impossibili per molti farmaci, come **superare la barriera ematoencefalica**. I ricercatori stanno quindi cercando un modo per trasformarli in tanti piccoli **cavalli di ****T****roia**, usandoli per colpire le staminali tumorali nascoste in zone remote come il cervello. ## Una scorta di staminali buone per ogni evenienza Le cellule staminali mesenchimali si possono prelevare sia dal midollo osseo sia dal tessuto del cordone ombelicale. Queste ultime sono molto più versatili e molto più efficaci, se l’obiettivo è stimolare il sistema immunitario a proprio vantaggio. Sorgente ti aiuta a [conservare le staminali del cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/conservazione-delle-cellule-staminali-famigliare-vs-donazione-pubblica/) nell’unico momento in cui è possibile: il parto. Contattaci per saperne di più, senza impegno. --- --- title: "Come dormire in gravidanza, la guida" url: "https://www.sorgente.com/come-dormire-in-gravidanza-la-guida/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Dormire in gravidanza può diventare un problema, sia all’inizio sia alla fine della gestazione: il nostro corpo cambia, si fa ingombrante, quasi scomodo da abitare. E poi ci sono i pensieri, tanti, continui, alimentati dagli sbalzi ormonali che rendono le" last_modified: "2026-08-24T14:00:38+00:00" --- # Come dormire in gravidanza, la guida **Dormire in gravidanza** può diventare un problema, sia all’inizio sia alla fine della gestazione: il nostro corpo cambia, si fa ingombrante, quasi scomodo da abitare. E poi ci sono i pensieri, tanti, continui, alimentati dagli sbalzi ormonali che rendono le donne incinte spesso ansiose ed emotive. Non stupisce che [più del **50%**](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11348333/) delle **donne incinte** soffra di **disturbi del sonno**, almeno per un certo lasso di tempo. Come affrontarli e come tornare a dormire bene, nonostante il pancione? [![corso gratuito preparto sorgente](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2025/01/mid-banner-1024x267-1.webp)](https://sorgenteit.clickfunnels.com/optinia71t7mo?utm_source=website&utm_medium=banner) ## L’insonnia in gravidanza mese per mese L’insonnia è un fenomeno che cambia lungo la gestazione e che, spesso, **si aggrava** man mano che il feto cresce. Alla base di questa affermazione ci sono diversi studi longitudinali che, a partire dal _Pittsburgh Sleep Quality Index_, misurano la [qualità del riposo in gravidanza](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11446071/). Approfondiamo la cosa. ### Il sonno nel primo trimestre ![](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2022/04/Donna-addormentata-in-auto-1024x614.webp) Il primo trimestre è forse il più disagevole, quanto meno sotto certi aspetti: livelli ormonali fluttuanti, seno dolorante, nausee, ansia… tutte cose che rendono più difficile dormire, talvolta fin dalle primissime settimane. Oltre il **36%** delle donne soffre di insonnia fin dal primo trimestre di gestazione, nonostante la stanchezza costante. Progesterone ed estrogeni hanno infatti un blando effetto sedativo, che provoca colpi di sonno improvvisi a tutte le ore. Oltre a questo, però, il **progesterone** abbassa la pressione e provoca disturbi come il [gonfiore alle gambe](https://www.sorgente.com/gambe-gonfie-in-gravidanza-quando-preoccuparsi/), che potrebbero tradursi in **disagio fisico **e in insonnia. Da non trascurare anche il **fattore psicologico**: scoprire di essere incinta può essere molto stressante, anche quando la gravidanza è stata fortemente cercata. ### Dormire nel secondo trimestre Nel secondo trimestre, il tasso di insonnia raggiunge quasi il **48%**. Nonostante i livelli ormonali si normalizzino, iniziano a presentarsi tutta una serie di altri problemi. In questa fase della gestazione, i l**egamenti **si rilassano e il peso del pancione esplode, con dolorose conseguenze per la **schiena**. La **pesantezza delle gambe **peggiora, provocando la cosiddetta “sindrome delle gambe senza riposo”. ### L’insonnia del terzo trimestre I disturbi del sonno raggiungono il loro apice nel terzo trimestre, quando oltre il **60%** delle donne fa fatica a dormire. I problemi del secondo trimestre si acuiscono, infatti, e se ne presentano di nuovi. Il pancione è ormai grande e pesante, difficile da gestire. Molte donne fanno **fatica** a trovare una **posizione comoda**, specie coloro che erano abituate a dormire sulla pancia o sulla schiena. Il peso dell’utero sulla vescica aumenta la frequenza della **minzione**, costringendo ad alzarsi più volte a notte per fare pipì. A tutto questo si somma la onnipresente **ansia,** che aumenta con l’avvicinarsi del parto. ## Qual è la posizione migliore per dormire in gravidanza? Quando si è incinta, dormire bene è importante. Sì, ma come e in quale posizione? L’ingombro del pancione può diventare un bel problema da affrontare. Facciamo una carrellata dei pro e dei contro delle tre posizioni principali. ### Dormire a pancia in giù Dormire a pancia in giù è possibile solo durante il **primo trimestre**, quando la pancia è ancora invisibile. Si dice che sia sconsigliato anche in questa fase, ma non è vero: l’**embrione** è ben **protetto** e “dormirci sopra” non gli crea alcun problema. Il discorso cambia nel momento in cui la pancia inizia a farsi vedere: a quel punto dormire a pancia in giù diventa scomodo sia per la mamma sia per il bambino. ### Dormire a pancia in su Dormire a pancia in su è possibile lungo tutta la gestazione, ma alcuni ginecologi lo sconsigliano. Quando si dorme **in posizione supina**, infatti, il peso dell’utero può **schiacciare la vena cava**. In questo modo si riduce l’apporto di ossigeno alla placenta, aumentando così il rischio di **complicazioni** per il bambino. ### Dormire su un fianco La posizione su un fianco è la più popolare e sicura in gravidanza, dato che riduce la pressione della vena cava e **favorisce la circolazione**. In particolare, si dice che la posizione migliore in assoluto sia quella sul **fianco sinistro**, per aumentare il flusso sanguigno e quindi l’ossigenazione della placenta. Sarà vero? In realtà, la differenza tra dormire sul fianco destro piuttosto che sul fianco sinistro non è significativa, quanto meno secondo una [meta-analisi del 2019](https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2752091). La differenza significativa è rispetto a chi dorme sulla schiena: le donne che dormono su un fianco – destro o sinistro che sia – mostrano un tasso minore di complicanze perinatali. ## Come dormire bene in gravidanza La teoria è molto più semplice della realtà purtroppo: molte donne fanno fatica ad addormentarsi sul fianco, a causa dell’ingombro del pancione; anche quando riescono a prendere sonno senza problemi, un buon numero di loro lamenta **incubi** e continui **risvegli **notturni. In parte è colpa dell’ansia, mentre in parte è colpa di alcune cattive abitudini da eliminare. Vediamo come fare per dormire bene anche quando si è incinta. ### Andare a dormire sempre alla stessa ora In molti casi, i sintomi della gravidanza si sommano a cattive abitudini che si avevano anche prima. Una di queste è andare a dormire ad orari sempre diversi: un modo per **dormire meglio** quando si è incinta (e non solo) è avere una **routine consolidata**; quando questa routine manca, il corpo fa più fatica a lasciarsi andare. Cerca di andare a dormire sempre alla stessa ora, al massimo con un’ora di ritardo. All’inizio farai fatica a prendere sonno ed è normale: le abitudini hanno bisogno di tempo per consolidarsi. ### Evitare cellulare e televisione ![](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2022/04/Donna-incinta-con-smartphone-1024x611.webp) Usare il cellulare o guardare la televisione prima di andare a dormire è un’altra pessima abitudine figlia dei nostri tempi. Gli **schermi **producono la cosiddetta “luce blu”, ovvero **onde luminose** che stimolano il cervello in modo simile alla luce del sole. Usarli subito prima di andare a dormire ritarda la produzione di **melatonina**, prolunga la latenza di addormentamento e peggiora la qualità del sonno. Per dormire meglio, una corposa letteratura scientifica consiglia di spegnere tutti gli schermi almeno **un’ora prima **di andare a dormire. Meglio spegnere anche la connessione a internet: messaggi e notifiche provocano microrisvegli che peggiorano la qualità del sonno. ### Mangiare leggero Soprattutto nei primi mesi di gestazione, alcune donne fanno fatica a mangiare a causa delle nausee. Questo può avere due conseguenze sul sonno: - far venire **fame** durante la notte; - causare **acidità di stomaco**, rendendo più difficile dormire bene. La soluzione sta nel mangiare **poco a cena** e nel fare un piccolo **spuntino** prima di andare a dormire. Le **banane **sono tra i [frutti migliori da mangiare in gravidanza](https://www.sorgente.com/lalimentazione-in-gravidanza-elenco-dei-cibi-ammessi/): sono asciutte, quindi riducono l’acidità di stomaco; contengono **potassio**, riducendo così il rischio di crampi notturni; smorzano l’appetito senza appesantire. In alternativa vanno bene anche un po’ **frutta secca** o una **carota**. Da evitare invece le insalate, gli agrumi e il cioccolato. Tutti questi cibi gonfiano o aumentano il bruciore di stomaco. ### Bere poco prima di andare a dormire Anche quando si addormentano senza problemi, molte donne incinte si svegliano **di notte** per andare a **fare pipì**. Per tamponare il problema bisogna fare tre cose: - bere tanto **durante il giorno**, per idratarsi bene; - **ridurre** la quantità di acqua bevuta nelle** due ore prima **di andare a letto; - sistemare una** lucina notturna in bagno**, per evitare che una luce troppo forte risvegli del tutto il cervello. ### Stare inclinata di 30° Se si soffre di reflusso e nausee, un altro modo per facilitare il sonno è tenere il **busto inclinato** di circa **30°** con dei cuscini. Stare del tutto sdraiati favorisce infatti la risalita dei succhi gastrici, impossibile in questa posizione. Il trucco funziona solo nel **primo trimestre**, però: dal secondo trimestre in poi, i medici sconsigliano di dormire in posizione supina. ### Fare un po’ di attività fisica [Fare attività fisica](https://www.sorgente.com/attivita-fisica-in-gravidanza-una-piccola-guida/) aiuta a stare bene e a dormire bene, anche in gravidanza; l’importante è che la sessione di ginnastica **finisca** almeno** 90 minuti prima **di andare a dormire, affinché l’adrenalina abbia tempo di sparire dal sangue. Inoltre è meglio evitare gli esercizi troppo intensi, che sarebbero comunque sconsigliati alle donne incinte. Fare almeno **30 minuti **di **esercizio moderato** ha questi benefici: - **rilassa** i muscoli, specie durante lo stretching; - stimola la produzione di ormoni che** combattono lo stress**; - **stanca **quel tanto che basta da stimolare il sonno. ### Regolare la temperatura della stanza Per quanto sottovalutata, la **temperatura ambientale** della camera da letto è determinante per la qualità del sonno. Ricerche su larga scala dimostrano che il range di temperatura ideale è tra i 18°C e i 25°C, nella popolazione media. In gravidanza, la forbice si restringe. La gestazione aumenta la sensibilità al calore, a causa dei cambiamenti ormonali e dell’aumento del flusso sanguigno. Per questa ragione, la temperatura ideale per dormire in gravidanza è **tra i 18°C e i 20°C**, qualche grado sotto la temperatura ideale per la popolazione generale. ### Usare un cuscino da gravidanza Soprattutto durante il nono mese, la pancia diventa così grande da essere difficile da gestire, anche dormendo su un fianco. Per tamponare il problema, sono nati degli speciali **cuscini per dormire in gravidanza**. Si tratta di cuscini da abbracciare mentre si dorme o si riposa sul fianco. La forma consente di avere allo stesso tempo un **supporto** per la **testa**, per la **pancia** e per le **gambe**. In questo modo il pancione ha un buon sostegno e non pesa sulla colonna vertebrale, riducendo il rischio di mal di schiena. Esistono diversi tipi di cuscini da gravidanza, con forme differenti e adatti alle varie fasi della gestazione: più avanti nell’articolo, vedremo quali sono i migliori. Molti di questi sono utili anche dopo il parto, per sostenere il piccolo **durante l’allattamento** o per tenere le gambe alzate, quando le si sente pesanti. [![cellule staminali cordonali](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2025/01/big-banner-1024x267-1.webp)](https://www.sorgente.com/a-cosa-servono/) I cuscini migliori per dormire in gravidanza I cuscini da gravidanza possono essere di grande aiuto per dormire, ma come scegliere quello giusto? Diamo un’occhiata alle **tipologie più comuni **e a come utilizzarle correttamente. ### Full-length ![](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2022/04/Cuscino-da-gravidanza-full-length-1024x614.webp) Il modello più banale è il cuscino “full-length”, ovvero un cuscino **rettangolare dritto **e alto pressappoco quanto una persona. Molti cuscini di questo tipo puntano sulla versatilità: grazie alla forma a “I”, li si può **piegare e arrotolare** come più si preferisce, per adattarsi alle esigenze specifiche di chi li usa. Il cuscino full-length si può infatti usare per fornire supporto: - longitudinale dal collo alle gambe, posizionandolo lungo la **spina dorsale**; - laterale, mettendolo tra le ginocchia per allineare il bacino e ridurre la tensione sulle **anche**; - della **pancia**, piegandolo sotto il pancione mentre si dorme su un fianco. La versatilità è anche il limite dei cuscini a “I”: un cuscino di questo tipo è privo di curve ergonomiche strutturali, quindi offre un supporto meno mirato. Inoltre, è facile che si muova durante la notte. ### A “U” ![](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2022/04/Cuscino-da-gravidanza-a-U-1024x614.webp) I cuscini di questo tipo hanno una forma allungata e sono **piegati a metà** su se stessi, proprio come una “U”. Rispetto ai cuscini full-length, hanno il vantaggio di poter sostenere il corpo su tre lati: - la base della “U” sostiene la **testa**; - un braccio sostiene la** schiena**; - l’altro braccio sostiene il** pancione **e si sistema tra le ginocchia. Dato che la forma del cuscino è fissa, non serve aggiustarlo di continuo e va bene per chi fatica ad addormentarsi sul fianco. Tra l’altro, è ottimo per alleviare i dolori lombari. Di contro, è molto meno versatile di altri cuscini. ### A “C” ![](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2022/04/Cuscino-da-gravidanza-a-C-1024x614.webp) Rispetto al cuscino da gravidanza a “U”, quello a “C” è piegato in una curva meno accentuata ed è pensato per sostenere prevalentemente la** parte anteriore **del corpo in questo modo; - l’estremità di un braccio sotto collo e testa, per alleviare i **dolori cervicali**; - la curva della “C” sotto il** pancione** e il seno, per ridurne il peso; - l’altra estremità del cuscino tra le** gambe**. Il modello è adatto a chi ha un pancione molto ingombrante, ma usato in questo modo non offre un grande supporto alla schiena. Inoltre, esistono varianti più piccole e simili a una “**J**”, con un braccio lungo da abbracciare e uno più corto per sostenere il pancione. ### A cuneo ![](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2022/04/Cuscino-lombare-a-cuneo-1024x614.webp) Cuscini da gravidanza **piccoli e rigidi**, da inserire sotto il collo, sotto il pancione e tra le gambe per offrire un **sostegno più localizzato**. ## Rimedi naturali contro l’insonnia Nonostante i consigli visti sopra, a volte le donne incinte fanno comunque fatica ad addormentarsi. I farmaci vanno evitati, quindi non resta che tentare con i rimedi naturali con un pizzico di attenzione Anche i rimedi “naturali” possono essere dannosi, quando si è incinta. In caso di dubbi, la cosa migliore rimane quindi **parlare con il ginecologo **o con il medico di famiglia. ### Tisane rilassanti Anche se non fanno miracoli, le** tisane rilassanti** sono un ottimo rimedio naturale per combattere l’insonnia. Le migliori da usare durante la gestazione sono le seguenti. - **Camomilla**. Grazie al suo blando effetto sedativo, aiuta a prendere sonno prima. Dato che contiene **glicina**, la camomilla combatte anche i crampi muscolari e aiuta a digerire. Questa stessa sostanza la rende però potenzialmente** dannosa **in gravidanza, motivo per cui va consumata con moderazione, magari alternandola a tisane con ingredienti diversi. - **Melissa**. Come la camomilla, combatte sia l’insonnia sia la cattiva digestione; in particolare, ha un effetto **sgonfiante** e stimola la regolarità intestinale. - **Tiglio**. Oltre che contrastare ansia e insonnia, il tiglio è un **mucolitico **naturale utile in caso di tosse. ### Fumenti alla lavanda o alla camomilla Se il sapore delle tisane viste sopra non piace, ci sono sempre i **fumenti** o bagni di vapore. Consentono infatti di inalare **oli essenziali** dalle **proprietà calmanti** e, in caso di raffreddamento, aiutano anche a liberare il naso. - Versa 1,5 litri d’acqua in una pentola larga e bassa. - Porta a bollore. - Aggiungi sale grosso e qualche goccia di olio essenziale alla **lavanda** o alla** camomilla**. - Copri la testa con un panno e inala il vapore con respiri profondi per** 10 minuti** circa. Per evitare di scottarsi, bisogna tenere il volto a circa 30 cm di distanza dalla pentola. Il momento migliore per fare i fumenti è a fine giornata, poco prima di andare a dormire. ### Profumatori per l’ambiente Il modo più banale per rendere l’ambiente rilassante è farlo profumare di buono. In commercio ci sono **profumatori** già pronti all’uso, da attaccare alla presa della camera. I migliori sono quelli con l’**intensità regolabile**, per evitare che il profumo troppo forte abbia l’effetto contrario a quello desiderato. I **profumi** migliori **per dormire **sono: - lavanda; - camomilla; - arancio dolce; - ylang ylang. ### Integratori di melatonina La **melatonina **è l’ormone che regola il **ciclo di sonno-veglia**: man mano che si avvicina il momento di andare a dormire, i suoi livelli aumentano; quando ci svegliamo, i livelli crollano e rimangono minimi per tutta la giornata. I livelli dell’ormone sono in parte controllati dalla **luce**, motivo per cui gli schermi retroilluminati peggiorano la qualità del sonno. Soprattutto nelle **prime settimane **di gestazione, però, capita che i livelli di melatonina **si riducano **senza apparente motivo. In teoria dovrebbero rialzarsi dopo la 24a settimana, ma non sempre basta. Gli **integratori **di melatonina aiutano a portare l’ormone di nuovo a livelli corretti. Nell’immediato non hanno effetti negativi in gravidanza, anzi: pare che la melatonina **agevoli** lo sviluppo della **placenta **e favorisca lo sviluppo del **sistema endocrino **del feto. Abbiamo però pochi dati sui loro effetti nel lungo periodo. La melatonina va **evitata** se si prendono **regolatori della glicemia **o **anticoagulanti**. Prima di assumerla, è comunque bene parlarne con il proprio medico. ### Meditazione contro lo stress Infine, il metodo in assoluto più naturale e sicuro per prendere sonno quando si è incinta: meditare. Lo **Yoga Nidra** nasce come **tecnica autoipnotica,** più che sedativa. In teoria, chi lo pratica dovrebbe rimanere sveglio e cadere in uno stato di trance simile a quello che precede il sonno. In pratica, buona parte delle persone si addormenta a metà della pratica; ci vuole una buona dose di esperienza per non farlo. Online si trovano diverse **meditazioni guidate **che sfruttano l’effetto soporifero dello Yoga Nidra, usandolo proprio per **stimolare il sonno**. Alcune sono a pagamento, ma su **YouTube **e su app come **Insight Timer **si trovano anche pratiche gratuite. Lo Yoga Nidra è una delle soluzioni migliori per dormire in gravidanza, dato che sfrutta solo il potere della mente. L’unico svantaggio è che richiede appunto una voce che guidi la persona nel sonno, il che potrebbe essere** fastidioso per il partner**. ## Cosa fare contro crampi e sindrome delle gambe senza riposo Purtroppo, melatonina e camomilla possono poco contro crampi e sindrome delle gambe senza riposo. Entrambi i disturbi sono particolarmente comuni tra le donne incinte, specie nel terzo trimestre: il **30-50%** riporta **crampi muscolari notturni**; il 1**5-30%** soffre di **sindrome delle gambe senza riposo**. [Camminare 30-60 minuti al giorno](https://www.sorgente.com/perche-camminare-in-gravidanza/) è di grande beneficio contro entrambi i disturbi, poiché migliora la microcircolazione riducendo le cause alla loro base. Va però evitato l’esercizio serale intenso, che potrebbe peggiorare l’insorgere di crampi. Anche l’uso di **impacchi caldi **dà ottimi risultati: il calore stimola la vasodilatazione e rilassa i muscoli, con effetti positivi sia contro i crampi sia contro le gambe senza riposo. Se questi piccoli stratagemmi non dovessero bastare, potrebbero servire delle** analisi del sangue**. I crampi sono spesso causati dalla **carenza** di **potassio**, mentre la sindrome delle gambe senza riposo è collegata alla carenza di **ferro** e di **magnesio**. Tutte queste sostanze si possono integrare con piccoli cambiamenti nell’alimentazione e, se necessario, con integratori prescritti dal ginecologo. ## Dormire poco fa male a tutti Perché tutta questa preoccupazione per un po’ di sonno in meno? **Dormire poco** non solo è dannoso per la vita privata e lavorativa della futura mamma, ma anche per il feto stesso. Ci sono diversi studi che mostrano una [correlazione tra disturbi del sonno ed esiti perinatali avversi](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11384389/). L’insonnia in gravidanza sarebbe collegata a: - maggior rischio di **parto prematuro**; - tassi di **parto cesareo** più elevati; - [travagli](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2021/04/Incontro-2-Ebook-10-segnali-del-travaglio.pdf) più **lunghi e dolorosi**; - maggior rischio di **depressione post-partum**. Il problema va quindi affrontato con la massima serietà. Nei limiti del possibile, la cosa migliore sarebbe accontentare le richieste dell’organismo con **7-9 ore di sonno** al giorno. Se il sonno notturno non basta, si può integrare con il **sonno pomeridiano**. In questo secondo caso, l’importante è **completare **un intero **ciclo di sonno** (90 minuti circa) o non iniziarlo neanche: interrompere il ciclo a metà lascia ancora più assonnati. Noi di **Sorgente** possiamo aiutarti a modo nostro, offrendoti un po’ di pace mentale con il nostro [servizio di conservazione del cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/servizi/conservazione-del-tessuto-cordonale/). Contattaci per scoprire perché il sangue cordonale è importante, in che modo potrebbe aiutare il tuo bambino e farti dormire sonni più tranquilli. --- --- title: "La convalescenza dopo un trapianto di cellule staminali" url: "https://www.sorgente.com/convalescenza-dopo-trapianto-cellule-staminali/" lang: "it" type: "post" description: "Come visto nell’articolo dedicato alle possibili complicanze di un trapianto di staminali, i primi 100 giorni sono cruciali e spesso anche molto duri. Il paziente deve gestire non solo le conseguenze del trapianto in sé, ma anche quelle della chemioterapia" last_modified: "2026-02-25T14:31:43+00:00" categories: [Cellule Staminali] custom_fields: rmp_vote_count: 5 rmp_rating_val_sum: 15 rmp_avg_rating: 3 --- # La convalescenza dopo un trapianto di cellule staminali Come visto nell’articolo dedicato alle [possibili complicanze di un trapianto di staminali](https://www.sorgente.com/complicanze-trapianto-staminali/), i primi 100 giorni sono cruciali e spesso anche molto duri. Il paziente deve gestire non solo le conseguenze del trapianto in sé, ma anche quelle della chemioterapia necessaria per “ripulire” il sistema immunitario. Vediamo insieme come funziona la convalescenza dopo un trapianto di cellule staminali, dalla pulizia di casa fino all’attività fisica. ## Come gestire le prime settimane a casa Come visto nell’articolo succitato, le cellule staminali trapiantate hanno bisogno di** 3-4 settimane** per _iniziare_ a produrre nuovi globuli rossi. Per avere un sistema immunitario adulto e sano, in grado di affrontare tutte le sfide del mondo esterno, serve ancora più tempo. Quando una persona che ha subito un trapianto di staminali torna a casa, bisogna tenere conto di tutte queste cose. Non si può – e non si deve! – trasformare casa in un luogo asettico e senza vita. D’altra parte, è impensabile non usare qualche precauzione in più. - **Spolverare** il più spesso possibile: la polvere può veicolare batteri e microrganismi dannosi, come tutti gli allergici agli acari sanno bene. - **Eliminare la muffa **da tutte le stanze frequentate dalla persona che ha subito il trapianto. - Cambiare lenzuola e asciugamani **tutt****e le settimane**. - Lavare piatti e posate con acqua molto calda e **sapone igienizzante**. - Lavarsi le mani spesso e con **sapone antibatterico**, specie se bisogna cucinare. - Farsi la doccia **tutti i giorni**. - **Togliersi le scarpe** prima di entrare in casa. - Ridurre le visite **al minimo**. Sono tutte piccole cose, ma riducono drasticamente il rischio di infezioni che, dopo un trapianto di staminali, potrebbero rivelarsi letali. ### E gli animali di casa? Gli animali di casa rappresentano un bel dilemma: da una parte sono portatori di **sporco e batteri**; dall’altra, danno tanto amore e aiutano la **ripresa psicologica**. La chiave sta nel trovare un giusto compromesso. Mettiamo le cose in chiaro: subito dopo un trapianto di cellule staminali, è un pessimo momento per prendere un cucciolo o per ospitare animali altrui. Se però c’era già un cane o un gatto in famiglia, **non serve darlo via**. È importante che la persona che ha subito il trapianto non venga in contatto con le feci dell’animale. Le passeggiate e la pulizia della lettiera toccheranno ad altri membri della famiglia, quindi. Anche le **leccate in faccia** e le dormite nelle **stesso letto** sono **bandite**. Per il resto, però, [una persona immunodepressa può avere animali domestici](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3096326/). Oltre alle piccole regole viste sopra, la cosa davvero importante è che l’animale sia sano, con le **vaccinazioni **in regola e protetto dai parassiti. Dopo le passeggiate o i giretti in giardino, sempre meglio** pulirgli le zampe** ed evitare che porti oggetti o “regalini” da fuori. ## L’alimentazione dopo un trapianto di staminali La chemioterapia necessaria per il trapianto di staminali altera profondamente l’approccio al cibo di una persona. Non solo il paziente deve affrontare gli **effetti collaterali **sull’**apparato gastrointestinale** – nausea, diarrea, mucosite, ecc. – ma deve evitare le contaminazioni che possono provenire dal cibo. Il tutto mantenendo una dieta sana, equilibrata e nutriente, ovvio. ### Le precauzioni igieniche Fino a non troppi anni fa, la dieta post-trapianto era estremamente restrittiva: niente frutta o verdura cruda, niente yogurt, niente cibi che non fossero stati sterilizzati. Tutto questo aveva un ovvio impatto negativo sulla salute mentale, a fronte di non altrettanto ovvi benefici per la salute fisica. Secondo uno [studio italiano del 2023](https://doi.org/10.1182/bloodadvances.2023010348), non c’è correlazione tra dieta non restrittiva e aumento del tasso di infezioni nei pazienti immunodepressi. Nonostante si debbano prendere delle precauzioni, quindi, la convalescenza non dev’essere fatta solo di verdure bollite e passate in autoclave. Per molti versi, l’alimentazione dopo un trapianto di staminali assomiglia all’[alimentazione in gravidanza](https://www.sorgente.com/cosa-non-mangiare-in-gravidanza-8-regole-da-seguire/): frutta e verdura** cotta o ben lavata**; **niente** carne o pesce crudi; attenzione alle **cross-contaminazioni**. ### Il problema della mucosite Per molte persone, la convalescenza dopo un trapianto di staminali ha un nome ben preciso: mucosite. La mucosite è una grave **infiammazione** delle mucose gastrointestinali causata dalla chemioterapia. Chi ne soffre ha numerose **ulcere **in bocca e in gola, che rendono difficile deglutire e quasi impossibile masticare. Per ovviare al problema, è importate preparare cibi **morbidi e umidi**, meglio se **freddi o tiepidi**, facili da deglutire ma anche nutrienti. Ad esempio, vellutate e frullati apportano energia senza sfociare necessariamente nel “cibo da ospedale”. Ottime anche le uova strapazzate, il purè di patate, la polenta morbida e il pudding. In caso di mucosite, sono da **evitare** tutti i cibi **piccanti e acidi**, che potrebbero peggiorare l’irritazione. ### Cibi consigliati Riparare i danni cellulari, ripristinare la funzione immunitaria e ricostruire la massa muscolare richiede **tante calorie**, costituite in larga parte da** proteine**. Al contrario, spesso è meglio** limitare i carboidrati** per ridurre l’iperglicemia tipica della chemioterapia. Considerando quanto dello sopra, i cibi migliori dopo un trapianto di cellule staminali sono quelli ricchi di proteine e facili da digerire. Ottima la **carne bianca**, ad esempio, meglio se cucinata sotto forma di polpettine morbide. Anche il **merluzzo **mantecato può diventare una fonte di proteine digeribile, gustosa e facile da mandare giù nonostante la mucosite. Le persone vegetariane o vegane possono fare affidamento sui** legumi decorticati**, per non irritare le mucose dell’intestino. I vegetariani possono trarre beneficio anche dalle succitate **uova strapazzate,** dallo** yogurt greco** e dai **formaggi morbidi**; meglio evitare i formaggi stagionati, invece, che potrebbero risultare un po’ troppo piccanti. Qualora le proteine assunte con l’alimentazione non dovessero bastare, ci si può aiutare con le **proteine in polvere**. Ormai se ne trovano di tutti i tipi, molte delle quali adatte anche a chi soffre di allergie o ha scelto un’alimentazione vegana. Infine, le **erbe aromatiche** sono le migliore amiche di chi è in convalescenza dopo un trapianto di cellule staminali. Il trattamento può infatti causare disgeusia, ovvero una forte alterazione del gusto che può durare mesi. Sperimentare con le erbe aiuta a ovviare al problema, rendendo i cibi più appetitosi e facili da mangiare. ## Si può fare attività fisica? Le persone che hanno ricevuto un trapianto di staminali escono quasi sempre da un periodo di inattività fisica. L’isolamento, il riposo forzato e l’alimentazione stentata rendono difficile – se non impossibile – mantenersi in movimento. I danni da chemioterapia, combinati con la carenza di esercizio, si traducono in **meno massa magra** e in un **apparato cardiovascolare più debole**, quindi più incline ad affaticarsi. Sul lungo periodo, questo può avere una serie di conseguenze negative sulla salute, se non addirittura rallentare la ripresa. Una persona convalescente da un trapianto non può e non deve fare esercizio ad alta intensità, che sia chiaro. D’altra parte, [rimanere in movimento dopo un trapianto di staminali](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6532661/) è correlato a un **tasso di sopravvivenza più alto**: camminare, fare cyclette, allenare la muscolatura riduce i livelli dei biomarcatori che predispongono all’insufficienza cardiaca; in alcuni casi, potrebbe addirittura accelerare l’attecchimento delle staminali. ## Come cambia la pelle e come curarla Il **45-70%** delle persone che hanno ricevuto un trapianto di staminali soffre di complicazioni cutanee. Le possibili cause sono fin troppe: la chemioterapia, gli immunosopressori, le forme lievi di malattia del trapianto contro l’ospite, la suscettibilità alle infezioni… Tutte cose impossibili da evitare al 100% e che, al più, si possono imparare a gestire. In caso di **GvHD cutaneo**, il trattamento principale consiste in **corticosteroidi topici**; qualora i rash dovessero interessare più del 20% del corpo, potrebbero rendersi necessari dei **corticosteroidi sistemici**. Solo il 17% dei rash sono però causati dalla malattia del trapianto: come si gestisce il restante 83%? Per **funghi e infezioni virali** si ricorre a **farmaci specifici**. Oltre a questo, si consiglia di usare** lozioni** molto grasse, che evaporano lentamente e che riparano la barriera cutanea, e di mettere sempre la **protezione solare**. Banditi i prodotti contenenti alcol e profumi: potrebbero seccare e irritare la pelle. ## Curare la mente, oltre al corpo La convalescenza da un trapianto è difficile emotivamente, oltre che fisicamente. Bisogna convivere con il rischio di complicazioni e rivedere tante cose della propria vita. Anche per questa ragione, può essere utile farsi seguire da un **professionista della salute mentale**. Uno psicologo aiuta ad affrontare la stanchezza mentale e a rimettere insieme la propria vita, un passettino alla volta. --- --- title: "Collo dell’utero accorciato: influenza la gravidanza?" url: "https://www.sorgente.com/collo-utero-accorciato-gravidanza/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "A volte ciò che mette a rischio la gravidanza è proprio ciò che la rende possibile, ovvero l’utero. Il collo dell’utero accorciato, infatti, causa fino al 25% degli aborti spontanei nel secondo trimestre. Eppure, non serve farsi prendere dal panico." last_modified: "2026-01-30T11:20:07+00:00" custom_fields: rmp_vote_count: 3 rmp_rating_val_sum: 9 rmp_avg_rating: 3 --- # Collo dell’utero accorciato: influenza la gravidanza? A volte ciò che mette a rischio la gravidanza è proprio ciò che la rende possibile, ovvero l’utero. Il collo dell’utero accorciato, infatti, causa fino al [25% degli aborti spontanei nel secondo trimestre](https://my.clevelandclinic.org/health/diseases/17912-incompetent-cervix). Eppure, non serve farsi prendere dal panico. Per quanto rischioso, il collo dell’utero accorciato è relativamente facile da individuare in gravidanza. Dopo la diagnosi, esiste un ampio ventaglio di trattamenti concepiti per ridurre al **minimo** le **conseguenze negative**. L’importante è agire tempestivamente. In questo articolo vedremo cosa significa avere un collo dell’utero troppo corto, quali sono gli eventuali sintomi e come si interviene. ## Cos’è e quanto è lungo il collo dell’utero Con collo dell’utero (o cervice uterina) si indica la **porzione inferiore dell’utero**, ovvero quella che si estende verso la vagina. Durante il pap test, il ginecologo preleva un campione di cellule proprio dalla parte inferiore della cervice, quella che sporge nella vagina. In condizioni fisiologiche, il collo dell’utero è un cilindro lungo** 3-4 cm **e con un diametro di massimo **2,5 cm**. Le sue pareti ospitano le ghiandole che producono il muco elastico e trasparente tipico dell’ovulazione, così da favorire il passaggio degli spermatozoi dalla vagina al corpo dell’utero. ### Come cambia la cervice in gravidanza Le misure viste sopra si riferiscono alle donne non in gravidanza. Durante la gestazione, infatti, il collo dell’utero è una delle tante cose che cambia nell’organismo di una donna. È normale che la cervice **si accorci**, entro certi limiti: man mano che il corpo dell’utero si espande, tutti gli organi circostanti si spostano e si comprimono per fargli spazio; questo vale anche per la cervice. In condizioni fisiologiche, l’accorciamento della cervice si dovrebbe concentrare nell’**ultima fase della gestazione**, anche per favorire il parto. Vediamo alcuni valori di riferimento. - Primo trimestre: 3,5-4 cm. - Secondo trimestre: 3-3,5 cm. - Terzo trimestre: 3-2,5 cm. Nella prima fase della gravidanza, una **cervice lunga** è associata a un **rischio minore** di [aborto spontaneo](https://www.sorgente.com/cause-aborto-spontaneo/). Anche andando avanti, il cambiamento più significativo si dovrebbe verificare solo dopo la 24a settimana di gestazione, quindi alla fine del sesto mese. Pur essendo valori indicativi, possono dare un’idea abbastanza chiara di quando potrebbe essere necessario intervenire. ## Perché il collo dell’utero si accorcia Ci sono tante ragioni per cui il collo dell’utero si potrebbe accorciare troppo o prima del tempo. - **Conizzazione**. In caso di **lesioni precancerose**, bisogna asportare il tessuto danneggiato dalla cervice. In questo modo, però, la si accorcia e se ne compromette in parte l’integrità strutturale. - **Fattori congeniti**. Alcune donne hanno la cervice corta per anomalie genetiche o ormonali. - **Cervicite**, l’infiammazione acuta o cronica della cervice. Se non trattate, **infiammazioni e infezioni ripetute** possono indebolire la cervice e accelerarne l’accorciamento, in caso di gravidanza. - **Traumi **che potrebbero aver indebolito o danneggiato la cervice, come **parti frequenti** o **aborti ripetuti**. In tutti questi casi, è importante tenere la cervice monitorata lungo tutta la gestazione. ## Quando rivolgersi al ginecologo? Nella maggior parte dei casi, il collo dell’utero accorciato rimane **asintomatico**; gran parte delle donne lo scopre per caso, durante un’**ecografia di routine**. Nei** casi più gravi**, tuttavia, possono manifestarsi i seguenti sintomi: - **Pressione pelvica**, come qualcosa che preme sul al basso ventre e sul perineo. - Aumento di **perdite trasparenti filamentose**, che potrebbero indicare un indebolimento del tappo cervicale. - **Sanguinamenti** vaginali. - **Contrazioni uterine** prima del termine. Anche in caso di rischio elevato, però, non è detto che i sintomi in questione si manifestino. Ciò rende gli screening ecografici ancora più importanti. ## Come si misura la cervice La misurazione della cervice si esegue mediante **cervicometria**, un’ecografia transvaginale che si esegue tra la **19****a** e la** 24****a** settimana di gestazione. Qualora ci fossero fattori di rischio noti, la si può eseguire anche prima. Per la cervicometria il ginecologo introduce una **sonda ecografica** nel canale vaginale, a vescica vuota. In questo modo l’operatore può visualizzare il canale cervicale a lato, identificandone gli **orifizi alle estremità**. Fatto questo, la macchina può misurare la **lunghezza totale** del collo dell’utero. La misurazione richiede meno di 5 minuti ed è accurata al millimetro nel 95% dei casi. Contrazioni spontanee potrebbero “accorciare” la cervice, ma capita solo nell’1% dei casi. ## Cosa succede se la cervice è troppo corta? Ormai da decenni, abbiamo diversi studi che mostrano una correlazione tra [cervice corta e rischio di aborto spontaneo o di parto pretermine](https://doi.org/10.1002/uog.29243). Una cervice **sotto i 25 mm **indica un** alto rischio di aborto spontaneo**, prima della **24****a** settimana di gestazione, e di **parto pretermine** prima della** 34****a**. Il rischio aumenta ulteriormente se si accompagna al funneling. Il termine “**funneling**” indica la **dilatazione** dell’**orifizio interno** della cervice, che assume la forma di un imbuto. L’orifizio è più aperto di quanto dovrebbe indica che l’organismo si sta preparando ad espellere il feto, a prescindere che sia a termine oppure no. ### Come intervenire Salvo casi limite o interventi tardivi, si può prevenire l’espulsione del feto con un intervento rapido e controlli costanti. Il trattamento cambia in base all’epoca gestazionale e alla gravità della situazione. - **Progesterone vaginale**, tra la 19a e la 23a settimana. Somministrato a dosaggi di 200-400 mg al giorno per via vaginale, stabilizza la cervice, riduce le contrazioni e riduce il rischio di parto pretermine del 30-45%. - **Cerchiaggio cervicale**, procedura chirurgica che si esegue solitamente tra la 14a e la 25a settimana. Il medico posiziona un filo attorno alla cervice per impedirle di aprirsi prima del tempo. In aggiunta a questo, la paziente deve** evitare attività fisica intensa**, indossare una **fascia addominale** per supportare l’utero ed eseguire **un’ecografia ogni settimana**. Difficilmente il trattamento riporta la cervice allo stato precedente all’accorciamento, ma aiuta a stabilizzarla e a riportarla a una lunghezza accettabile. Purtroppo, sia il progesterone sia il cerchiaggio sono poco efficaci se la cervice misura meno di 15 mm. Anche la presenza di infezioni croniche non trattate possono ridurre l’efficacia dei trattamenti. ## Se ho la cervice corta, posso conservare il cordone ombelicale? La cervice corta non è di per sé un ostacolo alla conservazione del cordone ombelicale, ma aumenta il rischio di **parto pretermine**, che potrebbe a propria volta **impedire la conservazione del cordone**. Per conservare il cordone ombelicale, il parto deve avvenire **dalla 37****a**** settimana in poi**. Se i trattamenti riescono a rimandare la data del parto a sufficienza, non c’è nulla che impedisca la conservazione del cordone. Se il collo dell’utero accorciato provoca un parto molto prematuro, invece, non è possibile conservare il cordone ombelicale. Per maggiori informazioni a riguardo, [**contatta Sorgente**](https://www.sorgente.com/contatti/): i nostri esperti risponderanno a tutte le tue domande senza impegno. --- --- title: "Quali sono le complicanze più comuni dopo un trapianto di staminali" url: "https://www.sorgente.com/complicanze-trapianto-staminali/" lang: "it" type: "post" description: "Dalla loro scoperta ad oggi, i trapianti i cellule staminali hanno salvato migliaia di vite in tutto il mondo. Ciò non toglie che un trapianto sia un’esperienza estremamente traumatica per l’organismo e, a volte, perfino mortale. Vediamo insieme quali sono" last_modified: "2026-01-10T13:24:52+00:00" categories: [Cellule Staminali] custom_fields: rmp_vote_count: 1 rmp_rating_val_sum: 5 rmp_avg_rating: 5 --- # Quali sono le complicanze più comuni dopo un trapianto di staminali Dalla loro scoperta ad oggi, i trapianti i cellule staminali hanno salvato **migliaia** di vite in tutto il mondo. Ciò non toglie che un trapianto sia un’esperienza estremamente **traumatica** per l’organismo e, a volte, perfino mortale. Vediamo insieme quali sono i possibili **effetti collaterali** dopo il trapianto di cellule staminali, perché si verificano e cosa stiamo facendo per mitigarli. Le innovazioni biotecnologiche degli ultimi anni stanno infatti ridefinendo gli standard di sicurezza, aumentando le prospettive di guarigione e riducendo i contraccolpi negativi del trapianto. ## I primi 100 giorni dopo il trapianto di staminali Dopo un trapianto di staminali – ma non solo – i **primi 100 giorni** sono la fase in assoluto più delicata. In questo arco di tempo, l’organismo deve gestire la transizione dal vecchio sistema immunitario – ormai inesistente – a quello nuovo e ancora giovane. A grandi linee, potremmo suddividere i primi 100 giorni post-trapianto in tre fasi: - **Aplasia midollare**. Per fare posto al nuovo sistema immunitario, bisogna prima di tutto eliminare quello vecchio. D’altra parte, le staminali appena iniettate hanno bisogno di tempo per ricostituire il midollo osseo e il sistema immunitario. Per **15 giorni** circa dopo il trapianto, l’organismo del paziente è incapace di produrre nuove cellule ematopoietiche. Ciò provoca una profonda **stanchezza**, data dall’**anemia**, e aumenta il rischio di **infezioni**. - **Attecchimento**. Se il trapianto ha successo, la **3****a** e la** 4****a**** settimana** rappresentano il punto di svolta: le staminali trovano spazio nel midollo, iniziano a riprodursi e a produrre nuove cellule a partire dai **globuli bianchi**. - **Stabilizzazione**. Grazie all’attecchimento i valori del sangue iniziano a migliorare, con effetti positivi sia sull’anemia sia sul rischio di infezioni. Dalla **6****a**** settimana**, le condizioni del paziente dovrebbero essere delicate ma in continuo miglioramento. Se la persona supera la boa dei 100 giorni senza complicanze, è probabile che il peggio sia passato: le staminali hanno attecchito, il sistema immunitario si sta pian piano riprendendo e il midollo sta producendo cellule nuove. Bisogna comunque prestare attenzione alle infezioni e non fare sforzi, ma si può riprendere la propria vita. Cosa succede se non va tutto per il meglio, però? ## Le complicanze comuni dopo il trapianto Non è detto che ci siano complicanze dopo il trapianto di staminali, ma parliamo pur sempre di un trattamento estremamente delicato. Alcune di queste possono essere causate dai farmaci usati per il condizionamento, altre dalla risposta del nuovo sistema immunitario. I medici sanno a cosa potrebbe andare incontro il paziente e, per ridurre al minimo i rischi, monitorano la situazione giorno per giorno. Vediamo quali sono i rischi più comuni. ### Malattia del trapianto contro l’ospite (GvHD) La **malattia del trapianto contro l’ospite**, meglio conosciuta con l’acronimo inglese **GvHD**, è probabilmente il rischio maggiore dopo un [trapianto di staminali allogenico](https://www.sorgente.com/differenze-tra-trapianto-autologo-e-allogenico/). Le **cellule del donatore **non riconoscono l’organismo del paziente e **lo attaccano**, vedendolo come un elemento estraneo da combattere. È il contrario di ciò che avviene nei trapianti d’organo, dove l’organismo del paziente rigetta il corpo estraneo. A seconda del periodo di insorgenza, la GvHD può essere acuta o cronica. - **GvHD Acuta**. Si manifesta generalmente **entro 100 giorni **dal trapianto di staminali ed è la causa principale di morte dopo un trapianto allogenico. La chemioterapia necessaria per il trapianto danneggia i tessuti del paziente. Le** cellule T **del donatore rilevano i danni, si attivano, proliferano e iniziano a rilasciare **citochine infiammatorie**. A seconda della violenza della risposta immunitaria, la GvHD acuta può provocare da semplici irritazioni cutanee fino alla necrosi di fegato e intestino. - **GvHD Cronica**. Più rara rispetto all’altra forma, compare solitamente **dopo il ****100°**** giorno** e può durare **mesi o anni**. È più insidiosa perché simula i sintomi di una malattia autoimmune. Può colpire quasi ogni organo, causando: secchezza oculare, rigidità articolare, alterazioni della pelle simili a cicatrici, problemi polmonari. Fintato che la risposta delle cellule T è limitata, non c’è troppo di cui preoccuparsi: significa che le cellule del donatore sono attive e, a volte, potrebbero eliminare eventuali cellule tumorali residue. L’importante è che non si sfoci nella succitata necrosi. **Contro la GvHD**, si stanno cominciando a usare le **cellule staminali mesenchimali**, specie quelle del cordone ombelicale: grazie alle loro [proprietà immunomodulatorie](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-mesenchimali-cosa-sono/#cosa-sono-le-cellule-staminali-mesenchimali), regolano la risposta delle cellule T e riducono i danni ai tessuti sani. ### Infezioni opportunistiche Nelle primissime settimane, il rischio maggiore deriva dai **batteri** che vivono sulla nostra **pelle** o nell’**intestino**. Successivamente, il rischio si sposta su **virus **di solito **dormienti **come il citomegalovirus. Per minimizzare questi effetti collaterali si somministrano farmaci antivirali e antifungini preventivi. Anche lo stile di vita è importante: niente cibi crudi, niente contatti a rischio e tanto sapone antibatterico. ### Fallimento o ritardo dell’attecchimento L’attecchimento è la fase in cui le cellule donate trovano casa all’interno delle ossa e iniziano a produrre sangue nuovo. Quando avviene, indica che il trapianto sta funzionando. Tuttavia, a volte il processo subisce dei **rallentamenti **o, in casi più rari, **non si verifica** affatto. Il ritardo nell’attecchimento può avvenire per un’**infezione imprevista **o una reazione ai farmaci. Il fallimento vero e proprio, invece, si verifica quando il midollo non si riforma nonostante il passare delle settimane. ### Mucosite e tossicità digestiva La mucosite è un effetto collaterale piuttosto comune, specie subito dopo la chemio o radioterapia pre-trapianto. Si tratta di un’**infiammazione profonda** delle **mucose gastrointestinali**, ovvero quelle che vanno dalla bocca fino all’intestino. La condizione rende **difficile deglutire **e persino bere un sorso d’acqua. Spesso ne risente anche l’intestino, causando **nausea, crampi e diarrea**. Nei casi peggiori, bisogna ricorrere all’alimentazione per via endovenosa. Al di là del dolore e del disagio, però, la mucosite è problematica perché aumenta il rischio di **infezioni opportunistiche**. Le lesioni alle mucose possono infatti diventare via d’accesso per i batteri, con tutte le conseguenze viste sopra. La buona notizia è che la mucosite è un fenomeno **transitorio**: non appena le nuove cellule staminali attecchiscono e iniziano a produrre globuli bianchi, le mucose guariscono quasi subito. ## Complicanze tardive: i primi mesi dopo il trapianto di staminali Il grosso delle complicanze si verifica entro i primi 100 giorni, ma non è detto che sia sempre così. Oltre alla succitata GvHD cronica, si possono presentare altri problemi. ### L’insorgenza di neoplasie secondarie Anche anni dopo la guarigione dalla malattia principale, è possibile che si presentino tumori nuovi. Non parliamo di una ricaduta della malattia originale, ma della comparsa di una **neoplasia differente**. La chemioterapia e la radioterapia usate per il condizionamento, infatti, possono **danneggiare il DNA** delle cellule sane e aumentare il rischio. I casi sono rari, ma è comunque importante sottoporsi a **screening regolari** per individuare precocemente qualsiasi anomalia. ### Osteoporosi post-trapianto Dopo un trapianto di cellule staminali, è frequente che si presentino fragilità ossea e osteoporosi precoce. La causa principale non è quasi mai il trapianto in sé, quanto i **corticosteroidi **necessari per gestire la **malattia del trapianto contro l’ospite**. I farmaci di questo tipo interferiscono infatti con il processo di **rigenerazione ossea**, rendendo le ossa più porose e fragili. ### Deficit immunitario e rivaccinazione Fare tabula rasa del vecchio sistema immunitario ha un effetto cui molti non pensano: **azzera la memoria immunologica**. In parole povere, elimina tutte le vaccinazioni e le difese immunitarie costruite nel corso della vita. Trascorsi **6-12 mesi** dal trapianto, bisogna iniziare un vero e proprio piano di rivaccinazione. Si ricomincia come se si avesse a che fare con un neonato: tetano, polio, epatite B, influenza. È un processo graduale, perché bisogna aspettare che il nuovo sistema immunitario sia abbastanza maturo da rispondere correttamente ai vaccini. ## Perché il sangue cordonale può fare la differenza Molti degli effetti collaterali visti si possono ridurre usando le staminali del cordone ombelicale, invece che quelle del midollo osseo. Il sangue cordonale è infatti ricco di cellule giovani, meno aggressive, meno soggette a infezioni, più versatili. Ciò significa: - **meno rischi di ****GvHD** anche in caso di trapianto allogenico e, di conseguenza, mortalità minore; - **meno rischi di veicolare infezioni**, essendo cellule giovanissime che non sono mai state esposte all’ambiente esterno. In caso di trapianto di midollo, basta che il donatore abbia un raffreddore per dover annullare tutto. Di contro, le staminali cordonali hanno bisogno di un pochino più di tempo per attecchire e, soprattutto, sono meno. Ecco perché i medici stanno elaborando modi per unire il meglio dei due mondi, eseguendo **trapianti ibridi** di staminali cordonali e del midollo. Rimane un problema: abbiamo pochi cordoni ombelicali. Il **98%** dei cordoni ombelicali finisce nella **spazzatura** e quelle preziose, versatili cellule non sono più recuperabili. Per questa ragione, noi di **Sorgente **continuiamo a fare informazione sull’**importanza del cordone ombelicale**. Se vuoi saperne di più, richiedi la [guida gratuita sulla conservazione del cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/contatti/) e contattaci: risponderemo a tutti i tuoi dubbi in merito. --- --- title: "Il sangue cordonale aiuta i malati di Alzheimer a dormire meglio" url: "https://www.sorgente.com/sangue-cordonale-alzheimer-dormire/" lang: "it" type: "post" description: "Quando cala la notte Alzheimer: il cordone ombelicale dona riposo e sollievo a chi ne soffre Uno studio del 2025 mostra gli effetti benefici delle staminali cordonali non solo sulla funzione cognitiva, ma anche contro i disturbi del sonno che" last_modified: "2026-02-04T11:22:25+00:00" categories: [2025, Rassegna Stampa] tags: [alzheimer, sorgente, cellule staminali] custom_fields: rmp_vote_count: 14 rmp_rating_val_sum: 63 rmp_avg_rating: 4.5 --- # Il sangue cordonale aiuta i malati di Alzheimer a dormire meglio # Quando cala la notte **Alzheimer: il cordone ombelicale dona riposo e sollievo a chi ne soffre** > _Uno studio del 2025 mostra gli effetti benefici delle staminali cordonali non solo sulla funzione cognitiva, ma anche contro i disturbi del sonno che affiggono tanti malati di Alzheimer._ Immagina di trovarti al **buio**, in una camera che **non conosci**. Assomiglia vagamente alla tua camera da letto, ma i mobili sono **diversi** e gli scaffali traboccano di oggetti **non tuoi**; le persone nell’altra stanza si comportano come se ti conoscessero, ma tu non le hai **mai viste** in vita tua. Accanto al letto c’è una cassettiera e sopra la cassettiera c’è uno specchio. Hai provato a guardatici dentro, ma la persona riflessa **non sei tu**: è tua madre o tuo padre; è il nonno morto un paio di anni fa; è la zia che ti porta sempre il gelato. Che ci fa là dentro? Tu dove sei finito? È tutto così confuso… Gli sconosciuti ti rimettono sotto le coperte e tu rimani lì con gli occhi sbarrati, fissi sul soffitto. Non ce la fai più: scendi di nuovo dal letto, **urli** che vuoi tornare a casa tua, che lì non ci vuoi rimanere e **hai paura** e non ti importa se è notte e se quegli sconosciuti ti dicono che devi dormire. Vuoi solo tornare tra le tue cose. Tra le persone che ami. Al sicuro. Per oltre **46 milioni **di persone al mondo, la notte è questo: paura, confusione e mancanza di riposo. Oltre che strappare i ricordi di una vita, l’**Alzheimer** altera i meccanismi che regolano il sonno: chi ne soffre **si sveglia spesso **durante la notte, fa **fatica a riaddormentarsi**, inverte **il giorno con la notte**. Una tragedia non solo per i malati, ma anche per le persone a loro care che devono gestire una situazione talvolta insostenibile. A ottobre 2025, il team del dottor Yan Chen ha pubblicato l’articolo [_Clinical observations on treating Alzheimer’s disease with umbilical cord blood mononuclear cells_](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40874776/), il cui titolo è di per sé esplicativo. Nell’articolo si analizzano gli effetti del **sangue cordonale** su 11 persone affette da malattia di Alzheimer. Ciascun paziente ha ricevuto** tre infusioni** endovena di sangue cordonale, a una settimana di distanza l’una dall’altra e in combinazione con i farmaci standard. Gli effetti sono stati estremamente positivi, seppure temporanei. Per** tre mesi** dopo il trattamento, i pazienti hanno mostrato un miglioramento della **funzione cognitiva**, con effetti positivi su tutte le **attività quotidiane** a anche sul **sonno**. Per tre preziosi mesi, queste persone sono tornate a dormire bene: meno risvegli notturni, ciclo circadiano molto più regolare, meno nottate passate a letto con gli occhi sbarrati. È triste che gli effetti positivi abbiano iniziato a scemare dal terzo mese in poi, ma è un grande inizio: ci dimostra che le staminali del cordone ombelicale sono **la strada giusta**, benché ci sia ancora incertezza su come imboccarla. Senza contare quel piccolo assaggio di normalità che queste persone si sono potute godere, anche se poco. Per tre mesi, la notte ha smesso di essere nemica, tornando ad essere fonte di **sollievo**. --- --- title: "Taglio cesareo: come funziona davvero" url: "https://www.sorgente.com/taglio-cesareo-come-funziona/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Nonostante sia una realtà ormai più che consolidata, si sa straordinariamente poco sul taglio cesareo. Attorno a questa pratica ruotano stereotipi, paure infondate e credenze che possono creare ansia e confusione. Se devi affrontare o stai considerando l’opzione del parto" last_modified: "2025-12-23T12:17:27+00:00" --- # Taglio cesareo: come funziona davvero Nonostante sia una realtà ormai più che consolidata, si sa straordinariamente poco sul taglio cesareo. Attorno a questa pratica ruotano **stereotipi**, **paure infondate** e credenze che possono creare ansia e confusione. Se devi affrontare o stai considerando l’opzione del **parto cesareo**, questo è l’angolo di internet giusto per te. Ti aiuteremo a capire quando l’intervento è davvero necessario, come si esegue la procedura e, soprattutto, quando non serve. ## Le credenze più diffuse L’eccesso di informazioni online, molte delle quali non affidabili, può suscitare tanta confusione nelle persone che non lavorano in ambito medico. A partire dalle evidenze scientifiche, vediamo insieme le cinque credenze più comuni sul taglio cesareo. ### Dopo un cesareo non si può più partorire per via vaginale Le donne che hanno partorito in precedenza con taglio cesareo possono tentare un parto vaginale, se sussistono le condizioni. La pratica è nota come VBAC (_Vaginal Birth After Cesarean_) e ha probabilità di successo del** 70%** circa; solo lo 0.5-1% delle donne incorre nella rottura uterina. Nonostante i numeri siano buoni, in Italia solo il **10%** delle donne che ha partorito con cesareo tenta il parto vaginale. Va detto che molto dipende dalla struttura in cui si partorisce: per tentare un VBAC, serve avere un team pronto per un cesareo d’emergenza. Se manca il team in questione, i medici preferiscono ricorrere direttamente al cesareo e ridurre i rischi. ### Dopo il cesareo non si può allattare Non è vero. Il taglio cesareo non impedisce l’allattamento. L’avvio può essere **più difficile nei primi giorni **a causa dei farmaci, dell’anestesia o del dolore post-operatorio. Detto questo, chi lo desidera può comunque allattare. L’importante è chiedere supporto immediato al personale sanitario. ### Dopo il cesareo non si possono fare gli addominali Dopo un cesareo la** cautela **d’obbligo e i muscoli impiegano del tempo per guarire. Una volta che la ferita è guarita, però, si può tornare a fare attività fisica senza problemi, addominali inclusi. Di solito, la ferita impiega** 6–8 settimane **per guarire, durante le quali vanno evitati tutti gli sforzi eccessivi. Riprendere a fare esercizio troppo presto, infatti, aumenta il **rischio di complicazioni**. Trascorso questo lasso di tempo, però, si può [riprendere gradualmente a fare esercizio fisico](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC1724598/). ### Il cesareo è sempre più sicuro Se la gravidanza è a termine, la donna è in salute e il feto è ben posizionato nella classica **presentazione cefalica**, il **parto naturale** provoca meno complicanze. Quindi no, il cesareo non è sempre più sicuro. In alcuni casi, il **parto cesareo** è indiscutibilmente un intervento salvavita. Inoltre, è una procedura quasi d’obbligo, in presenza di determinate patologie materne o fetale. Detto questo, rimane un **intervento chirurgico maggiore **e, in quanto tale, è [associato a complicazioni materne anche gravi](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5697917/). Non va in alcun modo demonizzato, ma nemmeno preso sottogamba. ### Il cesareo è più facile per il bambino Nonostante possa sembrare una via d’uscita più dolce rispetto allo stress del travaglio, il parto cesareo non è necessariamente più facile per il bambino, soprattutto se eseguito **prima delle 39 settimane di gestazione**. I bambini nati con parto cesareo hanno un rischio maggiore di sviluppare **problemi respiratori temporanei**, perché il passaggio nel canale del parto aiuta a spremere i liquidi dai polmoni, un passaggio che manca nell’intervento chirurgico. ## Il taglio cesareo passo a passo Che sia un taglio cesareo programmato o d’urgenza, la procedura base è la stessa. - **Anestesia** spinale o epidurale, affinché la madre possa rimanere cosciente ma insensibile dalla vita in giù. - **Incisione **sull’addome quasi sempre orizzontale, subito sopra l’attaccatura dei peli pubici. - **Taglio orizzontale** attraverso la parete uterina, per far nascere il bambino. - **Estrazione** del bambino e della placenta. - **Sutura** a strati di utero e addome. Tutta la procedura, dalla prima incisione alla nascita, richiede meno di** 15 minuti**. La parte più lunga è l’ultima, la sutura, che può richiedere **30-45 minuti**. ## Quando è indicato il taglio cesareo Il taglio cesareo rimane comunque un intervento chirurgico e come tale va trattato: va fatto quando il parto per via vaginale presenta **rischi per la vita o la salute**. Altrimenti, è meglio procedere con il parto naturale. Nonostante la teoria sia piuttosto chiara, nella realtà dei fatti si possono presentare molte situazioni grigie. Per questa ragione, le indicazioni si dividono in** assolute** (quando non c’è altra opzione) e **relative** (quando i rischi superano i benefici del parto naturale). ### Indicazioni assolute - **Placenta previa**. Quando la placenta copre l’apertura della cervice, impedendo il passaggio del bambino. In casi del genere, il rischio di emorragia è troppo alto per rischiare con il parto naturale. - **Presentazione podalica o trasversa**. Il bambino ha i piedi o il sedere trasversali all’apertura della cervice, il che rende il parto per via vaginale troppo rischioso. - **Sofferenza fetale acuta**. Il monitoraggio cardiaco del feto segnala una grave e improvvisa mancanza di ossigeno. In questo caso, il parto cesareo deve essere effettuato d’urgenza. - [**Eclampsia o preeclampsia grave**](https://www.sorgente.com/preeclampsia-gestosi-gravidanza-nemico-subdolo/). Queste condizioni materne mettono a rischio la vita della madre e richiedono l’interruzione immediata della gravidanza. - **Precedente rottura uterina**. Se durante un parto precedente si è giù verificata una rottura dell’utero, il parto cesareo è la soluzione più sicura. ### Indicazioni relative - **Gemellarità**. Se un gemello è cefalico e il secondo non lo è, si raccomanda il cesareo. Se però entrambi i gemelli sono cefalici, si potrebbe preferire il vaginale. - **Precedente cesareo**. Con un taglio trasverso basso e nessuna controindicazione, il VBAC è considerato sicuro e raccomandabile. D’altra parte, se coesistono fattori di rischio può essere meglio ricorrere a un altro taglio cesareo. - **Condizioni ad alto rischio emorragico**. Il cesareo programmato limita gli sforzi del travaglio e consente di controllare meglio emodinamica e tempi. - **Infezioni materne trasmissibili al neonato**, come herpes e HIV. Il taglio cesareo riduce il rischio di infezione neonatale grave. Se però non ci sono lesioni e la carica virale materna non è rilevabile, si può procedere con il parto vaginale. - **Condizioni scheletriche materne a rischio**. Se la madre ha un bacino molto stretto o soffre di patologie che aumentano il rischio di fratture, come l’osteoporosi gravidica, potrebbe essere indicato il parto cesareo. ## I problemi del taglio cesareo Molti credono che il taglio cesareo si una versione semplificata del parto. In realtà, entrambe le tipologie di parto hanno i loro rischi e i loro benefici, a seconda della situazione specifica. In generale, il taglio cesareo non va assolutamente demonizzato ma comporta qualche beneficio in meno, rispetto al parto per via vaginale. In assenza di complicanze che rendano il parto cesareo la scelta più sicura, ovvio. Il parto cesareo comporta i seguenti rischi per la madre: - **infezioni **post-operatorie; - **emorragie**, e rischi legati all’anestesia; - **trombosi **dopo il parto; - problemi di **impianto placentare** causati dal tessuto cicatriziale, nelle gravidanze successive. Inoltre il recupero da un **parto cesareo** richiede più tempo rispetto a un **parto naturale**. La degenza ospedaliera è generalmente di** 3-4 giorni** e il completo recupero può richiedere **6-8 settimane**. La **cicatrice**, di solito lunga circa 10-15 cm, va curata con attenzione. Dopo la rimozione dei punti (se non sono riassorbibili), è importante massaggiarla per prevenire aderenze. Per diverse settimane, è sconsigliato sia sollevare pesi sia guidare. Questo non vuol dire che il cesareo va evitato a tutti i costi, ma che è una decisione che va ponderata. ## Posso conservare il cordone ombelicale dopo un cesareo? Al momento del parto, si presenta l’opportunità unica di [raccogliere e conservare le cellule staminali dal cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/perche-il-cordone-ombelicale/). Lo si può fare anche in caso di **taglio cesareo**? In gran parte dei casi,** non c’è alcun problema**. Se il parto è a termine, si può conservare il [sangue cordonale anche dopo un parto cesareo](https://www.sorgente.com/falsi-miti-conservazione-staminali-quale-settimana/#se-il-parto--cesareo-non-si-raccoglie-il-sangue-cordonale), che sia programmato o d’urgenza. Le procedure di prelievo sono le stesse utilizzate per il **parto naturale** e non interferiscono con le fasi chirurgiche. Vuoi saperne di più sulla conservazione del sangue cordonale? **Contatta Sorgente** senza impegno: risponderemo a tutte le tue domande! --- --- title: "Cellule staminali mesenchimali: cosa sono e a cosa servono nel 2026" url: "https://www.sorgente.com/cellule-staminali-mesenchimali-cosa-sono/" lang: "it" type: "post" description: "Le cellule staminali mesenchimali (MSC) rappresentano uno degli elementi più promettenti nella medicina moderna: le loro potenzialità terapeutiche spaziano dal trattamento di gravi patologie degenerative fino alla rigenerazione di tessuti compromessi da lesioni. Negli ultimi decenni, la ricerca scientifica sta" last_modified: "2026-01-09T16:21:34+00:00" categories: [Cellule Staminali] custom_fields: rmp_vote_count: 1 rmp_rating_val_sum: 5 rmp_avg_rating: 5 --- # Cellule staminali mesenchimali: cosa sono e a cosa servono nel 2026 Le cellule staminali mesenchimali (MSC) rappresentano uno degli elementi più promettenti nella medicina moderna: le loro potenzialità terapeutiche spaziano dal trattamento di gravi patologie degenerative fino alla **rigenerazione **di tessuti compromessi da lesioni. Negli ultimi decenni, la ricerca scientifica sta esplorando le MSC provenienti da diverse fonti biologiche – placenta, cordone ombelicale, tessuto adiposo… – così da trovare nuove applicazioni terapeutiche. Ormai sono innumerevoli gli studi clinici e preclinici che documentano la loro efficacia e sicurezza in una varietà sempre crescente di contesti clinici. In questo articolo vogliamo offrirti una panoramica completa e approfondita sulle cellule staminali mesenchimali, spiegandoti cosa sono e quali sono i loro benefici terapeutici, presenti e futuri. ## Cosa sono le cellule staminali mesenchimali Le** staminali mesenchimali **furono identificate per la prima volta negli** anni ‘70**, all’interno de midollo osseo. Oggi sappiamo che si possono isolare da molte altre fonti, come vedremo andando avanti nell’articolo. Da allora, le MSC svolgono un ruolo cruciale nella medicina rigenerativa e non solo. Le cellule staminali mesenchimali sono cellule pluripotenti adulte, infatti, ovvero cellule che hanno la capacità di** differenziarsi **in diversi tipi di cellule. Accanto alle capacità di differenziazione, queste staminali vantano proprietà **immunomodulatorie** e** anti-infiammatorie**. ### Le proprietà delle MSC Le cellule staminali mesenchimali (MSC) vantano diverse proprietà: vediamo quali sono nello specifico. #### Capacità di auto-rinnovamento e differenziazione In condizioni di laboratorio o cliniche controllate, le MSC sono in grado di dare origine a **diversi tipi di cellule mature**. - **Osteoblasti** (cellule delle ossa), responsabili della rigenerazione e riparazione del tessuto osseo. - **Condrociti** (cellule della cartilagine), coinvolti nella formazione e rigenerazione dei tessuti cartilaginei. - **Adipociti** (cellule del tessuto adiposo), importanti nella rigenerazione dei tessuti molli e nel mantenimento dell’omeostasi energetica. - **Miociti** (cellule del tessuto muscolare), in grado di trasformarsi in fibre muscolari che rispondano agli stimoli del sistema nervoso. Oltre a queste capacità classiche, recenti ricerche hanno mostrato che, in specifiche condizioni sperimentali, le cellule mesenchimali possono differenziarsi anche in **epatociti** (cellule del fegato), **neuroni **e cellule delle **isole pancreatiche**. #### Rigenerazione tissutale Al di là delle innate capacità di differenziazione, le staminali mesenchimali facilitano la rigenerazione tissutale tramite il rilascio di **fattori di crescita** e citochine. Questi fattori stimolano le cellule del tessuto lesionato a proliferare e differenziarsi, sommando le cellule prodotte da loro a quelle prodotte dalle MCS stesse. #### Promozione dell’angiogenesi Le MSC possiedono una marcata capacità pro-angiogenica, ovvero la capacità di favorire la formazione di **nuovi vasi sanguigni **nei tessuti lesionati. Il merito è della secrezione di fattori come: - il fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF); - il fattore di crescita derivato dalle piastrine (PDGF); - il fattore di crescita dei fibroblasti (FGF); - il fattore di crescita epidermico (EGF). La capacità pro-angiogenica delle MSC è particolarmente importante là dove la rigenerazione dei tessuti è compromessa dalla mancanza di sangue, come avviene nelle ischemie e in altri disturbi vascolari. #### Proprietà immunomodulatorie Una delle proprietà più importanti delle staminali mesenchimali è la loro forte capacità immunomodulatoria, ovvero la capacità di regolare e **modulare le risposte immunitarie**. Le MSC agiscono principalmente attraverso due meccanismi: - **Regolazione diretta delle cellule immunitarie**: le [MSC possono interagire direttamente con diversi tipi di cellule immunitarie](https://www.researchgate.net/publication/276131987_Interactions_between_MSCs_and_Immune_Cells_Implications_for_Bone_Healing) (linfociti T, linfociti B, cellule NK, cellule dendritiche e macrofagi). Al bisogno, riescono a sopprimere o stimolare selettivamente la loro attività. - **Secrezione di fattori paracrini**: le cellule mesenchimali rilasciano molecole immunomodulatorie, come prostaglandina E2 (PGE2), interleuchina-10 (IL-10), fattore di crescita trasformante beta (TGF-β) e indoleamina 2,3-diossigenasi (IDO), che riducono l’infiammazione e promuovono una risposta immunitaria più bilanciata. Queste proprietà immunomodulatorie hanno reso le MSC particolarmente promettenti nella gestione di patologie con una forte componente infiammatoria. #### Bassa immunogenicità e universalità Le MSC si distinguono per una **bassa immunogenicità**, ovvero la capacità di stimolare il sistema immunitario molto poco. In parte, il merito sta nelle proprietà immunomodulatorie viste sopra. In parte, lo si deve a una bassa espressione di molecole del [complesso maggiore di istocompatibilità](https://it.wikipedia.org/wiki/Complesso_maggiore_di_istocompatibilit%C3%A0). Tale proprietà facilita il [trapianto allogenico](https://www.sorgente.com/differenze-trapianto-autologo-allogenico) e riduce drasticamente il rischio di rigetto immunitario, anche qualora non ci fosse una compatibilità completa tra donatore e ricevente. Questa universalità delle staminali mesenchimali ne amplia considerevolmente le applicazioni e, soprattutto, facilita il trattamento tempestivo delle **patologie acute**. #### Capacità migratoria Nella medicina rigenerativa, un grosso ostacolo sta nel **direzionare** le staminali nei punti giusti, facendo in modo che si disperdano il meno possibile all’interno dell’organismo. Le staminali mesenchimali rendono l’operazione un poco più semplice, grazie alla capacità di migrare e di **raggiungere **specificamente il **tessuto lesionato** (homing). I tessuti danneggiati o infiammati producono segnali chimici specifici, come le chemochine CXCL12 (SDF-1) o CCL2 (MCP-1). Questi fungono da segnali per le MSC, che migrano attivamente attraverso il circolo sanguigno e si accumulano nelle aree lesionate. Questa proprietà migratoria favorisce la **somministrazione sistemica** delle MSC, consentendo di trattare lesioni e patologie con una singola infusione. Inoltre, rende più facile raggiungere lesioni localizzate in punti difficili da raggiungere con tecniche tradizionali. #### Stabilità genetica e sicurezza terapeutica In qualsiasi terapia cellulare, bisogna monitorare le cellule durante la differenziazione e la moltiplicazione. Più le cellule si moltiplicano, infatti, più è probabile che compaiano errori nel cromosoma; errori che potrebbero vanificare la terapia o trasformare le cellule sane in cellule tumorali. Le cellule mesenchimali semplificano l’operazione, dato che vantano un’ottima** stabilità genetica** durante la coltivazione in vitro. Ciò significa che producono **meno errori **di altre tipologie di cellule e sono più sicure. Grazie a questo, le mesenchimali sono sicure anche nelle terapie a lungo termine. ## Dove si prelevano le cellule mesenchimali Le cellule staminali mesenchimali possono essere estratte da numerose fonti biologiche. Sebbene tutte queste cellule condividano proprietà simili, ciascuna fonte presenta caratteristiche specifiche che ne influenzano le applicazioni. ### Placenta e cordone ombelicale La placenta e il cordone ombelicale sono forse le fonti più interessanti dalle quali prelevare le cellule staminali, nonché quelle più trascurate. Come visto nell’articolo dedicato a [com’è fatto il cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/2022/02/02/cordone-ombelicale-tutto-quello-che-devi-sapere/#Da_cosa_e_composto_il_cordone_ombelicale), quest’organo unico è composto da vasi sanguigni tenuti separati da tessuto gelatinoso. Ciascuno di questi elementi è una possibile fonte di cellule staminali (mesenchimali ed ematopoietiche). Rispetto alle MSC derivate da altre fonti, le staminali del cordone ombelicale si distinguono per alcuni **vantaggi**: - **Accessibilità**: la raccolta è semplice e non invasiva, a patto che avvenga al momento del parto. - **Capacità proliferativa**: le staminali derivate da placenta e cordone ombelicale mostrano una maggiore capacità di crescita e proliferazione rispetto alle staminali adulte. - **Immunomodulazione migliorata**: evidenze sperimentali mostrano che le MSC del cordone ombelicale possiedono proprietà immunomodulatorie superiori rispetto alle cellule derivate dal midollo osseo e dal sangue periferico. Tutte queste caratteristiche le rendono più sicure rispetto alle staminali adulte, nonché più versatili. ### Midollo osseo Negli individui adulti, il midollo osseo è la fonte **più ricca** di cellule staminali; specie di staminali ematopoietiche. Il prelievo avviene in anestesia locale, aspirando il midollo dalla cresta iliaca. Le cellule isolate vengono poi coltivate e fatte moltiplicare in laboratorio. Le MSC autologhe sono particolarmente utili per coloro con **patologie croniche o degenerative**. Dato che le si preleva dal paziente stesso, consentono di minimizzare il rischio di reazioni avverse immunologiche. Diverso nei casi di trapianto allogenico, dov’è necessaria una compatibilità quasi totale per scongiurare il rischio di reazioni avverse. ### Adipe Il prelievo delle cellule staminali derivate dal tessuto adiposo (note anche come ASC) è semplice e poco invasivo, il che rappresenta un grosso vantaggio rispetto alle cellule mesenchimali del midollo osseo. Grazie a questa caratteristica, le mesenchimali del tessuto adiposo sono oggetto di numerosi studi. Le cellule staminali adipose hanno tutti le caratteristiche tipiche delle staminali mesenchimali. Purtroppo, **non esistono protocolli standardizzati** e universalmente accettati per quanto riguarda la loro raccolta, isolamento e coltura. Per questa ragione, la ricerca attuale si sta focalizzando prima di tutto sulla messa a punto di metodi standardizzati. ## Sfide e Innovazioni Tecnologiche nella Produzione di MSC La raccolta, la produzione e l’utilizzo clinico delle cellule staminali mesenchimali comportano diverse sfide. Quella principale è la necessità di **ottimizzare** i processi di isolamento, espansione e controllo qualità delle staminali, cruciali per garantire sicurezza ed efficacia terapeutica. Team di ricerca in tutto il mondo stanno implementando tecnologie avanzate come l’uso di **bioreattori**, **scaffold biodegradabili** e tecniche di **ingegneria genetica** per aumentare l’espressione di fattori terapeutici specifici. Inoltre, stanno lavorando su metodi di **crioconservazione** avanzata per facilitare la disponibilità immediata di MSC in ambito clinico. ## Applicazioni cliniche delle cellule staminali mesenchimali Negli ultimi anni, le cellule staminali mesenchimali si sono affermate come uno degli strumenti più promettenti nell’ambito della medicina rigenerativa, grazie alla loro straordinaria capacità di autorinnovamento, differenziazione e modulazione dell’ambiente immunitario. Esaminiamo alcune della **applicazioni più interessanti.** ### Alzheimer La malattia di Alzheimer (AD) è una patologia neurodegenerativa priva di una terapia risolutiva. Tra le tante ricerche in corso, ce ne sono alcune che stanno sfruttando le proprietà delle cellule staminali mesenchimali; in particolare, i medici vorrebbero sfruttare gli **esosomi **derivati da queste cellule (MSC-Exos). Gli esosomi sono vescicole extracellulari, ovvero palline di tessuto che le cellule usano per **veicolare informazioni** da una parte all’altra. Grazie all’elevata biocompatibilità e alla bassa immunogenicità, possono raggiungere agevolmente le **cellule cerebrali** e veicolare farmaci a base di acidi nucleici. In teoria, gli esosomi delle cellule mesenchimali potrebbero modulare – e fermare – i meccanismi molecolari alla base della neurodegenerazione tipica dell’Alzheimer. Inoltre, i primi trial hanno dimostrato la relativa sicurezza della pratica. In pratica, l’applicazione clinica di massa degli MSC-Exos deve ancora superare numerosi ostacoli. Nonostante le** basi teoriche **siano** solide**, gli scienziati si scontrano con diversi **ostacoli**: - rischio di **contaminazioni** durante le fasi di isolamento e purificazione delle cellule; - **complessità** intrinseca dei componenti contenuti negli esosomi; - possibile presenza di messaggeri biochimici con **effetti indesiderati**. Ad ogni modo, la strada è sicuramente promettente. ### Apparato muscolo-scheletrico In Italia, la medicina rigenerativa sta ottenendo ottimi risultati contro le lesioni e le malattie dell’apparato muscolo-scheletrico. Le proprietà delle staminali mesenchimali si stanno dimostrando efficaci nella riparazione di tendini e cartilagini, nonché nel contrastare le infiammazioni causa ed effetto delle lesioni. #### Lesioni sportive e artrosi Un caso interessante arriva dal team dell’**Ospedale FateBeneFratelli** di Benevento, che ha testato una nuova metodica per la cura e la riparazione di tendini, muscoli e legamenti sfruttando le cellule mesenchimali. La tecnica è applicabile sia in ambito sportivo sia nei casi di** degenerazione artrosica**, a patto che sia in una fase iniziale. Inoltre, è applicabile a quei pazienti impossibilitati all’intervento, perché legati a concomitanti comorbilità e/o all’età. Il trattamento funziona in questo modo. Il medico effettua una piccolissima incisione all’addome, attraverso cui inserisce una cannula per prelevare il **grasso sottocutaneo**. Dopodiché, inietta il preparato nelle sedi interessate alla patologia. Il trattamento dura circa 50 minuti; il paziente viene dimesso dopo una ospedalizzazione di 4-5 ore. A 3 settimane e a 2 mesi dall’intervento, si esegue un **controllo ambulatoriale **della sede del prelievo e di quella della inoculazione delle staminali. Là dove necessario, si può ripetere il trattamento a pochi mesi di distanza. Le cellule iniettate innescano un processo di auto-rigenerazione. Nel **90% **dei casi, il** dolore** comincia a **diminuire **a pochi giorni dall’intervento, per poi scomparire. Ciò rende la tecnica applicabile anche a supporto di altri trattamenti chirurgici, per accelerare e potenziare l’attecchimento di innesti ossei. L’intervento si è dimostrato particolarmente efficace per trattare necrosi ossee e artrosi in diverse zone del corpo (spalla, gomito, anca, ginocchio, tibio-tarsica…). #### Mal di schiena cronico L’altro caso interessante arriva invece dal **Policlinico Universitario Campus Bio-Medico**. Questa volta, l’obiettivo è affrontare il mal di schiena cronico. “Il mal di schiena è una patologia che colpisce il **97%** della popolazione: secondo il Global Pain Index si stima che in Italia sei persone su 10 ne soffrano ogni settimana, a casa come sul posto di lavoro. Alla base delle più comuni malattie che interessano la colonna vertebrale (lombalgia, sciatalgia, ernie discali scivolamento vertebrale, deformità) c’è un iniziale danneggiamento del disco intervertebrale _(n.b. gli ammortizzatori posti fra le vertebre)_ visibile precocemente attraverso la risonanza magnetica”. (Nota del Campus Mio-Medico) Normalmente, i **dischi intervertebrali **sono alti circa sei millimetri e hanno un nucleo polposo composto per oltre l’**80% di acqua**. Con il tempo, però, i dischi iniziano a** collassare** e perdono buona parte dell’acqua. Le vertebre rimangono senza cuscinetti, e ciò provoca un dolore vertebrale spesso invalidante. Rigenerare la cartilagine dei dischi intervertebrali danneggiati potrebbe risolvere il problema alla radice. L’equipe guidata dal prof. Vincenzo Denaro, con Gianluca Vadalà e Fabrizio Russo, ha eseguito trapianti di cellule staminali autologhe proprio con questo obiettivo. Lo studio si è svolto nell’ambito del progetto **ACTIVE**, finanziato dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) dell’Inail. Sono stati coinvolti 52 pazienti in età lavorativa, dai 18 ai 65 anni, con patologie dei dischi intervertebrali. I medici hanno prelevato campioni di **cellule mesenchimali dal midollo osseo **dei pazienti stessi. Dopodiché, hanno inviato il sangue midollare presso la Cell Factory della Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, partner del progetto. Qui le cellule sono state **isolate e moltiplicate** fino a un numero ideale per favorire la rigenerazione. Le cellule staminali trapiantate hanno stimolato la **reidratazione dei dischi**, ottenendo anche l’effetto di **spegnere il processo infiammatorio**. In questo modo, il disco intervertebrale ha recuperato elasticità e il dolore si è attenuato. Gli ortopedici del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico hanno monitorato i risultati nel tempo. A un anno dall’intervento, gli indici di funzionalità sono migliorato fino al 78%. Inoltre, la risonanza magnetica nucleare ha rilevato un miglioramento significativo della matrice cartilaginea discale, il tutto senza effetti collaterali. ### Artrite reumatoide L’artrite reumatoide (AR) è una malattia autoimmune sistemica che colpisce le articolazioni e può portare a danni irreversibili alle articolazioni stesse. La ricerca si sta concentrando sull’impiego delle cellule staminali mesenchimali (MSC) come potenziale terapia per l’AR grazie alle loro proprietà **immunomodulanti e rigenerative**. [Un team di ricercatori italiani](https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2405844024174695) ha esplorato l’uso di cellule mesenchimali derivate dalla [gelatina di Wharton](https://www.sorgente.com/uso-staminali-tessuto-cordonale-gelatina-wharton) in uno studio preclinico: i ricercatori hanno usato ratti con AR indotta come modelli animali, iniettando loro le cellule staminali per via endovenosa. Rispetto ai controlli, i ratti trattati con mesenchimali derivate dalla gelatina di Wharton hanno mostrato una significativa **riduzione dell’infiammazione articolare**: i livelli di citochine infiammatorie come IL-6 e TNF-α, notoriamente elevati nei pazienti con artrite reumatoide, si sono abbassati notevolmente; gli autori dello studio hanno rilevato anche un rallentamento del deterioramento della cartilagine. Tutto ciò ha portato a un notevole miglioramento della funzione articolare. I risultati sono promettenti, ma servono ulteriori studi clinici su pazienti umani. ### Citopenie post-trapianto allogenico Con citopenia si intende la **riduzione **di un certo tipo di** cellule del sangue**; l’anemia, la carenza di globuli rossi, è un tipo di citopenia. Le citopenie sono una complicanza frequente e difficile da gestire, dopo un trapianto allogenico di [**cellule staminali**](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/a-cosa-servono/) (allo-SCT). Nonostante la prevalenza di questo problema, le cause esatte rimangono poco comprese. Recenti ricerche suggeriscono che la terapia con cellule staminali mesenchimali potrebbe alleviare il problema, aiutando a ripristinare la nicchia ematopoietica, ovvero l’ambiente dove vengono prodotte le cellule del sangue. Uno studio in particolare, condotto come [trial clinico di fase II](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38727653/), ha valutato l’efficacia delle staminali mesenchimali contro le citopenie. I medici hanno iniettato** quattro dosi sequenziali **di MSC a pazienti affetti da citopenie gravi e persistenti dopo allo-SCT; i dosaggi erano 1×10⁶ cellule per chilogrammo di peso corporeo del ricevente; le mesenchimali, espanse ex vivo, provenivano da donatori. Gli autori dello studio hanno seguito i pazienti con un periodo di follow-up mediano superiore ai **7 anni**, offrendo i dati a lungo termine più completi sulla terapia MSC in questo contesto. Non sono stati segnalati eventi avversi o infezioni inattese correlate alla terapia MSC. Il tempo mediano di risposta è stato di **145 giorni**, variando da 3 a 66 giorni. A 90 giorni dal trattamento, il **75%** dei pazienti valutabili ha risposto alla terapia: - **12 remissione completa**, con esiti di sopravvivenza globale migliori; - **8 remissione parziale**, che ha richiesto terapie supplementari, come analoghi della trombopoietina; - 7 alcuna risposta. ### Ictus cerebrale Secondo il Ministero della Salute, in Italia l’ictus è responsabile del 9-10% di tutti i decessi e rappresenta **la prima causa di invalidità, nonché la seconda causa di morte, dopo le malattie ischemiche del cuore**. Ogni anno, si registrano nel nostro Paese circa **90.000 ricoveri**** dovuti all’ictus cerebrale**, di cui il 20% sono recidive. Il 20-30% delle persone colpite da ictus cerebrale muore entro un mese dall’evento e il 40-50% entro il primo anno. Solo il 25% dei pazienti sopravvissuti ad un ictus guarisce completamente. Il **75%**** sopravvive con una qualche forma di ****disabilità****;** di questi, la metà è portatore di un deficit così grave da perdere l’autosufficienza. La Prof.ssa Joanne Kurtzberg ha coordinato uno studio clinico condotto dalla Duke University in collaborazione con l’Università del Texas. L’obiettivo dello studio è applicare le tante proprietà delle staminali mesenchimali al [trattamento dei disturbi neurodegenerativi dell’adulto](https://academic.oup.com/stcltm/article/7/7/521/6449238). Lo studio ha arruolato 10 pazienti di sesso maschile che erano stati colpiti da ictus. A **3-9 giorni** dall’ictus, i medici hanno infuso loro cellule staminali mesenchimali ottenute dal **sangue del cordone ombelicale**. Effettuata l’infusione, hanno monitorato i pazienti per i 12 mesi successivi al trattamento. Ciascun partecipante ha completato lo studio senza casi di rigetto o altre reazioni avverse attribuibili all’infusione. Inoltre, tutti i partecipanti hanno mostrato un **miglioramento** nella National Institutes of Health Stroke Scale, indicando un recupero della funzione sia neurologica che fisica. In studi successivi, i ricercatori hanno combinato le staminali del cordone ombelicale con permeabilizzanti emato-encefalici, come il **mannitolo**. Secondo uno studio preclinico in particolare, questa particolare combinazione consentirebbe di ridurre la dose cellulare, senza però sacrificarne l’efficacia. Al contrario, pare che l’unione con il mannitolo provochi un **aumento** significativo del numero di cellule staminali che entrano nel cervello, promuovendo così la **rigenerazione** e la riparazione del tessuto. Dati gli **effetti positivi sul recupero della funzione all’interno di modelli di ictus ischemico**, i team di ricerca hanno esplorato diverse fonti di cellule staminali: cellule neurali, cellule secernenti fattori di crescita, cellule staminali mesenchimali e cellule staminali del midollo osseo. Ad ogni modo, le cellule mesenchimali del cordone ombelicale sembrano essere le più promettenti. ### Ischemia critica degli arti Tra tutte forme di malattia arteriosa periferica, l’ischemia critica degli arti (CLI) è una delle più gravi: il tasso di **amputazioni** è del **40% **e il **20-40%** dei pazienti con CLI **non possono essere sottoposti a chirurgia**. In più, le opzioni di trattamento attuali sono limitate: oltre una certa gravità, non ci sono farmaci efficaci approvati. Considerando tutto questo, è normale che i ricercatori stiano cercando delle alternative. Alternative come le cellule staminali mesenchimali. Le cellule mesenchimali possono differenziarsi in cellule endoteliali, aiutando a rigenerare i tessuti danneggiati. Soprattutto, queste staminali promuovono la **formazione di nuovi vasi sanguigni**, proprietà preziosissima per il trattamento dell’ischemia critica degli arti. [In un recente studio](https://www.researchgate.net/publication/372136124_Report_of_a_phase_1_clinical_trial_for_safety_assessment_of_human_placental_mesenchymal_stem_cells_therapy_in_patients_with_critical_limb_ischemia_CLI), i ricercatori si sono concentrati sulle MSC derivate** dalla placenta** per sfruttarne le capacità distintive di rigenerare i tessuti ischemici, di ripristinarne la funzione attraverso l’immunomodulazione e di promuoverne l’angiogenesi. La sperimentazione clinica ha coinvolto 9 pazienti maschi con CLI, con un’età media di 55 anni; i pazienti presentavano gravi ostruzioni arteriose, piedi necrotici e ulcere non cicatrizzanti. I ricercatori li hanno divisi in due gruppi, in base al dosaggio di MSC ricevuto:** 20×10⁶** il primo gruppo, **60×10⁶** il secondo gurppo. Le MSC sono state iniettate direttamente** nei muscoli** sotto anestesia spinale o sedazione, con un periodo di follow-up di 6 mesi. La terapia MSC è stata ben tollerata anche al dosaggio più elevato, senza segnalazioni di gravi effetti collaterali. Al contrario, i ricercatori hanno registrato diversi effetti positivi: - **riduzione **dei **marcatori infiammatori** come IL-1 e IFN-γ nel corso dei sei mesi; - notevoli miglioramenti nella **funzione fisica**; - **riduzione **del **dolore**; - aumento delle distanze percorse a piedi; - diminuzione della dipendenza dai farmaci antidolorifici; - significativa** guarigione** delle** ulcere**; - prevenzione di ulteriori danni ai tessuti. Lo studio fornisce anche approfondimenti sul processo di raccolta delle MSC dalla placenta secondo gli attuali standard di buona pratica di fabbricazione (GMP). Inoltre, evidenzia le caratteristiche biologiche uniche delle MSC derivate dalla placenta, come i loro telomeri lunghi, i marcatori di pluripotenza e le succitate proprietà immunomodulatorie e antinfiammatorie. Rispetto alle MSC derivate dal midollo osseo, le MSC placentari sono più resilienti, proliferative e hanno un potenziale più elevato di crescita a lungo termine. Inoltre, superano le MSC derivate dal sangue del cordone ombelicale in termini di immunomodulazione e formazione di colonie. ### Lesioni epatiche Infezioni, tossine e malattie croniche possono danneggiare il fegato in modo permanente, nonostante le sue capacità rigenerative. I ricercatori stanno studiando come usare le [cellule staminali mesenchimali contro l’insufficienza epatica](https://stemcellres.biomedcentral.com/articles/10.1186/s13287-024-04087-3), promuovendo la rigenerazione del tessuto danneggiato. In uno studio preclinico condotto su modelli animali, i ricercatori hanno usato mesenchimali del cordone ombelicale per rigenerare lesioni indotte del tessuto epatico. Gli animali trattati con MSC hanno mostrato un **tasso di sopravvivenza maggiore **rispetto ai controlli, merito delle staminali mesenchimali. L’analisi istologica dei fegati trattati ha evidenziato non solo un aumento della proliferazione delle cellule epatiche, ma anche una **riduzione** significativa della deposizione di **collagene**; quest’ultima è indicativa di una **minore fibrosi**. Le cellule staminali mesenchimali hanno anche modulato la risposta immunitaria, riducendo l’infiltrazione di cellule infiammatorie e promuovendo un ambiente più favorevole alla rigenerazione. Anche se solo preliminari, questi risultati sono molto promettenti: le MSC derivate dal cordone ombelicale potrebbero diventare una valida opzione terapeutica per il trattamento delle lesioni epatiche, specie in caso di malattie epatiche croniche o acute. ### **Lesioni spinali** Le lesioni al midollo spinale rappresentano una delle principali cause di disabilità. I programmi di riabilitazione fisica intensiva possono migliorare le capacità funzionali, in alcuni casi. Per il resto, le opzioni di trattamento sono praticamente inesistenti, dato che il tessuto neurale è incapace di rigenerarsi. I ricercatori stanno cercando un modo per riparare le lesioni spinali usando le staminali mesenchimali. In tal proposito, è interessante uno studio pubblicato sulla rivista [_Clinical Neurology and Neurosurgery_](https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0303846721000925) e condotto nell’ambito di una collaborazione sperimentale in Giappone e negli Stati Uniti. Lo studio ha coinvolto 13 pazienti con lesioni del midollo spinale, trattati con un’**infusione endovenosa** di cellule** autologhe** del midollo osseo. “È importante sottolineare che l’infusione per via endovenosa può influenzare non solo il sito della lesione, ma anche altre aree del sistema nervoso centrale, inclusi il cervello e i vasi sanguigni,” spiegano i ricercatori. Ciò potrebbe comportare numerosi benefici, rispetto a studi nei quali si sono usate altre tecniche di iniezione. Può darsi che sia proprio questa differenza a spiegare i risultati riportati dai pazienti. Più della metà dei pazienti ha mostrato **miglioramenti sostanziali** nella capacità di camminare o muovere le mani; in alcuni casi, sono stati osservati miglioramenti graduali su una scala di compromissione standardizzata già un giorno dopo il trattamento. A 6 mesi dall’infusione, il miglioramento della funzione neurologica è stato registrato in 12 dei 13 pazienti a sei mesi dall’infusione, con miglioramenti funzionali registrati in tutti i pazienti. In seguito all’infusione, inoltre, non sono stati segnalati eventi avversi gravi. ### Malattia Polmonare Ostruttiva Cronica La malattia polmonare ostruttiva cronica (BPCO) è una patologia polmonare **progressiva e debilitante**. Chi ne soffre sperimenta una limitazione persistente del flusso aereo, destinata a non passare mai: le terapie esistenti possono alleviare i sintomi, ma non esiste una cura per la BPCO. Le cellule staminali mesenchimali sono state studiate per il loro potenziale terapeutico. In un recente studio clinico, i ricercatori hanno somministrato mesenchimali derivate dal midollo osseo a pazienti con BPCO moderata o grave, per **via endovenosa**. Rispetto al gruppo di controllo, i pazienti trattati con MSC hanno mostrato un **miglioramento dell’infiammazione cronica**, il che ha migliorato la funzione polmonare e ridotto le esacerbazioni acute della malattia, consentendo una diminuzione dell’uso di farmaci broncodilatatori. A sei mesi dal trattamento, le analisi hanno mostrato una riduzione dei marker infiammatori nel sangue dei pazienti. Inoltre, non sono stati riportati effetti collaterali gravi. ### Malattie Cardiovascolari L’attacco cardiaco rimane la principale causa di morte al mondo, malgrado le strategie chirurgiche e terapeutiche. Il trapianto di cuore è una terapia standard di cura finale ma la scarsità di donatori limita le procedure che comunque richiedono una terapia di immunosoppressione per tutta la vita. Una delle difficoltà maggiori sta nel ripristinare il tessuto cardiaco: le cellule cardiache tendono a non dividersi, quindi uno o più infarti lasciano danni permanenti sul cuore. Per questa ragione, numerosi studi preclinici e clinici stanno esplorando l’uso delle [MSC per il trattamento dell’infarto miocardico](https://link.springer.com/article/10.1186/s13287-021-02667-1) (IM), una delle principali cause di insufficienza cardiaca. Diversi studi clinici hanno dimostrato l’efficacia di queste cellule, tant’è che è già possibile generare dei **fogli di cellule senza matrice sintetica**; ciò evita potenziali effetti infiammatori indotti dalla degradazione della matrice stessa. In particolare, i fogli di cellule mesenchimali prodotti da tessuto cordonale sembrano essere particolarmente efficienti. Secondo un articolo pubblicato su [_Stem Cell Research and Therapy_](https://link.springer.com/article/10.1186/s13287-021-02451-1) dal gruppo della professoressa Dehua Chang, il grande vantaggio di questi foglietti sta nel poterli preparare prima, affinché siano pronti per l’uso al momento del bisogno. ### Ulcere del piede diabetico Le ulcere del piede diabetico (DFU) rappresentano una complicanza debilitante del diabete, con un alto rischio di infezione, amputazione e mortalità. Nonostante i progressi nelle terapie convenzionali, molti pazienti non rispondono ai trattamenti standard. Di conseguenza, bisogna elaborare nuove strategie terapeutiche. Studi recenti hanno esplorato l’uso di cellule staminali mesenchimali autologhe, prelevate dal midollo osseo dei pazienti stessi, per il [trattamento delle DFU non cicatrizzanti](https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/hsr2.2036). Le MSC sono state espanse in laboratorio e successivamente iniettate direttamente nelle ulcere dei pazienti. I risultati dello studio sono stati promettenti: - nel **70% **dei partecipanti, le **ulcere **si sono ridotte di **oltre il 50%** entro le prime 12 settimane di trattamento; - i pazienti trattati con MSC hanno riportato una **riduzione del dolore** e un miglioramento della qualità della vita; - aumento della formazione di **nuovi vasi sanguigni **(rivelate dalle analisi istologiche delle biopsie delle ulcere); - miglioramento della **rigenerazione tissutale**. Secondo i ricercatori, le mesenchimali autologhe stimolano la guarigione delle DFU modulando la risposta infiammatoria e promuovendo la rigenerazione dei tessuti. ### **Ustioni gravi** Riparare i tessuti danneggiati da ustioni gravi è complesso: l’unico modo per rigenerare i tessuti è ricorrere agli innesti cutanei, il che significa prelevare tessuto da un punto e fissarlo dove serve. Le cellule staminali mesenchimali potrebbero facilitare il processo, dati il potenziale di differenziazione multidirezionale e la capacità di autorinnovamento. Come già visto, le staminali mesenchimali – specie quelle del cordone ombelicale – non solo si differenziano in nuove cellule, ma promuovono la formazione di nuovi vasi sanguigni e mitigano le infiammazioni. Inoltre, le MSC promuovono la **migrazione delle cellule cutanee**. Ecco perché abbondano gli studi su [staminali mesenchimali e ustioni gravi](https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1155/sci/6683745). Ci sono diverse tecniche in fase di elaborazione. Una delle più efficaci pare essere la combinazione tra **staminali e impalcature biologiche**, per creare un **microambiente favorevole** all’adesione, alla migrazione e alla proliferazione cellulare. In questo modo si riduce il rischio di danni cellulari causati da fattori esterni e le staminali hanno più probabilità di sopravvivere e riprodursi. ## Conclusioni Le cellule staminali mesenchimali rappresentano una delle frontiere più affascinanti e promettenti della medicina moderna. La loro capacità di rigenerare tessuti, modulare la risposta immunitaria e favorire la guarigione in condizioni patologiche anche complesse le rende una risorsa strategica per lo sviluppo di terapie innovative, sempre più personalizzate ed efficaci. In questo contesto di forte sviluppo, conservare sangue e tessuti del cordone ombelicale assume un’importanza crescente: il **cordone ombelicale **è una fonte preziosa e non invasiva di cellule staminali mesenchimali, una piccola **riserva personale **che potrebbe tornare utile nel corso della vita. Contatta Sorgente per saperne di più. ## **Riferimenti bibliografici** > Chang, D. H., et al. (2024). Scaffold-free cell sheet engineering using MSCs for cardiac repair: An emerging strategy. _ScienceDirect_. [https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2405844024174695](https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2405844024174695) Han, Z., & Li, Z. (2015). Interactions between MSCs and immune cells: Implications for bone healing. _Stem Cells International_. [https://www.researchgate.net/publication/276131987_Interactions_between_MSCs_and_Immune_Cells_Implications_for_Bone_Healing](https://www.researchgate.net/publication/276131987_Interactions_between_MSCs_and_Immune_Cells_Implications_for_Bone_Healing) Meng, F., Zhou, Y., & Tang, Y. (2024). Advances in the treatment of liver injury based on mesenchymal stem cells. _Stem Cell Research & Therapy_, 15, Article 87. [https://stemcellres.biomedcentral.com/articles/10.1186/s13287-024-04087-3](https://stemcellres.biomedcentral.com/articles/10.1186/s13287-024-04087-3) National Center for Biotechnology Information. 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Ogni volta che viene pubblicato uno studio a tema “terapie innovative”, le testate generaliste impazziscono e ogni volta i lettori si fanno la stessa domanda: tutte queste grandi scoperte, dove sono finite? Perché non le troviamo ancora in farmacia o in ospedale? Non è colpa dei “poteri forti” che nascondono la verità, ma di un malinteso di fondo: creare una nuova terapia è un processo **lungo**, che può richiedere **decenni**. Non basta un singolo studio; a volte non ne bastano nemmeno dieci o venti o trenta. I **trial clinici **sono parte integrante di questo processo. Vediamo insieme cos’è esattamente un trial clinico, come si struttura e come partecipare, eventualmente. ## Cosa sono i trial clinici Un trial clinico è uno studio condotto su **soggetti umani** (pazienti o volontari sani) per capire gli effetti, i benefici e i rischi di un farmaco, di un dispositivo medico o di una **nuova strategia terapeutica**. L’obiettivo fondamentale di ogni sperimentazione clinica è stabilire, in modo scientifico e rigoroso, se un nuovo approccio diagnostico, preventivo o curativo sia **migliore** – o quantomeno non peggiore – rispetto al miglior trattamento standard che abbiamo già a disposizione. I trial clinici possono essere studi osservazionali (si osserva cosa succede con le cure usuali) o interventistici (si introduce un trattamento). ### Perché sono fondamentali per la ricerca medica Per elaborare una nuova terapia, non bastano né la teoria né i modelli animali. Questi sono solo l’inizio del processo, ciò che aiuta la ricerca medica a testare le possibili strade percorribili e a fare una prima scrematura. Una volta pronto lo scheletro della terapia, bisogna testarne gli effetti su **persone reali**, in **condizioni controllate**. Solo così è possibile **misurare l’efficacia** della terapia sull’essere umano e, dove necessario, verificare quali cambiamenti apportare. I trial clinici servono proprio a questo. I trial seguono **protocolli predefiniti**, approvati da autorità competenti ed estremamente rigidi. Tutto viene documentato e analizzato, dalla selezione dei pazienti fino alle modalità di raccolta dei dati. Le informazioni così ottenute diventeranno gli studi di cui i giornali parleranno. Questo lungo processo ha una funzione sia pratica – verificare che una terapia funzioni e, eventualmente, modificarla – sia legale: una terapia che non abbia seguito questo percorso non può diventare parte della pratica clinica. ### Il ruolo cruciale del comitato etico, la sentinella dei trial Il comitato etico è un organismo indipendente che valuta se: - il protocollo di uno studio è** eticamente accettabile**; - i** benefici **potenziali superano i rischi per i partecipanti. In Italia, nessun trial clinico può iniziare senza l’approvazione del comitato etico. Nel nostro Paese, il comitato etico collabora con l’**Agenzia Italiana del Farmaco** (AIFA) e l’**Agenzia Europea per i Medicinali** (EMA). Insieme, vigilano sulla sicurezza, sui diritti e sulla privacy di chi decide di prendere parte a questi studi. ## Dalla fase I alla fase IV La fase che prevede **test in vitro** e su **modelli animali** viene detta “**preclinica**”. Superata questa fase preliminare, si passa alla sperimentazione umana con le diverse fasi dei trial clinici. - **Fase I**. Coinvolge un numero ristretto di volontari per testare la **sicurezza** della terapia. La priorità è verificare come il corpo elabora la sostanza. - **Fase II**. Lo studio si allarga a un gruppo più nutrito di pazienti affetti dalla malattia da trattare. Qui i ricercatori iniziano a valutare gli **effetti terapeutici**, affinano il dosaggio e monitorano gli effetti collaterali a breve termine. - **Fase III**. Il trial clinico viene condotto su larga scala, per verificare in modo statisticamente rilevante l’**efficacia** e la **sicurezza** del trattamento. Superati con successo gli studi di fase III, si può richiedere l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio (AIC). - **Fase IV**. Il **monitoraggio** continua anche dopo che un farmaco è stato autorizzato e immesso sul mercato. Si continuano a valutare gli effetti a lungo termine, eventuali effetti indesiderati rari o nuove proprietà non emerse nelle prime tre fasi. ### Il design di uno studio in fase III Per garantire che i risultati siano affidabili e non frutto del caso o dell’effetto placebo, gli studi di fase III sono strutturati con metodi rigorosi. Il design più comune è il **doppio cieco**. I partecipanti vengono assegnati a caso al gruppo che riceve il nuovo trattamento o al **gruppo di controllo**, che riceve il trattamento standard o un placebo. Né i pazienti né i medici sanno chi riceve cosa. Il doppio cieco riduce al minimo i pregiudizi e assicura che i dati raccolti riflettano la reale efficacia del trattamento sperimentale. ## Come si partecipa a un trial clinico La ricerca clinica è vastissima, ma esistono strumenti specifici per filtrare i trial clinici in base alla patologia. Si può partire da internet, ma spesso il punto di partenza migliore è il **medico curante**: sta a lui tenersi aggiornato sui **trial in corso** riguardanti il suo ambito e, soprattutto, scremare quelli più promettenti per i suoi pazienti. Ad esempio, uno specialista in oncologia polmonare si terrà aggiornato sui trial riguardati le neoplasie polmonari. Qualora uno dei suoi pazienti avesse i prerequisiti per partecipare a uno studio, sarà sua cura avvisarlo. Spesso è lo specialista stesso a eseguire una **scrematura preliminare**, mettendosi direttamente in contatto con il **team di ricerca** (dietro autorizzazione del paziente) e fornendo la cartella clinica. Superata la scrematura, si fissa un **colloquio **presso uno dei centri di ricerca autorizzati. Qui il team medico esegue uno **screening completo** e spiega i dettagli dello studio al paziente. La scrematura preliminare può essere molto lunga, ma ha due obiettivi: salvaguardare il più possibile la **sicurezza dei partecipanti**, evitando di coinvolgere soggetti cui la terapia farebbe più male che bene; **garantire l’affidabilità dei dati** con un gruppo statisticamente e scientificamente rilevante. Se il volontario risulta idoneo, l’ultimo passaggio è la firma del consenso informato. Il documento descrive in modo chiaro lo scopo della sperimentazione clinica, la procedura esatta, i potenziali rischi e i benefici attesi. Il volontario** può ritirarsi **dallo studio** in qualsiasi momento** e per qualsiasi motivo. ## Smascherare l’inganno: le cliniche non autorizzate e il turismo medico Purtroppo la disperazione attira da sempre gli sciacalli, anche in questo ambito. Molti partono da studi legittimi per proporre trattamenti non validati da alcuna sperimentazione clinica seria, che di scientifico hanno solo l’apparenza. Per fortuna, il più delle volte questi truffatori sono facili da individuare. La prima regola, almeno **in Italia**, è stare attento a chiunque chieda soldi: i **trial clinici legittimi**, condotti nei centri di ricerca universitari o ospedalieri, **coprono i costi** della sperimentazione. Anzi, alcuni studi coprono anche le spese di viaggio e di soggiorno dei partecipanti, anche se non tutti. In aggiunta a questo, verifica sempre le seguenti informazioni. - **Registri ufficiali**. Controlla che il trial clinico sia registrato su piattaforme internazionali come [ClinicalTrials.gov](https://clinicaltrials.gov/) o sui registri nazionali. - **Comitato etico**. Il protocollo deve essere stato approvato da un [comitato etico riconosciuto](https://www.aifa.gov.it/centro-coordinamento-comitati-etici). - **Pubblicazioni**. Diffida dei centri che si basano solo su testimonianze: le sperimentazioni cliniche legittime pubblicano i loro risultati su riviste scientifiche _peer-reviewed_ (revisionate da esperti). In gran parte dei casi, tanto basta per distinguere le realtà serie dai venditori di fumo. Inoltre, ricorda sempre di chiedere **consiglio al tuo medico curante**, qualora non fosse stato lui in primis a consigliarti lo studio. ## La ricerca fiorisce qui La partecipazione allo studio è non solo un atto di speranza, ma anche un **contributo inestimabile** alla ricerca clinica. Ogni informazione raccolta, sia positiva che negativa, aiuta la scienza a progredire e a definire quali nuove terapie potranno essere approvate. Noi di Sorgente abbiamo una profonda fiducia nel valore dei trial clinici. Non per nulla, il gruppo **FamiCord **in primis** finanzia trial clinici** riguardati l’[uso delle staminali del cordone](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/a-cosa-servono/). La nostra speranza è che, anche grazie a noi, sempre più persone possano ottenere una vita lunga e sana. --- --- title: "Fibrinogeno alto in gravidanza: quando preoccuparsi e cosa fare" url: "https://www.sorgente.com/fibrinogeno-alto-gravidanza-cosa-fare/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Se sei qui, potresti esserti ritrovata un valore di fibrinogeno inaspettatamente alto nelle analisi del sangue. Prima di spaventarti per quel misterioso asterisco, però, cerchiamo di capire cosa significa un fibrinogeno alto durante la gestazione, quali sono le cause e" last_modified: "2025-12-12T11:17:53+00:00" custom_fields: rmp_vote_count: 2 rmp_rating_val_sum: 8 rmp_avg_rating: 4 --- # Fibrinogeno alto in gravidanza: quando preoccuparsi e cosa fare Se sei qui, potresti esserti ritrovata un valore di fibrinogeno inaspettatamente alto nelle analisi del sangue. Prima di spaventarti per quel misterioso asterisco, però, cerchiamo di capire **cosa significa** un fibrinogeno alto durante la gestazione, quali sono le **cause** e **quando preoccuparti** sul serio. ## Che cos’è il fibrinogeno e qual è la sua funzione Il fibrinogeno è una **proteina** chiave per la** coagulazione** del sangue. Ogni volta che si verifica una lesione, il fibrinogeno si converte in una sostanza filamentosa chiamata fibrina. I diversi filamenti di fibrina si intrecciano tra loro, formano una rete e avvolgono le piastrine che si sono raccolte sulla lesione. Se il compito delle piastrine è creare un tappo che chiuda la ferita, quello del fibrinogeno è tenere il tappo in posizione ed evitare che il coagulo venga trascinato via dal flusso sanguigno. ### Quanto e perché il fibrinogeno aumenta in gravidanza L’aumento del fibrinogeno in gravidanza è assolutamente fisiologico, entro certi limiti. Durante la gestazione, infatti, si innesca uno stato di **ipercoagulabilità fisiologica**: dato che prima, durante e dopo il parto c’è un alto rischio di emorragia, il sangue diventa più propenso a coagulare. Questo si traduce in livelli un poco più alti di fibrinogeno. In una donna non incinta, i valori di fibrinogeno si aggirano **tra i 180 mg/dl e i 350 mg/dl**; vengono considerati accettabili valori fino a 400 mg/dl. Durante la gravidanza, il fibrinogeno nel sangue inizia ad aumentare di mese in mese, in vista del parto. Nel terzo trimestre, il range fisiologico si aggira **tra i 400 mg/dl e 600 mg/dl**, arrivando **massimo **a **700 mg/dl**. Oltre questa soglia, l’aumento smette di essere fisiologico. ## Perché il fibrinogeno aumenta troppo Il fibrinogeno è anche una proteina della fase acuta, il che significa che il suo livello aumenta rapidamente ogni volta che il corpo è sotto **stress **o subisce un **trauma**. Vediamo quali sono le **cause più comuni** di un aumento **non fisiologico**. - **Traumi**. Se hai subito gravi traumi fisici di recente, il tuo corpo sta producendo più fibrinogeno per avviare il processo di riparazione tissutale. L’aumento dovrebbe essere solo temporaneo. - **Patologie croniche** che provocano uno stato di infiammazione costante, come l’artrite reumatoide. - **Obesità**. L’eccesso di grasso viscerale è correlato a uno stato infiammatorio cronico, che innesca la sintesi del fibrinogeno e ne aumenta i livelli. - **Fumo**. Il fumo di sigaretta è noto per essere una delle cause del fibrinogeno alto, oltre che essere pessimo per lo sviluppo fetale. - [**Preeclampsia**](https://www.sorgente.com/preeclampsia-gestosi-gravidanza-nemico-subdolo/). La condizione è già di per sé grave e provoca un grave stress ossidativo placentare, che spinge i livelli di livelli di fibrinogeno oltre la soglia critica. In tutti questi casi, è importante tenere i livelli di fibrinogeno sotto controllo per escludere complicazioni. ## I rischi del fibrinogeno oltre i 700 mg/dl La linea rossa da non superare sono i **700 mg/dl**: oltre questo livello, i valori di fibrinogeno diventano **troppo elevati**, tanto da rappresentare un rischio per la gravidanza stessa. Il rischio maggiore e più immediato è la formazione di **coaguli** che potrebbero bloccare i vasi sanguigni, la cosiddetta trombosi. Le principali complicanze legate all’ambito ostetrico sono: - **Distacco placentare**. Si formano tanti piccoli coaguli che ostacolano la micro-circolazione, riducono il flusso di sangue che arriva alla placenta e ne compromettono l’adesione. - **Aborto spontaneo o parto prematuro**. Quando la placenta riceve poco sangue, l’embrione o il feto ne risente. Ciò si traduce in un maggior rischio di aborto spontaneo, sofferenza fetale e parto prematuro. ## Come e quando si misurano i livelli di fibrinogeno In gravidanza, il dosaggio del fibrinogeno si esegue quando **altri esami** danno **risultati anomali**, per misurare in modo chiaro il rischio di trombosi. Essendo così importante, però, alcuni ginecologi lo inseriscono tra gli esami del sangue standard da eseguire nelle **prime 10 settimane** di gestazione. Di per sé, l’esame è una semplice **analisi del sangue** venoso. I medici consigliano di presentarsi a digiuno, ma non è lungo e complesso come la [curva glicemica](https://www.sorgente.com/perche-curva-glicemica-importante-gravidanza/), ad esempio. Esistono due tipi di test del fibrinogeno. - **Quantitativo**, per misurare la quantità totale di fibrinogeno nel sangue. - **Dosaggio funzionale**, per misurare le capacità del fibrinogeno di convertirsi in fibrina. Per quanto il test quantitativo sia importante, il dosaggio funzionale del fibrinogeno è probabilmente l’esame più importante, dato che aiuta a capire se l’aumento della proteina è funzionale o se rappresenta un rischio per la salute. ## Cosa succede il fibrinogeno è troppo basso Ci siamo concentrati sul fibrinogeno alto in gravidanza, il problema più comune. Non possiamo ignorare l’opposto, però, ovvero il fibrinogeno basso o ipofibrinogenemia. Sebbene sia **meno comune** durante la gestazione, è una condizione che richiede estrema attenzione. Quando i valori di fibrinogeno scendono sotto la soglia critica, in genere **sotto i 250 mg/dl**, il tuo corpo non è più in grado di fermare le emorragie in caso di emergenza. Questo non solo aumenta il rischio di **emorragie** prima e dopo il parto, ma anche quello di **coagulopatia da consumo**. In quest’ultimo caso, l’organismo forma tanti piccoli coaguli che consumano piastrine e fibrinogeno, non lasciandone in caso di emergenza. Le cause più comuni del fibrinogeno basso sono: - **Patologie** che interessano il **fegato**, dato che è il fegato a sintetizzare la glicoproteina plasmatica, ovvero il fibrinogeno. - **Malnutrizione severa**. Una dieta estremamente carente può influire sulla produzione epatica. - **Alterazioni genetiche** che alternano la produzione del fibrinogeno. In questi casi, potrebbero servire **trasfusioni** prima, durante e dopo il parto. ## Come tenere i valori sotto controllo in gravidanza Non tutti i fattori che alzano il fibrinogeno sono sotto il nostro controllo, è vero, ma possiamo agire quanto meno su quelli che dipendono da noi. - [**Controllare o ridurre il peso**](https://www.sorgente.com/esempio-di-dieta-in-gravidanza-per-non-ingrassare/), in caso di obesità. Dato che un eccessivo sovrappeso è correlato al fibrinogeno alto, la cosa migliore è evitare di superare il peso consigliato in gravidanza. Qualora fosse necessario _perdere_ peso in gravidanza, meglio rivolgersi a un **nutrizionista**. - **Bere** tanta acqua, per mantenere il sangue fluido. - Fare **esercizio fisico**, sempre secondo le proprie possibilità. A volte basta una [camminata quotidiana](https://www.sorgente.com/perche-camminare-in-gravidanza/) per stimolare la circolazione e ridurre il rischio di coagulazione del sangue. - Integrare **omega-3** nella dieta: sono noti per le proprietà antinfiammatorie e supportano la salute cardiovascolare. - **Evitare farmaci e [integratori](https://www.sorgente.com/integratori-in-gravidanza-quali-usare-e-quali-evitare/)** che **non **siano stati **approvati dal medico**: potrebbero avere un effetto anticoagulante o, al contrario, stimolare l’aumento del fibrinogeno. Questo senza contare gli eventuali effetti negativi sul feto. In gran parte dei casi, tanto basta per tenere il fibrinogeno **sotto controllo**, evitando sia carenze sia eccessi. Se dovessero esserci comunque problemi, sarà necessario verificare che non ci siano patologie croniche o acute in corso. --- --- title: "Cellule staminali contro il Parkinson: come sta andando" url: "https://www.sorgente.com/cellule-staminali-contro-parkinson/" lang: "it" type: "post" description: "Grazie agli studi sulle cellule staminali, la ricerca contro il Parkinson fa sempre più passi in avanti. Ogni anno che passa, abbiamo trattamenti sempre più efficaci, in grado di restituire un pizzico di normalità a chi soffre della malattia. Ciononostante," last_modified: "2025-12-12T10:38:55+00:00" categories: [Cellule Staminali] tags: [parkinson] custom_fields: rmp_vote_count: 1 rmp_rating_val_sum: 5 rmp_avg_rating: 5 --- # Cellule staminali contro il Parkinson: come sta andando Grazie agli studi sulle **cellule staminali**, la ricerca contro il** Parkinson** fa sempre più passi in avanti. Ogni anno che passa, abbiamo trattamenti sempre più efficaci, in grado di restituire un pizzico di normalità a chi soffre della malattia. Ciononostante, **non **possiamo ancora parlare di una “**cura**” vera e propria. In questo articolo vedremo cos’è il Parkinson, come danneggia il sistema nervoso e come, un giorno, le cellule staminali potrebbero aiutarci a combatterlo. ## Carenza di dopamina e Parkinson Il Parkinson si sviluppa in un’area tra il mesencefalo e il diencefalo, la **sostanza nera di Sömmerring** o _Substantia Nigra_. Questa è la zona del cervello in cui si concentrano i neuroni specializzati nella produzione di **dopamina**, il neurotrasmettitore che controlla la gratificazione, i movimenti volontari, l’umore. Nella malattia di Parkinson, i **neuroni** produttori di dopamina iniziano pian piano a **morire**. Il processo è lento e, sulle prime, invisibile: chi ne soffre inizia a lamentare stanchezza, poca voglia di fare, sonno disturbato. Una volta morto oltre il **60%** dei neuroni, solo allora iniziano a manifestarsi **sintomi** come tremore e rigidità. Ad oggi, non abbiamo dati certi sul _perché_ muoiano questi neuroni; si sospetta sia colpa dei **corpi di Lewy**, accumuli proteici che si formano dentro i neuroni e li distruggono. È probabile che le cause siano** sia genetiche sia ambientali**. Uno degli obiettivi della [medicina rigenerativa](https://www.sorgente.com/medicina-rigenerativa-realta-o-fantascienza/) è proprio bloccare la distruzione di questi neuroni e, se possibile, addirittura sostituirli con neuroni sani che ricomincino a produrre dopamina. A che punto siamo? ## Le migliori terapie attuali Rispetto a un tempo, abbiamo molte più strategie per gestire i **sintomi **del Parkinson. Migliorano di molto la **qualità della vita** e consentono una maggiore autonomia ai pazienti, ma nessuna di queste garantisce una vera guarigione. ### Levodopa A questo punto ti starai facendo una domanda: dato che molti sintomi del Parkinson sono dati dalla carenza di dopamina, non si può introdurre nuova dopamina in qualche modo? La risposta è no, purtroppo. Non direttamente, quanto meno. Il cervello è circondato da una fitta rete di vasi sanguigni che lo protegge da tossine e da altri elementi nocivi. Peccato che questa **barriera emato-encefalica**, essenziale per sopravvivere, “protegga” il cervello anche da molti farmaci. Se si vogliono aumentare i livelli di dopamina, quindi, non basta assumerla per via orale o con un’iniezione: bisogna convincere il cervello a produrne un po’ di più. Il trattamento attualmente più usato è il **Levodopa**, un amminoacido **precursore della dopamina** che riesce ad attraversare la barriera protettiva del cervello. Una volta raggiunte le terminazioni dopaminergiche rimaste, queste provvedono a trasformare la molecola in dopamina e ripristinano (almeno in parte) i livelli del neurotrasmettitore. La terapia è stata un grosso passo in avanti rispetto al passato, ma ha i suoi punti deboli. - Come altri amminoacidi, Levodopa deve passare attraverso **stomaco e intestino** prima di arrivare al cervello. Lungo questo percorso, molte molecole vanno perse e provocano sgradevoli **effetti collaterali**, alcuni dei quali anche gravi. - Levodopa non fa **nulla contro la distruzione dei neuroni**, ma si limita ad aumentare il lavoro di quelli rimasti. Più la malattia avanza, quindi, meno il farmaco diventa efficace. ### Altri farmaci per la produzione di dopamina Accanto a Levodopa ci sono altri farmaci che funzionano in modo simile, ovvero introducendo **agonisti o precursori** della** dopamina** nel cervello. In alternativa si usano anche** inibitori della ricaptazione**, farmaci che bloccano il riassorbimento della dopamina e ne lasciano di più in circolo. Proprio come Levodopa, tutti questi farmaci hanno effetti collaterali più o meno gravi e diventano **meno efficaci** con l’avanzare della malattia. ### Stimolazione cerebrale profonda La stimolazione cerebrale profonda (_Deep Brain Stimulation_ in inglese) è una terapia **chirurgica** volta a ridurre il tremore e i disturbi del movimento tipici del Parkinson. I medici impiantano degli **elettrodi** in determinate aree del cervello, collegati a un **neurostimolatore** nella parte superiore del torso. Il neurostimolatore invia degli impulsi elettrici regolabili al cervello, bloccando i segnali fuori controllo tipici del Parkinson. Come puoi ben capire, è un intervento piuttosto invasivo, cui si ricorre solo quando il **trattamento farmacologico non funziona più**. Inoltre, ha diverse limitazioni: proprio per la sua invasività, lo si può eseguire solo su persone di massimo 75 anni e relativamente in salute; parliamo pressappoco del 20% dei malati di Parkison. La stimolazione cerebrale profonda è molto efficace per i sintomi motori, ma **non cura la malattia**. Non ferma la morte dei neuroni, ma si limita a calibrare il segnale che passa tra quelli rimasti. ## Il potenziale della terapia genica La [terapia genica di AskBio](https://www.sorgente.com/bemdaneprocel-terapia-parkinson-bayer/#askbio-la-terapia-genica-con-ab-1005-aav2-gdnf), consociata di Bayer, affronta il problema da un altro punto di vista. L’obiettivo non è trattare i sintomi, ma **proteggere e riparare **i neuroni dopaminergici modificandone il DNA. Per farlo, i ricercatori stanno usando dei **virus inattivati** per inserire **geni** specifici nelle cellule cerebrali. Gli studi sono ancora in corso: oggi come oggi, la terapia genica è fortemente **sperimentale**, anche se promettente. Anche quando sarà pronta, però, avrà principalmente lo scopo di bloccare l’avanzata della malattia e di ripristinare la funzione dei neuroni danneggiati ma ancora in vita. I neuroni persi rimarranno tali. Per sperare in un una completa remissione, bisogna rivolgersi alle cellule staminali. ## Cellule staminali per il Parkinson: la promessa della rigenerazione Se parliamo dello sviluppo di una cura definitiva per il Parkinson, le staminali sono sicuramente la strada più promettente. Come già visto nell’articolo sulla medicina rigenerativa, le **cellule staminali **hanno il potenziale per smettere di _gestire_ i sintomi e iniziare a **riparare il danno** causato dal Parkinson. Le cellule staminali sarebbero in grado non solo di riparare i neuroni danneggiati, ma anche di produrne di nuovi ripristinando la produzione di dopamina. A grandi linee, la procedura studiata dai ricercatori è sempre più o meno questa: - prelevare le cellule staminali; - **istruirle** in laboratorio affinché diventino giovani neuroni dopaminergici; - **impiantarle **nella sostanza nera del paziente, affinché si integrino nel cervello e comincino a produrre dopamina. Ovviamente, il tutto è molto meno banale di quanto sembra: “convincere” le staminali a differenziarsi come e dove vogliamo è un’impresa titanica, che richiederà ancora **anni di ricerca**. Gli studi in corso stanno analizzando il problema da più punti di vista, usando cellule staminali provenienti da **diverse fonti** (midollo osseo, cordone ombelicale, ecc.), trattate con **fattori di crescita** differenti, iniettate direttamente nel cervello o nel sistema circolatorio, impiantate in diverse **fasi di sviluppo**. Tra tutte le infinite variabili possibili, una delle più interessanti per noi è la fonte delle cellule usate. I ricercatori stanno infatti analizzando il potenziale di diversi [tipi di staminali](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/quanti-tipi-ne-esistono/) per il Parkinson, ciascuno con i suoi pro e contro. ### Cellule pluripotenti indotte Le **iPSC** sono cellule adulte (come quelle della pelle o dell’adipe) che vengono riprogrammate in laboratorio per recuperare la pluripotenza dello stato staminale. Il loro grande vantaggio è la **riprogrammazione autologa**: si possono usare le cellule del paziente stesso, riducendo il rischio di rigetto immunitario. Aziende come BlueRock Therapeutics (parte di Bayer AG) stanno usando neuroni dopaminergici derivati proprio da iPSC nei loro trial. ### Cellule embrionali Le **ESC** (cellule staminali embrionali) hanno un potenziale** illimitato**: possono diventare _qualsiasi_ tipo di cellula. Tuttavia, sollevano importanti **questioni etiche** e comportano un rischio maggiore di **rigetto**, dato che provengono da donatori. Nonostante le criticità, realtà come la Lund University stanno usando neuroni dopaminergici ottenuti da ESC nei loro studi. Al momento, i risultati preclinici sono molto promettenti: i modelli animali usati hanno recuperato buona parte delle loro capacità motorie. ### Cellule mesenchimali Le **MSC** (cellule staminali mesenchimali), si possono prelevare sia dal midollo osseo sia dal cordone ombelicale. Rispetto alle staminali viste sopra hanno una funzione leggermente diversa:_ proteggere_ i neuroni, piuttosto che_ sostituirli_. Le staminali mesenchimali rilasciano fattori che **riducono** l’**infiammazione microgliale**, riducendo la formazione di accumuli proteici e ripristinando in parte i neuroni funzionanti. Questo le rende un’opzione **meno invasiva** e con un profilo di **sicurezza** più favorevole, tant’è che l’approccio viene esplorato anche per [altre malattie neurodegenerative](https://www.sorgente.com/cura-alzheimer-staminali/#come-le-staminali-potrebbero-agire-contro-lalzheimer). Una [meta-analisi del 2024](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11045895/) ha mostrato un miglioramento significativo nei punteggi motori UPDRS nell’essere umano. Purtroppo i follow-up si fermano a **12 mesi** dalla somministrazione delle staminali: è un ottimo inizio, ma mancano dati riguardanti il lungo periodo. ### Cellule cordonali Il cordone ombelicale contiene grandi quantità di cellule staminali ancora **immature e versatili**, sia mesenchimali sia ematopoietiche. Rispetto alle iPSC, le staminali del cordone si sono dimostrate meno efficaci per la sostituzione vera e propria dei neuroni. In compenso, le mesenchimali del cordone ombelicale mostrano **proprietà immunomodulatorie superiori** a tutte le altre. Inoltre, sono **meno** soggette a rischio di** rigetto**, il che le rende tra le candidate migliori per ridurre le infiammazioni cerebrali. Al momento, i ricercatori stanno cercando come sfruttare al meglio questo grande punto di forza del sangue cordonale. L’approccio più interessante consiste nell’usare le staminali del cordone per produrre **esosomi** da iniettare senza le cellule, così da sostenere i neuroni ancora in vita e migliorare l’efficacia degli altri trattamenti. L’[approccio “cell-free” derivato dal sangue cordonale](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11401276/) promette un bassissimo rischio di rigetto, con la possibilità di infusioni **ripetute e modulabili** nel tempo. ## Quanto siamo vicini alla meta? Il percorso verso una cura definitiva per il Parkinson è una maratona, non uno sprint, ma la ricerca sulle cellule staminali per Parkinson ci ha dato una spinta incredibile. Stiamo superando sfide tecniche fondamentali: istruire le cellule a diventare neuroni, evitare il rigetto ed eliminare il rischio di tumore. I trial di Fase I/II in Giappone, Svezia e USA stanno confermando la **sicurezza** e i primi segnali di **efficacia** nell’uomo. Oggi, non possiamo ancora parlare di guarigione, ma possiamo parlare di una **rivoluzione terapeutica in atto**. Per chi vive con il Parkinson, questa non è solo scienza: è una speranza tangibile. Le staminali del cordone ombelicale hanno un ruolo importante in tutto questo, come hai potuto vedere. Purtroppo, ciascuno di noi ha solo una possibilità nella vita per raccoglierle: non buttare **l’unica chance di tuo figlio** e salva il suo piccolo tesoro. Rivolgiti a **Sorgente** per sapere [come funziona la conservazione del cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/servizi/richiedi-la-guida/): risponderemo a tutte le tue domande senza alcun impegno. - [Cellule staminali contro il Parkinson: come sta andando](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-contro-parkinson/) - [Bemdaneprocel: la terapia contro il Parkinson di Bayer](https://www.sorgente.com/bemdaneprocel-terapia-parkinson-bayer/) - [La rigenerazione dopaminergica: i trapianti con iPSC del professor Jun Takahashi](https://www.sorgente.com/rigenerazione-dopaminergica-ipsc-jun-takahashi/) - [La Lund University sviluppa neuroni dopaminergici contro il Parkinson](https://www.sorgente.com/neuroni-dopaminergici-parkinson-lund-university/) - [Gli studi del Policlinico di Milano contro il parkinsonismo atipico](https://www.sorgente.com/policlinico-milano-parkinsonismo-atipico/) - [Trattare le staminali con mitomicina C come blocco tumorale](https://www.sorgente.com/staminali-mitomicina-c-blocco-tumorale/) - [Approccio cell-free per il Parkinson: gli studi dell’Università di Calgary](https://www.sorgente.com/approccio-cell-free-parkinson-universita-calgary/) --- --- title: "Protetto: LP-Sorgente – M. Giorgetti" url: "https://www.sorgente.com/formmgiorgetti/" lang: "it" type: "page" last_modified: "2025-12-12T09:09:42+00:00" --- # Protetto: LP-Sorgente – M. Giorgetti # Sorgente – Compila il form I dati personali raccolti sono trattati da Sorgente Srl, in qualità di titolare del trattamento, nel rispetto della normativa comunitaria (Regolamento europeo per la protezione dei dati personali n. 679/2016, GDPR) e nazionale (D. Lgs 30 giugno 2003 n. 196). I dati saranno raccolti per le seguenti principali finalità : (i) consentire alla nostra Società la promozione dei nostri servizi, (ii) attività connesse all'erogazione del servizio, (iii) invio di materiale informativo. I dati verranno memorizzati su supporti informatici e/o cartacei nel rispetto delle misure minime di sicurezza come previsto dalla normativa vigente. I dati non verranno comunicati a terzi, tranne quando ciò risulti previsto dalla legge. In qualunque momento potrà conoscere i dati che La riguardano, sapere come sono stati acquisiti, verificare se sono esatti, completi, aggiornati e ben custoditi, e far valere i Suoi diritti al riguardo. Per prendere visione dell'informativa completa visitare: [http://bit.ly/privacy_Sorgente](http://bit.ly/privacy_Sorgente) Invia --- --- title: "Natale con un neonato: gestire le festività da neo-genitori" url: "https://www.sorgente.com/natale-con-neonato-gestire-festivita/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Festeggiare Natale con un neonato o con un lattante è sì dolcissimo, ma anche problematico. Le immagini del piccolo vestito a festa di fronte all’albero si fondono con altre immagini, molto meno piacevoli: i pranzi infiniti, i botti che interrompono" last_modified: "2025-12-03T16:25:05+00:00" --- # Natale con un neonato: gestire le festività da neo-genitori Festeggiare Natale con un neonato o con un lattante è sì dolcissimo, ma anche problematico. Le immagini del piccolo vestito a festa di fronte all’albero si fondono con altre immagini, molto meno piacevoli: i pranzi infiniti, i botti che interrompono il sonno del bimbo, i parenti che vogliono prendere in braccio il nuovo arrivato, eccetera. Come gestire il bello e il brutto delle festività, quando si ha un bambino piccolo? Con tanta pazienza e con altrettanta preparazione. In questo articolo vedremo come gestire un bambino piccolo durante le festività, come proteggere la sua routine e, soprattutto, come **goderti il primo Natale** da genitore senza diventare il Grinch. ## Quando le luci e le voci diventano troppe? Il periodo delle feste si può riassumere con una sola parola: **eccesso**. Eccesso non solo di cibo e di bevande, ma anche di **stimoli sensoriali**. Noi ci siamo abituati, ormai, ma per un neonato può essere traumatico vedere il mondo cambiare così tanto e così all’improvviso. Tutto d’un tratto, il piccolo sistema nervoso viene bombardato da luci intermittenti, profumi, rumori continui. Per noi è “atmosfera natalizia”. Per un neonato è semplicemente “troppo” e reagisce nell’unico modo che conosce: piangendo disperato e inconsolabile. Per fortuna, il sovraccarico sensoriale nei neonati ha dei segnali ben precisi: - **Sguardo evitante**. Invece di guardarsi intorno incuriosito, il bimbo gira la testa dall’altra parte ed evita qualsiasi stimolo visivo. - **Cambi d’umore improvvisi**. Il neonato passa dal sorriso al piagnucolio nell’arco di pochi secondi, senza apparente motivo. - **Movimenti a scatti **di braccia e gambe, sintomo di tensione. - **Viso rosso**, nonostante non sia accaldato (ecco [come capire se un neonato ha freddo o caldo](https://www.sorgente.com/capire-neonato-ha-freddo/), invece). - **Rifiuto** del cibo e del gioco. - Atteggiamenti di **autoconsolazione**, come succhiarsi il pollice o continuarsi a toccarsi orecchie e labbra. Se si presentano questi sintomi, significa che il bambino inizia ad essere agitato. Per ridurre il rischio di crisi di pianto, la cosa migliore è portarlo in un posto tranquillo e privo di stimoli. Se tutto va bene, lo vedrai rilassarsi nel giro di qualche minuto e il pericolo sarà scongiurato. ### Come calmare un neonato sovrastimolato Non sei riuscito ad allontanare il bimbo per tempo ed è scoppiato in un pianto disperato? Sembra inconsolabile? Niente paura, è normale. - Cerca un **posto tranquillo**, meglio se una stanza separata. Una volta che la crisi è iniziata, la prima cosa da fare è allontanare il neonato dal caos e dagli stimoli. - **Abbassa la luce** e chiudi la porta, per ridurre gli input sensoriali in eccesso. Se non hai una stanza a disposizione, crea un piccolo rifugio coprendo il passeggino con un telo leggero. - Offri** biberon o ciuccio **come strumenti di autoconsolazione. - Avvolgilo in una **coperta** o in una fascia per lo [swaddling](https://www.chicco.it/consigli/sonno/swaddling-neonato-cos-e-quali-sono-i-benefici.html). Aiuta a ricreare la sicurezza dell’utero e a ridurre la tensione. - Metti del **rumore bianco** o del **rumore rosa **di sottofondo: aiuta a coprire i rumori esterni e imita ciò che il bimbo sentiva nell’utero. A seconda del bambino, l’effetto calmante sarà più o meno rapido. Quale che sia il caso, l’importante è non cedere al nervosismo e non alzare la voce: non farebbe che peggiorare la situazione. ## Come prevenire la sovrastimolazione Sapere come calmare un neonato sovrastimolato è importante. Se però vuoi vivere le festività bene, la cosa migliore è prevenire il problema, specie se si preannunciano giornate lunghe e affollate. - Imposta **p****ause sensoriali**. Passare ore e ore immerso negli stimoli sensoriali è già stressante per un adulto, figuriamoci per un neonato. Per il bene del bebè (e non solo), portalo in una stanza tranquilla e in penombra **ogni 90 minuti **circa: lo aiuterà a rilassare il sistema nervoso. - Sfrutta il **b****abywearing**, che sia una fascia o il marsupio. Essendo rivolto verso di te, il neonato è parzialmente protetto dagli stimoli esterni. Inoltre, il tuo battito cardiaco e il calore del tuo corpo hanno un effetto calmante. - Chiedi la **collaborazione** degli altri invitati. Passare da un invitato all’altro è estremamente stressante per un neonato: se inizi a intravedere qualche segnale di agitazione, non avere paura di riprendere il piccolo con te per allontanarti. - Mantieni la **routine**, nei limiti del possibile. Cerca di mantenere stabili gli orari di pappe e sonno, per sballottare il bimbo il meno possibile. - Porta con te i suoi **giochini preferiti**, affinché abbia qualcosa di familiare e rassicurante sempre con sé. Con queste semplici tecniche, dovresti ridurre al minimo la sovrastimolazione da festività e mantenere il piccolino abbastanza tranquillo. ## Strategie per il sonno fuori casa Siamo sinceri, però: il vero problema di festeggiare Natale con un neonato in casa è farlo dormire. In questo periodo dell’anno, è normale sentire botti e fuochi d’artificio anche a notte fonda. Per non parlare poi degli invitati che parlano a voce alta, dei vicini di casa che festeggiano, dei poveri animali che si lamentano per i botti. Insomma, [far addormentare un neonato](https://www.sorgente.com/come-far-addormentare-neonato/) diventa ancora più complicato, a Natale. - Sistema il lettino in un angolo che sia in **penombra**, con del **rumore rosa** di sottofondo per coprire il grosso dei rumori. - Sistema degli **oggetti transizionali **nel lettino, ovvero oggetti con cui il neonato è abituato ad addormentarsi. Può essere una copertina o un giochino o una giostrina: qualsiasi cosa sia per lui sinonimo di “casa” e “nanna”. - **Poni**** un limite** agli altri invitati, impedendo loro di stimolare il neonato nella delicatissima fase che precedere l’ora della nanna. Se temi che si offendano, offri loro dei compiti alternativi: aiutarti a preparare il biberon, supportarti nel cambio del pannolino o cose così. Non illuderti: è facile che il piccolo faccia comunque fatica ad addormentarsi. Qualunque cosa tu faccia, ci saranno comunque troppi stimoli da processare per un neonato. Il bello delle festività è anche questo. ## Recuperare e ripartire dopo le serate oltre orario Nonostante gli sforzi, capiterà sicuramente che il bimbo vada a letto più tardi del solito per incontrare Babbo Natale, che salti un pisolino o che si perda via a giocare con i regali nuovi. Di nuovo: è Natale e si fa il possibile. Mettiamo che, nonostante gli sforzi e la collaborazione dei parenti, la routine salti. In questo caso, è probabile che il neonato abbia bisogno di un giorno di recupero prima di tornare alla normalità. Durante questo giorno di passaggio, il piccolo potrebbe avere il **sonno frammentato** e** svegliarsi prima** del solito. Dato che sarà stanchissimo e in carenza di sonno, **anticipa** il pisolino e datti uno o due giorni per tornare agli orari precedenti. Durante queste giornate, concentrati su **attività monotone** ma rilassanti: aiuteranno il neonato (e i genitori) a processare gli eventi eccitanti dei giorni precedenti. Non avere paura di dire di **no alle visite **di parenti e amici: salvo casi particolari, proponi loro di venire a trovarvi dopo le feste, quando la situazione sarà tornata alla normalità. ## Difendere il neonato da virus e germi natalizi C’è un’ultima cosa da considerare, quando si parla di neonati in stanze piene di persone: i **malanni di stagione**. Il periodo delle feste coincide con il picco di influenze e virus respiratori: come proteggerlo senza sembrare paranoico? La prima regola, quella su cui non devi transigere, è la **comunicazione preventiva**. Qualche giorno prima dell’evento, invia un messaggio gentile ma chiaro a tutti gli invitati: avvisare se stanno poco bene, anche se si tratta solo di “un po’ di freddo” o di “giusto un leggero mal di gola”. Il sistema immunitario di un neonato è ancora immaturo: basta pochissimo per rovinare le festività sia al piccolo sia a voi genitori. Onde evitare contagi involontari da persone apparentemente sane, pretendi inoltre che chi prende in braccio il neonato** si lavi le mani** o usi un po’ di gel igienizzante. Questo è particolarmente importante se ci sono bambini in età scolare e prescolare, dato che sono notoriamente dei piccoli untori. Infine, **vieta i baci sul viso**: per dimostrate affetto, va benissimo un bacio sulla testolina pelata. --- --- title: "Bimbo indiano sconfigge la talassemia grazie a “Save the Sibling" url: "https://www.sorgente.com/bimbo-indiano-talassemia-save-sibling/" lang: "it" type: "post" description: "Eroe per natura Il piccolo Akshoy è guarito dalla beta talassemia maggiore grazie all’iniziativa “Save the Sibling” L’iniziativa aiuta i genitori di bimbi malati a concepire un “savior sibling”, ovvero un fratellino che sia sano e geneticamente compatibile per il" last_modified: "2025-12-09T15:08:00+00:00" categories: [2025, Rassegna Stampa] custom_fields: rmp_vote_count: 11 rmp_rating_val_sum: 51 rmp_avg_rating: 4.6 --- # Bimbo indiano sconfigge la talassemia grazie a “Save the Sibling # Eroe per natura **Il piccolo Akshoy è guarito dalla beta talassemia maggiore grazie all’iniziativa “Save the Sibling”** > _L’iniziativa aiuta i genitori di bimbi malati a concepire un “savior sibling”, ovvero un fratellino che sia sano e geneticamente compatibile per il trapianto di cellule staminali._ Alcuni individui **nascono** per diventare **eroi**: la natura dà loro intelligenza, coraggio, prestanza fisica o tutte queste tre cose insieme; in cambio, loro mettono ciò che hanno al servizio della società. Il fratellino di Akshoy è uno di questi individui: una persona nata per salvare delle vite. Questa volta non è tutto merito di Madre Natura, però. Diverse malattie pediatriche si possono curare **esclusivamente** con un trapianto di cellule staminali, meglio se cordonali. E se mancano le cellule staminali? In questo caso, rimangono due possibilità: si spera in un donatore compatibile estraneo che potrebbe non arrivare** mai**; si concepisce un “**savior sibling**”, ovvero un fratellino che faccia da donatore per il bimbo malato. In condizioni normali, la seconda opzione ha qualche ovvia limitazione: non è detto che il nuovo fratellino sia un buon donatore. Sempre che non ci metta lo zampino la scienza, proprio come nel caso di Akshoy. Akshoy è nato con la **beta talassemia maggiore**, una grave patologia ereditaria. Chi ne soffre produce pochissimi globuli rossi, quindi ha bisogno di frequenti **trasfusioni **di sangue per sopravvivere. Trasfusioni che sul lungo periodo, però, sovraccaricano l’organismo di ferro e provocano gravi **scompensi cardiaci**. L’unica cura per la beta talassemia maggiore è il **trapianto di cellule staminali**. Peccato che, quando inizia la nostra storia, Akshoy non abbia né fratelli né donatori compatibili. È qui che entra in gioco l’iniziativa “Save the Sibling”. L’obiettivo dell’iniziativa è usare la **IVF** per concepire un piccolo eroe ad hoc, ovvero un bimbo che sia sano e al contempo compatibile con il fratello malato. A questo scopo, i medici sfruttano sia la **diagnosi genetica preimpianto** (per selezionare solo gli embrioni sani) sia il **matching genetico preimpianto** (per trovare gli embrioni che diventeranno dei buoni donatori). Grazie alla combinazione di queste tecniche, Akshoy ha ricevuto due regali per il suo settimo compleanno: una **cura** per la talassemia e un **fratellino minore **con cui condividere la sua nuova vita fatta di giochi, corse senza il fiatone e avventure. Cosa si potrebbe desiderare di più da un eroe? Fonte: parentsguidecordblood.org --- --- title: "Cosa sono i cerotti di cellule staminali? Funzionano?" url: "https://www.sorgente.com/cerotti-cellule-staminali-funzionano/" lang: "it" type: "post" description: "I cerotti di cellule staminali sono una presenza comune in film e racconti di fantascienza. Ogni volta che l’eroico protagonista si fa male, il medico di turno tira fuori un cerotto o una garza che rigenera qualsiasi ferita. Inutile specificare" last_modified: "2025-12-01T11:12:01+00:00" categories: [Cellule Staminali] custom_fields: rmp_vote_count: 3 rmp_rating_val_sum: 12 rmp_avg_rating: 4 --- # Cosa sono i cerotti di cellule staminali? Funzionano? I cerotti di cellule staminali sono una presenza comune in film e racconti di fantascienza. Ogni volta che l’eroico protagonista si fa male, il medico di turno tira fuori un cerotto o una garza che rigenera qualsiasi ferita. Inutile specificare che, nella realtà, le cose funzionano in modo diverso. In primo luogo, non tutti i cerotti di cellule staminali contengono davvero cellule staminali: quelli disponibili per il grande pubblico promettono di _**stimolare **_**le cellule staminali**, nient’altro. Per trovare **patch che **_**rilasciano**_** staminali**, bisogna spostarsi nell’ambito della ricerca. In secondo luogo, vale quanto detto nell’articolo dedicato alla [medicina rigenerativa](https://www.sorgente.com/medicina-rigenerativa-realta-o-fantascienza/): ora come ora, siamo ben lontani dal poter riparare ossa e muscoli con un cerotto. Ciò non significa che i patch di staminali siano inutili, però. ## Come funzionano i patch in commercio Come detto sopra, i cerotti attualmente in commercio **non**** contengono cellule staminali**. Non iniettano cellule attraverso la tua pelle, ma si limitano a stimolare le staminali presenti dentro di noi sfruttando il calore e la luce. In che modo? Pare che le **radiazioni a infrarossi** agiscano sui **peptidi**, piccole catene di aminoacidi che fungono da messaggeri per le cellule. Nelle giuste condizioni, i peptidi in questione dovrebbero aumentare l’efficienza dei **mitocondri** e, indirettamente, stimolare la proliferazione cellulare. Come far arrivare gli infrarossi alle cellule staminali, però? Usando i cerotti. Il corpo umano produce enormi quantità di calore, gran parte del quale è costituito da radiazioni infrarosse. I cerotti sono costituiti da **cristalli di aminoacidi **che si attivano con il calore della pelle, assorbono le radiazioni infrarosse e le **riflettono** nuovamente dentro il corpo. Questo dovrebbe dare inizio al ciclo virtuoso visto sopra e supportare il processo naturale di rigenerazione. ### Il ruolo di GHK-Cu Esistono diverse tipologie di peptidi, alcune più efficaci di altre nella stimolazione cellulare. Se parliamo di medicina rigenerativa, i peptidi più interessanti e sfruttati sono quelli della tipologia **GHK-Cu**, detti anche **peptidi di rame**. GHK-Cu è naturalmente presente nell’organismo umano e, in quanto peptide, coordina le funzioni cellulari. In particolare, è estremamente importante per la produzione di **collagene** e per la **differenziazione** delle cellule staminali adulte. Inoltre, regola le **infiammazioni** e stimola la formazione di nuovi vasi sanguigni. Purtroppo i livelli di CHK-Cu calano naturalmente con l’età, una delle tante ragioni per cui diventa più difficile guarire dalle piccole lesioni. L’obiettivo dei cerotti per attivare le cellule staminali è non solo ovviare a questo problema, ma anche ottimizzare le rigenerazioni collegate a questi peptidi. ## A cosa servono i cerotti per l’attivazione di cellule staminali Se i cerotti sono un “attivatore” della rigenerazione cellulare, è logico chiedersi: come si usano, all’atto pratico? Li si usa come** supporto** per altre terapie, almeno per il momento, specie nell’ambito della gestione del dolore e in quello estetico. ### Contro l’infiammazione di articolazioni e muscoli Tra le applicazioni più interessanti per i cerotti c’è la **modulazione dell’infiammazione**. Pare che i cerotti possano aiutare contro patologie dolorose come artrosi, benché rimangano soluzioni esclusivamente **sintomatiche**. A detta dei produttori, i patch riducono l’infiammazione cronica tipica della malattia e, indirettamente, aiutano la **riparazione** dei** tessuti connettivi**. Non bloccano l’avanzare della malattia e non sostituiscono le cure tradizionali, ma offrono un po’ di sollievo dai disagi quotidiani. Per le stesse ragioni, i cerotti possono aiutare atleti e persone molto attive: la loro azione dovrebbe stimolare la riparazione delle **microlezioni muscolari **e, così facendo, accorciare i tempi di recupero. ### Per la rigenerazione cutanea Con l’età, la rigenerazione cellulare rallenta e i tessuti iniziano a deteriorarsi: spuntano le rughe, pelle e muscoli perdono tono, la pelle risulta meno luminosa. Alcuni cerotti promettono di **rallentare l’invecchiamento cutaneo** stimolando la rigenerazione cellulare. Il GHK-Cu, il peptide stimolato dalla fototerapia, è noto per la sua azione sul collagene. In teoria, quindi, i cerotti dovrebbero rallentare la comparsa delle rughe e migliorare l’aspetto della cute. In più, potrebbero aiutare la guarigione di piccole ferite e ridurre il rischio di cicatrici. ## I cerotti per l’attivazione delle staminali funzionano? **Non abbiamo trial clinici **su ampia scala, quindi è difficile misurare l’effettiva utilità di questi cerotti. Gli studi che abbiamo sono spesso sponsorizzati, con tutti i limiti che ne derivano. Va detto che i risultati promessi prevalentemente sintomatici, però: nessun brand si pone come alternativa ad altre terapie. Diverso per i cerotti di cellule staminali. ## I cerotti a base di cellule staminali Benché non siano ancora certificati per l’uso di massa, i cerotti a base di cellule staminali esistono. Ce ne sono diversi tipi e sono oggetto di **studi ****preclinici**, molti dei quali stanno dando **risultati promettenti**. Al contrario dei cerotti attivatori, i cerotti a base di cellule staminali contengono **vere cellule staminali**. I cerotti altro non sono che un sostegno per le staminali mesenchimali, per semplificarne l’applicazione nel punto di interesse e per fornire loro le sostanze nutritive di cui hanno bisogno. Il materiale del sostegno cambia in base alla ricerca, ma si parla sempre di **tessuti biologici** o di **idrogel**. Per il momento, si stanno ottenendo ottimi risultati nel trattamento delle **lesioni da diabete**, come alternativa alle terapie tradizionali. L’applicazione dei patch direttamente sulla ferita pare migliorare la **vascolarizzazione** e la produzione di **nuove cellule epiteliali**, quanto meno sui modelli animali. Già nel 2012, uno [studio dell’Università di Stanford](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3566655/) mostrava una netta differenza tra ferite trattate senza cerotti e ferite trattate con cerotti. ### Le limitazioni Il problema maggiore resta impedire alle cellule staminali di **migrare** via dalle zone di interesse. I cerotti hanno un effetto positivo sulle lesioni, ma le cellule staminali tendono ad allontanarsi dalla zona che dovrebbero curare. Questo è un problema che, ora come ora, non è stato ancora risolto. In compenso, i cerotti di cellule staminali hanno molte più applicazioni di quelle cui si potrebbe pensare in un primo momento. ### Non solo dermatologia Nell’immaginario comune, i cerotti si applicano sulla pelle: è normale che si pensi ai cerotti di staminali come strumenti da usare in dermatologia. In realtà, lo stesso meccanismo si può applicare a **qualsiasi tessuto lesionato**, non solo alla pelle. #### Bendaggi per ossa rotte Nel 2020, un team di ricercatori del King’s College di Londra ha sviluppato un [cerotto per riparare le ossa rotte](https://www.kcl.ac.uk/news/bandage-developed-to-rebuild-broken-bone). Altro non è che un **bendaggio** che, una volta applicato sull’**osso rotto**, consente l’insediamento di cellule staminali umane e aiuta a produrre nuovo osso. “La nostra tecnologia – spiega il coordinatore dello studio, Shukry Habib – è la prima che in meno di una settimana ingegnerizza in laboratorio un tessuto simile all’osso partendo da cellule staminali umane, per poi trapiantarlo con successo nell’osso difettoso in modo da avviare e accelerare la riparazione. Il concetto del tessuto ingegnerizzato in 3D e del cerotto ha il potenziale per essere usato in diversi tessuti e organi danneggiati”. L’obiettivo è usare i cerotti per riparare le fratture più gravi, difficili da trattare con i metodi tradizionali. Al momento, infatti, siamo costretti a usare il **trapianto di osso** prelevato da altre parti del corpo o l’impianto di materiale sintetico. #### Cardiologia Nel 2021, i ricercatori della Pohang University of Science and Technology in Corea hanno sviluppato i [cerotti cardiaci in 3D](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34368602/) ricavati da cellule staminali. Lo studio linkato ne mostra l’efficacia contro la **cardiomiopatia ischemica**, nell’invertire la formazione di cicatrici e nel promuovere la rigenerazione del miocardio. “Le terapie attualmente disponibili non sono sufficienti per il trattamento completo dell’infarto del miocardio”, ha dichiarato l’autore Jinah Jang. “È urgentemente necessario lo sviluppo di una nuova modalità avanzata, come la riduzione del rimodellamento cardiaco avverso, la promozione delle funzioni miocardiche e la correzione di difetti molecolari o genetici”. Il team di ricerca ha usato il **bioprinting 3D **per fabbricare veri e propri cerotti biologici, che facciano da co-coltura per le cellule staminali. In questo modo, le staminali possono vivere più a lungo nell’organismo, promuovendo la **vascolarizzazione** e la **funzione cardiaca **dopo l’ infarto miocardico. “Sebbene ci siano ancora limitazioni intrinseche per lo studio clinico, la tecnologia della piattaforma di consegna delle cellule staminali suggerita fornisce una prospettiva terapeutica pratica per varie applicazioni di ingegneria dei tessuti“, ha affermato l’autore Hyoryung Nam. ## Il futuro in un cerotto? I cerotti di staminali hanno sicuramente un **grande potenziale**, nonostante ci sia ancora tanto lavoro da fare. Anche per questa ragione, è importante prendere quanto meno in considerazione la [conservazione delle staminali del cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/perche-il-cordone-ombelicale/): chissà per cosa le si potrà usare, un giorno! Se vuoi saperne di più, contatta **Sorgente **senza impegno: risponderemo a tutte le tue domande sul tema, spiegandoti perché il futuro è nelle cellule staminali, specie in quelle del sangue cordonale. --- --- title: "Perché la curva glicemica è tanto importante in gravidanza" url: "https://www.sorgente.com/perche-curva-glicemica-importante-gravidanza/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "La curva glicemica mette ansia a molte donne in gravidanza: non solo l’esame è di per sé sgradevole, ma i risultati possono sconvolgere lo stile di vita della futura mamma. Tutto questo senza considerare il fattore più grave, ovvero i" last_modified: "2025-11-21T17:08:04+00:00" custom_fields: rmp_vote_count: 1 rmp_rating_val_sum: 1 rmp_avg_rating: 1 --- # Perché la curva glicemica è tanto importante in gravidanza La **curva glicemica** mette ansia a molte donne in gravidanza: non solo l’esame è di per sé sgradevole, ma i risultati possono sconvolgere lo stile di vita della futura mamma. Tutto questo senza considerare il fattore più grave, ovvero i possibili rischi per la salute di puerpera e bambino. Facciamo chiarezza su **cos’è** esattamente la curva glicemica, sul **perché **si fa questo esame e su come leggerne i **risultati**. ## Come cambia la glicemia in gravidanza Il termine “glicemia” indica la quantità di** zucchero **(glucosio) che circola **nel sangue**. In condizioni fisiologiche, il corpo produce un ormone chiamato insulina per regolarne i livelli, affinché le cellule dell’organismo ricevano tutto lo zucchero di cui hanno bisogno. Come tante altre cose, anche questo meccanismo viene scombussolato dalla gravidanza. Durante la gestazione il corpo ha bisogno di più energie del solito, dato che deve soddisfare le esigenze di ben due organismi, di cui uno in formazione. Per assicurare abbastanza energie al feto, quindi, la **placenta **produce l’ormone lattogeno placentare (HPL), il cui compito è **ridurr****e la sensibilità all’insulina** e aumentare i livelli di glucosio nel sangue. In condizioni fisiologiche, questa lieve insulino-resistenza causata dalla placenta viene compensata dal pancreas: l’organismo produce **più insulina** del solito, per assicurare nutrimento al feto e mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue materno. A volte, però, l’equilibrio si rompe. Man mano che la placenta cresce, aumentano anche i livelli di HPL. Se il pancreas non riesce a produrre abbastanza insulina da compensare il fenomeno, la **glicemia si alza** troppo e insorge il diabete gestazionale. La curva glicemica serve a controllare questo fenomeno. ### I rischi del diabete gestazionale Qual è il problema, se la glicemia supera una certa soglia? Ce ne sono diversi, sia per la mamma sia per il bambino. - **Preeclampsia**, patologia correlata a un aumento eccessivo della pressione sanguigna materna. Ti rimandiamo all’articolo dedicato a [preeclampsia e gestosi](https://www.sorgente.com/preeclampsia-gestosi-gravidanza-nemico-subdolo/) per saperne di più. - **Parto difficile**, causato dalla macrosomia fetale. - **Macrosomia**, ovvero la crescita eccessiva del feto. Livelli eccessivi di glucosio stimolano la produzione di insulina del feto, causando lo sviluppo di tessuto adiposo in eccesso. Questo non solo complica il parto, dato che il bambino è più grande della norma (dai 4 kg in su), ma raddoppia le probabilità che sviluppi **obesità infantile**. - **Problemi respiratori** nel bambino, causati dallo sviluppo incompleto dei polmoni. I ricercatori hanno rilevato una correlazione tra [diabete gestazionale e ritardo nello sviluppo polmonare](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/3885150/). - **Ipoglicemia** subito dopo il parto. Il bambino ha ancora alti livelli di insulina nel sangue, ma non riceve più la stessa quantità di zuccheri. Questo provoca un calo improvviso del glucosio nel sangue. - **Morte in utero**. Lo sviluppo fetale può rallentare sia per l’eccesso d’insulina sia per la preeclampsia, che riduce l’afflusso di sangue alla placenta. Combinate, le due cose possono portare alla morte in utero. Per fortuna, il diabete gestazionale si tenere sotto controllo anche grazie alla curva glicemica. ## Cos’è l’esame della curva glicemica (OGTT)? Tra gli esami da fare in gravidanza c’è anche la curva glicemica, uno dei più detestati ma anche uno dei più utili. L’acronimo inglese del test è OGTT (_Oral Glucose Tolerance Test_, “test orale di tolleranza al glucosio”) e riassume bene in cosa consiste. L’esame è di per sé semplice: la donna ingoia** 75 grammi **di** glucosio** in una volta sola, simulando un** pasto abbondante**; i medici controllano **come cambia la glicemia** nell’arco di due ore. In base ai livelli misurati, si può capire se il pancreas sta producendo abbastanza insulina oppure no. La curva glicemica si effettua nella **seconda metà **della gestazione, quando la placenta inizia a diventare ingombrante. Se la donna è normopeso, si effettua [tra la 24a e la 28a settimana](https://www.sorgente.com/gli-esami-da-fare-in-gravidanza/#quando-si-fa-la-curva-glicemica) di gestazione; se è sovrappeso, si effettua anche tra la 16a e la 18a settimana. ### In cosa consiste l’esame - Preparazione. Per avere risultati affidabili, bisogna rimanere a** digiuno **per minimo **8 ore** prima dell’esame. - Primo **prelievo**, per misurare la glicemia a** digiuno**. - Assunzione del **glucosio**, 75 grammi sciolti in acqua da bere in massimo 5 minuti. - **Attesa **a riposo, senza mangiare né fare esercizio. - Primo prelievo dopo **1 ora**. - Secondo prelievo dopo** 2 ore**. ### I valori chiave della curva glicemica I risultati vanno analizzati da un medico, ma ci si può iniziare a fare un’idea controllando i valori dell’esame. In una gravidanza fisiologica, i valori della curva glicemica dovrebbero essere pressappoco questi. - Glicemia basale: **≥ 92 **mg/dL. - A 60 minuti: **≥ 180** mg/dL. - A 120 minuti: **≥ 153** mg/dL. Se anche **uno solo **di questi valori è sopra la soglia, si parla di **diabete gestazionale**. Al di fuori dello stato di gravidanza i valori di base sono leggermente più alti, proprio perché non ci sono gli ormoni prodotti dalla placenta. ## Riportare la glicemia nella norma Se i valori della curva glicemica risultano troppo alti, la prima cosa da fare è agire sullo stile di vita. Ci sono tanti fattori che agiscono sulla glicemia (genetica, età materna, farmaci, ecc.), ma l’alimentazione rimane uno dei più rilevanti. Ecco perché la prima cosa da fare è** rivedere la dieta**. I principi fondamentali per mantenere la glicemia entro i limiti sono semplici, almeno sulla carta. - **Distribuire i pasti** lungo tutta la giornata, dato che il digiuno prolungato provoca squilibri nella glicemia. L’ideale sarebbe consumare **3 pasti leggeri e 2 spuntini **nell’arco della giornata. - Preferire i **carboidrati complessi**, che rilasciano gli zuccheri lentamente e mantengono la glicemia costante. I migliori sono quelli **integrali**. - **Tagliare gli zuccheri **semplici, compresi quelli della frutta: aumentano i picchi glicemici. - Aumentare le** fibre** e le** proteine**, che [riducono la fame](https://www.sorgente.com/come-gestire-la-fame-in-gravidanza/) e stabilizzano la glicemia. - Fare **attività fisica**, così da tenere il peso sotto controllo. C’è infatti una correlazione tra peso eccessivo e glicemia alta. In gran parte dei casi, tanto basta per ridurre i rischi sia per la madre sia per il feto. Se agire sullo stile di vita non basta, il medico può prescrivere iniezioni di **insuline** come quelle che si usano per il diabete di Tipo 1 e di Tipo 2. **Dopo il parto**, il diabete gestazionale scompare nell’arco di **6-12 settimane**. ## Il monitoraggio dopo la curva glicemica Se la curva glicemica ha rilevato livelli troppo alti di glucosio nel sangue, devi monitorare la glicemia** 2-4 **volte al giorno per verificare se ci sono peggioramenti. Lo** stick glicemico** o glucometro si usa proprio a questo scopo. Il glucometro è un dispositivo portatile che misura la glicemia capillare a partire da una sola goccia di sangue. Lo si usa: - a digiuno; - 1 ora dopo i pasti principali; - 2 ore dopo i pasti principali. Per farlo basta lavarsi bene le mani,** pungere** un polpastrello e versare una **goccia di sangue **su un’apposita **striscia reattiva**. I risultati vanno poi segnati e mostrati al medico di riferimento. ## Soffro di diabete gestazionale: posso conservare il cordone ombelicale? Conservare il cordone ombelicale è un grande atto d’amore, ma lo si può fare anche in caso di diabete gestazionale? L’unico ostacolo alla conservazione del cordone potrebbe essere un eventuale parto difficile o prematuro. Se però tieni la glicemia sotto controllo e il parto procede nei giusti termini, non dovrebbero esserci problemi. Per ulteriori chiarimenti, [contatta il consulente Sorgente](https://www.sorgente.com/contatti/): risponderemo a tutte le tue domande senza impegno. --- --- title: "Cureremo l’Alzheimer con le staminali?" url: "https://www.sorgente.com/cura-alzheimer-staminali/" lang: "it" type: "post" description: "L’Alzheimer è una malattia terrificante, forse una delle più raccapriccianti tra quelle che conosciamo. Al contrario di gran parte della patologie, infatti, colpisce ciò che rende una persona ciò che è: i suoi ricordi. Anno dopo anno, il malato di" last_modified: "2025-11-13T15:59:49+00:00" categories: [Cellule Staminali] --- # Cureremo l’Alzheimer con le staminali? L’**Alzheimer **è una malattia terrificante, forse una delle più raccapriccianti tra quelle che conosciamo. Al contrario di gran parte della patologie, infatti, colpisce ciò che rende una persona ciò che è: i suoi ricordi. Anno dopo anno, il malato di Alzheimer dimentica ricorrenze importanti, storie buffe, volti di persone amate. Anno dopo anno, affonda nella** confusione** e nella** paura**: si sveglia in un posto sconosciuto, circondato da gente estranea e che gli dice che no, non può tornare a casa. Perfino il volto nello specchio è quello di qualcun altro, troppo anziano per essere il suo. Un** incubo** per la persona che ne soffre, ma anche per i parenti che devono prendersene cura. Purtroppo, ad oggi **non esiste una cura **per l’Alzheimer: ciò che è perso lo è per sempre. Ciononostante, la ricerca sta facendo passi da gigante nella prevenzione e nel trattamento della malattia. Grazie alle staminali mesenchimali, potremmo rallentare o addirittura fermare il processo di deterioramento cognitivo. In che modo? ## L’Alzheimer in breve L’Alzheimer è una malattia **neurodegenerativa** progressiva e senza cura. Chi ne soffre inizia a **perdere**** reti neurali** nell’ippocampo, l’area del cervello che controlla la memoria. Nel corso del tempo, la degenerazione si allarga a tutto il cervello e tocca perfino la corteccia cerebrale, ovvero la sede del pensiero e della consapevolezza. Più reti neurali muoiono, più **funzioni cognitive** e **ricordi** si perdono. Nelle ultime fasi della malattia, il paziente perde perfino la propria **personalità **e non è più in grado di svolgere nemmeno le attività più semplici. Ecco perché le persone affette da Alzheimer hanno bisogno di una cura costante, sia di giorno sia di notte. ### Le cause dell’Alzheimer Contrariamente a ciò che credono in molti, l’Alzheimer non esordisce in vecchiaia. La progressione della malattia dura** decenni** e inizia ben prima che si manifestino i sintomi. Secondo alcuni studi, la [fase asintomatica dell’Alzheimer dura 20 anni](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5434146/) circa. In questa primissima fase, le funzioni cognitive rimangono pressappoco identiche, nonostante il cervello abbia già cominciato a deteriorarsi. Ciò rende molto più difficile studiare la progressione della malattia, per non parlare delle possibili cause. Nonostante le difficoltà, i ricercatori hanno individuato alcune caratteristiche chiave dell’Alzheimer. #### Le placche di betamiloide La **APP** è una **proteina neuroprotettiva** che promuove la crescita cellulare. In condizioni fisiologiche, si divide in frammenti del tutto innocui chiamati P3. Nelle persone che soffrono di **Alzheimer**, invece, viene tagliata in modo anomalo e forma **due catene di amminoacidi**. Una di queste è la **betamiloide**. La betamiloide ha un grosso problema: si accumula. Man mano che la APP continua a produrla, la betamiloide forma degli** aggregati proteici** che si infilano tra i neuroni e impediscono loro di comunicare. Ma non finisce qui. Oltre che impedire le comunicazioni tra neuroni, la betamiloide è **tossica** per le cellule nervose e provoca un’intensa risposta infiammatoria. Nel tempo, ciò provoca la perdita irreversibile di neuroni. #### I grovigli neurofibrillari di proteina tau L’altra probabile causa dell’Alzheimer sono i grovigli di proteina tau, una proteina che dovrebbe stabilizzare i neuroni. Nelle persone che soffrono della malattia, però, la sostanza forma dei grossi **nodi** all’interno delle cellule. Nel tempo, i grovigli di proteina tau diventano sempre più **grandi e numerosi**, fino ad uccidere le stesse cellule nervose. Inoltre, stimolano un’altra risposta infiammatoria, che si somma a quella causata dalle placche di betamiloide e peggiora ulteriormente le condizioni del cervello. #### Funzione della microglia compromessa Diversi studi hanno rivelato che il rischio genetico prevalente nel morbo di Alzheimer è l’apolipopotreina E4 (APOE4): [APOE4 blocca l’azione della microglia](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10863749/), ovvero le** cellule immunitarie **del cervello. La microglia ha il compito di rimuovere le sostanze proteiche anomale dal cervello attraverso un meccanismo chiamato fagocitosi. Nell’Alzheimer, la funzione della microglia è** compromessa** ed è per questo che la betamiloide e la proteina tau continuano ad accumularsi fino a distruggere i neuroni. APOE4 rappresenta il rischio genetico maggiore per l’Alzheimer. Le apolipoproteine giocano un ruolo determinante nel **metabolismo dei lipidi**, come il colesterolo, e contribuiscono a riparare il danno cellulare nel cervello. Sono presenti in tre isoforme, ma solo l’APOE4 predispone all’Alzheimer: più del 50% dei pazienti presentano questa isoforma, ma il suo ruolo non è ancora chiaro. I ricercatori hanno dimostrato che APOE4 promuove la **risposta infiammatoria** della microglia umana, ma al contempo riduce la capacità delle cellule di migrare e di fagocitare il materiale patogeno. Inoltre, APOE4 blocca l’attività metabolica della microglia. ### L’Alzheimer è genetico? L’Alzheimer ha sicuramente una componente genetica, specie nelle forme precoci, ma non è necessariamente ereditario. Al contrario, gran parte dei casi sono ricollegabili a **variabili sporadiche**, ovvero non ereditarie. Da quanto ne sappiamo, l’Alzheimer è provocato dalla **concomitanza** di **fattori genetici e ambientali**. Mentre i primi non si possono ovviamente controllare, i secondi potrebbero essere un pochino più facili da gestire: malattie cardiocircolatorie, peso eccessivo, sedentarietà e depressione sono tutti fattori che contribuiscono all’insorgere della malattia. ## Come le staminali potrebbero agire contro l’Alzheimer Sulla base di quanto sappiamo dell’Alzheimer, i ricercatori di tutto il mondo stanno elaborando strategie diverse per bloccarne l’avanzata sul nascere e, magari, anche per farne regredire i sintomi. Molti di questi studi vertono sull’uso delle [cellule staminali mesenchimali](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-mesenchimali-cosa-sono/), specie su quelle prelevate dal cordone ombelicale. Sulle prime, si potrebbe pensare che l’obiettivo sia rigenerare i neuroni persi a causa della malattia. In realtà, gli studi attuali mirano soprattutto a sfruttare altre proprietà delle cellule staminali, oltre a quelle rigenerative. ### Spegnere l’infiammazione cronica La** neuroinfiammazione** è una grossa fetta del problema, dato che **elimina** sia le **cellule** danneggiate sia quelle **sane**. Sul lungo periodo, questo accelera la progressione della malattia invece che rallentarla. Le staminali mesenchimali riescono a modulare la risposta del sistema immunitario, il che trova diverse applicazioni in tutta la medicina rigenerativa. Se ci soffermiamo sulla ricerca contro l’Alzheimer, vediamo che l’[infusione di staminali mesenchimali riduce l’infiammazione cerebrale](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12306092/) e blocca la progressione della malattia. ### Stimolare la neurogenesi Contrariamente a quanto si credeva fino a qualche anno fa, gli esseri umani producono neuroni per tutta la vita, se messi nelle condizioni giuste. Una delle proprietà delle staminali consiste proprio nel rilascio di abbondanti **fattori neurotrofici**, ovvero sostanze che stimolano: - la **sopravvivenza** dei neuroni sani; - la formazioni di **nuovi neuroni**; - la formazione di **collegamenti** nuovi tra i neuroni, ripristinando almeno parte delle connessioni perse. Le staminali non possono riparare tutti i danni fatti dall’Alzheimer, né tanto meno restituire i ricordi persi. In compenso, possono **salvaguardare** i tessuti sani e aiutare a recuperare almeno parte delle funzioni cognitive. ### Rimodulare l’ambiente cerebrale Come detto sopra, le staminali mesenchimali riescono a modulare la risposta immunitaria. Questo si traduce in un’influenza positiva sulla** microglia** che, come visto, è essenziale per eliminare gli accumuli di proteine. ## Il problema della barriera emato-encefalica Sulla carta, sembra quali che i ricercatori abbiano la cura per l’Alzheimer già in tasca. Purtroppo le cose sono molto più complesse di così e parte del problema sta nella **barriera emato-encefalica**. La barriera emato-encefalica è la rete di vasi sanguigni che circonda il cervello e che lo **protegge** dagli agenti esterni. Sebbene sia cruciale per la nostra sopravvivenza, rende quasi impossibile per la maggior parte dei farmaci tradizionali raggiungere le aree colpite dall’Alzheimer in quantità efficaci. È la principale difficoltà nel trattamento di tutte le malattie cerebrali, non solo dell’Alzheimer. Le **cellule staminali mesenchimali** possono **superare o aggirare** in parte queste barriere, raggiungendo le aree colpite dall’infiammazione. Prima di procedere con i trattamenti sugli esseri umani, però, bisogna accertarsi che la terapia sia **sicura e ben tollerata** dall’organismo. Gli studi in corso servono proprio a questo. Al momento, pare che i risultati migliori si ottengano usando le** staminali del cordone ombelicale**, grazie alla loro giovinezza e alla scarsa immunogenicità. Anche per questa ragione, **Sorgente** è da sempre in prima linea nel promuovere la** conservazione **del cordone ombelicale e delle sue preziose staminali. Se vuoi sapere [come conservare il cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/adesione/come-aderire/) di tuo figlio o di un tuo caro, contattaci per informazioni: è gratis e senza impegno. --- --- title: "Preeclampsia o gestosi in gravidanza: un nemico subdolo" url: "https://www.sorgente.com/preeclampsia-gestosi-gravidanza-nemico-subdolo/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "La preeclampsia, detta anche gestosi, è una delle patologie più pericolose e subdole in gravidanza. Molti dei suoi sintomi si confondono con i disagi tipici della gravidanza, rendendo difficile diagnosticarla nelle primissime fasi. È inoltre una delle prime cause di" last_modified: "2025-11-21T14:59:45+00:00" custom_fields: rmp_vote_count: 1 rmp_rating_val_sum: 5 rmp_avg_rating: 5 --- # Preeclampsia o gestosi in gravidanza: un nemico subdolo La **preeclampsia**, detta anche **gestosi**, è una delle patologie più pericolose e subdole in gravidanza. Molti dei suoi sintomi si confondono con i **disagi tipici della gravidanza**, rendendo difficile diagnosticarla nelle primissime fasi. È inoltre una delle prime cause di **mortalità perinatale**, sia per la madre sia per il bambino. Dati i rischi ad essa connessi, vediamo cos’è la preeclampsia nello specifico e come riconoscerla. O, meglio ancora, come evitarla. ## Preeclampsia o gestosi: cos’è? La preeclampsia è una patologia tipica della gravidanza e si caratterizza per: - **pressione arteriosa alta**, ≥140/90 mmHg; - presenza di** proteine nelle urine** ≥0,3 g/24 ore. Colpisce il **5-8%** delle donne incinte e si manifesta soprattutto dopo la **20****a**** settimana **di gestazione. Se si interviene con una terapia ad hoc, la preeclampsia si risolve spontaneamente entro **12 settimane **dal parto. È però fondamentale monitorare la malattia con costanza, onde evitare conseguenze negative per mamma e bambino. In caso di diagnosi di preeclampsia gravidica, è necessario effettuare **esami **di laboratorio con cadenza regolare, nonché seguire una **dieta **specifica per contenere l’aumento della pressione arteriosa. Solo così è possibile evitare le tante conseguenze negative tipiche della malattia. Le gambe gonfie e l’eccessivo aumento di peso sono le conseguenze più conosciute. Nei casi peggiori, però, la gestosi può provocare danni interni e [rendere necessario il ricovero in ospedale](https://www.sorgente.com/patologie-della-gravidanza-quando-e-necessario-il-ricovero/). ## Le cause della gestosi Ad oggi, non conosciamo per certo tutte le cause della gestosi. La malattia potrebbe essere causata da alcune disfunzioni nella formazione della placenta; inoltre, sappiamo per certo che lo stile di vita e l’età materna aumentano o riducono il rischio di ammalarsi. ### Errata placentizzazione Pare che la causa principale della preeclampsia sia uno** sviluppo errato** dei vasi sanguigni che avvolgono la **placenta**. Nelle prime fasi della gravidanza, infatti, il progesterone stimola la dilatazione dei vasi sanguigni e la vascolarizzazione di addome e genitali. Per ragioni non del tutto note, a volte questo processo non va come dovrebbe. I vasi sanguigni che avvolgono la placenta rimangono più stretti di quanto sarebbe necessario, di conseguenza riescono a far fluire **poco sangue** al loro interno. Per fornire in ogni caso ossigeno e nutrienti al feto, quindi, l’organismo è costretto a uno **sforzo superiore** che provoca l’innalzamento della pressione. Purtroppo, non è ben chiaro perché i vasi sanguigni non riescano a svilupparsi appieno. Si ipotizza che sia colpa di una **disfunzione congenita** che provocherebbe il rilascio di profibrina, sostanza che causerebbe a propria volta: - vasocostrizione delle arterie; - danni ai capillari; - alterazioni a danno di organi molto vascolarizzati, tra i quali la placenta. ### Predisposizione Le donne che soffrono di **ipertensione prima della gravidanza** hanno più probabilità di ammalarsi, dato che soffrono di pressione alta fin dall’inizio della gestazione. Altri soggetti predisposti sono le donne che: - hanno sofferto di **gestosi in passato**; - hanno **parenti stretti **che hanno sofferto di **gestosi**, il che aumenta le probabilità di avere una predisposizione genetica. ### Gravidanza gemellare La gravidanza gemellare è sempre una gravidanza a rischio, dato che mette l’organismo materno sotto un enorme stress. Tra le diverse complicazioni possibili c’è anche la gestosi, estremamente comune tra le donne che aspettano due o più figli. La presenza di due feti, infatti, **aumenta** la quantità di **sangue necessario** per nutrire entrambi. ### Età materna Un’età materna alta (**sopra i 35 anni**) o bassa (**sotto i 14 anni**) aumenta il rischio di complicazioni. Nel primo caso, è più probabile che la futura mamma soffra di **patologie pregresse** che potrebbero portare alla preeclampsia. Nel secondo caso, invece, l’organismo **si sta ancora sviluppando **e non è ancora pronto per portare a termine una gestazione. ### Stile di vita poco sano Mangiare troppo salato aumenta il rischio di pressione alta e, così facendo, anche di preeclampsia. Tutta colpa del sodio contenuto al suo interno, che richiama acqua nel sangue e ne aumenta il volume, aumentando così anche la pressione nei vasi sanguigni. Oltre che l’**eccesso di sale**, anche la **sedentarietà **e il **fumo **aumentano le probabilità di soffrire di preeclampsia. Per questo motivo, possiamo dire che condurre uno stile di vita poco sano aumenta il rischio di preeclampsia gravidica. ### Obesità o sovrappeso grave È provato che l’obesità aumenta di** 3 volte** il rischio di gestosi. Non sappiamo per certo in che modo [obesità e preeclampsia](https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3082136/) siano collegati, ma sappiamo che lo sono. In particolare, il **grasso viscerale **predispone alla preeclampsia molto più che il grasso superficiale. Si ipotizza che il tessuto grasso aumenti lo **stress ossidativo **ai danni dell’organismo tramite la produzione di citosine in eccesso. Le **infiammazioni continue** causate dallo stress ossidativo potrebbero minare alle funzionalità delle arterie, con tutte le conseguenze viste sopra. ### Diabete Il diabete è una delle malattie più pericolose in gravidanza, nonché una delle possibili cause della gestosi. La malattia aumenta infatti il rischio di **patologie cardiovascolari **e di **pressione alta**, alzando così il rischio di preeclampsia. La glicemia troppo alta stimola infatti la costrizione dei vasi sanguigni. ### Malattie renali ed epatiche Le malattie renali ed epatiche sono **sia causa sia effetto** di preeclampsia: la pressione troppo alta danneggia gli organi più vascolarizzati, come i reni e il fegato; allo stesso tempo, un danno ai reni può causare una scarsa produzione di ormoni renina-angiotensina, che si traduce in una mancata vasodilatazione. ### Sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS) Si tratta di una **malattia autoimmune** che provoca **alterazioni cardiovascolari**. In gravidanza, aumenta il rischio di insufficienza utero-feto-placentare e di preeclampsia. ## Tipologie di gestosi Nel corso degli anni, sono stati usati diversi criteri per distinguere le diverse tipologie di gestosi. ### Classificazione per gravità Si tratta del metodo più classico, quello che distingue i diversi tipi di preeclampsia in base a **quanto sono grav**i. Le due categorie sono le seguenti. - **Gestosi moderata**. La pressione sistolica è compresa tra 140 e 159 mmHg, mentre la pressione diastolica oscilla tra 90 e 109 mmHg. La quantità di proteine presenti nelle urine supera di poco il limite massimo di 0,3 g/24 ore. Non sono presenti altri sintomi evidenti. - **Gestosi grave**. La pressione sistolica supera i 160 mmHg e la pressione diastolica è oltre 110 mmHg. La quantità di proteine nelle urine è superiore a 0,5 g/24 ore e sono evidenti i sintomi che vedremo nei prossimi paragrafi. ### Classificazione per tempo di esordio Si possono suddividere le diverse tipologie di preeclampsia anche in base a quando si manifesta. - **Gestosi precoce**. Si sviluppa nei **primi 3 mesi **di gestazione ed è raro che venga diagnosticata. I sintomi sono infatti vomito e nausee frequenti, che sono anche [sintomi di una gravidanza fisiologica](https://www.sorgente.com/i-segreti-della-gestazione-umana-cosa-succede-nel-corpo-di-una-donna/). - **Gestosi tardiva**. È il tipo di gestosi più comune, quella che si manifesta durante il **terzo trimestre**. - **Gestosi fulminante**. Manifestazione improvvisa della gestosi, senza apparente preavviso. Si verifica a partire dalla 20a settimana di gestazione e provoca un **aumento improvviso della pressione**, accompagnato da gonfiore generalizzato e vomito. - **Gestosi post-partum**. Nel [25% dei casi](https://www.msdmanuals.com/it-it/professionale/ginecologia-e-ostetricia/anomalie-della-gravidanza/preeclampsia-ed-eclampsia), la preeclampsia si manifesta fino a **6 settimane dopo** il parto. ### Preeclampsia sovrapposta a ipertensione cronica Soffrire di ipertensione prima di rimanere incinta è una possibile causa di preeclampsia. Si parla di preeclampsia sovrapposta a ipertensione cronica quando, oltre alla pressione alta, si manifesta anche la proteinuria. ### Gestosi epatica A volte la preeclampsia si manifesta in forme rare e gravi, come la gestosi epatica. Quest’ultima si manifesta non solo con pressione alta e proteine nelle urine, ma anche con** epatite colestatica **e **fegato grasso**. ## I sintomi di questo disturbo La diagnosi della malattia passa dalla **misurazione della pressione** e dalle **analisi del sangue**. Prima di questo, però, si possono individuare alcuni sintomi tipici della preeclampsia. Alcuni di questi sono in realtà presenti anche nelle gravidanze fisiologiche, il che rende più difficile fare una diagnosi precoce. ### Gambe e caviglie gonfie La ritenzione di liquidi è una conseguenza tipica della preeclampsia, che si manifesta soprattutto con gambe e caviglie gonfie. Un minimo di gonfiore è in realtà normale, nel corso della gravidanza: di solito, bastano una [moderata attività fisica](https://www.sorgente.com/attivita-fisica-in-gravidanza-una-piccola-guida/) e una dieta sana per alleviare il disturbo. Quando si parla di preeclampsia, però, il gonfiore va molto oltre quello tipico della gravidanza. Spesso l’interessata ha** una sola gamba **o un solo piede gonfio, grande** il doppio **dell’altro e **rosso**. In casi del genere, è importante misurare subito la pressione e contattare il proprio medico. ### Edemi Il gonfiore interessa soprattutto gambe e caviglie, dato che i liquidi tendono ad accumularsi nelle estremità. In caso di gestosi, gli edemi interessano** tutto il corpo**, compreso** viso e mani**. Nei casi più gravi, si possono gonfiare addirittura le **palpebre**. ### Petecchie e lividi inspiegabili I gonfiori accentuati e la pressione alta **rompono i capillari**, provocando la comparsi di petecchie e perfino di lividi. Se capita ripetutamente, è un chiaro sintomo di preeclampsia. ### Aumento di peso eccessivo In gravidanza, bisognerebbe [ingrassare massimo 12 kg](https://www.sorgente.com/esempio-di-dieta-in-gravidanza-per-non-ingrassare/), se normopeso. Alcune donne seguono una dieta sregolata che le porta a prendere più peso del necessario. Altre volte, però, l’aumento di peso non corrisponde allo stile di vita. Se si prendono più di 12 kg nonostante la dieta sana e l’attività fisica, è un possibile sintomo di gestosi in gravidanza. I chili di troppo potrebbero essere causati infatti dai **liquidi in eccesso**, tipici di questa condizione. In casi del genere, bisogna quindi parlarne subito con il ginecologo. ### Nausea e vomito Nausea e vomito sono sintomi tipici nel primo trimestre di gestazione. Se però la nausea e il vomito si manifestano **dopo la 20****a**** settimana**, è possibile che siano sintomo di preeclampsia. ### Cefalea e disturbi della vista La pressione troppo alta ha conseguenze negative su tutti gli **organi molto vascolarizzati**, tra cui il **cervello**. Per questa ragione, la gestosi gravidica si può manifestare attraverso mal di testa improvvisi e disturbi della vista. ## Le conseguenze della gestosi per la madre Come intuibile dalla sintomatologia stessa, la gestosi può avere conseguenze devastanti sia per la madre sia per il feto. I danni provocati dalla pressione alta possono infatti interessare l’intero organismo e, nei casi più gravi, portare alla morte. ### Emorragie cerebrali Quando la pressione supera i limiti di sicurezza, aumentano le probabilità che i** vasi sanguigni si danneggino e si rompano**. Per questa ragione, le donne che soffrono di preeclampsia sono più soggette ad **emorragie cerebrali** e ad **ictus**. ### Insufficienza renale Chi ha sofferto di preeclampsia in gravidanza ha un rischio di malattia renale** 5 volte **superiore al normale. Il rischio riguarda non solo il periodo della gravidanza in sé, ma interessa la madre anche negli anni a venire. Secondo uno studio finanziato dalla _Danish Council for Independent Research_, pare che i rischi maggiori si abbiano infatti nei** 5 anni** che seguono la gravidanza. In realtà, il rapporto tra preeclampsia e problemi renali va in due direzioni: - **problemi renali preesistenti** provocano variazioni nel sistema renina-angiotensina, responsabile della **vasocostrizione** e dell’**aumento del volume di sangue**; - l’**ipertensione** tipica della preeclampsia **danneggia i vasi sanguigni **che irrorano i reni, aumentando il rischio di malattie renali. In entrambi i casi, chi ha sofferto di preeclampsia durante la gestazione dovrebbe tenere i propri reni monitorati. ### Disfunzioni polmonari Gli** edemi **tipici della gestosi possono formarsi anche all’interno dei polmoni, minandone la funzionalità. In più, la tensione alta aumenta il rischio di **emorragie interne** e **embolie polmonari**. Per queste ragioni, le donne che soffrono di gestosi sono a rischio di insufficienza respiratoria. ### Sindrome HELLP Tra le possibili conseguenze della gestosi, la sindrome HELLP è una delle più rare ma anche una delle più pericolose. Si tratta infatti di una **malattia emorragica rara**, probabilmente causata da un aumento improvviso di fattori della coagulazione. Il legame tra emorragie interne incontrollate e aumento della coagulazione può essere contro-intuitivo, ad occhi non esperti. L’aumento eccessivo di fattori della coagulazione provoca però la formazione di **microtrombi**, specie all’interno degli organi più vascolarizzati. Ciò **danneggia il fegato** e causa inoltre un **consumo eccessivo di piastrine**. Sintomi tipici della sindrome HELLP sono: - dolore addominale; - nausea; - vomito; - edema diffuso; - aumento di peso; - dolore alla spalla destra; - mal di schiena; - cefalea. L’unico modo per intervenire è **far partorire subito** la madre. Se non si agisce per tempo, la sindrome può portare alla **rottura del fegato** e causare emorragie interne in tutto l’organismo. ### Eclampsia Insieme alla sindrome HELLP, l’eclampsia è la conseguenza più grave della gestosi e risulta tutt’oggi mortale per madre e bambino. Ciò che la rende più pericolosa è la sua natura **multisistemica**: si tratta di una sindrome che colpisce tutto l’organismo e che, se non affrontata subito, porta al **coma** e alla morte. Il sintomo principale dell’eclampsia sono le** convulsioni**: se una gestante affetta da preeclampsia inizia a manifestare confusione mentale, cefalea e convulsioni, è probabile che la gestosi sia degenerata in eclampsia. Ciononostante, la diagnosi si basa anche su analisi di laboratorio per valutare le **funzionalità epatica e renale** e per controllare i componenti del sangue. Se non si interviene quanto prima, l’eclampsia può causare: - malattie renali ed epatiche; - cecità, solo a volte reversibile; - trombi in tutto l’organismo; - emorragie; - complicanze neurologiche. In caso di eclampsia, si procede subito con l’**induzione al parto** e con trattamenti volti ad **abbassare la pressione** e a **fermare le convulsioni**. ## Conseguenze per il feto Ci siamo concentrati sulla salute della madre, ma la preeclampsia può avere gravi conseguenze anche sul feto. In questo paragrafo ci concentreremo sui rischi più immediati. Bisogna però precisare che sono in corso diversi studi riguardanti le conseguenze a lungo termine, non ancora del tutto chiare. ### Ritardo nella crescita Quando la pressione materna è troppo alta, il feto riceve **meno ossigeno e meno nutrienti** di quanto avrebbe bisogno. Ciò provoca un **ritardo dello sviluppo**, una delle ragioni per cui i bambini nati da madri affette da preeclampsia sono più piccoli della media. ### Distacco della placenta I danni ai vasi sanguigni e lo stress dato dalla pressione troppo alta possono provocare il distacco della placenta, con conseguenti **emorragie nell’utero**. Quando succede in modo improvviso, il feto rimane quasi del tutto **privo di ossigeno** e bisogna procedere subito con il taglio cesareo. Se invece il distacco è graduale, la placenta inizia a **perdere liquido amniotico** e il feto riceve sempre meno ossigeno e nutrienti. Il tipo di intervento cambia in base alla gravità del distacco. Nei casi migliori, basta che la futura mamma tenga sotto controllo la pressione e stia a riposo. Altre volte, è necessario il ricovero immediato e serve eseguire un parto cesareo. ### Parto pretermine La preeclampsia è la principale causa di parto prematuro. A seconda dell’epoca gestazionale in cui avviene, cambiano anche le possibili conseguenze per il feto. ### Danni neurologici L’assenza di ossigeno causata dal distacco della placenta, un parto difficile, un parto troppo prematuro sono tutte possibili cause di danni neurologici nel neonato. La** Duke University **studia da anni come **ripristinare i tessuti cerebrali** usando le** cellule staminali**; un’ottima ragione per [conservare il cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/conservazione-staminali/), fonte inestimabile di queste cellule. ## Preeclampsia: le linee guida Il modo migliore per affrontare la preeclampsia è **prevenirla**: evitare lo stress, mangiare bene, fare esercizio fisico sono tutti modi per ridurre il rischio. Ci sono però donne che sono geneticamente predisposte o che soffrono di ipertensione da prima di restare incinte. In questi casi, la prevenzione diventa molto meno efficace. Nel caso una donna incinta si ammalasse di preeclampsia, quali sono le linee guida? ### Come curare la gestosi in gravidanza Non esiste una cura per la gestosi, una volta insorta: i medici possono solo intervenire sui **sintomi** ed **evitare le complicazioni**. Così facendo, il disturbo si risolve da solo entro poche settimane dal parto. Se invece non si interviene, la gestosi può degenerare nei modi visti sopra. Se la preeclampsia si manifesta alla **fine del terzo trimestre**, è possibile intervenire anticipando il **parto**. Altrimenti, le linee guida per il trattamento della preeclampsia prevedono: - **riposo assoluto**. È uno dei pochi casi nei quali il sesso in gravidanza è sconsigliato; - controllo della pressione mediante **farmaci anti-ipertensivi**; - **solfato di magnesio** in piccole dosi, per abbassare la pressione arteriosi e fermare eventuali convulsioni; - **aspirina** in piccole dosi, per fluidificare il sangue e ridurre il rischio di trombosi; - **dieta** povera di sale e sodio. ### Dieta per gestosi in gravidanza La dieta non basta per curare la gestosi, ma aiuta a **contenerne le conseguenze**. La regola zero è **ridurre** il più possibile l’**apporto di sodio**, che contribuisce ad alzare la pressione e a peggiorare il problema. Evitare sale e salsa di soia potrebbe non essere sufficiente, però. Le donne che soffrono di gestosi dovrebbero mangiare: - **cibi integrali,** che prevengono i picchi glicemici; - **frutta e verdura fresche**, purché [ben lavate](https://www.sorgente.com/accorgimenti-per-unalimentazione-sicura-in-gravidanza/); - cibi con una **scarsa densità caloric**a, ovvero che contengono poche calorie in rapporto al volume; - pesce grasso e frutta secca, ricchi di **omega-3 **preziosi per lo sviluppo del bambino. Insomma, la classica **dieta mediterranea**, che aiuta a tenere il peso sotto controllo e riduce il rischio di diabete gestazionale. Inoltre, uno studio su [gestosi e alimentazione](https://www.ahajournals.org/doi/10.1161/JAHA.121.022589) mostra come la dieta mediterranea sia ottima anche per **prevenire la preeclampsia**. Se mantenere in salute te stessa e il tuo bambino, mangia bene e tieni sotto controllo la pressione: come vedi, ne vale la pena. --- --- title: "Vale la pena conservare i denti da latte per le cellule staminali?" url: "https://www.sorgente.com/conservare-denti-da-latte-cellule-staminali/" lang: "it" type: "post" description: "Mettere via il primo dentino da latte caduto è una cosa comune, tra i genitori. C’è chi lo conserva in una scatolina ad hoc, chi lo tiene tra i ricordi della primissima infanzia del proprio bimbo. E poi c’è chi" last_modified: "2025-11-07T10:35:10+00:00" categories: [Cellule Staminali] --- # Vale la pena conservare i denti da latte per le cellule staminali? Mettere via il **primo dentino da latte** caduto è una cosa comune, tra i genitori. C’è chi lo conserva in una scatolina ad hoc, chi lo tiene tra i ricordi della primissima infanzia del proprio bimbo. E poi c’è chi lo fa refrigerare da un’azienda specializzata. Ecco, in questo articolo parleremo di quest’ultimo caso. Al di là dell’indubbio valore sentimentale, secondo alcuni ricercatori i denti da latte potrebbero avere anche un valore medico. Pare infatti che questi piccoli, preziosi ricordi nascondano ancora più preziose **cellule staminali**. Sarà proprio così? Vale la pena estrarle e conservarle in vista del futuro? Scopriamolo insieme. ## Cosa sono le DPSC e le SHED In generale, tutti i denti contengono delle cellule staminali: si chiamano **DPSC** (_Dental Pulp Stem Cells_, “cellule staminali della polpa dentale”) e si trovano dentro il tessuto molle del dente. Le **SHED** (_Stem cells from Human Exfoliated Deciduous teeth_, “cellule staminali dei denti decidui umani”) sono qualcosa di molto simile, ma si trovano dentro i denti da latte. Sia le DPSC sia le SHED sono [cellule staminali mesenchimali](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-mesenchimali-cosa-sono/), in grado quindi di differenziarsi in **osso**, **cartilagine** e **grasso**. In condizioni fisiologiche, riparano i piccoli danni che i denti subiscono nella vita di tutti i giorni. Possono fare poco contro le lesioni più grosse, come le carie, ma ripristinano le cellule che muoiono naturalmente ogni giorno. Rispetto alle DPSC, le cellule staminali dei **denti da latte** sono più giovani e per questo più versatili. La loro **capacità proliferativa **è maggiore rispetto a quella delle staminali adulte. Soprattutto, hanno accumulato **meno errori genetici **e tendono quindi ad essere più sicure ed efficaci. Tali caratteristiche bastano a renderle degne di essere conservate? Se sì, in che modo? ## Possibili applicazioni cliniche Al di là delle applicazioni classiche delle cellule mesenchimali, le SHED sono oggetto di studio per quanto riguarda la **salute dentale**. Ricercatori di tutto il mondo vorrebbero usarle per aumentare la durata dei denti naturali, nelle speranza di sconfiggere patologie come la parodontite. Siamo ben lontani dal poter far ricrescere i denti caduti, che sia chiaro. In compenso, si stanno ottenendo ottimi risultati nel campo della **prevenzione**. ### Rigenerazione della polpa dentale Una delle applicazioni più promettenti delle staminali dei denti da latte riguarda la **rigenerazione** della **polpa dentale**, il cuore pulsante dei nostri denti e ciò che ne determina la salute. Sotto lo spesso strato di dentina, infatti, ci sono vasi sanguigni e nervi; quando questi vengono danneggiati, il dente muore ed è molto più probabile che cada. La polpa dentale si può deteriorare in tanti modi: - carie non trattate; - traumi che interrompono la circolazione sanguigna dentro il dente, come colpi in faccia e cadute; - rottura o degenerazione della dentina, che lascia la polpa esposta e in balia dei batteri. Nel 2020, un team di ricercatori cinesi ha pubblicato uno studio sulle [SHED per la rigenerazione della polpa dentale](https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0006291X20313693). Secondo il team, le staminali stimolerebbero la formazione di **nuovi vasi sanguigni** del cuore del dente, **evitandone la necrosi** e consentendone la** rigenerazione**. In questo caso specifico, lo studio è stato condotto in vitro e su modelli animali, sempre con ottimi risultati. Nello stesso periodo, un altro team ha trapiantato [staminali dei denti in pazienti affetti da pulpite](https://academic.oup.com/stcltm/article/9/4/445/6406788), ottenendo a propria volta risultati incoraggianti sia in termini di sicurezza sia in termini di efficacia. ### Rigenerazione parodontale Mentre la pulpite colpisce il nucleo del dente, la parodontite danneggia i tessuti che lo sostengono e lo tengono al suo posto. Se non curata provoca non solo la caduta del dente, ma anche di eventuali impianti installati al suo posto. Le SHED potrebbero prevenire il fenomeno. La parodontite è spesso legata a una scarsa igiene orale: l’eccesso di tartaro provoca un’infiammazione cronica delle gengive, che si ritirano e formano sacche piene di batteri. Nel tempo, i batteri **consumano** sia le gengive sia l’osso e tolgono qualsiasi sostegno al dente. Non è sempre così, però. Sedentarietà, fumo, cattiva alimentazione sono tutti fattori che peggiorano la** microcircolazione** sanguigna e, così facendo, riducono l’afflusso di sangue alle gengive. Nel tempo, questo rende i tessuti più **vulnerabili **all’azione dei batteri e, di conseguenza, alla parodontite. Le SHED possono agire contro la parodontite un po’ come agiscono contro la pulpite: **meno infiammazioni** e **vascolarizzazione migliore**; combinati insieme, i due fattori avrebbero il potenziale per stimolare la **rigenerazione** dei tessuti o, quanto meno, per rallentarne la degenerazione. Interessante uno studio del 2023, nel quale un team di ricerca ha confrontato l’efficacia di [SHED e DPSC contro la parodontite](https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2352320423000913): entrambi i tipi di cellule staminali hanno stimolato la rigenerazione dei tessuti, ma pare che le cellule prelevate dai **denti da latte **abbiano dato **risultati migliori**. Si tratta di uno studio pre-clinico, ma le premesse sono buone. ### Rigenerazione ossea maxillofacciale Come intuibile dagli studi condotti sui danni da parodontite, le staminali dei denti da latte hanno elevate capacità **osteogeniche**. Per questa ragione, i ricercatori stanno studiando come usarle nella rigenerazione delle ossa del volto. Anche in questo caso, i risultati sono promettenti. A quanto pare, la combinazione tra **biomateriali **e le SHED facilita la formazione di nuovo tessuto osseo, specie se accompagnata da procedure di attivazione mediante **laser**. ## Bisogna conservare le staminali dei denti da latte? A questo punto, sorge spontanea una domanda: quindi vale la pena conservare le cellule staminali dei denti da latte? Ad oggi, non è detto. L’efficacia delle **staminali del cordone ombelicale** è comprovata non solo da** centinaia di studi**, ma da altrettante esperienze: dagli anni ‘80 ad oggi, decine e decine di persone sono state salvate dai [trapianti di sangue cordonale](https://www.sorgente.com/impieghi/i-nostri-trapianti/). È questo che rende particolarmente oscena l’abitudine di buttare il cordone ombelicale, nonostante contenga un vero e proprio tesoro. Questo non vale per le staminali dei denti da latte. Non al giorno d’oggi, quanto meno. Ora come ora, i trattamenti a base di **cellule staminali dei denti da latte** sono estremamente limitati. Il vero problema è però la **mancanza** di standard condivisi per la raccolta e la conservazione delle cellule, nonché la carenza di aziende che offrono questo servizio. Qualora volessi comunque conservare alcuni dentini da latte, la cosa migliore è contattare il tuo **dentista **di fiducia: ti consiglierà le aziende migliori nel settore e ti accompagnerà lungo tutto il percorso. ### Come si conservano i denti da latte? La conservazione dei denti da latte deve avvenite **entro 48 ore **dalla caduta, prima che le staminali al loro interno muoiano. Proprio come nel caso del cordone ombelicale, quindi, bisogna muoversi ben** prima** che i dentini inizino a dondolare. Le aziende specializzate in conservazione dei denti da latte inviano a casa un kit per ciascun dente da conservare. Quando il dentino cade, va messo dentro la scatola a **temperatura controllata** e inviato tramite corriere alla biobanca. Qui gli operatori provvederanno ad estrarre la **polpa dentale**, esaminarla e conservarla. Il procedimento è simile a quello della conservazione delle staminali del cordone ombelicale, anche se tendenzialmente più costoso. Se vuoi conoscere i costi della conservazione del sangue cordonale e le modalità, contatta Sorgente: potrai parlare con un nostro consulente senza impegno, in modo del tutto gratuito. --- --- title: "World Cord Blood Day 2025: cosa ci aspetta" url: "https://www.sorgente.com/world-cord-blood-day/" lang: "it" type: "post" description: "Il Word Cord Blood Day è un grande evento, e non solo in termini di numeri: le sue conferenze, le sue testimoniante, le sue presentazioni sono un tutte inno al futuro della medicina. Un inno al futuro della medicina e," last_modified: "2025-11-04T17:29:56+00:00" categories: [2025, Rassegna Stampa, Cellule Staminali] --- # World Cord Blood Day 2025: cosa ci aspetta Il **Word Cord Blood Day** è un grande evento, e non solo in termini di numeri: le sue conferenze, le sue testimoniante, le sue presentazioni sono un tutte inno al futuro della medicina. Un inno al** futuro** della medicina e, in particolare, al futuro dei trattamenti a base di sangue cordonale. Cosa ci riserva l’edizione 2025? ## Cos’è il World Cord Blood Day Il **15 novembre 2017** si tenne la **prima edizione** del Word Cord Blood Day. Il giorno scelto aveva un significato ben preciso: era l’anniversario del primo trapianto di sangue cordonale, avvenuto nel (nemmeno troppo) lontano 1988 ad opera della Dott.ssa Eliane Gluckman. Oggi come allora, la convention mostra al mondo quanto può essere prezioso questo tessuto di “scarto”, lo stesso che consentì al piccolo Dylan di sopravvivere, crescere e diventare uomo. Realtà come WMDA, Cord Blood Association, AABB e FACT lavorano per riunire le menti più brillanti della scienza, affinché parlino delle **ultime scoperte** sull’uso del **cordone ombelicale** e delle prospettive future. L’obiettivo ultimo? Scambiare competenze e informazioni, come tutti gli eventi di stampo scientifico, ma non solo. Il Word Cord Blood Day mira soprattutto a** sensibilizzare** medici e persone comuni sull’importanza del cordone ombelicale, per spingere sempre più persone a conservarlo. ## Le scoperte chiave presentate al WCBD 2025 La presentazione delle ultime scoperte dal mondo è il fulcro dell’evento. Durante l’**edizione 2025**, gli speaker esporranno scoperte riguardanti la medicina rigenerativa, il trattamento dei tumori, l’elaborazione di farmaci intelligenti e molto altro. Facciamo una carrellata di quelli che si prospettano gli interventi più interessanti. ### Nuove terapie contro la malattia di Krabbe La **malattia di Krabbe** è una malattia genetica rara causata da una mutazione nel gene GALC, responsabile della codifica per la galattocerebrosidasi. L’anomalia genetica provoca una carenza cronica dell’enzima, con conseguenze permanenti sul sistema nervoso. In condizioni fisiologiche, l’**enzima galattocerebrosidasi** smaltisce la **psicosina**, un lipide tossico che si forma naturalmente nell’organismo. Quando i livelli dell’enzima sono troppo bassi, però, la psicosina si accumula nel sistema nervoso e danneggia la mielina in modo permanente. Al momento, il [trapianto di cellule staminali ematopoietiche](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/centri-per-il-trapianto/) è l’unica terapia disponibile contro la malattia di Krabbe. Grazie al **sangue cordonale**, si introducono nuovi **macrofagi sani** nell’organismo; questi producono grandi quantità di enzima galattocerebrosidasi e rallentano la progressione della malattia. Inoltre, pare che le staminali cordonali svolgano anche un **ruolo immunomodulatorio**, attenuando le risposte infiammatorie dannose e favorendo la stabilizzazione del tessuto nervoso. Purtroppo, il trattamento è efficace solo se eseguito nelle **prime settimane di vita**, ben prima che si manifestino i sintomi. #### **Relatore** L’intervento sarà a cura della **Dott.ssa**** Joanne Kurtzberg**, professoressa alla _Duke University_. La dottoressa esporrà i succitati meccanismi terapeutici, i risultati clinici a lungo termine e le sfide attuali. Centrali anche le storie di successo e la discussione dello screening neonate, essenziale per poter intervenire prima che la finestra temporale si chiuda. ### Dilanubicel per il trapianto di sangue cordonale Ormai è cosa nota: in medicina, il sangue cordonale è prezioso quanto raro. Un po’ perché viene in larghissima parte **buttato**; un po’ perché è per forza di cose **poco**, dato che lo si può raccogliere solo immediatamente dopo il parto. I ricercatori stanno lavorando per **espandere **le cellule del sangue cordonale, così da aumentarne il numero e l’efficacia. L’obiettivo è poter usare una **singola unità **di sangue cordonale su chiunque, a prescindere dal peso dall’età. Ora come ora, infatti, gli adulti hanno quasi sempre bisogno di due unità di sangue cordonale o, eventualmente, di una combinazione di sangue cordonale e midollo osseo. **Dilanubicel** è una delle terapie più interessanti in tal senso: consente di **aumentare** il numero di **staminali **e di **eliminarne** eventuali **incompatibilità**. In questo modo, si riducono le risposte immunitarie negative e si migliora l’attecchimento delle cellule, sia nei bambini sia negli adulti. In più, semplifica il trattamento dei pazienti non caucasici, per i quali è tendenzialmente più difficile trovare donatori. Nel corso del World Cord Blood Day 2025, ci si concentrerà sugli ultimi risultati di Dilanubicel nel trattamento della** leucemia acuta**. Secondo i dati della [Fase 2 dei trial clinici](https://doi.org/10.1182/blood-2024-206088), le persone trattate con questa terapia mostrano un tasso di sopravvivenza a 2 anni del 75%, con bassissimi tassi di ricaduta. #### Relatore L’intervento sarà a cura del **Dr. Filippo Milano**, Professore Associato nella Divisione di Ematologia e Oncologia presso la Scuola di Medicina dell’Università di Washington e membro del Consiglio dei Direttori dell’ASTCT (_American Society for Transplantation and Cellular Therapy_). Da oltre** 17 anni**, il Dr. Milano si dedica alla ricerca sul trapianto di sangue cordonale, nel tentativo di aumentarne l’accessibilità. ### Cellule NK da sangue cordonale Tra gli interventi più rilevanti del World Cord Blood Day 2025 ce n’è un altro dedicato all’uso del sangue cordonale nel trattamento del cancro. Questa volta, il focus sarà sull’utilizzo di **cellule NK** (_Natural Killer_) contro i** linfomi resistenti** alle terapie tradizionali. Molti pazienti affetti da linfoma presentano cellule NK disfunzionali, il che complica l’utilizzo di terapie cellulare. Diversi studi hanno testato l’utilizzo di [cellule NK autologhe](https://www.sorgente.com/differenze-tra-trapianto-autologo-e-allogenico/), infatti, ma i risultati clinici sono stati modesti. Ecco perché un team di ricerca ha deciso di usare le **cellule NK** prelevate dal **sangue cordonale **di un donatore. Le cellule del cordone ombelicale vengono preattivate ed espanse con **AFM13**, un anticorpo bispecifico che si lega sia ad esse sia alle cellule tumorali. In questo modo, le cellule NK riescono a **individuare **più facilmente il** tumore **per** eliminarlo**. I [risultati dei primi trial clinici](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40186077/) sono positivi: più del 76% dei pazienti è sopravvissuto per oltre 2 anni, dopo il trattamento. Inoltre, la terapia consente di usare **una singola unità **di sangue coronale **più volte** e, in teoria, è applicabile a un ampio ventaglio di tumori. #### Relatore Il **Dr. Yago Nieto** è oncologo e ricercatore presso l’_University of__ Texas MD Anderson Cancer Center_ di Houston, una delle strutture di ricerca oncologica più prestigiose al mondo. È uno specialista nel **trapianto** di cellule staminali ematopoietiche e nello sviluppo di terapie con cellule naturali killer (NK) derivate da sangue cordonale. ### Trattamenti per la paralisi cerebrale e per i danni al sistema nervoso centrale Nel mondo, sono in corso diversi studi riguardanti l’uso di cellule staminali cordonali nel trattamento della [paralisi cerebrale infantile](https://www.sorgente.com/paralisi-cerebrale-infantile-cause-trattamenti/) o, più in generale, dei danni al sistema nervoso cerebrale. L’obiettivo è non solo usare le cellule per **rigenerare** almeno parte del tessuto danneggiato, ma anche **modulare l’infiammazione** e stimolare la formazione di **nuove connessioni neurali**. Ad aprile 2025, è stata pubblicata una [meta-analisi sulla rivista ](https://doi.org/10.1542/peds.2024-068999)[_Pediatrics_](https://doi.org/10.1542/peds.2024-068999) riguardante proprio l’uso del sangue cordonale su bambini affetti da paralisi cerebrale. Il campione preso in considerazione è uno dei più grandi in questo specifico ambito: 498 partecipanti, suddivisi tra gruppo di controllo e pazienti trattati con staminali del cordone. Lo studio mostra un miglioramento **clinicamente significativo **tra tutti i bambini trattati con il sangue cordonale, specie in corrispondenza a dosi cellulari più alte o iniezioni ripetute. Tutto questo **senza casi di rigetto cellulare**, né episodi di tossicità correlati alle cellule staminali. Inoltre, il trattamento si sposa in modo eccellente con il percorso di riabilitazione. Il percorso ideale pare essere: - infusione di sangue cordonale, che modula l’infiammazione e aumenta la neuroplasticità; - riabilitazione intensiva, per stimolare i nuovi circuiti neurali; - ripetizione motoria, così da consolidare le connessioni neurali. Così facendo, si ottengono risultati di gran lunga migliori che con la sola riabilitazione. #### Relatori A presentare lo studio ci saranno la **Dott.ssa Megan Finch-Edmondson** e la **Dott.ssa Madison Paton**. Megan Finch-Edmondson è dottoressa e ricercatrice presso il _Cerebral Palsy Alliance Research Institute _dell’Università di Sydney. Laureata in biologia, si è specializzata nella ricerca sulle cellule staminali nel trattamento per la paralisi cerebrali. Insieme a lei c’è Madison Paton, anche lei dottoressa e ricercatrice a Sydney, specializzata nell’uso di terapie cellulare sul cervello in via di sviluppo. ## Date del World Cord Blood Day 2025 e modalità di partecipazione Il **World Cord Blood Day** si tiene sempre alla metà di novembre. L’**edizione 2025** si svolgerà il giorno **17 novembre**, prevalentemente **online** e in modo del tutto **gratuito**, così da essere accessibile a più persone possibile. Oltre agli interventi succitati, sarà possibile assistere a molti altri webinar scientifici, testimonianze di pazienti e Q&A con esperti del settore. Per partecipare basta iscriversi gratuitamente sul sito ed accedere alla [pagina delle conferenze](https://www.worldcordbloodday.org/official-wcbd-2025-conference.html). --- --- title: "Giramenti di testa in gravidanza: cause e rimedi" url: "https://www.sorgente.com/giramenti-testa-gravidanza-cause/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Insieme al mal di testa, i giramenti di testa sono tra i sintomi di gravidanza più comuni, specie nelle prime settimane. Niente di cui preoccuparsi, quindi? In gran parte dei casi, i giramenti di testa sono fastidiosi ma benigni. Le" last_modified: "2025-10-22T13:52:42+00:00" --- # Giramenti di testa in gravidanza: cause e rimedi Insieme al [mal di testa](https://www.sorgente.com/mal-di-testa-in-gravidanza-come-affrontare-emicrania-e-cefalee/), i giramenti di testa sono tra i sintomi di gravidanza più comuni, specie nelle prime settimane. Niente di cui preoccuparsi, quindi? In gran parte dei casi, i giramenti di testa sono **fastidiosi ma benigni**. Le cause sono del tutto fisiologiche, legate ai tanti cambiamenti che il corpo femminile attraversa. Qualche volta, però, quel piccolo giramento di testa può essere sintomo di qualcosa di molto più serio. In questo articolo vedremo le cause principali dei capogiri in gravidanza, da quelle innocenti a quelle che richiedono un immediato consulto medico. Soprattutto, vedremo come distinguere le due situazioni. ## Cause principali dei capogiri durante la gravidanza Si calcola che oltre il [50% delle donne incinte](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9422406/) lamenti capogiri durante la gravidanza, oltre alla classica nausea mattutina e alle gambe pesanti. Per quanto possa sembrare strano, spesso questi tre fastidi hanno le stesse cause: ormoni e pressione sanguigna. ### Cambiamenti ormonali e vascolari In un buon numero di casi, i capogiri sono causati dalle **fluttuazioni ormonali**, che causano a propria volta cambiamenti vascolari. Come visto in altri articoli, le prime settimane di gravidanza si caratterizzano per un improvviso aumento di progesterone ed estrogeni. Questi due ormoni servono a **dilatare i vasi sanguigni**, così da aumentare l’afflusso di sangue in zone critiche come l’addome e il seno. Lo scopo è sostenere lo sviluppo dell’embrione prima e del feto poi, ma la cosa ha diversi effetti collaterali per la madre. Il rilassamento vascolare provoca un **abbassamento** temporaneo della **pressione**. Il sangue circola più lentamente in tutto il corpo e fa particolarmente fatica a risalire dalle estremità. Questo provoca non solo fastidiosi [accumuli di liquidi nelle gambe](https://www.sorgente.com/gambe-gonfie-in-gravidanza-quando-preoccuparsi/), ma anche un ridotto flusso di sangue al cervello. Nelle prime settimane di gravidanza, molti capogiri sono provocati proprio da questa concatenazione di eventi: - aumento del progesterone; - dilatazione dei vasi sanguigni; - calo della pressione; - meno sangue al cervello; - stordimento e giramenti di testa. È del tutto fisiologico e innocuo, per quanto fastidioso. ### Disidratazione Un’altra causa frequente di capogiri (in gravidanza e non) è la disidratazione.** Meno liquidi** nell’organismo significa anche **sangue più denso**, il che abbassa la pressione con le conseguenze viste sopra. Tante persone bevono poco, non c’è dubbio, ma in gravidanza intervengono altri fattori a peggiorare il problema. Non solo si va in bagno più spesso, ma si perdono tanti liquidi a causa del vomito e la nausea spinge a bere e mangiare meno. Ecco perché in gravidanza si è più suscettibili alla disidratazione e, di conseguenza, ai capogiri. ### Anemia da carenza di ferro Più progredisce la gestazione, più aumenta il rischio di sviluppare un’anemia più o meno marcata. In tutto il mondo, si calcola che circa il **20%** delle donne incinte soffra di **anemia**, specie nel terzo trimestre. Questo può provocare giramenti di testa anche molto frequenti e fastidiosi. Il ferro è essenziale per produrre i globuli rossi, che trasportano l’ossigeno al cervello e al resto dell’organismo. In gravidanza, però, il volume sanguigno aumenta più velocemente di quanto non aumenti la produzione di globuli rossi. Il risultato è un fastidioso effetto di **diluizione** del sangue, che raggiunge il suo picco intorno alla **24a settimana**. Essendoci meno globuli rossi in rapporto al sangue in circolo, può capitare che arrivi un po’ meno ossigeno al cervello causando giramenti di testi. Pare che sotto gli 11 g/dL di emoglobina, i capogiri aumentino del 38%. ### Ipoglicemia In gravidanza, il [fabbisogno metabolico aumenta](https://www.sorgente.com/come-gestire-la-fame-in-gravidanza/); non bisogna mangiare per due come si credeva un tempo, ma nel terzo trimestre bisogna comunque assumere circa 500 kcal in più al giorno. Non tutte le persone lo fanno, specie nelle prime settimane di gestazione. La nausea e la paura di ingrassare possono spingere a **saltare i pasti**, cosa da evitare a tutti i costi. Il digiuno prolungato può infatti provocare un **abbassamento** eccessivo della** glicemia**, con conseguenti capogiri. Piuttosto, molto meglio mangiare poco e spesso. ### Compressione della vena cava Man mano che l’utero si ingrossa e diventa più pesante, può capitare che comprima proprio la vena cava, riducendo il flusso di sangue che va dagli arti inferiori al cuore. Capita soprattutto quando ci si sdraia** sulla schiena**, posizione in cui il **peso** dell’utero ricade tutto **sulla vena**. La compressione della vena cava si verifica tipicamente **dopo la 20a settimana**, quindi tra il secondo e il terzo trimestre. Oltre che giramenti di testa, può provocare sudorazione, nausea e tachicardia. Per far passare tutto, basta girarsi sul fianco sinistro e togliere il peso del pancione da sopra la vena. ### **Cambiamenti vestibolari e dell’orecchio interno** L’alterazione del sistema vestibolare periferico e degli organi dell’orecchio interno è uno strano effetto collaterale dei cambiamenti ormonali. La ritenzione idrica causata dal progesterone, infatti, può alterare anche l’**omeostasi** dei fluidi dell’**orecchio interno** e provocare capogiri, oltre che problemi di equilibrio. ## **Quando sono più frequenti i **capogiri? Le cause e la gravità dei capogiri variano a seconda del trimestre. - **Primo trimestre.** Nelle prime settimane di gravidanza, circa il 25% delle donne lamenta giramenti di testa. Le cause più frequenti sono la** pressione bassa** e l’**ipoglicemia**. - **Secondo trimestre**. La situazione si normalizza e i giramenti di testa diventano meno comuni: ne soffre appena il 12% delle donne. La causa più comune è l’**anemia**. - **Terzo trimestre**. I capogiri tornano in grande stile, interessando pressappoco il 20% delle future mamme. Le cause più comune sono **anemia **e **compressione della vena cava**. ## **Come intervenire contro i capogiri** Se si avverte un improvviso **giramento di testa**, bisogna prevenire cadute e migliorare il flusso di sangue al cervello. Ciò significa: - sedersi** subito** o sdraiarsi sul fianco sinistro, per migliorare il ritorno venoso e il flusso di sangue alla placenta; - tenere le** gambe** un poco **sollevate**, per facilitare il flusso di sangue al cervello; - **respirare** profondamente per stabilizzare la pressione sanguigna; - mangiare qualcosa di **dolce**, per alzare la glicemia; - **bere** (rigorosamente **acqua!**). Se il giramento di testa è fisiologico, dovrebbe passare nel giro di qualche minuto. Se invece persiste e si accompagna ad altri sintomi, meglio chiamare un medico. ## Quando chiamare il medico Come detto, i giramenti di testa sono comuni in gravidanza e quasi sempre innocui. Ci sono poche eccezioni, su cui però vale la pena spostare l’attenzione. Bisogna chiamare un medico quando il capogiro si accompagna a: - **svenimento**; - dolore al petto, con** palpitazioni** e difficoltà a respirare; - disturbi della **vista**; - **dolori** all’altezza dell’utero; - perdite di **sangue** dalla vagina; - [pressione alta](https://www.sorgente.com/la-pressione-in-gravidanza-come-tenerla-sotto-controllo/); - **gonfiore **a mani, viso, gambe. Questi sono tutti sintomi di condizioni gravi come preeclampsia, aritmia, anemia severa, sofferenza fetale. ## Come prevenire i giramenti di testa L’approccio migliore è ancora una volta la prevenzione: come la [conservazione del cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/conservazione-delle-cellule-staminali-famigliare-vs-donazione-pubblica/) insegna, prepararsi ad affrontare tutte le evenienze può fare la differenza. Il primo passo è **prendersi cura di sé** e della propria salute: bere tanta acqua, non saltare i pasti, mangiare cibi leggeri ma nutrienti, tenersi in movimento. In gran parte dei casi, tanto basta per migliorare la circolazione ed evitare i casi di ipoglicemia, scongiurando fastidiosi capogiri. Gli integratori non vanno mai presi alla leggera, specie in gravidanza. Se però si soffre di anemia, il medico potrebbe prescrivere un ciclo di **[integratori di ferro](https://www.sorgente.com/integratori-in-gravidanza-quali-usare-e-quali-evitare/)**, per stimolare la produzione di globuli rossi. Per chi mangia carne, va bene anche introdurre un po’ di fegato o di cuore nella dieta. Nelle ultime settimane, il peso dell’utero può diventare un problema: **mai sdraiarsi sulla schiena** a lungo, per evitare la suddetta compressione della vena cava. Insomma, basta pochissimo per prevenire i capogiri. Così come basta pochissimo per conservare il cordone ombelicale e dare qualche sicurezza in più al tuo piccolo. --- --- title: "Qual è la funzione del midollo osseo" url: "https://www.sorgente.com/funzione-midollo-osseo/" lang: "it" type: "post" description: "Benché sia instancabile e importante quanto il cuore o il cervello, il midollo osseo è un organo relativamente sconosciuto tra i non addetti ai lavori. Si sa che può essere trapiantato. Si sa che a volte si ammala, specie tra" last_modified: "2025-10-17T09:36:37+00:00" categories: [Cellule Staminali] --- # Qual è la funzione del midollo osseo Benché sia instancabile e importante quanto il cuore o il cervello, il **midollo osseo **è un organo relativamente sconosciuto tra i non addetti ai lavori. Si sa che può essere trapiantato. Si sa che a volte si ammala, specie tra i più giovani. Eppure, poche persone sanno come funziona e a cosa serve. **Senza midollo**, il nostro organismo collasserebbe del giro di **uno o due mesi**: niente nuovi globuli rossi per trasportare l’ossigeno; niente sistema immunitario per proteggerci dalle infezioni; niente piastrine per chiudere le tante piccole lesioni che accumuliamo ogni giorno. In questo articolo approfondiremo le funzioni di un organo spesso sottovalutato, eppure vitale. Una vera e propria fabbrica di vita nascosta nelle nostre ossa. ## Cos’è il midollo osseo Molte persone confondono midollo osseo e midollo spinale, a causa del nome simile. In realtà, sono due strutture completamente diverse. Il midollo spinale è un fascio di tessuto nervoso dentro la colonna vertebrale, con il compito di trasmettere i segnali del cervello al resto del corpo. Il midollo osseo è un **tessuto spugnoso **che riempie le **cavità interne delle ossa**, morbido e irrorato da un gran numero di vasi sanguigni, costituito da due tipi principali di cellule: - **C****ellule staminali emopoietiche**, le componenti principali del cosiddetto “**midollo rosso**”. Il loro compito è produrre le cellule che costituiscono il sangue, dai globuli rossi fino ai linfociti. - **C****ellule stromali** del midollo osseo, la cui funzione è fornire **supporto e protezione** alle cellule staminali ematopoietiche. Inoltre, sono tra le componenti principali del cosiddetto “**midollo giallo**”, insieme al tessuto adiposo. La proporzione tra midollo rosso e midollo giallo cambia nel corso degli anni: alla nascita, il midollo osseo riempie tutte le cavità delle ossa. Man mano che invecchiamo, parte del midollo rosso si trasforma in midollo giallo – la cosiddetta “**riconversione midollare**” – e l’organismo inizia a produrre meno sangue. La riconversione midollare è un processo fisiologico tipico della vecchiaia, ma può anche essere sintomo di patologie gravi. ### Dove si trova Il midollo osseo si trova all’interno delle ossa, nel canale midollare, ma non è distribuito uniformemente e la sua localizzazione cambia in base all’età. Negli **adulti**, il **midollo rosso** si trova principalmente nelle ossa piatte e nelle estremità delle ossa lunghe. In caso di bisogno, i luoghi dov’è più facile estrarre il midollo osseo rosso sono: - le **creste iliache**, ovvero le ossa del bacino; - lo **sterno**; - le** vertebre**; - le **estremità** o “epifisi” di **femore ed omero**. Il midollo giallo, invece, si trova soprattutto nella parte centrale delle ossa lunghe. ## Funzioni del midollo osseo Il midollo osseo ha principalmente due funzioni all’interno dell’organismo: l’emopoiesi, ovvero la produzione di** cellule del sangue**, e la **difesa immunitaria**. Il midollo rosso contiene una scorta di cellule staminali ematopoietiche, cellule indifferenziate che fungono da punto di partenza per tutte le cellule che compongono il sangue. Le staminali ematopoietiche si possono differenziare in: - globuli rossi, le cellule che trasportano l’ossigeno in tutto l’organismo; - piastrine, le cellule che riparano i vasi sanguigni facendo coagulare il sangue; - globuli bianchi, le cellule alla base del sistema immunitario. La produzione di globuli bianchi rende il midollo osseo un attore essenziale nella risposta immunitaria dell’organismo. In caso di infezione, il midollo aumenta la produzione di globuli bianchi necessari per affrontare la minaccia. Quando il midollo smette di produrre globuli bianchi, il corpo rimane privo di protezione, vulnerabile anche alle infezioni più insignificanti. ## Le principali malattie del midollo osseo Le malattie del midollo osseo sono legate principalmente alle due funzioni viste sopra: produzione **eccessiva**, **insufficiente** o **anomala** di cellule del sangue e del sistema immunitario. Queste tre situazioni possono dare origine a un ampio ventaglio di malattie, alcune tutt’ora incurabili se non addirittura mortali. Le malattie del midollo più note sono sicuramente le **patologie oncologiche**, come leucemia e linfoma. In casi del genere, il midollo produce enormi quantità di cellule malate, finendo per ostacolare la funzionalità di tutto l’organismo. Altri disturbi del midollo osseo includono la **fibrosi ****del ****midollo osseo**, in cui l’organismo inizia a produrre tessuto cicatriziale fibroso che sostituisce il tessuto emopoietico. Per diagnosticare con certezza queste condizioni, si ricorre a una **biopsia** del midollo osseo: i medici prelevano un campione di midollo e lo analizzano. I risultati dell’esame istologico arrivano quasi sempre entro **15 giorni**; anche meno, se si sospetta una malattia particolarmente grave che richiede un intervento immediato. ## I trapianti di midollo Quando il midollo osseo del paziente è malato o danneggiato, una soluzione limite consiste nel **sostituirlo** del tutto tramite trapianto. Ciò consente di eliminare il problema alla radice, fornendo all’organismo una nuova fonte sana di cellule ematopoietiche. Il trapianto è la terapia d’elezione per molte forme di **leucemia **resistenti alle altre terapie; lo si usa anche per **malattie ereditarie** come la talassemia o le aplasie midollari. In ogni caso, viene sempre considerata una **soluzione limite** e intrinsecamente rischiosa. Il primo rischio consiste proprio nella fase di preparazione del paziente, il condizionamento. Per fare spazio al midollo sano, bisogna distruggere quello malato tramite alte dosi di chemioterapia. Così facendo, però, si lascia la persona **priva di sistema immunitario** e vulnerabile anche al più piccolo raffreddore. Superata questa fase, bisogna infondere un campione di cellule staminali ematopoietiche che rigenerino il midollo. È qui che sorge il secondo grosso rischio: la **compatibilità** tra paziente ed eventuale donatore. ### Il grande problema della compatibilità Come visto in un articolo dedicato, esistono [trapianti autologhi e allogenici](https://www.sorgente.com/differenze-tra-trapianto-autologo-e-allogenico/): i primi usano cellule del paziente stesso, raccolte in precedenza; i secondi usano cellule di un donatore. Il trapianto autologo non è sempre fattibile, ma per eseguire un trapianto allogenico serve trovare un donatore compatibile. La compatibilità midollo osseo si basa sul [sistema HLA](https://www.sorgente.com/servizi/tipizzazione-hla/), ovvero sull’analisi degli antigeni leucocitari umani. Questi antigeni sono proteine che si trovano su tutte le cellule del nostro corpo e che cambiano da persona a persona. Il nostro organismo le usa per distinguere le proprie cellule da quelle provenienti dall’esterno. Affinché un trapianto abbia successo, è essenziale che l’organismo riconosca le nuove cellule staminali come proprie. Di conseguenza, è importante che paziente e donatore abbiano **antigeni leucocitari molto simili**, onde evitare che l’organismo ospite rigetti le cellule nuove. Più marcata è questa somiglianza, minore è il rischio di rigetto. Per questa ragione, prima di un trapianto è necessario eseguire la **tipizzazione del midollo osseo**, ovvero l’analisi genetica che determina quanti HLA hanno in comune paziente e donatore. Tra **genitori e figli** la compatibilità è quasi sempre del **50%** circa, quindi abbastanza bassa. **Tra fratelli**, invece, c’è **1 probabilità su 4** che la compatibilità sia del **100%**. Ecco perché è più frequente vedere trapianti tra fratelli che tra genitori e figli. ## Meglio il midollo osseo o le staminali del cordone? Le staminali ematopoietiche necessarie per un trapianto non provengono solo dal midollo osseo. Si possono prelevare anche dal **sangue periferico**, benché siano meno concentrate. Soprattutto, si possono estrarre dal **sangue del cordone ombelicale**. Il cordone ombelicale è un vero e proprio concentrato di cellule staminali: mentre il sangue contiene alti livelli di cellule staminali ematopoietiche (le stesse che costituiscono il midollo rosso), la [gelatina di Wharton](https://www.sorgente.com/usare-staminali-tessuto-cordonale-gelatina-wharton/) è ricca di cellule staminali mesenchimali. A differenza delle staminali presenti in un corpo adulto, però, queste sono ancora immature. Dato che le staminali del cordone sono più **immature** di quelle presenti nel midollo osseo, presentano una **immunogenicità ridotta**. In sostanza, affinché ci sia compatibilità tra paziente e donatore servono meno antigeni leucocitari simili, il che semplifica i trapianti allogenici. Dato che serve una compatibilità minore, trapiantare le staminali del cordone ombelicale è **meno rischioso** che trapiantare il midollo osseo. Là dove possibile, è quasi sempre preferibile usare il sangue cordonale: a fronte di un **attecchimento più lento** delle cellule, si hanno meno rischi e si possono usare anche per **parenti o amici **non del tutto compatibili. ### Ora o mai più Purtroppo, le staminali del cordone sono anche più difficili da reperire, dato che vanno raccolte **necessariamente** al momento del **parto**. Non per nulla, realtà come **Sorgente** si occupano della [raccolta e conservazione del cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/perche-sorgente/chi-siamo/). Se vuoi avere un piccolo tesoro di salute da usare al bisogno, contattaci senza impegno. --- --- title: "Protetto: LP-Sorgente – PM. MANVULLER" url: "https://www.sorgente.com/formpmmanvuller/" lang: "it" type: "page" last_modified: "2025-10-13T11:13:48+00:00" --- # Protetto: LP-Sorgente – PM. MANVULLER # Sorgente – Compila il form I dati personali raccolti sono trattati da Sorgente Srl, in qualità di titolare del trattamento, nel rispetto della normativa comunitaria (Regolamento europeo per la protezione dei dati personali n. 679/2016, GDPR) e nazionale (D. Lgs 30 giugno 2003 n. 196). I dati saranno raccolti per le seguenti principali finalità : (i) consentire alla nostra Società la promozione dei nostri servizi, (ii) attività connesse all'erogazione del servizio, (iii) invio di materiale informativo. I dati verranno memorizzati su supporti informatici e/o cartacei nel rispetto delle misure minime di sicurezza come previsto dalla normativa vigente. I dati non verranno comunicati a terzi, tranne quando ciò risulti previsto dalla legge. In qualunque momento potrà conoscere i dati che La riguardano, sapere come sono stati acquisiti, verificare se sono esatti, completi, aggiornati e ben custoditi, e far valere i Suoi diritti al riguardo. Per prendere visione dell'informativa completa visitare: [http://bit.ly/privacy_Sorgente](http://bit.ly/privacy_Sorgente) Invia --- --- title: "Protetto: LP-Sorgente – P-ZACCARINI" url: "https://www.sorgente.com/formzaccarini/" lang: "it" type: "page" last_modified: "2025-10-13T11:10:10+00:00" custom_fields: container: "conventional" --- # Protetto: LP-Sorgente – P-ZACCARINI # Sorgente – Compila il form I dati personali raccolti sono trattati da Sorgente Srl, in qualità di titolare del trattamento, nel rispetto della normativa comunitaria (Regolamento europeo per la protezione dei dati personali n. 679/2016, GDPR) e nazionale (D. Lgs 30 giugno 2003 n. 196). I dati saranno raccolti per le seguenti principali finalità : (i) consentire alla nostra Società la promozione dei nostri servizi, (ii) attività connesse all'erogazione del servizio, (iii) invio di materiale informativo. 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Per prendere visione dell'informativa completa visitare: [http://bit.ly/privacy_Sorgente](http://bit.ly/privacy_Sorgente) Invia --- --- title: "“Bambino bolla” salvato da trapianto di staminali" url: "https://www.sorgente.com/bambino-bolla-trapianto-staminali/" lang: "it" type: "post" description: "Fuori dalla bolla Grazie alla diagnosi precoce e al trapianto di cellule staminali, bimbo può uscire dalla bolla Dopo la diagnosi precoce di SCID, il piccolo Mannat Singh ha ricevuto un trapianto di cellule staminali che gli ha salvato la" last_modified: "2025-10-10T08:47:28+00:00" categories: [2025, Rassegna Stampa] custom_fields: rmp_vote_count: 9 rmp_rating_val_sum: 41 rmp_avg_rating: 4.6 --- # “Bambino bolla” salvato da trapianto di staminali # Fuori dalla bolla **Grazie alla diagnosi precoce e al trapianto di cellule staminali, bimbo può uscire dalla bolla** > _Dopo la diagnosi precoce di SCID, il piccolo Mannat Singh ha ricevuto un trapianto di cellule staminali che gli ha salvato la vita. Oggi ha quasi due anni, ma sarebbe potuta andare in modo molto diverso._ C’era una volta un bambino di nome David, così debole che sarebbe bastato un bacio per farlo ammalare, così fragile che il tocco del vento avrebbe potuto ucciderlo. Per proteggerlo dai pericoli del mondo esterno, i genitori lo chiusero dentro una grande bolla piena di giochi e di colori. Speravano che, un giorno, sarebbe arrivato un eroe a salvare il loro bimbo. Non accadde mai. David Vetter morì nel 1984, ad appena 12 anni. Anche Mannat sarebbe potuto finire così. Per fortuna, la sua storia ha un inizio simile ma un finale molto diverso. Quando Mannat ha appena sei giorni di vita, i medici trovano qualcosa di strano in lui: stanno conducendo una serie di esami di routine a Singapore, compresi degli screening per malattie metaboliche ed ereditarie. Il più delle volte non trovano nulla, ma non è questo il caso: Mannat risulta positivo all’immunodeficienza combinata grave (SCID), la stessa malattia di David Vetter. Proprio come David, anche Mannat è privo di un sistema immunitario funzionante, il che lo rende vulnerabile a qualsiasi microrganismo di passaggio. Inoltre, soffre di una forma di SCID radiosensibile, per cui è impossibile trattarlo usando le radiazioni. Secondo i medici, è difficile che sopravviva al suo primo compleanno e, anche fosse altrimenti, dovrà passare la sua breve vita in una bolla. Eppure, né loro né i genitori del bambino vogliono arrendersi così. L’unico trattamento possibile è il trapianto di cellule staminali provenienti da un donatore sano: una volta nel midollo del bambino, le staminali dovrebbero svilupparsi in cellule T e fornirgli, finalmente, un sistema immunitario. Le staminali del cordone ombelicale sarebbero la soluzione più sicura e meno soggetta a rigetti, ma nessun parente stretto del bambino le ha mai conservate; bisognerà sperare in un donatore di midollo. La ricerca del donatore è una vera e propria corsa contro il tempo. Non solo Mannat rischia di morire da un momento all’altro per un raffreddore, ma è cruciale effettuare il trapianto nei primi 4 mesi di vita. Più il tempo passa, infatti, più è probabile che il bimbo sviluppi piccole infezioni che potrebbero far fallire il trapianto. Bisogna correre. Mentre i medici passano da un possibile donatore all’altro, i genitori di Mannat lottano contro il mondo intero per tenerlo al sicuro. Basterebbe un’unica, piccolissima infezione per dimezzare le probabilità di successo. E poi le cellule staminali arrivano. Per sette giorni, Mannat viene isolato da tutto e da tutti; gli unici che hanno un minimo contatto con lui sono i medici. A nemmeno quattro mesi di vita, il piccolo subisce la chemioterapia che deve annichilire quel poco di sistema immunitario che già ha. Bisogna fare tabula rasa, prima di procedere con il trapianto. I medici infondono le staminali e attendono. Le cellule attecchiscono. Un nuovo sistema immunitario, sano, fiorisce dentro Mannat. Oggi Mannat ha quasi 2 anni e una lunga vita davanti. Al contrario di David, può abbracciare i suoi genitori e giocare fuori, in mezzo all’erba; crescendo, potrà vivere i primi batticuori e scambiare baci impacciati dietro la scuola, potrà cadere dalla bicicletta e rubare le patatine dal piatto dei suoi amici. Potrà vivere senza doversi chiudere in una bolla. Almeno per lui, c’è stato un lieto fine. Fonte: straitstimes.com --- --- title: "Le macchie in gravidanza sono normali?" url: "https://www.sorgente.com/macchie-gravidanza-normali/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Un buon numero di donne in gravidanza sviluppa delle strane macchie su tutto il corpo, persino sul viso. A volte sono macchioline appena visibili, concentrate sulla pancia; altre volte sono puntini simili a lentiggini; altre volte ancora sono macchie marroni" last_modified: "2025-10-10T15:53:16+00:00" --- # Le macchie in gravidanza sono normali? Un buon numero di donne in gravidanza sviluppa delle strane **macchie** su tutto il **corp****o**, persino sul **viso**. A volte sono macchioline appena visibili, concentrate sulla pancia; altre volte sono puntini simili a lentiggini; altre volte ancora sono macchie marroni ben visibili sotto il naso. Quale che sia il tuo caso nello specifico, sappi che è del tutto** normale**. Il **cloasma**, detto comunemente “maschera gravidica”, interessa oltre il **50%** delle donne incinte ed è un tipico effetto collaterale della gravidanza. Non sempre è possibile evitarlo del tutto, ma ci sono diversi modi per ridurlo e per farlo passare più in fretta, dopo il parto. ## Cosa sono quelle macchie? Le macchie della gravidanza – il cloasma – sono un tipico caso di “**iperpigmentazione**”, ovvero di aumento **temporaneo** della melanina in aree specifiche della pelle. Non bisogna confonderle con le macchie cutanee frutto di una malattia o di un disturbo, come le macchie di Koplik tipiche del morbillo o le chiazze bianche della vitiligine. Proprio come nel caso dell’abbronzatura, il cloasma è una reazione fisiologica a un fenomeno temporaneo: i **melanociti **vengono **iperstimolati **e producono grandi quantità di melanina, il pigmento che dà colore alla pelle. Una volta che il fattore scatenante sparisce, i melanociti smettono di essere iperstimolati e sparisce anche l’iperpigmentazione. Se nell’abbronzatura il fattore scatenante è l’esposizione prolungata al sole, nel cloasma è più complicato. Come vedremo, l’esposizione al sole è una delle cause della macchie in gravidanza, ma ce ne sono altre; prima tra tutte l’esplosione ormonale tipica di questa fase della vita. ### Melasma e cloasma: qual è la differenza? Il nome scientifico delle macchie in gravidanza è “cloasma”, ma alcuni le chiamano anche “melasma”. Non c’è molta differenza, a dire il vero: con “melasma” si definiscono i casi di iperpigmentazione localizzata in generale; “cloasma” indica il “**melasma**” **tipico della gravidanza**, quindi è più specifico. Infatti, si può parlare anche di “melasma gravidico”. ## Le cause delle macchie da gravidanza Come accennato sopra, queste macchie hanno più di una causa ed è anche questo che le rende così comuni. ### Cambiamenti ormonali Partiamo dalla causa principale del cloasma: i cambiamenti ormonali. Fin dall’inizio della gestazione, l’organismo subisce un’enorme quantità di cambiamenti ormonali che, nel bene e nel male, influenzano anche la nostra vita quotidiana. I cambiamenti ormonali sono la causa delle gambe pesanti, dei seni rotondi, dell’ipersensibilità genitale e, neanche a dirlo, delle macchie tipiche della gravidanza. Almeno in parte. Tra i primi ormoni ad aumentare ci sono gli **estrogeni **e il **progesterone**. Oltre a questi, però, si verifica anche un netto aumento dell’**ormone melanotropo**, responsabile per la sintesi della melanina. Secondo alcuni studi, le due cose potrebbero essere collegate: pare infatti esserci una chiara correlazione tra gli alti [livelli di ormone melatropo e di progesterone ed estrogeni](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24814/). Le cause della correlazione non sono ancora chiare, ma potrebbero essere riconducibili a una delle altre funzione dell’ormone: l’ormone melatropo influenza anche l’appetito e il desiderio sessuale; pare che abbia un ruolo anche nella gestione delle infiammazioni e, forse, anche nella regolazione delle emozioni. Se fosse effettivamente così, le macchie della gravidanza sarebbero una piccola conseguenza imprevista in uno schema molto più grande. ### Esposizione prolungata al sole L’aumento dell’ormone melatropo non basta a causare le macchie: serve anche l’esposizione al sole, il **principale innesco ambientale **del cloasma. L’ormone aumenta la sensibilità dei melanociti, facendo in modo che rispondano più prontamente ai raggi UV. Senza **raggi UV**, però, le cellule non hanno niente cui rispondere e per cui produrre melanina. Insomma, la luce del sole è la scintilla che accende la miccia dell’ormone melatropo. Purtroppo, in gravidanza la miccia è estremamente corta. Se vuoi evitare la comparsa di macchie a tutti i costi, evitare l’esposizione diretta durante le ore più calde potrebbe non bastare. Per essere davvero sicura, devi sempre usare una protezione solare ad ampio spettro, anche quando il cielo è nuvoloso. ### Predisposizione genetica Fermo restando l’importanza dei primi due fattori, ce n’è un terzo da considerare: la predisposizione genetica. Le persone più inclini a sviluppare il melasma, infatti, presentano **varianti** in **geni** responsabili per la r**egolazione della melanogenesi**. Varianti che possono essere **ereditarie**. Se in famiglia c’è una storia di melasma e di cloasma, è più probabile sviluppare macchie in gravidanza. Questo perché i melanociti sono di base molto sensibili, il che li rende ancora più suscettibili all’ipersensibilità causata dai cambiamenti ormonali. ### Stile di vita Infine, va considerata anche l’impatto dello stile di vita. Non solo l’uso delle creme solari, ma anche l’alimentazione può influenzare la comparsa o meno di macchie in gravidanza. Cibi ricchi di grassi e zuccheri aumentano lo **stress ossidativo** e, indirettamente, aumentano il rischio di cloasma. Lo stesso va le per l’alcol e il fumo (che andrebbero comunque [evitati in gravidanza](https://www.sorgente.com/cosa-non-fare-in-gravidanza/)) e per l’eccesso di caffeina. Altra fonte di stress ossidativo è lo **stress nella vita di tutti i giorni**. In una certa misura è inevitabile, ma andrebbe comunque ridotto il più possibile. ## Come prevenire e gestire il melasma gravidico Comprendere le cause del melasma gravidico aiuta anche a prevenirlo, in una certa misura. Non possiamo fare niente contro la predisposizione genetica o i cambiamenti ormonali, è vero, ma possiamo agire su tutto ciò che riguarda lo stile di vita. In molti casi, tanto basta per evitare le macchie più antiestetiche, come quelle sul viso. Cosa fare, quindi? - **Evita il sole diretto **di mezzogiorno, anche in inverno. Durante la stagione fredda i raggi UV sono meno potenti, ma possono essere più che sufficienti per lasciare qualche macchia. - Usa la **crema solare**, anche in autunno e in primavera. L’OMS consiglia di usare la crema solare quando l’**indice UV** è **pari o superiore a 3**, quindi quasi tutto l’anno. In caso di ipersensibilità agli UV, la cosa diventa ancora più importante. - Mantieni la** pelle idratata**, così da ridurne lo stress. - Mangia **cibi freschi **e **ricchi di antiossidanti**, che favoriscano la rigenerazione della pelle. Agrumi e frutti di bosco sono i migliori, in quanto ricchissimi di vitamina C. - Pratica **10 minuti di meditazione** tutte le mattine, per ridurre lo stress. Oltre che ridurre un poco il rischio di macchie, aiuta a vivere la gravidanza con maggiore serenità. All’interno di questa piccola lista, i primi due punti sono sicuramente i più importanti. Non trascurare gli altri, però: uno stile di vita sano è un fattore necessario per avere una bella pelle, anche se non sufficiente. ## Quando vanno via le macchie? Anche qualora dovessero comparire le odiate macchie, in gran parte dei casi c’è poco di cui preoccuparsi: in media, il cloasma passa nel giro di** 6 mesi dal parto**. Le macchie si attenuano man mano che i livelli ormonali si stabilizzano, fino a sparire del tutto; l’**allattamento al seno** potrebbe **prolungare** il fenomeno di qualche mese. In alcuni casi particolari, le macchie da gravidanza non spariscono mai del tutto. È più frequente in caso di **gravidanze molto ravvicinate**, o qualora si usino** contraccettivi ormonali** nei mesi immediatamente successivi al parto. Rimane un fenomeno raro. Se le macchie non dovessero andare via nemmeno a mesi dalla fine dell’allattamento, allora sarà il caso di contattare un dermatologo per trattamenti mirati. ## Quando preoccuparti Il cloasma è un fenomeno normale, anche se antiestetico. Devi invece preoccuparti solo se le macchie si accompagnano a **prurito intenso**, **febbre** e** dolori**. In questi casi, potrebbero essere sintomo di morbillo o rosolia, [malattie infettive pericolose in gravidanza](https://www.sorgente.com/malattie-infettive-bambini-pericolose-adulti/). --- --- title: "Con KELI-101, le staminali bloccano il danno renale acuto" url: "https://www.sorgente.com/keli-staminali-danno-renale/" lang: "it" type: "post" description: "Grandi novità da Bramble Bio, azienda che insieme a Sorgente fa parte del gruppo Famicord: in collaborazione di con Keli Therapeutics, la CDMO sta elaborando una nuova terapia cellulare per il danno renale acuto. Questo potrebbe cambiare la vita a" last_modified: "2025-10-09T08:59:27+00:00" categories: [2025, Rassegna Stampa] --- # Con KELI-101, le staminali bloccano il danno renale acuto Grandi novità da **Bramble Bio**, azienda che insieme a Sorgente fa parte del gruppo **Famicord**: in collaborazione di con **Keli Therapeutics**, la CDMO sta elaborando una nuova **terapia cellulare** per il **danno renale acuto**. Questo potrebbe cambiare la vita a migliaia di persone che si sottopongono a bypass cardiaco. Il bypass cardiaco salva la vita di **oltre 10.000** persone ogni anno, solo in Italia. Come qualsiasi trattamento, ha purtroppo anche delle conseguenze negative: durante l’intervento, bisogna sostituire le funzioni del cuore e dei polmoni con un’apposita macchina; in circa il **30%** dei casi, ciò provoca una** grave risposta infiammatoria** che potrebbe colpire i reni. Dopo un intervento di **bypass aorto-coronarico**, circa il **18%** dei pazienti sviluppa un **danno renale acuto **causato proprio dalla risposta infiammatoria. La percentuale sale fino al **41%**, se l’intervento viene combinato con **chirurgia valvolare**. Fermo restando che non si può rinunciare alla circolazione extracorporea durante certi interventi, come risolvere il problema? Qui entrano in gioco Bramble Bio e Keli Therapeutics. Le [cellule staminali mesenchimali](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-mesenchimali-cosa-sono/) hanno enormi proprietà **antinfiammatorie **e di **immunomodulazione**, specie quelle prelevate da cordone ombelicale e placenta. Keli Therapeutics parte dalle staminali della placenta e ne massimizza le proprietà, ottenendo cellule fino a **20 volte** più potenti delle mesenchimali standard. **KELI-101** è il risultato di questa tecnologia: una nuova terapia cellulare pensata per il danno renale acuto. L’idea è usare le staminali ottimizzate per _**prevenire**_** l’infiammazione**, così da eliminare il problema alla radice. I risultati degli studi preclinici sono incoraggianti: i pazienti trattati con KELI-101 hanno un tasso più alto di **sopravvivenza**, incorrono in **meno risposte infiammatorie** e sono** meno a rischio di malattia renale acuta e cronica**. Questo potrebbe cambiare la vita non solo dei tanti che si sottopongono a bypass cardiaco, ma a anche di coloro che convivono con condizioni infiammatorie e degenerative. La collaborazione tra Bramble Bio e Keli Therapeutics potrebbe darci nuove terapie contro malattia del trapianto, artrite reumatoide, disturbi neuroinfiammatori… Il futuro è dietro l’angolo, ormai. Fonte: bramble.bio --- --- title: "Cellule staminali neurali: cosa sono e a cosa servono" url: "https://www.sorgente.com/cellule-staminali-neurali-cosa-sono-a-cosa-servono/" lang: "it" type: "post" description: "All’interno di tutti gli esseri umani, ci sono tanti piccoli kit di pronto soccorso: le nicchie di cellule staminali. In caso di bisogno, queste possono auto-rinnovarsi e differenziarsi in cellule di altro tipo, per riparare ai piccoli danni di tutti" last_modified: "2025-10-03T14:44:59+00:00" categories: [Cellule Staminali] --- # Cellule staminali neurali: cosa sono e a cosa servono All’interno di tutti gli esseri umani, ci sono tanti piccoli kit di pronto soccorso: le [nicchie di cellule staminali](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-dove-si-trovano-adulti/). In caso di bisogno, queste possono **auto-rinnovarsi** e **differenziarsi **in cellule di altro tipo, per riparare ai piccoli danni di tutti i giorni. Questo vale anche per le **cellule staminali neurali**, ovvero le staminali responsabili per il sistema nervoso centrale. Purtroppo, un kit di pronto soccorso serve a poco contro ferite gravi. Allo stesso modo, le staminali neurali già presenti dentro di noi servono poco contro ictus, Alzheimer o Parkinson. I ricercatori, però, stanno cercando un modo per cambiare le cose. Vediamo insieme quali sono le proprietà delle cellule staminali neurali, dove si trovano e come potrebbero aiutarci. ## Cosa sono le cellule staminali neurali Contrariamente a quanto si credeva fino a qualche anno fa, il cervello produce **neuroni anche in tarda età**. La neurogenesi di un adulto è limitata, nemmeno lontanamente paragonabile a quella di un neonato, ma ciò non toglie che esista. Le cellule staminali neurali sono parte integrante del processo. Le staminali di questo tipo sono [cellule multipotenti](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/quanti-tipi-ne-esistono/), ovvero in grado di differenziarsi solo in alcuni tipi di cellule. In particolare, possono produrre **astrociti** (le cellule che fungono da impalcatura per i neuroni), le** cellule della glia** (che isolano i tessuti nervosi e ne proteggono le funzioni) e anche piccole quantità di **neuroni nuovi**, in condizioni favorevoli. Al contrario di altre cellule, i neuroni non si moltiplicano mediante mitosi. Le cellule staminali neurali sono quindi la nostra **unica fonte** di neuroni nuovi, durante l’età adulta. Da qui l’attenzione della ricerca medica verso queste cellule. ## Dove si trovano Prima di vedere dove si trovano le cellule staminali neurali, vale la pena capire dove si trovano i neuroni già formati. Logica vorrebbe che la risposta fosse “nel sistema nervoso centrale”, ma non è del tutto così: oltre che nel cervello, abbiamo una piccola quantità di neuroni anche nell’intestino; non per nulla, l’intestino è detto il “secondo cervello”. Se spostiamo il discorso sulle staminali neurali, le cose cambiano un poco. Le **cellule staminali neurali** non solo si trovano esclusivamente nel cervello, ma sono limitate in alcune aree precise del sistema nervoso centrale. Le due principali nicchie neurogeniche, ovvero dal microambiente nel quale si sviluppano e differenziano le staminali neurali, sono: - **z****ona ****s****ubventricolare**, vicino ai ventricoli laterali. Le cellule che nascono qui migrano lungo il sistema migratorio rostrale per raggiungere il [bulbo olfattivo](https://it.wikipedia.org/wiki/Olfatto#Il_bulbo_olfattivo); - **z****ona ****s****ubgranulare**, all’interno dell’ippocampo. Questa è l’area del cervello responsabile di apprendimento e memoria. La nicchia è estremamente rilevante per la differenziazione delle staminali. Cambiando l’ambiente che le circonda, infatti, cambia anche la tipologia di cellule nelle quali mutano. Per ottenere un determinato tipo di cellula, quindi, si dovrebbero coltivare le cellule staminali in un ambiente il più possibile simile a una certa nicchia. Ebbene, potrebbe non essere sempre così. ### Oltre le nicchie: il ruolo della proteina Drosha Uno studio del 2016 condotto dall’Università di Basilea, “[_Multipotency of Adult Hippocampal NSCs In Vivo Is Restricted by Drosha/NFIB_](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27545503/)”, ha messo in discussione il ruolo esclusivo delle nicchie nello sviluppo delle staminali neurali. L’**ippocampo** è la zona del cervello responsabile di certe forme di memoria. Le sue funzioni si basano su diversi tipi di cellule, alcune delle quali prodotte dalle nicchie di cellule staminali neurali. Nonostante siano essenziali, gli **oligodendrociti** non sono però tra queste. Da dove vengono, quindi? Secondo lo studio, le cellule staminali neurali dell’ippocampo sono controllate anche da un meccanismo a loro **intrinseco**, indipendente dalle nicchie: la proteina Drosha. Questa proteina previene l’espressione del **fattore di trascrizione NFIB**, impedendo che le cellule staminali si sviluppino in neuroni. Ciò è necessario affinché diventino invece oligodendrociti. Lo studio ha lasciato però una domanda aperta: come fanno le cellule staminali neurali a **modulare** l’attività della proteina, così da soddisfare la domanda delle varie cellule? Lo spiega uno studio del 2024, “[_SAFB regulates hippocampal stem cell fate by targeting Drosha to destabilize Nfib mRNA_](https://elifesciences.org/articles/74940)”. I ricercatori hanno scoperto che la** proteina SAFB **(Scaffold Attachment Factor B) regola il meccanismo **Drosha/NFIB**: nell’ippocampo i livelli di SAFB sono alti, il che garantisce che Drosha degradi NFIB in modo efficiente; nelle altre regioni cerebrali, dove c’è più bisogno di produrre oligodendrociti, i livelli di SAFB sono più bassi. ## Si possono usare le cellule staminali neurali in medicina? Scoperte come quella citata sopra sono estremamente importanti per capire come sfruttare le cellule staminali neurali a nostro vantaggio. Come per riparare i danni causati da malattie neurodegenerative o lesioni traumatiche, ad esempio. Ci sono diversi studi su come usare le [cellule staminali neurali contro la sclerosi multipla](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-sclerosi-multipla-ricerca/), alcuni dei quali molto interessanti. Per il momento, però, abbiamo ben poche certezze. In compenso, stiamo ottenendo risultati interessanti nell’uso delle staminali neurali contro le malattie intestinali. Sì, proprio intestinali. ### Staminali neurali contro la malattia di Hirschsprung Come accennato sopra, il cervello non è l’unica casa dei nostri neuroni: ne abbiamo una ricca popolazione anche nell’intestino, le cosiddette “cellule neurali enteriche”. La **m****alattia di Hirschsprung** è una patologia pediatrica grave, caratterizzata dall’**assenza di cellule nervose nel colon**. I neonati che ne soffrono fanno fatica a defecare e, sul lungo periodo, possono incontrare difficoltà nello sviluppo. Al momento, l’unico trattamento possibile è l’intervento chirurgico. Un team di ricercatori sta però cercando una via alternativa usando il trapianto di staminali neurali. Secondo lo studio “[_Enteric neural stem cell transplant restores gut motility in mice with Hirschsprung disease_](https://insight.jci.org/articles/view/179755)”, il trapianto ha stimolato la formazione di nuovi gangli nervosi nelle cavie, ripristinando così la loro motilità intestinale. ## Il problema del tracking: tracciare i movimenti delle staminali neurali C’è un problema, però, comune un po’ a tutti gli studi riguardanti il trapianto di cellule staminali: dopo l’infusione, cosa fanno esattamente le cellule staminali neurali e dove vanno? Non è detto che si muovano che vorremmo noi. Capire la loro posizione, **come si integrano** e perché alcune sopravvivono e altre no, è fondamentale per trasformare uno studio promettente in una terapia clinica standard. **Forrest Goodfellow**, ricercatore dell’University of Georgia’s Regenerative Bioscience Center, sviluppa un metodo per tracciare ed **etichettare** le cellule staminali neurali. Ne parla in uno [studio del 2016 pubblicato su “_Advanced Functional Materials_”](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28751853/). Goodfellow e i suoi colleghi sono partiti da alcune minuscole **palline d’acciaio** e da un uovo di gallina. Hanno etichettato alcune cellule staminali neurali con le palline, trapiantate poi in un embrione di gallina. Usando la **risonanza magnetica**, i ricercatori hanno monitorato le cellule staminali neurali per diversi giorni, studiando dove andavano e come si muovevano. In tutto questo, il team ha anche verificato che le sferette fossero innocue per le cellule, tracciando e mettendo a confronto cellule etichettate e non. La metodologia si è dimostrata utile, tant’è che il team l’ha usata anche per studiare gli effetti del **virus Zika** sul cervello umano. ## Il ruolo dei fattori trofici nelle terapie con staminali neurali Per quanto tutti questi studi siano utili, potremmo star guardando le cose da un punto di vista quanto meno parziale. Il successo delle terapie con cellule staminali va oltre la loro capacità di sostituire i neuroni morti, ovvero il grande sogno della [medicina rigenerativa](https://www.sorgente.com/medicina-rigenerativa-realta-o-fantascienza/). Il vero asso nella manica delle staminali neurali (e non solo) è la loro azione di “supporto”. Una volta raggiunta la sede della lesione, le** cellule staminali neurali** emettono **fattori trofici e neuroprotettivi **che: - **m****igliorano la funzione **di neuroni e precursori staminali già presenti nel tessuto danneggiato; - **r****iducono l’infiammazione** e modulano la risposta immunitaria, creando un ambiente più favorevole alla riparazione; - **s****timolano la neurogenesi**, la rigenerazione degli assoni e la ricostruzione della mielina. Caratteristiche che, se usate a dovere, potrebbero **contrastare **l’avanzare delle malattie neurodegenerative. Non per nulla, la ricerca si sta muovendo anche in quella direzione. ## Il cordone ombelicale, la fonte nascosta di neuroni Nel caso te lo stessi chiedendo, non ci sono staminali neurali nel cordone ombelicale. In compenso, il tessuto del cordone è ricco di **staminali mesenchimali**. In determinate condizioni, queste si possono** convertire in cellule neuronali**, con tutti i benefici che ne derivano. In tutto il mondo, decine e decine di ricercatori stanno studiando come sfruttare al meglio questa versatilità. L’obiettivo è trasformare un semplice scarto in una terapia salvavita. C’è un grosso problema: il **98%** dei cordoni ombelicali finiscono nella** spazzatura**, insieme al loro tesoro di staminali. Se non tolleri questo spreco, contatta Sorgente: aiutiamo i futuri genitori a [conservare il cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/conservazione-delle-cellule-staminali-famigliare-vs-donazione-pubblica/) dei loro figli, affinché quel tesoro rimanga al sicuro in vista del futuro. --- --- title: "Cos’è la spina bifida?" url: "https://www.sorgente.com/cosa-e-spina-bifida/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "La spina bifida è la malformazione congenita più nota tra gli aspiranti genitori e, probabilmente, anche quella più evitabile. Eppure, ci sono tante cose poco note a riguardo, che meritano qualche approfondimento in più. Ad esempio, quali sono le cause?" last_modified: "2025-09-30T15:02:07+00:00" --- # Cos’è la spina bifida? La spina bifida è la **malformazione congenita** più nota tra gli aspiranti genitori e, probabilmente, anche quella più evitabile. Eppure, ci sono tante cose poco note a riguardo, che meritano qualche approfondimento in più. Ad esempio, quali sono le cause? Esistono diversi tipi di spina bifida? Si può in qualche modo guarire? Nel corso dell’articolo, risponderemo a queste domande e a molte altre. L’obiettivo è darti tutte le informazioni necessarie non solo per **ridurre al minimo i rischi**, ma anche per vivere una gravidanza il più possibile serena e sana. ## Cos’è la spina bifida e qual è il ruolo del tubo neurale In passato abbiamo dedicato un intero articolo a [cos’è il tubo neurale](https://www.sorgente.com/cose-il-tubo-neurale-e-perche-e-importante/), l’elemento embrionale da cui si sviluppa l’intero **sistema nervoso centrale**. In breve, il tubo neurale è una struttura cilindrica e cava che dovrebbe **chiudersi** entro il 28o giorno di sviluppo. Se ciò non accade o accade in modo imperfetto, si verificano una serie di anomalie del sistema nervoso centrale più o meno gravi; la spina bifida è una di queste. La **spina bifida** è uno dei possibili **difetti del tubo neurale**. Si verifica quando il **tubo neurale non si chiude completamente**, ragione per cui rimane un canale aperto nella colonna vertebrale. Dato che alcune vertebre non riescono a saldarsi del tutto, la schiena si sviluppa in modo anomalo e il midollo spinale rimane in parte scoperto. In base a dove la colonna vertebrale rimane aperta, la spina bifida può essere più o meno grave. In teoria potrebbe verificarsi in qualsiasi punto della colonna, ma il più delle volte interessa le regioni lombare e sacrale. ## Tipi di spina bifida Come accennato, la spina bifida è più che altro un insieme di condizioni con un’unica causa in comune, ovvero la mancata chiusura del tubo neurale. Per questa ragione, si parla di tre tipi di spina bifida con gravità anche molto variabile: - spina bifida occulta; - meningocele; - mielomeningocele. La prima è una forma chiusa, mentre le ultime due sono forme aperte. Entriamo nel dettaglio. ### Spina bifida occulta La spina bifida **occulta** è la forma **più comune** e anche **meno grave**, per fortuna. In casi del genere, una o più vertebre si chiudono male e si forma la cosiddetta “schisi vertebrale”, ovvero una sorta di fenditura nell’arco posteriore di una o più vertebre. Ciononostante, il midollo spinale, le meningi e i nervi rimangono protetti all’interno del canale spinale; per questa ragione, si definisce la spina bifida occulta una forma “chiusa”. Dato che gli elementi del **sistema nervoso** rimangono comunque **dentro le vertebre**, la spina bifida occulta è spesso **asintomatica**. Molte persone scoprono di averla addirittura in età adulta, facendo una radiografia per tutt’altra ragione. Pur essendo quasi sempre innocua, la spina bifida occulta può comunque avere delle complicazioni. A volte il midollo spinale **si attacca **alla colonna vertebrale, il che gli impedisce di scorrere durante lo sviluppo e lo porta a **stirarsi** sempre di più. Il fenomeno si chiama “**ancoraggio midollare**” e, se non trattato nell’infanzia, può causare un deterioramento progressivo delle funzioni motorie. ### Mielomeningocele Il mielomeningocele è la forma più grave di spina bifida ed è “aperta”, ovvero coinvolge anche elementi del sistema nervoso. Nello specifico, l’apertura tra le vertebre è così estesa da** far uscire** parte del** midollo spinale**, dei **nervi** e delle** meningi**. Le persone che soffrono di mielomeningocele hanno una **sacca di liquido **in corrispondenza dell’apertura. Insieme alla pelle, questo liquido è l’unica cosa che protegge midollo, nervi e meningi dal mondo esterno. L’unico modo per ridurre i danni è intervenire subito, **appena dopo la nascita**: **chiudere** l’apertura previene ulteriori lesioni al sistema nervoso, nonché infezioni come la meningite. Purtroppo, l’intervento non può nulla contro i danni formatisi durante la gravidanza, per non parlare di quelli collegati al parto. I bambini che soffrono di mielomeningocele soffrono spesso di **debolezza** agli arti inferiori, **malformazioni,****deficit cognitivi**. La gravità dipende anche da quanto era ampia l’apertura alla nascita. ### Meningocele Il meningocele è una forma di spina bifida aperta, un po’ meno grave e comune del mielomeningocele. In questo caso, **solo ****le meningi** escono dall’apertura vertebrale, formando una piena di liquido cerebrospinale sulla schiena, sul cranio o sulle pelvi. Dato che midollo spinale e nervi rimangono al loro posto, i danni neurologici sono quasi sempre **assenti** o **molto lievi**. È comunque importante intervenire subito per rimettere le meningi al loro posto, così da ridurre il rischio di infezioni e di danni neurologici. ## Quali sono le cause della spina bifida La spina bifida ha cause **multifattoriali**, ovvero comprendono fattori genetici, ambientali e nutrizionali. - **Predisposizione genetica**. La variante C677T del gene MTHFR, legata al metabolismo dei folati, potrebbe aumentare il rischio di difetti del tubo neurale nella prole. Se ci sono stati casi di spina bifida in famiglia, è quindi molto importante parlarne con il ginecologo. - **Stile di vita**. L’assunzione di alcuni farmaci contro l’epilessia, il diabete non trattato e l’obesità paiono aumentare il rischio di spina bifida. Un’ulteriore ragione per tenere il diabete sotto controllo e, se necessario, cercare di perdere peso prima della gravidanza. - **Alimentazione**. La carenza di vitamina B9, detta anche acido folico, è la causa principale dell’insorgenza di difetti del tubo neurale, nonché la più facile da controllare tramite l’alimentazione. Ovviamente è impossibile intervenire sui fattori genetici, ma gli altri sono molto più semplici da controllare e anche più rilevanti: si calcola che la [genetica impatti solo per il 20%](https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ddrr.93) sul rischio di spina bifida. ### Perché l’acido folico è cruciale [L’acido folico è importante per tutti gli adulti](https://www.sorgente.com/a-cosa-serve-lacido-folico-negli-adulti/), ma in particolare per le donne incinte. L’assunzione di **integratori di vitamina B9 **è infatti il modo più semplice per **prevenire la spina bifida**, anche in presenza di difetti genetici o di fattori ambientali negativi. La vitamina B9 è cruciale per la divisione cellulare e per lo sviluppo del DNA. Quando manca, il tubo neurale dell’embrione non è in grado di svilupparsi in modo corretto: ecco perché c’è una forte correlazione tra livelli di B9 e rischio di spina bifida. Correlazione supportata ampiamente dai dati. Assumere integratori di acido folico **prima **e **all’inizio **della gravidanza [riduce il rischio di spina bifida dell’83%](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4526837), secondo studi condotti dagli anni ‘80 ad oggi. Questa è la dimostrazione di come la prevenzione possa fare una differenza enorme, specie se lo si inizia ad assumere almeno **3 mesi prima **del concepimento. ## Come e quando si diagnostica la spina bifida Rispetto al passato, la diagnostica prenatale ha fatto passi da gigante: oggi è piuttosto facile monitorare lo sviluppo del feto e anche individuare tracce di spina bifida. I difetti del tubo neurale sono evidenti nell’**ecografia morfologica**, quindi intorno alla 20a settimana di gestazione. Un occhio esperto può visualizzare difetti della **colonna vertebrale,** segni a livello del **cranio**, **idrocefalo **e altre complicanze. Altri test utili per diagnosticare la spina bifida sono: - **Tri-test**, che tra le altre cose misura i livelli di alfafetoproteina, che potrebbero suggerire la presenza di una forma aperta; - **Amniocentesi** per misurare anche l’acetilcolinesterasi nel liquido amniotico, per una diagnosi più precisa. La morfologica rimane il test più rilevante, però, quanto meno per le forme aperte. Per la forma chiusa, bisogna cercare segni esterni nella zona della lesione come: - **ciuff****i**** di peli** (ipertricosi); - **macchie** simili ad angiomi; - **fossette**. Inoltre, le** gambe** potrebbero essere un poco **asimmetriche**. ## Si può guarire? **Non esiste una cura **vera e propria per la spina bifida. In compenso, ci sono **trattamenti **volti a gestire le complicanze e a ridurre le conseguenze negative, specie quelle delle forme aperte. In caso di meningocele e mielomeningocele, si interviene con la **chirurgia** subito dopo la nascita (a volte addirittura prima, mentre il bambino è ancora nel grembo materno!), per chiudere l’apertura e proteggere il midollo. Alcuni bambini nascono anche con idrocefalo e malformazioni ortopediche, che però vengono corretti solo con interventi successivi. Se invece il bambino è affetto da spina bifida occulta, potrebbe essere necessario un intervento per correggere l’ancoraggio midollare. Per evitare che il midollo spinale si stiri troppo, si opera il prima possibile. In tutti questi casi, la **riabilitazione** è decisiva. Un buon **programma fisioterapico** personalizzato stimola lo sviluppo e aumenta le probabilità che il bambino diventi autonomo. ## Quanto si vive con la spina bifida Se si interviene subito e si tengono a bada le complicanze, un bambino con la spina bifida può diventare **adulto **e anche** invecchiare**. Purtroppo, non è detto che diventi anche autonomo, specie se soffre di forme gravi; molto dipende dalla presenza di eventuali **deficit neurologi**, contro i quali non si può fare niente. Almeno per il momento. I ricercatori di tutto il mondo stanno studiando come riparare i danni neurologi usando le cellule **staminali**, in particolare quelle del **cordone ombelicale**. Non abbiamo ancora una cura vera e propria, ma [casi come quello della piccola Emma](https://www.sorgente.com/la-storia-di-emma-caso-di-spina-bifida-trattato-con-le-cellule-staminali-da-sangue-cordonale/) fanno ben sperare. Se vuoi un po’ di sicurezza in più per tuo figlio, valuta la [conservazione del cordone ombelicale con Sorgente](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/conservazione-delle-cellule-staminali-famigliare-vs-donazione-pubblica/): resterà a disposizione del tuo piccolo e di eventuali familiari per 20-50 anni, pronto a qualsiasi evenienza. Contattaci per saperne di più: il consulto è **gratuito e senza impegno**. --- --- title: "Diabete e cellule staminali: abbiamo una cura?" url: "https://www.sorgente.com/diabete-e-cellule-staminali/" lang: "it" type: "post" description: "Il diabete rappresenta una delle sfide sanitarie più complesse e gravose a livello globale. Per decenni, lo standard terapeutico si è basato esclusivamente sull’insulina esogena, un trattamento salvavita che però non risolve il problema alla radice. Grazie alle cellule staminali," last_modified: "2025-12-12T10:22:09+00:00" categories: [Cellule Staminali] custom_fields: rmp_vote_count: 1 rmp_rating_val_sum: 4 rmp_avg_rating: 4 --- # Diabete e cellule staminali: abbiamo una cura? Il diabete rappresenta una delle sfide sanitarie più complesse e gravose a livello globale. Per decenni, lo **standard terapeutico** si è basato esclusivamente sull’**insulina esogena**, un trattamento salvavita che però non risolve il problema alla radice. Grazie alle **cellule staminali**, le cose stanno cambiando. Dopo anni di promettenti risultati pre-clinici e l’avvio delle prime sperimentazioni sull’uomo, quanto siamo vicini al traguardo? In questo articolo vedremo quant’è grave la situazione del diabete nel mondo, come la malattia influenza le cellule staminali e, soprattutto, come sta agendo la ricerca. ## Cos’è il diabete Gli esseri umani funzionano grazie agli zuccheri: ogni volta che mangiamo, il nostro organismo “smonta” i carboidrati in glucosio e li distribuisce alle cellule, pronti da usare per alimentare la grande macchina che è il nostro corpo. Cosa succede quando il meccanismo di distribuzione si inceppa, però? Insorge il diabete. L’**insulina **è un l’ormone che gestisce il **metabolismo degli zuccheri**. Nelle persone affette da **diabete**, le **cellule beta **delle isole di Langerhans, all’interno del **pancreas**, non producono più insulina. In mancanza di insulina, i livelli di glucosio nel sangue si alzano e causano l’iperglicemia, la caratteristica distintiva del diabete. L’eccesso di zuccheri nel sangue può causare gravi **danni all’organismo** e, se non trattato, portare perfino alla morte. Ecco perché le persone affette da diabete hanno bisogno di iniezioni regolari di insulina, da affiancare a una dieta povera di zuccheri. Esistono due forme principali di malattia: - **Diabete di Tipo ****1****.** È una **malattia autoimmune **in cui il sistema immunitario attacca e distrugge le cellule beta del pancreas che producono insulina. Le persone affette necessitano di somministrazione esterna di insulina. - **Diabete di Tipo 2.** In questa forma, l’organismo o **non produce insulina** sufficiente o, più frequentemente, **non riesce a utilizzarla** in modo efficiente (insulino-resistenza) a causa di complesse disfunzioni metaboliche. È la forma più comune e la sua prevalenza aumenta con l’età. ## Il contesto del diabete nel mondo e in Italia Il diabete è una vera e propria “**pandemia silente**”: si stima che oltre **537 milioni** di persone nel mondo convivano con il diabete; tra questi, si contano oltre **4 milioni** di morti all’anno. La cosa peggiore? Si stima che il numero di malati potrebbe raggiungere i **700 milioni** entro il 2045. In Italia, le persone con diabete sono oltre **3 milioni e mezzo** (solo contando i casi diagnosticati), pari a una prevalenza di circa il **5,9%** della popolazione (dati Istat 2020). L’incidenza è aumentata notevolmente, con una crescita del **60%** tra il 2000 e il 2019 (la prevalenza è passata dal 3,8% al 5,8%). Come visto sopra, esistono due tipi di diabete. In Italia, si stima che la gran parte dei casi siano del Tipo 2; le persone affette da diabete di Tipo 1 sarebbero solo 300 mila, quindi meno di un decimo del totale. Anche l’età è un fattore rilevante: la prevalenza aumenta drasticamente con l’età, raggiungendo il 21% tra gli ultra 75enni. ### Le problematiche sociali e sanitarie Il diabete è un problema di salute pubblica, oltre che di salute individuale. La malattia provoca un alto tasso di **mortalità**, come visto, e incide sulla qualità della vita: sul lungo periodo, provoca **complicazioni cliniche** anche gravi, come danni permanenti a reni e cuore. Tutte queste complicazioni hanno un **costo sanitario** estremamente elevato, in Italia e nel mondo. Già nel 2010, si stimavano **376 miliardi di dollari** spesi a livello globale per il trattamento, la prevenzione e la gestione delle complicazioni del diabete. Con la crescita esponenziale dei casi, queste spese non potranno che aumentare. ## Come il diabete influenza le cellule staminali In che modo tutto questo discorso si lega alle cellule staminali? Un primo indizio arriva da come il diabete influenza il funzionamento delle nostre stesse cellule staminali, quelle che dovrebbero garantire la produzione costante di cellule sane. Secondo uno [studio realizzato da ricercatori dell’Università di Oxford](https://doi.org/10.1161/CIRCULATIONAHA.120.046464), livelli troppo alti di** glucosio** nel sangue possono “**riprogrammare**” l’azione delle **cellule staminali** e aumentare tutta una serie di rischi, tra cui quello di aterosclerosi Quello che è a tutti gli effetti una caratteristica distintiva del diabete, ossia la glicemia alta, può indurre una forma di “**immunità allenata”** nelle cellule staminali del midollo osseo. Le staminali subiscono una **riprogrammazione epigenetica** e metabolica, che attiva in modo stabile geni infiammatori. Finiscono così per differenziarsi in globuli bianchi denominati macrofagi, con un fenotipo pro-infiammatorio. Tutto il processo provoca un’**infiammazione cronica**, che provoca a propria volta una produzione accelerata di placche aterosclerotiche. Placche che aumentano il rischio di tutta una serie di condizioni e patologie, tra cui la succitata aterosclerosi e l’infarto. ### Il “paradosso” del diabete L’influenza dei livelli di glucosio spiega un apparente paradosso del diabete: perché i diabetici corrono sempre** rischi maggiori** d’infarto, anche quando i livelli di** glucosio **nel sangue vengono riportati **sotto controllo**? Secondo lo studio succitato, i macrofagi delle cavie diabetiche hanno mantenuto le caratteristiche pro-infiammatorie anche in condizioni di glucosio normale. Trapiantando le cellule staminali diabetiche in cavie sane, le placche aterosclerotiche sono addirittura raddoppiate. Il fenomeno si chiama “**memoria metabolica**” e, purtroppo, spiega perché non basta ridurre il glucosio nel sangue per annullare certi rischi. I ricercatori hanno identificato un fattore di trascrizione alla base dela riprogrammazione infiammatoria del genoma, il Runt-related transcription factor 1 (**Runx1**). Interrogando i macrofagi estratti dalle placche aterosclerotiche umane di pazienti con diabete di tipo 2, hanno riscontrato un arricchimento sempre per i target di Runx1. Ciò significa che il fattore di trascrizione potrebbe essere determinante anche **negli esseri umani** e potrebbe essere un problema. Secondo gli autori dello studio, è probabile che molte persone diabetiche stiano ricevendo trattamenti inadeguati sul fronte delle patologie cardiocircolatorie. Bisognerebbe cambiare paradigma, invece, puntando su** terapie** che interrompano la **memoria infiammatoria**. ## Le staminali possono curare il diabete? A questo punto sorge spontanea una domanda: non possiamo limitarci a “sostituire” le cellule malate con cellule sane, magari usando le cellule staminali? La soluzione non è così semplice, purtroppo. Lorenzo Piemonti, direttore del _Diabetes Research Institute_ dell’Ospedale San Raffaele di Milano e dello _Human Islet Transplantation Programme_ (uno dei pionieri del trapianto di isole pancreatiche e di staminali), spiega la cosa molto bene: > “Oggi nessuno ha ancora dimostrato che le cellule staminali siano in grado di guarire il diabete negli essere umani (ma solo in studi preclinici). Ma siamo in una fase in cui abbiamo visto che le cellule beta derivate da staminali, sopravvivono nell’organismo e producono insulina”. Quindi sulla carta sì, dovrebbe essere possibile, ma bisogna** trovare un modo **per farlo e dimostrarlo. Anzi, potendo sarebbe la soluzione in assoluto migliore. > “Se potessi avere le cellule beta invece di qualsiasi terapia sarebbe la soluzione migliore, perché svolgono il loro mestiere di produrre insulina in maniera perfetta. Perciò lavoriamo sui sistemi che vanno o a** preservare le cellule beta **ancora funzionanti, o su approcci di **sostituzione**, per esempio con le cellule staminali, uno di quelli su cui stiamo lavorando di più. Noi in collaborazione con l’University Hospital of Vrije Universiteit Brussel (VUB), siamo stati il primo gruppo in Europa a impiantare cellule staminali pluripotenti per la terapia del diabete di tipo 1”. Ciò spiega perché molte ricerche in ambito di medicina rigenerativa vadano in quella direzione: uno degli obiettivi principali è usare le staminali per r**igenerare le cellule beta**, ripristinando le funzionalità del pancreas. I progressi sono stati tanti negli anni ma, come vedremo, il problema è meno banale di quanto potrebbe sembrare. In molti casi, le cellule beta prodotte dalle staminali sono risultate** immature**, con una secrezione di insulina **scarsamente regolata**. Altrove, sono stati riscontrati problemi di rigetto da parte del sistema immunitario dell’ospite. ## Le terapie a base di staminali più promettenti Per comprendere quali sono le difficoltà nella ricerca contro il diabete, facciamo una panoramica sugli studi più promettenti degli ultimi anni. - [Isole pancreatiche prodotte in vitro](https://www.sorgente.com/isole-pancreatiche-in-vitro/)[![Isole pancreatiche prodotte in vitro](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2025/01/Diabete-scaled-2-150x150.jpg)](https://www.sorgente.com/isole-pancreatiche-in-vitro/) - [Cellule progenitrici pancreatiche incapsulate](https://www.sorgente.com/cellule-progenitrici-pancreatiche-incapsulate/)[![Cellule progenitrici pancreatiche incapsulate](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2025/01/cellule-staminali-2-150x150.jpg)](https://www.sorgente.com/cellule-progenitrici-pancreatiche-incapsulate/) - [Zimislecel, la nuova terapia contro il diabete](https://www.sorgente.com/zimislecel/)[![Zimislecel, la nuova terapia contro il diabete](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2025/01/20944859-scaled-1-150x150.jpg)](https://www.sorgente.com/zimislecel/) ## In attesa del futuro La prospettiva di una cura definitiva per il diabete è dunque sempre più vicina, anche grazie alle cellule staminali. In quest’ottica, è ormai fondamentale prendere quanto meno in considerazione la conservazione delle **cellule staminali del cordone ombelicale**. Queste cellule, che si possono raccogliere _solo_ alla nascita, rappresentano un patrimonio biologico unico in vista del futuro. Per trasformare questa risorsa potenziale in una scelta concreta, rivolgiti a **Sorgente**: ti forniremo tutte le informazioni di cui hai bisogno senza impegno. --- --- title: "Isole pancreatiche prodotte in vitro" url: "https://www.sorgente.com/isole-pancreatiche-in-vitro/" lang: "it" type: "post" description: "Attualmente, possiamo ripristinare la secrezione di insulina trapiantando cellule beta isolate dal pancreas di un donatore di organi. Tuttavia, il trattamento è poco diffuso per due ragioni: scarsità di donatori (e sono necessarie cellule di almeno due donatori per curare" last_modified: "2025-09-19T12:26:04+00:00" categories: [Cellule Staminali] tags: [diabete] --- # Isole pancreatiche prodotte in vitro Attualmente, possiamo ripristinare la secrezione di insulina **trapiantando cellule beta isolate** dal pancreas di un donatore di organi. Tuttavia, il trattamento è poco diffuso per due ragioni: - **scarsità **di donatori (e sono necessarie cellule di almeno due donatori per curare un singolo paziente); - necessità di ricorrere a **farmaci immunosoppressori **per tutta la vita. La ricerca guidata dal **Prof. Otonkoski** mira a risolvere almeno il primo di questi problemi e ha segnato una svolta nella lotta contro il diabete. Il suo lavoro è, in un certo senso, **la base** su cui sorgono molte delle altre ricerche in questo ambito. Il suo team ha infatti usato le** cellule staminali** per sviluppare cellule che simulano le **isole pancreatiche**, sia in termini di struttura che di funzione. In un primo momento, i ricercatori si sono limitati alle colture cellulari; i risultati sono stati immediatamente positivi. Come ha riportato **Väinö Lithovius**, membro del gruppo di ricerca: > “la secrezione di insulina è stata regolata come al solito nelle cellule e le cellule hanno risposto ai cambiamenti del livello di glucosio con un’efficacia **superiore** a quella delle isole pancreatiche isolate da donatori di organi” utilizzate come controlli. Constati gli effetti positivi in vitro, i ricercatori hanno convalidato l’efficacia delle cellule beta derivate da staminali (SC-islets) anche in studi su modelli animali. Come racconta la ricercatrice Jonna Saarimäki-Vire, responsabile del trapianto cellulare, le cellule beta trapiantate hanno mostrato subito effetti importanti: i livelli di glucosio nel sangue delle cavie sono passati da 8-10 millimolari a circa **4-5 millimolari**, dimezzandosi. Nonostante i risultati estremamente buoni del primo studio, questi non sono stati sufficienti per la sperimentazione umana. Sono infatti emersi **difetti** nella **regolazione metabolica**, come difetti nel metabolismo del piruvato che avrebbero potuto provocare anomalie neurologiche. Indagini successive di _follow-up_ hanno chiarito che l’**ambiente biologico** dopo il trapianto (_l’ambiente in vivo_) è **essenziale** per completare la maturazione delle SC-islets e, soprattutto, per limitare i problemi di cui sopra. Una volta impiantate nei modelli animali, le cellule manifestano una **maturazione metabolica robusta e prolungata**. Ciò significa che l’impianto cellulare è fondamentale non solo per ottenere fisicamente le cellule, ma anche per “incubarle” e per farle sviluppare in modo corretto, facendole assomigliare molto di più alle isole pancreatiche umane. --- --- title: "Il seno e le sue modificazioni, durante la gravidanza e dopo" url: "https://www.sorgente.com/il-seno-e-le-sue-modificazioni-durante-la-gravidanza-e-dopo/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Dopo la pancia, il seno è la parte del corpo che attraversa i cambiamenti più evidenti in gravidanza. Non solo diventa più grande, ma subisce modificazioni radicali a livello di struttura e sensibilità. Lo scopo di tutto questo è uno:" last_modified: "2025-09-12T15:08:13+00:00" --- # Il seno e le sue modificazioni, durante la gravidanza e dopo Dopo la pancia, il **seno** è la parte del corpo che attraversa i **cambiamenti** più evidenti in **gravidanza**. Non solo diventa più grande, ma subisce modificazioni radicali a livello di struttura e sensibilità. Lo scopo di tutto questo è uno: prepararsi all’allattamento, il suo ruolo principale dopo il parto. Cosa puoi aspettarti esattamente? Quando iniziano i cambiamenti e quali sono quelli **più comuni**? Scopriamo insieme tutte le trasformazioni del seno in gravidanza, dalle prime settimane di gestazione fino al post-parto, e come affrontare al meglio ogni fase. ## I primi segnali: il seno come sintomo di gravidanza I cambiamenti al seno sono tra i [primissimi sintomi di una](https://www.sorgente.com/quali-sono-i-sintomi-della-gravidanza-nelle-prime-settimane/)[ gravidanza in corso](https://www.sorgente.com/quali-sono-i-sintomi-della-gravidanza-nelle-prime-settimane/); una buona fetta di donne li nota ancora prima del ritardo nel ciclo mestruale, anche se potrebbero scambiarli per i comuni sintomi premestruali. Confusione più che giustificabile, dato che le cause sono le stesse. Perché molte donne sentono il** seno gonfio e pesante**, subito prima delle mestruazioni? Per la stessa ragione per cui avviene nelle prime settimane di gravidanza: a causa di un aumento dell’ormone **progesterone**. A causa degli ormoni, il tessuto ghiandolare e adiposo inizia a cambiare in vista dell’allattamento. I capezzoli diventano **più sensibili e morbidi**. Le dimensioni aumentano quasi subito; a fine gravidanza, gran parte delle donne è aumentata di **una taglia e mezzo** di reggiseno. Tutti questi cambiamenti potrebbero provocare anche qualche fastidio, purtroppo. ### Quando iniziano i fastidi a capezzoli e seno? Se si parla di fastidi tipici, il dolore e la maggiore sensibilità ai capezzoli sono tra i sintomi più comuni a inizio gravidanza; a volte, possono manifestarsi addirittura nei primi giorni dopo il concepimento, quando la donna non è nemmeno consapevole di essere incinta. Proprio come durante la sindrome premestruale, l’aumento dei livelli di progesterone rende i capezzoli più sensibili al tatto a causa di un **maggiore afflusso di sangue**. Spesso basta toccarli appena per sentire dolore; a volte non serve nemmeno toccarli, ma basta la frizione con i vestiti per provocare un dolore costante. Per fortuna, la sensibilità estrema dei capezzoli **inizia e finisce** nelle **prime settimane di gestazione**: man mano che l’organismo si abitua ai cambiamenti ormonali, il fastidio si attenua fino a scomparire del tutto o quasi. ### Come distinguere il seno da gravidanza da quello da SPM? Come già detto, i fastidi al seno da gravidanza assomigliano fin troppo a quelli causati dalla sindrome premestruale. Anche per questo motivo, è facile **scambiare gli uni per gli altri** e viceversa. Tuttavia, i fastidi al seno causati dalla gravidanza possono presentare alcune differenze chiave. Rispetto al seno da SPM, spesso il seno da gravidanza ha: - capezzoli dalle areole **più scure e grandi**; - **vene **molto evidenti, a causa del maggiore volume di sangue; - **sensibilità** estremamente marcata; - **protuberanze **intorno ai capezzoli, chiamate tubercoli di Montgomery. Non è detto, però, che i sintomi si presentino tutti o in maniera sufficientemente evidente. Anzi, capitano [gravidanze senza sintomi](https://www.sorgente.com/ci-puo-essere-una-gravidanza-senza-sintomi/) dall’inizio alla fine, se non l’assenza di mestruazioni. In questi casi, diventa impossibile distinguere l’inizio di una gravidanza dalla SPM. ## Come cambia il seno mese per mese In gravidanza, il seno (e il corpo in generale) cambia di settimana in settimana. Concentriamoci sui principali cambiamenti del seno. ### Primo trimestre Il primo trimestre può essere quello più traumatico, sul fronte dei cambiamenti: gli **sbalzi ormonali** modificano non solo la circolazione sanguigna, ma anche il modo in cui percepiamo i sapori e la sensibilità della pelle. È qui che il seno inizia a gonfiarsi, di solito. - **Aumento d****i**** volume**. Il seno inizia a crescere fin **dalla seconda settimana **di gestazione, anche se l’entità del fenomeno cambia da donna a donna. In alcuni casi, il seno rimane quasi identico fino al terzo trimestre, per “esplodere” nelle ultime settimane. In altri casi, bisogna cambiare i reggiseni fin da subito. - **Cambiamenti nei capezzoli**. I capezzoli tendono a diventare **più grandi, scuri e sensibili**. Anche l’areola può diventare più scura e aumentare di dimensioni; la causa sta sia nell’aumento dell’afflusso di sangue sia nell’aumento dei livelli di progesterone ed estrogeni. - Comparsa dei** tubercoli di Montgomery**. Sull’areola compaiono dei piccoli rigonfiamenti o bollicine bianche chiamate “tubercoli di Montgomery”. Si tratta di **ghiandole sebacee** che producono una secrezione idratante, per proteggere e lubrificare i capezzoli durante l’allattamento. - **Vene in evidenza**. A causa dell’aumento della circolazione sanguigna, le vene del seno possono diventare più visibili. - **[Prurito al seno](https://www.sorgente.com/perche-prurito-gravidanza/)**. L’aumento improvviso del seno e il maggiore afflusso di sangue stirano la pelle, rendendola più sensibile e provocando un fastidioso prurito. ### Secondo trimestre Nel secondo trimestre, le cose vanno quasi sempre un po’ meglio: il corpo **si è abituato **ai cambiamenti ormonali e il grosso dei cambiamenti è già avvenuto. In ogni caso, il seno continua a crescere e a modificarsi, anche se in modo meno repentino. Alcune delle modifiche viste sopra, i capezzoli scuri e i tubercoli di Montgomery, diventano ancora **più accentuate**. Il cambiamento più rilevante è la **perdita di colostro** dai capezzoli, ovvero il primo latte. Non capita a tutte le donne, ma è piuttosto frequente ed è causato della comparsa di nuovi dotti e alveoli. Il colostro può avere una consistenza densa, un po’ appiccicosa, e un colore che varia **dal trasparente al giallastro**. Se vedi del colostro secco sui capezzoli, rimuovilo tamponandolo delicatamente con un po’ di acqua tiepida. ### Terzo trimestre Il terzo trimestre è il culmine della preparazione al parto e a ciò che viene dopo. A causa dell’aumento del volume e della circolazione sanguigna, il seno può diventare **pesante e persino dolorante**, specie nelle ultime settimane. Potresti avvertire anche delle** fitte**, dovute all’espansione dei dotti lattiferi. Sempre a causa dell’espansione dei dotti lattiferi, potresti notare un aumento nella produzione di colostro. ## Cosa sono le bolle sul capezzolo? Se noti piccole bolle bianche o giallastre sul capezzolo, ci sono diverse possibilità. - **T****ubercoli di Montgomery**, le succitate ghiandole che lubrificano il seno. Sono del tutto innocui e, anzi, aiutano nell’allattamento. - **Perle di latte**, ovvero bollicine bianche causate dall’**ostruzione dei dotti lattiferi**. Si possono verificare a fine gravidanza, ma sono comuni soprattutto durante l’allattamento. Al contrario dei tubercoli, le perle di latte sono piuttosto fastidiose. Per eliminarle, è meglio chiedere consiglio al proprio medico. - **Vescicole** causate dalla **suzione** del bambino, se stai già allattando. In quel caso, la cosa migliore è chiedere consiglio a una ostetrica per correggere l’attaccamento al seno. ## Alleviare il fastidio al seno durante la gravidanza Sapere che i fastidi al seno sono normali non li rende meno fastidiosi. Per fortuna, esistono diverse strategie per gestirli e ridurne l’intensità, il tutto in maniera 100% naturale. Vediamo come. ### Cambia biancheria intima Il più delle volte, basta fornire al seno il giusto** supporto** e **minimizzare lo sfregamento** per ottenere un po’ sollievo. Ecco perché è fondamentale cambiare reggiseno fin dall’inizio della gestazione. I reggiseni da gravidanza sono progettati per sostenere il seno senza comprimerlo, grazie a** coppe sagomate ma morbide**. Punta su modelli **senza ferretti** e **senza cuciture**, realizzati in tessuti naturali e traspiranti come il** cotone**: ridurranno il rischio di irritazioni. Il bello dei reggiseni premaman è che sono abbastanza comodi da poterli tenere** anche di notte**, specie quelli con le spalline larghe e sagomate. In questo modo il seno ha un supporto continuo ed è protetto dai cambi di posizione. Camicie e top dovrebbero seguire lo stesso principio dei reggiseni: poche cuciture, tessuti naturali, design comodo. Evita i vestiti stretti e costrittivi, come abiti bodycon o corpetti. Piuttosto, orientati su** bluse morbide** o **abiti in maglina**, che aderiscono al corpo senza farvi pressione. ### Idratati dentro e fuori L’idratazione gioca un ruolo cruciale nel contrastare i fastidi al seno. Bere tanto aiuta a **ridurre** la **ritenzione idrica**, che contribuisce al gonfiore e al senso di pesantezza. Inoltre, mantiene la pelle elastica e riduce sia la tensione sia il prurito. Oltre che bere tanto, ricordati di evitare (o almeno ridurre!) tutti questi cibi che favoriscono l’accumulo di liquidi: sale, grassi, bevande zuccherate e caffeina. Non solo fanno male alla salute, ma peggiorano il senso di gonfiore al seno. Per completare il tutto, ricorda di mantenere la pelle idratata con [**oli ****da massaggio ****naturali**](https://www.sorgente.com/migliori-oli-massaggio-gravidanza/). Occhio a non esagerare con i massaggi, però: potrebbero stimolare la montata lattea e peggiorare il fastidio al seno. ### Fai impacchi al seno Gli impacchi** tiepidi o freddi** alleviano eventuali infiammazioni e riducono il gonfiore, dando immediato sollievo. ## Come cambia il seno dopo il parto La montata lattea inizia a pieno regime solo **2-4 giorni dopo il parto**; se hai partorito con cesareo, potrebbe servire più tempo. In questa fase, il seno diventa ancora pesante a causa dell’aumento di sangue in circolo e del latte. Qualche volta, tutta questa pienezza provoca fastidio o addirittura dolore, ma dovrebbe svanire in pochi giorni. Il seno rimane pesante per circa** 3 mesi**, dopodiché inizia ad alleggerirsi e diventa anche più piccolo. Non stai producendo meno latte, ma perdendo parte del **tessuto adiposo** del seno. Entro i **15 mesi** del bambino, il seno dovrebbe essere tornato alle **dimensioni di prima** della gravidanza. Qualche volta, diventa addirittura un poco più piccolo. Non temere, però: finito di allattare, il seno dovrebbe **recuperare tessuto adiposo** e tornare alla misura precedente. ## Sorgente: un modo per alleviare l’ansia Sorgente non può fare niente per il tuo seno in gravidanza. Può invece aiutarti a vincere qualcuna delle tante ansie tipiche di una futura mamma: “mio figlio starà bene?”. Ecco, noi abbiamo una possibile risposta. Non possiamo evitare che capiti qualcosa di sgradevole, ma possiamo darti **uno strumento **per affrontare ciò che il futuro porterà: le **staminali del cordone ombelicale**. Questo **tesoro **inestimabile aiuta a trattare [oltre 80 malattie](https://www.sorgente.com/impieghi/i-progressi-della-ricerca/), tra tumori e disturbi autoimmuni; stanno perfino studiando come usarle contro l’Alzheimer! Peccato che vada quasi sempre perso, buttato nella spazzatura. Sorgente ti consente di [conservare il cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/conservazione-delle-cellule-staminali-famigliare-vs-donazione-pubblica/) di tuo figlio, affinché abbia la sua piccola assicurazione messa da parte. Contattaci per saperne di più, **senza impegno** e in modo del tutto gratuito. --- --- title: "Cellule progenitrici pancreatiche incapsulate" url: "https://www.sorgente.com/cellule-progenitrici-pancreatiche-incapsulate/" lang: "it" type: "post" description: "Un momento storico si è verificato quando, per la prima volta, è stata dimostrata la secrezione di insulina da cellule trapiantate in pazienti con diabete di Tipo 1 (DT1). Questo risultato è emerso dai risultati intermedi di uno studio clinico" last_modified: "2025-09-19T12:34:29+00:00" categories: [Cellule Staminali] tags: [diabete] --- # Cellule progenitrici pancreatiche incapsulate Un momento storico si è verificato quando, per la prima volta, è stata dimostrata la secrezione di insulina da cellule trapiantate in pazienti con diabete di Tipo 1 (DT1). Questo risultato è emerso dai risultati intermedi di uno studio clinico di fase I/II, noto come **VC02-101 (NCT03163511)**, condotto da un consorzio internazionale in collaborazione con ViaCyte. Lo studio si basava sull’impianto sottocutaneo del prodotto **PEC-Direct** (noto anche come VC-02), costituito da cellule progenitrici pancreatiche collocate in dispositivi di macroincapsulazione. Al contrario delle capsule tradizionali, queste erano “**aperte**” per consentire la **vascolarizzazione** diretta delle cellule pancreatiche a loro interno. Da una parte, maggiore vascolarizzazione significa anche migliore attecchimento e maturazione delle cellule. Dall’altra, però, la macroincapsulazione aperta rendeva necessario un regime di **trattamento immunosoppressivo sistemico**, con tutti gli effetti collaterali connessi. ## I benefici Dopo i primi successi, sono seguiti degli studi di follow-up su un numero maggiore di pazienti. I risultati non hanno fatto che alimentare l’ottimismo dei ricercatori mostrando: - **Funzionalità confermata.** Le cellule impiantate producevano C-peptide, un biomarcatore per l’insulina endogena. In più, la sua produzione era **sensibile al glucosio** e rispondeva ai pasti. - **Miglioramento ****g****licemico.** I pazienti hanno mostrato un **miglioramento del controllo glicemico**, evidenziato dall’aumento del Tempo nel Range Glicemico (TIR) e una riduzione dell’Emoglobina Glicata (HbA1c). - **Riduzione del ****f****abbisogno ****e****sogeno.** Nei pazienti che hanno risposto meglio alla terapia, il fabbisogno di iniezioni di insulina è calato del** 70% o più**. Nonostante questi successi, rimaneva un grosso problema: la **necessità di immunosoppressione**. ## I tentativi senza immunosoppressione Per risolvere il problema dell’immunosoppressione, la ricerca si è focalizzata sulla strategia di **incapsulamento** totale per proteggere le cellule dal sistema immunitario. L’evoluzione di questa strategia ha portato al prodotto **VX-264**, progettato per l’impianto chirurgico delle cellule insulino-produttrici all’interno di un **dispositivo protettivo incapsulato** (modalità _non_ immune-protettiva). L’intento era isolare le cellule e quindi eliminare la necessità di agenti immunosoppressivi. I risultati di questo studio di Fase I/II, tuttavia, non sono stati all’altezza delle aspettative: Il dispositivo e la terapia sono risultati **generalmente sicuri e ben tollerati**. Tuttavia, questa variante si è dimostrata nettamente meno efficace: le cellule incapsulate hanno prodotto un livello insufficiente di insulina. Ciò significa che le cellule non riuscivano a ottenere abbastanza nutrimento per funzionare correttamente. Per tali motivi, lo studio su **VX-264** è stato interrotto. --- --- title: "I progressi delle cellule staminali contro la SLA" url: "https://www.sorgente.com/cellule-staminali-contro-sla/" lang: "it" type: "post" description: "La Sclerosi Laterale Amiotrofica, o SLA, è una malattia neurodegenerativa progressiva. Per anni, la sua diagnosi ha rappresentato una condanna a morte, senza speranza di guarigione. Grazie alla ricerca, le cose stanno cambiando. In particolare grazie alla ricerca sulle cellule" last_modified: "2025-09-03T15:52:57+00:00" categories: [Cellule Staminali] custom_fields: rmp_vote_count: 4 rmp_rating_val_sum: 19 rmp_avg_rating: 4.8 --- # I progressi delle cellule staminali contro la SLA La Sclerosi Laterale Amiotrofica, o SLA, è una malattia **neurodegenerativa progressiva**. Per anni, la sua diagnosi ha rappresentato una condanna a morte, senza speranza di guarigione. Grazie alla ricerca, le cose stanno cambiando. In particolare grazie alla ricerca sulle **cellule staminali**, che si stanno rivelando utili anche contro la SLA. ## Che cos’è la SLA? Al contrario della sclerosi multipla, la sclerosi laterale amiotrofica non è una malattia autoimmune, anche se potrebbe avere una componente immunitaria attualmente oggetto di studio. La SLA è una malattia neurodegenerativa che colpisce i **motoneuroni**, ovvero le **cellule nervose** che controllano i movimenti muscolari volontari. Man mano che il tempo passa, i motoneuroni si indeboliscono e muoiono. Senza i motoneuroni, il cervello perde la capacità di **avviare e controllare** i movimenti muscolari, il che porta a una progressiva **paralisi**. ### Sintomi I sintomi della SLA dipendono dal tipo di motoneuroni colpiti. - Quando la malattia colpisce il 1º e il 2º motoneurone (**SLA ad esordio spinale**), si manifesta con: fascicolazioni (piccoli tremori muscolari involontari), debolezza muscolare, atrofia. - Quando invece colpisce le cellule del bulbo encefalico (**SLA ad esordio bulbare**) i sintomi comprendono difficoltà a parlare, a deglutire e, nelle fasi avanzate, a respirare. Il decorso della SLA può essere rapido o più lento. In media, l’aspettativa di vita è di massimo** 5 anni** dalla diagnosi. Il 20% dei pazienti vive però più di 5 anni e il 10% supera i 10 anni di prognosi. ### Cause È probabile che la SLA abbia cause** sia genetiche sia ambientali**, non tutte note. In circa il 10% dei casi, c’è una predisposizione genetica e le mutazioni sono state ereditate dai genitori; nel restante 90% dei casi, la SLA è “sporadica”, ovvero causata da fattori ambientali che innescano la degenerazione dei motoneuroni. ## Si possono usare le cellule staminali contro la SLA? Come in molti altri della ricerca medica, le cellule staminali stanno dando un grosso aiuto anche nello sviluppo di trattamenti per la SLA. Al momento, gli scienziati stanno seguendo diversi approcci. - **Cellule ****s****taminali ****n****eurali**, che potrebbero **proteggere i motoneuroni sani **e rallentare la progressione della malattia. - **Cellule ****s****taminali ****m****esenchimali**, che producono **fattori neurotrofici** (sostanze che nutrono e proteggono i neuroni) e creano un ambiente più sano nel midollo spinale. - **Cellule staminali ematopoietiche**, in grado di **modulare l’infiammazione** e fornire un ambiente di supporto ai motoneuroni, aiutandoli a sopravvivere più a lungo. - **Cellule T ****r****egolatorie (Tregs)**, ottenute dalla differenziazione di staminali ematopoietiche e dal sangue del cordone ombelicale. Le infusioni di queste cellule immunitarie (di cui il cordone ombelicale è ricco) possono** rallentare il decorso **della malattia. ### Cellule staminali neurali Una ricerca del Centro Dino Ferrari, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e altri enti, offre nuovi spunti di riflessione nel trattamento della SLA mediante staminali neurali. I ricercatori sono partiti da cellule staminali pluripotenti indotte umane; dopodiché hanno infuso le **staminali neurali **in un modello animali di SLA. Le cellule si sono integrate nel **midollo spinale**, portando a un notevole** miglioramento **della malattia. Interessanti anche i risultati ottenuti dalla neurologa Letizia Mazzini, responsabile del Centro regionale Sclerosi laterale amiotrofica di Novara. La dottoressa ha effettuato il primo trapianto al mondo di cellule staminali cerebrali su un paziente affetto da SLA, dopo dieci anni di ricerca. Anche in questo caso, i medici hanno trapiantato le staminali neurali nel midollo dei pazienti. Questa volta, però, i pazienti erano umani e le cellule neuronali erano state ottenute da un feto deceduto per cause naturali. In ambedue le ricerche, l’obiettivo era proteggere i motoneuroni sani e rallentare la malattia prima che raggiungesse la muscolatura respiratoria. Il metodo è risultato sicuro per i pazienti e, in alcuni casi, ha portato a un **miglioramento** delle loro condizioni, anche se **limitato nel tempo**. ### Cellule mesenchimali Le [cellule staminali mesenchimali](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-mesenchimali-cosa-sono/) hanno proprietà** immunomodulanti e neuroprotettive**; inoltre, è possibile forzarle a differenziarsi in **cellule neurali**, in specifiche condizioni. Tutto questo le rende uno strumento promettente nella lotta contro la sclerosi laterale amiotrofica. Nel mondo, sono in corso diverse ricerche che prevedono l’infusione di cellule staminali mesenchimali, alcune delle quali hanno avuto buoni risultati e altre che si sono rivelate deludenti. Nello specifico, l’azienda Brainstorm aveva fatto ben sperare con il suo trattamento NurOwn, che sfrutta le cellule staminali per produrre fattori neurotrofici. Lo studio prevedevano tre somministrazioni intratecali ogni due mesi. Purtroppo, la fase III dello studio non ha raggiunto i risultati sperati, benché ci sia stato qualche miglioramento nei soggetti meno gravi. Notizie migliori dalla **Mayo Clinic di Rochester**, dove i ricercatori hanno valutato la sicurezza e la tollerabilità delle MSC derivate dal tessuto adiposo iniettate per via intratecale; la [fase II dello studio](https://www.neurology.org/doi/abs/10.1212/WNL.0000000000204894) ha dato buoni risultati. ### Cellule ematopoietiche Le cellule staminali ematopoietiche, sebbene tradizionalmente usate per malattie ematologiche, creano interesse per la loro capacità di **modulare il sistema immunitario** e favorire la riparazione dei tessuti. Le loro applicazioni nella SLA, quindi, si concentrano principalmente sulla modulazione della risposta infiammatoria. Al momento, ci sono circa **20 trial attivi**, 17 dei quali sono registrati sul portale del National Institute of Health del Governo USA: 4 osservazionali e 13 di tipo interventistico, di fase 1, 2 o 3, con diversi approcci scientifici e diversi tipi di cellule studiate. Alcuni ricercatori dell’Università del Sud della Florida hanno testato il **tra****pianto di midollo osseo** su topi affetti dalla malattia. Le cellule staminali trapiantate hanno stimolato la [rigenerazione della barriera del midollo spinale](https://www.nature.com/articles/s41598-019-41747-4). A quattro settimane dal trapianto, i topi mostravano condizioni di salute **migliori **e un** aumento della sopravvivenza **dei neuroni motori. I risultati erano particolarmente evidenti nelle cavie che avevano ricevuto dosi maggiori. In Italia, invece, si sono ottenuti risultati interessanti dal protocollo di sperimentazione **Cy-HSCTALS002**: - somministrazione endovenosa di Ciclofosfamide; - Granulocyte Colony-Stimulating factor (G-CSF); - chemioterapia; - re-infusione di cellule staminali ematopoietiche autologhe. È ancora in corso lo studio [STEMALS](https://clinicaltrials.gov/study/NCT06344260), coordinato dal CRESLA di Torino, che si basa sull’uso di Filgrastim, un potente “mobilizzatore” di cellule staminali ematopoietiche, per via endovenosa. ### Infusioni di Tregs Le Tregs sono **cellule immunitarie** con importanti funzioni **neuroprotettive** e, secondo alcuni studi, il loro malfunzionamento potrebbe causare almeno parte dei sintomi della SLA. In tal proposito, è particolarmente interessante uno studio condotto da un team dell’Houston Methodist Hospital, pubblicata online su “Neurology, Neuroimmunology, and Neuroinflammation”. Lo studio mostra che, mentre le Tregs non funzionavano correttamente nell’organismo dei pazienti con SLA, **tornavano normali **una volta fuori dal corpo. Ciò significa che il problema non era intrinseco nelle cellule immunitarie, ma nell’ambiente circostante. Secondo i ricercatori, la causa del fenomeno potrebbe trovarsi nell’attivazione di alcune **cellule mieloidi pro-infiammatorie**, che causerebbero una perdita di numero e di funzione delle Tregs. Cosa succede, quindi, se si aumenta il numero di queste cellule immunitarie neuroprotettive? Per scoprirlo, gli autori dello studio hanno lavorato in collaborazione con il programma di trapianto di cellule staminali e terapia cellulare dell’M.D. Anderson Cancer Center di Houston. I pazienti coinvolti nello studio sono stati sottoposti a leucaferesi: dopo aver prelevato loro il sangue, i medici hanno separato i globuli bianchi dai globuli rossi; dopodiché, hanno rinfuso i globuli rossi nei pazienti. Fatto questo, hanno separato le Tregs dai globuli bianchi, per farle moltiplicare e rinfonderle nei pazienti. Ogni paziente ha ricevuto **otto infusioni di Tregs** durante lo studio. Le prime quattro infusioni venivano somministrate ogni due settimane e le ultime quattro una volta al mese. L’obiettivo primario era determinare se fosse sicuro aumentare i livelli di Tregs del **30-40%** rispetto ai livelli normali. La progressione della loro SLA ha **rallentato drammaticamente**, mentre ricevevano le infusioni. Dopo il completamento del secondo ciclo di infusioni, invece, la progressione è ripresa in poche settimane o mesi. Rimangono risultati promettenti, benché richiedano ulteriori ricerche. ## Come le cellule staminali del cordone ombelicale possono contribuire In tutto questo, cosa c’entrano le cellule del cordone ombelicale? Ebbene, il **sangue del cordone ombelicale** è un’ottima fonte di **cellule staminali** e di** cellule immunitarie**, comprese le Tregs. Conservare sangue e tessuti del cordone ombelicale significa quindi conservare un tesoro, quanto meno in termini medici. Ora come ora, le staminali del cordone non possono curare la SLA, ma offrono comunque la possibilità di accedere a** terapie ****sperimentali**. Terapie che un giorno potrebbero diventare disponibili per tutti, salvando la vita a decine di persone. È un’opzione che offre una speranza concreta, la possibilità di essere pronti a sfruttare il meglio che la scienza ha da offrire. Non perderla: contatta **Sorgente **senza impegno, per scoprire come funziona la [conservazione del cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/perche-il-cordone-ombelicale/) e come accedervi. --- --- title: "Terapia con staminali riduce i danni cerebrali nei neonati" url: "https://www.sorgente.com/terapia-staminali-riduce-danni-cerebrali-neonati/" lang: "it" type: "post" description: "Un po’ di futuro in più Iniezione intranasale di cellule staminali blocca la progressione dei danni cerebrali in 10 neonati È fin troppo facile fare male a un neonato, seppure involontariamente. Piccoli e fragili come sono, basta un niente per" last_modified: "2025-09-11T11:14:55+00:00" categories: [2025, Rassegna Stampa] custom_fields: rmp_vote_count: 7 rmp_rating_val_sum: 32 rmp_avg_rating: 4.6 --- # Terapia con staminali riduce i danni cerebrali nei neonati # Un po’ di futuro in più **Iniezione intranasale di cellule staminali blocca la progressione dei danni cerebrali in 10 neonati** > È fin troppo facile fare male a un neonato, seppure involontariamente. Piccoli e **fragili **come sono, basta un niente per **distruggere** il meraviglioso** futuro **che noi genitori avevamo immaginato per loro. Lo sa fin troppo bene chi ha un bimbo affetto da paralisi cerebrale. In Italia, ogni anno circa 2–3 bambini ogni 1.000 nati vivi sviluppano paralisi cerebrale infantile, una condizione che può comportare difficoltà motorie, cognitive e di linguaggio, influenzando significativamente la qualità della vita dei bambini e delle loro famiglie. (font: [https://www.fondazioneariel.it/it/faq/che-incidenza-ha-la-paralisi-cerebrale-infantile](https://www.fondazioneariel.it/it/faq/che-incidenza-ha-la-paralisi-cerebrale-infantile)) Un attimo senza ossigeno, un coagulo imprevisto, e il danno è fatto. I ricercatori studiano da anni come sfruttare le **cellule staminali mesenchimali** contro i danni cerebrali neonatali, in particolare quelle derivate dal tessuto del cordone ombelicale. Nei modelli animali, si sono già ottenuti ottimi risultati: riduzione della perdita di tessuto cerebrale e recupero di parte delle funzioni motorie. Sugli esseri umani, invece? È qui che entra in gioco lo studio olandese **PASSIoN**. I ricercatori hanno individuato dieci bimbi che avevano subito un** ictus ischemico arterioso perinatale**. Purtroppo, il tessuto cerebrale danneggiato era ormai perso per sempre, ma non era quello l’obiettivo dei medici: loro stavano cercando un modo per salvare il resto di quei piccoli cervelli, per evitare che il danno si allargasse. Entro **sette giorni** dall’ictus, i medici hanno versato poche gocce di liquido nei nasini dei bimbi. Non un semplice lavaggio nasale, badate bene: un farmaco a base di **cellule staminali mesenchimali**, pensato per raggiungere il cervello e tamponare il danno. Il team di ricerca ha seguito i bambini per due anni, sottoponendoli a test e analisi regolari. I risultati sono stati straordinari. Tutti i bambini, dal primo all’ultimo, avevano l’80% di probabilità di sviluppare una forma grave di paralisi cerebrale: disabilità neurologiche, problemi comportamentali, difficoltà fisiche e cognitive. Eppure non è stato così. La terapia ipotermica rimane lo standard di cura, ma non è efficace in tutti i casi. La terapia con cellule staminali mesenchimali potrebbe rappresentare un’opzione aggiuntiva per migliorare gli esiti nei bambini in cui l’ipotermia non basta, colmando così un gap terapeutico. Sui dieci bambini, due hanno sviluppato una forma lieve di paralisi cerebrale. Il **20%** del gruppo, **contro il 50-70%** dei bambini colpiti da ictus perinatale. Quanto agli altri otto bambini, stanno per la gran parte **bene**: uno di loro ha un lieve ritardo, mentre due hanno qualche difficoltà di linguaggio e un altro ha problemi di insonnia. ![prima e dopo terapia](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2025/09/infografica_paralisi_cerebrale.png) L’ictus ha lasciato delle cicatrici profonde su questi bambini, è vero, ma ciò non toglie che avranno vite **autonome** e per la gran parte **normali**. Molto più di quanto può affermare il succitato 50-70% di bambini colpiti dallo stesso fenomeno. Non è la perfezione, ma rimane un grande risultato ed è per questo che è importante conservare il cordone ombelicale: è il carburante per tanti altri “miracoli” del genere. Fonte: insideprecisionmedicine.com --- --- title: "Protetto: LP-Sorgente – F.Moretti" url: "https://www.sorgente.com/formmoretti/" lang: "it" type: "page" last_modified: "2025-09-04T10:37:20+00:00" custom_fields: container: "conventional" --- # Protetto: LP-Sorgente – F.Moretti # Sorgente – Compila il form I dati personali raccolti sono trattati da Sorgente Srl, in qualità di titolare del trattamento, nel rispetto della normativa comunitaria (Regolamento europeo per la protezione dei dati personali n. 679/2016, GDPR) e nazionale (D. Lgs 30 giugno 2003 n. 196). I dati saranno raccolti per le seguenti principali finalità : (i) consentire alla nostra Società la promozione dei nostri servizi, (ii) attività connesse all'erogazione del servizio, (iii) invio di materiale informativo. 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Per prendere visione dell'informativa completa visitare: [http://bit.ly/privacy_Sorgente](http://bit.ly/privacy_Sorgente) Invia --- --- title: "Cosa sono gli xenotrapianti?" url: "https://www.sorgente.com/cosa-sono-gli-xenotrapianti/" lang: "it" type: "post" description: "Tra le evoluzioni più promettenti (e discusse) della medicina ci sono gli xenotrapianti, ovvero trapianti di organi, tessuti o cellule da una specie a un’altra; ad esempio, il trapianto di una valvola cardiaca di maiale in un essere umano è" last_modified: "2025-09-03T16:00:07+00:00" categories: [Cellule Staminali] --- # Cosa sono gli xenotrapianti? Tra le evoluzioni più promettenti (e discusse) della medicina ci sono gli **xenotrapianti**, ovvero trapianti di organi, tessuti o cellule **da una specie a un’altra**; ad esempio, il trapianto di una valvola cardiaca di maiale in un essere umano è uno xenotrapianto. I trapianti di questo tipo non vanno confusi con gli **allotrapianti,** nei quali il trapianto avviene tra individui distinti ma della **stessa specie**. Abbiamo spesso parlato dei [trapianti allogenici di cellule staminali](https://www.sorgente.com/differenze-tra-trapianto-autologo-e-allogenico/) ma il termine si applica a qualsiasi trapianto, anche a quello di un organo proveniente da un donatore deceduto. Data la carenza cronica di organi, molti ricercatori vedono gli xenotrapianti come una strada alternativa. Sarà così? ## Il problema della carenza di organi La lista d’attesa per un trapianto di organi è lunga e in costante aumento: solo in Italia, ci sono circa **9.000 persone in attesa**, un numero enorme che ci dà la misura di quanto sia urgente trovare nuove soluzioni. Negli Stati Uniti, la situazione è ancora più critica: ogni ora, sei persone si aggiungono alla lista d’attesa nazionale per trapianto di organi; ogni giorno, 22 persone muoiono. È un dato che fa riflettere e che spinge la scienza a cercare nuove strade. Oltre agli xenotrapianti, gli scienziati stanno esplorando altre soluzioni per sopperire a questa carenza, come l’uso di** stampanti 3D** per creare tessuti a partire dalle cellule staminali o lo sviluppo di **organi meccanici**. Ma la ricerca sugli xenotrapianti è forse la strada che ha più potenziale, ora come ora. ## Le sfide: rigetto immunitario e rischi di infezione Come ogni grande scoperta, anche gli xenotrapianti portano con sé pro e contro. La principale sfida è il **rigetto immunitario**, che avviene quando il sistema immunitario del ricevente riconosce l’organo trapiantato come “estraneo” e lo attacca. Il rigetto è un rischio comune negli allotrapianti in generale, ancora di più quando si parla di trapianti di organi tra specie diverse. L’organismo risponde con reazione immunitaria più forte rispetto a quelli tra esseri umani, reazione che può essere di tre tipi. - **Rigetto iperacuto**: avviene pochi minuti dopo il trapianto ed è causato dalla presenza di anticorpi nel ricevente che attaccano immediatamente l’organo del donatore. - **Rigetto ritardato**: può manifestarsi ore, giorni o settimane dopo il trapianto. - **Rigetto acuto**: avviene quando l’organo viene rigettato per via dell’attività di cellule immunitarie (come i linfociti T) del ricevente. Per superare il rigetto, gli scienziati usano l’**editing genetico,** come la tecnologia **CRISPR/Cas9**, per modificare i geni del maiale e renderlo più “compatibile” con l’uomo. In particolare, disattivano i geni che producono antigeni che scatenano la risposta immunitaria; al loro posto, aggiungono geni umani che aiutano a controllare l’infiammazione e la coagulazione del sangue. Un’altra preoccupazione è il rischio di **trasmissione di malattie virali** da animale a uomo, in particolare i retrovirus endogeni porcini (PERV). Gli scienziati stanno lavorando per superare questo ostacolo, con ricerche mirate a bloccare questi virus che potrebbero risvegliarsi nell’organo trapiantato. Il rischio è considerato basso e controllabile. ## L’applicazione delle staminali agli xenotrapianti Le cellule staminali hanno un enorme potenziale, soprattutto per il loro ruolo nella [medicina rigenerativa](https://www.sorgente.com/medicina-rigenerativa-realta-o-fantascienza/). Una delle applicazioni più interessanti è quella nel campo dei trapianti, compresi gli xenotrapianti. Uno dei grandi sogni della fantascienza è usare le cellule staminali pluripotenti indotte per generare in vitro organi da trapiantare, cosa al momento impossibile. Interessante, invece, l’idea di usare le cellule staminali per **correggere geneticamente** organi animali, rendendoli più compatibili con il corpo umano e superando le barriere immunitarie che causano il rigetto. Accanto alla modificazione genetica mediante CRISPR/Cas9, tra le tecniche più promettenti in fase di studio c’è la “_b__lastocyst complementation_” (complementazione della blastocisti), ovvero **modificare ****una [blastocisti](https://www.grupposandonato.it/news/2024/aprile/blastocisti-cosa-sono-cosa-servono) animale** per farvi crescere organi umani. Come funziona? ### Come far crescere un organo umano in un animale Si inizia con la creazione di una **blastocisti ****animale** geneticamente modificato, in modo che sia incapace di sviluppare un organo specifico; per esempio, un embrione di maiale viene programmato per non sviluppare un pancreas. Questo crea un vero e proprio vuoto biologico, o **nicchia**, che va riempito. È qui che entrano in gioco le cellule staminali umane. Dato che la blastocisti animale non può produrre l’organo mancante, le** cellule staminali umane** ne prendono il posto, sviluppandosi e formando l’**organo desiderato**. Il risultato è una “chimera”: un organismo animale che cresce in modo sano, ma con un organo composto interamente da cellule umane. L’organo così generato sarà perfettamente compatibile con il paziente che ne ha bisogno, riducendo quasi del tutto il rischio di rigetto. ## A che punto siamo con la ricerca? Entrambe le tecniche succitate sono ancora oggetto di ricerca, ma i risultati sono promettenti. Un team dell’Università della California Davis ha creato per la prima volta un [**embrione ibrido uomo-pecora**](https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2018/02/19/creato-in-usa-embrione-ibrido-pecora-uomo_d0ff6672-3a98-4f47-9884-7b000c070252.html). Sebbene il contributo di cellule umane sia stato molto basso (**1**** su 10.000**), l’esperimento ha dimostrato che è possibile far crescere organi umani dentro animali selezionati. I progressi più significativi, però, si sono visti con l’uso di maiali come donatori. Questo animale è la fonte più promettente per gli xenotrapianti, grazie alla sua somiglianza anatomica e fisiologica con l’essere umano. Nel gennaio 2022, un team di chirurghi del centro medico dell’Università del Maryland ha effettuato il primo trapianto di **cuore **da un** maiale** geneticamente modificato in un **uomo**. Il paziente, David Bennett, non aveva altre opzioni terapeutiche e si è prestato alla sperimentazione. L’organo ha funzionato per quasi due mesi, prima di essere rigettato. Può sembrare poco, eppure è stato un grande risultato. Infatti, nel 2023 il team ha ripetuto l’operazione su un altro paziente, che è diventato protagonista del secondo [trapianto di cuore di maiale su un essere umano](https://www.medschool.umaryland.edu/news/2023/um-medicine-faculty-scientists-and-clinicians-perform-second-historic-transplant-of-pig-heart-into-patient-with-end-stage-cardiovascular-disease.html) al mondo. Un altro traguardo è stato raggiunto con i reni. Nel settembre 2021, dei chirurghi della NYU Langone Health hanno trapiantato i **reni di un maiale** geneticamente modificato in due persone legalmente decedute che avevano donato il proprio corpo alla ricerca scientifica. Anche in questo caso, gli organi hanno funzionato normalmente senza essere rigettati, tant’è che nel 2024 hanno [ripetuto l’operazione](https://www.marionegri.it/magazine/xenotrapianto-primo-trapianto-di-rene-di-maiale-su-un-paziente-in-vita) su una** donna **ancora in vita. I medici hanno dovuto rimuovere l’organo dopo quattro mesi, a causa di infezioni non correlate al trapianto. Resta un risultato notevole, specie se messo a confronto con il casi di Bennett. ## Xenotrapianti e bioetica La parola ”chimera”, che descrive gli ibridi tra due specie, può suonare vagamente inquietante. È normale avere timori, ma la realtà è molto più innocua di quanto può sembrare. Come spiega il** Dottor Hiro Nakauchi**, uno dei creatori dell’ibrido uomo-pecora: > Il contributo di cellule umane finora è molto basso. Non si tratta di un maiale con una faccia umana o un cervello umano (…) abbiamo pubblicato diversi documenti che mostrano che possiamo scegliere miratamente la regione. Si possono quindi evitare cellule umane nel cervello animale. Dello stesso parere il **Professor ****Giuseppe Novelli**, genetista e rettore dell’università degli Studi di Roma Tor Vergata. Le prime chimere pecora-uomo: > non devono fare paura. La notizia è un passo avanti verso la realizzazione di organi xenogenici, ovvero organi umani coltivati all’interno di animali, per rispondere alla richiesta dei tanti in attesa di trapianto (…) Di fronte a questa grave carenza di organi, gli scienziati di tutto il mondo hanno tentato due strade: quella degli xenotrapianti, ovvero l’utilizzo di organi animali destinati agli esseri umani, e quella di coltivare organi umani nell’animale. Quello avvenuto nella ricerca cui ha partecipato il dottor Nakauchi, appunto. Oltre a queste preoccupazioni, ci sono anche domande etiche più profonde. - Benessere animale: l’uso di animali per la ricerca solleva questioni sul loro benessere, dal momento che vengono allevati in condizioni sterili e confinate per prevenire la trasmissione di agenti patogeni. - Identità personale: l’introduzione di un organo animale in un corpo umano solleva interrogativi sull’identità della persona. Nonostante queste sfide, le prime ricerche e i primi trapianti clinici rappresentano un passo avanti verso una **nuova era **della medicina dei trapianti. La comunità scientifica sta lavorando per rendere gli xenotrapianti una realtà clinica, offrendo una speranza concreta a migliaia di persone che altrimenti non avrebbero un’altra possibilità. --- --- title: "Voglia di dolci in gravidanza: che fare?" url: "https://www.sorgente.com/voglia-dolci-gravidanza/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Secondo uno studio irlandese, la voglia di dolci è la più comune in gravidanza. Da quanto sei incinta vivresti quasi solo di Nutella? Non c’è niente di cui vergognarsi e, anzi, sei in ottima compagnia. Questo non significa che dovresti" last_modified: "2026-03-05T15:47:56+00:00" --- # Voglia di dolci in gravidanza: che fare? [Secondo uno studio irlandese](https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5054961/), la voglia di dolci è **la più comune** in gravidanza. Da quanto sei incinta vivresti quasi solo di Nutella? Non c’è niente di cui vergognarsi e, anzi, sei in ottima compagnia. Questo non significa che dovresti cedere alle voglie, però. Avere voglia di dolci è perfettamente normale, è vero. Ciò non toglie che un** consumo eccessivo** di dolci abbia** conseguenze negative** sulla salute di mamma e bambino. Vediamo quindi quali sono le cause, fin dove puoi assecondare le tua voglie e come contrastarle. ## Voglia di dolci in gravidanza: tutte le cause Ci sono diverse ragioni per cui si ha tanta voglia di dolce in gravidanza, sia fisiche sia psicologiche. - Aumento dei livelli di **progesterone**. Pare che ci sia una correlazione tra [alti livelli di progesterone e aumento dell’appetito](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22281161/#:~:text=Sex%20hormones%20play%20essential%20roles,and%20testosterone%20may%20stimulate%20appetite.). In particolare, il progesterone stimolerebbe la voglia di cibi zuccherosi, il che spiega molte delle voglie del primo trimestre. - Bassi livelli di **insulina**. In gravidanza, l’organismo femminile ha bisogno di più insulina, poiché gli ormoni prodotti dalla placenta hanno degli effetti contro-insulari. Una delle tante conseguenze è proprio l’aumento della voglia di dolce. - **Alterazione **del gusto e dell’olfatto. Uno dei [primi sintomi della gravidanza](https://www.sorgente.com/2021/10/21/quali-sono-i-sintomi-della-gravidanza-nelle-prime-settimane/), che potrebbe rendere i cibi dolci più attraenti e “buoni” rispetto a prima. - **Carenze** nutrizionali. Le voglie possono essere il modo del corpo per [segnalare carenze nutrizionali](https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7399671/), specie quando si è a dieta o incinta. Secondo i ricercatori, però, questo vale solo per una piccola percentuale delle voglie sperimentate in gravidanza. - **Disidratazione**. In gravidanza aumentano sia il fabbisogno calorico sia il fabbisogno di acqua, il che espone a un rischio maggiore di disidratazione. La carenza di liquidi complica il** metabolismo del glicogeno**, provocando cali energia. Il modo più rapido (ma non più efficace) per ottenere energia è assumere zuccheri semplici. - **Stress e ansia**. La gravidanza è un periodo molto bello, ma anche molto stressante e pieno di ansie. Mangiare cibi ricchi di zucchero riduce lo stress bloccando la produzione di **cortisolo**, almeno temporaneamente. ## Posso mangiare dolci in gravidanza? Mangiare troppi zuccheri è **sempre **dannoso, anche per chi non è in dolce attesa. Quando però c’è di mezzo una gravidanza, aumentano i rischi per la salute sia per la mamma sia per il feto; un’ottima ragione per prestare molta più attenzione rispetto al solito. In linea generale sì, puoi mangiare qualche dolce anche durante la gestazione, a patto di tenerti entro i **limiti **raccomandati dall’**OMS**. Gli zuccheri semplici dovrebbero rappresentare massimo il **15%** delle **calorie totali**. Attenzione, però: con “zuccheri semplici” si indica non solo lo **zucchero processato**, ma anche lo zucchero contenuto nella **frutta** e nel **latte**. Quindi gli zuccheri del panettone o dell’uovo di Pasqua vanno sommati a quelli di banane, yogurt dolci, mele, latte, ecc. Per tenerti entro i limiti consigliati dall’OMS e mangiare abbastanza frutta, molti Paesi EU consigliano di assumere massimo** 25/30 grammi **di **zucchero processato **al giorno. Non importa che sia dentro i biscotti mangiati la mattina, dentro il gelato, dentro il caffè: l’importante è che il totale rimanga entro quei limiti. ## Cosa succede se mangio troppi dolci da incinta Ovviamente non c’è problema se ti capita di mangiare un po’ troppi dolci, di tanto in tanto: ti basta assumere meno zuccheri semplici nei giorni successivi. Il **problema **è quando l’eccesso di zucchero diventa **la regola**. Ecco cosa succede quando si mangiano troppi dolci in gravidanza. - **Aumento di peso**. Il peso ideale in gravidanza dipende in gran parte dal peso iniziale della donna e dalle dimensioni del feto. Una donna normopeso dovrebbe prendere tra gli 8 e i 12 kg nell’arco della gestazione. Mangiare troppi dolci spinge ad accumulare più peso del consigliato. - **Diabete gestazionale**. Più zuccheri assumi, più aumenta il rischio di sviluppare il diabete gestazionale, con tutti i problemi correlati. - **Ansia**. Pur essendo una sorta di ansiolitico a breve termine, sul lungo periodo lo zucchero peggiora i sintomi di ansia e depressione. Provoca infatti **picchi e crolli di energia** molto ravvicinati, che possono stimolare la produzione di adrenalina e di cortisolo. - **Disidratazione**. Proprio come il sale, anche l’eccesso di zucchero provoca degli **squilibri** all’interno del sangue. Per ritrovare l’equilibrio, i vasi sanguigni assorbono più acqua dall’intestino, aumentando la **ritenzione idrica **e la disidratazione. In gravidanza, il fenomeno è ancora più accentuato. Come puoi ben vedere, l’eccesso di zucchero rende la gravidanza** meno piacevole**, oltre che più rischiosa. Peggiora infatti molti dei sintomi già presenti e, per di più, ha effetti negativi anche sulla salute del feto. ### Effetti dello zucchero sul feto Gli zuccheri che assumi in gravidanza attraversano la barriera della placenta insieme agli altri nutrienti e, di conseguenza, vengono **assunti anche dal bambino**. Ecco perché è importante comprendere le conseguenze di un certo tipo di alimentazione. Lo zucchero influenza l’[espressione genetica](https://it.wikipedia.org/wiki/Espressione_genica) del feto, sia durante la gestazione sia prima del concepimento. Una dieta troppo ricca di dolci in gravidanza è correlata a: - **obesità infantile**; - **diabete**; - **malattie metaboliche**; - **dipendenza da zucchero**. Questo senza considerare gli effetti negativi causati dal sovrappeso materno e dal diabete gestazionale, che possono comprendere parto pretermine e danni neurologici. ## Come sostituire lo zucchero Mettiamo le cose in chiaro: lo zucchero di canna e lo zucchero integrale sono **identici** allo zucchero bianco, sul piano nutrizionale. Sostituire lo zucchero bianco con altri tipi di zucchero non ha nessun impatto sulla salute. Secondo chiarimento: tanti ricette di **dolci “senza zucchero”** contengono zucchero. Quello che manca loro è il saccarosio, ovvero lo zucchero da cucina, ma contengono** fruttosio e glucosio**; di fatto, non sono né meglio né peggio dei dolci tradizionali. Quindi no, non puoi sostituire lo zucchero preparando dolci con datteri, banane, cachi, ecc. Ecco come limitare davvero lo zucchero: - mangia **frutta intera**, invece di dolci a base di frutta. Pur essendo dolce, è ricca di vitamine, è saziante e contiene meno calorie della torta di datteri o di banane; - **evita** i cibi** low-fat**. Gran parte di questi contiene alti livelli di fruttosio e glucosio, che fanno male proprio come il saccarosio; - bevi **tanta acqua**, per stimolare il metabolismo del glicogeno; - bevi **acqua aromatizzata **fatta in casa, per bere qualcosa di buono ma privo di calorie e zuccheri. Ne abbiamo parlato nell’articolo su [cosa bere in gravidanza](https://www.sorgente.com/2022/05/15/come-dissetarsi-e-cosa-bere-in-gravidanza/); - fai **esercizio fisico**, anche moderato, per mantenere l’umore alto e ridurre le voglie di dolci. ### Posso usare il dolcificante in gravidanza? Nella lista sopra mancano i dolcificanti e per un’ottima ragione: l’**OMS sconsiglia** l’uso di **dolcificanti** in gravidanza. Le ragioni sono sia psicologiche sia strettamente mediche. Da un punto di vista psicologico, i dolcificanti rendono più difficile disabituarsi al sapore dolce. Sul lungo periodo, questo significa condurre uno **stile di vita meno sano** e assumere **più calorie**, magari illudendosi di star mangiando “bene”. Sul fronte strettamente medico, l’OMS fa riferimento a diversi studi che mettono in luce una realtà allarmante. Pare che l’**uso massiccio **di dolcificanti in gravidanza sia correlato a problematiche ancora non del tutto chiare. Secondo alcuni studi, potrebbe** alterare** il** microbiota** intestinale del nascituro e, paradossalmente, aumentare il rischio di **obesità infantile**. Va detto che i dati sono ancora parziali, quindi non è il caso di lasciarsi andare a facili allarmismi: non sarà una Cola Zero a rovinare una gravidanza sana. Detto questo, è meglio ridurre al minimo il consumo di dolcificanti in gravidanza. ## Quali dolci posso mangiare in gravidanza Fermo restando quanto detto sopra, ovvero che non bisognerebbe mai esagerare con i dolci in gravidanza, puoi comunque concederti qualche tentazione lungo i nove mesi di attesa. L’importante è **non esagerare**, appunto, e anche saper scegliere dolci un pochino più “sicuri”. Se vuoi goderti un dolce in gravidanza senza troppi pensieri, è meglio virare sui dolci comprati in negozio: per essere messi in commercio, infatti, devono rispettare **standard qualitativi** e **norme igieniche**. In questo modo, riduci di molto i rischi correlati a una scarsa qualità degli ingredienti o a una conservazione sbagliata. Precisato questo, vediamo quali sono i dolci più sicuri per una donna incinta. ### Marmellata e miele (confezionati) Puoi mangiare la marmellata in gravidanza senza problemi: essendo cotta a lungo e ricca di zuccheri, che fungono da conservanti, è un alimento **calorico ma sicuro** per la salute. L’importante è che la marmellata sia: - pastorizzata; - conservata in frigo, una volta aperta; - aperta da massimo **3 settimane**; - priva di contaminazioni (ad esempio, briciole rimaste sul coltello usato per spalmarla). Se vuoi andare sul sicuro, quindi, **evita** le marmellate **fatte in casa** quanto meno durante la gravidanza. Ridurrai il rischio di contaminazioni anche molto pericolose, prima tra tutte quella da botulino. Discorso simile per il miele, a patto che sia di origine controllata e pastorizzato. Non vuoi esagerare con lo zucchero? Scegli una marmellata “**light**”, ovvero con meno saccarosio e più frutta. Occhio alla conservazione, però: meno zucchero significa anche una **durata più breve** e, soprattutto, maggiori probabilità che si formino muffe in superficie. ### Biscotti Tra tutti i dolci che puoi mangiare in gravidanza, i biscotti sono probabilmente i più sicuri: si conservano a lungo; sono cotti ad alte temperature; essendo asciutti, sono meno soggetti a contaminazioni. L’importante è evitare quelli con ripieni umidi, come marmellate o creme. Il problema dei biscotti è un altro: contengono tanti grassi e zuccheri, specie i classici frollini fatti in casa o i biscotti da pasticceria. Un pochino meglio i **biscotti secchi**, poveri di burro e preparati senza uova. Anche i **biscotti della salute** sono una buona alternativa, specie se preparati con farina integrale. ### Cioccolato fondente In quantità limitate, il cioccolato fondente è del tutto sicuro in gravidanza. Addirittura, pare che **30 grammi al giorno** di cioccolato **fondente al 70%** aiutino a [ridurre la pressione sanguigna](https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.3109/14767058.2012.683085), abbassando il rischio di preeclampsia. Senza contare gli effetti sull’umore. L’importante è non esagerare con le quantità: non solo il cioccolato contiene zucchero e grassi, ma è anche ricco di teobromina e caffeina, due [sostanze nervine](https://www.sorgente.com/caffeina-in-gravidanza/#quali-sono-le-altre-sostanze-nervine-da-ridurre) che andrebbero tenute sotto controllo in gravidanza. ### Gelato, sorbetto e frozen yogurt Via libera anche al gelato in gravidanza o, meglio ancora, al **sorbetto**: in estate sono un vero sollievo contro il caldo e soddisfano la voglia di dolce senza appesantire troppo. A patto di non esagerare, ovvio. In gravidanza, si consigliano massimo **200 grammi** di gelato** a settimana**, meglio se alla frutta e di ottima qualità. In alternativa, si può optare per il frozen yogurt. Come intuibile dal nome, il frozen yogurt è una sorta di gelato preparato con yogurt greco, latte e zucchero. Pur essendo più calorico e zuccherato dello yogurt normale, rimane un’alternativa _relativamente_ salutare al gelato alla crema, specie se accompagnato da frutta fresca. Come al solito, l’importante è non eccedere. ## Dolci da evitare o mangiare con cautela Alcuni dolci, invece, richiedono maggiore attenzione in gravidanza. ### Tiramisù e semifreddo In cima alla lista dei [cibi da evitare in gravidanza](https://www.sorgente.com/cosa-non-mangiare-in-gravidanza-8-regole-da-seguire/#2-proteine-animali-crude-o-poco-cotte), ci sono le **uova crude o poco cotte**. Le uova crude, infatti, possono veicolare il batterio della salmonella. Purtroppo, le uova crude sono l’ingrediente principale del tiramisù originale, che va quindi evitato in gravidanza. Stesso discorso per il semifreddo, che va evitato dalle donne incinte: non tutti lo sanno, ma la ricetta originale prevede l’uso di tuorli crudi. ### Crema pasticcera, crema chantilly e profiteroles I dolci a base di crema pasticcera vanno consumati con estrema cautela, in gravidanza. Benché preparata con ingredienti cotti, la crema pasticcera **si deteriora in fretta** ed è estremamente soggetta alle **contaminazioni**. Se non sei al 100% sicura che la crema sia stata preparata in giornata e conservata sempre in frigo, meglio lasciar perdere. ### Cheesecake Le cheesecake si possono mangiare in gravidanza, ma con molta cautela. In caso di cheesecake fredda, quindi senza cottura, è importante assicurarsi che tutti gli ingredienti siano** pastorizzati **e che non contenga latte o panna cruda. La cheesecake cotta è meno problematica, dato che la si cuoce al forno, ma bisogna comunque prestare attenzione. Essendo dolci al cucchiaio, tutte le cheesecake si conservano per **poco tempo **e patiscono il **caldo**. Se non sei sicura che sia stata tenuta correttamente in frigo, lascia perdere la cheesecake e orientati su dolci meno delicati. ### Pasticcini e brioche farcite Un discorso simile a quello della crema pasticcera si applica a pasticcini e brioche farcite: in teoria, dovrebbero essere alimenti sicuri, in quanto preparati solo con ingredienti pastorizzati e cotti. In pratica, devi essere assolutamente sicura che siano **freschissimi** e che siano stati **conservati correttamente**. ## Posso fare la colazione al bar? La colazione al bar è una delle coccole più comuni, in Italia: gran parte delle persone non la fanno tutti i giorni, ma tutti hanno fatto colazione con cappuccino e cornetto almeno una volta nella vita. E se sei incinta? Puoi comunque farlo? Si può fare colazione al bar in gravidanza, a patto di: - bere caffè **decaffeinato**; - **evitare** cornetti e dolci alla** crema**, per le ragioni viste sopra. Per il resto, non ci sono controindicazioni immediate alla colazione al bar. L’unico (eventuale) problema è la frequenza: il cornetto è un dolce estremamente **calorico **che va mangiato una volta ogni tanto, specie perché non sazia granché. La colazione al bar è ricca di** zuccheri**, **grassi **e **carboidrati**, ma contiene poche fibre e poche proteine. A causa di questo, l’organismo impiega pochissimo a digerire tutto: tempo un’oretta e hai di nuovo fame. Anche il primo rush di energia dato dagli zuccheri semplici si esaurisce in fretta, lasciandoti stanca e affamata. ### Qual è la colazione dolce migliore in gravidanza Non riesci a fare a meno di qualcosa di **dolce a colazione**? Nessun problema: l’importante è che la tua colazione contenga: - proteine; - fibre; - pochi grassi; - pochi zuccheri semplici. Bene quindi due **biscotti** con una tazza di **latte **e un **frutto**, meglio se integrali. Anche le classiche **fette biscottate **con la marmellata (o la Nutella!) vanno bene, se ci si limita a un cucchiaino di marmellata e le si accompagna a della** frutta**. Se però stai cercando la colazione dolce perfetta in gravidanza, ti consigliamo il porridge. Il** porridge di avena**, preparato la sera prima con fiocchi di avena e yogurt, si presta a mille varianti ed **riempie **lo stomaco per tutta la mattina. Guarnito con un po’ di frutta e un cucchiaino di miele, soddisfa la voglia di dolce senza sacrificare il bisogno di una colazione sana. ## La voglia di dolce influenza il sesso del nascituro? Si dice che la voglia di **dolce **in gravidanza significhi che il bimbo sarà** femmina**; se invece hai più voglia di** salato**, sarà un **maschietto**. C’è qualcosa di vero in questa credenza popolare? No: la voglia di dolci è slegata dal sesso del nascituro e dipende da quanto visto a inizio articolo. L’unico modo sicuro per conoscere il sesso del bambino è il test del DNA fetale che, tra le tante cose, verifica anche i cromosomi sessuali. Le voglie di dolce dicono molto poco sul sesso, mentre dicono molto sullo **stato di salute mentale e fisica** della** futura mamma**. Per questa ragione, è importante prestarvi attenzione senza cedervi (troppo). Un’altra cosa importante, se tieni alla salute di tuo figlio? Informarti sulla conservazione del cordone ombelicale. Le staminali al suo interno sono molto più versatili di quelle del midollo e si possono usare per trattare** oltre 80 malattie**, alcune delle quali **mortali**. Ecco perché vale la pena prendere la cosa quanto meno in considerazione. Non troppo a lungo, però. Le cellule staminali del cordone si possono raccogliere** solo al momento del parto**, quindi non avrai una seconda occasione per farlo. Tienilo a mente. --- --- title: "Zimislecel, la nuova terapia contro il diabete" url: "https://www.sorgente.com/zimislecel/" lang: "it" type: "post" description: "Zimislecel nasce da una costola delle cellule PEC-Direct, ovvero le cellule macroincapsulate che richiedevano l’immunosoppressione. Al momento, è forse lo studio che sta dando i risultati migliori. Il trattamento consiste nell’infusione nella vena porta epatica del paziente di nuove cellule" last_modified: "2025-09-19T12:45:03+00:00" categories: [Cellule Staminali] tags: [diabete] --- # Zimislecel, la nuova terapia contro il diabete Zimislecel nasce da una costola delle cellule **PEC-Direct**, ovvero le cellule macroincapsulate che richiedevano l’**immunosoppressione**. Al momento, è forse lo studio che sta dando i risultati migliori. Il trattamento consiste nell’**infusione** nella **vena porta epatica** del paziente di nuove **cellule insulino-produttrici**, derivate da staminali. Queste cellule sono progettate per stimolare la produzione autonoma di insulina; idealmente, dovrebbero rendere superflue le iniezioni di insulina. ## Efficacia clinica senza precedenti I risultati preliminari del trial di Fase I/II e i dati aggiornati (fino a fine 2024) hanno dimostrato un’efficacia clinica **straordinaria** nei pazienti che hanno ricevuto la dose completa. I benefici chiave includono: - **Indipendenza dall’****i****nsulina.** Nella maggior parte dei partecipanti, l’infusione di Zimislecel ha **eliminato o ridotto significativamente** la necessità di insulina esogena, portando diversi pazienti a raggiungere la completa **indipendenza dall’insulina** a un anno dal trattamento. - **Controllo ****g****licemico ****o****ttimale.** Oltre all’indipendenza, i pazienti hanno ottenuto un **eccellente controllo glicemico**. Questo si è manifestato con l’**eliminazione totale degli episodi di ipoglicemia grave**, un miglioramento nei valori di emoglobina glicata (HbA1c) (inferiori al 7%) e un netto aumento del tempo trascorso nel _range_ glicemico ideale. - **Ripresa ****f****unzionale.** La ripresa dell’attività cellulare è stata confermata dalla misurazione del _C-peptide_, indicando una **produzione effettiva di insulina endogena**. ## Le prospettive Dato il potenziale clinico, lo studio iniziale (NCT04786262) è stato rapidamente convertito in un **trial pivotal di Fase III**. Il passaggio è cruciale per raccogliere un buon ventaglio di **dati definitivi**, così da poter procedere con la sottomissione e l’eventuale approvazione regolatoria del farmaco. Lo studio è internazionale e sta coinvolgendo realtà in tutto il mondo, compreso l’**IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano**. Inoltre, Vertex prevede di completare l’arruolamento e di presentare le domande di autorizzazione regolatoria globale **già nel 2026**, trasformando la terapia cellulare derivata da staminali in un trattamento rivoluzionario. Prima di parlare di “cura per il diabete”, c’è un fattore da considerare: la terapia non è adatta a tutti. Per prevenire il rigetto delle cellule trapiantate, Zimislecel necessità di una **terapia immunosoppressiva a vita**. Per questa ragione, la terapia viene proposta solo a pazienti in condizioni gravi, come l’**ipoglicemia grave ricorrente**. --- --- title: "A cosa serve l’acido folico negli adulti" url: "https://www.sorgente.com/a-cosa-serve-lacido-folico-negli-adulti/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Quando si parla di integratori di acido folico, il pensiero corre subito alla gravidanza. In effetti, negli adulti l’acido folico serve anche per prevenire eventuali malformazioni nel feto. Le ragioni per cui prenderlo sono però molto più ampie e interessano" last_modified: "2026-03-05T15:48:04+00:00" custom_fields: rmp_vote_count: 8 rmp_rating_val_sum: 39 rmp_avg_rating: 4.9 --- # A cosa serve l’acido folico negli adulti Quando si parla di integratori di acido folico, il pensiero corre subito alla gravidanza. In effetti, negli adulti l’acido folico serve anche per prevenire eventuali malformazioni nel feto. Le ragioni per cui prenderlo sono però molto più ampie e interessano sia uomini sia donne, però. L’acido folico serve per la **sintesi delle proteine**, sempre. Di conseguenza, buoni livelli di questa vitamina sono necessari sì per la** salute riproduttiva**, ma anche per quella **mentale e cardiaca**. Livelli troppo bassi, infatti, possono provocare anemia e malattie cardiovascolari. Entriamo nel dettaglio. ## Cosa sono acido folico e folati Ciò che chiamiamo “acido folico” o “folati” altro non è che la vitamina B9, una vitamina diffusa negli alimenti freschi ed essenziale per la sintesi delle proteine. Dobbiamo però correggere un errore: acido folico e folati non sono sinonimi, anche se spesso si fa confusione tra i diversi termini. - **Folati**: altro nome per la vitamina B9, il composto organico naturale che possiamo trovare in cibi come frutta secca e verdure. - **Acido folico **o** folina**: elemento di sintesi dei folati, ovvero la versione estratta in laboratorio della vitamina B9; è la molecola usata per preparare gli [integratori alimentari](https://www.sorgente.com/integratori-in-gravidanza-quali-usare-e-quali-evitare/). - **Metilfolato**: [vitamero](https://it.wikipedia.org/wiki/Vitameri) della vitamina B9, ovvero una forma subito utilizzabile dall’organismo. Se ne sente parlare molto meno, ma si trova facilmente in commercio sotto forma di integratore. Riassumendo, “folati” e “acido folico” indicano la **stessa molecola**, ma i “folati” sono la versione presente **spontaneamente** nei cibi e l’“acido folico” è quella** sintetizzata **in laboratorio. Per il resto sono identiche, hanno la stessa funzione e gli stessi effetti sull’organismo. Contrariamente a ciò che molti credono, la versione “artificiale” della vitamina B9 non è né inferiore né superiore a quella “naturale”. ### Gli alimenti più ricchi di folati Essendo una **vitamina idrosolubile**, la vitamina B9 è presente soprattutto nei cibi contenenti tanta acqua: verdure a foglia verde, frutta, frattaglie, cereali… Ecco una lista più dettagliata dei cibi particolarmente ricchi di folati. - **Fegato di pollame**, specialmente il fegato d’oca. A seconda dell’animale, 100 grammi di fegato crudo possono contenere da 580 µg a 730 µg di folati. Nonostante vadano in parte persi durante la cottura, una bistecca di fegato soddisfa il fabbisogno giornaliero di B9. - **Fagioli secchi**, in particolare i mung e gli adzuki; anche i borlotti vanno bene, però. 100 grammi di fagioli secchi contengono più di 600 µg di folati. Benché molte vitamine vadano perse con la cottura, questi legumi rimangono una fonte essenziale di B9. - **Spinaci**, le verdure a foglia verde con i livelli più alti di folati: 100 grammi di spinaci crudi contengono 194 µg di vitamina B9. Le biete ne contengono un po’ meno (“solo” 124 µg), ma rimangono un’ottima alternativa. - **Asparagi** crudi interi: circa 110 µg di B9 per 100 grammi, di cui parte vanno persi in cottura. - **Broccoli** e verdure **crocifere **in generale. Le verdure appartenenti a questa famiglia sono tra le più ricche di vitamine e, tra le tante cose, contengono anche alti livelli di vitamina B9. 100 grammi di broccoli freschi contengono pressappoco 110 µg di folati. - **Noci secche **e altra **frutta secca**. Oltre che essere ricche di omega 3, le noci contengono circa 100 µg di folati per 100 grammi. Ricorda, però, che la frutta secca è molto calorica e va mangiata con moderazione. - **Crusca**, in particolare la crusca di avena. A seconda della tipologia, contiene dai 52 μg ai 79 μg per 100 grammi. Mangiare circa 30 grammi crusca di avena a colazione, quindi, aiuta sia a regolarizzare l’intestino sia ad assumere vitamina B9. - **Agrumi** e** arance** in particolare. Considerando che 100 grammi di arancia contengono 30 µg di B9, un’arancia sbucciata ne può contenere oltre 50 µg. C’è un problema: i folati sono molto fragili e si disperdono in poco tempo, specie se esposti a **calore** e** luce solare**. Un cespo di spinaci raccolti e mangiati crudi in giornata, quindi, conterranno più folati di quelli conservati in frigorifero e poi cotti. Quando si elabora un piano nutrizionale, bisogna tenerne conto. ## Carenza di vitamina B9: le cause più comuni Una dieta ricca di verdura fresca e di cibi integrali dovrebbe fornire tutti i folati di cui si ha bisogno. Ciononostante, alcune persone possono essere soggette a** carenze di B9** anche importanti. Quali sono le cause più comuni? - **Dieta sbilanciata**, povera di cibi freschi e verdure. - **Malassorbimento cronico**, che impedisce di assorbire le sostanze contenute nei cibi. Capita a coloro affetti da malattie che colpiscono l’intestino, come la celiachia; è comune anche tra i più anziani. - **Abuso di alcol**. Il metabolismo dell’alcol influisce negativamente sull’assorbimento delle vitamine, in particolare su quelle del gruppo B. - **Sigarette**. È stata riscontrata una correlazione tra vizio del fumo e carenza di vitamina B nel sangue, dovuta probabilmente al suo mancato assorbimento. - **Farmaci** che interferiscono con il metabolismo dei folati, tra cui i contraccettivi orali. - **Aumento del fabbisogno di B9**, come in caso di gravidanza. Il più delle volte, non c’è una singola causa per la carenza di acido folico; piuttosto, convergono una serie di fattori che aumentano il rischio di deficit. Ad esempio, l’inizio di una gravidanza potrebbe sommarsi a una dieta sbilanciata, causando la succitata carenza. ## Quando assumere l’acido folico Quando non si riesce ad assumere abbastanza vitamina B9 mediante l’alimentazione, si possono usare gli integratori di acido folico. È un caso abbastanza comune, al giorno d’oggi: se si fa la spesa una volta a settimana, le **verdure** comprate **perdono folati ogni giorno **che passano in frigo; gli integratori possono tamponare il problema. Gli integratori servono però soprattutto in caso di** malattie **che **limitano** l’**assorbimento dei folati** (Morbo di Crohn e celiachia, ad esempio). Anche l’invecchiamento è un’ottima ragione per assumere l’acido folico, così da limitare il malassorbimento causato dall’età. Per migliorarne l’assorbimento, la folina andrebbe presa: - **subito dopo un pasto**, per ridurre eventuali disturbi gastrici; - la** mattina** (subito dopo la colazione è l’ideale); - **mai **insieme a **farmaci** come l’aspirina, per evitare interazione; - **insieme alla B12**, affinché contribuiscano insieme al [metabolismo dell’omocisteina](https://it.wikipedia.org/wiki/Omocisteina). Volendo si possono prendere acido folico e vitamina D insieme, ma non c’è alcuna interazione tra le due vitamine. ### Perché assumerlo prima della gravidanza Dato che l’acido folico serve nella produzione delle proteine, **durante la gravidanza** è fondamentale per lo **sviluppo del feto**. Quando manca, aumenta il rischio che questo sviluppi **problemi congeniti** come la spina bifida; ne abbiamo parlato in proposito di Emma, la [bambina con la spina bifida salvata dal sangue cordonale](https://www.sorgente.com/2020/02/18/la-storia-di-emma-caso-di-spina-bifida-trattato-con-le-cellule-staminali-da-sangue-cordonale/). Una donna incinta dovrebbe assumere circa **0,4 mg **di acido folico al giorno per tutto il **primo trimestre**. Se c’è una storia di [difetti al tubo neurale](https://www.sorgente.com/cose-il-tubo-neurale-e-perche-e-importante/) in famiglia o si soffre di malassorbimento cronico, però, il ginecologo potrebbe consigliare un dosaggio giornaliero da **0,5 mg**. Non serve prendere l’acido folico anche durante il secondo e il terzo trimestre, ma non fa male né alla mamma né al bambino. Se si sta programmando una gravidanza, i medici consigliano di iniziare l’assunzione almeno** 3 mesi prima** del concepimento. ## Cosa succede con l’acido folico basso? Quando i **livelli di acido folico** sono** bassi**, gli effetti si vedono anche negli adulti e non solo nei feti. Come accennato sopra, l’acido folico serve per la sintesi delle proteine. Ricopre infatti un ruolo chiave nella produzione degli acidi nucleici, più conosciuti come DNA ed RNA. Quando manca, la **sintesi delle proteine fallisce **e così anche la riproduzione cellulare. Quanto visto sopra ha ovviamente dei grossi impatti sulla salute. - **Anemia**. L’organismo produce pochi globuli rossi, alcune delle cellule che si moltiplicano più spesso. Ciò si traduce in: affaticamento facile; senso di debolezza; difficoltà a concentrarsi; dolori muscolari. - **Lesioni della pelle e delle mucose**. Anche le cellule epiteliali sono tra quelle che si moltiplicano più spesso e che quindi soffrono per l’assenza di B9. - **Sofferenza neurologica**. I folati servono per la sintesi di alcuni neurotrasmettitori; la loro carenza aumenta il rischio di depressione e di altre problematiche di questo tipo. - **Patologie cardiovascolari**. Bassi livelli di acido folico provocano l’aumento di omocisteina, amminoacido che in quantità eccessive aumenta il rischio di problemi cardiaci e ictus. - Aumento di rischio di **cancro all’esofago e al colon**, benché la correlazione sia ancora in fase di studio. ## I benefici della vitamina B9 Come avrai capito, gli **adulti** hanno** bisogno **dei folati a prescindere dal loro essere in gravidanza oppure no. Oltre che prevenire i difetti congeniti e i [problemi neurologici nel neonato](https://www.sorgente.com/come-riconoscere-problemi-neurologici-in-un-neonato/), l’acido folico ha benefici in molte altre fasi della vita. - **Prevenzione dell’anemia**, una delle conseguenze di una dieta povera di folati. La vitamina B9 stimola la sintesi cellulare dell’emoglobina, funzione particolarmente utile nei soggetti predisposti all’anemia (donne in età fertile, anziani, persone che seguono una dieta molto stretta). - **Cura dei capelli**. La vitamina B9 contribuisce alla salute dei follicoli piliferi e riduce la caduta dei capelli, rendendoli più forti e sani. In caso di caduta grave, potrebbe supportare [trattamenti anticaduta a base di cellule staminali](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-per-capelli/). - **Salute cardiovascolare**. Come accennato, le vitamine B9 e B12 aiutano il metabolismo dell’omocisteina, evitando che si accumuli nei vasi sanguigni in forma libera. - **Fertilità maschile**. Pare che assumere acido folico migliori la motilità e la concentrazione degli spermatozoi, aumentando la fertilità maschile. - **Energia **durante la giornata. La vitamina B9 aiuta a scomporre i carboidrati in zuccheri semplici, fornendo energia lungo tutta la giornata. L’acido folico ha tanti benefici reali, ma attenzione alle leggende metropolitane: l’acido folico non fa aumentare il seno e non fa dimagrire. Probabilmente, avere più energie durante la giornata riduce il bisogno di spuntini e snack; non c’è però alcuna correlazione diretta tra perdita di peso e vitamina B9. ## Controindicazioni dell’acido folico Dato che l’acido folico è fondamentale anche per la salute degli adulti, si potrebbe avere la tentazione di “abbondare”. L’**eccesso di integratori** può avere **controindicazioni**? Sì, anche se è difficile sfociare in conseguenze gravi. Nel caso dell’acido folico, la controindicazione più comune è il **gonfiore addominale**. Per scongiurare il problema, basta assumerlo subito prima o subito dopo i pasti, per favorirne l’assimilazione. Soprattutto, basta non eccedere con i dosaggi. Una persona adulta dovrebbe assumere circa **0,2 mg **di acido folico al giorno; una donna in gravidanza dovrebbe assumere invece **0,4/0,5 mg** di acido folico al giorno, dato che il suo fabbisogno aumenta. Le quantità tengono conto sia della vitamina assunta con l’alimentazione sia degli integratori. Il **limite massimo** di acido folico da assumere è circa **10 mg** al giorno, oltre i quali è meglio non andare. Se ci si tiene entro questi limiti, l’acido folico non ha controindicazioni e l’**eccesso** viene eliminato con le** urine**. Quando però si superano i valori di cui sopra, troppo acido folico può provocare **tremori **e perfino reazioni allergiche. In casi estremi, si sono riscontrati perfino **danni ai reni**, ma è molto raro. È invece più frequente che l’eccesso di B9 **nasconda carenze di B12**, ritardando così gli interventi necessari. ## Non solo acido folico Assumere acido folico è il modo più semplice ed economico per prenderti cura del tuo bambino fin da subito, addirittura da prima del concepimento. Se vuoi dargli ulteriori garanzie, contatta **Sorgente**: da anni aiutiamo le famiglie a** conservare il sangue cordonale** dei loro figli, una risorsa preziosa usata per il [trattamento di oltre 80 malattie](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/a-cosa-servono/). [Contattaci per parlare con un nostro consulente](https://www.sorgente.com/contatti/): è gratuito e senza impegno e risponderemo a tutte le tue domande. --- --- title: "Cellule staminali per i capelli? Ecco come potremmo usarle" url: "https://www.sorgente.com/cellule-staminali-per-capelli/" lang: "it" type: "post" description: "La caduta dei capelli è una condizione diffusa, percepita come un problema da milioni di persone. Uomini e donne di tutte le età vivono la perdita dei capelli con vergogna, il che ha un impatto significativo sulla qualità della vita" last_modified: "2025-07-31T13:10:23+00:00" categories: [Cellule Staminali] custom_fields: rmp_vote_count: 2 rmp_rating_val_sum: 10 rmp_avg_rating: 5 --- # Cellule staminali per i capelli? Ecco come potremmo usarle La **caduta dei capelli** è una condizione diffusa, percepita come un problema da milioni di persone. Uomini e donne di tutte le età vivono la perdita dei capelli con vergogna, il che ha un impatto significativo sulla qualità della vita e sull’autostima. Per anni, le opzioni di trattamento sono state limitate; oggi le cose stanno cambiano, anche grazie alle scoperte nel campo della **biologia rigenerativa**. Le [cellule staminali](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/cosa-sono-le-cellule-staminali/) si stanno rivelando una carta vincente per la cura dei capelli, grazie alla loro proprietà di differenziazione e non solo. Approfondiamo la cosa. ## Il ruolo delle staminali nella caduta dei capelli Fino a non troppo tempo fa, era opinione come che la perdita dei capelli fosse dovuta solo alla morte delle cellule del bulbo pilifero. Secondo alcuni studi, potrebbe essere vero solo in parte. Le **cellule staminali**giocano un ruolo fondamentale nella crescita dei capelli. Le cellule stanno all’interno dei **follicoli piliferi**, le piccole insenature a forma di tunnel da cui crescono i capelli, dove danno origine al fusto del capello e alla sua guaina. Quando il follicolo si inattiva e il capello cade, rimane una riserva di cellule staminali pronte a dare vita a una nuovo capello. Uno studio pubblicato su “[Nature Aging](https://www.nature.com/articles/s43587-021-00103-w)” mostra che la **caduta dei capelli** potrebbe essere causata dalla “**fuga**” di queste cellule staminali dal bulbo pilifero. Lo studio si basa modelli animali, ma la scoperta è probabilmente applicabile anche all’uomo. Ciò apre nuove opportunità per comprendere e studiare i fattori correlati alla perdita di capelli, tra cui l’invecchiamento. ### Obesità e caduta dei capelli L’invecchiamento è solo una delle possibili cause di “fuga” delle staminali dai follicoli. Uno studio della [_Tokyo Medical and Dental University_](https://www.tmd.ac.jp/english/press-release/20210624-1/) (TMDU) ha trovato una correlazione anche con l’obesità. Che il **sovrappeso** fosse collegato ad un rischio più grande di **alopecia androgenetica **era cosa già nota, ma le cause erano poco chiare. I ricercatori hanno quindi messo a confronto i follicoli di due gruppi di cavie: il primo nutrito gruppo nutrito con una dieta standard, il secondo con una dieta ricca di grassi. I topi obesi, quelli nutriti con dieta ricca di grassi, hanno perso più peli più rapidamente e i loro follicoli piliferi si sono rimpiccioliti. Inoltre Emi K. Nishimura, autrice senior dello studio, spiega che: > “L’espressione genica negli HFSC (cellule staminali di follicoli piliferi, _n.d.r._) dei topi nutriti ad alto contenuto di grassi indicava l’attivazione della segnalazione di **citochine infiammatorie** all’interno degli HFSC”. Secondo i ricercatori, è stato lo **stress ossidativo** causata dall’obesità a** danneggiare** le cellule **staminali **dei follicoli piliferi. Col tempo queste si sono esaurite, portando alla perdita permanente dei follicoli stessi e dei peli. Lo stesso meccanismo potrebbe verificarsi anche negli esseri umani. Interessante notare quanto poco basti per attivare questo meccanismo. Secondo lo studio, bastano **quattro giorni consecutivi **di alimentazione ricca di grassi per aumentare lo stress ossidativo. Rimangono troppo pochi per provocare danni permanenti, ma indicano una chiara correlazione tra eccesso di grassi, infiammazione e caduta dei capelli. La buona notizia è che, forse, l’attivazione della via di segnalazione della **proteina sonic hedgehog** (SHH) potrebbe contrastare l’esaurimento delle cellule staminali. Quando causata dall’obesità, quanto meno. ### Il ruolo della proteina PDGF Va detto che non sempre le cause dei danni alle staminali vanno cercati nell’ambiente, anzi. I ricercatori dell’Università di Calgary hanno identificato una proteina chiave per la crescita dei capelli. La proteina si chiama **PDGF **ed è un **fattore di crescita derivato dalle piastrine**. Nel caso specifico, è la proteina di segnalazione che guida l’azione delle cellule staminali all’interno dei follicoli. Oltre a questo, è la proteina che richiama i globuli bianchi nei pressi di una ferita, nonché uno dei fattori che stimola la riproduzione cellulare. Quando la proteina PDGF manca, le cellule staminali dentro i follicoli non riescono più a rigenerarsi e diminuiscono, fino a sparire. Questo porta a una progressiva **diminuzione dei capelli**, ma non solo: l’assenza di PDGF (e quindi delle staminali) provoca un **rallentamento **delle capacità generali **rigenerarsi**, per cui le ferite e le bruciature guariscono più lentamente. Modulare la proteina PDGF aiuterebbe sì a prevenire la calvizie, ma anche a rallentare i segni dell’invecchiamento, ad accelerare la guarigione delle ustioni e ad evitare la formazione di cicatrici. ## Terapie a base di cellule staminali per la ricrescita dei capelli Per il momento, le sole cellule staminali non possono curare la calvizie. Le tante scoperte fatte, però, hanno aiutato ad elaborare **terapie di supporto **contro la perdita di capelli. Il **plasma ricco di piastrine **(PRP) è una delle più efficaci. L’utilizzo del Plasma Ricco di Piastrine prevede l’**ottimizzazione **del plasma ottenuto dai pazienti, ricco di cellule staminali, e la sua reintroduzione nel cuoio capelluto tramite **micro-iniezioni**. In questo modo si **stimola** la crescita cellulare dei follicoli, **rinforzando** i capelli presenti e **ritardandone** la caduta. Per il momento, il trattamento è efficace solo su follicoli indeboliti ma** ancora vivi**; molti lo consigliano in concomitanza con un **eventuale trapianto**, per stimolare l’attecchimento dei follicoli nuovi. Tra l’altro, l’uso di certi farmaci e il tabagismo possono ridurne efficacia. ### Staminali contro l’alopecia areata? Una variante del trattamento succitato è in fase di elaborazione per contrastare l’alopecia areata. Questa **patologia autoimmune** colpisce i follicoli capillari, provocando la caduta di capelli in aree sparse del cuoio capelluto. Ad oggi, i trattamenti contro l’alopecia areata si limitano a regimi immunomodulatori o immunosoppressivi, con tutte le controindicazioni del caso. Ecco perché è così importante cercare delle alternative poco invasive; le staminali aiutano a fare proprio questo. Abbiamo a disposizione diversi studi dedicati all’uso delle [staminali contro l’alopecia areata](https://link.springer.com/article/10.1186/s12916-015-0331-6), tutti incoraggianti. In uno di questi, i ricercatori hanno coltivato **cellule mononucleate **raccolte dal sangue dei pazienti stessi **con staminali cordonali**, per “educarle” prima di rimetterle in circolo. I risultati sono stati buoni. Il trattamento pare aver ripristinato la produzione delle citochine Th1/Th2/Th3 nel sangue periferico dei pazienti, aiutando a **ridurre l’infiammazione** causata dalla malattia. Inoltre, le cellule hanno stimolato lo sviluppo dei follicoli e, soprattutto, hanno creato un anello protettivo attorno ai follicoli più nuovi e delicati. ## Un futuro con più capelli? L’uso delle cellule staminali nella cura dei capelli può sembrare frivolo, se confrontato a terapie contro il cancro o contro l’Alzheimer. Ciononostante, anche questa è [medicina rigenerativa](https://www.sorgente.com/medicina-rigenerativa-realta-o-fantascienza/) e anche questo ci aiuta a comprendere meglio come funziona il nostro organismo. Molti degli studi cui abbiamo accennato potrebbero applicarsi non solo alla calvizie, ma anche all’**artrosi** o alla cura delle **ustioni**. Inoltre, molte persone vivono con dolore la perdita di capelli: trovare un modo per contrastarla li aiuterebbe a vivere meglio, sia con se stessi sia con gli altri. Se vuoi conoscere meglio i tanti possibili utilizzi delle staminali, [contatta Sorgente](https://www.sorgente.com/contatti/): da anni ci impegniamo per divulgare il valore delle **staminali del cordone ombelicale**, un tesoro che potrebbe fare tanto. E non solo per i capelli. --- --- title: "Niente più farmaci immunosoppressori con le cellule staminali" url: "https://www.sorgente.com/niente-immunosoppressori-cellule-staminali/" lang: "it" type: "post" description: "Più di un rene Mark Welter è un uomo statunitense come tanti: due figlie, un lavoro, una sorella minore che riesce ad essere un’amica, oltre che parte della famiglia. Poi un giorno inizia ad avere un dolorino al fianco, una" last_modified: "2025-08-07T10:47:54+00:00" categories: [2025, Rassegna Stampa] custom_fields: rmp_vote_count: 3 rmp_rating_val_sum: 14 rmp_avg_rating: 4.7 --- # Niente più farmaci immunosoppressori con le cellule staminali # Più di un rene > Mark Welter è un uomo statunitense come tanti: due figlie, un lavoro, una sorella minore che riesce ad essere un’amica, oltre che parte della famiglia. Poi un giorno inizia ad avere un **dolorino **al fianco, una cosa di poco conto: avrà fatto un movimento strano o qualcosa del genere. Il problema è che il dolorino non passa, anzi. Man mano che il tempo passa, il dolorino si allarga alla schiena e all’addome. E poi non è più un dolorino da nulla: è sempre più forte, come se qualcosa lo stesse lacerando da dentro. Ormai fa fatica a muoversi e anche fare la pipì è diventato fonte di **sofferenza**. La diagnosi è infausta: **rene policistico**, una malattia genetica che provoca la comparsa di cisti sui reni; nel tempo le cisti bloccano i reni, lacerano i tessuti circostanti e causano infezioni anche gravi. Quando la malattia raggiunge uno stadio avanzato, l’unica speranza che resta è il trapianto di rene. Mark è un uomo fortunato: la** sorella **si offre subito volontaria e risulta una **donatrice compatibile**. Nel 2021, dona uno dei suoi reni al fratello, consentendogli di riprendere una vita quasi normale. _Quasi_, appunto. Chi riceve un trapianto lo sa: il prezzo per quel regalo è una vita fatta di **farmaci immunosoppressori**, infezioni, reazioni allergiche. Un’alternativa migliore della morte, non c’è dubbio, ma rimane una vita difficile e spesso stancante. Mark non è uno che ama i compromessi: adesso che ha di nuovo una vita, vuole godersela in pieno. Ecco perché partecipa a uno s**tudio clinico della Mayo Clinic**, impresa che vedrà nuovamente come co-protagonista la sorella Cindy. L’idea è semplice, anche se rischiosa: dopo il trapianto, il paziente si sottopone a una **chemioterapia** che spazza via il sistema immunitario; a questo punto, riceve un campione di** staminali **da chi gli ha donato l’organo, affinché il suo organismo possa** ricostruire** un sistema immunitario nuovo di zecca. Il sistema immunitario nuovo riconosce l’organo trapiantato come suo, scongiurando il rischio di rigetto. L’intera operazione è **rischiosa** e anche **complicata**, specie considerando quanto sia difficile trovare un donatore di organi compatibile. Eppure **funziona**: ad oggi, Mark non prende più farmaci da **tre anni**. In questi anni, l’uomo ha visto le figlie sposarsi, ha conosciuto i nipotini, ha vissuto una vita piena. Se il regalo di Cindy si fosse “limitato” al rene, sarebbe stato tutto molto più difficile per lui. Invece, ha rischiato e ha vinto tutto: non solo una vita più lunga, ma anche più semplice e soddisfacente. Il prossimo passo sarà usare questa tecnica su pazienti con donatori meno compatibili, testando fonti diverse di cellule staminali. L’ennesima dimostrazione che queste cellule possono fare grandi cose. Chissà cos’altro ci riserva il futuro. Fonte: newsnetwork.mayoclinic.org --- --- title: "Che cos’è il mosaicismo? Tutte le implicazioni genetiche e cliniche" url: "https://www.sorgente.com/che-cose-il-mosaicismo/" lang: "it" type: "post" description: "Il mosaicismo è un fenomeno strettamente legato al mondo della genetica e delle anomalie cromosomiche, che potrebbe complicare la diagnosi di malattie più o meno rare. In questo articolo vedremo cos’è nel dettaglio, come si distingue dal chimerismo e quali" last_modified: "2025-09-03T16:00:45+00:00" categories: [Cellule Staminali] custom_fields: rmp_vote_count: 3 rmp_rating_val_sum: 14 rmp_avg_rating: 4.7 --- # Che cos’è il mosaicismo? Tutte le implicazioni genetiche e cliniche Il mosaicismo è un fenomeno strettamente legato al mondo della genetica e delle **anomalie cromosomiche**, che potrebbe complicare la diagnosi di malattie più o meno rare. In questo articolo vedremo cos’è nel dettaglio, come si distingue dal chimerismo e quali conseguenze ha sulla salute. ## Cosa si intende per “mosaico genetico” o “mosaicismo” Se prendessimo tutte le cellule di un singolo individuo e ne esaminassimo il nucleo, dovremmo trovare sempre lo stesso patrimonio genetico. In sostanza, tutte le nostre cellule dovrebbero contenere le istruzioni dettagliate per far funzionare non solo i loro tessuti di appartenenza, ma anche tutti gli altri. Eppure, non va sempre così. Il “mosaico genetico” o “mosaicismo” si verifica quando ci sono patrimoni genetici** diversi** in un **singolo individuo**, tutti espressi contemporaneamente. Ciò significa che dentro una sola persona ci sono set di cellule con corredo cromosomico diverso, oppure con lo stesso corredo espresso però in modo diverso. Ad esempio, un bambino potrebbe avere un patrimonio genetico identico in tutto l’organismo, tranne che nella cute. Inutile precisare che un fenomeno del genere può avere un grosso impatto sulla salute, non sempre prevedibile. Le conseguenze dipendono infatti da molti fattori: **numero** di varianti, **tessuti** interessati, **geni** colpiti, estensione del fenomeno… A seconda di tutti questi fattori, possiamo avere casi di mosaicismo del tutto asintomatici o, al contrario, varianti che provocano deficit fisici e cognitivi. ### Perché si verifica Per quanto ne sappiamo, il mosaicismo si verifica durante lo [**sviluppo embrionale**](https://www.sorgente.com/fisiologia-crescita-fetale-salute-neonato/). Dopo la fecondazione, lo zigote ottenuto inizia a dividersi in sempre più cellule, fino ad ottenere tutte quelle che formano un organismo umano. Qualche volta, si verifica un errore durante la divisione cellulare e si formano popolazioni di cellule con patrimoni genetici diversi. In gran parte dei casi, le cellule sbagliate** muoiono **e non si riproducono più, lasciando spazio a quelle con il patrimonio corretto. Altre volte, l’errore rimane ma è **limitato** a poche cellule. Molto più raramente, si formano interi organi con patrimoni genetici diversi, se non addirittura il **50%** dell’intero organismo. Ad oggi, le cause sono poco chiare. Probabilmente, il mosaicismo è spesso frutto di **anomalie sporadiche**, che si manifestano casualmente e senza una vera causa. D’altra parte, può darsi che alcuni [casi di mosaicismo siano causati da fattori ambientali](https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/em.22347), come l’esposizione ad agenti chimici o a radiazioni. ### Mosaicismo e chimerismo: qual è la differenza? Anche il chimerismo indica la presenza di diverse linee genetiche in un solo organismo. A differenza del mosaicismo, però, il chimerismo si verifica quando **due o più zigoti** si fondono in un unico embrione. Una chimera, appunto. ## Mosaicismo somatico vs. Mosaicismo germinale Pur essendo un fenomeno raro, esistono diversi tipi di mosaicismo suddivisibili in due categorie. - Mosaicismo **somatico**, coinvolge solo le cellule somatiche, ovvero quelle che compongono i tessuti. In questo tipo di mosaicismo, le cellule riproduttive (gameti) sono nella norma. - Mosaicismo **germinale**, che coinvolge anche le cellule riproduttive (ovuli o spermatozoi). In questi casi, i gameti presentano un corredo genetico diverso e possono trasmettere la condizione ai figli. Talvolta, gli individui con mosaicismo germinale non soffrono di mosaicismo somatico. Ciò significa che non mostrano alcun sintomo evidente della condizione, ma possono comunque trasmetterla. Al contrario di un individuo con mosaicismo somatico ma non germinale, che non trasmetterà la sua condizione ai figli. ## Cos’è la sindrome a mosaico Non è detto che il mosaicismo diventi evidente: quando l’anomalia si presenta avanti nello sviluppo embrionale, può riguardare **poche cellule** e rimanere** asintomatica** per tutta la vita. Soprattutto, non è detto che l’anomalia sia dannosa per l’individuo. Non è sempre così, purtroppo. In alcuni casi, le cellule del mosaico presentano un’anomalia cromosomica dannosa, causa di una sindrome riconosciuta. Ad esempio, un bambino può nascere con gruppi di cellule affette da trisomia 21 (sindrome di Down), oppure da trisomia 18 (Sindrome di Edwards). In questi casi si parla di sindrome a mosaico. Nelle **sindromi a mosaico**, l’anomalia cromosomica causa della sindrome riguarda solo **parte delle cellule**. Ciò si potrebbe tradurre in una forma più lieve della sindrome, anche se non è detto che sia sempre così: come accennato sopra, gli effetti del mosaicismo dipendono molto dall’estensione e dai gruppi cellulari colpiti, oltre che dal tipo di anomalia. ### Trisomie a mosaico La sindrome di Down a mosaico è una delle forme più conosciute di mosaicismo. L’individuo presenta alcune cellule con la **trisomia 21** (tre copie del cromosoma 21) e altre cellule con un normale corredo cromosomico. Benché la variabilità rimanga alta, questo si associa a **caratteristiche cliniche più lievi**, rispetto alla forma classica. Oltre che la sindrome di Down, il mosaicismo può interessare anche altre trisomie, tra cui: - **Trisomia 18 **(Sindrome di Edwards) a mosaico. La forma a mosaicismo rimane una condizione seria, ma sia associa a un tasso maggiore di sopravvivenza. - **Trisomia 13** (Sindrome di Patau) a mosaico. Il 90% dei bambini che soffrono della forma completa muore pressappoco un mese dopo la nascita. I bambini affetti dalla sindrome a mosaico hanno un tasso di sopravvivenza più alto, ma rimane una condizione grave. ### Mosaicismo dei cromosomi sessuali Un altro tipo di anomalie relativamente comuni sono quelle che interessano i **cromosomi sessuali**, ovvero X e Y. Proprio come nel caso delle trisomie, il mosaicismo esiste anche per le anomalie dei cromosomi sessuali. - **Sindrome di Turner** a mosaico. Le donne affette da sindrome di Turner hanno una sola copia del cromosoma X, al posto della coppia di cromosomi X che dovrebbero avere. In realtà, più della metà di loro soffre della [versione a mosaico della sindrome di Turner](https://www.msdmanuals.com/it/professionale/pediatria/anomalie-cromosomiche-e-genetiche/sindrome-di-turner). Il mosaicismo riduce la severità di alcuni sintomi, tra cui l’infertilità: solo il 15% delle donne affette dalla sindrome riesce ad avere una gravidanza spontanea, tutte affette da mosaicismo. - **Sindrome di Klinefelter **a mosaico. La versione speculare della sindrome di Turner: chi ne soffre ha un cromosoma X extra, il che provoca sintomi come basso testosterone e fibrosi testicolare. Il mosaicismo riduce la gravità della sindrome. ## Il ruolo del mosaicismo nella placenta Cosa succede se il mosaicismo interessa la placenta, un organo fondamentale per lo sviluppo del feto? Spesso non succede niente: nonostante il mosaicismo placentare, le cellule del feto rimangono normali, senza anomalie cromosomiche. Un team di ricerca dell’**U****niversità di Cambridge** ha deciso di approfondire la cosa; i risultati dello studio sono stati pubblicati [su Nature nel 2021](https://www.nature.com/articles/s41586-021-03345-1), con un aggiornamento nel 2022. I ricercatori hanno analizzato le mutazioni presenti in 86 placente: hanno eseguito numerose micro-dissezioni su ciascuna placenta, così da prelevare il **DNA** proveniente da diversi punti. Analizzando i tessuti, hanno scoperto un numero elevatissimo di **anomalie cromosomiche**, molto più elevato di quelle che si possono riscontrare nei tessuti embrionali. Il mosaicismo placentare riguarda circa il **2%** dei campioni ottenuti con la villocentesi tra la 10a e la 12a settimana. Ciononostante, solo il 10% di quegli embrioni riporta quegli stessi difetti cromosomici. Benché le implicazioni non siano ancora del tutto chiare, può darsi che una delle (tante) funzioni della placenta sia “spazzare via” le anomalie cromosomiche. Per citare il presidente di AOGOI Carlo Sbiroli, si potrebbe vedere la [placenta come uno spazzino di difetti genetici](https://www.aogoi.it/media/7847/placenta-umana-sbiroli-min.pdf). Inoltre, può darsi che la placenta abbia semplicemente una soglia di controllo delle mutazioni più bassa: la placenta deve **adattarsi rapidamente**, il che aumenta il rischio di errori genetici. L’importante è che l’embrione mantenga una soglia di controllo più alta, per garantirne la** stabilità genetica**. ### Mosaicismo placentare e diagnosi prenatali Nonostante il suo possibile ruolo di spazzino, il mosaicismo placentare ha un grosso problema: complica test e diagnosi prenatali. Il DNA anomalo della placenta, infatti, può essere scambiato per DNA anomalo fetale e portare a **falsi positivi** negli esami prenatali. Il rischio è particolarmente rilevante per le trisomie, le anomalie cromosomiche più rilevate dai test del DNA fetale. Ecco perché si eseguono sempre ulteriori controlli, dopo un esito positivo del test. ### Rischi per lo sviluppo fetale Un mosaicismo placentare esteso, o riguardante tessuti placentari critici, può comunque **influenzare negativamente** lo sviluppo fetale. Pare infatti esserci una correlazione tra mosaicismo placentare significativo e: - **r****estrizione** della crescita intrauterina, dovuta forse a una riduzione dell’apporto di nutrienti e ossigeno al feto; - **c****omplicazioni** della gravidanza, come preeclampsia e parto pretermine. ## Mosaicismo nelle cellule staminali? Fino a questo momento abbiamo parlato del mosaicismo in organi e tessuti, ma il mosaicismo può riguardare anche le cellule staminali. Pare che [il midollo osseo di 1 persona su 40](https://www.embl.org/news/science-technology/genetic-mosaicism-more-common-than-thought/) mostri segni di mosaicismo, senza però problemi di salute evidenti. Ciò significa che il mosaicismo potrebbe essere molto **più comune di quanto ****si creda**, anche se non sempre evidente. È stato perfino documentato il caso di una [donna affetta da sindrome di Turner a mosaico che ha donato il suo midollo osseo](https://www.nature.com/articles/1705456). Per quanto riguarda le staminali del cordone ombelicale, gli studi mostrano una certa stabilità genetica. Gran parte delle cellule a mosaico si concentrano nella placenta (4% di prevalenza circa), mentre il cordone ombelicale rimane pressappoco intatto ([1,3% di prevalenza](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10316555/)). Se hai bisogno di ulteriori informazioni sulle staminali del cordone ombelicale e sul loro utilizzo, contatta **Sorgente**: potrai parlare con un nostro** consulente senza impegno**, per chiarire tutti i tuoi dubbi e imparare [perché conservare il sangue cordonale](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/perche-il-cordone-ombelicale/) può tornare utile. --- --- title: "Conformità" url: "https://www.sorgente.com/perche-sorgente/compliance/" lang: "it" type: "page" last_modified: "2026-03-05T16:36:47+00:00" --- # Conformità # Conformità ## Sistema di Conformità – Garantire Trasparenza e Sicurezza delle Operazioni In tutte le società del Gruppo FamiCord, il rispetto dei più elevati standard etici e legali rappresenta una priorità assoluta. Per questo abbiamo adottato un Sistema di Conformità che assicura il pieno rispetto delle normative vigenti, promuove la trasparenza e l’integrità dei processi, e tutela la sicurezza di tutti i nostri stakeholder. ## Scarica PDF Codice di Condotta [ Scarica il PDF ](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2025/08/20250605_CODE-OF-CODUCT_IT.pdf) Politica su Diversità, Equità e Inclusione [ Scarica il PDF ](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2025/08/20250401_DIVERSITY-EQUITY-INCLUSION_IT.pdf) Segnalazione delle Irregolarità [ Scarica il PDF ](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2026/03/Reporting_irregularities_IT.pdf) Codice Anti-Corruzione [ Scarica il PDF ](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2025/08/20241118_ANTI-CORRUPTION-CODE_IT.pdf) --- --- title: "Quali sono i pro e i contro delle cellule staminali" url: "https://www.sorgente.com/pro-e-contro-cellule-staminali/" lang: "it" type: "post" description: "Le potenzialità delle cellule staminali sono uno dei punti fermi della medicina moderna: la loro straordinaria capacità di differenziarsi promette grandi cose, specie in ambiti come la medicina rigenerativa. Tuttavia, come ogni tecnologia medica innovativa, anche le cellule staminali hanno" last_modified: "2025-12-09T11:16:04+00:00" categories: [Cellule Staminali] --- # Quali sono i pro e i contro delle cellule staminali Le potenzialità delle cellule staminali sono uno dei punti fermi della medicina moderna: la loro straordinaria capacità di differenziarsi promette grandi cose, specie in ambiti come la [medicina rigenerativa](https://www.sorgente.com/medicina-rigenerativa-realta-o-fantascienza/). Tuttavia, come ogni tecnologia medica innovativa, anche le cellule staminali hanno **pro e contro** che meritano un’analisi dettagliata. In questo articolo vedremo sia i **rischi** delle cellule staminali sia i** benefici**, per comprendere meglio perché, nonostante tutto, le cellule staminali sono davvero il futuro. ## I rischi delle cellule staminali Sarebbe poco onesto dire che le cellule staminali hanno solo benefici e nessun rischio. Come in qualsiasi cosa, specie in ambito medico, ci sono pro e contro anche nelle cellule staminali. Come però vedremo, i vantaggi ripagano ampiamente i rischi. ### Infezioni Le infezioni sono una delle complicanze più comuni, nei trapianti di cellule staminali. Va detto che la colpa non è dell’uso delle staminali in sé, quanto **del trattamento ****preliminare** necessario per effettuare al trapianto. Ormai da decenni, usiamo le cellule staminali per **sostituire** un **sistema immunitario malato **con uno sano; è una tecnica consolidata, efficace specie contro tumori del sangue e malattie autoimmuni. Per ottenere un sistema immunitario nuovo, però, bisogna prima distruggere quello vecchio. Come visto nell’articolo su [trapianto autologo e allogenico](https://www.sorgente.com/differenze-tra-trapianto-autologo-e-allogenico/), la prima cosa da fare è distruggere il sistema immunitario con una pesante chemioterapia; solo così si può far posto alle cellule nuove. Ovviamente, così facendo il paziente rimane** senza globuli bianchi**, alla mercé di qualsiasi batterio o virus. Finché le staminali non attecchiscono e non producono un sistema immunitario nuovo, il rischio di infezione è concreto [e anche piuttosto alto](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5419070/). Ecco perché si ricorre al trapianto quando è questione di vita o di morte. ### Malattia del trapianto contro l’ospite Nella malattia del trapianto contro l’ospite (GvHD), le cellule immunitarie ottenute dal campione donato** attaccano** l’**organismo** del **paziente **e ne danneggiano i tessuti. Nei casi peggiori, la GvHD può provocare danni gravi o addirittura la morte. Questo tipo di rischio è correlato associato alla** mancanza di compatibilità** tra donatore e paziente: se gli [antigeni di istocompatibilità](https://www.sorgente.com/servizi/tipizzazione-hla/) (HLA) sono troppo diversi, le staminali non riescono a integrarsi nel nuovo organismo. Ecco perché la ricerca di un donatore compatibile è così delicata. Una delle caratteristiche più interessanti delle** staminali del cordone ombelicale** è proprio la loro compatibilità. Nel trapianto di midollo osseo, donatore e ricevente devono avere 8 HLA in comune su 10 testati. Se si usano le staminali del cordone ombelicale, invece, bastano 4 HLA su 6 testati. Ciò semplifica di molto la ricerca di un donatore e** riduce i rischi,** fermo restando che il [cordone ombelicale sia stato conservato](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/conservazione-delle-cellule-staminali/). ### Mancato attecchimento Pur non danneggiandolo, a volte le cellule staminali trapiantate non trovano posto nell’organismo ospite: le staminali trapiantate rimangono **inerti**, senza produrre cellule nuove o producendone troppo poche per le esigenze del paziente. Se la produzione di cellule non inizia entro** 4 settimane**, si parla di **mancato attecchimento** e si potrebbe procedere con un secondo trapianto. A volte il mancato attecchimento si manifesta in un secondo momento: le staminali sembrano attecchire, ma la produzione di nuove cellule diminuisce o si blocca del tutto. Il mancato attecchimento avviene soprattutto in caso di **trapianto allogenico**, ma rimane un’eventualità rara e interessa solo [il 3-9% dei trapianti](https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0301472X16300777). ### Rigetto Se nel GvHD le cellule trapiantate attaccano l’organismo ospite, nel rigetto capita esattamente il contrario: il **sistema immunitario del paziente** riconosce le cellule trapiantate come “estranee” e le **attacca**. Di nuovo, il rigetto capita soprattutto nei **trapianti allogenici**, specie se c’è poca compatibilità tra donatore e ricevente. Rimane un’eventualità rara, che interessa circa [il 5% dei pazienti](https://www.msdmanuals.com/it/professionale/immunologia-malattie-allergiche/trapianto/trapianto-di-cellule-staminali-emopoietiche#Complicanze_v8495103_it). ## I benefici delle cellule staminali Possiamo dire che tutto questo sito sottolinea i tanti benefici delle cellule staminali, specie di quelle prelevate dal cordone ombelicale. Le staminali hanno salvato la vita a decine di persone nel mondo, come puoi vedere tu stesso nella pagina “[i nostri trapianti](https://www.sorgente.com/impieghi/i-nostri-trapianti/)”. Entriamo più nel dettaglio, però. ### Rigenerazione del midollo osseo Molte [malattie del sangue o del sistema immunitario](https://www.sorgente.com/quali-sono-le-malattie-curabili-con-le-cellule-staminali-cordonali/) hanno la propria radice in un malfunzionamento del midollo osseo. Globuli bianchi, globuli rossi e piastrine vengono prodotti qui, infatti: se ci sono **anomalie nel midollo osseo**, queste si ripercuoteranno inevitabilmente su tutto l’organismo. Un tempo, malattie del genere erano una **condanna a morte**. Cosa può fare la medicina, quando parte del tuo stesso corpo si ribella? Oggi abbiamo una risposta: sostituire la radice del problema. Semplificando, la rigenerazione del midollo osseo è proprio questo. Come visto sopra, l’obiettivo di molti trapianti di staminali è generare un **midollo osseo nuovo** da staminali sane. Il midollo rigenerato sarà privo dei difetti di quello vecchio, produrrà cellule del sangue sane ed eliminerà la malattia alla radice. Questa è ovviamente una grossa semplificazione, ma il succo del trattamento è questo e, nonostante gli innegabili rischi, negli anni ha salvato la vita a **migliaia **di persone. ### Rigenerazione dei tessuti La rigenerazione dei tessuti è forse la proprietà più conosciuta delle [cellule staminali mesenchimali](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-mesenchimali-cosa-sono/): essendo cellule “acerbe”, le staminali possono **differenziarsi** in un gran numero di cellule diverse. Inoltre, stimolano la **proliferazione **delle cellule adulte e la produzione di nuovi vasi sanguigni. Tutte queste cose aiutano i tessuti a **rigenerarsi **dopo un trauma, tornando allo stato originale. Di solito, la rigenerazione dei tessuti avviene naturalmente: è come guariamo dalle ferite e come sostituiamo le cellule morte. La medicina vuole usare le staminali per **ottimizzare **questo processo, applicandolo anche a tessuti che non sarebbero in grado di rigenerarsi naturalmente. Ad esempio, siamo già in grado di riparare alcuni **danni alla cornea **usando le staminali. ### Modulazione del sistema immunitario Una caratteristica meno nota delle staminali, specie di quelle del cordone ombelicale, è la loro capacità immunomodulatoria. Ciò consente di [regolare l’azione del sistema immunitario](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-e-patologie-autoimmuni-i-traguardi-consentono-di-aderire-alla-clinica/) e, così facendo, di **ridurre i danni** ai tessuti tipici di molte malattie autoimmuni. ### Trattamento di malattie croniche e degenerative Le cellule staminali offrono speranze per il [trattamento di malattie croniche e degenerative](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-sclerosi-multipla-ricerca/#come-si-usano-le-staminali-contro-la-sm) attualmente senza una cura definitiva. Le loro proprietà rigenerative e immunomodulatorie, infatti, potrebbero** rallentare** o addirittura** fermare** l’andamento di queste malattie. ### Riduzione del dolore Diverse strutture italiane usano le [infiltrazioni di cellule staminali in ambito ortopedico](https://www.humanitas-sanpiox.it/news/sport-e-danni-alla-cartilagine-le-cellule-staminali-mesenchimali-sono-sicure/), per r**idurre i dolori** tipici di patologie come l’artrosi. Queste infiltrazioni aiutano a ridurre le infiammazioni e, almeno in parte, stimolano la rigenerazione dei tessuti. Non possono ricostruire l’intera cartilagine o tutto un legamento, ma aiutano a vivere meglio e a recuperare parte delle funzionalità. ### Medicina personalizzata Il potenziale delle cellule staminali si estende anche alla medicina personalizzata. Utilizzando le cellule staminali **del paziente stesso**, come quelle prelevate dal cordone ombelicale, si riduce il rischio di rigetto. L’approccio potrebbe portare a sviluppare **terapie su misura**, concepite per venire incontro alle esigenze specifiche del paziente. Chissà in quali nuovi modi verranno usate le staminali conservate da **Sorgente**, un giorno! --- --- title: "Perché la toxoplasmosi in gravidanza è pericolosa e come evitarla" url: "https://www.sorgente.com/perche-toxoplasmosi-in-gravidanza-pericolosa-come-evitarla/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Se c’è una cosa che fa paura in gravidanza, quella è la toxoplasmosi. Tutte le future mamme si sentono ripetere: “lava la verdura con acqua e bicarbonato, sempre”, “stai lontana dai gatti”, “cuoci tutto, nel dubbio” e altri mille consigli" last_modified: "2025-07-17T15:21:38+00:00" --- # Perché la toxoplasmosi in gravidanza è pericolosa e come evitarla Se c’è una cosa che fa paura in gravidanza, quella è la toxoplasmosi. Tutte le future mamme si sentono ripetere: “lava la verdura con acqua e bicarbonato, sempre”, “stai lontana dai gatti”, “cuoci tutto, nel dubbio” e altri mille consigli di questo tipo. Perché? La** toxoplasmosi in gravidanza** è davvero così **pericolosa**? La risposta breve è:** sì**, la toxoplasmosi va assolutamente evitata, specie nelle primissime fasi della gestazione. In questo articolo vedremo **perché** e, soprattutto, quali consigli seguire per rimanere in salute. ## Cos’è la toxoplasmosi La toxoplasmosi è una **malattia infettiva** causata dal **t****oxoplasma gondii**, un parassita che colpisce un po’ tutti gli animali a sangue caldo, essere umano compreso. Si stima che circa il **30%** della popolazione mondiale sia stata infettata, anche se le percentuali cambiano in base ai criteri usati. Infatti, è difficile capire se si ha avuto la toxoplasmosi, a meno di non usare test specifici. Di per sé, l’infezione da toxoplasma è piuttosto lieve: in gran parte dei casi, rimane del tutto **asintomatica**; anche quando si manifesta, assomiglia a una comune influenza e passa nel giro di qualche giorno. I casi gravi sono rari e colpiscono soprattutto persone immunodepresse. Perfino** in gravidanza**, la toxoplasmosi rimane una malattia leggera per la madre; in questi casi, ad essere in** pericolo** è l’**embrione** o il feto, che potrebbe subire malformazioni gravi o un aborto spontaneo. ### Il ciclo vitale del Toxoplasma Gondii Il toxoplasma gondii è un parassita intracellulare obbligato: può riprodursi solo nelle cellule dei felini, benché possa vivere e svilupparsi in qualsiasi animale a sangue caldo. Vediamo come funziona il ciclo del parassita nel dettaglio. - Le** oocisti**, il primo stadio del parassita, vengono rilasciate nell’ambiente tramite le **feci **dei felini ospiti. Nel giro di **5 giorni**, sporulano e diventano **infettive**. - Le feci con le oocisti sporulate contaminano terriccio e acqua circostanti. Terriccio e acqua contaminati contaminano erba, fiori, frutta e verdura. - **Ospiti intermedi** ingeriscono le oocisti e si infettano. - Le oocisti diventano **tachizoiti** e formano delle **cisti tissutali** con all’interno i **bradizoiti**, una forma dormiente del parassita. - I felini **ingeriscono** tessuti contaminati dai bradizoiti. - I bradizoiti ingeriti dai felini **si riproducono** all’interno del loro organismo e producono nuove oocisti. - Si torna al punto 1. In alternativa, i **bradizoiti** vengono trasmessi **da organismo a organismo** tramite l’ingestione di tessuti infetti, finché non muoiono o non trovano un ospite dove riprodursi. ## Come si trasmette la toxoplasmosi Il ciclo vitale del toxoplasma dà già una prima idea di come si possa trasmettere la malattia e, soprattutto, spiega perché i gatti siano considerati i vettori principali. In realtà, vedremo che è relativamente difficile prendere la toxoplasmosi dai gatti. Per l’uomo, le principali vie di trasmissione sono le seguenti. ### Contatto con feci di gatti infetti I gatti sono l’ospite ultimo del toxoplasma gondii, quanto meno in città: i felini si infettano mangiando uccellini o roditori con cisti tissutali, dopodiché rilasciano le oocisti con le feci. Qualunque animale ingerisca anche parte delle suddette feci può essere infettato. Da questa breve spiegazione deduciamo tre cose: - Se il gatto vive** in appartamento** e non viene in contatto con gatti che vivono all’esterno, è molto** difficile** che si ammali di toxoplasmosi. Diverso se il gatto può **uscire liberamente**: in quel caso, è probabile che vada a caccia e che ingerisca** carne cruda infetta**. - Servono 1-5 giorni affinché gli oocisti diventino infettivi, quindi è importante **pulire la lettiera tutti i giorni**. - Per ridurre il rischio di infezione, è importante pulire la lettiera proteggendosi con una **mascherina **e un **paio di guanti**. Meglio ancora, si può delegare la pulizia a qualcuno che non è in gravidanza. In definitiva, per chi ha un gatto da appartamento il rischio di contrarre la toxoplasmosi da lui è piuttosto basso, anche se mai del tutto nullo. ### Frutta e verdura lavata male Gran parte dei casi di toxoplasmosi in gravidanza sono causati non dai gatti, ma da **frutta e verdura lavati male **e mangiati crudi. Com’è possibile? Facciamo un passo indietro. Quando i felini espellono le loro feci infette, le oocisti finiscono nel terreno. Se l’ambiente è umido e riparato, possono sopravvivere anche** diversi anni** e contaminare tutto ciò che viene in contatto con loro. E se il terreno viene usato per la coltivazione? Se il terreno contaminato viene usato per coltivare frutta e verdura, le **oocisti **del toxoplasma possono finire sulla loro** superficie**. Nel momento in cui un animale mangia le verdure non lavate, ingoia anche le oocisti e viene infettato; questo vale sia per i topolini di campagna sia per gli esseri umani che comprano frutta e verdura al supermercato. Per evitare l’infezione, basta [lavare bene le verdure o cuocerle](https://www.sorgente.com/cosa-non-mangiare-in-gravidanza-8-regole-da-seguire/#1-frutta-e-verdura-cruda-non-lavata). ### Carne cruda o poco cotta Per una donna incinta, l’altro grande pericolo è la carne cruda. I **tessuti muscolari **possono infatti nascondere** bradizoiti**, forme dormienti di toxoplasma pronti a risvegliarsi dentro il predatore di turno. Nello specifico, dentro l’essere umano che ha mangiato una tartare di troppo. L’unico modo per eliminare eventuali tracce di toxoplasma, nonché di altri microrganismi dannosi, è **cuocere la carne **finché non raggiunge una temperatura interna di **70°C**. Per andare sul sicuro, ci si può aiutare con un termometro da cucina da pochi euro. ### Acqua contaminata Premettiamo che l’**acqua del rubinetto **è perfettamente **sicura**, in Italia. Lo stesso non vale per l’acqua di ruscelli, torrenti, pozzi… Ovunque le condizioni igieniche non sono garantite, è meglio bere acqua in bottiglia. ## Perché la toxoplasmosi è pericolosa in gravidanza Dicevamo all’inizio che la toxoplasmosi non è un grande rischio, se sei un adulto in salute. Diverso per un embrione o per un feto. In una donna incinta, l’infezione da toxoplasmosi **supera **la barriera della **placenta **e raggiunge il feto, contagiandolo a sua volta e provocando una forma di toxoplasmosi congenita. Le conseguenze dell’infezione dipende dall’età gestazionale del feto. - **Primo trimestre** (0-12 settimane). In questa fase, il rischio di trasmettere la toxoplasmosi all’embrione è meno del **17%**. Tuttavia, è il momento in cui un’eventuale infezione ha le conseguenze più devastanti, dato che può causare **malformazioni gravi** e **aborto spontaneo**. - **Secondo trimestre **(13-26 settimane). Il rischio di trasmissione sale al **25-40%**, ma la gravità delle complicanze fetali si riduce un poco, anche se non si annulla. In questa fase, infatti, la toxoplasmosi può causare **problemi neurologici** e [corioretinite da toxoplasma](https://iapb.it/corioretinite/). - **Terzo Trimestre** (27-40 settimane). Il rischio di trasmissione può arrivare al **90%**, ma le conseguenze per il bambino sono meno gravi. Nell’**85%** dei casi, l’infezione rimane **asintomatica **per mesi dopo il parto ma, se non curata, può comunque provocare una corioretinite. Talvolta, la corioretinite si manifesta addirittura a decenni di distanza. Dati i possibili danni per il feto, è importante che la futura madre presti grande attenzione e che effettui tutti gli [esami consigliati in gravidanza](https://www.sorgente.com/gli-esami-da-fare-in-gravidanza/). Una diagnosi precoce, infatti, riduce notevolmente il rischio di toxoplasmosi congenita. ### Le conseguenze della toxoplasmosi congenita Un’eventuale infezione dell’embrione o del feto può avere queste conseguenze: - [**Encefalite**](https://www.msdmanuals.com/it/casa/disturbi-di-cervello-midollo-spinale-e-nervi/infezioni-cerebrali/encefalite) provocata dalla **toxoplasmosi cerebrale**. Nei casi peggiori, l’infezione può provocare danni permanenti al cervello. - **Calcificazioni intracraniche**, depositi di calcio che si formano nel tessuto cerebrale a seguito dell’infiammazione causata dal toxoplasma. I danni dipendono in larga parte da dove si formano le calcificazioni, spaziando dai problemi motori al ritardo cognitivo. - **Idrocefalo**, ovvero l’accumulo di liquido cerebrospinale nei ventricoli cerebrali. L’eccesso di liquido preme sul tessuto cerebrale circostante, portando a danni irreversibili. - **Microcefalia**, quando la circonferenza cranica è significativamente più piccola rispetto alla media. Ciò indica uno sviluppo insufficiente del cervello, con conseguenti ritardi dello sviluppo. - **Epilessia**, causata dai danni cerebrali da toxoplasmosi. - **Corioretinite**, infiammazione della retina e della coroide. È una delle manifestazioni più comuni della toxoplasmosi congenita e può portare a gravi deficit visivi. - **Ipoacusia**, un deficit uditivo che può portare alla sordità. Un’altra causa comune è la [rosolia in gravidanza](https://www.sorgente.com/rosolia-gravidanza-rischi/). ## Come si diagnostica la toxoplasmosi Dati i possibili danni causati dall’infezione da toxoplasma, alle donne incinte si consiglia di effettuare il **toxo test ogni 4-6 settimane**. In questo modo, è più probabile intervenire per tempo, in caso di infezione. Il test individua le due classi di anticorpi che l’organismo produce, in caso di toxoplasmosi: - **IgM** (immunoglobuline M), i primi anticorpi che compaiono nel sangue. I livelli di IgM iniziano a salire** 1-2 settimane dopo l’infezione**, per scomparire nel giro di qualche mese. Se presenti, indicano che l’infezione è in corso. - **IgG** (immunoglobuline G), gli anticorpi che compaiono **2-4 settimane dopo l’infezione**. Persistono nel tempo e, se presenti, indicano un’infezione pregressa. Se abbiamo **IgG positive **e **IgM negative**, significa che la donna ha avuto la toxoplasmosi in passato e che adesso è **immune**. Bisognerà fare comunque attenzione, ma con più rilassatezza. Se sono **negative sia IgG sia IgM**, la donna **non ha la toxoplasmosi **e** non **è nemmeno** immune**. Se sono **positive sia IgG sia IgM**, l’**infezione **è **recente **e probabilmente ancora **in atto**. In base al livello delle IgM, si può intuire se la toxoplasmosi è già in fase di regressione. Se abbiamo **IgG negative e IgM positive**, l’infezione è **iniziata da pochissimo **oppure è un **falso positivo. Nel dubbio, si ripete il test.** ### Cos’è il test di avidità delle IgG A volte i risultati del toxo test sono ambigui e servono ulteriori esami, tra cui il **test di avidità delle IgG**. Questo serve non solo a capire se c’è effettivamente un’infezione in corso, ma anche a **datare** un’eventuale infezione passata. Tramite l’esame, il medico misura quanta affinità c’è tra gli anticorpi IgG e l’antigene del toxoplasma. Le IgG prodotte di recente avranno una **bassa avidità**, indicando che l’infezione è avvenuta negli **ultimi 4 mesi**. Le IgG più anziane, prodotte da almeno 4 mesi, avranno invece un legame forte con l’antigene. La datazione aiuta a capire se l’eventuale infezione è avvenuta durante la gravidanza, cosa importante soprattutto nelle primissime fasi della gestazione. ## Si può curare la toxoplasmosi contratta in gravidanza? Nonostante tutte le precauzioni, capita di contrarre la toxoplasmosi mentre si è incinta, specie se si tratta di una [gravidanza criptica](https://www.sorgente.com/ci-puo-essere-una-gravidanza-senza-sintomi/#la-differenza-tra-gravidanza-asintomatica-e-gravidanza-criptica). In casi del genere, è importante agire il **prima possibile** per **minimizzare i rischi** per il feto. Se le IgM sono positive, bisogna: - effettuare ulteriori** test sierologici** per confermare l’infezione materna e monitorare gli anticorpi; - verificare se la toxoplasmosi è stata** trasmessa anche all’embrione o al feto**. Come già visto, infatti, il contagio è tutt’altro che scontato; - procedere con una specifica** terapia antibiotica**, per ridurre il rischio di trasmissione al feto o, se il feto è già infetto, per ridurre la gravità delle manifestazioni cliniche; - eseguire** ecografie fetali** ad alta risoluzione, per cercare individuare eventuali danni causati dalla toxoplasmosi (dilatazione dei ventricoli cerebrali, calcificazioni intracraniche, ecc.); - **monitorare** la salute di donna e feto con esami del sangue ed ecografie regolari, per valutare l’efficacia del trattamento e la comparsa di eventuali effetti collaterali. Se tutto va bene e l’intervento è stato tempestivo, è possibile **bloccare **del tutto la trasmissione verticale da madre a figlio, scongiurando così il rischio di danni permanenti e di malformazioni. Cosa succede se non si interviene in tempo, invece? ### Gestione e terapia della toxoplasmosi congenita nel neonato Se l’infezione da toxoplasma viene diagnosticata alla nascita o nel periodo perinatale, bisogna fare il possibile per limitare i danni. - **Test ed esami **per valutare la presenza di danni permanenti causati dal virus, anche se invisibili. Questi includono test sierologici, analisi del liquido cerebrospinale, test dell’udito e della vista, valutazioni neurologici. Questo tipo di analisi andranno avanti sul lungo periodo, lungo **tutta l’infanzia **del bambino. - **Terapia farmacologica** di **12 mesi** per contrastare l’infezione, sempre sotto stretto monitoraggio medico. In caso di infiammazioni gravi, si possono usare farmaci simili al cortisolo; il loro utilizzo è talvolta controverso, però. - Supporto allo sviluppo con **terapie riabilitative** come fisioterapia, logopedia, terapia occupazionale. L’avvio tempestivo della terapia può migliorare significativamente la prognosi per il bambino, riducendo la gravità delle complicanze e migliorando gli esiti a lungo termine. ## Non solo verdure ben lavate Se la toxoplasmosi fosse l’unico pericolo per il tuo bimbo, questo sarebbe un mondo meraviglioso. Purtroppo non è così e bisogna agire di conseguenza, per **ridurre al minimo** i rischi e dare al tuo piccolo un futuro il più possibile radioso. **Lavi bene le verdure **per evitare la toxoplasmosi, no? Allo stesso modo, puoi **parlare con un consulente Sorgente** senza impegno per scoprire come e perché [conservare le cellule staminali del cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/servizi/conservazione-del-tessuto-cordonale/), un tesoro che potrebbe garantire una vita più serena a te e al tuo bimbo. (Foto di [Freepik](https://www.freepik.com/free-photo/pet-cat-lifestyle-portraits_20148819.htm)) --- --- title: "Medicina rigenerativa: realtà o fantascienza?" url: "https://www.sorgente.com/medicina-rigenerativa-realta-o-fantascienza/" lang: "it" type: "post" description: "Se c’è qualcosa che torna spesso nella fantascienza, quella è la medicina rigenerativa. Che si parli di film o di libri, è quasi scontato imbattersi nel personaggio ferito, a volte gravemente, che torna integro in un niente grazie a strane" last_modified: "2025-07-17T15:24:52+00:00" categories: [Cellule Staminali] --- # Medicina rigenerativa: realtà o fantascienza? Se c’è qualcosa che torna spesso nella fantascienza, quella è la medicina rigenerativa. Che si parli di film o di libri, è quasi scontato imbattersi nel personaggio ferito, a volte gravemente, che torna integro in un niente grazie a strane macchine rigeneranti. Inutile specificarlo, ma la realtà funziona in modo diverso: non abbiamo macchine che “aggiustano” una persona in una notte, non possiamo creare un intero organo da zero e nemmeno trapiantare il cervello in un corpo nuovo di zecca. Eppure, la medicina rigenerativa** esiste **e fa **passi da gigante** ogni giorno. In questo articolo vedremo dove finisce la fantascienza e inizia la realtà della medicina rigenerativa, una delle branche più promettenti della medicina contemporanea. Scopriremo come funziona e in che modo potrebbe superare i limiti delle terapie tradizionali. Perché, a volte, la fantascienza è più reale di quanto sembri. ## Cos’è _davvero_ la medicina rigenerativa Niente riparazioni in una notte, quindi, né arti od organi di scorta. Allora cos’è la medicina rigenerativa, al di fuori dei libri di fantascienza? Potremmo definire la medicina rigenerativa un **cambio di paradigm****a** nel trattamento delle malattie e delle lesioni. Anziché limitarsi a gestire i sintomi o a riparare le parti danneggiate alla meglio, questa branca della medicina mira a **ripristinare** la **funzione normale** dei tessuti e degli organi. L’obiettivo ultimo è stimolare i meccanismi di auto-guarigione del corpo, infatti, affinché ripari (o ricrei da zero!) tessuti che avrebbero capacità rigenerative limitate, come la cartilagine o il tessuto nervoso. Affinché questo sia possibile, la medicina rigenerativa ha bisogno di diversi tipi di competenze, il che la rende un settore estremamente **interdisciplinare**. All’interno di essa troviamo ingegneria, scienze dei materiali, biotecnologie… insomma, materie apparentemente slegate da loro, che pure contribuiscono a un mosaico complesso quanto affascinante. ### Quali sono le fondamenta Come detto sopra, la medicina rigenerativa è una materia estremamente interdisciplinare. Alla base troviamo lo studio di: - [**cellule staminali**](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/cosa-sono-le-cellule-staminali/), ovvero le cellule non del tutto specializzate che hanno la capacità di differenziarsi in diversi tipi di cellule specializzate; - **fattori di crescita**, le proteine che stimolano lo sviluppo e la proliferazione cellulare. Li si usa per guidare le staminali dove serve e per spingerle a differenziarsi nel modo desiderato; - **editing genetico**, ovvero come modificare il DNA delle cellule per adattarle alle nostre esigenze. In medicina rigenerativa, lo si può usare per sostituire cellule danneggiate o per indirizzare le staminali verso un certo tipo di differenziazione; - **ingegneria tissutale**, la fusione tra biologia, ingegneria e scienza dei materiali. Serve per creare impalcature biodegradabili che supportino la crescita delle cellule, affinché il risultato finale sia il più possibile simile all’organo originale. Combinando insieme tutti questi studi, si ottiene una branca della medicina estremamente multiforme. Idealmente, un giorno la medicina rigenerativa potrebbe riparare i danni causati da ustioni, rigenerare i nervi e far regredire l’invecchiamento. Tutte cose in apparenza slegate, ma accomunate dalla presenza di danni tissutali che al momento non possiamo correggere. ## Le cellule staminali nella medicina rigenerativa Le cellule staminali sono quasi sempre al centro degli studi riguardanti la medicina rigenerativa, e per delle ottime ragioni. I ricercatori cercano non solo il modo migliore per **farle differenziare**, ma anche come recuperarne le **tipologie** più efficaci e come sfruttarne le molteplici **proprietà**. Come visto nell’articolo dedicato alle [cellule staminali mesenchimali](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-mesenchimali-cosa-sono/#cosa-sono-le-cellule-staminali-mesenchimali), le cellule di questo tipo hanno un ampio ventaglio di applicazioni in medicina rigenerativa. Oltre che potersi differenziare in altri tipi di cellule, possono: - secernere molecole che promuovono la **proliferazione cellulare**, stimolando la guarigione naturale dei tessuti; - stimolare la formazione di nuovi **vasi sanguigni**, migliorando la vascolarizzazione dei tessuti nuovi e di quelli vecchi; - modulare le **risposte immunitarie**, caratteristica utile nei casi di danni causati da malattie autoimmuni. Al momento, le cellule staminali che danno i risultati migliori sono quelle prelevate dal **cordone ombelicale**. Essendo ancora giovani, infatti, le [staminali del cordone](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/perche-il-cordone-ombelicale/) tendono ad essere ancora più versatili. Inoltre, sono meno soggette a rigetto, anche quando arrivano da un donatore non del tutto compatibile. L’unico difetto è la loro scarsità: si possono conservare solo al momento del parto. Per saperne di più, [contatta Sorgente](https://www.sorgente.com/contatti/): un consulente risponderà a tutte le tue domande; il tutto senza impegno. ### Possiamo usare le staminali per produrre organi in laboratorio? Quando si parla di medicina rigenerativa, però, vengono subito in mente organi di scorta prodotti in laboratorio ed arti nuovi. Una cosa del genere è davvero possibile? Ora come ora, no. Perfino l’organo più semplice è costituito da tanti tipi diversi di cellule che, in qualche modo, collaborano tra loro e lo fanno funzionare. Pensa a com’è fatto un muscolo: ci sono le fibre muscolari, i vasi sanguigni, le miofibrille che provocano le contrazioni, i nervi che mandano i segnali, i tendini che lo collegano allo scheletro… Al giorno d’oggi, non abbiamo la tecnologia per produrre qualcosa di così complesso da zero. Non ancora, almeno. Per il momento, quello che possiamo fare è creare delle versioni più **piccole** e **semplificate **degli organi, i cosiddetti** organoidi**. Non li si può usare per i trapianti, ma sono molto utili per fare ricerca e, in alcuni casi, possono sostituire i modelli animali nella sperimentazione di nuovi farmaci. ## I vantaggi reali delle terapie rigenerative Gli organi in vitro potrebbero non essere dietro l’angolo, ma le terapie rigenerative in fase di sperimentazione sono tante, molte delle quali decisamente interessanti. Per il momento, i ricercatori si stanno concentrando su come stimolare la rigenerazione dei tessuti tramite **infiltrazioni di cellule staminali**. È impossibile riparare lesioni molto ampie in questo modo, ma consente di** rallentare** diversi tipi di malattie nelle fasi iniziali. Grazie alla medicina rigenerativa, è già possibile ridurre l’impatto dell’**artrosi**, anche se funziona solo nelle prime fasi e per un periodo limitato. Interessanti anche i risultati ottenuti contro i danni da [paralisi cerebrale infantile](https://www.sorgente.com/paralisi-cerebrale-infantile-cause-trattamenti/), benché gli studi siano ancora in corso. Le modalità specifiche di trattamento cambiano in base all’obiettivo e, purtroppo, sono molto meno banali di quanto potrebbero sembrare di primo acchito. Le difficoltà maggiori consistono nell’evitare che le staminali **si disperdano** dentro l’organismo e, al contempo, nel fare in modo che agiscano come desiderato. Nonostante gli inevitabili limiti, questi primissimi trattamenti stanno migliorando la vita di tante persone. Non possono (ancora) riparare danni estesi, è vero, ma aiutano a** ridurre il dolore** e a ripristinare almeno parte delle **funzioni perse**. ## Il futuro in una provetta Anche senza macchine che stampano braccia nuove e occhi di scorta, il futuro della medicina rigenerativa si prospetta brillante. Stiamo lavorando a [trattamenti contro le lesioni spinali](https://www.sorgente.com/trapianto-di-cellule-staminali-per-le-lesioni-del-midollo-spinale/), a [terapie che bloccano la sclerosi multipla](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-sclerosi-multipla-ricerca/#come-si-usano-le-staminali-contro-la-sm) e a molto, molto altro. Non sappiamo quando e se riusciremo a creare organi da zero in laboratorio, ma la medicina rigenerativa salverà comunque moltissime vite in futuro. E chissà, potrebbe aiutare anche i tuoi cari. Che sia per una ragione frivola o molto più seria, un giorno tuo figlio potrebbe avere bisogno delle staminali racchiuse nel suo **cordone ombelicale**. La cosa migliore che puoi fare per lui è** conservarle** nell’**unico momento possibile**, ovvero quello che parto. Noi di Sorgente le terremo da parte per tutto il tempo che vorrai e, nel momento del bisogno, gliele restituiremo pronte per l’uso. Perché **perdere per sempre** un tesoro così grande e tutte le sue possibili applicazioni? (Foto di [Freepik](https://www.freepik.com/free-photo/female-researcher-laboratory-holding-vaccine-bottle-light_12061427.htm)) --- --- title: "A 6 giorni, diagnosi precoce e sangue cordonale gli salvano la vita" url: "https://www.sorgente.com/neonato-salvato-diagnosi-precoce-sangue-cordonale/" lang: "it" type: "post" description: "Una strada in salita Grazie agli screening neonatali, il piccolo Zion riceve la diagnosi di Malattia di Krabbe Infantile a soli 6 giorni di vita Grazie alla diagnosi precoce, i medici sono stati in grado di organizzare un trapianto di" last_modified: "2025-07-03T09:32:46+00:00" categories: [2025, Rassegna Stampa] custom_fields: rmp_vote_count: 1 rmp_rating_val_sum: 5 rmp_avg_rating: 5 --- # A 6 giorni, diagnosi precoce e sangue cordonale gli salvano la vita # Una strada in salita Grazie agli screening neonatali, il piccolo Zion riceve la diagnosi di Malattia di Krabbe Infantile a soli 6 giorni di vita > _Grazie alla diagnosi precoce, i medici sono stati in grado di organizzare un trapianto di sangue cordonale per ritardare l’avanzamento della malattia. Zion avrà bisogno di ulteriori trattamenti, ma le staminali gli hanno salvato la vita._ Nascere è già di per sé **traumatico**: un attimo prima sei in un luogo caldo e protetto, costantemente nutrito e coccolato; un attimo dopo vieni catapultato in un mondo alieno, dove fa troppo freddo o troppo caldo, dove provi fame e dove osano addirittura lasciarti solo, ogni tanto. Per Zion è ancora più difficile, però. Al di là della fame e dello spaesamento costante, il vero problema di Zion è un altro. Il suo **gene GALC** non funziona bene, per cui l’organismo non produce abbastanza enzima galattocerebrosidasi. Per il momento non si vede nulla: il piccolo continua a piangere, dormire e mangiare come qualsiasi neonato. Con il tempo, però, le conseguenze si faranno vedere eccome e allora sarà già **troppo tardi**. La galattocerebrosidasi serve a smaltire gli scarti della mielina, la sostanza che avvolge e protegge i nervi. Più tempo passa, più scarti si accumulano e più mielina si consuma, lasciando scoperti i piccoli nervi in fase di sviluppo. Non lo sa ancora nessuno, ma tra qualche mese Zion diventerà** irritabile** senza apparente motivo e faticherà a mangiare. Quegli occhietti così curiosi inizieranno a **vedere sempre meno**, il suo piccolo cervello **non si svilupperà** e un giorno, probabilmente prima che abbia compiuto due anni, Zion **se ne andrà**. O, quanto meno, è così che sarebbe andata** senza la diagnosi precoce**. Quando Zion ha solo **6 giorni**, i medici comunicano ai genitori la diagnosi di **Malattia di Krabbe Infantile**. Ad oggi, l’unico trattamento davvero efficace è un **trapianto di staminali del cordone ombelicale** eseguito entro i primi **30 giorni di vita**. In questo modo, si rallenta la progressione della malattia e si ruba un po’ di tempo in più. A soli 25 giorni, Zion riceve un campione di preziose staminali del cordone, che attecchiscono nel giro di tre settimane. Dopodiché, viene indirizzato alla **Duke University**, per partecipare a trial clinici per il **trattamento** della Malattia di Krabbe** post-trapianto**. Il trapianto è solo l’inizio, infatti: adesso bisogna trovare un modo per contrastare gli effetti del difetto genetico e migliorare la mielinizzazione. Il viaggio di Zion in questo mondo **non sarà facile**, inutile negarlo. Grazie alle staminali del cordone e alla ricerca medica, però, potrà vivere un **meglio** e percorrere il suo pezzetto di strada. Fino a quando? Non si sa. Ma, d’altra parte, questo vale un po’ per tutti. Fonte: cb-association.org --- --- title: "Test di gravidanza positivo: cosa fare adesso?" url: "https://www.sorgente.com/test-di-gravidanza-positivo-cosa-fare-adesso/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Hai fatto pipì sul bastoncino, hai aspettato ed eccolo: il test di gravidanza è positivo! Cosa fare adesso, se la notizia è gradita? Per quanto tu ti possa essere preparata all’eventualità, è assolutamente normale sentirti sopraffatta e chiederti come comportarti," last_modified: "2025-06-27T09:23:21+00:00" custom_fields: rmp_vote_count: 1 rmp_rating_val_sum: 1 rmp_avg_rating: 1 --- # Test di gravidanza positivo: cosa fare adesso? Hai fatto pipì sul bastoncino, hai aspettato ed eccolo: il test di gravidanza è positivo! Cosa fare adesso, se la notizia è gradita? Per quanto tu ti possa essere preparata all’eventualità, è assolutamente normale sentirti sopraffatta e chiederti **come comportarti**, quando chiamare il ginecologo, come essere sicura di essere davvero incinta. In questo articolo vedremo come gestire la lieta novella, per affrontare al meglio le prime settimane di gestazione. ## Come capire se il test di gravidanza è positivo Affinché un test di gravidanza casalingo risulti positivo, deve rilevare livelli sufficientemente alti di **beta-HCG** (gonadotropina corionica umana) nelle urine. La **futura placenta** inizia a produrre questo ormone al momento dell’**impianto**, infatti, per stimolare una serie di cambiamenti che faciliteranno l’andamento della gravidanza. Per questa ragione, viene considerato un marker piuttosto chiaro di gravidanza in corso. Quasi tutti i test di gravidanza domestici mostrano **due linee**, in caso di risultato positivo. Una linea è** di controllo **e indica che il test funziona bene; l’altra è la linea che compare solo in caso di **test positivo**. Se la linea di controllo non compare, allora il test è da considerarsi danneggiato e da rifare. ### Cosa significa se la seconda linea del test è leggera Non sempre la linea del risultato è bella netta: qualche volta il test ha una **seconda linea leggera**; il test è da considerarsi **comunque positivo**. Se vuoi andare sul sicuro, compra un test nuovo e rifallo da capo, magari aspettando un giorno o due. Perché aspettare? Se ci sono entrambe le linee, il test ha sicuramente rilevato la presenza di HCG. La linea potrebbe essere leggera perché l’ormone è **poco concentrato**, però, cosa comune nei primissimi giorni di gestazione. Altre volte, invece, una linea sbiadita è sintomo di una gravidanza biochimica, ovvero di un concepimento che si è concluso con un [aborto spontaneo precoce](https://www.sorgente.com/cause-aborto-spontaneo/#fino-a-che-mese-si-pu-abortire-spontaneamente). Per facilitare la lettura dei risultati, si stanno diffondendo i test casalinghi senza linee, che mostrano direttamente la scritta “incinta” o un simbolino. In caso di dubbi, ripeti il test usando uno di questi. ## I test casalinghi sono affidabili? Hai fatto un [test di gravidanza domestico](https://www.sorgente.com/i-test-di-gravidanza-domestici-come-vanno-fatti/) ed è risultato inequivocabilmente positivo, con due linee belle spesse: quanto puoi fidarti del risultato? Al giorno d’oggi, molto, dato che l’affidabilità di questi test supera il **99%** (ammesso che si seguano le istruzioni). Ciononostante, anche i test migliori possono sbagliare, seppure raramente. ### Falsi positivi Si definisce “falso positivo” un test che risulta **positivo anche senza gravidanze** in corso, caso raro ma non impossibile. Capita soprattutto in casi del genere: - **Farmaci **contenenti beta-HCG, che potrebbero falsare il risultato. Sono comuni nei trattamenti per la fertilità. - **Problemi medici**, come cisti ovariche e tumori. - **Linea di evaporazione**. Se si aspetta troppo per controllare il test, l’urina sul test evapora e può lasciare una linea di troppo sul test. - **Gravidanza biochimica**, anche se non è tecnicamente un falso positivo. In casi del genere, la gravidanza ha avuto inizio: ecco perché il test ha individuato la beta-HCG. Purtroppo, l’impianto ha avuto esito negativo e si è verificato un aborto spontaneo. In tutti questi casi, è difficile che un secondo test dia un altro falso positivo. Se capita, è quasi sempre a causa di una gravidanza biochimica. ### Falsi negativi Si parla di falsi negativi quando sei **incinta ma il test di gravidanza non lo rileva**, eventualità molto più comune del falso positivo, benché rara. Capita in casi del genere: - **Test fatto troppo presto**, quando i livelli di HCG sono troppo bassi per essere rilevati. - **Test fatto di sera**, quando i livelli di beta-HCG sono naturalmente più bassi. Per sicurezza, meglio rifarlo la mattina appena alzata. - **Pipì diluita** da un eccesso di liquidi, che potrebbero aver abbassato la concentrazione dell’ormone. Come puoi vedere, sono eventualità piuttosto comuni. Se il test è risultato negativo nonostante ci siano i [sintomi precoci di una gravidanza](https://www.sorgente.com/quali-sono-i-sintomi-della-gravidanza-nelle-prime-settimane/), quindi, è meglio ripetere il test casalingo o fare un esame del sangue. Al contrario dei test domestici, gli** esami del sangue **dicono esattamente quali sono i **livelli di HCG** nell’organismo. In questo modo è possibile non solo accertare la gravidanza, ma anche capire come sta procedendo la gestazione. ## Quali controlli fare dopo il test Appena si scopre di essere incinta, la prima cosa da fare è **contattare medico di base e ginecologo**. In base alla data dell’ultimo ciclo, il ginecologo [calcola la possibile data gestazionale](https://www.sorgente.com/calcolare-settimane-gravidanza/) e fissa la prima visita più o meno per la** 7****a**** settimana**. Prima di questa data, infatti, è difficile analizzare la situazione; in molti casi, non si vede niente nell’ecografia. Prima della prima visita ginecologica, è comunque possibile valutare: - lo **stato di salute **della puerpera (carenze da correggere, malattie pregresse per le quali modificare la terapia, problemi di ipertensione da tenere d’occhio); - la** storia clinica **e l’andamento di eventuali gestazioni passate; - lo **stile di vita**, così da consigliare eventuali cambiamenti da fare in termini di alimentazione e abitudini. In caso di obesità grave o di grave malnutrizione, potrebbe essere necessaria una dieta ad hoc compatibile con lo stato di gravidanza. La prima visita serve specificatamente per accertare che ci sia una gravidanza in corso, invece, e per controllare le condizioni del sacco gestazionale. In questa occasione, il ginecologo discute il piano per le visite future e prescrive una serie di esami da fare. Abbiamo dedicato un articolo specificatamente agli [esami da fare in gravidanza](https://www.sorgente.com/gli-esami-da-fare-in-gravidanza/). Riassumendo, i principali sono: - fattore Rh; - emocromo; - screening per eventuali infezioni; - pap-test, se passati 2 anni o più dall’ultimo fatto. ## Cosa fare nelle primissime settimane In attesa dei risultati degli esami e della visita ginecologica, la futura mamma può comunque iniziare a introdurre dei **cambiamenti nella propria vita**. Le primissime settimane di gestazione sono infatti** le più delicate**, quelle durante le quali fare più attenzione a tutto ciò che potrebbe ostacolare lo sviluppo dell’embrione. - Assumere **acido folico**. Anzi, bisognerebbe iniziare ad assumere l’integratore ben 3 mesi _prima_ del concepimento, se la gravidanza è programmata. L’acido folico è infatti cruciale per prevenire [difetti del tubo neurale](https://www.sorgente.com/cose-il-tubo-neurale-e-perche-e-importante/) (come la spina bifida), che si formano nelle prime settimane di gravidanza. - Adottare uno **stile di vita sano**, quindi correggere l’alimentazione e introdurre un pochino di esercizio fisico, compatibilmente con il grado di allenamento. Le passeggiate vanno benissimo. - [Ridurre la caffeina](https://www.sorgente.com/caffeina-in-gravidanza/): massimo 200 mg al giorno. - **Eliminare alcol e fumo**, che ostacolano lo sviluppo dell’embrione ed aumentano il rischio di difetti congeniti. Nonostante le dicerie, non esiste un quantitativo sicuro di alcol o di sigarette in gravidanza: nicotina ed etanolo attraversano la placenta e l’embrione non ha i mezzi per smaltirli, nemmeno in piccole quantità. - Fare attenzione ai [cibi rischiosi in gravidanza](https://www.sorgente.com/cosa-non-mangiare-in-gravidanza-8-regole-da-seguire/), come frutta e verdura non lavati bene e carne cruda. La toxoplasmosi è particolarmente pericolosa se contrattata tra la 5a e la 13a settimana di gestazione: è questo il periodo in cui si concentrano i rischi di aborto spontaneo e di malformazioni. - Rivedere eventuali **terapie farmacologiche** in corso e, in generale, fare attenzione ai farmaci che si prendono. - Se si fa un** lavoro a rischio** (a contatto con sostanze chimiche, che prevede lunghe ore in piedi, ecc.), il datore di lavoro ha l’obbligo di spostare la lavoratrice a mansioni sicure. Se non possibile, sono previsti congedi di maternità anticipati. - Iniziare a informarsi sulla [conservazione del cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/conservazione-delle-cellule-staminali/). In realtà, l’ultimo punto lo si può rimandare ancora per qualche mese, volendo: il termine ultimo per decidere è l’ottavo mese. Perché correre, però? Molto meglio iniziare a** informarsi subito**! **Sorgente** propone consulenze **senza impegno **con **esperti biotecnologi**, pronti a rispondere a qualsiasi domanda riguardante cellule staminali e conservazione del cordone ombelicale. Più facile che rinunciare alle sigarette o alla birretta post-lavoro, ma altrettanto **importante **per il tuo piccolo. --- --- title: "Bemdaneprocel: la terapia contro il Parkinson di Bayer" url: "https://www.sorgente.com/bemdaneprocel-terapia-parkinson-bayer/" lang: "it" type: "post" description: "Nel panorama della ricerca sulla Malattia di Parkinson (MP), gli sviluppi clinici recenti hanno segnato un passaggio epocale: dalle terapie puramente sintomatiche, come la Levodopa, a quelle potenzialmente in grado di modificare il decorso della malattia. Al centro di questa" last_modified: "2025-12-12T11:21:09+00:00" categories: [Rassegna Stampa, Cellule Staminali] tags: [parkinson] custom_fields: rmp_vote_count: 1 rmp_rating_val_sum: 5 rmp_avg_rating: 5 --- # Bemdaneprocel: la terapia contro il Parkinson di Bayer Nel panorama della [ricerca sulla **Malattia di Parkinson (MP)**](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-contro-parkinson/), gli sviluppi clinici recenti hanno segnato un passaggio epocale: dalle terapie puramente sintomatiche, come la Levodopa, a quelle potenzialmente in grado di **modificare il decorso della malattia**. Al centro di questa rivoluzione si colloca l’impegno strategico di **Bayer AG** che, attraverso le sue consociate **BlueRock Therapeutics** (terapia cellulare) e **AskBio** (terapia genica), sta portando avanti due programmi clinici all’avanguardia a livello globale. L’entusiasmo espresso nel 2021 da **Wolfram Carius**, all’epoca responsabile delle terapie geniche e cellulari di Bayer, è oggi supportato da dati concreti: > Per la prima volta, potremmo avere la possibilità di fermare e invertire il corso di questa malattia degenerativa, offrendo un beneficio significativo a questi pazienti. ## La sostituzione cellulare con Bemdaneprocel Il programma più avanzato di Bayer nel campo delle terapie cellulari è quello sviluppato da **BlueRock Therapeutics**, incentrato su **bemdaneprocel (BRT-DA01)**, una terapia _off-the-shelf_ composta da **neuroni dopaminergici progenitori** derivati da cellule staminali pluripotenti indotte umane (iPSC). L’obiettivo di questa terapia è replicare il successo dei trapianti di tessuto fetale, superandone i limiti etici e di scalabilità, per **re-innervare** le regioni cerebrali colpite, in particolare il **putamen**, e potenzialmente **ripristinare la funzione motoria**. ### I risultati decisivi della Fase 1 (NCT04802733) Lo [studio clinico di **Fase 1 (NCT04802733)**](https://www.clinicaltrials.gov/study/NCT04802733) è stato condotto in aperto su 12 pazienti negli Stati Uniti e in Canada, superando il target iniziale di 10 partecipanti. Il trapianto è stato effettuato chirurgicamente nel [putamen](https://it.wikipedia.org/wiki/Putamen), seguito da un anno di immunosoppressione per prevenire il rigetto delle cellule allogeniche. I risultati di questa fase sono stati ampiamente documentati, incluso una prestigiosa pubblicazione dei dati a 18 mesi sulla rivista **Nature**, confermando la solidità dell’approccio. **Endpoint Primario (sicurezza)** - **Sicurezza e Tollerabilità:** Il trattamento con bemdaneprocel è risultato **ben tollerato** in tutte le coorti (a bassa e ad alta dose) fino a 36 mesi di _follow-up_. - **Eventi Avversi:** Non sono stati riportati **eventi avversi seri** correlati al prodotto cellulare. Non sono state osservate formazioni tumorali (teratomi) né discinesie indotte dal trapianto (G-I-D), un rischio precedentemente riscontrato in alcune sperimentazioni con tessuto fetale. **Endpoint Secondari ed Esploratori (efficacia)** - **Sopravvivenza Cellulare (**_**Engraftment**_**):** Le scansioni **PET** con 18F-DOPA hanno mostrato un **aumento costante dell’attività dopaminergica** nel putamen, a indicare la **sopravvivenza e l’attecchimento** dei neuroni trapiantati anche dopo l’interruzione della terapia immunosoppressiva. - **Funzione Motoria (Dati a 36 Mesi):** I pazienti nella coorte ad alta dose hanno mostrato un miglioramento significativo dei sintomi motori misurati con la scala **MDS-UPDRS Parte III** (valutata in stato OFF-medication), con una **riduzione media di 17.9 punti** rispetto al _baseline_. - **Tempo “ON” senza Discinesie:** La coorte ad alta dose ha anche registrato un **aumento medio di 1 ora** nel tempo trascorso in stato “ON” (sintomi controllati) senza discinesie fastidiose, migliorando la qualità della vita quotidiana. ### L’avanzamento alla Fase 3 Grazie ai dati positivi di sicurezza e all’incoraggiante efficacia esploratoria a lungo termine (36 mesi), bemdaneprocel ha ricevuto la validazione per passare alla fase registrativa. - [**Trial ****Fase 3**** (NCT06944522)**](https://www.clinicaltrials.gov/study/NCT06944522)**:** a giugno 2025, BlueRock ha avviato lo **studio clinico di Fase 3**, un trial multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, **controllato con chirurgia simulata** (_sham surgery_). Il trial arruolerà circa 102 partecipanti e l’obiettivo primario sarà valutare l’efficacia misurando il cambiamento nel tempo “ON” senza discinesie fastidiose. ## AskBio: la terapia genica con AB-1005 (AAV2-GDNF) Parallelamente alla strategia cellulare, Bayer, tramite la sua consociata **AskBio**, sta esplorando un approccio di terapia genica focalizzato sulla **neuroprotezione e rigenerazione** dei neuroni dopaminergici esistenti. Questa strategia utilizza un **vettore virale adeno-associato (AAV2)** per veicolare il gene del **Fattore Neurotrofico Derivato dalle Cellule Gliali (GDNF)** direttamente nel putamen. Il GDNF è una potente proteina che favorisce la sopravvivenza, la crescita e la rigenerazione dei neuroni del mesencefalo. ### Risultati e promozione della Fase 1b (NCT04167540) Lo [studio di **Fase 1b (NCT04167540)**](https://www.askbio.com/askbio-phase-ib-trial-of-ab-1005-gene-therapy-in-patients-with-parkinsons-disease-meets-primary-endpoint/), relativo a questo prodotto chiamato **AB-1005** (precedentemente AAV2-GDNF), ha arruolato 11 pazienti con Parkinson da lieve a moderato. L’obiettivo era valutarne la sicurezza e l’efficacia preliminare fino a 60 mesi di _follow-up_. **Endpoint Primario (sicurezza)** - Il trattamento è risultato **ben tollerato**, con l’assenza di eventi avversi seri correlati al prodotto genico riportati in tutti i partecipanti a 36 mesi. **Efficacia Preliminare** - **Beneficio nella Coorte Moderata:** I dati a 18 mesi hanno suggerito un possibile **beneficio clinico** nei pazienti con malattia moderata, con miglioramenti significativi nelle scale di valutazione motoria (MDS-UPDRS) e una riduzione del tempo “OFF”, coerentemente con l’attesa rigenerazione o protezione neuronale indotta dal GDNF. - **Designazione RMAT:** L’analisi dei dati a lungo termine (36 mesi) ha portato la **FDA (Food and Drug Administration)** a concedere ad AB-1005 la designazione di **Terapia Avanzata di Medicina Rigenerativa (RMAT)**, un riconoscimento che accelera lo sviluppo e la revisione di farmaci promettenti. ### L’avanzamento alla Fase 2 Sulla base di questi risultati incoraggianti, AskBio ha avviato lo studio di Fase 2: - **[Trial REGENERATE-PD (NCT06285643)](https://www.clinicaltrials.gov/study/NCT06285643):** Questo studio di Fase 2, anch’esso randomizzato e controllato, si concentra specificamente sui pazienti con **Parkinson in stadio moderato** per confermare i segnali di efficacia e valutare la durabilità della risposta clinica e il potenziale effetto neuro-riparatore dell’AB-1005. ## La doppia scommessa di Bayer sul futuro del Parkinson Bayer, attraverso i suoi due _asset_ biotecnologici, si è posizionata in modo unico nella ricerca neurodegenerativa, affrontando la Malattia di Parkinson con una **doppia strategia** complementare: - **Terapia Cellulare (BlueRock):** Mira a **sostituire** i neuroni dopaminergici perduti, offrendo una soluzione potenzialmente curativa per re-innervare completamente il putamen. - **Terapia Genica (AskBio):** Mira a **salvare e supportare** i neuroni esistenti tramite il rilascio continuo del fattore neurotrofico GDNF, agendo come intervento neuroprotettivo. I progressi ottenuti dimostrano la fattibilità e il potenziale trasformativo delle terapie geniche e cellulari. La comunità scientifica attende ora con grande interesse i risultati di Fase 3 di bemdaneprocel e di Fase 2 di AB-1005, che potranno stabilire se la medicina rigenerativa possa finalmente offrire ai pazienti con Parkinson la possibilità di **invertire il processo degenerativo** a lungo termine. --- --- title: "La diarrea in gravidanza: cause e quando preoccuparsi" url: "https://www.sorgente.com/diarrea-in-gravidanza-cause/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "La gravidanza sconvolge il fisico e la mente in un’infinità di modi, a volte anche inaspettati. Così come può provocare una fastidiosa stitichezza, la gravidanza può provocare altrettanto fastidiosi fenomeni di diarrea. Perché succede e come rispondere al fenomeno? In" last_modified: "2025-06-18T16:28:55+00:00" --- # La diarrea in gravidanza: cause e quando preoccuparsi La gravidanza sconvolge il fisico e la mente in un’infinità di modi, a volte anche inaspettati. Così come può provocare una fastidiosa [stitichezza](https://www.sorgente.com/gravidanza-e-stitichezza-rimedi/), la gravidanza può provocare altrettanto fastidiosi fenomeni di **diarrea**. Perché succede e come rispondere al fenomeno? In questo articolo approfondiremo un argomento decisamente sporco, ovvero la diarrea in gravidanza. Vedremo quali sono le **cause più comuni** e i **rimedi migliori**, ma anche i segnali d’allarme da non sottovalutare trimestre per trimestre. ## È normale avere la diarrea in gravidanza? Iniziamo con una rassicurazione: la diarrea in gravidanza è un disturbo piuttosto **comune**, proprio come la nausea e la stitichezza. Il fenomeno può avere tante cause, molte delle quali non sono per nulla preoccupanti e si possono affrontare con semplici precauzioni. Ciò non significa che lo si deva prendere sottogamba. Spesso, la diarrea è un episodio isolato e di breve durata, che si risolve spontaneamente senza particolari complicazioni. Tuttavia, non sempre è così. ### Quando preoccuparsi per la diarrea? La diarrea è fastidiosa, ma spesso è anche benigna. Detto questo, ci sono situazioni in cui è necessario prestare attenzione e consultare un medico. In generale, dovresti preoccuparti e cercare assistenza medica se la diarrea è: - Persistente e dura più di **24-48 ore**. - Grave. Le scariche sono **frequenti e abbondanti**. - Accompagnata da **febbre alta**, sopra i 38°C. - Accompagnata da forte** dolore addominale**, con crampi intensi e continui. - Accompagnata da **sangue o muco nelle feci**, che possono indicare un’infezione o un problema più serio. - Causa di **disidratazione**, per via della perdita massiccia e continua di liquidi. - Accompagnata da **vomito**, che impedisce di reintegrare i liquidi. In tutti questi casi, la diarrea può diventare problematica o essere sintomo di qualcos’altro, come un’infezione o l’aggravarsi di una condizione preesistente. ### La diarrea può essere un sintomo della gravidanza? Secondo alcune persone, la diarrea non è semplicemente normale: è un vero e proprio [sintomo precoce di gravidanza](https://www.sorgente.com/2021/10/21/quali-sono-i-sintomi-della-gravidanza-nelle-prime-settimane/). A dire il vero, non è esattamente così. Come vedremo andando aventi, i cambiamenti ormonali tipici del primo trimestre possono causare sia stitichezza sia diarrea. Come la stitichezza non è di per sé un sintomo di gravidanza, però, **non lo è **nemmeno la diarrea. Lo diventa solo se accompagnata da sintomi molto più specifici, come l’amenorrea o i dolori da impianto. Ciò non toglie che il primo trimestre (e non solo) si accompagni a diversi **disagi** del **tratto gastrointestinale**. - **Nausea e vomito**. Li chiamiamo comunemente “nausea mattutina”, ma possono presentarsi a qualsiasi ora. - **Stitichezza**. Molto più comune della diarrea, almeno nel primo trimestre, e causata dal rallentamento della motilità intestinale causato dal progesterone. - **Gonfiore addominale**, causato sempre dal progesterone. - **Bruciore di stomaco**, comune nel primo trimestre e causato dei cambiamenti ormonali. Presi singolarmente, nemmeno questi sono sintomi veri e propri di una gravidanza; piuttosto, sono disagi tipici di questo periodo. [sc name=”middle_banner”][/sc] ## La diarrea in gravidanza trimestre per trimestre La diarrea può presentarsi in qualsiasi fase della gravidanza, ma le cause e la rilevanza possono leggermente variare a seconda del trimestre. ### Primo trimestre Nelle primissime settimane di gestazione, i rapidi **cambiamenti ormonali** possono provocare un po’ di diarrea. Come già accennato, infatti, il progesterone indebolisce la muscolatura delle pareti intestinali e ne riduce le contrazioni. Il più delle volte, questo si traduce in una faticosa stitichezza; qualche volta, invece, ha l’effetto completamente opposto. Anche lo** stress** tipico del primo trimestre può contribuire alle alterazioni intestinali, causando sia stitichezza sia diarrea. Infine, va considerato anche un eventuale **cambiamento nell’alimentazione**. Quando scoprono di essere incinte, molte donne decidono di mangiare meglio e di eliminare tutto (o quasi) ciò che è meglio non mangiare in gravidanza. L’inaspettata abbondanza di fibre e di acqua può scombussolare l’intestino, quanto meno all’inizio. In tutti questi casi, la “diarrea da primo trimestre” dovrebbe essere **passeggera e sporadica**. Soprattutto, la situazione dovrebbe migliorare man mano che l’organismo si abitua alla nuova condizione. ### Secondo trimestre Nel secondo trimestre, la diarrea dovrebbe essere **meno comune**: l’organismo si è adattato ai cambiamenti, il pancione è ancora piccolo e si sta tutto sommato bene. Ciononostante, l’introduzione di **integratori** nuovi può disturbare l’intestino. Inoltre, possono entrare in gioco piccoli cambiamenti nel nostro rapporto con il cibo. A volte, la causa della diarrea nel secondo trimestre va cercata nelle **intolleranze alimentar****i**. È raro, ma alcune persone sembrano sviluppare intolleranze alimentari proprio in gravidanza, con tutti i sintomi annessi: gonfiore, dolori addominali, diarrea, ecc. ### Terzo trimestre e 9° mese Se c’è una cosa che non dovrebbe preoccupare, è proprio la diarrea nel terzo trimestre di gravidanza. Il bambino sta crescendo rapidamente e lo spazio inizia ad essere poco. Di tanto in tanto, può fare **pressione sull’intestino**, causando stitichezza o diarrea. Nel 9° mese, il fenomeno potrebbe peggiorare ulteriormente: non solo il bambino è ormai bello grande, ma l’organismo produce degli molecole chiamate** prostaglandine**. Queste servono ad ammorbidire la cervice per favorire il parto, ma possono anche stimolare le contrazioni intestinali e causare sgradevoli scariche di diarrea. ### La diarrea come segnale del travaglio Le succitate prostaglandine sono la causa della tipica **diarrea prima del parto**, un sintomo abbastanza comune che può indicare che il travaglio è imminente. Anche le contrazioni giocano un ruolo importante, dato che “strizzano” l’intestino e spingono fuori eventuali feci. Per evitare la diarrea in sala parto, basta quasi sempre pulire l’intestino con una **peretta **e **mangiare leggero**: riso, cracker e bevande isotoniche aiutano a mantenere le energie senza affaticare stomaco e intestino. In ogni caso, il personale medico è più che abituato a gestire eventuali “incidenti”. ## Cause comuni di diarrea in gravidanza Abbiamo già visto molte delle cause della diarrea in gravidanza, anche se in ordine sparso. Cerchiamo di focalizzarci su ciascuna di essa, vedendo come distinguere le cause innocue da quelle preoccupanti. ### Cambiamenti ormonali Affinché la gestazione vada a buon fine, l’organismo deve subire cambiamenti radicali: il sistema immunitario deve addolcirsi, per evitare che l’embrione venga espulso come un qualsiasi corpo estraneo; i muscoli devono rilassarsi, per favorire l’espandersi dell’utero; il sistema cardiocircolatorio deve gestire un flusso di sangue maggiore, dato che si deve occupare anche del futuro bambino. Tutti questi cambiamenti sono possibili grazie all’azione degli ormoni, in particolare il **progesterone** e gli estrogeni. Peccato che comportino anche una seria di bizzarri effetti collaterali, come il [prurito su tutto il corpo](https://www.sorgente.com/perche-prurito-gravidanza/) o la diarrea, appunto. Come già detto, il progesterone influenza l’intero sistema digestivo in modo piuttosto pesante. Spesso causa stitichezza e rallenta il transito intestinale; in alcune donne, però, può **accelerare la motilità** e causare diarrea. Questo è particolarmente vero nelle prime settimane di gravidanza. Nelle ultime settimane di gestazione, invece, intervengono le prostaglandine. Le **prostaglandine** non sono ormoni, dato che non vengono prodotti da ghiandole endocrine; ciononostante rientrano tra le molecole che stimolano processi fisiologici nell’organismo, anche in gravidanza. Il loro compito è controllare la vasodilatazione, **ammorbidire la cervice** e stimolare le **contrazioni uterine** (non per nulla, potrebbero essere tra le cause delle mestruazioni dolorose). Le contrazioni uterine non si fermano all’utero e basta, però. Proprio come all’inizio del ciclo mestruale, le contrazioni stimolate dalle prostaglandine toccano tutto il bassoventre. Per questa ragione, è facile che le contrazioni uterine smuovano l’**intestino** e lo spingano a **svuotarsi** in modo improvviso, provocando la diarrea tanto comune a inizio ciclo o poco prima del travaglio. ### Cambiamenti nella dieta Per molte donne, scoprire di essere incinta è un’occasione per **cambiare alimentazione**. Alcuni cambiamenti sono ben poco intenzionali: gli sconvolgimenti ormonali modificano la percezione di odori e sapori, provocando le “voglie” bizzarre tipiche delle donne incinte. Molti altri cambiamenti sono voluti, invece. In gravidanza, molte donne decidono di mangiare** più frutta e verdura**, scelgono** cibi integrali** per contrastare la stitichezza, riducono i [cibi dolci](https://www.sorgente.com/voglia-dolci-gravidanza/) e i grassi. Tutte cose positive, che però possono **alterare l’equilibrio intestinale**, almeno all’inizio, e provocare diarrea. I legumi, in particolare, possono provocare parecchio disagio nelle persone non abituate a mangiarli. Se la diarrea è davvero dovuta al cambio di alimentazione, dovrebbe passare nel giro di qualche settimana. _Quante_ settimane dipende dalla persona e da quanto è stato repentino il cambiamento. ### Integratori prenatali L’acido folico andrebbe assunto addirittura prima del concepimento. Per il resto, gli [integratori prenatali](https://www.sorgente.com/integratori-in-gravidanza-quali-usare-e-quali-evitare/) andrebbero usati solo dietro consiglio medico. L’**eccesso di vitamine e minerali **può avere sgradevoli effetti collaterali, infatti, tra cui la diarrea. A volte non è colpa dei dosaggi, però. Quando si assumono **integratori di ferro**, gli effetti collaterali sono all’ordine del giorno; diarrea, stitichezza, nausea, vomito, dolori addominali sono le problematiche più comuni. Inoltre, l’eccesso di ferro può provocare insufficienza epatica. Ecco perché il ferro andrebbe assunto solo e soltanto dietro consiglio medico. ### Intolleranze alimentari La gravidanza può far emergere o** aggravare** intolleranze alimentari** preesistenti**, come l’intolleranza al lattosio o al glutine. Queste si manifestano con diarrea, gonfiore e crampi dopo l’ingestione di determinati alimenti. ### Movimenti fetali Soprattutto nell’ultimo trimestre, i movimenti del bambino possono influenzare l’andamento intestinale, provocando sia stitichezza sia diarrea improvvisa. ### Stress e ansia La gravidanza è un periodo di grandi cambiamenti e, spesso, di stress e ansia. Cosa c’entra questo con la diarrea? C’entra eccome: c’è un motivo, se l’intestino è detto “il secondo cervello”. Nonostante ci siano ancora tanti dubbi irrisolti, la **correlazione tra salute mentale e salute intestinale** è appurata e ben documentata. Conosciamo molto bene le conseguenze negative dello stress sul microbiota intestinale, ovvero l’insieme di microrganismi che abitano l’intestino e che lo mantengono in salute. [Lo stress può **rimodellare il microbiota intestinale**](https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/neuroscienze/lo-stress-influisce-sulla-salute-dellintestino-minando-il-microbiota), acutizzando intolleranze preesistenti e complicando la digestione. Inoltre, lo stress può provocare **tensioni e contrazioni involontarie** che, se continuative, possono sfociare in episodi di stitichezza o di diarrea. ### Virus intestinali Per portare avanti la gestazione, l’organismo della donna deve sopprimere parte del proprio sistema immunitario. In questo modo evita l’espulsione accidentale dell’embrione ma, purtroppo, si espone a un **maggior rischio di infezioni** sia batteriche sia virali. Ecco perché bisogna prestare molta attenzione a [cosa si mangia in gravidanza](https://www.sorgente.com/cosa-non-mangiare-in-gravidanza-8-regole-da-seguire/). Se la diarrea fa capolino dopo aver mangiato cibi a rischio, magari insieme a febbre e a vomito, è meglio contattare un medico. ## Cacca verde in gravidanza: cosa significa? La diarrea potrebbe andare a braccetto con la cacca verde, un fenomeno comprensibilmente preoccupante, specie per una donna incinta. Per fortuna, il più delle volte è del tutto innocuo. La cacca verde può essere causata da: - ingestione di **cibi ricchi di clorofilla**, come spinaci e altre verdure a foglia verde; - integratori a base di **ferro**, che potrebbero causare anche molto scure, quasi nere; - **transito troppo veloce** nell’intestino, tipico delle scariche improvvise di diarrea; - **microbiota alterato**, causato anch’esso dallo stress o da cambiamenti improvvisi nella dieta; - tumore al pancreas o al fegato, nei casi peggiori. Se la cacca verde è l’unico sintomo, probabilmente **non c’è da allarmarsi**. Se però persiste, si aggrava, o se è associata a febbre e dolore, meglio consultare il medico. ## Rimedi naturali contro la diarrea in gravidanza I farmaci vanno usati solo in caso di diarrea grave e dietro consiglio medico, a maggior ragione se aspetti un bambino. Quando la diarrea **non ha cause patologiche gravi**, quindi, i rimedi migliori sono quelli naturali. - **Rimanere idratata**, per contrastare la perdita di liquidi causata dalla diarrea. Oltre alla semplice acqua, si possono bere anche **soluzioni reidratanti** arricchite con sali minerali, brodo vegetale, tisane a base di zenzero. Da evitare le bevande zuccherate, invece. - Evitare** cibi grassi e fritti**, che appesantiscono la digestione. - Evitare **cibi piccanti**, che irritano l’intestino. - Mangiare **cibi leggeri **che aiutano a compattare le feci: riso, mele, banane, cracker senza sale. Inoltre, è sempre bene introdurre eventuali cibi nuovi in modo **graduale**, proprio per evitare gli sconvolgimenti intestinali che provocano o peggiorano la diarrea nel primo trimestre. Se il possibile problema arriva dallo stress, invece, consigliamo di introdurre piccole sedute di **meditazione**; se non basta, meglio sentire uno** psicologo** per un supporto più strutturato. La psicoterapia non è decisamente il nostro lavoro, ma possiamo comunque aiutarti a ritrovare la serenità. **Sorgente **propone infatti un servizio di [**conservazione del cordone ombelicale**](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/perche-il-cordone-ombelicale/), l’ideale per guardare ai possibili problemi futuri con un pizzico di tranquillità in più. [sc name=”bottom_banner_cpo”][/sc] --- --- title: "Debamestrocel: la terapia personalizzata contro la SLA si avvicina" url: "https://www.sorgente.com/debamestrocel-terapia-personalizzata-sla/" lang: "it" type: "post" description: "Nel corso del 31° Congresso Annuale della International Society for Cell and Gene Therapy (ISCT), un team di ricerca statunitense ha presentato uno studio riguardante l’uso di cellule staminali contro la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Lo studio, attualmente in fase" last_modified: "2025-09-02T13:52:17+00:00" categories: [Rassegna Stampa] tags: [SLA e cellule staminali] custom_fields: rmp_vote_count: 1 rmp_rating_val_sum: 5 rmp_avg_rating: 5 --- # Debamestrocel: la terapia personalizzata contro la SLA si avvicina Nel corso del 31° Congresso Annuale della _International Society for Cell and Gene Therapy_ (ISCT), un team di ricerca statunitense ha presentato uno studio riguardante l’uso di **cellule staminali contro la SLA** (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Lo studio, attualmente in **fase 3**, sta dando risultati promettenti: potremmo essere vicini a una nuova terapia personalizzata. I ricercatori hanno esaminato l’influenza del **genotipo UNC13A** sulla risposta al **Debamestrocel**, una terapia autologa a base di cellule staminali mesenchimali (MSC). Secondo lo studio, la risposta clinica migliore arriva dai pazienti portatori di specifici polimorfismi del gene UNC13A. Questo apre le porte alla creazione di nuovi trattamenti mirati. Approfondiamo la cosa. ## Cos’è Debamestrocel La SLA è una malattia neurodegenerativa che causa la perdita progressiva dei neuroni motori; sul lungo periodo, il processo porta prima alla paralisi e poi alla morte. Data la natura della malattia, i ricercatori ripongono grandi speranze nelle terapie a base di cellule staminali mesenchimali. Le **cellule stromali mesenchimali **possono, tra le tante cose, anche differenziarsi in **precursori dei neuroni**. Indirizzate nel modo giusto, quindi, potrebbero rallentare – se non addirittura riparare! – i danni provocati dalla SLA. La _BrainStorm Cell Therapeutics_ è partita proprio da qui, per creare Debamestrocel. I ricercatori hanno ingegnerizzato campioni di **[MSC autologhe](https://www.sorgente.com/differenze-tra-trapianto-autologo-e-allogenico/)** affinché secernessero alti livelli di **fattori neurotrofici**, ovvero ciò che stimola la crescita e la moltiplicazione dei neuroni. In particolare, si sono concentrati sul fattore neurotrofico derivato dalla **linea cellulare gliale** (GDNF), dato che le cellule della glia hanno un ruolo primario per il benessere dei neuroni. L’obiettivo primario di Debamestrocel è promuovere la** sopravvivenza** e la** rigenerazione neuronale** non solo in chi soffre di SLA, ma in tutti i pazienti affetti da malattie neurodegenerative. L’apporto continuo di fattori neurotrofici nelle aree colpite, infatti, potrebbe rallentare o persino invertire la progressione di queste malattie. ## Il ruolo di UNC13A Cosa c’entra il **genotipo UNC13A** in tutto questo? Da molto tempo, sappiamo che alcune varianti in UNC13A determinano la gravità della SLA. Particolarmente interessante la variante che causa disfunzioni della **proteina TDP-43**, provocandone l’**accumulo **nei nervi motori e riducendo l’aspettativa di vita dei pazienti. [Nello studio presentato al 31° congresso della ISCT](https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1465324925000933), i ricercatori hanno coinvolto **189 pazienti** affetti da SLA; il **62%** di questi era portatore della **variante genetica** succitata. 63 dei pazienti hanno ricevuto terapia a base di Debamestrocel, mentre 61 hanno ricevuto il placebo. L’obiettivo era verificare se la risposta alla terapia potesse variare in base al genotipo UNC13A. Pare che sia proprio così. ## Debamestrocel e UNC13A I risultati dello studio sono stati registrati usando la [_Revised Amyotrophic Lateral Sclerosis Functional Rating Scale_](https://www.mdcalc.com/calc/10166/revised-amyotrophic-lateral-sclerosis-functional-rating-scale-alsfrs-r); l’endpoint primario era un miglioramento di almeno 1,25 punti al mese su questa scala. Alla** settimana 28**, i portatori del genotipo trattati con le staminali mesenchimali sono migliorati molto di più, rispetto al gruppo placebo (**65% contro 29%**). I ricercatori hanno registrato un declino minore e anche gli indicatori della neurodegenerazione si sono ridotti. È solo un inizio, ma rimane promettente. Secondo gli autori dello studio, questa specifica terapia a base di staminali potrebbe dimostrarsi particolarmente efficace nei pazienti con genotipo UNC13A di rischio. Serviranno ulteriori conferme, motivo per cui è già stata fissata una **fase 3b **dello studio. In questa seconda parte della fase 3, i ricercatori testeranno ulteriormente le **risposte** di Debamestrocel in base al **profilo genetico** del paziente. In questo modo, otterranno una mappa dei sottogruppi sui quali la terapia funziona meglio e su quelli per i quali serve elaborare altro. --- --- title: "Dalle staminali mesenchimali, una speranza contro l’aGvHD" url: "https://www.sorgente.com/staminali-mesenchimali-agvhd/" lang: "it" type: "post" description: "Un team di ricerca tedesco sta elaborando una terapia a base di cellule mesenchimali contro la malattia acuta del trapianto contro l’ospite La terapia nasce per contrastare gli effetti della malattia, quando nemmeno i trattamenti a base di steroidi o" last_modified: "2025-06-10T08:25:20+00:00" categories: [2025, Rassegna Stampa] tags: [Sorgente staminali, cellule staminali, midollo osseo] custom_fields: rmp_vote_count: 2 rmp_rating_val_sum: 9 rmp_avg_rating: 4.5 --- # Dalle staminali mesenchimali, una speranza contro l’aGvHD Un team di ricerca tedesco sta elaborando una terapia a base di cellule mesenchimali contro la malattia acuta del trapianto contro l’ospite > _La terapia nasce per contrastare gli effetti della malattia, quando nemmeno i trattamenti a base di steroidi o di ruxolitinib riescono ad arginare il problema. Potrebbe essere una svolta per i tanti che non trovano un donatore compatibile._ Solo in Italia, vivono più di** 2.000** persone in attesa di trapianto di **midollo osseo**. Per molti di loro, la notizia di un donatore compatibile significherebbe un nuovo inizio, l’occasione di abbandonare una vita fatta di ospedali e di dolore. Eppure, non per tutti è così. C’è una ragione, se il trapianto di midollo osseo è tanto complesso: al contrario del sangue cordonale, il midollo richiede una compatibilità pressoché **perfetta**. Se non si trova un donatore abbastanza compatibile, però? In quel caso, o si aspetta o ci si accontenta di un donatore un po’ meno perfetto, accettando i rischi. Il tempo è un lusso che non tutti hanno. Quando si trapianta un midollo osseo non del tutto compatibile, può sorgere la cosiddetta **malattia acuta del trapianto contro l’ospite** (aGvHD). Semplificando, il nuovo sistema immunitario non riconosce l’organismo nel quale è stato trapiantato e fa ciò che gli riesce meglio: attacca. Ciò causa danni più o meno gravi a tutti gli organi del paziente e, se non si riesce a fermare, porta addirittura alla morte. Esistono diverse terapie per arginare il problema, molte delle quali a base di steroidi o di ruxolitinib. Purtroppo, non sempre bastano e, come detto, non tutti possono aspettare un donatore compatibile o hanno staminali del cordone a disposizione. È qui che entra in gioco un nuovo trattamento a base di cellule stromali mesenchimali. Oltre alle proprietà rigenerative tipiche delle staminali, le **cellule mesenchimali** hanno proprietà **immunoregolatrici**. Un team di ricerca tedesco ha deciso di sfruttare questa caratteristica contro l’ aGvHD, per arginare la reazione del nuovo sistema immunitario. Il trattamento si chiama **MSC-FFM** ed è un farmaco a base di mesenchimali con diverse classi di antigeni HLA, elaborate e potenziate in vitro prima di venire crioconservate. Al bisogno, è possibile scongelare il farmaco e iniettarlo endovena nel paziente; il trattamento viene ripetuto una volta a settimana per un mese, con dosaggio variabile a seconda del peso di chi lo riceve. La fase 3 del trial clinico è ancora in corso, ma i risultati raccolti tra il 2017 e il 2024 paiono essere promettenti. Il team ha usato MSC-FFM su **242 pazienti adulti**, che avevano ricevuto trattamenti convenzionali per l’aGvHD senza alcun risultato; ne hanno valutato la risposta 28, 60 e 180 giorni dopo la prima dose. Per il momento, il tasso di efficacia si aggira attorno al **50%**. Sembra poco? Non lo è. Per niente. I pazienti in questione erano in una condizione così disperata da non poter attendere un donatore compatibile, nonostante i rischi. Una volta avvenuto il trapianto, nessuna terapia aveva avuto effetto sull’aGvHD. Le loro probabilità di sopravvivenza erano ridotte al lumicino, **quasi inesistenti**. Con queste premesse, il 50% è tantissimo. Adesso non ci resta che attendere i risultati del nuovo trial e sperare: sperare che le percentuali di sopravvivenza siano ancora più alte; sperare che sempre meno persone muoiano perché nessuno ha dato loro ciò che, **ad ogni parto**, finisce puntualmente **nella spazzatura**. Fonte: sciencedirect.com --- --- title: "Speranza numeri alla mano" url: "https://www.sorgente.com/2025-05-07-speranza-numeri-alla-mano/" lang: "it" type: "post" description: "L’uso del sangue cordonale nella terapia per la paralisi cerebrale infantile non è una novità: da anni parliamo di realtà come la Duke University, che studiano come sfruttare le proprietà delle staminali per regalare un po’ di indipendenza in più" last_modified: "2025-05-22T10:37:00+00:00" categories: [Rassegna Stampa] --- # Speranza numeri alla mano L’uso del sangue cordonale nella terapia per la paralisi cerebrale infantile non è una novità: da anni parliamo di realtà come la Duke University, che studiano come sfruttare le proprietà delle staminali per regalare un po’ di indipendenza in più a tanti bambini. Purtroppo, fare un punto può essere difficile, tra studi molto piccoli e standard differenti. Un team di studiosi ha deciso di affrontare il problema con una meta-analisi, ovvero allineando i dati di diversi studi per capire _quanto_ sono efficaci le staminali del cordone ombelicale nel trattamento della paralisi cerebrale. La risposta è chiara: nel gruppo trattato con le staminali, il **68%** dei bambini ha mostrato **abilità grosso-motorie migliori** del gruppo di controllo. Quindi sì, il sangue cordonale fa davvero la differenza, specie se usato nelle primissime fasi della vita. Facciamo un passo indietro. Al momento, **non esiste una vera e propria cura **contro la paralisi cerebrale. Abbiamo imparato a riconoscerne i sintomi un pochino prima (la si può **diagnosticare** a **5/6 mesi **di età) e la riabilitazione fa grandi cose per i bambini, ma nessuno può _guarire_ dalla paralisi cerebrale. Per il momento, almeno. Le **abilità grosso-motorie** comprendono tutti i **movimenti ampi e coordinati**: saltare, ad esempio; lanciare una palla al cane di casa; giocare a pallone con mamma e papà. Tutte cose nelle quali chi soffre di paralisi cerebrale può avere difficoltà e che, non tutti lo sanno, si possono misurare. Gli autori hanno misurato le capacità motorie dei bambini sulla **scala GMFM-66**. Per ogni movimento, si assegna uno di questi punteggi: 0 = non inizia 1 = inizia 2 = completa parzialmente 3 = completa A 6 mesi dall’inizio delle misurazioni, i bambini trattati con le staminali avevano un punteggio **1.36 superiore **a quello dei bambini del gruppo si controllo. Per capirci, molti di loro erano passati dal completare un movimento solo parzialmente al completarlo del tutto. Il risultato è ancora più interessante se si pensa che 1.36 è un punteggio _medio_. Come detto sopra, la combinazione staminali e riabilitazione è stata particolarmente efficace per il 68% dei bambini. Triste a dirsi, infatti, ma in queste cose il tempo è un fattore chiave: ora come ora, i bambini **sotto i 5 anni di età** traggono **benefici maggiori** dalle staminali del cordone, grazie alla plasticità del cervello infantile. Bisogna correre, agire il prima possibile. Questo mette in evidenza quanto la **conservazione del cordone ombelicale** possa essere decisivo: avere il sangue cordonale del bimbo stesso o del fratellino significa poter agire subito, o quasi, dandogli una chance in più. A volte basta poco per cambiare la vita di un bambino: un minuto senza ossigeno; una rapida crisi epilettica nella pancia della mamma. O i **cinque minuti** necessari per **prelevare e spedire** il **sangue del cordone ombelicale** a una biobanca. Fonte: parentsguidecordblood.org --- --- title: "La rigenerazione dopaminergica: i trapianti con iPSC del professor Jun Takahashi" url: "https://www.sorgente.com/rigenerazione-dopaminergica-ipsc-jun-takahashi/" lang: "it" type: "post" description: "Gli studi condotti dal Professor Jun Takahashi dell’Università di Kyoto e del CiRA (Center for iPS Cell Research and Application) rappresentano la frontiera più avanzata della medicina rigenerativa per la Malattia di Parkinson (MP). La sua ricerca si è concentrata" last_modified: "2025-12-12T11:21:45+00:00" categories: [Rassegna Stampa, Cellule Staminali] tags: [parkinson] --- # La rigenerazione dopaminergica: i trapianti con iPSC del professor Jun Takahashi Gli studi condotti dal **Professor Jun Takahashi** dell’**Università di Kyoto** e del **CiRA** (Center for iPS Cell Research and Application) rappresentano la frontiera più avanzata della [medicina rigenerativa per la **Malattia di Parkinson (MP)**](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-contro-parkinson/). La sua ricerca si è concentrata sull’utilizzo di **cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC)** per generare neuroni dopaminergici sani da trapiantare nel cervello dei pazienti, con l’obiettivo di ripristinare le funzioni nervose danneggiate dalla patologia. Il successo di questo approccio poggia su due pilastri fondamentali: la capacità di produrre cellule nervose funzionali e la risoluzione della complessa sfida immunologica. ## Creare neuroni dopaminergici dalle staminali La Malattia di Parkinson è causata dalla perdita selettiva di **neuroni dopaminergici** nella _substantia nigra_ che proiettano i loro assoni nello striato. La strategia del Professor Takahashi si basa sul sostituire queste cellule perdute. Il gruppo di Kyoto ha sviluppato un metodo altamente efficiente e sicuro per differenziare le **iPSC** in **progenitori dopaminergici del mesencefalo** (DAPs). **Punti chiave della preparazione cellulare:** - **Fonte:** Le iPSC utilizzate derivano da cellule di donatori sani. - **Safety by Sorting:** Un aspetto cruciale sviluppato dal team è la selezione e l’arricchimento dei progenitori dopaminergici tramite il _marker_ di superficie **CORIN**. Questo processo di selezione è essenziale per eliminare eventuali cellule indifferenziate che, in linea teorica, potrebbero dare origine a teratomi (tumori), garantendo la massima sicurezza preclinica e clinica. **Studi Preclinici (Doi et al., 2020):** Il [lavoro preclinico di Doi et al. (2020)](https://www.nature.com/articles/s41467-020-17165-w) ha dimostrato che i progenitori dopaminergici (DAPs) derivati da **iPSC cliniche HLA-omozigoti** sopravvivono bene, integrandosi e maturando in neuroni dopaminergici funzionali in modelli animali (ratti e scimmie MPTP, un modello di Parkinson). Gli _endpoint_ primari di questi studi preclinici hanno confermato: - Assenza di **tumori** dopo sei mesi. - Ridotta **infiammazione** nel sito di trapianto. - Stabilità del _graft_ (l’innesto) e produzione di dopamina, misurata tramite **PET DAT** o **FDOPA**. ## La sfida immunologica: il matching MHC/HLA Il maggior ostacolo nell’uso delle terapie cellulari allogeniche (cellule provenienti da un donatore) è il **rigetto immunitario**. La strategia di Takahashi ha affrontato questo problema utilizzando la banca di iPSC omozigoti per il **complesso maggiore di istocompatibilità (MHC)**, che negli esseri umani è noto come **HLA (Antigeni Leucocitari Umani)**. **Studi Preclinici (Morizane et al., 2017):** Lo [studio fondamentale di Morizane et al. (2017)](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5577234/) ha dimostrato l’importanza dell’abbinamento immunologico utilizzando il modello di primati non-umani (macachi _cynomolgus_): - **Obiettivo:** Valutare se l’abbinamento MHC migliora l’integrazione (_engraftment_) dei neuroni iPSC-derivati. - **Risultati:** Nei trapianti **MHC-matched** (donatore-ricevente compatibili), si è osservata una **maggiore sopravvivenza** dei neuroni dopaminergici **TH+** e una **maggiore densità neuronale** rispetto ai trapianti non abbinati (_mismatched_). - **Meccanismo:** L’abbinamento MHC ha ridotto significativamente l’accumulo di cellule infiammatorie (_microglia Iba1+_ e _linfociti CD45+_) nel sito di trapianto, indicando una **risposta immunitaria più blanda**. Questi risultati hanno fornito il razionale per la creazione di **banche di iPSC HLA-omozigoti** che possono servire una vasta popolazione di pazienti (terapia **“off-the-shelf”**), riducendo la necessità di una immunosoppressione pesante e prolungata. ## Il trial clinico di Fase I/II (The Kyoto Trial) Basandosi sulla robusta evidenza preclinica, il team di Kyoto ha lanciato nel 2018 il primo **trial clinico** al mondo di trapianto di **neuroni dopaminergici iPSC-derivati** in pazienti con Malattia di Parkinson. Lo studio è stato condotto presso l’Ospedale Universitario di Kyoto. **Disegno del Trial:** - **Fase:** I/II, _open-label_, su sette pazienti con MP di età compresa tra 50 e 69 anni. - **Trattamento:** Trapianto di circa **5 milioni di aggregati cellulari** contenenti progenitori dopaminergici (DAPs) iPSC-derivati in ciascun lato (bilateralmente) del putamen, la regione chiave del cervello colpita dalla perdita di dopamina. - **Regime Immuno-soppressivo:** Ai pazienti è stata somministrata una terapia immunosoppressiva (come il Tacrolimus) per un periodo di circa un anno, per minimizzare il rischio di rigetto (nonostante l’abbinamento HLA). **[Endpoint Primari (Nature, 2025)](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7794047/):** Gli _endpoint_ primari del trial erano focalizzati sulla **sicurezza e tollerabilità**, essenziali per uno studio di Fase I/II: - **Sicurezza e Tollerabilità:** Incidenza e gravità degli eventi avversi correlati al trapianto. - **Assenza di Tumori:** Valutazione dell’assenza di proliferazione cellulare anomala o formazione di teratomi (tumori) tramite Risonanza Magnetica (MRI) volumetrica a 24 mesi. - **Integrità del Graft:** Assenza di rigetto acuto o cronico e stabilità dell’innesto (valutata con **PET DAT**). **Risultati Pubblicati (Aprile 2025):** I risultati finali di questa fase del trial sono stati pubblicati sulla rivista _Nature_ nell’aprile 2025. I dati hanno dimostrato che: - Il trapianto di progenitori dopaminergici iPSC-derivati è **sicuro**, senza evidenza di formazione di tumori o complicazioni gravi legate alla procedura. - Le cellule **sono sopravvissute**, si sono integrate e hanno iniziato a **produrre dopamina** nel cervello dei pazienti. - **Segnali di Efficacia:** Sono stati osservati miglioramenti clinici e funzionali nei pazienti, in particolare nei punteggi motori (MDS-UPDRS Part III OFF scores), dimostrando un potenziale beneficio clinico e aprendo la strada a studi di Fase III su larga scala. ## Prospettive future Il successo del “Kyoto Trial” segna un punto di svolta. La ricerca di Takahashi ha fornito la prova di concetto che la neuro-rigenerazione mirata utilizzando iPSC è una strategia sicura e potenzialmente efficace per la Malattia di Parkinson. L’attenzione si sposta ora sulla scalabilità del processo, sull’ottimizzazione del regime immunosoppressivo e sulla conduzione di studi multicentrici globali per rendere questa terapia disponibile a una più ampia platea di pazienti. --- --- title: "Placenta: da scarto a risorsa per la medicina rigenerativa" url: "https://www.sorgente.com/placenta-medicina-rigenerativa/" lang: "it" type: "post" description: "Sempre più ricercatori stanno studiando le possibili applicazioni della placenta umana in medicina rigenerativa. Ciò che un tempo era un semplice rifiuto biologico, infatti, sta svelando un potenziale rivoluzionario per la ricerca. L’articolo “ The revolutionary role of placental derivatives" last_modified: "2025-05-22T10:31:23+00:00" categories: [Cellule Staminali] custom_fields: rmp_vote_count: 2 rmp_rating_val_sum: 6 rmp_avg_rating: 3 --- # Placenta: da scarto a risorsa per la medicina rigenerativa Sempre più ricercatori stanno studiando le possibili **applicazioni** della** placenta umana** in **medicina rigenerativa**. Ciò che un tempo era un semplice rifiuto biologico, infatti, sta svelando un potenziale rivoluzionario per la ricerca. L’articolo “ The revolutionary role of placental derivatives in biomedical research”, pubblicato nel numero di luglio 2025 della rivista _Bioactive Materials_, si concentra proprio su questo. Nell’articolo, il consorzio di ricercatori esplora le applicazioni – presenti e future – di quest’organo nella medicina rigenerativa. Entriamo nel dettaglio. ## Oltre la gestazione: un tesoro di biomateriali In realtà il potenziale medico della placenta è chiaro fin dagli inizi del ‘900, benché mancassero molte delle basi necessarie per esplorarlo. Pratiche pseudoscientifiche come la [Lotus Birth](https://www.sorgente.com/taglio-cordone-ombelicale-quando-come#Posso_lasciare_il_cordone_attaccato_al_neonato) nascono proprio da questa consapevolezza. Oggi abbiamo molte più risorse a disposizione, il che ci consente di creare e studiare diversi **componenti derivati **dalla placenta. Da qui all’applicazione in ambito medico il passo è (relativamente) breve: terapie con cellule staminali; rigenerazione di tessuti danneggiati; cosmesi; creazione di scaffold biomimetici… Tutto grazie alle caratteristiche uniche di quest’organo. La placenta è costituita da un tessuto **fortemente vascolarizzato**, con una robusta **matrice extracellulare** e abbondanza di **cellule staminali**, caratteristiche preziose in medicina rigenerativa. In più, la placenta è un organo disponibile in abbondanza e spesso buttato, il che consente di bypassare i dilemmi morali ed etici tipici di altri tessuti (basti pensare alle staminali embrionali). ### Perché le staminali della placenta sono preziose La placenta è una fonte eccezionalmente ricca di diverse tipologie di cellule staminali, riconosciute per il loro potenziale terapeutico: cellule staminali mesenchimali (MSC); cellule epiteliali amniotiche (AEC); cellule trofoblastiche (TC). Le **MSC placentari **si possono isolare da varie parti della placenta: la membrana amniotica; la piastra/villi corionica; la decidua. Alcuni di queste sono di origine materna (quelle della decidua), mentre altre sono di origine fetale ( quelle derivate dalle altre membrane). Rispetto ad altre fonti di staminali, queste cellule mesenchimali vantano una** resa cellulare** molto più elevata; una singola placenta può fornire miliardi di cellule. A questo si aggiunge la loro capacità di **migrare**, aderire e **innestarsi** nei tessuti bersaglio, facilitandone la rigenerazione; ciò le rende particolarmente interessanti nel trattamento di condizioni polmonari, applicazione oggetto di studi clinici. Le cellule derivate dallo **strato epiteliale dell’amnios**, esprimono marcatori di cellule staminali pluripotenti e fenotipi simili alle MSC. Possono differenziarsi in diversi tipi di tessuti (pancreatico, epatico e neuronale), hanno una** bassa immunogenicità **e **non ****sono ****tumorigenic****he**. Insomma, sono candidate perfette per l’ingegneria tissutale o il trapianto. Infine, le cellule derivate dal trofectoderma della blastocisti vengono studiate per le loro capacità di differenziazione. ### Proprietà immunomodulatorie della placenta Le capacità rigenerative non sono l’unico tesoro della placenta sottolineato nello studio. La placenta ha infatti **funzioni immunologiche ed endocrine**, vitali per la tolleranza materno-fetale e il successo della gravidanza. Senza di esse, il sistema immunitario materno considererebbe l’embrione un parassita di cui liberarsi, rendendo impossibile l’impianto. Molti derivati placentari studiati dal team sfruttano proprio queste proprietà immunomodulatorie, per favorire l’integrazione dei tessuti nelle terapie rigenerative e non solo. ## Prodotti placentari promettenti All’interno del documento, gli autori si concentrano su alcuni prodotti placentari che sfruttano le proprietà succitate. Benché esistano già e siano anche promettenti, se ne parla troppo poco. - **Estratti placentari **per la cosmetica rigenerativa. Li si usa in creme cicatrizzanti, in prodotti iniettabili e in formulazioni orali. Consistono di un cocktail di fattori bioattivi che promuovono la rigenerazione tissutale, arricchiti proprio con estratti della placenta. - **Matric****i**** extracellular****i**** decellularizzat****e** (ECM), ottenute rimuovendo le cellule dalla placenta. Le si usa per fornire un supporto strutturale essenziale nell’ingegneria tissutale, per favorire lo sviluppo di nuovi tessuti sani. - Derivati da cellule staminali placentari, ovvero **mezzi**** di coltura condizionato** (PCM) e **vescicole extracellulari **(Evs). Li si usa per stimolare lo sviluppo e per veicolare molecole terapeutiche. - **Fogli placentari liofilizzati**, impiegati nella cura delle ferite per favorire la cicatrizzazione. - **Membrane amniotiche e corioniche**, note per le loro proprietà cicatrizzanti, antinfiammatorie e la capacità di ridurre la formazione di cicatrici. ## Applicazioni specifiche Un’applicazione particolarmente entusiasmante riguarda l’oftalmologia. Gli autori mettono in evidenza i risultati ottenuti dal siero da sangue del cordone ombelicale (CBS), che nei trial si sta dimostrando più efficace di trattamenti convenzionali. I trattamenti tipici della **sindrome dell’occhio secco**, delle lesioni corneali e di altre patologie oculari prevedono l’uso di lacrime artificiali e, a volte, del siero da sangue periferico. Purtroppo, spesso sono più trattamenti sintomatici che cure vere e proprie. Come già visto, i derivati placentari possono fare affidamento sulle proprietà tipiche delle staminali della placenta: elevata capacità proliferativa e differenziativa, nonché proprietà immunomodulatorie. Applicate in oftalmologia, le proprietà in questione promuovono la **guarigione della cornea** e riducono la severità dei sintomi. Interessanti anche i risultati ottenuti nella** rigenerazione del timpano **e di alcuni nervi. Alcuni ricercatori hanno applicato un** siero di staminali** a **stampi biomedici**. Pare che i timpani rigenerati in questo modo siano quasi impossibili da distinguere dai timpani sani. Infine, l’articolo accenna alla possibile applicazione dei derivati placentari nelle **terapie ormonali**, specie in quelle per alleviare i sintomi della **menopausa**. Secondo uno studio coreano, gli estratti placentari potrebbero aumentare i livelli di **estradiolo** senza (pare) effetti collaterali. ## Il futuro della medicina rigenerativa I derivati placentari sono bel lontani dall’essere uno scarto medico o, quanto meno, dovrebbero esserlo. Proprio come il [cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/perche-il-cordone-ombelicale/), la placenta è un organo ricco di proprietà troppo spesso ignorate. Per fortuna, pare che le cose stiano cambiando. --- --- title: "Dove si trovano le cellule staminali negli adulti?" url: "https://www.sorgente.com/cellule-staminali-dove-si-trovano-adulti/" lang: "it" type: "post" description: "Qualsiasi appassionato di scienza conosce le proprietà eccezionali delle cellule staminali: autorinnovarsi, differenziarsi in tipi diversi di cellule, regolare il sistema immunitario, stimolare lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni… Resta una domanda: dove si trovano queste cellule eccezionali? In questo" last_modified: "2025-09-03T16:01:10+00:00" categories: [Cellule Staminali] --- # Dove si trovano le cellule staminali negli adulti? Qualsiasi appassionato di scienza conosce le proprietà eccezionali delle **cellule staminali**: autorinnovarsi, differenziarsi in tipi diversi di cellule, regolare il sistema immunitario, stimolare lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni… Resta una domanda: **dove si trovano** queste cellule eccezionali? In questo articolo scopriremo tutti i luoghi dalle quali si possono prelevare le staminali, specie all’interno di un corpo adulto. ## Dove si trovano le staminali totipotenti? Prima di passare alle staminali adulte, vale la pena capire qual è la fonte primaria delle cellule staminali più potenti in assoluto, ovvero quelle totipotenti. Come già visto in passato, esistono diversi [tipi di cellule staminali](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/quanti-tipi-ne-esistono/), ciascuno dei quali con capacità specifiche. All’interno dell’organismo adulto troviamo staminali pluripotenti e multipotenti, che possono differenziarsi solo in determinate tipologie di cellule. Ad esempio, una cellula mesenchimale difficilmente diventerà un globulo rosso o un globulo bianco; quanto meno in natura. L’ideale sarebbe avere **staminali** che possano differenziarsi in** tutte le cellule **dell’organismo, ovvero **totipotenti**. Purtroppo, le cellule staminali **embrionali** sono le uniche davvero totipotenti, in grado di produrre tutte le cellule presenti nel corpo, inclusi tessuti extra-embrionali come la placenta. Data la provenienza, l’utilizzo delle staminali embrionali solleva importanti **questioni etiche e pratiche**. Per ovviare al problema, quindi, si sta studiando come trasformare le staminali pluripotenti in staminali totipotenti; questo consentirebbe di raccogliere cellule da tessuti adulti e di ringiovanirle in vitro. La ricerca è ancora in corso, ma i risultati ottenuti ad oggi sono promettenti. ## Dove si trovano le staminali in un organismo adulto Un embrione non potrebbe mai trasformarsi in un feto e in un individuo, senza una cospicua riserva di staminali totipotenti. D’altra parte, le staminali sono preziose anche all’interno di un **organismo adulto**, motivo per cui ne ospitiamo una piccola riserva lungo tutta la vita. Sebbene le staminali adulte siano “solo” **pluripotenti e multipotenti**, sono fondamentali per riparare i tessuti e produrre cellule sempre nuove. Senza di esse, non potremmo riparare i tanti piccoli danni che subiamo nella vita, né tanto meno crescere e diventare adulti. La ricerca medica sta cercando un modo per indirizzare queste capacità, per riparare anche danni estesi o causati da malattie degenerative. Da dove si prelevano le staminali necessarie? [sc name=”middle_banner”][/sc] ### Midollo osseo Il midollo osseo è una delle fonti più note di cellule staminali adulte. Al suo interno si trovano: - **cellule staminali emopoietiche**, in grado di produrre tutte le cellule del sangue. La loro importanza è cruciale per il sistema immunitario, il trasporto di ossigeno e la coagulazione del sangue; - **cellule staminali mesenchimali**, in grado di differenziarsi in diversi tipi di cellule del tessuto connettivo, come cellule ossee (osteoblasti), cartilaginee (condrociti) e adipose (adipociti). Queste servono a produrre i tessuti che supportano le cellule ematopoietiche, creando il microambiente necessario per la loro crescita e differenziazione; - **cellule staminali endoteliali**, cellule multipotenti che possono differenziarsi solo in cellule del tessuto endoteliale (quello che copre vasi sanguigni e vasi linfatici). Queste tre tipologie di cellule staminali si trovano in aree diverse del midollo osseo, ovvero nel midollo rosso e nel midollo giallo. Il **midollo rosso **è quello più abbondante nell’infanzia, ricco di staminali ematopoietiche e nel quale si producono tutte le cellule del sangue. Diminuisce con l’avanzare degli anni, lasciando spazio a quello giallo; in compenso, aumenta leggermente in caso di traumi gravi, per soddisfare la richiesta di cellule del sangue. Il **midollo giallo** si chiama così per l’abbondanza di tessuto adiposo, che gli conferisce il tipico colore giallino. Inoltre contiene grandi quantità di stroma, ovvero di tessuto connettivo che regola il passaggio delle cellule del sangue dal midollo osseo ai vasi sanguigni; questo contiene prevalentemente staminali mesenchimali e multipotenti endoteliali. #### Come si prelevano le staminali dal midollo osseo Il midollo osseo rosso, quello maggiormente usato per i trapianti, si trova principalmente nelle ossa piatte: cresta iliaca, sterno e vertebre. Il luogo di prelievo preferito è la **cresta iliaca**, quindi all’altezza del bacino e a lato dell’osso sacro. Per prelevare il midollo, il medico inserisce un ago attraverso pelle e periostio, la membrana che riveste l’osso. Raggiunta la cavità midollare, aspira una piccola quantità di sangue midollare; se necessario, potrebbe ripetere l’operazione in un altro punto. Il tutto avviene in anestesia locale e dura massimo 30 minuti. #### Pro del prelievo di midollo osseo - Abbondanza di **cellule staminali ematopoietiche**. Il midollo osseo è una fonte primaria di cellule staminali emopoietiche, essenziali per i trapianti di midollo osseo nel trattamento di leucemie e altre malattie del sangue. - Abbondanza di **cellule mesenchimal**i. Oltre alle cellule emopoietiche, il midollo osseo contiene anche cellule mesenchimali; queste hanno dimostrato di avere un potenziale rigenerativo maggiore rispetto alle mesenchimali prelevate dal tessuto adiposo. - **Facilità di isolamento**. All’interno dei campioni di midollo osseo, è relativamente semplice isolare le staminali dalle cellule “inutili”. - **Pratiche consolidate**. Il trapianto di midollo osseo è una procedura consolidata e con una lunga storia di successi clinici. #### Contro del prelievo di midollo osseo - **Procedura invasiva**. Nonostante la pratica sia ormai consolidata, il prelievo di midollo osseo rimane una procedura chirurgica che richiede anestesia. - Rischio di **complicazioni**, sebbene rare. - **Tempi di recupero**. Dopo l’intervento, il donatore deve rimanere a riposo per almeno 5-7 giorni. - **Compatibilità HLA**. Per i trapianti allogenici (da donatore), è fondamentale ci sia un’alta compatibilità HLA tra donatore e ricevente. Altrimenti, c’è il serio rischio di incorrere in un rigetto. ### Tessuto adiposo Il tessuto adiposo – detto comunemente “grasso” – rappresenta una fonte sorprendentemente ricca di **staminali mesenchimali**. La raccolta delle cellule mesenchimali avviene tramite** liposuzione**: il medico esegue un piccolo taglio dove si concentra l’adipe, vi inserisce una cannula e preleva il grasso. Una volta raccolto, questo verrà lavorato per isolare le staminali. Data la semplicità dell’operazione, questo è il metodo di raccolta preferito per le staminali mesenchimali. #### Pro della liposuzione - Abbondanza di **cellule mesenchimali**. Il tessuto adiposo è una fonte abbondante di cellule mesenchimali, molto più concentrate rispetto al midollo osseo. - Procedura **poco invasiva**, rispetto al prelievo del midollo osseo. Rispetto al prelievo di midollo osseo, la liposuzione è generalmente considerata meno invasiva e con tempi di recupero più brevi. - **Facilità di accesso**. Il tessuto adiposo è presente in molte parti del corpo ed è facile accedervi. - **Potenziale autologo**. Le cellule staminali adipose si possono prelevare facilmente dal paziente stesso per terapie autologhe. - Elevate capacità come** immunomodulante e immunosoppressore**, il che consente di usarle per [prevenire e trattare la malattia da trapianto contro l’ospite](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/16873762/). #### Contro della liposuzione - **Minore concentrazione **di cellule **emopoietiche**. Qualora servissero più tipologie di staminali, il tessuto adiposo non sarebbe una buona fonte. - **Variabilità **nella qualità e nella qualità delle cellule, a seconda del paziente e della tecnica di prelievo. - Rischio di complicazioni, sebbene rare: la liposuzione rimane pur sempre una procedura chirurgica, seppure meno invasiva rispetto al prelievo di midollo osseo. - Necessità di **elevata processazione**, per isolare e concentrare le cellule staminali. ### Sangue periferico Il midollo osseo è dove si concentra la maggior parte delle cellule staminali ematopoietiche, ma anche il sangue periferico ne contiene **piccole quantità**. In caso di necessità, è possibile raccoglierle usando una procedura chiamata aferesi. Nei giorni che precedono l’aferesi, il donatore assume dei **farmaci **che **mobilizzano le staminali **dal midollo osseo al sangue periferico, aumentandone la concentrazione nel sangue periferico. Dopodiché, si preleva il sangue tramite una macchina che** separa le staminali e reinfonde il resto**; è lo stesso principio della dialisi o della donazione di plasma. #### Pro dell’aferesi - Procedura **poco invasiva**, specie rispetto al prelievo di midollo osseo. - [Attecchimenti più rapido delle staminali da sangue periferico](https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/0268960X9290008E?via%3Dihub), rispetto ai trapianti di midollo osseo. #### Contro dell’aferesi - Necessità di **mobilizzazione farmacologica**, che potrebbe causare effetti collaterali temporanei come dolore osseo, affaticamento, febbre. - Minore concentrazione di staminali, in condizioni basali. In assenza di mobilizzazione farmacologica, la concentrazione di cellule staminali nel sangue periferico è bassa. - **Durata **della procedura. Il prelievo delle staminali e la reinfusione può durare diverse ore. - [Proprietà di auto-rinnovamento limitate](https://www.sciencedirect.com/sdfe/pdf/download/eid/3-s2.0-B978072343691100026X/first-page-pdf), poiché le cellule del sangue sono di base molto più differenziate. ### Cordone e tessuto cordonale Il cordone ombelicale è ricchissimo sia di** cellule emopoietiche **sia di **cellule mesenchimali**; le prime si concentrano nel sangue cordonale, mentre le seconde si trovano soprattutto nella [gelatina di Wharton](https://www.sorgente.com/uso-staminali-tessuto-cordonale-gelatina-wharton). Come visto in più articoli, le staminali del cordone ombelicale hanno **proprietà maggiori** rispetto a quelle adulte: essendo cellule giovani, godono di una maggiore capacità proliferativa e provocano meno rischi di rigetto, in caso di trapianto. #### Pro della raccolta di sangue e tessuto cordonale - Raccolta **non invasiva**. La raccolta non comporta alcun rischio o dolore per la madre o il neonato. - **Ricchezza **di cellule staminali giovani, con un’elevata capacità proliferativa e proprietà di gran lunga maggiori rispetto alle cellule staminali più adulte. - **Minore rischio di rigetto**, anche in caso di compatibilità HLA non perfetta. #### Contro della raccolta di sangue e tessuto cordonale - Raccoglibili **una volta nella vita**, ovvero al momento del parto. - **Quantità limitata** di cellule, il che può essere un problema per il trattamento di pazienti adulti. Per fortuna, le tecnologie moderne consentono di **far moltiplicare **le cellule staminali in vitro. - **Conservazione pubblica non disponibile**. In Italia, la conservazione delle staminali deve passare da** realtà private come Sorgente**. L’unica alternativa è la [donazione pubblica del cordone](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/conservazione-cellule-staminali-privata-vs-donazione-cellule-staminali-pubblica/), durante la quale vanno persi oltre il 90% dei cordoni raccolti a causa di normative troppo stringenti. ### Nicchie di cellule staminali Oltre alle fonti principali, il corpo umano contiene piccole **nicchie** di cellule staminali sparse in **quasi tutti i tessuti adulti**. Il loro compito è garantire il mantenimento e la riparazione dei tessuti specifici in cui risiedono. ## Il futuro è nelle cellule staminali Le cellule staminali, con la loro straordinaria capacità di autorinnovamento e differenziazione, rappresentano una delle frontiere più promettenti della medicina. Comprendere dove si trovano nel nostro corpo e come prelevarle è un passo fondamentale, se vogliamo sfruttarne appieno il potenziale terapeutico. Se vuoi approfondire la [raccolta e conservazione del cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/servizi-di-conservazione-delle-cellule-staminali-del-cordone-ombelicale/conservazione-tessuto-cordonale/), contatta Sorgente e prenota una** consulenza gratuita **con uno dei nostri consulenti. Risponderà a tutte le tue domande. --- --- title: "Le staminali della secondogenita cambiano la vita del primogenito" url: "https://www.sorgente.com/staminali-secondogenita-primogenito/" lang: "it" type: "post" description: "Un investimento che ha pagato Le staminali cordonali della piccola Amparo cambiano la vita del fratellone Juanito, affetto da Sindrome di West da quando aveva sei mesi I genitori di Juanito hanno deciso di scommettere sulla scienza, conservando le cellule" last_modified: "2025-04-02T22:00:00+00:00" categories: [Rassegna Stampa] tags: [cellule staminali, sindrome di West] --- # Le staminali della secondogenita cambiano la vita del primogenito ## Un investimento che ha pagato Le staminali cordonali della piccola Amparo cambiano la vita del fratellone Juanito, affetto da Sindrome di West da quando aveva sei mesi > _I genitori di Juanito hanno deciso di scommettere sulla scienza, conservando le cellule staminali della secondogenita. Una scommessa che ha ripagato: dopo il trapianto, il vocabolario di Juanito si è ampliato e anche lo sviluppo cognitivo è migliorato._ Fino a qualche decennio fa, un bambino come Juanito sarebbe morto: nato di soli** 7 mesi**, si sarebbe dovuto arrendere a una vita per la quale non era pronto. Invece Juanito ce l’ha fatta, anche se non senza cicatrici. Non si sa se prima o durante il parto, il bimbo resta **senza ossigeno**: tanti piccoli, preziosi neuroni muoiono in questo lasso di tempo e nessuno se ne rende conto, quanto meno all’inizio. Servono sei mesi per rendersi conto che c’è qualcosa che non va, nello sviluppo di Juanito. Preoccupati dai ritardi nello sviluppo del bambino, i genitori lo portano a fare il primo di tanti elettroencefalogrammi. È qui che i medici prendono atto dei danni causati all’insufficienza di ossigeno, danni che hanno causato l’insorgere di una** rara forma di epilessia **chiamata** sindrome di West**. La gravità della malattia è variabile: alcuni bambini soffrono “solo” di contrazioni muscolari involontarie; in molti altri casi, i danni cerebrali alla base provocano anche di un **rallentamento** nello** sviluppo** psicomotorio. Per il momento, non esiste una cura e si può intervenire solo sui sintomi. Juanito soffre di una forma grave di sindrome di West. I suoi genitori fanno avanti e indietro dagli ospedali e sembra che non ci sia niente da fare. Tutto cambia quando il bambino ha due anni, però. Durante un elettroencefalogramma di controllo, il medico chiede alla mamma del bambino se hanno intenzione di fare un secondo figlio. Non ci avevano mai pensato: Juanito assorbe tutto il loro tempo. Può sembrare una pazzia, eppure un fratellino potrebbe cambiare la vita del loro primogenito. Il medico racconta loro degli studi che si stanno tenendo alla **Duke University**, incentrati sull’uso delle **staminali del cordone** nel trattamento dei danni neurologici pediatrici. C’è solo un problema: per partecipare, servono delle staminali del cordone ombelicale. Fare un** secondo figlio** in quella situazione, per inseguire una speranza remota, è una pazzia. Gli studi sono solo studi, appunto: non esiste una terapia riconosciuta al 100%. Senza contare gli sforzi necessari per prendersi cura di Juanito. A ben vedere, però, fare un figlio è _sempre_ una pazzia: perché non farne un’altra, allora? **Amparo** nasce nel **2020**, nel mezzo di un disastro mondiale. I genitori ne conservano il **cordone ombelicale** e si preparano all’attesa: attesa di avere i soldi necessari per andare negli Stati Uniti; attesa che passi la pandemia; attesa che la Duke accetti Juanito nei loro trial clinici. Nel **2022**, finalmente, la famiglia si sposta negli USA per il trapianto, anche grazie all’aiuto della biobanca cui si sono poggiati per la conservazione delle staminali. È il primo grande viaggio che fanno insieme. Juanito riceve le preziose **cellule staminali della sorellina** e inizia l’attesa. Il bambino **migliora**: apprende nuove parole e anche le sue capacità cognitive sembrano progredire di giorno in giorno. Può iniziare a frequentare la **prima elementare** e a percorrere i primi passi nel mondo, anche letteralmente. I passi di Juanito sono ancora incerti e, probabilmente, non saranno mai spediti come quelli degli altri bambini. Eppure, sono più che sufficienti per avviarlo a una vita che, altrimenti, **non avrebbe mai avuto**. Fonte: parentsguidecordblood.org --- --- title: "Autismo e cellule staminali: a che punto è la ricerca" url: "https://www.sorgente.com/autismo-cellule-staminali-ricerca/" lang: "it" type: "post" description: "L’autismo è un disturbo di cui sappiamo ancora pochissimo: le cause sono poco chiare e i sintomi sono estremamente variegati. Senza contare la disinformazione – il mito dei vaccini che causano l’autismo, tanto per dirne una – che complica il" last_modified: "2025-09-03T16:02:02+00:00" categories: [Cellule Staminali] custom_fields: rmp_vote_count: 7 rmp_rating_val_sum: 30 rmp_avg_rating: 4.3 --- # Autismo e cellule staminali: a che punto è la ricerca L’autismo è un disturbo di cui sappiamo ancora pochissimo: le cause sono poco chiare e i sintomi sono estremamente variegati. Senza contare la disinformazione – il mito dei vaccini che causano l’autismo, tanto per dirne una – che complica il tutto. Almeno una cosa è chiara, ovvero che l’autismo è uno _**spettro**_ che va dalla neurodivergenza ad alto funzionamento al disturbo invalidante. Le cellule staminali potrebbero aiutare nelle forme più gravi di autismo. Vediamo come. ## Cos’è l’autismo Benché noi si usi il termine “autismo” per convenzione e comodità, sarebbe più corretto parlare di “disturbo dello spettro autistico” o ASD (_Autism Spectrum Disorder_). Il termine indica infatti una **vasta gamma** di condizioni, con sintomi e livelli di gravità diversi. In generale, con “autismo” si indicano disordini dello sviluppo neurologico caratterizzati da: - deficit nell’**interazione sociale**; - difficoltà **comunicative**; - comportamenti **ripetitivi**. Non è detto che il disturbo interessi anche lo sviluppo cognitivo e, anzi, gran parte delle persone autistiche ha un QI nella media o sopra la media. Va detto che molto dipende anche dal livello di autismo di cui si soffre. ### I livelli di disturbo dello spettro autistico A seconda della gravità dei sintomi, il disturbo dello spettro autistico si divide in: - **Livello 1**, autismo ad alto funzionamento, conosciuto anche come “sindrome di **Asperger**”. Chi ne soffre può vivere in autonomia, pur presentando qualche difficoltà nelle interazioni sociali e “fissazioni” bizzarre. Diverse persone affette da autismo di livello 1 rimangono **senza una diagnosi **fino all’età adulta, se non per tutta la vita. - **Livello 2**, autismo a medio funzionamento. Chi ne soffre mostra difficoltà marcate nel comunicare e comportamenti molto ripetitivi, fattori che potrebbero compromettere la sua vita in società. Spesso chi soffre di autismo di livello 2 ha bisogno di **supporto**. - **Livello 3**, autismo **grave**. I sintomi si manifestano in forma particolarmente acuta, rendendo quasi impossibile vivere in modo del tutto autonomo. In alcuni casi, le difficoltà comunicative sfociano in una completa **incapacità **di parlare. La ricerca sulle cellule staminali si focalizza sulle **forme più gravi **di disturbo dello spettro autistico, quelle davvero invalidanti. L’obiettivo è migliorare le capacità comunicative dei bambini che ne soffrono, affinché abbiano un futuro più autonomo e sereno. ### Quali sono le cause dell’autismo Sappiamo quali _non_ sono le cause dell’autismo, ovvero i vaccini: [non esiste alcuna correlazione causale tra autismo e vaccini](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23545349/), come dimostrato da un buon numero di studi. Questo non risolve il problema, però: continuiamo a non conoscere con precisione le cause reali dell’autismo. Per quanto ne sappiamo oggi, l’autismo ha una forte **componente genetica**; i ricercatori hanno individuato diversi geni associarti all’autismo. Osservando le famiglie di chi ne soffre, è inoltre probabile che l’autismo sia almeno in parte ereditario. L’**ereditarietà** non è tutto, però. L’autismo potrebbe essere causato _in parte_ da** fattori ambientali**, come l’esposizione prenatale a tossine e complicazioni durante la gravidanza. Questi fattori potrebbero causare l’espressione di alcuni geni, causando l’insorgere di forme più o meno gravi di autismo. Gli studi sono ancora in corso e, per ora, abbiamo ben poche risposte definitive. ### Come l’autismo cambia il cervello Gli studi su cellule staminali e autismo vertono su un assunto: l’autismo è causato da cambiamenti **fisici **nel cervello, cambiamenti sui quali – forse – si potrebbe agire; finché il cervello è piccolo e in evoluzione, quanto meno. La comunità scientifica non è del tutto concorde su quali siano le differenze tra cervello neurotipico e cervello neurodivergente, ma ecco una lista di quelle su cui c’è maggiore accordo. - **Amigdala.** Area essenziale per processare le emozioni e controllare i comportamenti sociali. Pare che i bambini affetti da autismo abbiano un’[amigdala più grande della norma](https://www.nih.gov/news-events/news-releases/amygdala-overgrowth-occurs-autism-spectrum-disorder-may-begin-during-infancy). - **Cervelletto.** Area dedicata non solo alla coordinazione dei movimenti, ma anche alla gestione del linguaggio e della memoria. Pare che molte persone nello spettro presentino [anomalie nel cervelletto](https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/B9780124187009000010). - **Corteccia cerebrale.** È la superficie esterna del cervello e controlla una grossa fetta di quello che siamo: memoria, pensieri, capacità cognitive, sensi… Si divide a propria volta in diverse aree, ciascuna dedicata a una certa funzione. Diversi studi mostrano differenze significative nella [corteccia cerebrale delle persone autistiche](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10773605/). - **Sinapsi**. Sono le giunzioni che connettono un neurone all’altro e che, di fatto, modellano il modo in cui pensiamo. Pare che le persone nello spettro autistico abbiano un numero anomalo di sinapsi; alcuni studi sostengono che siano di più, altri di meno. Ad ogni modo, concordano che questo potrebbe provocare anomalie nel modo in cui i neuroni comunicano tra loro. ## L’applicazione delle cellule staminali nella terapia per l’autismo Benché non sia del tutto chiaro quali siano le cause dell’autismo, i ricercatori stanno valutando come agire sugli **aspetti neurologici e immunitari** correlati alle forme gravi. Le cellule staminali la fanno da padrone, grazie alle loro potenzialità rigenerative. Le staminali, in particolare quelle derivate dal sangue cordonale, possono differenziarsi in un’ampia gamma di tessuti. Almeno sulla carta, queste cellule potrebbero** riparare** le **connessioni neurali** e **modulare** il** sistema immunitario**. Bisogna scoprire in che modo farlo. ### Qual è la procedura Il trattamento dell’autismo tramite cellule staminali si snoda in diverse fasi: **estrazione** delle cellule staminali o raccolta al momento del parto, se si parla di sangue cordonale; **controlli** di qualità; **preparazione** delle cellule per predisporle alla differenziazione desiderata. Una volta che le cellule sono pronte, si passa al trapianto. L’infusione delle cellule è una procedura relativamente semplice: si procede per via** endovenosa **o direttamente nel **fluido cerebrospinale.** La prima modalità è la più diffusa e anche quella meno invasiva, dato che è paragonabile a una semplice iniezione. La seconda è un po’ più invasiva, ma consente di infondere le cellule staminali direttamente dove serve. Affinché il trattamento sia davvero tale, dev’essere condotto sotto **supervisione medica** e in un **contesto controllato**. Soprattutto, deve basarsi su o fare parte di studi condotti da realtà di comprovata serietà, con pubblicazioni su **riviste peer-reviewed** che ne garantiscano il valore. ## Le staminali sono efficaci contro l’autismo grave? Studi e trial clinici sono ancora in corso, quindi **non c’è una risposta definitiva**. Ad oggi, sappiamo che i trattamenti sono** sicuri** per la salute, punto non banale. Inoltre, pare che i bambini trattati mostrino miglioramenti tangibili a livello cognitivo, linguistico, motorio. ### Qual è il tasso di successo Al momento, il tasso di successo dipende dai **protocolli usati **e dalle **differenze individuali**. Alcuni studi parlano di risultati promettenti, mostrando miglioramenti in aree chiave; altri, al contrario, bollano il trattamento come inutile. Purtroppo è inevitabile che ci sia questa confusione, dato che manca uno standard condiviso da tutti gli studi; studi spesso piuttosto piccoli, tra l’altro. Se vogliamo dare retta alle [meta-analisi](https://link.springer.com/article/10.1186/s43045-023-00363-9), i bambini coinvolti nei trial mostrano un **miglioramento almeno del 5% **nei diversi ambiti analizzati, specie in tutto ciò che riguarda le interazioni sociali. Questo vale soprattutto per gli studi che fanno uso delle staminali del cordone, seppure ci siano risultati incoraggianti anche con le staminali del midollo. Come detto, ad oggi è difficile ottenere risposte più precise. L’autismo è uno spettro di disordini, con cause in parte sconosciute e che coinvolge più aree del cervello: la stessa terapia potrebbe funzionare su un paziente e fallire su un altro. #### Quali fattori influenzano il tasso di successo In particolare, quali fattori potrebbero influenzare il tasso di successo di questi trattamenti? - **Dosaggio**. Il numero di cellule staminali usate possono aumentare o ridurre l’efficacia della terapia. Qualora le staminali del cordone ombelicale non dovessero bastare, è possibile farle moltiplicare in vitro. - **Metodo di somministrazione**. L’infusione per endovena è meno invasiva, ma comporta una dispersione delle cellule staminali in tutto l’organismo. Per questa ragione, i ricercatori stanno valutando l’efficacia di tutte le modalità di somministrazione. - **Tipologia** di cellule staminali. Le staminali del cordone ombelicale paiono essere le più efficaci, al momento. - **Età** del bambino. Intervenire su un cervello in via di sviluppo è più semplice ed efficace. Per questa ragione, gli studi su cellule staminali e autismo coinvolgono quasi esclusivamente bambini sotto i 7 anni. - **Numero** di infusioni e **intervalli** di tempo. Diversi studi stanno analizzando quante infusioni servono per ottenere il massimo dei risultati. È importante anche analizzare quanto tempo deve passare tra un’infusione e l’altra. ## Una promessa in divenire C’è potenziale, ma la strada è ancora lunga. Da parte nostra, noi di **Sorgente** possiamo solo offrirti un modo per **conservare **le preziosissime **cellule del cordone ombelicale**, impossibili da raccogliere dopo il parto. Non sappiamo se queste cellule ti serviranno mai: speriamo vivamente di no. Sappiamo però che si possono già fare grandi cose con le cellule staminali e che, un domani, se ne potrebbero fare ancora di più. Potrebbero diventare un trattamento riconosciuto non solo per l’autismo, ma anche per l’Alzheimer e il Parkinson e la [sclerosi multipla](https://www.sorgente.com/cellule-staminali-sclerosi-multipla-ricerca/). Lasciamo lavorare la scienza e, nel mentre, conserviamo questa piccola fonte di staminali. Hai qualche dubbio? Contattaci per prenotare un colloquio (senza impegno) con il nostro consulente o richiedere la [guida informativa sulla conservazione delle cellule staminali](https://www.sorgente.com/servizi-di-conservazione-delle-cellule-staminali-del-cordone-ombelicale/richiedi-la-guida-sulla-conservazione-delle-cellule-staminali-del-cordone-ombelicale/). --- --- title: "Dove va a finire il cordone ombelicale?" url: "https://www.sorgente.com/dove-finisce-cordone-ombelicale/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Conosciamo l’importanza del cordone ombelicale, l’organo che unisce mamma e bambino per tutti i nove mesi della gestazione. Cosa gli succede dopo il parto, però? Che fine fa il cordone ombelicale, una volta che il bambino è nato e non" last_modified: "2026-03-05T15:48:13+00:00" custom_fields: rmp_vote_count: 2 rmp_rating_val_sum: 10 rmp_avg_rating: 5 --- # Dove va a finire il cordone ombelicale? Conosciamo l’importanza del [cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/2022/02/02/cordone-ombelicale-tutto-quello-che-devi-sapere/), l’organo che unisce mamma e bambino per tutti i nove mesi della gestazione. Cosa gli succede dopo il parto, però? **Che fine fa** il cordone ombelicale, una volta che il bambino è nato e non ne ha più bisogno. In questo articolo vedremo dove va a finire sia lato mamma sia lato bambino e, soprattutto, in che modo la cosa ci riguarda. ## Dove è attaccato il cordone ombelicale, dentro la donna? Dal lato del **bambino**, il cordone ombelicale è attaccato alla **pancia**, esattamente dove abbiamo l’ombelico. Questo bottoncino più o meno sporgente, infatti, altro non è che la cicatrice di quel vecchio legame. Dal lato della mamma, invece? Le due arterie e la vena che costituiscono il **cordone ombelicale **sono attaccati alla **donna** tramite la **placenta**, l’organo temporaneo che ospita e protegge il feto. Nel punto in cui finisce il cordone, la placenta penetra nell’**endometrio**, la mucosa ricca di vasi sanguigni che copre le pareti interne dell’utero; quella che si disfa e si ricostituisce ad ogni ciclo, per intenderci. In questo modo, il cordone **collega** il **flusso sanguigno **del bambino a quello della madre, consentendo lo scambio di nutrienti e ossigeno. Dopo il parto, la **placenta si stacca **dall’utero e viene espulsa **con il cordone ombelicale** ancora attaccato; di solito, avviene** 30 minuti** dopo il parto. A quel punto, non rimane nulla del cordone ombelicale, dentro la donna. ## Che fine fanno cordone ombelicale e placenta Dopo il parto, la placenta e il cordone ombelicale hanno (quasi) esaurito la loro funzione. Essendo **rifiuti ospedalieri**, vengono smaltiti tramite **termodistruzione**, ovvero vengono inceneriti da ditte autorizzate. Può sembrare eccessivo, ma ricorda che i tessuti morti sono vettori di malattie e infezioni: non si possono buttare nell’umido, specie nelle quantità prodotte da un ospedale. In realtà, il cordone ombelicale sarebbe ancora utilizzabile, dopo il parto. Come visto più volte, il sangue del cordone ombelicale è ricchissimo di [cellule staminali](https://www.sorgente.com/le-cellule-staminali/), cellule ancora immature che si possono differenziare in globuli rossi, globuli bianchi, cartilagine, ecc. Il tipo di cellule che si usano nelle terapie contro i tumori del sangue, o per curare malattie metaboliche. Basterebbe pochissimo per raccogliere questo sangue ma, di fatto, non avviene quasi mai: secondo un [report dell’Istituto Superiore di Sanità](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2024/01/Report-Banche-SCO-2022.pdf), oltre il** 95%** dei cordoni ombelicali va buttato insieme al loro prezioso sangue. In più, solo una frazione dei cordoni donati viene effettivamente conservata nelle biobanche nazionali: nel 2022, su **6.936 **unità raccolte, solo** 371** sono state effettivamente bancate per uso medico. Anche per questa ragione, esiste la possibilità di [conservare il cordone ombelicale](https://www.sorgente.com/chi-siamo-sorgente-banca-del-cordone-ombelicale/) tramite realtà private. ### Si possono portare a casa? Dato che andrebbero comunque buttati, è possibile portare placenta e cordone ombelicale a casa? La risposta breve è un bel **no**, nonostante ci siano opinioni contrastanti a riguardo. Come detto sopra, placenta e cordone sono** rifiuti ospedalieri**: vanno smaltiti tramite procedure ad hoc, per impedire la diffusione di infezioni. Ciononostante, gira voce che alcuni ospedali consentano comunque di portarli a casa, previa la firma di un consenso informato. È vero fino a un certo punto. Ci sono ospedali che si accontentano di un** consenso informato**, è vero, ma sono sempre di meno. La [Legge Balduzzi](https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2012/09/13/012G0180/sg) regola l’esenzione di responsabilità ed è chiara a riguardo: il consenso informato è valido **solo quando si seguono le linee guida**. Ad esempio, serve a tutelare i medici in caso di operazioni chirurgiche intrinsecamente rischiose, anche quando eseguite a regola d’arte. **Portare a casa **cordone ombelicale e placenta** viola **qualsiasi norma sulla gestione dei rifiuti sanitari. Di conseguenza, l’ospedale **rimane responsabile **di un’eventuale complicanza, a prescindere dal consenso informato. Tradotto: se il cordone ombelicale portato a casa dovesse causare un’infezione, la famiglia avrebbe tutto il diritto di fare causa ai medici, con o senza consenso informato. Diverso il caso della **conservazione **del cordone ombelicale. In quel caso, gli operatori sanitari ricevono un apposito kit per il trattamento e la spedizione del cordone, del tutto **a norma di legge**. Per saperne di più, leggi [cosa comprende il servizio di conservazione del cordone](https://www.sorgente.com/quanto-costa-conservare-cordone-ombelicale/#Cosa_comprende_il_servizio_di_conservazione). ## Cosa si fa con il moncone ombelicale? C’è solo un’eccezione (parziale) a quanto detto sopra: il **moncone ombelicale**, ovvero il pezzettino di cordone ombelicale che resta attaccato al bambino. Quello va portato a casa per forza di cose e, per quanto piccolo, rimane un possibile vettore di infezioni. Ecco perché va trattato con attenzione, seguendo alla lettera le indicazioni che vengono date in ospedale. - **Lavati le mani****, prima di maneggiarlo.** - **Mantienilo asciutto**. Per i primi 7-14 giorni, bisogna lavare il piccolo con una spugna umida, o comunque mantenendo il pancino ben asciutto. Qualora il moncone si dovesse bagnare, andrebbe subito asciugato. - **Mantienilo pulito**. Non sempre serve usare alcol o disinfettante: basta mantenere il pancino pulito, specie intorno al moncone. - **Non tirarlo**: potrebbe causare piccole lesione e, di conseguenza, infezioni. - **Lascialo scoperto**, se possibile. Aiuta a far asciugare il moncone. - **Coprilo con una garza sterile**, per evitare il contatto diretto con i vestiti. - **Lascialo fuori dal pannolino**. Basta piegare il bordo superiore. - **Presta attenzione ai segni di infezione**. Se l’area intorno al moncone diventa rossa, gonfia o inizia a produrre pus, potrebbe essere un segno di infezione. In tal caso, contatta il pediatra. L’obiettivo di queste indicazioni è **far seccare **il moncone ombelicale, in modo che si stacchi **spontaneamente** lasciando una piccola cicatrice sul ventre: l’ombelico. Il moncone si dovrebbe staccare nel giro di** 7-14 giorni**. ### Dove si butta il moncone Una volta mummificato, il moncone ombelicale è piccolo e sicuro da maneggiare: puoi farne ciò che vuoi. Alcune persone decidono di conservare il moncone nell’album dei ricordi o in una scatolina. I più lo buttano nella spazzatura, ma dove? Essendo **biodegradabile**, puoi buttare il moncone nell’**umido**. Se la tua città prevede una **raccolta** differenziata per** pannolini** e pannoloni, puoi buttarlo in un pannolino insieme alla cacca. Come detto, la mummificazione riduce il rischio di infezioni batteriche e virali. ## Dove va a finire il cordone conservato, invece? Mettiamo che tu decida di conservare il cordone ombelicale, onde evitare lo spreco indecente che si verifica ogni giorno: cosa succede a questo cordone? Dipende da quale soluzione hai scelto. I più conservano solo il sangue cordonale, la parte più preziosa del cordone. In questo caso, un operatore sanitario preleva il sangue e lo imballa come da indicazioni. Il sangue viene spedito in Svizzera, dove verrà conservato in una [biobanca](https://www.sorgente.com/2022/05/25/cose-una-biobanca/) per i prossimi decenni. Il **tessuto **viene **smaltito **insieme agli altri rifiuti ospedalieri, invece. Diverso se decidi di [conservare il tessuto cordonale](https://www.sorgente.com/uso-staminali-tessuto-cordonale-gelatina-wharton). In questo caso, l’operatore raccoglie il sangue cordonale e taglia una porzione di cordone ombelicale, prima di imballare e spedire il tutto in Svizzera. **Ciò che rimane** del cordone ombelicale viene **smaltito**. ### Perché conservarlo? Come accennato, le cellule staminali sono una grande risorsa in ambito medico, specie quelle cordonali. Ad oggi, vengono usate nel trattamento di **oltre 80 malattie **e la lista si allunga di giorno in giorno: chissà a cosa potranno servire un domani, quando tuo figlio sarà un po’ più grande! Conservare _oggi_ il sangue cordonale significa avere _domani_ la chiave per innumerevoli cure. Non è detto che serva, è vero, ma la vita è lunga e riserva tante sorprese, non tutte piacevoli: **perché non prepararsi**, se ce n’è l’occasione? Contatta **Sorgente** e prenota una consulenza **gratuita **con uno dei nostri esperti. È **senza impegno** e ti aiuterà a chiarire qualsiasi dubbio tu possa avere. --- --- title: "Esempio di Dieta in Gravidanza per non Ingrassare" url: "https://www.sorgente.com/esempio-di-dieta-in-gravidanza-per-non-ingrassare/" lang: "it" type: "pregnancy_zone" description: "Ingrassare in gravidanza è normale, in una certa misura: l’organismo della donna deve sostenere sia se stesso sia il feto che si sta sviluppando, il che richiede tanta energia. Bisognerebbe quindi parlare di una dieta per non ingrassare troppo in" last_modified: "2026-03-05T15:48:21+00:00" custom_fields: rmp_vote_count: 7 rmp_rating_val_sum: 23 rmp_avg_rating: 3.3 --- # Esempio di Dieta in Gravidanza per non Ingrassare Ingrassare in gravidanza è normale, in una certa misura: l’organismo della donna deve sostenere sia se stesso sia il feto che si sta sviluppando, il che richiede tanta energia. Bisognerebbe quindi parlare di una **dieta per non ingrassare troppo in gravidanza**, più che di una dieta per non ingrassare del tutto. Salvo casi particolari, mantenere il **peso sotto controllo** durante la gestazione è piuttosto semplice. L’importante è tenere a mente poche regole e ridurre i cibi che, oltre a far ingrassare, danneggiano lo sviluppo fetale. ## Esempio di Dieta in Gravidanza per non Ingrassare In questa sede, possiamo dare solo consigli generali: per stilare una **dieta dettagliata**, servono dati quali l’**indice di massa corporea** e le **abitudini **dell’interessata. Possiamo però offrirti un esempio di dieta in gravidanza per non ingrassare troppo, costituito da poche regole da seguire tutti i giorni. Conosci già le regole base ma ti sembra di avere sempre fame? Leggi l’articolo dedicato a [come gestire la fame in gravidanza](https://www.sorgente.com/gestire-fame-gravidanza/). ### Colazione ![colazione gravidanza](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2025/01/mateusz-zatorski-vXYglqFX01Q-unsplash.jpg) Vanno bene sia la colazione dolce sia la colazione salata, in gravidanza. L’importante è fare colazione (**mai saltarla!**) ed evitare il più possibile gli zuccheri semplici: biscotti, torte, cornetti sono da ridurre o da evitare del tutto. Gli [zuccheri semplici](https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/alimentazione/attenti-agli-zuccheri-semplici-nascosti) provocano infatti un brusco **aumento della glicemia** e dei livelli di insulina nel sangue; alla lunga, questo meccanismo porta a sviluppare una maggiore resistenza all’insulina, il che provoca l’insorgere del diabete gravidico. Inoltre, i picchi glicemici aumentano il **senso di fame** e spingono a **mangiare di più**. Una buona colazione da fare in gravidanza comprende questi alimenti. - **Cereali integrali**, che rilasciano energia lentamente e riducono il senso di fame. In più, le fibre stimolano il transito intestinale e combattono la stitichezza. In commercio, si trovano **biscotti senza zucchero né dolcificanti**, a base di avena e farina integrale: possono essere una soluzione golosa per la colazione. - **Yogurt o latte**, ricchi di calcio e di proteine preziose per mamma e bambino. Si possono sostituire con ricotta, fiocchi di latte o con **altre fonti proteiche** (uova, prosciutto cotto, soia…). - **Frutta fresca a piacere**, possibilmente non troppo ricca di zuccheri: mele, agrumi e piccoli frutti sono le soluzioni migliori. - **Frutta secca o semi**, senza esagerare: pur essendo [ricca di Omega3 e di folati](https://www.sorgente.com/2021/11/17/a-cosa-serve-lacido-folico-negli-adulti/), la frutta secca è estremamente calorica. ### Pranzo Bisogna rinunciare alla pasta, quando si segue una dieta in gravidanza? Assolutamente no! L’importante è fare le porzioni in base al proprio fabbisogno energetico; una porzione media prevede **80 grammi di pasta**, ad esempio. La pasta dovrebbe essere** integrale**, così da evitare picchi glicemici e stimolare il transito intestinale. In un [piatto sano](https://smartfood.ieo.it/be-smart/piatto-sano/), la pasta va accompagnata a una **pari quantità di proteine** (formaggio magro, pesce, carne, legumi) e al** doppio in vegetali**. Ad esempio, 80 grammi di pasta si accompagnano a circa 80 grammi di pesce e a circa 160 di verdure (le porzioni sono solo a titolo d’esempio). Qualche **esempio di paste **da preparare **in gravidanza**. - Maltagliati con fagioli e cavolo nero. - Spaghetti con merluzzo e zucchine, accompagnati da un’insalata. - Riso alla cantonese, con: piselli, uova strapazzate, scalogno, prosciutto cotto. Coronare il pasto con un pinzimonio di [verdure crude e ben lavate](https://www.sorgente.com/2021/10/06/accorgimenti-per-unalimentazione-sicura-in-gravidanza/). - Pasta con le melanzane come primo, carne ai ferri con insalata come secondo. Come visto, si può sostituire la pasta con il riso o con le patate, se lo si desidera. ### Cena Gli stessi criteri visti per il pranzo vanno applicati anche alla cena: **un quarto di carboidrati o cereali**, possibilmente integrali; **un quarto di proteine**; **due quarti di vegetali**. I cereali/carboidrati possono essere costituiti dal pane o dal riso, ma sarebbero da prediligere i cereali in chicco: orzo, farro, avena, grano saraceno… Detto questo, vediamo qualche esempio di cena adatto alla dieta in gravidanza. - Polenta di grano saraceno con coniglio o pollo, accompagnati da verdure miste saltate in padella. Sia la carne sia la polenta devono essere cucinati con pochi grassi; nel caso del pollo, la pelle va eliminata. - Insalata di polipo e patate con verdure miste. - Minestra di cereali e legumi misti con la verza. - Cuscus di pollo e verdure miste. ### Spuntini La dieta di una donna incita prevede **tre spuntini**: metà mattina, metà pomeriggio, sera. Possono consistere di **frutta fresca**, **centrifugati**, **tisane** e **yogurt**. Nel primo trimestre, la futura mamma può accompagnare la frutta con una galletta o un cracker, per smorzare le nausee. ## Come controllare il peso in gravidanza Una corretta alimentazione è il modo migliore per controllare il peso in gravidanza, nonché per stare meglio. Andrebbe però accompagnata a una **moderata attività fisica**, anche se per ragioni diverse da quelle credono in molti. Il valore dell’attività fisica non sta nella quantità di calorie bruciate per singolo allenamento che, tutto sommato, sono abbastanza poche. Bisogna considerare anche le **calorie bruciate dopo l’esercizio**, per il recupero muscolare. Inoltre, fare ginnastica con regolarità aiuta a sviluppare massa magra e, in questo modo, alza il** metabolismo basale**: a parità di condizioni, un corpo allenato brucia più calorie di un corpo non allenato. Infine, fare esercizio fisico con regolarità stimola la produzione di** endorfine** e **riduce** la quantità di **cortisolo** nel sangue. Oltre che aumentare aumentare il rischio di disturbi cardiaci, [l’eccesso di cortisolo è connesso a sovrappeso ed obesità](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27345309/). Per non ingrassare in gravidanza bisogna quindi mangiare bene e muoversi tanto, per quanto consentito dal pancione. Per le meno allenate, la soluzione migliore è [camminare tutti i giorni](https://www.sorgente.com/camminare-in-gravidanza/). ## Si può seguire una dieta dimagrante durante la gravidanza? ![dieta in gravidanza](https://www.sorgente.com/wp-content/uploads/2025/01/toni-koraza-r_VLi4NDa9c-unsplash.jpg) Si può **dimagrire in gravidanza**, ma solo se il **peso in eccesso **mette in **pericolo **mamma e bambino. Le diete dimagranti durante la gravidanza sono riservate a donne: - obese; - con gravi problemi di salute, come il diabete gestazionale o patologie che interessano il fegato. Se una donna è normopeso o addirittura sottopeso, deve limitarsi a tenere sotto controllo il peso per non ingrassare troppo. Seguire una dieta dimagrante potrebbe infatti togliere nutrienti necessari al feto, con conseguenze anche gravi sul suo sviluppo. Sempre per questa ragione, qualsiasi dieta dev’essere seguita da **ginecologo e nutrizionista**. L’obiettivo di una dieta dimagrante in gravidanza è **regolarizzare i valori nel sangue,** riducendo così il rischio di diabete gestazionale e di parto pretermine. Perdere le maniglie dell’amore o ridurre la cellulite sono obiettivi secondari, da rimandare a dopo il parto. Ecco perché le diete improvvisate, magari copiate dalle star del web, vanno sempre evitate. Specie in questa fase della vita. ## Posso seguire la dieta chetogenica in gravidanza? A meno che la donna non soffra di obesità o sovrappeso grave, la dieta chetogenica è sconsigliata in gravidanza. Nella dieta chetogenica, si assumono pochissime calorie costituite prevalentemente da grassi e proteine; i carboidrati sono pressappoco nulli. L’obiettivo è provocare la chetosi, una condizione nella quale l’organismo produce energia bruciando i grassi al posto degli zuccheri. Non è una condizione in sé pericolosa, ma può diventare** problematica **nei soggetti fragili. O in gravidanza, appunto. Prima di tutto, in gravidanza il corpo ha bisogno di una vasta gamma di **nutrienti essenziali**, carboidrati e glucosio compresi. Ridurli in modo drastico può intaccare lo sviluppo di embrione e feto, con conseguenze permanenti per il bambino. In secondo luogo, la chetosi comporta l’aumento dei cosiddetti **corpi chetonici**, il prodotto della degradazione degli acidi grassi. Questi composti sono in grado di **attraversare la placenta** e, in qualche modo, pare che ci sia una correlazione tra [chetosi in gravidanza e danni nello sviluppo fetale](https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/0002937881904440). ## Quanti kg si prendono in gravidanza? Abbiamo parlato di come mantenere il peso forma in gravidanza, ma qual è di preciso? Ci sono diversi fattori che influenzano il peso di una donna incinta. - **Peso del feto**, che ovviamente aumenta lungo tutta la gestazione e che può arrivare a 3,5 kg. - **Placenta**, che da sola pesa più di mezzo chilo. - **Liquido amniotico**, che può pesare 1 kg e oltre. - **Utero**, che aumenta di dimensioni e può pesare 1 kg circa. - **Ritenzione idrica** dovuta all’abbassamento della pressione e che, da sola, può provocare da sola un aumento di ben 3 kg. Considerando tutti questi fattori, una donna normopeso prende in media **12 kg** in gravidanza. Di questi, solo 3 kg dovrebbero essere costituiti da massa grassa. Una donna particolarmente magra, anche se non sottopeso, può però arrivare a prendere fino a **1****8**** kg** lungo i nove mesi. ### In quale trimestre si aumenta di più Nelle **prime settimane** di gestazione l’**aumento **di peso è **minimo**: non solo l’embrione è ancora molto piccolo, ma le nausee rendono difficile mangiare con regolarità. Alcune donne perdono addirittura peso, in questa fase. Gran parte dei chili si acquistano durante il secondo e il terzo trimestre. Nel **secondo trimestre **sia l’utero sia la placenta aumentano di volume, tant’è che la pancia inizia ad essere ben visibile. Ai fattori visti sopra si aggiunge la r**itenzione idrica,** sempre più significativa. Anche il **seno** aumenta di volume e di peso. Sempre prendendo ad esempio una donna normopeso, nelle **prime 14 settimane **di gestazione si prendono circa **1,5 kg in totale**. A partire dal secondo trimestre, si inizia a ingrassare di circa 300-400 grammi a settimana: pressapoco **1,2-2 kg al mese**. Per tenere sotto controllo l’andamento del peso, i ginecologi consigliano di pesarsi una volta ogni due settimane; se l’aumento supera questi valori, è possibile che si stia mangiando troppo e/o male. ### Quanto può ingrassare una donna sottopeso e sovrappeso? La gravidanza comporta un aumento di circa 8-9 kg, se non si accumula nuova massa grassa. Il peso ideale in gravidanza si calcola però a partire dal peso iniziale. Una** persona normopeso** dovrebbe mantenere un livello di massa grassa abbastanza stabile, il che comporta un aumento medio di **12 kg** circa, come visto sopra. Le cose cambiano per persone sottopeso o sovrappeso. L’essere sottopeso è dannoso sia per la mamma sia per il bambino. Una donna molto** sottopeso** potrebbe quindi aumentare perfino di **18 kg** in tutta la gestazione. D’altra parte anche il sovrappeso è pericoloso, motivo per cui una donna **obesa** dovrà prendere massimo** 9 kg.** Gli ultimi due casi sono entrambi poco auspicabili: l’ideale sarebbe **prendere o perdere peso prima di concepire**, così da arrivare all’inizio della gravidanza già normopeso. ---