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Collo dell’utero accorciato: influenza la gravidanza?

Collo dell’utero accorciato: influenza la gravidanza?

16.01.2026

6 min di lettura

A volte ciò che mette a rischio la gravidanza è proprio ciò che la rende possibile, ovvero l’utero. Il collo dell’utero accorciato, infatti, causa fino al 25% degli aborti spontanei nel secondo trimestre. Eppure, non serve farsi prendere dal panico.

Per quanto rischioso, il collo dell’utero accorciato è relativamente facile da individuare in gravidanza. Dopo la diagnosi, esiste un ampio ventaglio di trattamenti concepiti per ridurre al minimo le conseguenze negative. L’importante è agire tempestivamente.

In questo articolo vedremo cosa significa avere un collo dell’utero troppo corto, quali sono gli eventuali sintomi e come si interviene.

Cos’è e quanto è lungo il collo dell’utero

Con collo dell’utero (o cervice uterina) si indica la porzione inferiore dell’utero, ovvero quella che si estende verso la vagina. Durante il pap test, il ginecologo preleva un campione di cellule proprio dalla parte inferiore della cervice, quella che sporge nella vagina.

In condizioni fisiologiche, il collo dell’utero è un cilindro lungo 3-4 cm e con un diametro di massimo 2,5 cm. Le sue pareti ospitano le ghiandole che producono il muco elastico e trasparente tipico dell’ovulazione, così da favorire il passaggio degli spermatozoi dalla vagina al corpo dell’utero.

Come cambia la cervice in gravidanza

Le misure viste sopra si riferiscono alle donne non in gravidanza. Durante la gestazione, infatti, il collo dell’utero è una delle tante cose che cambia nell’organismo di una donna. È normale che la cervice si accorci, entro certi limiti: man mano che il corpo dell’utero si espande, tutti gli organi circostanti si spostano e si comprimono per fargli spazio; questo vale anche per la cervice.

In condizioni fisiologiche, l’accorciamento della cervice si dovrebbe concentrare nell’ultima fase della gestazione, anche per favorire il parto.

Vediamo alcuni valori di riferimento.

  • Primo trimestre: 3,5-4 cm.
  • Secondo trimestre: 3-3,5 cm.
  • Terzo trimestre: 3-2,5 cm.

Nella prima fase della gravidanza, una cervice lunga è associata a un rischio minore di aborto spontaneo. Anche andando avanti, il cambiamento più significativo si dovrebbe verificare solo dopo la 24a settimana di gestazione, quindi alla fine del sesto mese. Pur essendo valori indicativi, possono dare un’idea abbastanza chiara di quando potrebbe essere necessario intervenire.

Perché il collo dell’utero si accorcia

Ci sono tante ragioni per cui il collo dell’utero si potrebbe accorciare troppo o prima del tempo.

  • Conizzazione. In caso di lesioni precancerose, bisogna asportare il tessuto danneggiato dalla cervice. In questo modo, però, la si accorcia e se ne compromette in parte l’integrità strutturale.
  • Fattori congeniti. Alcune donne hanno la cervice corta per anomalie genetiche o ormonali.
  • Cervicite, l’infiammazione acuta o cronica della cervice. Se non trattate, infiammazioni e infezioni ripetute possono indebolire la cervice e accelerarne l’accorciamento, in caso di gravidanza.
  • Traumi che potrebbero aver indebolito o danneggiato la cervice, come parti frequenti o aborti ripetuti.

In tutti questi casi, è importante tenere la cervice monitorata lungo tutta la gestazione.

Quando rivolgersi al ginecologo?

Nella maggior parte dei casi, il collo dell’utero accorciato rimane asintomatico; gran parte delle donne lo scopre per caso, durante un’ecografia di routine. Nei casi più gravi, tuttavia, possono manifestarsi i seguenti sintomi:

  • Pressione pelvica, come qualcosa che preme sul al basso ventre e sul perineo.
  • Aumento di perdite trasparenti filamentose, che potrebbero indicare un indebolimento del tappo cervicale.
  • Sanguinamenti vaginali.
  • Contrazioni uterine prima del termine.

Anche in caso di rischio elevato, però, non è detto che i sintomi in questione si manifestino. Ciò rende gli screening ecografici ancora più importanti.

Come si misura la cervice

La misurazione della cervice si esegue mediante cervicometria, un’ecografia transvaginale che si esegue tra la 19a e la 24a settimana di gestazione. Qualora ci fossero fattori di rischio noti, la si può eseguire anche prima.

Per la cervicometria il ginecologo introduce una sonda ecografica nel canale vaginale, a vescica vuota. In questo modo l’operatore può visualizzare il canale cervicale a lato, identificandone gli orifizi alle estremità. Fatto questo, la macchina può misurare la lunghezza totale del collo dell’utero.

La misurazione richiede meno di 5 minuti ed è accurata al millimetro nel 95% dei casi. Contrazioni spontanee potrebbero “accorciare” la cervice, ma capita solo nell’1% dei casi.

Cosa succede se la cervice è troppo corta?

Ormai da decenni, abbiamo diversi studi che mostrano una correlazione tra cervice corta e rischio di aborto spontaneo o di parto pretermine. Una cervice sotto i 25 mm indica un alto rischio di aborto spontaneo, prima della 24a settimana di gestazione, e di parto pretermine prima della 34a. Il rischio aumenta ulteriormente se si accompagna al funneling.

Il termine “funneling” indica la dilatazione dell’orifizio interno della cervice, che assume la forma di un imbuto. L’orifizio è più aperto di quanto dovrebbe indica che l’organismo si sta preparando ad espellere il feto, a prescindere che sia a termine oppure no.

Come intervenire

Salvo casi limite o interventi tardivi, si può prevenire l’espulsione del feto con un intervento rapido e controlli costanti. Il trattamento cambia in base all’epoca gestazionale e alla gravità della situazione.

  1. Progesterone vaginale, tra la 19a e la 23a settimana. Somministrato a dosaggi di 200-400 mg al giorno per via vaginale, stabilizza la cervice, riduce le contrazioni e riduce il rischio di parto pretermine del 30-45%.
  2. Cerchiaggio cervicale, procedura chirurgica che si esegue solitamente tra la 14a e la 25a settimana. Il medico posiziona un filo attorno alla cervice per impedirle di aprirsi prima del tempo.

In aggiunta a questo, la paziente deve evitare attività fisica intensa, indossare una fascia addominale per supportare l’utero ed eseguire un’ecografia ogni settimana.

Difficilmente il trattamento riporta la cervice allo stato precedente all’accorciamento, ma aiuta a stabilizzarla e a riportarla a una lunghezza accettabile.

Purtroppo, sia il progesterone sia il cerchiaggio sono poco efficaci se la cervice misura meno di 15 mm. Anche la presenza di infezioni croniche non trattate possono ridurre l’efficacia dei trattamenti.

Se ho la cervice corta, posso conservare il cordone ombelicale?

La cervice corta non è di per sé un ostacolo alla conservazione del cordone ombelicale, ma aumenta il rischio di parto pretermine, che potrebbe a propria volta impedire la conservazione del cordone.

Per conservare il cordone ombelicale, il parto deve avvenire dalla 37a settimana in poi. Se i trattamenti riescono a rimandare la data del parto a sufficienza, non c’è nulla che impedisca la conservazione del cordone. Se il collo dell’utero accorciato provoca un parto molto prematuro, invece, non è possibile conservare il cordone ombelicale.

Per maggiori informazioni a riguardo, contatta Sorgente: i nostri esperti risponderanno a tutte le tue domande senza impegno.

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