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La convalescenza dopo un trapianto di cellule staminali

La convalescenza dopo un trapianto di cellule staminali

23.01.2026

7 min di lettura

Come visto nell’articolo dedicato alle possibili complicanze di un trapianto di staminali, i primi 100 giorni sono cruciali e spesso anche molto duri. Il paziente deve gestire non solo le conseguenze del trapianto in sé, ma anche quelle della chemioterapia necessaria per “ripulire” il sistema immunitario.

Vediamo insieme come funziona la convalescenza dopo un trapianto di cellule staminali, dalla pulizia di casa fino all’attività fisica.

Come gestire le prime settimane a casa

Come visto nell’articolo succitato, le cellule staminali trapiantate hanno bisogno di 3-4 settimane per iniziare a produrre nuovi globuli rossi. Per avere un sistema immunitario adulto e sano, in grado di affrontare tutte le sfide del mondo esterno, serve ancora più tempo.

Quando una persona che ha subito un trapianto di staminali torna a casa, bisogna tenere conto di tutte queste cose. Non si può – e non si deve! – trasformare casa in un luogo asettico e senza vita. D’altra parte, è impensabile non usare qualche precauzione in più.

  1. Spolverare il più spesso possibile: la polvere può veicolare batteri e microrganismi dannosi, come tutti gli allergici agli acari sanno bene.
  2. Eliminare la muffa da tutte le stanze frequentate dalla persona che ha subito il trapianto.
  3. Cambiare lenzuola e asciugamani tutte le settimane.
  4. Lavare piatti e posate con acqua molto calda e sapone igienizzante.
  5. Lavarsi le mani spesso e con sapone antibatterico, specie se bisogna cucinare.
  6. Farsi la doccia tutti i giorni.
  7. Togliersi le scarpe prima di entrare in casa.
  8. Ridurre le visite al minimo.

Sono tutte piccole cose, ma riducono drasticamente il rischio di infezioni che, dopo un trapianto di staminali, potrebbero rivelarsi letali.

E gli animali di casa?

Gli animali di casa rappresentano un bel dilemma: da una parte sono portatori di sporco e batteri; dall’altra, danno tanto amore e aiutano la ripresa psicologica. La chiave sta nel trovare un giusto compromesso.

Mettiamo le cose in chiaro: subito dopo un trapianto di cellule staminali, è un pessimo momento per prendere un cucciolo o per ospitare animali altrui. Se però c’era già un cane o un gatto in famiglia, non serve darlo via.

È importante che la persona che ha subito il trapianto non venga in contatto con le feci dell’animale. Le passeggiate e la pulizia della lettiera toccheranno ad altri membri della famiglia, quindi. Anche le leccate in faccia e le dormite nelle stesso letto sono bandite. Per il resto, però, una persona immunodepressa può avere animali domestici.

Oltre alle piccole regole viste sopra, la cosa davvero importante è che l’animale sia sano, con le vaccinazioni in regola e protetto dai parassiti. Dopo le passeggiate o i giretti in giardino, sempre meglio pulirgli le zampe ed evitare che porti oggetti o “regalini” da fuori.

L’alimentazione dopo un trapianto di staminali

La chemioterapia necessaria per il trapianto di staminali altera profondamente l’approccio al cibo di una persona. Non solo il paziente deve affrontare gli effetti collaterali sull’apparato gastrointestinale – nausea, diarrea, mucosite, ecc. – ma deve evitare le contaminazioni che possono provenire dal cibo.

Il tutto mantenendo una dieta sana, equilibrata e nutriente, ovvio.

Le precauzioni igieniche

Fino a non troppi anni fa, la dieta post-trapianto era estremamente restrittiva: niente frutta o verdura cruda, niente yogurt, niente cibi che non fossero stati sterilizzati. Tutto questo aveva un ovvio impatto negativo sulla salute mentale, a fronte di non altrettanto ovvi benefici per la salute fisica.

Secondo uno studio italiano del 2023, non c’è correlazione tra dieta non restrittiva e aumento del tasso di infezioni nei pazienti immunodepressi. Nonostante si debbano prendere delle precauzioni, quindi, la convalescenza non dev’essere fatta solo di verdure bollite e passate in autoclave.

Per molti versi, l’alimentazione dopo un trapianto di staminali assomiglia all’alimentazione in gravidanza: frutta e verdura cotta o ben lavata; niente carne o pesce crudi; attenzione alle cross-contaminazioni.

Il problema della mucosite

Per molte persone, la convalescenza dopo un trapianto di staminali ha un nome ben preciso: mucosite.

La mucosite è una grave infiammazione delle mucose gastrointestinali causata dalla chemioterapia. Chi ne soffre ha numerose ulcere in bocca e in gola, che rendono difficile deglutire e quasi impossibile masticare.

Per ovviare al problema, è importate preparare cibi morbidi e umidi, meglio se freddi o tiepidi, facili da deglutire ma anche nutrienti. Ad esempio, vellutate e frullati apportano energia senza sfociare necessariamente nel “cibo da ospedale”. Ottime anche le uova strapazzate, il purè di patate, la polenta morbida e il pudding.

In caso di mucosite, sono da evitare tutti i cibi piccanti e acidi, che potrebbero peggiorare l’irritazione.

Cibi consigliati

Riparare i danni cellulari, ripristinare la funzione immunitaria e ricostruire la massa muscolare richiede tante calorie, costituite in larga parte da proteine. Al contrario, spesso è meglio limitare i carboidrati per ridurre l’iperglicemia tipica della chemioterapia.

Considerando quanto dello sopra, i cibi migliori dopo un trapianto di cellule staminali sono quelli ricchi di proteine e facili da digerire. Ottima la carne bianca, ad esempio, meglio se cucinata sotto forma di polpettine morbide. Anche il merluzzo mantecato può diventare una fonte di proteine digeribile, gustosa e facile da mandare giù nonostante la mucosite.

Le persone vegetariane o vegane possono fare affidamento sui legumi decorticati, per non irritare le mucose dell’intestino. I vegetariani possono trarre beneficio anche dalle succitate uova strapazzate, dallo yogurt greco e dai formaggi morbidi; meglio evitare i formaggi stagionati, invece, che potrebbero risultare un po’ troppo piccanti.

Qualora le proteine assunte con l’alimentazione non dovessero bastare, ci si può aiutare con le proteine in polvere. Ormai se ne trovano di tutti i tipi, molte delle quali adatte anche a chi soffre di allergie o ha scelto un’alimentazione vegana.

Infine, le erbe aromatiche sono le migliore amiche di chi è in convalescenza dopo un trapianto di cellule staminali. Il trattamento può infatti causare disgeusia, ovvero una forte alterazione del gusto che può durare mesi. Sperimentare con le erbe aiuta a ovviare al problema, rendendo i cibi più appetitosi e facili da mangiare.

Si può fare attività fisica?

Le persone che hanno ricevuto un trapianto di staminali escono quasi sempre da un periodo di inattività fisica. L’isolamento, il riposo forzato e l’alimentazione stentata rendono difficile – se non impossibile – mantenersi in movimento.

I danni da chemioterapia, combinati con la carenza di esercizio, si traducono in meno massa magra e in un apparato cardiovascolare più debole, quindi più incline ad affaticarsi. Sul lungo periodo, questo può avere una serie di conseguenze negative sulla salute, se non addirittura rallentare la ripresa.

Una persona convalescente da un trapianto non può e non deve fare esercizio ad alta intensità, che sia chiaro. D’altra parte, rimanere in movimento dopo un trapianto di staminali è correlato a un tasso di sopravvivenza più alto: camminare, fare cyclette, allenare la muscolatura riduce i livelli dei biomarcatori che predispongono all’insufficienza cardiaca; in alcuni casi, potrebbe addirittura accelerare l’attecchimento delle staminali.

Come cambia la pelle e come curarla

Il 45-70% delle persone che hanno ricevuto un trapianto di staminali soffre di complicazioni cutanee. Le possibili cause sono fin troppe: la chemioterapia, gli immunosopressori, le forme lievi di malattia del trapianto contro l’ospite, la suscettibilità alle infezioni… Tutte cose impossibili da evitare al 100% e che, al più, si possono imparare a gestire.

In caso di GvHD cutaneo, il trattamento principale consiste in corticosteroidi topici; qualora i rash dovessero interessare più del 20% del corpo, potrebbero rendersi necessari dei corticosteroidi sistemici. Solo il 17% dei rash sono però causati dalla malattia del trapianto: come si gestisce il restante 83%?

Per funghi e infezioni virali si ricorre a farmaci specifici. Oltre a questo, si consiglia di usare lozioni molto grasse, che evaporano lentamente e che riparano la barriera cutanea, e di mettere sempre la protezione solare.

Banditi i prodotti contenenti alcol e profumi: potrebbero seccare e irritare la pelle.

Curare la mente, oltre al corpo

La convalescenza da un trapianto è difficile emotivamente, oltre che fisicamente. Bisogna convivere con il rischio di complicazioni e rivedere tante cose della propria vita. Anche per questa ragione, può essere utile farsi seguire da un professionista della salute mentale.

Uno psicologo aiuta ad affrontare la stanchezza mentale e a rimettere insieme la propria vita, un passettino alla volta.

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