Il 4% circa dei bambini decide di entrare nel mondo a gamba tesa, letteralmente. Capita infatti che il feto entri nel canale del parto con le natiche o con i piedi, invece che con la testa. In questi casi si parla di posizione podalica, dal greco podos (“piede”).
Un tempo, un parto con presentazione podalica poteva rivelarsi mortale sia per la madre sia per il bambino. Oggi non è più così, per fortuna: avere il bimbo in posizione podalica comporta ancora dei rischi, è vero, ma abbiamo mezzi e competenze per affrontarli al meglio. Vediamo come.
Come si evolve la posizione fetale
In realtà, la posizione podalica non è sempre un problema; anzi, in alcune fasi della gravidanza è la norma. Lungo la gestazione, infatti, la posizione fetale evolve e cambia: si passa dal movimento libero nelle prime fasi a una posizione più statica nelle ultime, quando lo spazio uterino inizia ad essere sempre meno.
Primo trimestre
Nelle prime settimane, c’è spazio in abbondanza all’interno dell’utero e il feto ha modo di cambiare posizione più volte. Nel primo trimestre, quindi, la posizione è del tutto casuale e non incide in nessun modo sulla gravidanza.
Secondo trimestre
Nelle prime settimane del secondo trimestre, la posizione del feto continua ad essere casuale: essendo ancora molto piccolo, lo spazio all’interno dell’utero è tanto e gli consente di girarsi a piacere. Durante la seconda ecografia, può capitare che il piccolo ci dia le spalle e impedisca di vedere se è maschio o femmina.
Le cose cambiano verso la fine del secondo trimestre, quando il feto diventa un po’ più grande e sceglie una posizione principale.
Secondo il report “The evolution of fetal presentation during pregnancy: a retrospective, descriptive cross-sectional study”, la presentazione cefalica è già la prevalente dalla 18a settimana. In queste ultime settimane del secondo trimestre, però, troviamo anche un 30% circa di bambini in posizione podalica: la cosa è del tutto normale.
La percentuale di presentazioni podaliche crolla tra la 27a e la 28a settimana, man mano che i feti iniziano a girarsi.
Terzo trimestre
All’inizio del terzo trimestre, i bambini in posizione podalica sono ormai pochi. Quasi l’80% dei feti si presenta in posizione cefalica già nelle prime settimane del terzo trimestre, percentuale che aumenta man mano che si avvicina il momento del parto. C’è ancora qualche eccezione, però.
Fino alla 31a settimana, è abbastanza normale trovare il bambino in posizione podalica: il 15-20% dei piccoli si presenta ancora così, infatti; tra la 32a e la 35a settimana, possiamo trovare ancora un 8% circa di “ritardatari” con la testa in alto.
Alla fine del terzo trimestre, quasi tutti i bambini finisco per assumere la posizione cefalica classica spontaneamente. Solo il 4% arriva alla 39a settimana in posizione podalica.
Tipi di posizione podalica
Fino a questo punto abbiamo parlato solo di posizione cefalica e posizione podalica; in realtà, esistono diversi tipi di posizione.
- Podalica franca, la più comune. Il feto presenta il sederino al canale del parto e ha i piedi vicino al viso, con il corpo piegato a portafoglio.
- Podalica completa. Il feto è seduto con le ginocchia piegate, presentando sederino e piedi insieme.
- Podalica incompleta (piedi). Il feto ha una o entrambe le gambe tese verso il basso e presenta i piedi al canale del parto.
- Podalica incompleta (mista). Il feto ha un piede piegato e si presenta con natiche e piede.
Il modo più sicuro per individuarle è sicuramente l’ecografia, ma non è l’unico. La palpazione addominale consente di riconoscere la posizione del feto anche senza ecografia. In più, i movimenti cambiano a seconda della posizione del bambino, consentendo alla mamma di capire se c’è qualcosa che non va.
I rischi della posizione podalica per mamma e bimbo
C’è un motivo se gran parte dei bambini si presenta di testa al canale del parto: è il modo più facile per nascere. Nei neonati, la testa è la parte del corpo più grande e pesante, quindi la più adatta a farsi spazio attraverso la cervice e dentro il canale dell’utero. Inoltre, le ossa del cranio non sono ancora del tutto saldate e possono sovrapporsi quel tanto che basta per favorire il passaggio.
Natiche e piedi dilatano il collo dell’utero in modo molto meno efficace della testa, il che complica il passaggio del bambino. A questo si sommano una serie di altri problemi, più o meno gravi a seconda del tipo di posizione podalica.
- Prolasso del cordone ombelicale. Il cordone ombelicale scivola nel canale vaginale prima del bambino e rimane schiacciato, riducendo o bloccando il flusso di ossigeno. Questo fenomeno può aumentare fino a 10 volte il rischio di asfissia e di paralisi cerebrale infantile.
- Testa intrappolata. Se il corpo esce per primo, è molto più probabile che la cervice non sia abbastanza dilatata o che le pareti vaginali si stringano attorno alla testa del bambino, aumentando il rischio di ipossia cerebrale.
- Lussazioni e fratture durante il parto, a causa delle posizioni innaturali assunte durante il parto.
Queste sono le complicanze per il bimbo, ma il parto podalico è un grosso rischio anche per la madre.
Come detto, si nasce di testa per facilitare la dilatazione della cervice e il passaggio attraverso il canale vaginale. Durante il parto podalico, tutto questo manca: spesso la dilatazione è di gran lunga minore, il che aumenta il rischio di lesioni interne ed esterne.
In passato, queste lesioni finivano per causare emorragie e infezioni anche gravi, che potevano rivelarsi fatali per la madre. Oggi si preferisce evitare il parto naturale e procedere con il parto cesareo che, pur comportando la sua dose di rischi, è molto più sicuro sia per la madre sia per il bambino.
Tecniche per girare il feto
Il parto cesareo è una soluzione d’emergenza che ha salvato migliaia di persone, ma non è detto che serva. Se possibile, la soluzione migliore è far girare il feto in posizione cefalica prima che si arrivi al termine, per evitare l’intervento chirurgico e procedere con il parto naturale. A questo scopo, si usa la Versione Cefalica Esterna.
La Versione Cefalica Esterna è l’unica manovra scientificamente riconosciuta per girare il feto. Si tratta di una manovra esterna che si esegue alla 37a settimana. Il medico o l’ostetrico manovra l’addome per ruotare il feto dall’esterno, facendolo passare dalla posizione podalica a quella corretta.
Il tasso di successo è del 50-60% e le complicanze sono estremamente rare, se la manovra viene eseguita da personale esperto. Per sicurezza, però, si preferisce eseguirla in un ambiente controllato, con monitoraggio cardiotocografico e pronti a procedere con il cesareo d’emergenza.
Qualora il bambino dovesse rimanere in posizione podalica, si procede con il parto cesareo.
In aggiunta alle manovre esterne esistono delle tecniche posturali che, in teoria, dovrebbero indurre il bambino a girarsi spontaneamente. La loro efficacia non è supportata da studi controllati, ma non paiono avere controindicazioni.
Si può conservare il cordone ombelicale?
La presentazione podalica non rende automaticamente impossibile la conservazione del cordone ombelicale, ma dipende dalle cause e dalla situazione specifica.
Molti bambini arrivano podalici al parto in quanto prematuri: non essendo ancora a termine, non hanno fatto in tempo a girarsi. In casi del genere, il problema non è tanto la presentazione podalica, quanto il parto pretermine: per conservare il cordone ombelicale, il parto deve avvenire dalla 35a settimana in poi, infatti.
Altri ostacoli potrebbero essere legati alle complicanze tipiche del parto podalico, come il prolasso del cordone o la sofferenza fetale. In casi del genere, il clima in sala parto potrebbe essere un po’ troppo concitato per consentire la raccolta del sangue cordonale.
Quelle presentate sopra sono situazioni estreme, però. Se i medici decidono per il parto cesareo o se il bambino si gira grazie alla Versione Cefalica Esterna, non c’è nulla che impedisca la conservazione del cordone ombelicale. L’importante è portare il kit di Sorgente in sala parto e procedere come da istruzioni.
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