Le malattie autoimmuni sono un paradosso: il sistema immunitario, l’insieme di quelle stesse cellule nate per difenderci, si trasforma in aggressore attaccando organi sani. Sul lungo periodo, i continui attacchi danneggiano i tessuti e provocano un ampio ventaglio di sintomi, più o meno gravi in base alla natura dell’aggressione.
Solo in Italia, milioni di persone convivono con una delle oltre 80 patologie che riguardano il sistema immunitario; in circa l’80% dei casi, si tratta di donne in età fertile.
Comprendere come e perché tutto questo accade è il primo passo per imparare a convivere con il nemico invisibile che, in qualche modo, riesce a trasformare un organismo sano in una sanguinosa guerra civile.
Cos’è una malattia autoimmune: definizione e meccanismo
Una malattia autoimmune si manifesta quando il sistema immunitario, progettato per riconoscere e distruggere le minacce esterne, identifica tessuti e organi sani come nemici. Invece di proteggere, attacca.
In condizioni normali, i linfociti T e B distinguono tra “self” (ciò che appartiene all’organismo) e “non-self” (ciò che è estraneo). Il meccanismo viene detto “tolleranza immunologica”; serve proprio ad evitare che i linfociti attacchino proteine appartenenti all’organismo.
Nelle patologie autoimmuni, la tolleranza immunologica si inceppa: il “self” diventa “non-self” e quindi un nemico da eliminare. Questo genera infiammazione cronica, con linfociti T e B che producono autoanticorpi che attaccano proteine “self”.
I danni cambiano a seconda del bersaglio e della violenza della risposta immunitaria: in alcune malattie l’attacco è sistemico, come nel lupus eritematoso; in altre è localizzato, come nel diabete di tipo 1, dove il sistema immunitario distrugge le cellule pancreatiche responsabili della produzione di insulina.
Impatto sulla qualità della vita
I danni provocati dalle malattie autoimmuni influenzano profondamente la qualità della vita. Fatica costante, dolore diffuso, sensibilità al clima, disturbi cognitivi e alterazioni dell’umore sono solo alcuni dei sintomi che possono accompagnare chi convive con queste patologie.
L’impatto psicologico è altrettanto importante: molte di queste condizioni sono invisibili, il che crea incomprensioni, isolamento e frustrazione. La diagnosi può richiedere anni, lasciando chi ne soffre in un limbo di incertezza medica ed emotiva.
Cause e fattori scatenanti
Non esiste un’unica causa: le malattie autoimmuni sono il risultato dell’interazione tra genetica e ambiente. Alcune persone nascono con una predisposizione genetica che rende il loro sistema immunitario più “reattivo”. Tuttavia, questa predisposizione di per sé non basta a innescare la malattia: servono fattori esterni.
Tra i principali fattori scatenanti troviamo i seguenti.
Infezioni virali e batteriche
Infezioni come Epstein-Barr (legato a sclerosi multipla e lupus), Porphyromonas gingivalis (artrite reumatoide) o Campylobacter jejuni (sindrome Guillain-Barré) mimano le strutture delle nostre cellule.
Nelle persone predisposte geneticamente, la somiglianza tra gli agenti patogeni e le nostre cellule può provocare autoimmunità.
Ormoni e stress cronico
Le malattie autoimmuni colpiscono prevalentemente donne in età fertile, probabilmente a causa delle fluttuazioni ormonali legate a gravidanza e contraccettivi.
Durante la gestazione, gli ormoni devono mantenere l’equilibrio tra difesa del feto, tolleranza immunologica e autoimmunità; l’obiettivo è proteggere l’organismo materno senza espellere il “corpo estraneo”. Questo fenomeno può avere effetti inaspettati, però.
Poiché quasi tutte le cellule immunitarie possiedono recettori per gli estrogeni, alti livelli dell’ormone potrebbero provocare una reazione linfocitaria eccessiva contro l’organismo stesso. Discorso simile per altri ormoni prevalentemente femminili, come progesterone e prolattina.
A questo si aggiunge l’impatto dello stress cronico. Il cortisolo è detto anche l’ormone dello stress. In condizioni fisiologiche, dovrebbe ridurre la risposta infiammatoria. Quando però i livelli rimangono cronicamente alti, l’organismo sviluppa una resistenza al cortisolo e diventa più vulnerabile alle citochine pro-infiammatorie.
Dieta
Una dieta squilibrata, ricca di grassi e di zuccheri semplici ma povera di vitamine, promuove i meccanismi infiammatori e aumenta quindi il rischio di incorrere in malattie autoimmuni. Il caso più emblematico è il diabete di Tipo 1, causato da una una combinazione di predisposizione genetica e dieta sbagliata.
La dieta influenza anche la salute del microbiota intestinale, ovvero l’insieme di microrganismi che vivono nell’intestino umano. Si calcola che questo contenga circa il 70% del sistema immunitario: un’ottima ragione per mantenerlo vitale e in salute.
Una dieta povera di fibre riduce la popolazione di batteri benefici come il Bifidobacterium e il Lactobacillus. Ciò provoca una serie di reazioni a catena che rendono l’intestino più permeabile agli antigeni esterni e, di conseguenza, anche più vulnerabile alle malattie autoimmuni.
Fumo e inquinamento
C’è una correlazione tra malattie autoimmuni, fumo e inquinamento. Agire sull’inquinamento non è facile per il singolo individuo ma, in compenso, si può eliminare il fattore di rischio del fumo di sigaretta.
Ogni volta che si fuma, si introducono nuove tossine nei polmoni. Queste entrano poi nel flusso sanguigno e inducono un’infiammazione sistemica cronica. Nelle persone predisposte, tanto basta per causare la formazione di autoanticorpi e alterare l’equilibrio tra linfociti regolatori ed effettori.
Secondo uno studio del 2014, il rischio di artrite reumatoide aumenterebbe in modo proporzione al numero giornaliero di sigarette. Meno si fuma, quindi, minore è il rischio.
Il collegamento tra inquinamento e malattie autoimmuni segue un meccanismo simile: le polveri sottili respirate entrano nel flusso sanguigno, inducono una risposta infiammatoria e aumentano il rischio che si formino autoanticorpi.
Sintomi comuni e diagnosi
Le malattie autoimmuni hanno sintomi spesso aspecifici e sistemici, rendendo la diagnosi iniziale molti più difficile: colpiscono più organi contemporaneamente, si presentano in modo fluttuante e peggiorano in concomitanza con stress o infezioni.
In gran parte del casi troviamo:
- stanchezza cronica profonda che non migliora con il riposo, tipica di lupus e artrite reumatoide;
- dolori articolari e muscolari diffusi, con rigidità mattutina e gonfiore sinoviale;
- febbricola ricorrente, segno di un’infiammazione subclinica;
- malessere generalizzato, come se si soffrisse sempre in influenza.
Sintomi frequenti ma meno comuni sono:
- eruzioni cutanee dopo l’esposizione solare;
- caduta di capelli a chiazze;
- diarrea intermittente, causata dall’aumento della permeabilità intestinale;
- dolori addominali causati da spasmi della muscolatura liscia.
La diagnosi combina analisi del sangue per la ricerca di autoanticorpi, test strumentali come ecografie e valutazioni cliniche da parte di reumatologi, immunologi ed endocrinologi.
Trattamenti attuali e stile di vita
Molte malattie autoimmuni sono croniche e recidivanti, perché non esiste ancora un modo non invasivo e definitivo per “resettare” il sistema immunitario. Inoltre, i sintomi tendono a fluttuare: periodi di remissione possono alternarsi a riacutizzazioni improvvise, rendendo complessa la gestione quotidiana.
Nonostante l’assenza di una cura definitiva, i progressi nella ricerca hanno permesso di sviluppare strategie terapeutiche per a contenere l’infiammazione, ridurre il dolore e prevenire i danni tissutali.
Farmaci per ridurre infiammazione e dolore
Le principali categorie di farmaci includono:
- corticosteroidi, usati per ridurre rapidamente l’infiammazione;
- immunosoppressori, che rallentano l’attività del sistema immunitario;
- immunoterapie mirate, che colpiscono specifici meccanismi molecolari responsabili della risposta autoimmune;
- antinfiammatori non steroidei, per alleviare dolore e rigidità articolare.
Queste terapie devono essere calibrate con attenzione, poiché un sistema immunitario troppo “silenzioso” può esporre a infezioni e altre complicazioni.
Gestione dello stile di vita
Lo stile di vita influisce fortemente sull’evoluzione della malattia. Una corretta gestione dello stress tramite meditazione, respirazione o psicoterapia aiuta a stabilizzare il sistema immunitario.
Anche l’alimentazione gioca un ruolo cruciale. Per gestire l’evoluzione e i sintomi della malattia, i medici consigliano di:
- ridurre zuccheri semplici e cibi ultraprocessati;
- assumere fibre, frutta e verdura di stagione;
- integrare omega-3;
- curare il microbiota intestinale con probiotici naturali (yogurt, kefir, kimchi).
Anche una regolare attività fisica contribuisce a ridurre infiammazione e stress ossidativo, migliorando inoltre la qualità del sonno e dell’umore.
Cellule staminali e reset immunitario
Un’area di ricerca particolarmente promettente è l’uso delle cellule staminali ematopoietiche per “resettare” il sistema immunitario. Attraverso un trapianto autologo (cioè prelevando e reinfondendo le proprie cellule staminali), è possibile ricreare un sistema immunitario “nuovo”, libero dagli errori di autoattacco.
Questo approccio, utilizzato con cautela in malattie gravi come la sclerosi multipla o la sclerodermia, consente di fermare o rallentare notevolmente la progressione della malattia in alcuni pazienti. Tuttavia, è un intervento invasivo e utilizzabile solo in casi estremi, quando i trattamenti tradizionali non hanno dato alcun risultato.
L’uso di staminali del cordone ombelicale riduce in parte i rischi legati al trapianto, trattandosi di staminali giovani e versatili. Per valutarne la conservazione, contatta Sorgente e chiedi informazioni senza impegno.
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