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La prima ecografia in gravidanza: come funziona?

La prima ecografia in gravidanza: come funziona?

13.02.2026

7 min di lettura

La prima ecografia è il momento in cui la gravidanza diventa più di una linea sul test, ma qualcosa di reale destinato a cambiarti la vita. Al di là della componente emotiva, c’è però una necessità clinica fondamentale.

Il vero compito della prima ecografia è assicurarsi della salute di madre ed embrione: escludere condizioni potenzialmente pericolose; verificare la vitalità dell’embrione; datare con precisione la gravidanza; identificare eventuali anomalie.

Entriamo nel dettaglio.

Quando prenotare l’esame?

La prima ecografia si esegue solitamente tra la 7ª e la 11ª settimana di gestazione, ma il periodo migliore è tra la 9ª-10ª settimana. Siamo ancora nelle prime fasi della gestazione, ma l’embrione è già ben visibile e misurabile; se tutto va bene, si può anche verificare la presenza del battito cardiaco.

Cosa succede se la donna si muove troppo presto, ad esempio eseguendo l’ecografia alla 5ª settimana? Come specificato nell’articolo dedicato, la 5a settimana potrebbe essere un po’ troppo presto: in tanti casi si vede solo la camera gestazionale, senza l’embrione, e questo può generare dubbi inutili. Anche il battito cardiaco potrebbe non essere ancora individuabile.

La prima ecografia è importante anche come ecografia di datazione. Durante l’esame, il ginecologo misura l’embrione, in particolare la lunghezza dalla corona della testa al coccige. In questo modo può stabilire con precisione l’epoca gestazionale esatta, rivendendo la stima fatta sulla base dell’ultima mestruazione.

Ecografia transvaginale vs addominale

In gravidanza, le ecografie si possono eseguire in due modi.

  • Transvaginale, la scelta standard per la prima ecografia e per il primo trimestre. Si inserisce la sonda ecografica direttamente in vagina, così da avvicinarsi di più all’utero e ottenere immagini migliori. Date le dimensioni dell’embrione nelle prime settimane – tra gli 8 mm e i 48 mm, a seconda dell’età gestazionale – la risoluzione maggiore è un grosso aiuto nel rilevamento di potenziali anomalie.
  • Transaddominale, che prevede l’applicazione della sonda direttamente sulla pelle dell’addome mediante gel conduttivo. È la tecnica che molte persone associano all’idea un’ecografia, ma la si usa soprattutto nei trimestri successivi, quando il feto è più grande e facile da visualizzare.

Un esame completo del primo trimestre può combinare entrambe le metodiche: si inizia con l’ecografia transvaginale per una visione dettagliata, poi si passa alla transaddominale per valutare il contesto più ampio.

Cosa si vede durante la prima ecografia

I primi elementi che il ginecologo controlla sono la camera gestazionale e il sacco vitellino. La camera gestazionale è la sacca che circonda l’embrione; il sacco vitellino è una piccola struttura circolare che fornisce nutrimento all’embrione negli stadi precoci. Diventano distinguibili solo verso la fine della 5ª settimana.

L’embrione stesso si inizia a vedere solo verso la 6ª-7ª settimana, simile a un chicco di riso con alcuni punti scuri all’interno. In queste settimane, si inizia a identificare anche il battito cardiaco, un punto che lampeggia ritmicamente sulla schermata ecografica. Se si esegue l’ecografia verso la 9ª-10ª settimana, l’embrione dovrebbe avere una forma più riconoscibile: la testa più grande rispetto al corpo e i primi abbozzi di arti.

Una cosa importante che si verifica già nella prima ecografia è se la gravidanza è singola o gemellare. Identificando il numero di sacche gestazionali e di embrioni, il ginecologo può determinare se ci sarà un bambino o due. Se gemellare, l’ecografia valuta anche il tipo di placentazione: una sola placenta per entrambi o una placenta ciascuno.

Cosa controlla il ginecologo

Nel corso della visita, il ginecologo lavora sistematicamente attraverso una lista di controlli clinici.

  • Esclusione di gravidanza extrauterina. L’ecografia verifica che la camera gestazionale si trovi effettivamente all’interno dell’utero, nello spessore dell’endometrio, e non in altre locazioni. In una gravidanza extrauterina, infatti, l’embrione si annida fuori dall’utero.
  • Vitalità del feto attraverso la rilevazione del battito cardiaco. Se l’esame viene eseguito oltre la 9ª settimana, il ginecologo osserva anche i primi movimenti dell’embrione.
  • Misurazione del CRL (Crown-Rump Length), già menzionata in precedenza, è uno degli aspetti più importanti dell’ecografia del primo trimestre e permette di datare la gravidanza con un margine di errore di soli ± 3-5 giorni. Il margine d’errore aumenta andando avanti con la gestazione.
  • Valutazione generale dell’utero e delle ovaie. Il medico cerca eventuali anomalie strutturali dell’utero, fibromi (tumori benigni nel muscolo uterino) o cisti ovariche. In questa fase misura la lunghezza del collo dell’utero, dato importante per prevenire eventuali aborti spontanei.

Quale dev’essere la frequenza cardiaca fetale

Il feto ha una frequenza cardiaca maggiore rispetto a una persona adulta, che raggiunge il suo picco proprio tra la 9ª e la 10ª settimana di gestazione. Durante la prima ecografia, i valori medi del battito fetale dovrebbero essere 120-160 bpm.

Se la frequenza cardiaca supera i 160 bpm, è possibile che il feto sia tachicardico. Non è necessariamente grave, ma bisogna tenerlo monitorato.

Se invece la frequenza scende sotto i 120 bpm, si parla di bradicardia. Se persiste, è possibile che il feto stia ricevendo poco ossigeno ed è fondamentale individuarne le cause.

Consigli pratici per prepararsi

Quando ci si prepara per la prima ecografia, è consigliabile portare con sé i documenti d’identità, la tessera sanitaria e, se disponibili, i risultati delle ultime analisi del sangue. È utile segnare anche la data precisa dell’ultima mestruazione, per facilitare il calcolo dell’età gestazionale.

A seconda della metodica usata per l’ecografia, la vescica dev’essere piena o vuota.

Per l’ecografia transaddominale bisogna avere la vescica piena, per la visione degli organi pelvici più chiara. I ginecologi consigliano di bere un litro d’acqua 40-60 minuti prima della visita e di fare pipì solo dopo l’ecografia

Per l’ecografia transvaginale è preferibile avere la vescica vuota, invece: la sonda si trova già in prossimità dell’utero e la vescica piena sarebbe solo di disturbo.

Se lo si desidera, si può portare il partner o una persona cara con sé in sala, ma non è assolutamente obbligatorio.

Subito dopo la prima ecografia

Una volta fatta la prima ecografia, ci sono altri esami da fare nell’immediato. Se non si sono fatti gli esami del sangue del primo trimestre, infatti, questo è il momento giusto per recuperare e anche per valutare test di screening più specifici.

A partire dalla 10a-11a settimana è possibile effettuare il test di screening del DNA fetale, per misurare il rischio di anomalie cromosomiche e valutare la necessità di procedere con amniocentesi o villocentesi. Per il test basta un campione di sangue materno: gli operatori estraggono le cellule fetali presenti in esso e ne analizzano il DNA. Non è per nulla invasivo ed è affidabile quasi al 100%.

Sempre in questa fase, verso la 11ª-14ª settimana, si esegue la translucenza nucale per misurare il liquido accumulato dietro il collo del feto. In questa occasione si esegue anche il bi-test, ovvero un test del sangue materno che misura due marcatori (PAPP-A e hCG) per valutare il rischio di anomalie cromosomiche.

Per la seconda ecografia, invece, bisogna aspettare la 19ª-21ª settimana.

L’inizio di un viaggio

La prima ecografia è l’inizio di un viaggio che durerà molto più di nove mesi. Quando il primo puntino compare sullo schermo dell’ecografo, molte persone sarebbero disposte a tutto per garantirgli un futuro felice e sano.

In quanto esseri umani, ci sono tante cose che non possiamo controllare: malattie, incidenti, imprevisti… In compenso, possiamo prepararci ed è qui che entra in gioco Sorgente.

Sorgente è una biobanca con sede in Svizzera che offre un servizio di conservazione del cordone ombelicale. Grazie al kit spedito direttamente a casa, consente di mettere via questa straordinaria risorsa per decenni. Forse non servirà mai. O forse si rivelerà essenziale per affrontare una delle oltre 80 patologie che è possibile trattare con le staminali cordonali.

Quanto di più simile a una garanzia di salute si possa chiedere alla vita.

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