Quando cala la notte
Alzheimer: il cordone ombelicale dona riposo e sollievo a chi ne soffre
Uno studio del 2025 mostra gli effetti benefici delle staminali cordonali non solo sulla funzione cognitiva, ma anche contro i disturbi del sonno che affiggono tanti malati di Alzheimer.
Immagina di trovarti al buio, in una camera che non conosci. Assomiglia vagamente alla tua camera da letto, ma i mobili sono diversi e gli scaffali traboccano di oggetti non tuoi; le persone nell’altra stanza si comportano come se ti conoscessero, ma tu non le hai mai viste in vita tua.
Accanto al letto c’è una cassettiera e sopra la cassettiera c’è uno specchio. Hai provato a guardatici dentro, ma la persona riflessa non sei tu: è tua madre o tuo padre; è il nonno morto un paio di anni fa; è la zia che ti porta sempre il gelato.
Che ci fa là dentro? Tu dove sei finito? È tutto così confuso…
Gli sconosciuti ti rimettono sotto le coperte e tu rimani lì con gli occhi sbarrati, fissi sul soffitto. Non ce la fai più: scendi di nuovo dal letto, urli che vuoi tornare a casa tua, che lì non ci vuoi rimanere e hai paura e non ti importa se è notte e se quegli sconosciuti ti dicono che devi dormire.
Vuoi solo tornare tra le tue cose. Tra le persone che ami. Al sicuro.
Per oltre 46 milioni di persone al mondo, la notte è questo: paura, confusione e mancanza di riposo.
Oltre che strappare i ricordi di una vita, l’Alzheimer altera i meccanismi che regolano il sonno: chi ne soffre si sveglia spesso durante la notte, fa fatica a riaddormentarsi, inverte il giorno con la notte. Una tragedia non solo per i malati, ma anche per le persone a loro care che devono gestire una situazione talvolta insostenibile.
A ottobre 2025, il team del dottor Yan Chen ha pubblicato l’articolo Clinical observations on treating Alzheimer’s disease with umbilical cord blood mononuclear cells, il cui titolo è di per sé esplicativo.
Nell’articolo si analizzano gli effetti del sangue cordonale su 11 persone affette da malattia di Alzheimer. Ciascun paziente ha ricevuto tre infusioni endovena di sangue cordonale, a una settimana di distanza l’una dall’altra e in combinazione con i farmaci standard. Gli effetti sono stati estremamente positivi, seppure temporanei.
Per tre mesi dopo il trattamento, i pazienti hanno mostrato un miglioramento della funzione cognitiva, con effetti positivi su tutte le attività quotidiane a anche sul sonno. Per tre preziosi mesi, queste persone sono tornate a dormire bene: meno risvegli notturni, ciclo circadiano molto più regolare, meno nottate passate a letto con gli occhi sbarrati.
È triste che gli effetti positivi abbiano iniziato a scemare dal terzo mese in poi, ma è un grande inizio: ci dimostra che le staminali del cordone ombelicale sono la strada giusta, benché ci sia ancora incertezza su come imboccarla. Senza contare quel piccolo assaggio di normalità che queste persone si sono potute godere, anche se poco.
Per tre mesi, la notte ha smesso di essere nemica, tornando ad essere fonte di sollievo.
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