Nonostante sia una realtà ormai più che consolidata, si sa straordinariamente poco sul taglio cesareo. Attorno a questa pratica ruotano stereotipi, paure infondate e credenze che possono creare ansia e confusione.
Se devi affrontare o stai considerando l’opzione del parto cesareo, questo è l’angolo di internet giusto per te. Ti aiuteremo a capire quando l’intervento è davvero necessario, come si esegue la procedura e, soprattutto, quando non serve.
Le credenze più diffuse
L’eccesso di informazioni online, molte delle quali non affidabili, può suscitare tanta confusione nelle persone che non lavorano in ambito medico. A partire dalle evidenze scientifiche, vediamo insieme le cinque credenze più comuni sul taglio cesareo.
Dopo un cesareo non si può più partorire per via vaginale
Le donne che hanno partorito in precedenza con taglio cesareo possono tentare un parto vaginale, se sussistono le condizioni. La pratica è nota come VBAC (Vaginal Birth After Cesarean) e ha probabilità di successo del 70% circa; solo lo 0.5-1% delle donne incorre nella rottura uterina.
Nonostante i numeri siano buoni, in Italia solo il 10% delle donne che ha partorito con cesareo tenta il parto vaginale. Va detto che molto dipende dalla struttura in cui si partorisce: per tentare un VBAC, serve avere un team pronto per un cesareo d’emergenza. Se manca il team in questione, i medici preferiscono ricorrere direttamente al cesareo e ridurre i rischi.
Dopo il cesareo non si può allattare
Non è vero. Il taglio cesareo non impedisce l’allattamento. L’avvio può essere più difficile nei primi giorni a causa dei farmaci, dell’anestesia o del dolore post-operatorio. Detto questo, chi lo desidera può comunque allattare. L’importante è chiedere supporto immediato al personale sanitario.
Dopo il cesareo non si possono fare gli addominali
Dopo un cesareo la cautela d’obbligo e i muscoli impiegano del tempo per guarire. Una volta che la ferita è guarita, però, si può tornare a fare attività fisica senza problemi, addominali inclusi.
Di solito, la ferita impiega 6–8 settimane per guarire, durante le quali vanno evitati tutti gli sforzi eccessivi. Riprendere a fare esercizio troppo presto, infatti, aumenta il rischio di complicazioni. Trascorso questo lasso di tempo, però, si può riprendere gradualmente a fare esercizio fisico.
Il cesareo è sempre più sicuro
Se la gravidanza è a termine, la donna è in salute e il feto è ben posizionato nella classica presentazione cefalica, il parto naturale provoca meno complicanze. Quindi no, il cesareo non è sempre più sicuro.
In alcuni casi, il parto cesareo è indiscutibilmente un intervento salvavita. Inoltre, è una procedura quasi d’obbligo, in presenza di determinate patologie materne o fetale. Detto questo, rimane un intervento chirurgico maggiore e, in quanto tale, è associato a complicazioni materne anche gravi.
Non va in alcun modo demonizzato, ma nemmeno preso sottogamba.
Il cesareo è più facile per il bambino
Nonostante possa sembrare una via d’uscita più dolce rispetto allo stress del travaglio, il parto cesareo non è necessariamente più facile per il bambino, soprattutto se eseguito prima delle 39 settimane di gestazione.
I bambini nati con parto cesareo hanno un rischio maggiore di sviluppare problemi respiratori temporanei, perché il passaggio nel canale del parto aiuta a spremere i liquidi dai polmoni, un passaggio che manca nell’intervento chirurgico.
Il taglio cesareo passo a passo
Che sia un taglio cesareo programmato o d’urgenza, la procedura base è la stessa.
- Anestesia spinale o epidurale, affinché la madre possa rimanere cosciente ma insensibile dalla vita in giù.
- Incisione sull’addome quasi sempre orizzontale, subito sopra l’attaccatura dei peli pubici.
- Taglio orizzontale attraverso la parete uterina, per far nascere il bambino.
- Estrazione del bambino e della placenta.
- Sutura a strati di utero e addome.
Tutta la procedura, dalla prima incisione alla nascita, richiede meno di 15 minuti. La parte più lunga è l’ultima, la sutura, che può richiedere 30-45 minuti.
Quando è indicato il taglio cesareo
Il taglio cesareo rimane comunque un intervento chirurgico e come tale va trattato: va fatto quando il parto per via vaginale presenta rischi per la vita o la salute. Altrimenti, è meglio procedere con il parto naturale.
Nonostante la teoria sia piuttosto chiara, nella realtà dei fatti si possono presentare molte situazioni grigie. Per questa ragione, le indicazioni si dividono in assolute (quando non c’è altra opzione) e relative (quando i rischi superano i benefici del parto naturale).
Indicazioni assolute
- Placenta previa. Quando la placenta copre l’apertura della cervice, impedendo il passaggio del bambino. In casi del genere, il rischio di emorragia è troppo alto per rischiare con il parto naturale.
- Presentazione podalica o trasversa. Il bambino ha i piedi o il sedere trasversali all’apertura della cervice, il che rende il parto per via vaginale troppo rischioso.
- Sofferenza fetale acuta. Il monitoraggio cardiaco del feto segnala una grave e improvvisa mancanza di ossigeno. In questo caso, il parto cesareo deve essere effettuato d’urgenza.
- Eclampsia o preeclampsia grave. Queste condizioni materne mettono a rischio la vita della madre e richiedono l’interruzione immediata della gravidanza.
- Precedente rottura uterina. Se durante un parto precedente si è giù verificata una rottura dell’utero, il parto cesareo è la soluzione più sicura.
Indicazioni relative
- Gemellarità. Se un gemello è cefalico e il secondo non lo è, si raccomanda il cesareo. Se però entrambi i gemelli sono cefalici, si potrebbe preferire il vaginale.
- Precedente cesareo. Con un taglio trasverso basso e nessuna controindicazione, il VBAC è considerato sicuro e raccomandabile. D’altra parte, se coesistono fattori di rischio può essere meglio ricorrere a un altro taglio cesareo.
- Condizioni ad alto rischio emorragico. Il cesareo programmato limita gli sforzi del travaglio e consente di controllare meglio emodinamica e tempi.
- Infezioni materne trasmissibili al neonato, come herpes e HIV. Il taglio cesareo riduce il rischio di infezione neonatale grave. Se però non ci sono lesioni e la carica virale materna non è rilevabile, si può procedere con il parto vaginale.
- Condizioni scheletriche materne a rischio. Se la madre ha un bacino molto stretto o soffre di patologie che aumentano il rischio di fratture, come l’osteoporosi gravidica, potrebbe essere indicato il parto cesareo.
I problemi del taglio cesareo
Molti credono che il taglio cesareo si una versione semplificata del parto. In realtà, entrambe le tipologie di parto hanno i loro rischi e i loro benefici, a seconda della situazione specifica.
In generale, il taglio cesareo non va assolutamente demonizzato ma comporta qualche beneficio in meno, rispetto al parto per via vaginale. In assenza di complicanze che rendano il parto cesareo la scelta più sicura, ovvio.
Il parto cesareo comporta i seguenti rischi per la madre:
- infezioni post-operatorie;
- emorragie, e rischi legati all’anestesia;
- trombosi dopo il parto;
- problemi di impianto placentare causati dal tessuto cicatriziale, nelle gravidanze successive.
Inoltre il recupero da un parto cesareo richiede più tempo rispetto a un parto naturale. La degenza ospedaliera è generalmente di 3-4 giorni e il completo recupero può richiedere 6-8 settimane.
La cicatrice, di solito lunga circa 10-15 cm, va curata con attenzione. Dopo la rimozione dei punti (se non sono riassorbibili), è importante massaggiarla per prevenire aderenze. Per diverse settimane, è sconsigliato sia sollevare pesi sia guidare.
Questo non vuol dire che il cesareo va evitato a tutti i costi, ma che è una decisione che va ponderata.
Posso conservare il cordone ombelicale dopo un cesareo?
Al momento del parto, si presenta l’opportunità unica di raccogliere e conservare le cellule staminali dal cordone ombelicale. Lo si può fare anche in caso di taglio cesareo? In gran parte dei casi, non c’è alcun problema.
Se il parto è a termine, si può conservare il sangue cordonale anche dopo un parto cesareo, che sia programmato o d’urgenza. Le procedure di prelievo sono le stesse utilizzate per il parto naturale e non interferiscono con le fasi chirurgiche.
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