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Fisiologia della crescita fetale: lo studio del feto e la salute futura del neonato

Fisiologia della crescita fetale: lo studio del feto e la salute futura del neonato

26.03.2026

12 min di lettura

Conoscere la fisiologia della crescita fetale serve a monitorare lo sviluppo del feto, nonché a identificare i fattori che potrebbero mettere a rischio la salute futura del neonato. Un peso troppo alto o troppo basso rispetto alla media, la presenza di un’anomalia nell’ecografia, un battito cardiaco eccessivamente irregolare… tutti questi elementi potrebbero essere altrettanti campanelli d’allarme per il ginecologo e per i genitori.

Vediamo insieme come si sviluppa un feto e come monitorare il suo stato di salute.

Gli stadi dello sviluppo anatomico e fisiologico del feto

In una gravidanza fisiologica, lo sviluppo fetale avviene nell’arco di 40 settimane o 9 mesi. In alcuni casi può però durare poco di più (fino a 42 settimane) o poco di meno (non meno di 37 settimane).

Un parto dalla 37 settimana in poi è considerato a termine. Prima della 37settimana, il parto è invece considerato pretermine: lo sviluppo fetale non è completo e questo potrebbe provocare complicazioni.

Le 40 settimane vengono divise in diverse fasi, per facilitare il monitoraggio del feto. Confrontando i dati raccolti mese per mese con le medie ottenute analizzando migliaia di gestazioni, è possibile dire se la gravidanza sta procedendo in modo regolare oppure no.

Zigote

Ovulo fecondato che si divide

Sebbene le settimane di gravidanza si inizino a contare dal giorno dell’ultima mestruazione, la fecondazione avviene quasi sempre circa 14 giorni dopo, durante l’ovulazione.

Intorno alla metà del mese, le ovaie rilasciano un ovulo maturo che si immette nelle tube di Falloppio. In caso di rapporto sessuale non protetto, gli spermatozoi migrano dalla cervice alle estremità delle tube, dove possono imbattersi nell’ovulo; se uno spermatozoo riesce a penetrare la membrana cellulare dell’ovulo, avviene la fecondazione.

Nell’istante della fecondazione, i corredi genetici dei genitori si combinano: i 23 cromosomi materni si uniscono ai 23 cromosomi paterni, determinando il sesso del nascituro e tutte le sue caratteristiche ereditarie.

Questo nuovo ovulo fecondato dallo spermatozoo è lo zigote.

Nel corso di 3-5 giorni, lo zigote si sposta dalle tube all’utero. Nel mentre, le sue cellule continuano a dividersi finché lo zigote non assume una forma sferica, detta blastocisti.

A 6 giorni circa dalla fecondazione, la blastocisti raggiunge l’utero e vi si impianta.

Blastocisti

Per fissarsi stabilmente alle pareti uterine all’interno dell’utero, la blastocisti impiega circa 3-4 giorni. Di solito, il processo si completa entro 9-10 giorni dalla fecondazione.

Durante l’impianto, è normale avvertire dei dolori al bassoventre e notare delle piccole perdite ematiche, che si potrebbero scambiare per mestruazioni.

All’interno del blastocisti si possono individuare due gruppi di cellule:

  • cellule esterne (trofoblasto), che si svilupperanno nella placenta;
  • cellule interne (embrioblasto), che daranno origine all’embrione.

Durante lo stadio di blastocisti, le cellule destinate alla placenta iniziano a creare un ambiente protettivo per il futuro embrione costituito da:

  • corion, le membrane che avvolgono la blastocisti;
  • sacco amniotico.

Lo sviluppo del sacco amniotico si completa intorno al 10° giorno dalla fecondazione. A questo punto, il sacco si riempie di liquido che ingloba l’insieme di cellule. Da questo momento, la blastocisti si definisce embrione.

Embrione

Embrione

Le prime 13 settimane sono tra le più delicate della gestazione, dato che gettano le basi per lo sviluppo dell’intero organismo. Ecco perché molte malformazioni congenite hanno origine proprio nella fase embrionale, a causa di infezioni o di carenze nutrizionali.

Entro la 3ª settimana di gestazione, inizia a formarsi il tubo neurale, la struttura da cui si svilupperanno il cervello e il midollo spinale. In una gravidanza fisiologica, il tubo neurale si chiude entro la 6a settimana lungo tutta la sua lunghezza, per proteggere il sistema nervoso centrale. Se ciò non avviene, si presentano una serie di malformazioni dette difetti del tubo neurale.

Dal 16° giorno, parallelamente allo sviluppo del sistema nervoso, inizia a svilupparsi l’apparato cardiocircolatorio. Intorno al 21° giorno, il piccolo cuore comincia a pompare i primi globuli rossi. Una volta che le strutture fondamentali sono formate e il battito cardiaco è stabile, l’embrione diventa ufficialmente feto.

Feto (secondo trimestre)

Quando le strutture fondamentali sono formate e il cuore inizia a battere, l’embrione diventa feto. Questo avviene intorno alla 13settimana o al 3° mese di gestazione.

Durante il secondo trimestre, che va dalla 14alla 27settimana, le strutture fondamentali si perfezionano e il feto inizia a interagire attivamente con l’ambiente uterino.

In questi mesi si formano i primi nuclei ossei e le fasce muscolari si consolidano. Il sistema nervoso entra in funzione, tant’è che il feto comincia a muoversi; i primi calcetti avvengono verso la 16ª settimana, ma sono troppo deboli per essere avvertiti. Generalmente, la madre inizia a percepirli intorno alla 20ª settimana, quando il feto acquista forza e volume.

Dalla 17a settimana, il feto inizia a percepire l’ambiente intorno a sé. L’udito è il primo senso a svilupparsi pienamente; il feto può percepire il battito cardiaco materno, la digestione, qualcosa dei rumori esterni.

Nel secondo trimestre si completa anche la differenziazione tra gli organi genitali, rendendo possibile definire il sesso del bambino durante i controlli ecografici.

Feto (terzo trimestre)

Nel terzo trimestre, che va dalla 28a settimana alla fine della gestazione, si completa la crescita fetale. Non solo il bambino diventa più grande, ma rifinisce le funzioni biologiche complesse necessarie per sopravvivere fuori dall’utero.

Uno dei traguardi più critici è lo sviluppo dei polmoni. Durante le ultime settimane, i polmoni producono il surfattante, una sostanza tensioattiva che impedisce agli alveoli di collassare durante l’espirazione, fondamentale per respirare in autonomia.

In questa fase, il sistema nervoso completa la sua maturazione: il feto inizia a presentare cicli di sonno e veglia più definiti, che la madre può misurare con una certa precisione. Inoltre, risponde agli stimoli esterni, come carezze o rumori forti.

Lungo tutta questa fase, il bambino inizia ad accumularsi uno strato di grasso sottocutaneo, che servirà sia come riserva energetica sia per la termoregolazione post-natale. Un feto troppo “magro” potrebbe avere difficoltà a gestire lo sbalzo termico tra utero e mondo esterno.

Lo sviluppo si completa ufficialmente alla 40ª settimana, anche se il bambino è considerato a termine già dalla 37ª settimana. Da questo momento, il neonato è generalmente in grado di sopravvivere al parto senza l’ausilio di macchinari, benché i polmoni siano un po’ più piccoli del livello ottimale.

Se la gravidanza si protrae oltre le 40 settimane, si intensifica il monitoraggio per assicurarsi che la placenta continui a fornire il supporto necessario.

Le ecografie per controllare la crescita fetale

Le ecografie consigliate lungo la gestazione sono tre, una per trimestre; capita spesso, però, che la futura mamma ne esegua di più, in concomitanza con la visita ginecologica di routine.

Le ecografie sono lo strumento principale per monitorare la fisiologia della crescita fetale. Consentono infatti di individuare eventuali malformazioni del feto, anche se possono poco per l’individuazione e la diagnosi di anomalie genetiche. Inoltre, permettono di misurare lunghezza e peso del feto, così da individuare eventuali ritardi nello sviluppo.

Ecografia di datazione

La prima ecografia in assoluto, quella che conferma la gravidanza e aiuta a definire l’età gestazionale. Di solito, la prima ecografia si esegue tra la 7ª e la 11ª settimana di gestazione, per riuscire a vedere l’embrione dentro la camera gestazionale.

A volte, l’ecografia di datazione e la translucenza nucale coincidono.

Translucenza nucale

La translucenza nucale si esegue tra la 11a e la 14a settimana di gestazione. Serve per misurare la quantità di liquido accumulato tra la cute e i tessuti paravertebrali. Un accumulo eccessivo rispetto alla media può infatti essere sintomo di anomalie nello sviluppo, come displasie scheletriche o cardiopatie.

Ecografia morfologica

L’ecografia morfologica si esegue tra la 19a e la 21a settimana di gestazione, quando la formazione del tubo neurale dovrebbe essersi completata. Entro la 6a settimana, il tubo neurale dovrebbe chiudersi lungo tutta la sua lunghezza, così da proteggere cervello e midollo spinale.

Se ciò non avviene, l’ecografia morfologica mostra zone in cui manca la barriera ossea. Nei casi più gravi, la mancata chiusura del tubo neurale provoca fuoriuscite di liquido spinale che formano cisti lungo la colonna vertebrale. Altre volte, il liquido si accumula nel tessuto cerebrale e provoca anomalie nella forma della testa.

Ecografia di accrescimento fetale

Dottoressa esamina ecografia fetale

Tra la 30a e la 34a settimana, si verifica che il ritmo di crescita del bambino sia costante e adeguato all’età gestazionale. Durante la cosiddetta ecografia di accrescimento, il ginecologo misura il feto concentrandosi su alcuni indicatori standard.

  • BPD (Diametro Biparietale), la distanza tra le due ossa parietali del cranio.
  • CC (Circonferenza Cefalica), il perimetro della testa.
  • AC (Circonferenza Addominale), le dimensioni dell’addome.
  • FL (Lunghezza del Femore), la misura dell’osso più lungo del corpo.

Per stabilire se la gravidanza sta procedendo regolarmente, il medico confronta i dati raccolti con i valori medi per i feti di quell’età gestazionale. Un bambino in salute dovrebbe trovare pressappoco al 50° percentile, ovvero dove si colloca la maggior parte dei feti in salute. Più ci si allontana da questo valore, più è probabile che ci siano dei problemi nello sviluppo fetale.

Quando preoccuparsi per un ritardo nello sviluppo

Un percentile leggermente troppo alto o troppo basso non è di per sé preoccupante: proprio come gli adulti, anche i bambini possono essere un pochino più grandi o un pochino più piccoli della media. A dover preoccupare, piuttosto, è il rallentamento o l’arresto dello sviluppo nel tempo.

Quando il peso stimato è inferiore al 10° percentile o quando il feto smette d’un tratto di crescere, allora c’è qualcosa che non va. Un calo significativo dei movimenti fetali può essere un ulteriore campanello d’allarme.

La gravità del fenomeno dipende anche dalla fase gestazionale. Come visto sopra, le prime 32 settimane sono quelle più delicate, durante le quali si concentrano tutte le componenti più importanti dello sviluppo fetale: in questa fase, un ritardo nella crescita può avere conseguenze permanenti. Con il procedere della gravidanza i rischi si riducono, ma bisogna comunque restare vigili.

Dopo la 32ª settimana, un ritardo nello sviluppo può essere causato da carenza di ossigeno, carenza di nutrienti, malattie infettive materne trasmesse al bambino. Sta al ginecologo decidere se e quando programmare il parto, per bilanciare i rischi della permanenza nell’utero con quelli del parto pretermine.

Quando preoccuparsi per la macrosomia fetale

Anche dimensioni sopra la media possono essere un campanello d’allarme: la macrosomia fetale è infatti sia causa sia sintomo di complicazioni. Di solito, l’allarme scatta quando il feto supera il 90° percentile e il peso stimato alla nascita supera i 4 kg.

La causa più comune di macrosomia è il diabete gestazionale: l’eccesso di zuccheri nel sangue materno passa la placenta, stimolando la produzione di insulina nel feto e spingendolo a crescere più della media. Sul lungo periodo, questo aumenta il rischio di problemi metabolici durante infanzia ed età adulta.

A volte, invece, la colpa è semplicemente della genetica: i genitori sono molto alti e il feto è costituzionalmente grande ma sano. Bisogna stare attenti anche in casi del genere, però: le dimensioni eccessive possono rendere il parto ancora più traumatico, sia per la mamma sia per il bambino. Per questa ragione, il ginecologo potrebbe optare per un taglio cesareo programmato.

Gli altri esami per monitorare il feto

Oltre alle ecografie, esistono una serie di altri test per monitorare la crescita del feto ed individuare eventuali malformazioni.

Monitoraggio dei movimenti fetali

I primi movimenti fetali si verificano intorno alla 16a settimana, ma la madre sente i primi calcetti solo verso la 20a settimana.

Monitorare i movimenti del feto è un modo per verificarne lo stato di salute, anche se non è detto che un feto che si muove poco abbia dei problemi. Piuttosto, è un dato da mettere in concomitanza con altri dati raccolti durante le ecografie, come il battito cardiaco e le dimensioni del feto.

Un feto sano dovrebbe muoversi circa 10 volte ogni 12 ore. Se non lo si sente muoversi per diverse ore, la cosa migliore è toccare la pancia o mangiare qualcosa di dolce per stimolare il bambino. Qualora non dia risposta, è bene consultare il ginecologo: eseguirà il cosiddetto “non stress test” (NST), un esame non invasivo per verificare lo stato di salute del feto.

Ecocardiografia fetale

ecocardiografia fetale

L’ecocardiografia fetale si esegue a partire dalla 18a settimana, subito dopo l’ecografia. Durante l’esame, il ginecologo monitora il battito cardiaco del feto e controlla lo sviluppo del cuore. Un esame semplice, che consente però di individuare oltre il 90% delle malformazioni cardiache congenite.

Qualora ci fossero fattori di rischio molto elevati, è possibile effettuare l’ecocardiografia anche dalla 13a settimana. Ciononostante, lo si sconsiglia: in questa fase, lo sviluppo cardiaco è ancora troppo prematuro per riuscire a individuare un difetto congenito o un ritardo nella crescita.

Flussimetria

Oltre alla biometria, il medico può valutare il benessere fetale tramite la flussimetria Doppler. Questo esame analizza il passaggio del sangue nei vasi ombelicali per assicurarsi che la placenta stia nutrendo correttamente il feto.

Screening e diagnosi prenatale

Uno dei modi migliori e più precoci per verificare lo stato di salute del feto è lo screening prenatale. Esistono diversi tipi di screening e diagnosi prenatali, più o meno invasivi. Tra questi, il più precoce e affidabile è il test del DNA fetale.

Il test del DNA fetale è un test di screening, non di diagnosi. Ciononostante, ha un’affidabilità del 99% ed è eseguibile dalla 10a settimana di gestazione in poi. Nel più sfortunato dei casi, ciò consente ai genitori di prepararsi a dovere, magari concordando una possibile terapia con i medici.

In casi del genere, la conservazione del cordone ombelicale può dare accesso a terapie di ultima generazione. La storia di Ilya è soltanto una delle tante: chissà quante vi si aggiungeranno in futuro.

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