Per anni, l’artrosi al ginocchio è stato un percorso a senso unico verso: movimenti progressivamente più difficili, dolore al primo accenno di umidità e, infine, il tavolo operatorio. Per fortuna, le cose stanno cambiando.
Capita sempre più spesso che la medicina rigenerativa esca dai laboratori per entrare nella pratica clinica, offrendo soluzioni un tempo fantascientifiche. Questo vale anche per il trattamento dell’artrosi del ginocchio, benché noi si sia ancora lontani dal poter rigenerare un’articolazione per intero.
In questo articolo esploreremo se e come le cellule staminali funzionano davvero per trattare l’artrosi, se questa terapia rappresenta vera alternativa all’intervento chirurgico e come prevenire (o almeno allontanare) l’artrosi del ginocchio.
Cos’è l’artrosi del ginocchio
In un ginocchio sano, le estremità delle ossa sono coperte da un “cuscinetto” di cartilagine liscio e resistente, che consente alle superfici ossee di scorrere senza attrito.
Nell’artrosi del ginocchio, questa cartilagine si assottiglia e si consuma: le ossa iniziano a sfregare tra loro, si formano piccole escrescenze di tessuto osseo e l’osso subito sotto la cartilagine articolare si ispessisce. In più, l’usura e i continui microtraumi causano un’infiammazione cronica, che provoca ulteriori danni ai tessuti.
Purtroppo, l’artrosi è una malattia cronica e molto dolorosa. L’attrito osso-osso provoca dolore, gonfiore, rigidità e difficoltà a piegare o estendere il ginocchio. Nei casi avanzati, possono comparire deformità articolari e instabilità, che rendono difficili perfino attività quotidiane come camminare, salire le scale o alzarsi da una sedia.
La patologia tende a peggiorare nel tempo ed è considerata irreversibile: una volta consumata, la cartilagine non si rigenera spontaneamente. Ciò che si può fare è intervenire con terapie mirate per ridurre il dolore, migliorare la funzione e rallentare l’evoluzione della malattia.
Perché l’artrosi al ginocchio colpisce anche i giovani?
L’artrosi del ginocchio è tipica dell’invecchiamento: con gli anni, la cartilagine perde elasticità e capacità di rigenerarsi. Eppure, la patologia può interessare anche soggetti giovani per una molteplicità di fattori: sovrappeso, traumi e infortuni, familiarità con la patologia.
In questi casi si parla spesso di artrosi “secondaria”: non è l’età il problema principale, ma una combinazione di fattori che fanno invecchiare il ginocchio prima del tempo.
Sovrappeso e lavori pesanti
Il sovrappeso e l’obesità aumentano in modo significativo il carico sulle ginocchia: ogni chilo in più moltiplica le forze che passano attraverso l’articolazione, accelerando così l’usura della cartilagine. Questo vale anche per i lavori pesanti, che comportano il sollevamento di grossi carichi e il sovraccarico del ginocchio.
Traumi e infortuni sportivi
Lesioni di legamenti e menischi aumentano il rischio di artrosi precoce, dato che alterano la biomeccanica del ginocchio e la distribuzione dei carichi sulla cartilagine. Dopo un trauma importante, infatti, il ginocchio lavora per anni in condizioni di “micro-instabilità” o con meno superficie di appoggio. Sul lungo periodo, questo accelera la degenerazione della cartilagine e provoca il manifestarsi dell’artrosi già a 30–40 anni.
Difetti di allineamento delle ginocchia
Avere ginocchia che puntano verso l’esterno (in varismo) o verso l’interno (in valgismo) può accelerare la degenerazione della cartilagine. A causa di queste piccole anomalie, il peso di concentra sempre sugli stessi punti dell’articolazione, creando un sovraccarico cronico che sfocia in una usura più rapida.
Familiarità e malattie reumatiche
A parità di stile di vita, chi ha parenti stretti con artrosi rischia maggiormente di svilupparla prima. Lo stesso vale per coloro che soffrono di malattie infiammatorie articolari, come le artriti, che possono danneggiare le articolazioni già in giovane età.
I trattamenti tradizionali contro l’artrosi del ginocchio
Le terapie tradizionali per l’artrosi del ginocchio si basano su un approccio per gradi. Si parte sempre da misure conservative, per gestire i sintomi e rallentare la progressione della malattia. Queste sono le più usate in caso di pazienti giovani, con una buona capacità di rigenerazione dei tessuti e un basso grado di artrosi.
Man mano che l’artrosi aumenta di grado, diventano sempre più dolorosa e invalidante, si inizia a ricorrere a trattamenti più invasivi.
Stile di vita
La prima cosa che si consiglia di fare è cambiare stile di vita:
- dimagrire per ridurre il carico articolare;
- fare attività fisica aerobica a basso impatto, come nuoto o camminata;
- rinforzare muscoli che supportano le articolazioni del ginocchio, specie il quadricipite;
- usare tutori del ginocchio e plantari che correggono la postura.
Farmaci sintomatici
Come farmaci visto nell’articolo dedicato ai trattamenti contro l’artrosi, gli antinfiammatori non steroidei funzionano molto bene nelle fasi acute della malattia. Purtroppo, l’uso massiccio può causare gravi effetti collaterali a livello gastrointestinale.
Nelle fasi più avanzate, potrebbero servire infiltrazioni intra-articolari di corticosteroidi o acido ialuronico. Entrambe le soluzioni aiutano a lubrificare l’articolazione, ma funzionano per massimo 12 mesi e comportano diversi effetti collaterali.
Interventi conservativi chirurgici
Prima di ricorrere alla protesi, i medici cercano di intervenire con piccoli interventi conservativi, specie se il paziente ha meno di 60 anni:
- eliminazione delle escrescenze di tessuto osseo;
- rimozione del tessuto danneggiato che contribuisce a bloccare l’articolazione;
- riparazione delle microfratture;
- trapianto di cartilagine per stimolare la rigenerazione;
- riallineamento del ginocchio, per distribuire meglio il carico.
L’obiettivo non è eliminare del tutto le lesioni, cosa al momento impossibile, ma bloccare la progressione dell’artrosi e migliorare la funzionalità del ginocchio.
Sostituzione del ginocchio con una protesi
Quando l’artrosi peggiora, però, l’unica soluzione rimane la sostituzione, parziale o totale, dell’articolazione con una protesi.
L’intervento risolve la patologia, ma non è sempre la soluzione migliore. Nei soggetti più giovani o molto attivi, può comportare un netto peggioramento della qualità della vita.
- La protesi riduce la mobilità del ginocchio e rende impossibile proseguire con attività sportive ad alto impatto, come la corsa.
- La durata media di una protesi è 20 anni, dopodiché potrebbe essere necessario intervenire nuovamente.
- L’intervento è impegnativo e possono servire oltre 3 mesi per tonare a una vita attiva.
Ecco perché si ricorre all’intervento solo in caso di dolore invalidante e limitazione funzionale.
Come funzionano le infiltrazioni di staminali
Negli ultimi anni, ha fatto il suo ingresso sulla scena un nuovo trattamento per l’artrosi, usato soprattutto sulle ginocchia: le infiltrazioni di cellule staminali.
Si tratta di un piccolo intervento, estremamente poco invasivo e adatto ai casi meno gravi. Si usano le staminali prelevate dai tessuti del paziente stesso, quindi non c’è alcun rischio di rigetto. Il tutto – estrazione delle staminali dal tessuto adiposo, lavorazione e infiltrazione – dura 30-60 minuti e il paziente può tornare a casa in giornata, spesso già sulle proprie gambe.
Molte persone lamentano un po’ di fastidio nei giorni successivi, ma nulla di invalidante: bastano un po’ di riposo e antidolorifici per ridurre il dolore. Ovviamente, nell’immediato bisogna evitare sforzi intensi per le ginocchia, come sollevare carichi pesanti o correre. In questo modo, le staminali avranno tutto il tempo per attecchire e riprodursi.
Purtroppo, il trattamento non è ancora permanente: gli effetti delle infiltrazioni durano massimo 2 anni.
Perché le staminali sono comunque un passo avanti
Nonostante l’effetto temporaneo, le staminali hanno comunque un impatto maggiore rispetto alle infiltrazioni di acido ialuronico o di cortisone. Non solo fungono da lubrificante per le articolazioni, ma riducono l’infiammazione eaccelerano la guarigione locale.
Ripetute nel tempo, le infiltrazioni aiutano a rallentare la degenerazione del ginocchio, preservare lo spessore cartilagineo ed evitare il ricorso alle protesi.
Lo studio Humanitas: staminali vs protesi.
Ci sono diversi studi su come sfruttare le proprietà delle staminali contro l’artrosi del ginocchio. Tra questi, ce n’è uno di Humanitas. Ne parliamo con professoressa Elizaveta Kon, Responsabile dell’Unità di Ortopedia Traslazionale e del Centro di Ricostruzione Funzionale e Biologica del Ginocchio in Humanitas e docente di Humanitas University.
Lo studio clinico prende in esame sia pazienti anziani che, per diversi motivi, non possono sostenere un intervento chirurgico, sia pazienti giovani tra i 40 e i 60 anni, interessati da artrosi post-traumatica causata da incidenti sportivi.
Nella terapia messa al vaglio, i ricercatori usano concentrati tessutali ricchi di cellule staminali stromali. Queste cellule sono presenti in particolar modo nel midollo osseo e nel grasso e sono all’origine dello stroma, ossia la trama connettivale dei muscoli, delle ossa e della cartilagine.
Le cellule staminali hanno un effetto omeostatico sull’articolazione affetta da artrosi, ne migliorano la funzionalità ed eliminano il dolore provocato dalla patologia.
La tecnica adottata in questo studio è mininvasiva: ricovero in day hospital e infiltrazione di una soluzione ricca di questa tipologia di cellule, tramite una semplice puntura al ginocchio affetto dall’artrosi.
L’obiettivo dello studio Humanitas, ancora in corso, è usare le cellule staminali adipose per rimandare o addirittura evitare l’impianto di protesi in persone affette da artrosi del ginocchio di alto grado.
L’arruolamento dei pazienti nello studio viene effettuato previa valutazione clinica da parte dei medici dell’équipe del Centro di Ricostruzione Funzionale e Biologica del Ginocchio: Prof. M. Marcacci, Prof. E. Kon, Dr. F. Iacono, dr. T. Bonanzinga, dr. B. Di Matteo, Dr. G. Raspugli.
Come prevenire l’artrosi del ginocchio
Per prevenire l’artrosi precoce del ginocchio nei giovani, soprattutto sportivi o attivi, la chiave è ridurre il sovraccarico cronico sulla cartilagine e correggere i fattori di rischio modificabili. Un approccio proattivo basato su stile di vita e allenamento mirato può ritardare l’insorgenza dell’artrosi, mantenendo mobilità e funzione naturale.
- Controllo del peso corporeo. Ogni chilo di sovrappeso aumenta di 4-6 volte il carico sul ginocchio durante camminata o corsa: dimagrire anche solo il 5-10% del peso riduce drasticamente il rischio di usura cartilaginea.
- Allenamento muscolare strategico. Rinforzare quadricipite, femorali e glutei stabilizza il ginocchio e distribuisce meglio i carichi.
- Scelta degli sport. Privilegiare sport a basso impatto e alternarli a corsa/trekking aiuta ad evitare sovraccarico continuo sullo stesso ginocchio.
- Recupero post-trauma. Dopo distorsioni o lesioni meniscali/legamentose, serve yna riabilitazione completa per prevenire l’instabilità cronica, che accelera l’artrosi.
- Postura. Correggere la postura con plantari o tutori riduce il sovraccarico compartimentale.
Seguendo queste strategie, è possibile mantenere le proprie ginocchia in salute, in attesa che le cellule staminali ci aiutino a costruirne di nuove.
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