Un trapianto di vita
In Norvegia, un paziente è guarito dall’HIV dopo un trapianto allogenico di staminali. È il 10° al mondo
Un 63enne norvegese, noto come il “paziente di Oslo”, è una delle pochissime persone al mondo ad aver raggiunto una remissione prolungata dall’HIV. La conferma arriva 4 anni dopo aver ricevuto un trapianto di cellule staminali dal fratello.
È il 2006, quando un uomo norvegese riceve una di quelle diagnosi che cambia la vita: virus dell’immunodeficienza umana, più comunemente conosciuto come HIV. Vive nella Norvegia dei primi anni 2000: l’HIV non è più sinonimo di AIDS e non è più la condanna a morte che era negli anni ‘80. I farmaci antiretrovirali tengono a bada il virus, impedendogli di svilupparsi.
L’uomo prosegue con la sua vita, tra controlli periodici, farmaci e gli inevitabili effetti collaterali di una terapia farmacologica. La sua è una vita quasi del tutto normale; sicuramente più normale di quanto sarebbe stato possibile solo vent’anni prima.
Nel 2018, arriva per la seconda volta una di quelle diagnosi che cambia la vita: sindrome mielodisplastica, una grave forma di tumore del sangue. Non è un caso né semplice sfortuna, sia chiaro: il virus dell’immunodeficienza umana aumenta il rischio di sviluppare tumori; le terapie antiretrovirali ne riducono l’incidenza e la mortalità, ma hanno pur sempre dei limiti.
In meno di quindici anni, quest’uomo ha visto la sua normalità spazzata via per ben due volte. Per fortuna, può contare sul supporto della famiglia. In breve tempo, le terapie sembrano funzionare, ma la gioia dura poco: meno di due anni dopo, nel mezzo della pandemia del 2020, il cancro ritorna.
In casi del genere, l’unica soluzione è il trapianto di staminali. L’ideale sarebbe avere a disposizione un campione di sangue cordonale proprio o di un familiare, per ridurre il rischio di rigetti, ma non è questo il caso. I medici decidono di virare sul midollo osseo del fratello, fortunatamente compatibile con il nostro protagonista.
Dopo tanti anni di fatica, la fortuna sembra baciare l’uomo norvegese. Le staminali del fratello attecchiscono, spazzando via le ultime tracce di tumore e regalandogli un sistema immunitario nuovo di zecca. C’è di più, però: il fratello è portatore della mutazione genetica CCR5Δ32. Questo è un vero e proprio jackpot, per una persona affetta da HIV.
Per entrare nelle cellule del sistema immunitario, la maggior parte dei ceppi di HIV utilizza una “porta d’ingresso” chiamata recettore CCR5. Nelle persone con la mutazione CCR5Δ32, questo recettore è troncato e non raggiunge la superficie della cellula. Senza questa porta, il virus non può entrare e le cellule sono quindi immuni dall’infezione di HIV.
Dopo il trapianto, le cellule del fratello hanno sostituito completamente quelle del paziente, rendendolo di fatto immune al virus. Guarendolo, insomma.
Per due anni, la situazione rimane incerta: medici e ricercatori aspettano sempre, prima di cantare vittoria. L’uomo prosegue con la terapia antiretrovirale e raddoppia i controlli, per verificare la presenza di tracce del virus. Eppure, più va avanti più queste tracce si assottigliano, fino a sparire del tutto.
Nel 2022, oltre quindici anni dopo la diagnosi, l’uomo sospende per la prima volta la terapia antiretrovirale, sempre dietro stretto controllo medico.
Nel 2026, possiamo finalmente dirlo: il virus è sparito, non c’è più replicazione virale. Il paziente di Oslo è guarito dall’HIV. Finalmente, può tornare ad avere una vita normale. Senza quasi.
Fonte: nature.com
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