Siamo abituati a vedere i microrganismi come nemici della nostra salute, da combattere a suon di disinfettanti e antibiotici. Niente di più falso: negli ultimi anni abbiamo non solo appreso l’importanza del microbiota intestinale per la salute degli adulti, ma anche quella del microbiota cordonale per i più piccoli.
Scopriamo insieme cos’è esattamente il microbiota cordonale, da dove arriva e perché è uno dei tanti fattori che deciderà del futuro del tuo piccolo.
Cos’è il microbiota nel cordone?
In primo luogo, vale la pena chiarire la differenza tra microbiota e microbioma. Il microbiota è l’insieme di microrganismi che colonizzano un certo ambiente. Il microbioma è l’insieme del patrimonio genetico di questi microrganismi. I due termini indicano due cose strettamente legate tra loro, quindi, ma non identiche.
Per decenni abbiamo visto l’utero come un ambiente quasi sterile, nel quale il feto potesse svilupparsi al sicuro da qualsiasi influenza esterna. Secondo gli studi, la realtà è decisamente diversa.
Nonostante il piccolo non sia ancora venuto al mondo, il sangue del suo cordone ombelicale contiene una comunità batterica viva e dinamica: il microbiota cordonale, appunto. Com’è possibile tutto questo? Grazie alla madre, ovviamente.
La piccola comunità batterica del feto ha origine dal microbiota materno, che arriva al feto sia durante la gravidanza sia durante il parto sia durante l’eventuale allattamento. Non per nulla, studi su campioni di cordone confermano somiglianze tassonomiche con il microbiota materno.
Composizione
Proprio come negli adulti, la composizione del microbiota cambia anche in feti e bambini. In linea di massima, la comunità è dominata da batteri presenti nell’intestino.
- Bifidobatteri, che sfiorano il 60% del totale in alcuni bimbi; notevole, considerando che ammontano a circa il 10% del microbiota totale, in un adulto. Trattasi di probiotici presenti prevalentemente nel colon, essenziali per digerire fibre e zuccheri. Una delle loro funzioni più interessanti (e inaspettate), però, è l’immunomodulazione: riducono le infiammazioni e favoriscono la maturazione della barriera intestinale neonatale.
- Lattobacilli, circa il 20% del microbiota fetale e neonatale. Negli adulti, è presente soprattutto nell’intestino e nella vagina, dove rappresenta fino al 97% della flora vaginale. Aiutato a digerire il lattosio e a modulare le citochine, tenendo così a bada le infiammazione. Tra l’altro, proteggono l’organismo contro un gran numero di agenti patogeni.
- Batteroidi, tra il 15-20% del totale; negli adulti, rappresentano una grossa fetta del microbiota gastrointestinale. Come i lattobacilli, tengono i batteri nocivi alla larga, aiutando così il sistema immunitario. Inoltre, contribuiscono al metabolismo di carboidrati e fibre.
Oltre ai succitati batteri, il microbiota è composto anche da acidi grassi e anti-infiammatori.
Come avviene la trasmissione del microbiota
Essendo isolato dal mondo esterno, il feto ha un solo modo per formarsi un microbiota tutto suo: prenderlo dalla madre. Il microbiota cordonale si origina infatti dal microbiota intestinale, vaginale e placentare materno.
I batteri che andranno a formare il microbiota fetale si trasferiscono soprattutto via emato-placentare:
- alcuni batteri del microbiota materno attraversano la barriera intestinale ed entrano in circolo, fenomeno detto translocazione batterica intestinale e tipico della gravidanza;
- i batteri attraversano la barriera placentare, raggiungendo il feto;
- il frammento di microbiota materno colonizza l’organismo del feto.
Parte dei batteri possono raggiungere il piccolo anche attraverso lo scambio di sangue tra madre e figlio, nonché durante il travaglio. Il trasferimento emato-placentare pare comunque essere quello principale e anche il più precoce, dato che ha inizio fin dalle primissime settimane di gestazione.
L’influenza di un microbiota sano sul neonato
Il frammento del microbiota materno è il seme dal quale nascerà il microbiota neonatale, che si svilupperà nel tempo influenzando la salute del bambino a 360°.
Come già accennato, un microbiota sano fa molto più che “digerire”: è un tassello essenziale anche per l’educazione immunitaria del giovane organismo. I batteri stimolano infatti l’equilibrio tra i diversi tipi di linfociti, affinché imparino a riconoscere i nemici esterni. In questo modo il piccolo ottiene uno scudo immunitario ottimale, correndo meno rischi di incappare in risposte autoimmuni.
L’importanza di un microbiota sano salta all’occhio nei casi di disbiosi precoce, ovvero quando il neonato presenta una flora batterica compromessa. Tra questi bambini, i medici hanno rilevato un aumento dei casi di eczema nei primi 2 anni di vita; inoltre, potrebbe esserci una correlazione tra microbiota debole e rischio di diabete, più avanti nella vita.
Come se tutto questo non bastasse, i ricercatori stanno trovando sempre più collegamenti tra microbiota e neurosviluppo. I batteri intestinali producono sostanze come GABA e serotonina, che stimolano la produzione di neuroni. Tra l’altro, le citochine anti-infiammatorie e la serotonina prodotta dall’intestino aiutano a mantenere l’umore stabile.
Come migliorare il microbiota cordonale
Data l’importanza del microbiota per la salute futura del bambino, cosa può fare una futura mamma per migliorarlo? Come in molti altri casi, il primo passo è prendersi cura di sé e della propria salute, dato che il seme del microbiota cordonale viene dal microbiota intestinale della madre. Migliore è il seme di partenza, migliore sarà il frutto.
Alimenti fermentati
Il primo passo è introdurre alimenti fermentati nella propria dieta: lo yogurt, meglio se bianco, è un ottimo punto di partenza; consigliati anche kefir e skyr, ricchi di fermenti lattici che non si trovano nel nostro yogurt.
Con un po’ di attenzione e seguendo i consigli del medico, si possono introdurre nella dieta anche crauti e kimchi. Entrambe le preparazioni sfruttano i lieviti selvatici del cavolo per fermentare, diventando così una gustose fonte di probiotici.
Frutta, verdura e altri cibi ricchi di fibre
Le fibre sono un pasto ricchissimo per le colonie batteriche dell’intestino: bifidobatteri e lattobacilli le scompongono fino ad ottenere acidi grassi a catena corta. Gli acidi in questione servono per alimentare la barriera intestinale, inibire la formazione di batteri nocivi, stimolare la formazione di altri batteri benefici e ridurre le infezioni.
Attività fisica moderata
L’attività fisica moderata è una presenza costante, quando si parla di gravidanza: migliora l’umore, aiuta a tenere sotto controllo il peso, contrasta la stitichezza. In più, è un vero toccasana per il microbiota materno e, di conseguenza, per quello cordonale.
Fare esercizio aerobico per 30 minuti al giorno, aumenta la varietà e la quantità dei batteri produttori di acidi grassi a catena corta. Basta una passeggiata con il cane, per ottenere i primi effetti positivi.
Pochi antibiotici
In gravidanza, l’uso di farmaci va moderato e questo vale soprattutto per gli antibiotici. Oltre che uccidere i batteri nocivi, infatti, gli antibiotici danneggiano la flora intestinale. Durante la gestazione, questo significa indebolire anche il microbiota cordonale.
Con questo non vogliamo fare terrorismo contro gli antibiotici. Piuttosto, ti stiamo fornendo un’ulteriore ragione per non eccedere con farmaci del genere, che andrebbero preso solo quando strettamente necessari. E questo non solo in gravidanza.
Parto naturale e allattamento
Se possibile, il parto naturale sarebbe da preferire al parto cesareo: il taglio cesareo ha salvato moltissime vite, ma ha anche molti contro; tra le altre cose, impedisce al bambino di raccogliere la ricca flora batterica materna presente nel canale vaginale.
Stesso discorso per l’allattamento al seno che, là dove possibile, è estremamente benefico per il piccolo. Restando in tema, il colostro stimola le difese immunitarie e arricchisce il microbiota neonatale.
Un cordone prezioso nel tempo
Durante la gestazione, il cordone porta il suo prezioso carico di ossigeno, nutrienti e batteri benefici. Dopo, invece? Spesso va buttato, insieme al suo carico di preziose cellule staminali.
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