Per decenni, abbiamo creduto che il cervello adulto fosse immutabile, dotato di un numero fisso di neuroni che potevano solo diminuire. Con il tempo, abbiamo imparato che non è così: il nostro cervello può non solo riorganizzare connessioni sinaptiche esistenti, ma anche sostenere la neurogenesi adulta, ovvero la formazione di nuovi neuroni in età adulta.
La neurogenesi adulta è più limitata rispetto a quella infantile, ma rimane un fenomeno importante. Esiste un modo per stimolarlo? Possiamo aiutare il nostro cervello a produrre nuovi neuroni, nonostante l’età che avanza?
Che cos’è la neurogenesi adulta?
Nella neurogenesi, il cervello genera nuovi neuroni a partire dalle cellule staminali. Un tempo si credeva che questo accadesse soltanto durante l’età dello sviluppo. Oggi, invece, sappiamo che non è così.
Le cellule staminali neurali continuano a produrre neuroni lungo tutta la nostra vita, anche se a un ritmo di gran lunga minore rispetto all’infanzia. Molti di questi neuroni vanno incontro a morte cellulare programmata, ma una parte di questi si stabilisce nei circuiti cerebrali.
Attenzione a non fare confusione, però: la neurogenesi è una cosa diversa dalla neuroplasticità. Nel primo caso, il cervello produce neuroni nuovi; nella neuroplasticità, invece, il cervello modifica le connessioni tra i neuroni esistenti. Questo secondo fenomeno è conosciuto da molto più tempo rispetto alla neurogenesi, dato che l’abbiamo documentato in numerosi casi di danni cerebrali.
Dove avviene la neurogenesi nel cervello adulto?
Una delle grandi limitazioni della neurogenesi adulta riguarda la sua estensione. Al contrario della neurogenesi infantile, quella adulta si concentra in nicchie specifiche situate soprattutto nell’ippocampo.
L’ippocampo è la struttura chiave per la memoria, l’apprendimento, l’orientamento spaziale e la regolazione delle emozioni. All’interno dell’ippocampo, l’area più vivace sul fronte della neurogenesi è il giro dentato, una regione specializzata nella formazione di nuove immagini mentali ed essenziale per l’apprendimento.
Oltre all’ippocampo, un’altra possibile area neurogenica è la zona situata lungo i ventricoli cerebrali. Nei roditori, l’area contribuisce alla produzione dei neuroni che migrano verso il bulbo olfattivo. È probabile che sia così anche per gli esseri umani, seppure in modo più limitato.
Perché ci servono neuroni nuovi
Come intuibile dal ruolo dell’ippocampo, si sospetta che ci sia un forte legame tra neurogenesi adulta e memoria. Osservando i modelli animali, abbiamo visto che i nuovi neuroni contribuiscono a:
- apprendere nuove informazioni;
- distinguere tra esperienze simili;
- adattarsi alle situazioni nuove.
Inoltre, si sospetta che giochino un ruolo importante anche nella regolazione dell’umore.
Come accennato, però, molte di queste supposizioni arrivano dall’osservazione di modelli animali, decisamente più semplici da tenere sotto controllo vita natural durante. Purtroppo, le informazioni riguardanti l’essere umano sono più incerte.
Come stimolare la neurogenesi adulta?
Benché ci siano ben poche certezze quando si parla di cervello, secondo gli scienziati potrebbe essere possibile stimolare la neurogenesi negli esseri umani adulti. L’idea è creare un ambiente cerebrale plastico, nel quale i neuroni facciano meno fatica a crescere e a trovare la propria rete neurale.
Al momento, è difficile distinguere tra fattori che supportano “solo” la salute del cervello e fattori che aumentano la neurogenesi. Ad ogni modo, tutto ciò che segue è sicuramente benefico per il sistema nervoso.
Fare attività fisica regolare
Fare movimento fa bene, tant’è che l’OMS consiglia di fare almeno 150 minuti di attività fisica moderata a settimana; appena due ore e mezza su sette giorni. Per raggiungere l’obiettivo basta fare qualche passeggiata spedita con il cane, andare in stazione a piedi invece che in auto, camminare attorno all’isolato a passo veloce per digerire la cena.
Oltre che aiutare a vivere più in salute e più a lungo, l’attività aerobica è associata a cambiamenti positivi nella struttura e nella funzione dell’ippocampo. Le ragioni possono essere diverse:
- circolazione sanguigna migliore, che significa un maggiore afflusso di ossigeno e nutrienti al cervello;
- aumento di fattori neurotrofici che supportano la sopravvivenza e la plasticità neuronale;
- riduzione dei processi infiammatori, una delle cause principali dell’invecchiamento cellulare.
Nei modelli animali, abbiamo notato che tutto questo porta a un aumento diretto della neurogenesi. Negli esseri umani, l’esercizio è associato alla plasticità dell’ippocampo ed è probabile che porti anche alla creazione di nuovi neuroni.
Dormire bene
Il sonno è fondamentale per la memoria, il recupero cerebrale e anche la regolazione metabolica. Quando dormiamo, infatti, eliminiamo le sostanze di scarto accumulate durante il giorno, consolidiamo i ricordi e riorganizziamo i ricordi. Cosa succede se dormiamo male, però?
Dormire poco e in modo frammentato aumenta il rischio di disfunzioni cognitive, alterazioni ormonali e infiammazione generalizzata cronica. La ridotta “pulizia notturna”, infatti, favorisce l’accumulo di proteine dannose per il cervello, associate a un maggior rischio di Alzheimer e di altre demenze nel lungo periodo.
Ecco perché il sonno gioca un ruolo essenziale nella creazione di nuovi neuroni: dormire bene significa creare un ambiente cerebrale sano, “pulito”, adatto insomma alla neurogenesi.
Ridurre lo stress
Sentirsi stressati è normale, di tanto in tanto: capita a tutti e ha un impatto pressoché nullo sul nostro organismo. Il problema insorge quando lo stress diventa una condizione cronica.
In situazioni di “pericolo”, reale o percepito, l’organismo risponde rilasciando un ormone che aiuti il corpo a reagire in modo adeguato: il cortisolo. Purtroppo, l’esposizione prolungata ad alti livelli di cortisolo è associata a cambiamenti strutturali nell’ippocampo, nonché a un aumento dei processi infiammatori.
Come già visto, l’infiammazione è uno dei fattori che interferisce maggiormente con la neurogenesi. Di conseguenza, per mantenere il cervello giovane è essenziale contrastare lo stress con meditazione, tecniche di respirazione e anche supporto psicologico e psichiatrico, se serve.
Imparare sempre cose nuove
Con l’età, gli impegni, la stanchezza, è facile lasciarsi andare all’abitudine. Se si vuole mantenere il cervello giovane, però, è importante sforzarsi di imparare cose sempre nuove. Vivere in un ambiente ricco di stimoli, novità e sfide cognitive favorisce la creazione di nuove reti neurali, la plasticità sinaptica e, probabilmente, anche la neurogenesi adulta.
Le attività migliori sono quelle che combinano attenzione, novità e progressione: imparare una nuova lingua, suonare uno strumento, esplorare posti nuovi, coltivare un hobby manuale.
L’importante è che la nuova attività sia appena fuori dalla propria zona di comfort, per stimolare l’apprendimento senza risultare frustrante.
Mangiare sano
Non esistono cibi miracolosi capaci di generare nuovi neuroni. Nutrienti come gli omega-3 e i polifenoli fanno bene al cervello, è vero, ma da soli non bastano a innescare la neurogenesi. Piuttosto, esiste un modello alimentare che favorisce la salute – cerebrale e non – e che comprende anche questi cibi.
Un’alimentazione equilibrata dovrebbe includere verdure e frutta, legumi, cereali integrali, pesce, grassi insaturi e proteine. Allo stesso tempo, è importante limitare il consumo di alcol e alimenti ultraprocessati, caratterizzati spesso da un’eccessiva densità calorica.
Stimolare la neurogenesi adulta con le cellule staminali?
Ci sono situazioni in cui mangiare bene e fare movimento non basta a stimolare la nascita di nuovi neuroni. Nel caso di malattie come l’Alzheimer, ad esempio, la morte dei neuroni è un processo inevitabile. Anche i danni da ictus e da paralisi cerebrale sono irreversibili. Quanto meno per ora.
Come nel resto del corpo, anche nel cervello tutto inizia dalle cellule staminali e dalle loro nicchie. Scienziati di tutto il mondo stanno quindi cercando un modo per introdurre staminali sane in cervelli malati o, in alternativa, per stimolare le poche superstiti.
Un approccio diffuso consiste nel trapiantare cellule staminali che non si limitino a produrre nuovi neuroni. Il vero obiettivo consiste nel ridurre l’infiammazione cronica tipica di certe condizioni, così da:
- stimolare la formazione di nuovi circuiti neurali, collegando aree cerebrali rimaste isolate a causa dei danni;
- contribuire alla sopravvivenza delle nicchie di staminali endogene, facilitando così la neurogenesi.
In tal senso, si stanno ottenendo risultati interessanti dal trapianto di staminali del cordone ombelicale. Le staminali prelevate dalla gelatina di Wharton, infatti, rilasciano fattori neurotrofici e angiogenici che riducono la morte neuronale, aumentano neurogenesi e riducono i danni cerebrali.
Per il momento, i test su pazienti umani sono limitati: ci vorrà tempo per spingere il cervello umano non solo a produrre neuroni nuovi, ma anche a integrarli permanentemente nei circuiti esistenti. Ciononostante, le cellule staminali del cordone paiono essere la strada più promettente. Per questa ragione, è importante conservarle nell’unico momento in cui è possibile farlo, in vista di qualsiasi evenienza futura.
Valuta l'articolo:












