Dal linguaggio esclusivo della medicina, l’espressione “cellule staminali” è riuscita a infiltrarsi anche nel linguaggio della cosmetica anti-age e degli integratori. Navigando online, è ormai normale trovare creme alle cellule staminali, sieri rigeneranti, integratori “stem cell boosting”. Cosa c’è dietro tutto questo, però? Siamo sicuri che sia tutto vero?
I prodotti di questo tipo sono tutt’altro che timidi nelle loro promesse: riattivare i processi di rinnovamento cellulare, contrastare l’invecchiamento e restituire vitalità alle pelli mature. Eppure, le cose non sono facili come ci piacerebbe pensare. Nonostante i passi in avanti fatti negli ultimi anni, siamo ancora ben lontani dal poter riparare tutti i tessuti usando le cellule staminali; tanto meno sotto forma di creme.
In questo articolo vedremo cosa si nasconde dietro i prodotti a base di “cellule staminali”, cosa contengono veramente e, soprattutto, come (e se) funzionano.
Cosa contengono realmente i cosmetici “alle cellule staminali”
La prima domanda da farsi è quante cellule staminali ci sono in questi cosmetici. Di solito, la risposta è “molto poche”, non necessariamente vive e nemmeno necessariamente umane.
Derivati di cellule vegetali
Una cellula staminale viva può autorinnovarsi e, in condizioni appropriate, differenziarsi in cellule specializzate. Per restare vitale, però, bisogna conservarla a una temperatura controllata e fornirle tutti i nutrienti di cui ha bisogno per sopravvivere e lavorare. Condizioni che, nemmeno a dirlo, il vasetto di crema trovato sullo scaffale della boutique non rispetta.
Per ovviare al problema, le creme a base di “cellule staminali” contengono quasi sempre dei derivati da colture cellulari, piuttosto che le staminali stesse. Tra i più comuni vi sono gli estratti di cellule vegetali, come quelli di mela o uva; leggendo l’INCI le si trova come “Malus Domestica Fruit Cell Culture Extract”. Niente cellule o derivati di cellule umane, quindi.
I derivati in questione sono ricchi di polifenoli e altri metaboliti che, secondo alcuni studi in vitro, potrebbero avere proprietà antiossidanti e protettive. Siamo però ben lontani dall’idea di rigenerare la pelle umana.
Conditioned media
Trattasi di liquidi in cui sono state coltivate cellule umane o animali. Durante la coltura, le cellule rilasciano proteine, citochine, fattori di crescita, metaboliti e vescicole extracellulari: l’insieme di queste sostanze viene chiamato secretoma e può essere benefico per la pelle umana.
Secondo uno studio del 2020, un mezzo condizionato da cellule stromali adipose può ridurre alcuni segni di danno da UVB in cheratinociti e fibroblasti coltivati. È un risultato interessante, ma ottenuto su cellule letteralmente immerse nel preparato.
Peptidi biomimetici
I peptidi biomimetici sono catene sintetiche di aminoacidi che imitano determinati segnali biologici. Volendo, li si si può far interagire con enzimi o recettori coinvolti nella matrice extracellulare, migliorandone la struttura e l’aspetto.
Detto questo, non sono cellule staminali.
Esosomi
Gli esosomi sono vescicole rilasciate dalle cellule staminali contenenti messaggi critici per la rigenerazione cellulare. I ricercatori stanno studiando in più modi come usarli nell’ambito della medicina rigenerativa, quindi poco stupisce che stiano entrando anche nella cosmesi.
Che sia chiaro: abbiamo diversi studi che confermano l’efficacia degli esosomi umani nel trattamento di cicatrici, macchie da sole e perfino rughe. Non guariscono del tutto pelle, ma ne migliorano l’aspetto e riducono i danni. Di solito, però, vengono iniettati direttamente nella pelle mediante minuscoli aghi, non spalmati sulla superficie.
Tra l’altro, spesso gli esosomi usati nelle creme non sono umani.
Le “staminali” nelle creme possono penetrare la pelle?
Alcuni degli ingredienti visti sopra sono promettenti, in primis gli esosomi. Questo ci porta però a una seconda domanda: quanto sono efficaci, quando usati sotto forma di crema?
La pelle non è una spugna e non dev’esserlo: il suo compito è proprio evitare che sostanze esterne penetrino nell’organismo indiscriminatamente e, allo stesso tempo, trattenere più umidità possibile. Possiamo elaborare cosmetici e farmaci concepiti per attraversare l’epidermide fino agli strati inferiori, ma devono avere determinate caratteristiche.
- Basso peso molecolare, ovvero essere costituite da molecole abbastanza piccole da entrare nei follicoli.
- Lipofilia, ovvero solubilità nei grassi, per penetrare negli acidi grassi e nella ceramide di cui la pelle è ricca.
- Ripartizione olio/acqua intermedia, per poter penetrare anche negli strati profondi della pelle, solitamente ricchi di acqua.
- Alta concentrazione rispetto alla superficie da trattare.
Il peso molecolare è uno degli aspetti più critici: molte di queste creme usano vescicole formate da lipidi, i liposomi, per veicolare le “cellule staminali”. Purtroppo, è difficile che questi arrivino integri dove conta per produrre tessuto nuovo: di solito, i liposomi si rompono negli strati superficiali della pelle, il che li rende inutili per le finalità pubblicizzate.
Gli integratori “stem cell boosting” funzionano?
Le creme alle cellule staminali sono molto meno utili di quanto vorrebbero farci credere, quindi. Che dire degli integratori, invece? Online troviamo abbondanza di integratori che promettono di mobilitare le cellule staminali già presenti nel nostro organismo, aiutandoci a ringiovanire dall’interno. Funzionano?
Ci sono piccoli studi che sembrano provare l’efficacia di alcuni cianobatteri d’acqua dolce, ma sono tutt’altro che conclusivi. Anzi. In uno studio del 2015, un team di ricerca testò un integratore a base di questi cianobatteri su 49 persone; al contrario di altri team, però, confrontò i risultati con quelli di un gruppo di controllo. Non furono rilevate differenze tra integratore e placebo.
Se spostiamo l’attenzione su altre sostanze, la situazione non migliora.
Alcuni integratori “alle cellule staminali” contengono molecole che contrastano lo stress ossidativo e l’infiammazione, quanto meno in condizioni ideali. Altri sono ricchi di aminoacidi, fondamentali per il metabolismo di tutte le cellule, comprese le staminali. In nessuno dei due casi, abbiamo prove che questi integratori agiscano positivamente sulle cellule staminali.
Non basta la presenza di sostanze positive per rinnovare le cellule staminali: la medicina rigenerativa è molto più complicata di così. In primo luogo, non abbiamo la sicurezza che queste molecole vadano ad agire specificatamente sulle staminali. In secondo luogo, mobilitare le staminali non basta per ringiovanirci dall’interno.
Per rinnovare i tessuti e funzionare al meglio, le cellule staminali hanno bisogno di nicchie dove attecchire, moltiplicarsi e differenziarsi. Senza queste nicchie, finiscono per essere riassorbite dall’organismo senza apportare veri benefici.
I ricercatori stanno studiando come stimolare l’organismo a formare nuove nicchie staminali dove serve, ma sono procedure complesse nelle quali gli integratori trovano ben poco spazio.
Rinnovamento senza creme né integratori
Per il momento, gli strumenti migliori per rinnovarci dall’interno rimangono quelli classici: alimentazione, movimento, tranquillità. Uno stile di vita sano ci aiuta a creare le condizioni di vita ideali per le nostre staminali, aiutandole a moltiplicarsi e a differenziarsi quando serve.
Non è detto che noi non si riesca ad ottenere creme alle cellule staminali, ma è qualcosa che attualmente non abbiamo. Quelle attualmente in commercio sono spesso ottime creme anti-age, che aiutano a migliorare l’aspetto della pelle nell’immediato, ma che hanno ben poco a che fare con le cellule staminali.
Lungi da noi negare l’utilità delle cellule staminali nella cosmetica, però. Al contrario, ricercatori di tutto il mondo stanno cercando nuovi modi per usarle contro rughe, cicatrici, calvizie. Semplicemente, è molto difficile che trattamenti del genere prendano la forma di una crema da spalmare prima di andare a dormire. Per il momento quanto meno.
In futuro, si vedrà.
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