Con occhi nuovi
Team italiano esplora le applicazioni del plasma da sangue cordonale ricco di piastrine in oftalmologia
Lo studio proteomico rivela che il plasma cordonale ricco di piastrine contiene oltre 200 proteine e fattori trofici benefici. Grazie alla scoperta, oltre 800mila italiani potrebbero frenare la maculatia secca e mantenere la visione centrale.
Inizia tutto con un volto offuscato, una scritta poco chiara, la strada sempre troppo poco illuminata. “È solo l’età”, ti dici. Poi compare un puntino nero al centro del campo visivo, sempre presente e sempre più grande di giorno in giorno. Prima che te ne renda conto, il puntino è una macchia e la macchia si sta mangiando pezzi sempre più grossi del campo visivo.
Adesso i volti sono tutti uguali, le parole sui libri sono un unico ammasso confuso e ti è impossibile anche solo pensare di guidare.
Su chiama maculopatia secca ed è una malattia progressiva dell’occhio che colpisce la macula, la zona centrale della retina responsabile della visione distinta e dei dettagli. È causata dall’accumulo di scorie cellulari nei tessuti retinici, che finiscono per assottigliarsi fino a morire del tutto.
Non esiste una cura.
Almeno per ora.
Conosciamo bene le grandi potenzialità delle staminali prelevate dal sangue cordonale: vengono usate per trattare oltre 80 malattie, molte delle quali mortali, e la lista continua a crescere. Cosa dire del resto del sangue, però? Uno studio del 2025 di Savastano e colleghi si concentra su un’altra componente di questo prezioso sangue, ovvero il plasma ricco di piastrine (CB-PRP).
Tutto inizia da una domanda: siamo sicuri che le staminali siano l’unica parte preziosa del sangue cordonale? In fondo il plasma da sangue periferico è da sempre usato in medicina, anche nel trattamento di malattie degli occhi. Perché non studiare le proprietà uniche del plasma da sangue cordonale, allora?
Il team di ricerca è partito dal sangue cordonale di 15 donatori e ha preparato due pool distinti di CB-PRP. A partire da questi, ha identificato le proteine condivise tra i due pool; dopodiché, ha usato la piattaforma Reactome per mapparne le vie biologiche. I risultati sono stati estremamente interessanti.
I ricercatori hanno rilevato 215 proteine condivise e 109 via biologiche statisticamente significative. Tra le proteine trovate, c’è una variante di VEGF-A particolarmente rilevante per angiogenesi e sopravvivenza cellulare retinica. Inoltre, pare che il CB-PRP contenga abbondanza di proteine utili per regolare la risposta immunitaria.
La scoperta potrebbe avere implicazioni incredibili per il trattamento della maculopatia secca, essendo questa una malattia dove l’infiammazione gioca un ruolo importante. Sulla base dei dati, infatti, CB-PRP potrebbe fornire un cocktail biologico capace di modulare le risposte immunitarie e stimolare la rigenerazione della retina.
Il prossimo passo sarà studiare gli effetti di iniezioni intravitreali del plasma da cordone ombelicale, per verificare se le proteine rilevate apportano un effettivo beneficio contro la degenerazione della macula.
Siamo ancora all’inizio, ma il primo passo è sempre il più difficile da fare.
Fonte: link.springer.com
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