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Staminali cordonali per prevenire la cecità nei prematuri

Staminali cordonali per prevenire la cecità nei prematuri

04.06.2026

3 min di lettura


Vedere il mondo grazie al cordone ombelicale


Buone notizie da un trial italiano: il sangue cordonale può ridurre l’incidenza della retinopatia della prematurità

Studio randomizzato ha messo a confronto trasfusioni di sangue cordonale e trasfusioni di sangue da donatori adulti nei neonati estremamente prematuri. Il risultato: minore incidenza di cecità causata dalla retinopatia della prematurità.

I neonati che nascono tra la 24a e la 27asettimana di gestazione sono esserini fatti di vetro, pronti a rompersi al primo contatto troppo brusco con il mondo. L’inizio della loro vita è un percorso in salita che, purtroppo, si interrompe in circa il 30% dei casi. Chi riesce ad arrivare in cima, porta comunque addosso i segni di quella prima scalata.

Tra le patologie che colpiscono maggiormente i neonati gravemente prematuri, c’è la retinopatia della prematurità o ROP.

In gran parte dei casi, questi bimbi vengono esposti ad alte concentrazioni di ossigeno in terapia intensiva. Pur salvando la loro piccola vita, il trattamento può alterare la crescita dei vasi retinici ancora immaturi. A volte, ciò causa prima un arresto e poi una crescita disordinata di nuovi vasi, fragili e anomali.

Le forme più lievi di ROP regrediscono spontaneamente nel tempo. Le forme severe, invece, possono portare a distacco di retina e perdita permanente della vista. Un team di ricerca italiano sta studiando come evitare tutto questo usando il sangue cordonale.

I bimbi prematuri hanno un enorme bisogno di trasfusioni di sangue. Di solito si usa il sangue adulto; se si usasse il sangue cordonale non idoneo al trapianto di staminali, invece? Lo studio BORN si basa su questa idea.

Sembra un particolare trascurabile: il sangue è sangue, no? Eppure, l’emoglobina fetale (HbF) è diversa dall’emoglobina adulta (HbA): lega l’ossigeno più facilmente e lo rilascia in maniera diversa nei tessuti, per facilitarne lo scambio con la madre.

Somministrare sangue adulto significa “diluire” la HbF presente nei neonati prematuri. Secondo i ricercatori, questo potrebbe aumentare il rischio di complicanze: senza emoglobina ad hoc, l’organismo immaturo farebbe fatica a gestire l’abbondanza di ossigeno dell’incubatrice.

Il sangue cordonale è ricco di HbF. I ricercatori l’hanno dato ai bambini al posto del sangue adulto, per mantenere i livelli di emoglobina fetale alti e proteggere i vasi sanguigni ancora immaturi. I primi risultati sono incoraggianti.

Rispetto a quelli che hanno ricevuto sangue adulto, i neonati che hanno ricevuto esclusivamente sangue cordonale hanno mostrato un tasso significativamente più basso di retinopatia della prematurità grave. Non sono state rilevate complicanze specifiche legate alla trasfusione, come squilibri elettrolitici, disturbi metabolici o reazioni acute.

Se i risultati dovessero essere confermati, BORN rivoluzionerà le pratiche trasfusionali nelle terapie intensive neonatali. Usare sangue cordonale potrebbe diventare una strategia di prevenzione standard, da affiancare alle misure già esistenti. Affinché accada, però, è fondamentale che neanche un cordone ombelicale vada più perso.

Fonte: link.springer.com

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