Quando si parla di trapianto di staminali, le fonti delle cellule sono principalmente due: il cordone ombelicale e il midollo osseo. Rispetto alle staminali cordonali, le staminali del midollo hanno il grande pregio di essere disponibili lungo quasi tutta la vita adulta di una persona. Come funziona la loro estrazione, però?
In questo articolo spiegheremo in cosa consiste esattamente la donazione del midollo osseo, chi può donare e come si fa.
Chi può donare il midollo osseo in Italia?
In Italia, tutti i donatori devono essere iscritti al Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo. Per candidarsi bisogna avere i seguenti requisiti.
- Età tra i 18 e i 35 anni. La finestra per diventare donatore è piuttosto breve e, una volta completata l’iscrizione, questa rimane attiva fino al compimento dei 55 anni di età. La ragione è squisitamente biologica: con l’invecchiamento, diminuisce il midollo rosso utile per la donazione.
- Peso sopra i 50 kg. Per garantire l’efficacia della terapia, bisogna prelevare una quantità minima di midollo. Più il donatore è piccolo, meno midollo si può estrarre senza comprometterne la salute.
- Buona salute. Malattie croniche, predisposizione alle malattie infettive, patologie cardiovascolari possono rendere la donazione poco sicura sia per il donatore sia per il ricevente.
- Non essere in stato di gravidanza. Durante gestazione e allattamento, l’iscrizione al registro dei donatori viene sospesa
Questi requisiti vengono valutati non solo al momento dell’iscrizione, ma anche subito prima dell’eventuale donazione. Patologie come l’ipertensione o l’artrite, che spesso emergono con l’età, comportano l’esclusione dal registro. Anche perdere o prendere troppo peso possono farti escludere come donatore, se ciò significa scendere sotto la soglia minima o incorrere in problemi di salute.
Contrariamente a quanto molti credono, invece, tatuaggi e piercing non escludono automaticamente dall’iscrizione. L’importante è comunicarne la presenza e:
- data di esecuzione;
- dove sono stati fatti;
- modalità di esecuzione.
In questo modo, il centro donazioni può valutarne la sicurezza e applicare i criteri sanitari previsti. Neanche l’assunzione sporadica di cannabis e alcol esclude dal registro, purché sempre entro i limiti della sicurezza.
Esistono delle eccezioni, ovviamente: se un familiare sopra i 35 anni è compatibile con il paziente, si procede con la donazione senza alcun problema. Dopo aver valutato fattori come lo stato di salute, ovviamente.
Come si diventa donatore di midollo
In Italia, il modo più semplice per diventare un potenziale donatore di midollo è contattare l’ADMO, ovvero l’Associazione Donatori di Midollo Osseo. Oltre che promuovere la donazione e fornire tutte le informazioni in merito, l’associazione accompagna gli aspiranti donatori attraverso tutte le fasi di valutazione necessarie per entrare nel Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo.
- Preiscrizione da effettuare online sul sito dell’IBMDR o sul sito dell’ADMO. Questa include domande su età, peso, condizioni di salute e dati anagrafici.
- Colloquio sanitario per valutare storia clinica ed eventuali criticità che potrebbero impedire la donazione. I colloqui avvengono presso strutture sanitarie convenzionate con il Registro Italiano o presso sedi ADMO.
- Prelievo e analisi di un campione di sangue o saliva, per effettuare la tipizzazione HLA.
- Inserimento dei dati HLA nel circuito del Registro. Le informazioni serviranno a confrontare il profilo del potenziale donatore con quello di un eventuale paziente.
- Aggiornamento dei propri recapiti, qualora si cambiasse casa o numero di telefono.
Per gran parte delle persone, il percorso finisce qui: ogni iscritto ha lo 0,001% di probabilità di essere chiamato per una donazione. La donazione del midollo osseo richiede una compatibilità estremamente specifica, infatti: la chiamata avviene soltanto se il profilo HLA è molto vicino a quello del paziente, se non addirittura identico.
La chiamata
Iscriversi al Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo non è come diventare donatore di sangue: significa mettere a disposizione il proprio profilo HLA, non prenotare una donazione certa. A volte, però, emerge una possibile corrispondenza e il potenziale donatore viene ricontattato.
La compatibilità del midollo osseo è un evento raro. Quando il profilo di una persona sembra compatibile con quello di un paziente, il centro donatori la contatta per una verifica.
Il centro invita il potenziale donatore ad aggiornare le informazioni sanitarie, confermare la propria disponibilità e sottoporsi a ulteriori verifiche. Se tutto va bene e il possibile donatore accetta, i medici effettuano esami del sangue per valutare lo stato di salute e approfondire la tipizzazione HLA.
In questa fase, è possibile che i medici valutino più possibili donatori, per identificare quello più idoneo.
Se il profilo risulta idoneo e il possibile donatore dà la sua autorizzazione, si procede con la donazione vera e propria. La procedura rimane del tutto anonima da ambo le parti. Capita che le due persone si incontrino anni dopo la donazione, ma è sempre per volontà esplicita di entrambe.
Come avviene la donazione di midollo osseo?
Se il possibile donatore risulta idoneo, eventualità molto rara, si procede con la donazione vera e propria. Esistono due modalità per donare: da sangue periferico o da sangue midollare. La modalità più adatta viene individuata dai medici responsabili del trapianto, in base alle condizioni di salute del donatore e del paziente.
Donazione da sangue periferico
La raccolta dal sangue periferico, detta aferesi, è oggi la procedura più usata per la donazione. Secondo ADMO, circa 9 donazioni su 10 avvengono in questo modo.
Cinque giorni prima della raccolta, il donatore riceve un farmaco chiamato fattore di crescita ematopoietico da prendere tutti i giorni sotto monitoraggio medico. Il farmaco favorisce il passaggio delle cellule staminali emopoietiche dal midollo osseo al sangue periferico.
Passati i cinque giorni di trattamento, si preleva il sangue e lo si fa passare in un separatore cellulare. L’apparecchio isola e raccoglie in una sacca la componente utile al trapianto; il resto del sangue viene reinfuso nell’altro braccio, proprio come accade durante la donazione di plasma.
In genere, la raccolta dura circa 3–4 ore e non richiede né interventi chirurgici né ricovero ospedaliero. In alcuni casi, bisogna ripetere l’aferesi il giorno successivo per raccogliere altre cellule staminali.
L’aferesi è una procedura estremamente meno traumatica per il donatore. Rispetto al prelievo da sangue midollare, però, comporta qualche rischio in più di malattia cronica da trapianto contro l’ospite. La causa si potrebbe trovare in una maggiore concentrazione di linfociti T nel sangue periferico mobilizzato. Di contro, paiono esserci tempi di attecchimento più brevi.
Prelievo da sangue midollare
Quando si parla di donazione di midollo osseo, però, si pensa quasi sempre al prelievo da sangue midollare. Il medico effettua delle punture sulle creste iliache, le ossa del bacino, da cui preleva parte del sangue midollare.
Le punture entrano nell’osso e sono piuttosto invasive, quindi il donatore è sotto anestesia totale. In compenso, la procedura dura solo 30–45 minuti in media. Dopodiché, il donatore rimane in osservazione per 24–48 ore prima di essere dimesso.
La procedura non è dolorosa, ma potrebbe provocare un certo indolenzimento nella zona del bacino. Di solito si riduce nell’arco di massimo tre giorni; l’importante è rimanere qualche giorno a riposo. Durante questo lasso di tempo, l’organismo comincia a rigenerare il tessuto midollare, per sostituire quello prelevato; in massimo 10 giorni, il midollo osseo torna alle condizioni precedenti il trapianto.
Quante volte si può donare il midollo?
Per i donatori volontari non consanguinei iscritti al Registro, l’IBMDR stabilisce una sola donazione a favore di un paziente del Registro. In questo modo, si preserva la possibilità di un’eventuale futura donazione a un familiare.
In casi molto rari, i medici prendono in considerazione un’ulteriore donazione per lo stesso ricevente. Se le cellule donate non attecchiscono o se il paziente ha bisogno di una donazione di linfociti per ridurre il rischio di recidiva, ad esempio. In ogni caso, il donatore può decidere se accettare o meno.
Per i familiari, l’eventuale necessità di ulteriori donazioni viene valutata dal singolo centro trapianti caso per caso.
L’alternativa più sicura
Donare il midollo osseo è un atto bellissimo e invitiamo tutti a prenderlo quanto meno in considerazione, ma ha le sue limitazioni: il profilo HLA del donatore dev’essere estremamente simile a quello del paziente, affinché il trapianto vada a buon fine. Questo rende molto più difficile trovare un donatore compatibile, anche tra i familiari.
Il cordone ombelicale è diverso: contenendo staminali giovani, è più versatile e richiede una compatibilità di gran lunga minore. Purtroppo, lo si può conservare solo al momento del parto, altrimenti è perso per sempre.
Se vuoi garantire a tua figlio e alla tua famiglia una piccola scorta di staminali sicure e giovani, prendi in considerazione la conservazione del cordone ombelicale: è rapida, per nulla invasiva e le cellule rimangono a disposizione per 20-50 anni. Contatta Sorgente per ulteriori informazioni.
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