In Italia, la prima persona concepita con la procreazione medicalmente assistita nacque nel 1983; la notizia fece scalpore, specie sul piano bioetico. Dalla nascita della piccola Alessandra ad oggi, sono cambiate molte cose in come vediamo non solo la “classica” fecondazione assistita omologa, ma anche quella eterologa.
Se un tempo era raro trovare bambini concepiti “in provetta”, oggi è sempre più comune. Nel 2005, i neonati nati grazie alle tecniche di PMA erano circa 7 ogni 1.000; tra il 2021 e il 2023, siamo passati a 48 ogni 1.000 e il trend è in crescita.
Di questi 48 bimbi, pressappoco 7 nascono grazie alla fecondazione eterologa.
Vediamo insieme come funziona in concreto la fecondazione assistita, cos’è la fecondazione eterologa e come si differenzia da quella omologa.
Cos’è la PMA?
L’acronimo PMA sta per Procreazione Medicalmente Assistita, un termine cappello che comprende tutti i trattamenti volti ad aiutare le persone ad avere una gravidanza. Si tratta di un mondo complesso, con tecniche più o meno invasive a seconda delle cause dell’infertilità.
Spesso si usa PMA come sinonimo di fecondazione assistita ma, tecnicamente, è un errore. La fecondazione assistita è solo una delle tecniche che si possono usare e, più specificatamente, è una tecnica di livello II.
Nelle tecniche di livello I, l’incontro tra ovocita e spermatozoo avviene nel corpo materno. I medici selezionano il liquido seminale migliore, dopodiché lo inseriscono direttamente nella cavità uterina della donna durante l’ovulazione.
Nelle tecniche di livello II, invece, l’incontro tra ovocita e spermatozoo avviene in vitro. Approfondiamo la cosa.
Come funziona la fecondazione in vitro
Nella fecondazione in vitro, sia omologa sia eterologa, ci sono più fasi.
- Controllo della salute riproduttiva della coppia: valutazione della riserva ovarica, motilità degli spermatozoi, presenza di eventuali patologie, età.
- Stimolazione ovarica controllata, un trattamento farmacologico volto a far crescere più follicoli contemporaneamente, così da ottenere diversi ovociti in un singolo ciclo.
- Maturazione indotta: quando i follicoli raggiungono le dimensioni giuste, i medici somministrano un farmaco trigger per indurre la loro maturazione finale.
- Prelievo degli ovociti circa 32-38 ore dopo la maturazione indotta, prima che avvenga l’ovulazione spontanea.
- Selezione degli spermatozoi con motilità e qualità maggiori a partire dal campione di liquido seminale.
- Fecondazione dell’ovocita in vitro. Nella FIVET, la fecondazione in vitro vera e propria, i medici si limitano a mettere spermatozoi e ovociti a contatto in una piastra. Nella ICSI, la Iniezione Intracitoplasmatica dello Spermatozoo, l’embriologo sceglie un singolo spermatozoo e lo inietta direttamente dentro l’ovocita.
- Coltura degli embrioni in incubatori che imitano l’ambiente dell’utero, mentre si controlla che si sviluppino correttamente.
- Trasferimento in utero dell’embrione più sano e forte (o dei due embrioni più sani e forti, a seconda dei casi) mediante un catetere che viene inserito attraverso la vagina.
- Uso di farmaci a sostegno della fase luteale, come il progesterone. Servono a facilitare l’impianto dell’embrione.
- Test di gravidanza, per verificare se l’impianto ha avuto successo.
Come puoi vedere, il processo è lungo e anche piuttosto faticoso. Dato che il tasso di successo del singolo ciclo oscilla tra il 30% e il 50%, a seconda dell’età della coppia, è probabile che il tutto vada ripetuto più di una volta.
Qual è la differenza tra fecondazione omologa ed eterologa
Il processo visto sopra è identico a prescindere che si scelga la fecondazione omologa o la fecondazione eterologa. Ciò che cambia è la provenienza dei gameti che verranno usati.
Nella fecondazione omologa, si usano esclusivamente ovociti e spermatozoi provenienti dai due partner della coppia. Nella fecondazione eterologa, invece, uno o entrambi i gameti provengono da donatori esterni. La scelta tra una o l’altra dipende dal tipo di infertilità.
La fecondazione omologa viene proposta in presenza di infertilità lieve o moderata: quando ci sono disturbi dell’ovulazione, alterazioni del liquido seminale non gravi, riserva ovarica scarsa; insomma, quando ci sono situazioni che complicano il concepimento spontaneo.
La fecondazione eterologa si usa quando è impossibile usare i gameti della coppia per ottenere una gravidanza. La si usa nei casi di azoospermia non ostruttiva, ovvero quando i testicoli non producono spermatozoi. La si usa anche quando non è possibile recuperare ovociti utilizzabili, magari a causa di malattie autoimmuni che colpiscono l’ovaio.
Pro e contro della fecondazione omologa
La fecondazione omologa è probabilmente quella meno complessa, sul piano legale e bioetico: il bambino nasce dai gameti della coppia, il che semplifica la narrazione familiare del concepimento. Inoltre, lo status genitoriale giuridico è più lineare. I problemi sono altri.
I limiti principali riguardano la biologia: più si riduce la qualità dei gameti, più si riducono le probabilità di successo della fecondazione omologa. Questo può portare la coppia a fare più tentativi, il che può diventare pesante emotivamente ed economicamente.
Pro e contro della fecondazione eterologa
Per la fecondazione eterologa, il discorso è opposto: è decisamente vantaggiosa sul piano biologico, ma complicata su quello legale e bioetico. Partiamo dai vantaggi.
L’eterologa è sicuramente il modo più semplice per aggirare i limiti biologici di uno del partner. I gameti usati provengono esclusivamente da persone giovani, in buona salute, con parametri riproduttivi eccellenti. Di conseguenza, i tassi di successo tendono ad essere maggiori.
Purtroppo, introdurre un terzo soggetto complica l’aspetto psicologico dell’avere un figlio. Alcune persone vivono con fatica l’idea che un figlio non abbia il loro patrimonio genetico; se non affrontata adeguatamente, la cosa può causare conflitti anche gravi andando avanti con gli anni.
Sul fronte legale, la fecondazione eterologa segue regole stringenti: vi possono accedere solo coppie eterosessuali, in età riproduttiva, nelle quali ci sia un caso documentato di infertilità assoluta. I donatori mettono a disposizione i propri gameti a titolo gratuito, per massimo 10 nascite e in modo del tutto anonimo.
Si può “adottare” un embrione?
Sia nel caso dell’omologa sia nel caso dell’eterologa, la fecondazione in vitro porta a produrre più embrioni del necessario. In alcuni casi, la coppia può decidere di usarli per avere un secondo o un terzo figlio. Il più delle volte, però, questi embrioni rimangono crioconservati a tempo indefinito.
In altri paesi, si può scegliere di donare questi embrioni soprannumerari. Una coppia, infertile oppure no, può decidere di farsi impiantare uno di questi invece di crearne altri da zero. In Italia, non è ancora possibile. Lo si può fare rivolgendosi a centri esteri, ma questo comporta diverse complicazioni per la registrazione del neonato in Italia.
Conservare il cordone in caso di fecondazione eterologa
Abbiamo visto più situazioni che potrebbero impedire o complicare la conservazione del cordone ombelicale: parto pretermine, gravidanza gemellare, complicanze durante il parto… La fecondazione eterologa non è tra queste.
Presa di per sé, la fecondazione eterologa non influenza minimamente la possibilità di raccogliere e conservare il sangue del cordone ombelicale. Il bambino beneficerà della raccolta delle cellule staminali cordonali esattamente come chiunque altro. Anzi, potrebbe essere ancora più importante.
Quando si ricorre alla fecondazione eterologa, c’è metà della famiglia con cui il bambino non ha alcun legame genetico. In caso di tumori del sangue o di altre malattie che si curano con le staminali, questo potrebbe complicare la ricerca di un donatore. Conservando il sangue del cordone ombelicale, gli si garantisce una piccola riserva di cellule con il suo patrimonio biologico.
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