Non esiste donna in gravidanza che non conosca l’importanza dell’acido folico; moltissime anche coloro che assumono integratori di ferro, omega-3 e vitamina D. La biotina, invece, resta spesso ai margini del discorso, nonostante il suo ruolo nel metabolismo energetico e nello sviluppo fetale.
Gran parte di noi conosce la biotina con il nome di “vitamina B7”, micronutriente associato soprattutto alla salute di capelli, pelle e unghie grazie al marketing degli integratori cosmetici. Poche persone conoscono il ruolo della biotina in gravidanza e la sua reale funzione biologica. Lo scopo di questo articolo è colmare tale lacuna.
Vediamo insieme cos’è la biotina, perché merita attenzione durante la gestazione, quanta assumerne e quando un’integrazione mirata può davvero fare la differenza.
Che cos’è la biotina e a cosa serve
La biotina è una vitamina del gruppo B, conosciuta anche come vitamina B7; testi meno recenti la chiamano anche vitamina H. Essendo una vitamina idrosolubile, la sua permanenza nell’organismo è breve: 24, 48 ore al massimo. Di conseguenza, bisogna consumarla regolarmente attraverso l’alimentazione o un’eventuale integrazione; questo vale in ogni fase della vita, ma in particolare in gravidanza.
Dal punto di vista biologico, la biotina funziona come cofattore di alcuni enzimi coinvolti nel metabolismo di carboidrati, grassi e proteine. In pratica, aiuta le cellule a trasformare il cibo in energia e partecipa a processi cellulari fondamentali per la crescita e il rinnovamento dei tessuti. Ecco perché è associata così tanto alla salute di capelli e unghie.
Proprio perché interviene nel metabolismo cellulare, la biotina è fondamentale per la salute di tessuti a rapido ricambio come pelle, capelli e unghie. Ciò ha dato vita a un fiorente mercato degli integratori cosmetici a base di biotina, venduti come la soluzione definitiva per avere capelli più forti e unghie più resistenti.
In realtà, abbiamo ben poche prove a sostegno di questi benefici estetici. Il ruolo della biotina come nutriente essenziale è ben documentato, non c’è dubbio, ma i claim commerciali degli integratori sono un’altra cosa.
Come orientarci in un momento delicato come la gravidanza, allora?
Perché fare attenzione al fabbisogno di biotina in gravidanza
La gravidanza rivoluziona il metabolismo dell’organismo materno e, tra le tante cose, provoca un aumento del fabbisogno di diversi micronutrienti. La biotina è uno di questi. La vitamina B7 ha un ruolo fondamentale nella creazione un ambiente favorevole allo sviluppo fetale: quali sono le conseguenze di una sua carenza in gravidanza?
La carenza clinica di biotina, accompagnata da sintomi evidenti come la comparsa di rush cutanei, è correlata a un aumento del rischio di malformazioni fetali. Per gran parte delle donne incinte, non è un problema: la carenza grave di vitamina B7 è piuttosto rara. Piuttosto, che dire della carenza moderata?
Diversi team di ricercatori hanno dimostrato che una carenza marginale di biotina è comune in gravidanza e, apparentemente, poco rilevante per l’esito della gestazione. In compenso, quella stessa carenza nei topi è correlata a un aumento delle malformazioni congenite, il che solleva una domanda: siamo sicuri di non star sottovalutando il problema?
La carenza di biotina può influenzare il feto?
Uno studio del 2017 si concentra sulla possibile associazione tra bassi livelli di biotina, alterazioni della crescita fetale e parto pretermine.
Di nuovo, emerge quanto la carenza di biotina sia comune in gravidanza, probabilmente a causa dell’elevato consumo metabolico. Secondo i ricercatori, il 30-50% delle donne in gravidanza sviluppa una carenza marginale di biotina, che si manifesta progressivamente dal primo al terzo trimestre.
Di solito, il deficit passa inosservato: non essendoci i classici sintomi clinici della carenza grave, la carenza lieve si può confermare solo tramite specifiche analisi del sangue e delle urine. Inoltre, non esiste un legame statistico riconosciuto tra deficit lieve di biotina e malformazioni. Negli esseri umani, quanto meno.
Come già detto, nelle cavie basta una carenza lieve per provocare malformazioni gravi nel feto. La biotina altera l’espressione di geni fondamentali, però, non la struttura dei geni stessi: e se le conseguenze ci fossero anche per l’essere umano ma non fossero così chiaramente visibili?
Si tratta di supposizioni, ovviamente: non abbiamo prove inconfutabili a sostegno della cosa. Gli autori dello studio auspicano però due cose:
- ulteriori studi sul tema;
- un aumento dell’apporto raccomandato di biotina in gravidanza.
Quanta biotina assumere in gravidanza
Quindi, quanta biotina è bene assumere in gravidanza? Ci sono diverse indicazioni a riguardo, a seconda dell’ente scientifico cui ci si rivolge.
All’infuori della gravidanza, l’apporto di biotina giornaliero consigliato è 30 µg circa. In gravidanza, si consiglia di aumentare l’apporto a 40 µg. Se però si dà retta allo studio succitato, in gravidanza bisognerebbe assumere pressappoco 45-50 µg di biotina al giorno.
Sicuramente non serve arrivare a 100.000-300.000 µg, come accade nei protocolli sperimentali per la sclerosi multipla.
Per coprire il fabbisogno di biotina in gravidanza, la strategia migliore è seguire una dieta varia; gli integratori, se necessari, dovrebbero fornire solo una piccola parte della vitamina B7 necessaria.
Gli alimenti più ricchi di biotina
Per chi segue una dieta onnivora o vegetariana, assumere tutta la biotina necessaria è abbastanza semplice.
Tra gli alimenti più ricchi del micronutriente ci sono le uova, il cui tuorlo fornisce ben 10 µg di biotina. L’importante è consumarle sempre ben cotte per inattivare l’avidina, una proteina che riduce l’assorbimento della biotina.
Per chi mangia la carne, invece, la migliore fonte di vitamina B7 è il fegato di manzo o di pollo, che da solo fornisce circa 30–40 µg in una porzione da 75g. Per le donne vegane, però?
L’alimento vegano più ricco di biotina è il lievito nutrizionale: 10-20 µg per ogni cucchiaio (10 grammi circa). Ottimi anche la frutta secca e i legumi, nonché frutta e verdura fresche, specie broccoli e spinaci.
I rischi della biotina ad alte dosi
Tendenzialmente, per raggiungere il quantitativo giusto di biotina in gravidanza basta seguire una dieta variegata e assumere un normale integratore prenatale, se necessario. Meglio prestare molta attenzione agli integratori cosmetici, invece.
Gli integratori per capelli e unghie puntano sulle grandi quantità: da 5.000 a 10.000 µg al giorno, ben oltre il necessario ma comunque sotto il livello di tossicità diretta. Il problema è un altro, infatti: l’eccesso di biotina può alterare i risultati di alcuni test prenatali.
Tra gli esami potenzialmente interessati ci sono:
- dosaggi degli ormoni tiroidei;
- test ormonali legati alla funzione riproduttiva;
- troponina e altri marcatori cardiaci
- dosaggi di vitamina D e di altri parametri endocrini.
Il rischio è di incorrere in falsi negativi che potrebbero ritardare eventuali diagnosi e interventi necessari. Nel dubbio, quindi, è sempre meglio interpellare il ginecologo prima di assumere un integratore o, quanto meno, comunicare l’assunzione di biotina al laboratorio prima di qualsiasi prelievo.
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