“Naturale” non è sinonimo di “sicuro” e questo va ricordato soprattutto in gravidanza. Molte donne incinte usano le tisane come una sorta di sostituto per i farmaci che non possono prendere, specie contro disagi come nausea e insonnia. Eppure, in gravidanza bisogna fare attenzione anche alle tisane che si bevono.
Composizione, quantità e concentrazione sono solo alcuni dei fattori da considerare, quando ci si orienta tra le decine di tisane in commercio durante la gravidanza. Analizziamo quindi insieme le tisane più cercate, i disturbi comuni della gravidanza e gli ingredienti da evitare.
Tisane in gravidanza: perché serve prudenza
Tendiamo a dimenticare che le piante non sono tutte innocue, anzi: come l’erboristeria insegna, moltissime piante contengono sostanze farmacologicamente attive che possono avere effetti reali e concreti sull’organismo, non sempre positivi.
La liquirizia è ottima per la digestione, ad esempio, ma la glicirrizina al suo interno può causare ipertensione e aggravare la ritenzione idrica. La senna è un toccasana per la regolarità intestinale, ma gli spasmi intestinali che provoca possono innescare contrazioni riflesse anche nella muscolatura dell’utero.
Il nostro obiettivo non è scatenare il panico, ma invitare a un minimo di riflessione come già fatto nell’articolo sugli integratori in gravidanza: le tisane sono indubbiamente piacevoli da bere e utili, ma vanno trattate con attenzione.
Come scegliere e preparare la tisana
Fatte le dovute premesse, non resta che capire come scegliere e preparare le tisane durante la gestazione. In questi mesi così delicati, infatti, non basta più affidarsi al proprio gusto personale o all’abitudine: bisogna compiere scelte consapevoli.
Leggere l’etichetta
Il primo passo è sempre leggere l’etichetta con attenzione, a prescindere da dove si acquisti la tisana. In Europa, infatti, le etichette riportano l’elenco completo degli ingredienti, sempre in ordine decrescente di peso; se la confezione mette in risalto uno specifico ingrediente, l’elenco ne deve riportare anche la percentuale esatta. Fanno eccezione le tisane mono-ingrediente, come quelle 100% fiori di camomilla.
A prescindere dalla dicitura sulla confezione, bisogna verificare che la tisana non contenga:
- caffeina;
- lassativi;
- oli essenziali contenenti chetoni, come quelli di salvia o rosmarino;
- piante potenzialmente dannose in gravidanza, come la succitata liquirizia.
Se si compra in erboristeria, attenzione a non confondere l’opinione dell’erborista con quella del medico: per quanto queste persone possano essere preparate, in caso di dubbi è meglio chiedere al proprio ginecologo.
Sfusa o in bustina?
Le bustine hanno un dosaggio standardizzato e sono pratiche nel quotidiano, ma potrebbero contenere sostanze sconosciute o dannose. Inoltre, le miscele sono mediamente di qualità inferiore: essendo sminuzzate in frammenti minuscoli, le erbe si ossidano in fretta e perdono molti più principi e aromi rispetto a quelle intere.
Acquistare erbe sfuse, magari in erboristeria, rende più facile creare miscele personalizzate, che non contengano niente di dannoso per una donna incinta. Inoltre, consente di verificare la qualità della miscela, quanto meno ad occhio. Di contro, è più difficile da dosare le tisane sfuse rispetto a quelle in bustina, il che espone al rischio di sovradosaggio.
Prepararla come indicato
In gravidanza, è fondamentale rispettare i tempi di infusione e le quantità suggerite dal produttore. Sconsigliamo di aumentare la concentrazione dell’infuso, magari nella speranza di potenziarne l’effetto: potrebbe avere effetti imprevisti. Allo stesso modo, non sempre è buona cosa mescolare prodotti diversi nella stessa giornata, se non li si conosce.
La cosa migliore è gustarsi la tisana appena preparata, una o due volte al giorno.
Tisane da evitare o limitare
Nello specifico, quali sono gli ingredienti tipici nelle tisane che andrebbero limitati o evitati?
- Aloe. Il succo di aloe ha un potente effetto purgante e può stimolare le contrazioni uterine. Inoltre, è potenzialmente tossico per il feto.
- Angelica. Ha una potente azione “emmenagoga”, ovvero aumenta l’afflusso di sangue verso la zona pelvica. In gravidanza, potrebbe innescare delle contrazioni uterine.
- Assenzio e Ruta. Stimolano la muscolatura uterina e hanno effetti neurotossici sul feto.
- Fieno greco. Del tutto sicuro come spezia, in dosi concentrate può interferire con lo sviluppo fetale.
- Finocchio. Una tazza al giorno aiuta ad alleviare il gonfiore e a digerire, ma va consumato con moderazione. I semi di finocchio contengono infatti anetolo ed estragolo, sostanze che interagiscono con gli estrogeni.
- Foglie di lampone. I principi attivi al loro interno potrebbero innescare contrazioni premature. Tradizionalmente le si usa a fine gestazione, per favorire il travaglio.
- Liquirizia. Contiene glicirrizina, un principio attivo che può causare ipertensione. Si può consumare anche in gravidanza, ma in dosi estramamente ridotte e mai in caso di sospetta preeclampsia.
- Menta poleggio. Pur essendo sicura in cucina, può essere tossica in grandi quantità. Il pulegone al suo interno è infatti dannoso per il fegato di mamma e bambino.
- Salvia. Ottima nell’arrosto, ma il tujone al suo interno può stimolare l’utero e avere effetti neurotossici sul feto.
- Senna, Cascara e Frangola. Avendo un forte effetto lassativo, provocano intensi spasmi intestinali che possono innescare contrazioni uterine.
- Tarassaco. Poiché è un potente diuretico, rischia di alterare il delicato equilibrio idrico nel corpo della futura mamma.
- Tè verde e Tè nero. Come visto nell’articolo dedicato alla caffeina in gravidanza, il tè va fortemente limitato in gravidanza.
- Valeriana. Nota per le sue proprietà calmanti e sedative, potrebbe influenzare il tono muscolare uterino.
Se vedi uno di questi ingredienti sull’etichetta, meglio cambiare tisana o chiedere consiglio al medico. Purtroppo, alcuni di questi sono davvero molto comuni: la liquirizia è usata in una buona fetta di tisane digestive, mentre la senna è forse la soluzione più comune contro la stitichezza. Esistono delle alternative?
Tisane sicure in gravidanza
Una volta visto cosa non inserire nelle tisane da bene in gravidanza, concentriamoci invece sugli ingredienti più sicuri. In ogni caso, resta valido il consiglio di rivolgersi al proprio ginecologo per qualsiasi dubbio, specie se si sta attraversando una gravidanza a rischio.
- Camomilla. Ottima per rilassarsi e dormire meglio, consumata con moderazione non ha effetti collaterali né sulla mamma né sul feto.
- Malva. Grazie all’elevato contenuto di mucillagini, aiuta a calmare le mucose intestinali e contrasta la stitichezza.
- Melissa eTiglio. Due ingredienti tipici nelle tisane rilassanti, utili per dormire meglio e anche per digerire. Vanno evitate in caso di problemi alla tiroide, specie la melissa.
- Menta piperita, da non confondere con la succitata menta poleggio. Sotto forma di tisana, aiuta ad alleviare la nausea e la sensazione di pesantezza. Bisogna comunque evitare l’olio essenziale e consumarla in quantità moderate, perché potrebbe peggiorare un eventuale reflusso gastroesofageo.
- Rooibos, detto anche “tè rosso africano”. Essendo privo di caffeina, è una valida alternativa al tè classico. I flavonoidi al suo interno rafforzano i capillari, mentre vitamina C e zinco contrastano gli attacchi di vomito.
- Rosa canina. In gravidanza va consumata con moderazione e mai in formato concentrato, ma è utile per contrastare la ritenzione idrica e favorire l’assorbimento del ferro.
- Tamarindo. L’acido tartarico al suo interno favorisce la regolarità intestinale in modo dolce, a patto di consumarlo con moderazione. Inoltre, il suo sapore asprigno può aiutare a contrastare la nausea.
- Zenzero. Nelle gravidanze fisiologiche, aiuta a contrastare nausea e vomito.
Questi ingredienti sono tendenzialmente sicuri in gravidanza e, eventualmente, anche durante l’allattamento. È però fondamentale chiedere sempre consiglio al proprio ginecologo ed assumerli in quantità limitate.
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