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2 anni e ancora tanti da vivere

cuore

Accade qualcosa di eccezionale, in quei nove mesi che separano un semplice agglomerato di cellule da un bambino. Qualcosa di eccezionale e di incredibilmente complesso, regolato da meccanismi rodati in milioni di anni di evoluzione. Eppure, perfino questo meccanismo ben oliato può sbagliare qualche volta.

Come nel caso di Finley, ad esempio.

In gran parte delle storie raccontate qui, i problemi si presentano dopo anni di apparente tranquillità. Non è questo il caso: la vita di Finley comincia sul filo del rasoio. Le arterie cardiache principali si sono sviluppate in modo anomalo, tanto che la parte sinistra del piccolo cuore riceve pochissimo sangue. C’è il serio rischio che questa sezione rimanga del tutto senza sangue: bisogna intervenire subito.

A soli 4 giorni di vita, Finley entra per la prima volta in sala operatoria. Sarebbe bello poter dire che è stata anche la sua volta, ma non è così: l’intervento serve a poco o niente; le funzioni cardiache continuano a deteriorarsi, i tessuti del lato sinistro del cuore sono sempre più assetati. La vita del bimbo potrebbe concludersi lì, senza aver mai visto il mondo.

I medici attaccano il neonato a una macchina, in attesa di trovare una soluzione. Una soluzione che non arriva.

Sia chiaro: non è colpa di questi medici se Finley rimane settimane chiuso in terapia intensiva, anzi. Queste persone eccezionali fanno di tutto per rubare un po’ di tempo alla Nera Signora, vagliando tutte le terapie a disposizione. Il problema è che non esistono terapie adatte alla condizione di Finley. Serve qualcosa di nuovo ed è qui che entra in scena il professor Caputo.

Secondo Caputo, l’unica speranza di Finley è riuscire a ricostruire i tessuti danneggiati del suo piccolo cuore. Per farlo, servono delle cellule che stimolino il processo di ricostruzione nei vasi sanguigni e nel muscolo cardiaco. Le uniche cellule in grado di fare una cosa del genere sono le cellule staminali, e in particolare le cellule staminali prelevate da cordone ombelicale e placenta.

I ricercatori del Royal Free Hospital di Londra fanno moltiplicare queste cellule, finché non diventano abbastanza per ricostruire il cuore a pezzi di Finley. A questo punto le iniettano nel muscolo e aspettano e sperano che vada tutto bene: è la prima volta che fanno qualcosa del genere. Di solito si usano tessuti coltivati di laboratorio, che però non riescono a crescere insieme al bambino.

Anche i genitori di Finley aspettano, timorosi che il figlio si spenga da un momento all’altro. E invece non succede. Al contrario, il piccolo si riprende, abbandona la ventilazione artificiale. Pian piano comincia a camminare e a correre e a fare tutte le cose che fanno i bambini. Comincia a vivere.

Non sappiamo esattamente come si chiuderà questa storia: sono passati appena 2 anni da quella operazione ed è troppo presto per cantare vittoria. La terapia sta seguendo l’iter di sperimentazione obbligatorio in casi del genere.

Per il momento, però, ci permettiamo di gioire per questa piccola vittoria, per questi anni di felicità rubati all’inevitabile.

Fonte: bbc.com

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Badalà/Lombardo (Cliente Sorgente)

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