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Rassegna stampa - ultime notizie

Staminali del cordone: terzo trapianto italiano

Grazie alla raccolta delle cellule della sorella, conservate privatamente nella nostra biobanca, il piccolo è riuscito a sottoporsi a un trapianto per il trattamento della paralisi cerebrale

A. è un bimbo italiano di 11 anni a cui, subito dopo la nascita, era stata diagnosticata una paralisi cerebrale causata da una sofferenza fetale, con conseguente mancanza di ossigeno al cervello. A confermare il quadro clinico era stata la rilevazione, tramite risonanza magnetica, di alterazioni emorragiche in fase sub acuta cronica e alterazioni nella conduzione del segnale nervoso. Tre anni dopo, alla nascita della sorellina, i genitori scelsero di crioconservare privatamente le cellule staminali cordonali della piccola nella biobanca di Sorgente, a Plymouth (Regno Unito). A eseguire la raccolta del sangue cordonale fu l’équipe del professor Herbert Valensise, presso l’ospedale FateBeneFratelli - Isola Tiberina di Roma, grazie al coordinamento della dottoressa Irene Martini, Direttore Scientifico di Sorgente. Otto anni dopo, la scelta di crioconservare privatamente le cellule staminali della figlia si è rivelata provvidenziale: lo scorso 4 aprile, presso la Duke University degli Stati Uniti, al bambino sono state infuse le cellule staminali della sorella, raccolte e crioconservate privatamente. Il trapianto a cui è stato sottoposto A. è di tipo “allogenico” e il termine sta a significare la situazione in cui donatore e ricevente sono soggetti diversi. I donatori più indicati infatti sono sempre i fratelli o sorelle perché le cellule cordonali prelevate hanno una compatibilità totale tra fratelli del 25% che decresce col diminuire del grado di parentela. Il trapianto allogenico è stato possibile perché i due fratelli sono risultati compatibili e, in aggiunta, la quantità di sangue cordonale raccolto dalla sorella era sufficiente per trattare il fratello ormai undicenne. L’importanza di questo trapianto è legata anche all’uso allogenico delle cellule conservate per il trattamento della paralisi cerebrale che dimostra come la conservazione privata non solo garantisce di avere accesso alle proprie staminali, ma permette anche impieghi terapeutici diversi da quelli autologhi (ovvero quando donatore e ricevente sono la stessa persona).

Nonostante sia trascorso poco tempo dall’infusione, la mamma ha riferito di aver notato già una maggiore tonicità muscolare alle gambe del figlio. Come riporta la dottoressa Irene Martini: “Il bambino sta bene e attendiamo di vedere a distanza di sei mesi, i primi riscontri clinici, così come indicato dai protocolli oramai rodati della Duke University”.

Oggi sappiamo che esiste una popolazione cellulare responsabile del recupero delle funzioni cognitive e neuromotorie. Sono le cellule CD14, una popolazione di monociti responsabile dell’effetto antinfiammatorio e del recupero della neurogenesi”, spiega la dottoressa, “Queste cellule sono dei progenitori cellulari derivanti dalle cellule staminali ematopoietiche presenti nell’unità di sangue cordonale. Esiste comunque una complementarietà con le cellule mesenchimali presenti nel sangue cordonale”, aggiunge, “ed è proprio l’unicità di questa azione complementare a rendere il sangue cordonale così prezioso”.

Dopo il caso di Adriana e della piccola Asia, la scienza fa ancora un passo avanti perché siamo di fronte al primo trapianto per uso allogenico per il trattamento della paralisi cerebrale eseguito su un bambino italiano, traguardo inimmaginabile trenta anni fa quando fu eseguito il primo trapianto con le staminali cordonali per l’anemia di Fanconi. Fu Hal Broxmeyer, oggi professore distinto presso l’Università dell’Indiana, a consentire quel primo trapianto, in collaborazione con Joanne Kurtzberg, oggi professoressa a capo del centro cellule staminali e trapianti della Duke University, il primo centro di eccellenza mondiale per i trapianti neurologici con cellule derivanti da sangue cordonale.


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