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Donna guarita da HIV grazie alle cellule staminali da sangue cordonale

A giugno 2013, una donna di cui non conosciamo il nome riceve una diagnosi fatta da tre lettere: HIV. Non sappiamo nulla di questa donna, se non che è piuttosto adulta e di etnia mista. Possiamo però immaginare quanto sia dura la notizia, anche se forse meno devastante di altre: se trattato con gli antiretrovirali, il virus dell’HIV non è più la condanna a morte di un tempo.

A marzo 2017, la donna misteriosa ricevette una seconda diagnosi: leucemia. Questa volta, è probabile che non ce la faccia. A meno che non trovi un donatore – impresa quasi impossibile, essendo lei di etnia mista – la sua vita è finita.

Si potrebbe pensare che il destino si sia accanito contro questa donna, prima con un’infezione cronica e dopo con un tumore potenzialmente mortale. Si potrebbe, non fosse che oggi questa donna è guarita sia dall’HIV sia dalla leucemia: ormai da 14 mesi, nel suo sangue non c’è traccia del virus. Il tutto grazie al sangue cordonale di un bambino sconosciuto.

Il caso della donna misteriosa è il terzo che sia mai stato riportato dalla letteratura scientifica, nonché il primo in cui il paziente a non ha avuto problemi di rigetto.

Anche negli altri due casi registrati, i pazienti sieropositivi avevano ricevuto un trapianto di cellule staminali per combattere un tumore del sangue. Entrambi gli uomini si erano però dovuti accontentare delle staminali del midollo, più problematiche rispetto a quelle del cordone ombelicale. Ciononostante, dopo essere quasi morti per il rigetto, entrambi avevano scoperto di essere diventati sieronegativi.

Com’è stato possibile?

Esiste una mutazione genetica rara – la ha 1 persona ogni 20.000 – che rende immuni al virus dell’HIV. La donna della nostra storia ha ricevuto cellule staminali aventi proprio questa mutazione, seppure per caso. Non solo il sangue cordonale le ha risparmiato i problemi di rigetto; non solo ha sostituito il suo sistema immunitario ormai devastato dalla chemioterapia; l’ha anche liberata dall’infezione.

Non è pensabile effettuare un trapianto di sangue cordonale su tutti i sieropositivi: sappiamo tutti quante staminali del cordone vadano sprecate. Eppure, questa notizia apre un ulteriore spiraglio nella lotta a un virus devastante. Chissà che non sia il primo passo per qualcosa di nuovo e di straordinario.

Fonte: nytimes.com

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Badalà/Lombardo (Cliente Sorgente)

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