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Riappropriarsi del proprio corpo

Uomo paralizzato

Il protagonista di questa storia viveva da anni braccio a braccio con Sorella Morte: soffriva di alta pressione in maniera cronica e nel 2011 aveva avuto dei problemi ai reni, che l’avevano costretto alla dialisi. In più, aveva ormai 46 anni e il suo fisico cominciava a risentire di tutti questi problemi.

Viveva in un equilibrio precario, che si spezzò una mattina di giugno del 2019.

L’uomo arrivò al pronto soccorso a un passo dalla fine: un vaso sanguigno aveva ceduto alla pressione e agli sforzi della dialisi, bloccandosi a causa di un coagulo. Un ictus cerebrale, la seconda causa di morte e la terza causa di disabilità nel mondo.

Ogni minuto che passava, sempre più cellule cerebrali rimanevano senza ossigeno e morivano, rendendo sempre più improbabile la sopravvivenza dell’uomo.

In casi del genere, l’unico modo per minimizzare i rischi è rompere il coagulo entro un’ora. Quando il paziente era entrato in pronto soccorso, il flusso sanguigno era bloccato da almeno due ore. Un intero lato del suo corpo era insensibile e immobile, come se gli fosse stato amputato con un colpo d’accetta.

Possibilità di sopravvivere? Poche, addirittura meno del 70% scarso che c’è in questi casi. Se fosse sopravvissuto, l’avrebbe fatto comunque al prezzo di una disabilità permanente: l’uomo aveva davvero poco da perdere. Forse fu questo pensiero a convincerlo ad accettare la proposta di partecipare a uno studio clinico sulle cellule staminali.

I ricercatori del Taiwan’s Tzu Chi University Hospital stavano studiando gli effetti delle staminali cordonali sul cervello, in particolare nei casi di danni cerebrali causati da ictus. Il protagonista di questa storia era il soggetto perfetto per uno studio del genere.

L’uomo ricevette le cellule staminali di un bambino sconosciuto, il cui cordone ombelicale era conservato da ben 17 anni. Avrebbero funzionato, dopo così tanti anni di conservazione?

Sei mesi dopo il trapianto, gli eccessi di fluido nel cervello erano spariti. Gli arti paralizzati recuperarono sensibilità, ricominciarono pian piano a muoversi. L’uomo si rimise in piedi e, un passetto alla volta, riprese possesso di quel corpo che credeva perduto.

Oggi può camminare e vivere una vita quasi normale, tutto grazie al cordone ombelicale di un bambino ormai adulto.

Fonte: parentsguidecordblood.org

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Badalà/Lombardo (Cliente Sorgente)

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